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Cronaca 8 Marzo 2021

“Un Otto marzo indimenticabile”, quando distribuire la mimosa era reato… Un racconto di Adriana Lodi

C’è stato un tempo, non troppo lontano, quando anche distribuire la mimosa poteva portare in carcere. Lo racconta Adriana Lodi nel libro “Raccontami una favola vera – Biografia di una politica: Adriana Lodi», scritto insieme alla giornalista Laura Branca. A breve sarà pubblicato dalla Bacchilega Editore (marchio della Cooperativa Bacchilega).

Questo un breve ed emblematico assaggio, dedicato a tutte le donne. Anzi a tutti i cittadini e le cittadine:

Un Otto marzo indimenticabile

L’otto marzo del 1955 è rimasto impresso in modo indelebile nella mia memoria. Quella mattina ero alla Camera del lavoro quando squillò il telefono: «Hanno arrestato tua sorella». Dissero e io incredula chiesi: «Mia sorella! Ma ne siete certi? E soprattutto perché?». «Perché ha distribuito la mimosa davanti alla Ducati» mi rispose la voce all’altro capo del telefono. Dopo poco venni a sapere tutta la storia. Angela era stata portata con altre tre donne alla stazione dei carabinieri di Borgo Panigale per essere interrogata.

I «corpi del reato» erano le mimose e il reato contestato era: «Questua  abusiva». Era  infatti  vietato  per  legge  mendicare  senza  autorizzazione  e  la  distribuzione  della  mimosa  ad  offerta  libera  fu  giudicata dai poliziotti come accattonaggio.

Il mattino dopo fecero un processo per direttissima in tribunale anche ad Angela, che era la più piccola del gruppo ed era ancora minorenne.  Prima  di  emettere  la  sentenza  il  giudice  le  chiese  se  fosse pentita di quello che aveva fatto ma lei rispose con orgoglio, anche davanti ai giudici, che non aver fatto nulla di male nel distribuire dei fiori.

Anche  questo  episodio  sembra  una  piccola  favola,  anche  questa  storia però è vera. Sono fatti che succedevano.

Nelle favole ci sono momenti gioiosi e altri momenti come questo, colmi di contraddizioni, di tristezza e fatti di rabbia. Mia sorella rimase in carcere per alcune settimane. Una sorpresa di un 8 marzo ormai lontano. 

CHI E” ADRIANA LODI
Adriana Lodi è nata nel ’33, fu prima sindacalista della Cgil, poi assessore nelle giunte dei sindaci bolognesi Dozza e Fanti. Nel 1969 entrò in Parlamento tra le fila del Pci, si è sempre impegnata in particolare per i diritti civili e i diritti delle donne. Fu capogruppo alla Camera; insieme all’amica e collega Nilde Iotti, lavorò, tra le altre cose, alla stesura e approvazione della legge 194 del 1978, che ha autorizzato e regolamentato l’interruzione di gravidanza in Italia. Ma fu anche amministratrice a Bologna. Lavoro per la costruzione di una rete di asili comunali, che porterà ad inaugurare il primo nido bolognese nel 1969, in anticipo rispetto alla legge nazionale del 1971, di cui lei stessa sarà fautrice. La sua attività come deputata si è conclusa nel 1992. Oggi abita ad Ozzano Emilia con la famiglia.

Nella foto Adriana Lodi in occcasione del conferimento di una targa da parte del Comune di Ozzano nel 2019

Ozzano Emilia

“Un Otto marzo indimenticabile”, quando distribuire la mimosa era reato… Un racconto di Adriana Lodi
Economia 11 Gennaio 2021

Cooperazione sociale, dalla fusione tra Solco Imola e Solco Insieme Bologna nasce il colosso del welfare Solco Civitas

Solco Civitas è il nuovo gruppo cooperativo sociale dell’area metropolitana di Bologna, nato dalla fusione tra i consorzi Solco Imola e Solco Insieme Bologna: riunisce 9 cooperative sociali per un totale di 900 soci, oltre 1.200 dipendenti (di cui 80 svantaggiati) e un valore di produzione aggregato che supera i 35 milioni di euro.

