Posts by tag: welfare

Cronaca 5 Agosto 2020

Confermato il progetto «Al nido con la Regione», in arrivo nel circondario imolese 675.000 euro per ridurre le rette dei nidi

Risorse per 675.000 euro ai Comuni del circondario imolese per abbattere le rette dei nidi e di altri servizi per l”infanzia. E” l”ammontare dei finanziamenti previsti dal progetto «Al nido con la Regione», che la Giunta Bonaccini ha confermato per il secondo anno consecutivo. Oltre 18 milioni di euro il fondo complessivo previsto per tutto il territorio emiliano romagnolo, di cui 5,2 milioni per i Comuni dell”area metropolitana bolognese. Di questi, appunto, 675.000 euro in totale risultano per i 10 comuni del circondario, cui si aggiungono per il nostro territorio gli 80.700 destinati a Ozzano. Per quanto riguarda la ripartizione comune per comune, approvata nei giorni scorsi dalla Giunta regionale, la fetta più consistente è ovviamente quella di Imola (355.208 euro), seguita da Castel San Pietro Terme (97.541), Medicina (84.293), Dozza (30.436), Borgo Tossignano (29.961), Castel Guelfo (25.133), Mordano (22.141), Casalfiumanese (15.600), Fontanelice (7.800) e Castel del Rio (6.933). I fondi sono riservati ai Comuni in proporzione al numero di iscritti nell”anno 2018-2019. Gli stessi Comuni dovranno però farne richiesta entro il 14 settembre 2020, con tanto di impegno formale all”utilizzo esclusivo per il quale i fondi vengono stanziati: tagliare le rette di frequenza al nido e dei servizi integrativi, sia pubblici che privati convenzionati.

La riduzione delle rette è riservata ai nuclei familiari con un Isee massimo di 26 mila euro e il risparmio annuo sarà più alto per i casi di bambini disabili o residenti in un comune montano, ma saranno comunque i Comuni o le Unioni a stabilire i criteri per l’abbattimento o l’azzeramento delle rette. «Dopo il via libera di Governo e Regioni in Conferenza unificata alle linee guida nazionali per la riapertura dei servizi 0-6 anni da inizio settembre, non facciamo mancare il sostegno concreto ai genitori che stanno riprendendo a lavorare dopo il lockdown – sottolineano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini e la vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein -. Senza un supporto come quello offerto soprattutto dai servizi 0-3 anni si rischia che nelle famiglie il peso maggiore derivante da questa situazione ricada sulle donne, con un arretramento, in termini di conciliazione ed emancipazione, che non è possibile tollerare. Ma anche i bambini devono poter contare sulla possibilità di socializzare e sull”opportunità di intraprendere il proprio percorso educativo». (r.cr.)

Foto d”archivio

Confermato il progetto «Al nido con la Regione», in arrivo nel circondario imolese 675.000 euro per ridurre le rette dei nidi
Cronaca 17 Giugno 2020

Dalla Regione 49 milioni di euro per finanziare i servizi sociali del territorio dopo l’emergenza

Per dare risposta ai nuovi bisogni causati dall’emergenza Coronavirus arriva il sostegno della Regione alle famiglie e alle persone in maggiore difficoltà. Sono oltre 49 milioni di euro, 6 milioni in più rispetto allo scorso anno, le risorse stanziate per finanziare nel 2020 il Fondo sociale regionale.

Per metà di provenienza statale, sono destinate a Comuni e Unioni dei Comuni per il funzionamento degli interventi e servizi sociali del territorio, in base alle esigenze e priorità definite e programmate tramite i Piani di zona a livello distrettuale.
Dei 49,3 milioni complessivi, 44,8 saranno impegnati sui servizi, con particolare attenzione ai bisogni di bambini, adolescenti e famiglie, specialmente le più vulnerabili e quelle più colpite dalla crisi economico sociale causata dall’emergenza sanitaria Covid-19. (r.cr.)

