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Cronaca 29 agosto 2018

Nidi d'infanzia, la Regione stanzia oltre 7 milioni di euro per rafforzare e qualificare il sistema emiliano romagnolo

Un finanziamento da 7 milioni e 250 mila euro per i nidi dell’Emilia Romagna. La Giunta regionale ha approvato in questi giorni lo stanziamento di risorse che andranno a consolidare e qualificare il sistema educativo per la fascia d’età 0-3 anni.

Nella suddivisione delle risorse per province, a Bologna arriverà una fetta del valore di 2.054.757 euro, nella forma di contributi che saranno assegnati dalla Regione direttamente ai Comuni e alle Unioni, ripartiti in base al numero dei bambini iscritti ai servizi. Per quanto riguarda gli obiettivi, la maggior parte dei finanziamenti è destinata alla gestione e consolidamento dei servizi per la prima infanzia, con un incremento di 182.700 euro per i bambini iscritti ai nidi dei Comuni di montagna e una quota aggiuntiva di 137.000 euro assegnati sulla base del numero di bambini con disabilità. La cifra di 725.000 euro andrà invece impiegata per la qualificazione dei servizi educativi, attraverso il coordinamento pedagogico territoriale (300  mila euro) e la formazione permanente del personale (425 mila).

Come spiega la vicepresidente e assessore regionale al Welfare, Elisabetta Gualmini, l’assegnazione delle risorse arriva dopo l’approvazione, nei mesi scorsi da parte dell’Assemblea Legislativa, del nuovo programma triennale per la prima infanzia. Il preciso obiettivo, sottolinea Gualmini, è quello di «aumentare il numero dei bambini iscritti ai nid ie ai servizi educativi, attraverso la riduzione delle liste d’attesa e del costo delle rette. Abbiamo sempre detto che le famiglie e i bambini sono al centro delle nostre politiche di welfare e i nidi rappresentano, per molti genitori con figli piccoli, un pilastro nell’organizzazione della vita quotidiana».

L’intero programma triennale 0-6 anni prevede uno stanziamento di 11 milioni di euro, già messi a bilancio nel 2018. I finanziamenti devono essere impiegati anche contenerei costi delle rette e ridurre le liste d’attesa per le iscrizioni, garantire il funzionamento dei coordinamenti pedagogici territoriali e la formazione degli operatori dei servizi educativi; valorizzare nel suo insieme il sistema pubblico-privato dei servizi per l’infanzia, tramite la promozione dello strumento delle convenzioni. Una novità negli indirizzi di programmazione è quella di prevedere la graduale promozione sul territorio regionale dei “Poli per l’infanzia”, che riuniscono in un unico o più edifici vicini gli asili nido e le scuole per l’infanzia, con l’obiettivo di assicurare la continuità educativa ai bambini dalla nascita fino a 6 anni.

Guardando all’articolazione del sistema dei servizi educativi per la prima infanzia, ricordiamo che in Emilia-Romagna sono operativi nidi d’infanzia per i bambini da 3 a 36 mesi, sia a tempo pieno che a tempo parziale; servizi domiciliari organizzati in piccoli gruppi educativi; servizi integrativi, come lo Spazio bambini e i Centri per bambini e famiglie.

Per chiudere con i numeri, gli iscritti dell’anno 2016-2017 in Emilia Romagna, secondo l’Osservatorio regionale per l’infanzia e l’adolescenza, erano oltre 33 mila, inseriti nei 1.225 servizi educativi da 0 a 3 anni. Nell’area metropolitana di Bologna i servizi sono 297 e gli iscritti 8.988.

Nella foto la vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini

Nidi d'infanzia, la Regione stanzia oltre 7 milioni di euro per rafforzare e qualificare il sistema emiliano romagnolo
Cronaca 19 luglio 2018

Sanità, la neo assessora Dhimgjini: «Autonomia dell’Ausl nei servizi per i cittadini»

Ina Dhimgjini, la nuova assessora alle Politiche sociali e sanitarie, abitative e volontariato, senza dimenticare le novità di famiglia e disabilità, viene da Livorno. Negli ultimi quattro anni ha fatto l’assessore per il sindaco Nogarin (M5S). Le toccano materie «pesanti» come la sanità.