Formalizzata il 3 dicembre scorso, la nascita di Solco Civitas (aderente a Confcooperative) arriva dopo 7 anni di stretta collaborazione tra i due soggetti fondatori e propone a Bologna un nuovo interlocutore di primo piano nell’ambito dei servizi alla persona e del welfare comunitario, forte di una presenza capillare su tutto il territorio metropolitano. Le 9 cooperative sociali aderenti al nuovo gruppo cooperativo sono Solco Salute, Solco Prossimo, Solco Talenti, Libertas Assistenza, Ida Poli, Dai Crocicchi, Welfare Bologna, Asscoop, It2.

«La nascita di Solco Civitas – commenta Luca Dal Pozzo, presidente di Solco Imola, nominato presidente e amministratore delegato di Solco Civitas – testimonia la volontà della cooperazione sociale bolognese di voler lavorare in rete, di puntare a crescere con una attenzione particolare ai territori».  

Solco Civitas aggrega cooperative sociali di tipo A e di tipo B. I settori di intervento delle cooperative sociali di tipo A coprono a 360 gradi i bisogni di welfare delle comunità. Si va dai servizi socio-sanitari per anziani e disabili residenziali e domiciliari, a quelli residenziali per la salute mentale, dai budget di salute, ai servizi educativi per l’infanzia con nidi, scuole d’infanzia e 0-6 privati convenzionati e/o in appalto. Le cooperative sociali di tipo A aderenti a Solco Civitas operano anche nell’ambito dell’integrazione scolastica per disabili e nei centri di aggregazione giovanile oltre a offrire servizi per le persone senza fissa dimora, housing first e garantiscono servizi di mediazione culturale e di alfabetizzazione scolastica, dopo scuola per Dsa (disturbi specifici di apprendimento), gestione di comunità per minori, madre/bambino e centri di accoglienza straordinaria per richiedenti protezione internazionale. I soci di Solco Civitas operano, inoltre, anche in laboratori occupazionali per persone disabili, servizi di prevenzione e cura del gioco d’azzardo, di prevenzione primaria e rischio addiction, servizi socio-educativi per minori della neuropsichiatria e socio-educativi per persone con disturbi dello spettro autistico, oltre a garantire la gestione di un poliambulatorio medico, offrire servizi “Dopo di noi”, e operare con politiche attive del lavoro e formazione professionale. 

Le cooperative sociali di tipo B per l’inserimento al lavoro di soggetti svantaggiati operano, invece, prevalentemente nei settori dei servizi ambientali, della cura del verde, delle manutenzioni, delle pulizie, della ristorazione e gestiscono il progetto Aristocani, albergo per cani nel territorio di Castel San Pietro. «Tutte le cooperative sociali di Solco Civitas sono organizzazioni multi-stakeholders – conclude Dal Pozzo – i soci non sono soltanto lavoratori, ma anche volontari, sovventori, soggetti della società civile che vogliono essere attori e protagonisti della progettazione e dello sviluppo di servizi di welfare comunitario». (lo.mi.)

Nella foto: Luca Dal Pozzo, presidente di Solco Imola, nominato presidente e amministratore delegato di Solco Civitas

Cooperazione sociale, dalla fusione tra Solco Imola e Solco Insieme Bologna nasce il colosso del welfare Solco Civitas
Economia 20 Novembre 2020

Seacoop, la sfida del Covid e i nuovi servizi nel welfare

Seacoop chiude questo complicato 2020 all’insegna dell’innovazione nei servizi. L’ultima frontiera è il welfare aziendale, che la coop. sociale nata nel 1975 (allora cooperativa culturale ricreativa Arci Uisp) sta promuovendo attraverso l’adesione al Consorzio nazionale Fiber, che ha dato vita al progetto Welfare. «Abbiamo cominciato contattando le aziende locali, prima di tutto le cooperative aderenti a Legacoop – spiega la presidente, Roberta Tattini -, ora stiamo cominciando a sottoscrivere i primi contratti. Capofila del progetto è la coop. bolognese Cadiai, che anziché espandersi direttamente sul territorio ha pensato di coinvolgere altre cooperative che il territorio lo conoscevano già. Così è nato il progetto in rete, una bella esperienza di tipo cooperativistico, che risponde ai bisogni delle aziende su tutta la gamma di servizi di welfare, ai quali il pubblico non provvede in ambito educativo e socio- assistenziale». (mi.ta.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 19 novembre.