Dalla Regione 49 milioni di euro per finanziare i servizi sociali del territorio dopo l’emergenza
Cronaca 25 Maggio 2020

Diciannove realtà emiliano-romagnole sottoscrivono il patto per la ripartenza #Giustaitalia

Diciannove realtà emiliano-romagnole hanno deciso di sottoscrivere #Giustaitalia, il “patto per la ripartenza” fondato sull”etica della responsabilità lanciato a livello nazionale e contenente diciotto proposte concrete rivolte al Governo e al Parlamento.
Si tratta di Libera Emilia-Romagna, Avviso pubblico Emilia-Romagna, Cgil Emilia-Romagna, Cisl Emilia-Romagna, Uil Emilia-Romagna e Bologna, Legambiente Emilia-Romagna, Arci Emilia-Romagna, Cooperare con Libera Terra, Istituto Alcide Cervi, Uisp Emilia-Romagna, Acli Emilia-Romagna, Civibo-Cucine popolari, Rete della conoscenza Emilia-Romagna, Rete degli studenti medi Emilia-Romagna, Rete degli universitari Emilia-Romagna, Auser Emilia-Romagna, Aics Emilia-Romagna, Ada Emilia-Romagna ed Azione cattolica Emilia-Romagna.

Le diciotto proposte rivolte al Governo e al Parlamento sono suddivise in tre aree strategiche per mettere al centro i diritti sociali, assicurare la trasparenza nella gestione degli appalti, prevedere la tracciabilità del sostegno alle imprese, applicando bene e senza scorciatoie le norme che già esistono; garantendo diritti fondamentali, come il lavoro, la casa, il reddito, l’istruzione e la salute; lottando contro tutte le forme di povertà, a cominciare da quella educativa che colpisce le giovani generazioni; recuperando gli oltre 100 miliardi di euro sottratti annualmente alla collettività dall’evasione fiscale, per sostenere la nostra economia e ridurre il carico fiscale alle famiglie italiane. (r.cr.)

Diciannove realtà emiliano-romagnole sottoscrivono il patto per la ripartenza #Giustaitalia
Cronaca 9 Febbraio 2020

Tre progetti a Imola per il sostegno delle donne gestiti dalle associazioni e finanziati dalla Regione

L’Emilia Romagna è una delle quattro Regioni italiane (insieme a Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Lazio) che non solo ha assegnato fondi per il contrasto alla violenza e alle discriminazioni di genere, ma li ha anche interamente trasferiti agli enti assegnatari. A dirlo, in riferimento allo scorso anno, è il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna, che in tutta la regione conta 21 centri attivi, di cui due solo a Imola (Trama di Terre e PerLeDonne). Accanto ai centri antiviolenza per le donne, in Emilia Romagna sono attive anche 15 strutture per uomini autori di violenza. Compessivamente, nel 2019 la Regione Emilia Romagna ha elargito 2,5 milioni di euro.

A Imola sono attualmente attivi tre progetti: i progetti «Aida» e la «Carovana delle donne» di Trama di Terre e «Dal focolare al mondo» di PerLeDonne. Abitare insieme e dare assistenza è lo scopo del primo, finanziato dal Servizio Politiche sociali e socio educative della Regione Emilia Romagna al fine di promuovere le capacità imprenditoriali delle donne e qualificare il lavoro di cura, in collaborazione con diversi soggetti del territorio, ma anche costruire una nuova idea di welfare circolare di comunità per la coabitazione. Come? Innanzitutto con un corso di formazione per qualificare il lavoro di cura e costruire un elenco territoriale per il riconoscimento della figura professionale dell’assistente familiare, in collaborazione con gli enti pubblici. Accanto a questo corso, della durata di 120 ore, Trama propone anche un percorso di 16 ore per promuovere l’autoimprenditorialità femminile.

Un camper per andare incontro alle donne e raccoglierne bisogni, fragilità, testimonianze è invece lo scopo della Carovana delle donne per i diritti umani di genere, progetto dell’associazione Trama di Terre di Imola finanziato dalla Regione confondi destinati alla promozione e al conseguimento delle pari opportunità e sostenuto da numerosi partner locali. Grazie al camper e allo staff di 25 persone fra operatrici, mediatrici culturali e volontarie, Trama ha portato il proprio servizio di ascolto in tutti e dieci i comuni del circondario imolese. Con 147 presidi svolti fra maggio e dicembre, per un totale di 228 ore, l’associazione ha incontrato 1700 donne.

