Cronaca

Legalità, parla Margherita Asta: «La mafia ci riguarda tutti, al nord come al sud»

Legalità, parla Margherita Asta: «La mafia ci riguarda tutti, al nord come al sud»

«Attenzione a pensare che la mafia sia qualcosa che non ci riguarda, perché chi ha pigiato il pulsante quel giorno ha visto che c”era un”auto con delle persone che non c”entravano nulla, ma ha azionato ugualmente il detonatore. La strage di Pizzolungo ci fa capire che la mafia non guarda in faccia a nessuno». Margherita Asta aveva undici anni il 2 aprile del 1985 quando sua madre, Barbara Rizzo, e i suoi fratellini di sei anni, Giuseppe e Salvatore, morirono nell’esplosione destinata ad uccidere il giudice Carlo Palermo. La donna stava accompagnando i figli a scuola, furono dilaniati. Un eccidio avvenuto nel trapanese per mano della mafia. Oggi Margherita abita a Parma ed è impegnata nel testimoniare e tenere vivo il ricordo di quanto accaduto con l’associazione Libera. Mercoledì 23 maggio sarà a Imola per un evento che culminerà con l’intitolazione del giardino antistante il Teatro Osservanza proprio a sua madre e ai suoi fratelli, vittime innocenti. A promuovere l’evento è Adriana Cogode, commissaria straordinaria del Comune.

Qual è il messaggio che si auspica arrivi agli imolesi dall’intitolazione del giardino alla memoria di sua madre e dei suoi fratellini?
«Che è importante “fare memoria” non come semplice ricordo ma come voglia di riscatto e di dire basta. Ed è importante anche a Imola perché le mafie non sono solo nelle regioni del meridione, lo vediamo col maxi processo alla ‘ndrangheta in corso in Emilia. Tra l’altro non si conosce ancora fino in fondo la verità su quanto accadde a Pizzolungo, sono stati condannati i vertici di Cosa Nostra (all’ergastolo i boss Totò Riina, Vincenzo Virga e Baldassarre Di Maggio) ma il giudice Carlo Palermo arrivò a Trapani in febbraio e l”attentato ci fu in aprile, diede fastidio a qualcuno oppure c’è qualcos’altro, che aveva a che fare con le indagini che seguiva da prima, sul traffico di droga e armi…».

Cosa l’ha aiutata a superare un dolore così grande?
«Il dolore non si supera, ma ci si può convivere meglio e l”impegno con Libera mi ha aiutato a metabolizzare la perdita (nel ’93 è morto anche il padre, Nunzio). A Brescia un detenuto, durante gli incontri organizzati nelle carceri, mi ha chiesto di dedicare ai suoi compagni di cella il mio libro (“Sola con te in un futuro aprile” che Asta ha scritto per Fandango a quattro mani con la giornalista Michela Gargiulo, ndr), affinché facesse riflettere anche loro come aveva fatto con lui. Questi sono i semi che io e gli altri famigliari delle vittime di mafia cerchiamo di mettere in campo e a me danno il senso all”essere rimasta in vita, perché quel giorno avrei dovuto esserci anch”io in macchina, solo per un caso, perché i miei fratelli litigarono, non andai a scuola con loro. Credo di essere rimasta in vita perché dovevo fare la mia parte: dalla morte dei nostri cari far rifiorire voglia di speranza e cambiamento».

Le nostre zone si sono sentite per anni immuni alla mafia. Poi le inchieste Black Monkey ed Aemilia ci hanno mostrato che non era così.
«In Emilia Romagna ci sono tante iniziative con molta partecipazione di studenti e adulti, i cittadini cercano sempre più di fare la propria parte ed essere vigili. Ma occorre essere responsabili nelle scelte del nostro quotidiano, non cercare scorciatoie, penso sempre alla consulente coinvolta nel processo Aemilia che diceva “loro hanno i soldi…”. La mafia garantisce una falsa sicurezza, poi incendi e minacce…».

In tema di lotta alla mafia cosa si sente di dire al futuro Governo e al sindaco di Imola che verrà?
«In generale, che non si deve nascondere tutto sotto il velo della “sicurezza” di cui si parla tanto, bensì rafforzare i servizi sociali perché i mafiosi si radicano dove c”è la povertà, dove con i loro soldi riescono a garantire cose che lo Stato con sempre meno fondi non riesce a fare. Poi, occorrono controlli più sistematici sugli appalti e formazione per funzionari e impiegati pubblici. Il nuovo Governo dovrebbe garantire maggior autonomia alla magistratura e risorse economiche anche alle forze dell”ordine». (l.a.)  

L’articolo completo e ulteriori approfondimenti sul tema sul “sabato sera” in edicola da giovedì 17 maggio. 

Nella foto Margherita Asta (immagine tratta dalla sua pagina Facebook)

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