Nella foto: la presidente di Seacoop, Roberta Tattini

Seacoop, la sfida del Covid e i nuovi servizi nel welfare
Sabato Sera TV 4 Novembre 2020

#Giunta2025, le interviste di Sabato Sera – L’assessora al Welfare Daniela Spadoni

È già stata consigliera comunale dal 2013 al 2019. Ora, forte delle sue 534 preferenze nella lista del Pd alle elezioni, il sindaco Marco Panieri l’ha voluta in squadra. Daniela Spadoni è la nuova assessora del Comune di Imola al Welfare, una delega che racchiude le politiche sociali per anziani, giovani, famiglie e le tante realtà che operano in questo settore. Classe 1968, sposata da 27 anni con Floriano, ha tre figli, Ludovica (14), Martino (21) e Maria Beatrice (25). Di professione avvocato cassazionista, specializzata in diritto di famiglia, ha anche un dottorato in Teologia. Dal 1980 è tesserata all’Azione cattolica. Un mondo, quello parrocchiale, dal quale rivendica con orgoglio di provenire. (gi.gi.)

L’intervista completa su «sabato sera» del 5 novembre.

Nella foto (Isolapress): l’assessora Daniele Spadoni durante l’intervista nella redazione di «sabato sera»

#Giunta2025, le interviste di Sabato Sera – L’assessora al Welfare Daniela Spadoni
Cronaca 5 Agosto 2020

Confermato il progetto «Al nido con la Regione», in arrivo nel circondario imolese 675.000 euro per ridurre le rette dei nidi

Risorse per 675.000 euro ai Comuni del circondario imolese per abbattere le rette dei nidi e di altri servizi per l”infanzia. E” l”ammontare dei finanziamenti previsti dal progetto «Al nido con la Regione», che la Giunta Bonaccini ha confermato per il secondo anno consecutivo. Oltre 18 milioni di euro il fondo complessivo previsto per tutto il territorio emiliano romagnolo, di cui 5,2 milioni per i Comuni dell”area metropolitana bolognese. Di questi, appunto, 675.000 euro in totale risultano per i 10 comuni del circondario, cui si aggiungono per il nostro territorio gli 80.700 destinati a Ozzano. Per quanto riguarda la ripartizione comune per comune, approvata nei giorni scorsi dalla Giunta regionale, la fetta più consistente è ovviamente quella di Imola (355.208 euro), seguita da Castel San Pietro Terme (97.541), Medicina (84.293), Dozza (30.436), Borgo Tossignano (29.961), Castel Guelfo (25.133), Mordano (22.141), Casalfiumanese (15.600), Fontanelice (7.800) e Castel del Rio (6.933). I fondi sono riservati ai Comuni in proporzione al numero di iscritti nell”anno 2018-2019. Gli stessi Comuni dovranno però farne richiesta entro il 14 settembre 2020, con tanto di impegno formale all”utilizzo esclusivo per il quale i fondi vengono stanziati: tagliare le rette di frequenza al nido e dei servizi integrativi, sia pubblici che privati convenzionati.

La riduzione delle rette è riservata ai nuclei familiari con un Isee massimo di 26 mila euro e il risparmio annuo sarà più alto per i casi di bambini disabili o residenti in un comune montano, ma saranno comunque i Comuni o le Unioni a stabilire i criteri per l’abbattimento o l’azzeramento delle rette. «Dopo il via libera di Governo e Regioni in Conferenza unificata alle linee guida nazionali per la riapertura dei servizi 0-6 anni da inizio settembre, non facciamo mancare il sostegno concreto ai genitori che stanno riprendendo a lavorare dopo il lockdown – sottolineano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini e la vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein -. Senza un supporto come quello offerto soprattutto dai servizi 0-3 anni si rischia che nelle famiglie il peso maggiore derivante da questa situazione ricada sulle donne, con un arretramento, in termini di conciliazione ed emancipazione, che non è possibile tollerare. Ma anche i bambini devono poter contare sulla possibilità di socializzare e sull”opportunità di intraprendere il proprio percorso educativo». (r.cr.)