«Dal focolare al mondo» di PerLeDonne, finanziato dalla Regione con fondi dedicati al mondo del lavoro femminile e al superamento del divario di genere, punta invece a raccogliere bisogni pratici per cercare soluzioni concrete e realizzabili nel breve periodo attraverso il mondo del volontariato e le reti di mutuo aiuto. Per abbattere lo stereotipo che v«»ede la donna come una caregiver (persona che si prende cura di un familiare bisognoso) naturale, l’associazione intende proporre incontri e seminari sul tema della conciliazione fra tempi di vita e tempi del lavoro, in collaborazione con numerosi partner del territorio. Concretamente, PerLeDonne intende promuovere un vero e proprio studio sui bisogni effettivi per la riconciliazione dei tempi di vitae di lavoro partendo dalle stesse donne, attraverso questionari e interviste alle lavoratrici del territorio del circondario imolese senza limiti di età o provenienza.Quindi, una volta riempita la banca dati, ideare soluzioni concrete da attivare con la rete di volontariato locale, ma anche attraverso nuove esperienze di mutuo aiuto fra donne. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 30 gennaio

Tre progetti a Imola per il sostegno delle donne gestiti dalle associazioni e finanziati dalla Regione
Economia 3 Luglio 2019

Confcooperative, il neopresidente Luca Dal Pozzo: «Imola sta perdendo la capacità di fare leadership»

Luca Dal Pozzo, presidente del gruppo cooperativo sociale Solco Imola, è stato eletto presidente di Confcooperative del circondario imolese, prendendo il posto di Giovanni Bettini, presidente della Clai. La struttura associativa subprovinciale è costituita da una quarantina di realtà che contano 8.000 soci, 3.000 addetti, un patrimonio di oltre 400 milioni di euro e capaci di sviluppare un fatturato di circa 600 milioni di euro (con una quota legata all’export del 30%).

Ad aprile 2018 è stato confermato per altri quattro anni presidente di Federsolidarietà Emilia Romagna. Allora disse: «La società odierna, nel pieno di un cambiamento epocale, ha bisogno ancor più di prima di cooperazione sociale. In questi 30 anni dal riconoscimento legislativo delle nostre imprese abbiamo saputo dare risposte alle necessità emerse nei territori della regione. Ora però siamo chiamati a un cambio di passo: non essere più solo fornitori di servizi e di manodopera alla committenza pubblica, ma sempre più co-protagonisti nella progettazione delle politiche di welfare, aperti alle sfide del mercato».
«In quell’occasione facevo riferimento ad una visione più regionale, in cui Imola peraltro si distingueva per avere maggiormente sviluppato il proprio welfare locale attraverso meccanismi di sussidiaretà, in cui il privato, in particolare la cooperazione sociale, ha saputo esprimere una propria capacità di offrire servizi sia in una logica di domanda sussidiata dal pubblico, sia in una logica totalmente privata. Una peculiarità poco riscontrabile altrove, perché la storia della nostra regione ha visto un prevalente intervento nel welfare con denaro pubblico. Imola, invece, ha saputo creare nel tempo un sistema solidaristico a cui concorrono la componente pubblica e quella privata nelle sue varie componenti. Un modello, quello imolese, che ha funzionato bene e che, a mio parere, meritava di essere copiato. Di qui la mia esortazione di un anno fa».

Si torna sempre lì: alla capacità che Imola ha saputo esprimere, anche in tempi recenti, nell’elaborazione di propri modelli distintivi e di successo. Però Imola ha perso la sua centralità tra l’Emilia e la Romagna, divenendo periferia dell’area metropolitana di Bologna da un lato e della Romagna agroalimentare dall’altro…
«La progressiva perdita della capacità di fare leadership è palpabile. Però, nel dare un giudizio, una cosa è il sistema territoriale e una cosa sono le singole realtà che qui hanno sede. Imola, storicamente, è sempre riuscita a promuoversi e ad accreditarsi come sistema territoriale. Ebbene, oggi il sistema Imola è in affanno. E’ evidente a molti, se non a tutti. Diversamente, se guardiamo alle singole eccellenze, queste si sono integrate o si stanno integrando positivamente coi due sistemi limitrofi: quello bolognese e quello romagnolo. Però l’integrazione delle singole realtà porta benefici limitati alla loro sfera di intesse e non all’intero territorio. Il che è un limite».

Quale priorità per il territorio imolese?
«La sanità, con tutto il welfare che ci sta dietro, è sicuramente un fattore competitivo che Imola deve preservare perché non è accettabile che ci si debba recare a Ravenna, a Faenza o a Bologna non per necessità specialistiche bensì per ricevere prestazioni ordinarie. E questo chiama in ballo i rapporti con Bologna. Bologna è sicuramente l’hub regionale. Imola può esserne la periferia oppure avere anche voce in capitolo nella definizione delle strategie e parte attiva nella loro concretizzazione. L’università, ad esempio, ha rappresentato una importante molla di sviluppo per Forlì, che è una città non molto più grande di Imola, il che richiama il tema della riqualificazione dell’Osservanza. Però, per confrontarsi alla pari con Bologna, occorrono condizioni che oggi non vedo». (fu.an.) 