Autonomia dell’Azienda usl, efficienza, integrazione, depotenziamento, reti cliniche. Parole diventate slogan. Durante la presentazione della Giunta la sindaca Sangiorgi sembra aver virato più sull’efficienza rispetto al mantenere la «partita Iva dell’Ausl». L’autonomia va difesa a spada tratta oppure no?
«Può aver fatto scalpore ma la sindaca ha detto qualcosa che è un dato di fatto, ora che stiamo andando verso accorpamenti di Aziende sanitarie le logiche dipendono molto dalla Regione. Ma siamo d’accordo che occorre articolare quei servizi che sono di prossimità al cittadino e su questi si chiede e si esige autonomia, ad esempio il percorso delle liste d’attesa è sovraordinato da un investimento anche di risorse umane che fa l’Ausl ma sindaco e territorio quando ravvisano tempi lunghi possono rappresentare un impulso molto importante di segnalazione e concertazione su percorsi più virtuosi, che può essere condiviso con protocolli o convenzioni. La stessa cosa vale per le disabilità o la non autosufficienza».

Autonomia dell’Ausl significa chiedere per il nostro territorio a prescindere da chi sarà il vertice regionale in futuro?
«Sì, e con l’efficienza di pari passo».

Martedì 17 luglio è stato presentato ufficialmente il documento sulla riorganizzazione e integrazione sanitaria metropolitana. Possiamo essere ottimistisu quello che ci aspetta per l’ospedale di Imola?
«L’attenzione va sempre tenuta alta ma ci possono essere dei presupposti sui quali lavorare. Comunque non facciamo le scelte da soli, ci vuole la condivisione con i professionisti e l’osservatorio della cittadinanza. Ne discuteremo all’interno delle commissioni e faremo dibattiti pubblici per capire se va bene o va integrato». (l.a.) 

L’intervista alla nuova assessora venuta da Livorno con domande anche sui temi del welfare e delle politiche per la case sul “sabato sera” in edicola dal 19 luglio

Nella foto Ina Dhingjini

Sanità, la neo assessora Dhimgjini: «Autonomia dell’Ausl nei servizi per i cittadini»
Cronaca 5 giugno 2018

Anziani in aumento, nell’imolese la sfida è difendere i 507 posti accreditati delle case di riposo

I numeri Istat ci consegnano il quadro di una popolazione over 65 in forte aumento. Anche nei dieci comuni del circondario di Imola. In carico ai servizi sociali dell’Asp nel 2017 c’erano 1.667 anziani e 400 persone avevano richiesto l’assistenza domiciliare, nel 2018 gli anziani sono già circa 1.800.  

In generale oggi ci sono 507 posti letto accreditati nelle case di riposo (cra) del circondario imolese più 66 calmierati (la tariffa è un po’ più alta ma sempre inferiore al privato grazie a fondi erogati volutamente per questo scopo dai Comuni stessi). «L’intenzione è non arretrare rispetto al numero dei posti accreditati. Questo non toglie che un po’ di posti nel sistema si andranno a perdere» ammette Stefania Dazzani, direttore dell’Azienda servizi alla persona (Asp). Anzi, si stanno già perdendo. Come annunciato un anno fa, ad esempio, la cra Toschi di Dozza si sta trasformando in struttura per disabili.  

Secondo Dazzani la chiave per il futuro va cercata in «nuovi servizi di supporto alla domiciliarità su cui si sta già lavorando». Come quelli attivati nel caso delle dimissioni protette dall’ospedale (ad esempio l’assistenza domiciliare gratuita per 30 giorni o il posto del «Sollievo»). «Un’esperienza interessante è anche l’Opera Anziani che si andrà a realizzare a Mordano – conclude la direttrice dell’Asp – un progetto di appartamenti da destinare a condominio solidale». Anche il corposo progetto di riqualificazione della cra di via Venturini a Imola (per il momento nel cassetto in attesa di finanziamento) prevede alcuni mini alloggi per sei persone autosufficienti nell”ala nord al piano terra, attualmente occupata dagli uffici. Nuove modalità dell’abitare per rispondere alle esigenze di assistenza che accompagna la vita di chi invecchia.

L’Asp, gestisce i Servizi sociali e Sociosanitari dei Comuni (Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel Del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro Terme, Dozza, Fontanelice, Imola, Medicina e Mordano), non decide la programmazione, che è in capo ai sindaci e al Circondario. Per quanto riguarda le case di riposo (cra), l”Asp gestisce direttamente la Fiorella Baroncini (ex Rsa) e la Cassiano Tozzoli (Casa Alzheimer) a Imola e la cra di Medicina (via Biagi) per 172 posti letto. Poi ci sono le strutture accreditate in via definitiva: La Coccinella a Castel San Pietro, Sant’Antonio Abate a Fontanelice, Opera Pia Santa Maria a Tossignano, Villa Armonia a Imola, Toschi a Dozza (in via di trasformazione in struttura per disabilità) e la cra Medicina ex Rsa (via Saffi). I posti accreditati complessivi sono 507 a cui se ne aggiungono 66 calmierati. Non va dimenticato che sono presenti una quindicina di strutture per anziani totalmente private (cra, case protette o comunità alloggio, case-albergo per anziani). (l.a.) 