Foto d”archivio

Confermato il progetto «Al nido con la Regione», in arrivo nel circondario imolese 675.000 euro per ridurre le rette dei nidi
Cronaca 17 Giugno 2020

Dalla Regione 49 milioni di euro per finanziare i servizi sociali del territorio dopo l’emergenza

Per dare risposta ai nuovi bisogni causati dall’emergenza Coronavirus arriva il sostegno della Regione alle famiglie e alle persone in maggiore difficoltà. Sono oltre 49 milioni di euro, 6 milioni in più rispetto allo scorso anno, le risorse stanziate per finanziare nel 2020 il Fondo sociale regionale.

Per metà di provenienza statale, sono destinate a Comuni e Unioni dei Comuni per il funzionamento degli interventi e servizi sociali del territorio, in base alle esigenze e priorità definite e programmate tramite i Piani di zona a livello distrettuale.
Dei 49,3 milioni complessivi, 44,8 saranno impegnati sui servizi, con particolare attenzione ai bisogni di bambini, adolescenti e famiglie, specialmente le più vulnerabili e quelle più colpite dalla crisi economico sociale causata dall’emergenza sanitaria Covid-19. (r.cr.)

Dalla Regione 49 milioni di euro per finanziare i servizi sociali del territorio dopo l’emergenza
Cronaca 25 Maggio 2020

Diciannove realtà emiliano-romagnole sottoscrivono il patto per la ripartenza #Giustaitalia

Diciannove realtà emiliano-romagnole hanno deciso di sottoscrivere #Giustaitalia, il “patto per la ripartenza” fondato sull”etica della responsabilità lanciato a livello nazionale e contenente diciotto proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento.
Si tratta di Libera Emilia-Romagna, Avviso pubblico Emilia-Romagna, Cgil Emilia-Romagna, Cisl Emilia-Romagna, Uil Emilia-Romagna e Bologna, Legambiente Emilia-Romagna, Arci Emilia-Romagna, Cooperare con Libera Terra, Istituto Alcide Cervi, Uisp Emilia-Romagna, Acli Emilia-Romagna, Civibo-Cucine popolari, Rete della conoscenza Emilia-Romagna, Rete degli studenti medi Emilia-Romagna, Rete degli universitari Emilia-Romagna, Auser Emilia-Romagna, Aics Emilia-Romagna, Ada Emilia-Romagna ed Azione cattolica Emilia-Romagna.

Le diciotto proposte rivolte al Governo e al Parlamento sono suddivise in tre aree strategiche per mettere al centro i diritti sociali, assicurare la trasparenza nella gestione degli appalti, prevedere la tracciabilità del sostegno alle imprese, applicando bene e senza scorciatoie le norme che già esistono; garantendo diritti fondamentali, come il lavoro, la casa, il reddito, l’istruzione e la salute; lottando contro tutte le forme di povertà, a cominciare da quella educativa che colpisce le giovani generazioni; recuperando gli oltre 100 miliardi di euro sottratti annualmente alla collettività dall’evasione fiscale, per sostenere la nostra economia e ridurre il carico fiscale alle famiglie italiane. (r.cr.)

Diciannove realtà emiliano-romagnole sottoscrivono il patto per la ripartenza #Giustaitalia
Cronaca 9 Febbraio 2020

Tre progetti a Imola per il sostegno delle donne gestiti dalle associazioni e finanziati dalla Regione

L’Emilia Romagna è una delle quattro Regioni italiane (insieme a Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Lazio) che non solo ha assegnato fondi per il contrasto alla violenza e alle discriminazioni di genere, ma li ha anche interamente trasferiti agli enti assegnatari. A dirlo, in riferimento allo scorso anno, è il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna, che in tutta la regione conta 21 centri attivi, di cui due solo a Imola (Trama di Terre e PerLeDonne). Accanto ai centri antiviolenza per le donne, in Emilia Romagna sono attive anche 15 strutture per uomini autori di violenza. Compessivamente, nel 2019 la Regione Emilia Romagna ha elargito 2,5 milioni di euro.

A Imola sono attualmente attivi tre progetti: i progetti «Aida» e la «Carovana delle donne» di Trama di Terre e «Dal focolare al mondo» di PerLeDonne. Abitare insieme e dare assistenza è lo scopo del primo, finanziato dal Servizio Politiche sociali e socio educative della Regione Emilia Romagna al fine di promuovere le capacità imprenditoriali delle donne e qualificare il lavoro di cura, in collaborazione con diversi soggetti del territorio, ma anche costruire una nuova idea di welfare circolare di comunità per la coabitazione. Come? Innanzitutto con un corso di formazione per qualificare il lavoro di cura e costruire un elenco territoriale per il riconoscimento della figura professionale dell’assistente familiare, in collaborazione con gli enti pubblici. Accanto a questo corso, della durata di 120 ore, Trama propone anche un percorso di 16 ore per promuovere l’autoimprenditorialità femminile.