L’intervista completa sul “sabato sera” 27 giugno. 

Nella foto Luca Dal Pozzo 

Confcooperative, il neopresidente Luca Dal Pozzo: «Imola sta perdendo la capacità di fare leadership»
Cronaca 5 Giugno 2019

La Seacoop conferma la presidente Roberta Tattini e si prepara alle sfide di un welfare in trasformazione

La Seacoop guarda al futuro e punta ancora su Roberta Tattini, riconfermata presidente e su Francesca Assente, che resterà vice presidente per un altro mandato. Questo è il responso della votazione dell”assemblea dei soci della cooperativa sociale imolese, che si è svolta nei giorni scorsi. Il consiglio d”amministrazione è completato da Aura Careri, Nizia Martino, Stefania Costa, Valeriano Palermo e dalla nuova entrata Monica Cavina.

«Voglio anzitutto ringraziare i molti soci e socie presenti all”assemblea e i dodici candidati al Consiglio d”amministrazione, che hanno dato un segnale di grande partecipazione alla vita sociale – ha commentato Tattini -. Il compito che l”assemblea dei soci ha assegnato al Cda è quello di coniugare la storia e l”esperienza della cooperativa con uno sguardo capace di cogliere il momento di grande cambiamento e innovazione che stiamo vivendo».

«Il welfare negli ultimi tempi ha subito grandi trasformazioni: sorgono nuove forme di assistenza, nuovi bisogni a cui dare risposte e nuovi spunti da cogliere per essere pronti alle richieste della collettività e del territorio – ha proseguito la presidente -. Lo sguardo di Seacoop è sempre stato lungimirante e per questo è la cooperativa è stata capace, negli oltre trent”anni di vita, di intercettare le istanze e i bisogni nascenti. Da questo partiamo, consapevoli delle nostre capacità e delle sfide che abbiamo di fronte». (r.cr.)

Nella foto da sinistra a destra: Roberta Tattini (presidente), Nizia Martino, Francesca Assente (vice), Aura Careri, Monica Cavina, Valeriano Palermo e Stefania Costa

“.Nella foto, da sinistra a destra: Roberta Tattini (presidente), Nizia Martino, Francesca Assente (vice presidente), Aura Careri, Monica Cavina, Valeriano Palermo e Costa Stefania

La Seacoop conferma la presidente Roberta Tattini e si prepara alle sfide di un welfare in trasformazione
Cronaca 16 Gennaio 2019

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni

La Giunta di Imola perde un altro pezzo. Ina Dhimgjini, l’assessora al Welfare, oggi ha informato la sindaca Manuela Sangiorgi dell’intenzione di dare le dimissioni. Per ora non c’è ancora una lettera ufficiale ma sembra improbabile un ripensamento. «Ina mi ha informato di aver avuto un’opportunità lavorativa molto importante, è una ragazza ambiziosa e con delle grandi qualità e intende seguire il suo percorso di crescita professionale» commenta la sindaca. Spiaciuta per questa decisione? «E’ stato un fulmine a ciel sereno le qualità di Ina erano evidenti e le cose le stava portando avanti con competenze importanti».

In verità le voci che Dhimgjini fosse intenzionata a terminare l”esperienza imolese si stavano rincorrendo già da diversi giorni. In dicembre se ne è andato Ezio Roi, “sbattendo la porta” per disaccordi sulla gestione delle deleghe della sicurezza, ora questa seconda defezione fa sorgere il dubbio legittimo che qualcosa scriocchioli in Giunta da un punto di vista politico. «Non è una frattura per motivazioni politiche oppure operative – assicurano dal Comune -, con Roi c’era incompatibilità sull’operatività, con Ina completa sintonia tanto che ha dato disponibilità anche per il passaggio di consegne».

In attesa delle dimissioni ufficiali si dà comunque già per avviato il percorso per «trovare chi la sostituirà uomo o donna che sia». E per ora non si va oltre. Impossibile sapere se questa volta si «pescherà» sul territorio oppure si cercherà ancora una volta fuori casa. Dhimgjini, infatti, arrivava da Livorno, per la precisione dalla Giunta 5Stelle di Nogarin, della quale aveva fatto parte fino ai primi mesi dell’anno scorso.