Altri particolari nel servizio di due pagine sul “sabato sera” del 31 maggio.

Foto d’archivio della cra Cassiano Tozzoli

Anziani in aumento, nell’imolese la sfida è difendere i 507 posti accreditati delle case di riposo
Cronaca 4 giugno 2018

Novità in ospedale, più risorse e impegno per le dimissioni protette dei pazienti, soprattutto anziani

Pre-valutazione da parte di assistente sociale e infermiere prima della dimissione, attivazione dell’Unità di valutazione geriatrica, nel caso occorra, e trenta giorni di assistenza domiciliare gratuita sociale invece dei quindici di prima. Sono le novità appena introdotte per la dimissione dei pazienti, ricoverati nell’ospedale dell’Ausl di Imola, che presentano una perdita della propria autosufficienza, in particolare anziani. «Finora ha funzionato benissimo l’assistenza domiciliare infermieristica, mentre il passaggio sul sociale arrivava troppo a valle e creava delle storture, ad esempio una graduatoria per le case di riposo (cra) consistente ma fittizia che non troverà mai una risposta» dichiara decisa Sonia Cicero, responsabile della Direzione attività socio sanitarie dell’Ausl di Imola, ovvero colei alla quale spetta seguire l’integrazione sociosanitaria. 

Ora l’elemento centrale del sistema è il Punto unico di accesso alle cure domiciliari (Pua), dove la presenza dell’assistente sociale è stata rafforzata con due giornate a settimana, «che a breve potrebbero diventare tre» dice Cicero. Inoltre non è la famiglia che deve richiedere l’assistenza ma tocca ai dottori del reparto avvertire il Pua. «Il 14 maggio il direttore del presidio ospedaliero, Andrea Neri, ha inviato ai medici delle Medicine A e B, dell’Area Post Acuti e della Geriatria una disposizione formale in tal senso – dichiara Cicero -. Il Pua, nella pre-valutazione al letto del paziente, conosce anche la rete familiare per progettare una dimissione che veramente possiamo chiamare protetta perché risponde al bisogno di cura in modo appropriato ed adeguato».  

In questo modo se la famiglia ha semplicemente bisogno di informazioni, ad esempio su dove trovare gli ausili oppure i pannoloni «viene tutto “prelavorato” quando la persona è ancora in reparto» assicura Cicero. E quando questo non basta? «Viene prenotata all’ultimo momento utile prima della dimissione al domicilio, concordata coi familiari, la visita dell’Unità di valutazione geriatrica, che stabilisce con la famiglia quali sono i bisogni per tornare a casa oppure definisce l’eventuale punteggio punteggio per l’accesso alle cra, inoltre abbiamo declinato in maniera diversa le forme di residenzialità temporanea a cui si può accedere in base ai fabbisogni di intensità di cura. Una persona stabilizzata che esce dal reparto ospedaliero – dettaglia Cicero – può dirigersi in altri luoghi prettamente sanitari come la lungodegenza-Post Acuti oppure l’Osco di Castel San Pietro oppure in luoghi sociosanitari come la cra Fiorella Baroncini o anche una struttura privata, se la famiglia lo preferisce, oppure forniamo a domicilio fino a trenta giorni di assistenza domiciliare gratuita che si affianca all’assistenza infermieristica. Un periodo adeguato anche per istruire il caregiver, la badante oppure il famigliare – precisa Cicero -. Servizio sociale e infermieristico affiancano il caregiver nei giorni concordati per insegnarli ad utilizzare le attrezzature o acquisire manualità. Non sono interventi banali – rivendica Cicero – perché danno tempo alla famiglia di ridifinire i tempi e i modi della propria organizzazione in risposta ai cambiamenti avversi che si sono verificati e al paziente di elaborare il proprio stato di salute, attrezzare il domicilio e sperimentare con un supporto specialistico il ritorno a casa nella nuova condizione. Si condivide il progetto di assistenza in modo che la famiglia non si senta sola».

Un altro servizio rinforzato nel percorso è il «Sollievo». «Presso la cra di via Venturini ora è disponibile tutto l’anno un posto per 15 giorni per tutti coloro che ne fanno istanza, famiglie o medici di famiglia, al di là del posto utilizzabile come sempre nel periodo natalizio o estivo». (l.a.) 

Altri particolari e informazioni nel servizio completo su “sabato sera” del 31 maggio. 

Nella foto Sonia Cicero 

Novità in ospedale, più risorse e impegno per le dimissioni protette dei pazienti, soprattutto anziani

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