Un camper per andare incontro alle donne e raccoglierne bisogni, fragilità, testimonianze è invece lo scopo della Carovana delle donne per i diritti umani di genere, progetto dell’associazione Trama di Terre di Imola finanziato dalla Regione confondi destinati alla promozione e al conseguimento delle pari opportunità e sostenuto da numerosi partner locali. Grazie al camper e allo staff di 25 persone fra operatrici, mediatrici culturali e volontarie, Trama ha portato il proprio servizio di ascolto in tutti e dieci i comuni del circondario imolese. Con 147 presidi svolti fra maggio e dicembre, per un totale di 228 ore, l’associazione ha incontrato 1700 donne.

«Dal focolare al mondo» di PerLeDonne, finanziato dalla Regione con fondi dedicati al mondo del lavoro femminile e al superamento del divario di genere, punta invece a raccogliere bisogni pratici per cercare soluzioni concrete e realizzabili nel breve periodo attraverso il mondo del volontariato e le reti di mutuo aiuto. Per abbattere lo stereotipo che v«»ede la donna come una caregiver (persona che si prende cura di un familiare bisognoso) naturale, l’associazione intende proporre incontri e seminari sul tema della conciliazione fra tempi di vita e tempi del lavoro, in collaborazione con numerosi partner del territorio. Concretamente, PerLeDonne intende promuovere un vero e proprio studio sui bisogni effettivi per la riconciliazione dei tempi di vitae di lavoro partendo dalle stesse donne, attraverso questionari e interviste alle lavoratrici del territorio del circondario imolese senza limiti di età o provenienza.Quindi, una volta riempita la banca dati, ideare soluzioni concrete da attivare con la rete di volontariato locale, ma anche attraverso nuove esperienze di mutuo aiuto fra donne. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 30 gennaio

Tre progetti a Imola per il sostegno delle donne gestiti dalle associazioni e finanziati dalla Regione
Economia 3 Luglio 2019

Confcooperative, il neopresidente Luca Dal Pozzo: «Imola sta perdendo la capacità di fare leadership»

Luca Dal Pozzo, presidente del gruppo cooperativo sociale Solco Imola, è stato eletto presidente di Confcooperative del circondario imolese, prendendo il posto di Giovanni Bettini, presidente della Clai. La struttura associativa subprovinciale è costituita da una quarantina di realtà che contano 8.000 soci, 3.000 addetti, un patrimonio di oltre 400 milioni di euro e capaci di sviluppare un fatturato di circa 600 milioni di euro (con una quota legata all’export del 30%).

Ad aprile 2018 è stato confermato per altri quattro anni presidente di Federsolidarietà Emilia Romagna. Allora disse: «La società odierna, nel pieno di un cambiamento epocale, ha bisogno ancor più di prima di cooperazione sociale. In questi 30 anni dal riconoscimento legislativo delle nostre imprese abbiamo saputo dare risposte alle necessità emerse nei territori della regione. Ora però siamo chiamati a un cambio di passo: non essere più solo fornitori di servizi e di manodopera alla committenza pubblica, ma sempre più co-protagonisti nella progettazione delle politiche di welfare, aperti alle sfide del mercato».
«In quell’occasione facevo riferimento ad una visione più regionale, in cui Imola peraltro si distingueva per avere maggiormente sviluppato il proprio welfare locale attraverso meccanismi di sussidiaretà, in cui il privato, in particolare la cooperazione sociale, ha saputo esprimere una propria capacità di offrire servizi sia in una logica di domanda sussidiata dal pubblico, sia in una logica totalmente privata. Una peculiarità poco riscontrabile altrove, perché la storia della nostra regione ha visto un prevalente intervento nel welfare con denaro pubblico. Imola, invece, ha saputo creare nel tempo un sistema solidaristico a cui concorrono la componente pubblica e quella privata nelle sue varie componenti. Un modello, quello imolese, che ha funzionato bene e che, a mio parere, meritava di essere copiato. Di qui la mia esortazione di un anno fa».