Da riassegnare ci sono deleghe fondamentali, non solo da un punto di vista dei servizi comunali come le politiche sanitarie o sociali o quelle abitative, ma anche altre che facevano parte esplicitamente del mandato della Giunta Sangiorgi, come la disabilità o la famiglia. Poi ci sono pari opportunità, partecipazione, volontariato. (l.a.)

Ina Dhimgjini accanto alla sindaca Sangiorgi durante l”utlima riunione di Giunta del 2018, accanto a Dhimgjini l”assessore Patrik Cavina (foto tratta dal video postato da Sangiorgi il 24 dicembre sulla sua pagina Facebook ufficiale)

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni
Cronaca 13 Novembre 2018

Hera e Asp rinnovano il protocollo per prevenire l'interruzione delle utenze in caso di morosità

Nel 2017 l’Asp ha erogato quasi 93.000 euro (di cui 71.800 con risorse stanziate da ConAmi) per 343 contributi a 256 famiglie per aiutarle a pagare le bollette. Si tratta di una misura sociale importante, che sostiene i nuclei in difficoltà economica e permette loro di far fronte alle spese per beni essenziali come acqua, luce e gas. 

Per gli stessi motivi l”Azienda dei servizi alla persona del Circondario imolese ha deciso di rinnovare fino al 31 dicembre 2020 il protocollo con Hera Comm, sottoscritto nel 2016, che si propone di prevenire il più possibile l’interruzione delle forniture e il degenerare della situazione debitoria delle famiglie disagiate, costruendo un canale comunicativo diretto tra Asp ed Hera Comm in modo da monitorare le situazioni di morosità. Il protocollo ad esempio prevede, per evitare il taglio delle utenze o la riduzione del servizio ai nuclei morosi, 21 giorni di tempo per raggiungere un accordo.

In base al Protocollo firmato, ad esempio, al fine di evitare l’interruzione o la riduzione del servizio in caso di morosità si hanno 21 giorni per raggiungere un accordo. Inoltre, se l’Asp mette risorse proprie per sanare la situazione, il debito potrà essere rateizzato fino a 9 rate, senza interessi e non si applicano i costi amministrativi per riattivare le forniture nei casi in cui l’accordo per il pagamento o la rateizzazione sia successivo alla cessazione del contratto per morosità.

In base al protocollo, poi, Hera e Asp si incontrano periodicamente per valutare l”andamento dell”accordo e studiare eventuali miglioramenti. Attualmente sono 124 le famiglie che beneficiano delle agevolazioni previste dal protocollo appena rinnovato, ma la valutazione dei nuclei da parte dei Servizi viene continuamente aggiornata.  

Hera e Asp rinnovano il protocollo per prevenire l'interruzione delle utenze in caso di morosità
Cronaca 8 Novembre 2018

Insieme Comune e Fondazione Cassa di Risparmio di Imola: 700 mila euro per aiutare le famiglie in difficoltà

Azioni per 700 mila euro per aiutare le famiglie in difficoltà economica. Questa la sintesi del progetto messo in campo da Comune di Imola e Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, che conferma quanto fatto negli anni scorsi dalle precedenti amministrazioni, sempre in accordo con la Fondazione di palazzo Sersanti.

«Contro la crisi: un sostegno alle famiglie per il diritto allo studio e azioni i campo sociale – Progetto 2018», questo il nome del piano approvato in questi giorni dalla Giunta, prevede che le risorse a disposizione siano così suddivise: 350 mila euro finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, che li girerà al Comune tramite una donazione, mentre altri 350 mila saranno a carico dell’ente pubblico.

Nel dettaglio, due sono i filoni d’intervento: il diritto allo studio e le azioni in campo sociale.Per quanto riguarda il primo filone, sono previste tre azioni specifiche: le «agevolazioni tariffarie sulla base dell’Isee» (per nidi d’infanzia, mensa, trasporto scolastico e anche per i campi estivi), «un sostegno alle famiglie numerose» (con sconti a chi ha più figli dentro ai servizi) e l’azione «chi non può paga meno con le agevolazioni scolastiche», con possibilità di riduzioni o esenzioni tariffarie per tutti i servizi rivolti ai minori a beneficio delle famiglie in forte difficoltà economica.

Passando invece alle azioni in campo sociale, i fronti sono ancora una volta tre. La prima azione, sostenuta con 20 mila euro, passa attraverso un accordo tra Comune, Asp e associazione Santa Maria della Carità per offrire una risposta ai nuclei che non possono pagare un affitto di mercato; la seconda prevede di potenziare il piano di recupero di alloggi Erp attualmente sfitti (60 mila euro a disposizione); la terza consiste nel mettere a disposizione 70 mila euro per contributi all’affitto del canone di locazione sul mercato privato. 