Si torna sempre lì: alla capacità che Imola ha saputo esprimere, anche in tempi recenti, nell’elaborazione di propri modelli distintivi e di successo. Però Imola ha perso la sua centralità tra l’Emilia e la Romagna, divenendo periferia dell’area metropolitana di Bologna da un lato e della Romagna agroalimentare dall’altro…
«La progressiva perdita della capacità di fare leadership è palpabile. Però, nel dare un giudizio, una cosa è il sistema territoriale e una cosa sono le singole realtà che qui hanno sede. Imola, storicamente, è sempre riuscita a promuoversi e ad accreditarsi come sistema territoriale. Ebbene, oggi il sistema Imola è in affanno. E’ evidente a molti, se non a tutti. Diversamente, se guardiamo alle singole eccellenze, queste si sono integrate o si stanno integrando positivamente coi due sistemi limitrofi: quello bolognese e quello romagnolo. Però l’integrazione delle singole realtà porta benefici limitati alla loro sfera di intesse e non all’intero territorio. Il che è un limite».

Quale priorità per il territorio imolese?
«La sanità, con tutto il welfare che ci sta dietro, è sicuramente un fattore competitivo che Imola deve preservare perché non è accettabile che ci si debba recare a Ravenna, a Faenza o a Bologna non per necessità specialistiche bensì per ricevere prestazioni ordinarie. E questo chiama in ballo i rapporti con Bologna. Bologna è sicuramente l’hub regionale. Imola può esserne la periferia oppure avere anche voce in capitolo nella definizione delle strategie e parte attiva nella loro concretizzazione. L’università, ad esempio, ha rappresentato una importante molla di sviluppo per Forlì, che è una città non molto più grande di Imola, il che richiama il tema della riqualificazione dell’Osservanza. Però, per confrontarsi alla pari con Bologna, occorrono condizioni che oggi non vedo». (fu.an.) 

L’intervista completa sul “sabato sera” 27 giugno. 

Nella foto Luca Dal Pozzo 

Confcooperative, il neopresidente Luca Dal Pozzo: «Imola sta perdendo la capacità di fare leadership»
Cronaca 5 Giugno 2019

La Seacoop conferma la presidente Roberta Tattini e si prepara alle sfide di un welfare in trasformazione

La Seacoop guarda al futuro e punta ancora su Roberta Tattini, riconfermata presidente e su Francesca Assente, che resterà vice presidente per un altro mandato. Questo è il responso della votazione dell”assemblea dei soci della cooperativa sociale imolese, che si è svolta nei giorni scorsi. Il consiglio d”amministrazione è completato da Aura Careri, Nizia Martino, Stefania Costa, Valeriano Palermo e dalla nuova entrata Monica Cavina.

«Voglio anzitutto ringraziare i molti soci e socie presenti all”assemblea e i dodici candidati al Consiglio d”amministrazione, che hanno dato un segnale di grande partecipazione alla vita sociale – ha commentato Tattini -. Il compito che l”assemblea dei soci ha assegnato al Cda è quello di coniugare la storia e l”esperienza della cooperativa con uno sguardo capace di cogliere il momento di grande cambiamento e innovazione che stiamo vivendo».

«Il welfare negli ultimi tempi ha subito grandi trasformazioni: sorgono nuove forme di assistenza, nuovi bisogni a cui dare risposte e nuovi spunti da cogliere per essere pronti alle richieste della collettività e del territorio – ha proseguito la presidente -. Lo sguardo di Seacoop è sempre stato lungimirante e per questo è la cooperativa è stata capace, negli oltre trent”anni di vita, di intercettare le istanze e i bisogni nascenti. Da questo partiamo, consapevoli delle nostre capacità e delle sfide che abbiamo di fronte». (r.cr.)

Nella foto da sinistra a destra: Roberta Tattini (presidente), Nizia Martino, Francesca Assente (vice), Aura Careri, Monica Cavina, Valeriano Palermo e Stefania Costa

“.Nella foto, da sinistra a destra: Roberta Tattini (presidente), Nizia Martino, Francesca Assente (vice presidente), Aura Careri, Monica Cavina, Valeriano Palermo e Costa Stefania

La Seacoop conferma la presidente Roberta Tattini e si prepara alle sfide di un welfare in trasformazione

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