«Ringrazio la Fondazione Cassa di Risparmio e tutti gli altri soggetti coinvolti nell’attuazione di queste misure – commenta l’assessore al Welfare, Ina Dhimgjini – non solo per la sensibilità dimostrata ancora una volta in campo sociale, ma anche per l’impegno sinergico a favore della comunità». (r.c.)

Nella foto palazzo Sersanti, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola (foto tratta dal sito turistico istituzionale Visitare Imola)

Insieme Comune e Fondazione Cassa di Risparmio di Imola: 700 mila euro per aiutare le famiglie in difficoltà
Cronaca 29 Agosto 2018

Nidi d'infanzia, la Regione stanzia oltre 7 milioni di euro per rafforzare e qualificare il sistema emiliano romagnolo

Un finanziamento da 7 milioni e 250 mila euro per i nidi dell’Emilia Romagna. La Giunta regionale ha approvato in questi giorni lo stanziamento di risorse che andranno a consolidare e qualificare il sistema educativo per la fascia d’età 0-3 anni.

Nella suddivisione delle risorse per province, a Bologna arriverà una fetta del valore di 2.054.757 euro, nella forma di contributi che saranno assegnati dalla Regione direttamente ai Comuni e alle Unioni, ripartiti in base al numero dei bambini iscritti ai servizi. Per quanto riguarda gli obiettivi, la maggior parte dei finanziamenti è destinata alla gestione e consolidamento dei servizi per la prima infanzia, con un incremento di 182.700 euro per i bambini iscritti ai nidi dei Comuni di montagna e una quota aggiuntiva di 137.000 euro assegnati sulla base del numero di bambini con disabilità. La cifra di 725.000 euro andrà invece impiegata per la qualificazione dei servizi educativi, attraverso il coordinamento pedagogico territoriale (300  mila euro) e la formazione permanente del personale (425 mila).

Come spiega la vicepresidente e assessore regionale al Welfare, Elisabetta Gualmini, l’assegnazione delle risorse arriva dopo l’approvazione, nei mesi scorsi da parte dell’Assemblea Legislativa, del nuovo programma triennale per la prima infanzia. Il preciso obiettivo, sottolinea Gualmini, è quello di «aumentare il numero dei bambini iscritti ai nid ie ai servizi educativi, attraverso la riduzione delle liste d’attesa e del costo delle rette. Abbiamo sempre detto che le famiglie e i bambini sono al centro delle nostre politiche di welfare e i nidi rappresentano, per molti genitori con figli piccoli, un pilastro nell’organizzazione della vita quotidiana».

L’intero programma triennale 0-6 anni prevede uno stanziamento di 11 milioni di euro, già messi a bilancio nel 2018. I finanziamenti devono essere impiegati anche contenerei costi delle rette e ridurre le liste d’attesa per le iscrizioni, garantire il funzionamento dei coordinamenti pedagogici territoriali e la formazione degli operatori dei servizi educativi; valorizzare nel suo insieme il sistema pubblico-privato dei servizi per l’infanzia, tramite la promozione dello strumento delle convenzioni. Una novità negli indirizzi di programmazione è quella di prevedere la graduale promozione sul territorio regionale dei “Poli per l’infanzia”, che riuniscono in un unico o più edifici vicini gli asili nido e le scuole per l’infanzia, con l’obiettivo di assicurare la continuità educativa ai bambini dalla nascita fino a 6 anni.

Guardando all’articolazione del sistema dei servizi educativi per la prima infanzia, ricordiamo che in Emilia-Romagna sono operativi nidi d’infanzia per i bambini da 3 a 36 mesi, sia a tempo pieno che a tempo parziale; servizi domiciliari organizzati in piccoli gruppi educativi; servizi integrativi, come lo Spazio bambini e i Centri per bambini e famiglie.

Per chiudere con i numeri, gli iscritti dell’anno 2016-2017 in Emilia Romagna, secondo l’Osservatorio regionale per l’infanzia e l’adolescenza, erano oltre 33 mila, inseriti nei 1.225 servizi educativi da 0 a 3 anni. Nell’area metropolitana di Bologna i servizi sono 297 e gli iscritti 8.988.

Nella foto la vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini

Nidi d'infanzia, la Regione stanzia oltre 7 milioni di euro per rafforzare e qualificare il sistema emiliano romagnolo

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