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Calcio serie C, un Giovinco è arrivato all'Imolese: «Cognome che pesa»

Calcio serie C, un Giovinco è arrivato all'Imolese: «Cognome che pesa»

E’ una sorte comune a tutti coloro che hanno un famigliare più celebre quello di sentirsi nominare non per ciò che si è, ma per quello che si rappresenta. «Quello è il figlio di… il fratello di…» ecco le frasi alle quali deve abituarsi, spesso per un’intera esistenza, chi dal destino ha ereditato questo ruolo. E Giuseppe Giovinco, recente acquisto dell’Imolese, non sfugge a questa regola non scritta che si tramanda nel tempo. Sebastian, suo fratello di tre anni più grande, ed ex giocatore della Juventus, ora al Toronto, squadra che milita nella Major League Soccer americana, è un riferimento inevitabile per lui. Ovunque vada si vede presentato come il «fratello di Giovinco». E a 27 anni un po’ gli pesa. «Sono convinto che se fossi stato considerato come Giuseppe e basta, avrei ottenuto di più dalla mia carriera – ha detto Giovinco non appena ha messo piede al Centro Bacchilega -. Perché è normale che chiunque fosse paragonato a Sebastian ci perderebbe, considerando che in questo momento non esiste un giocatore italiano che si possa paragonare a lui per caratteristiche tecniche».

Anche tu, come lui, calcisticamente sei cresciuto nella Juventus.

«Sono rimasto bianconero per 13 anni. Ho fatto tutta la trafila delle giovanili, vincendo due volte il Torneo di Viareggio quando giocavo nella Primavera con Immobile, Iago Falque, Marrone, Rossi e con Maddaloni e Bruni allenatori. Con mio fratello invece ho fatto solo degli allenamenti ai tempi di in cui sulla panchina della Juve sedeva Ciro Ferrara».

Fisicamente vi somigliate parecchio. Tu però sei un attaccante puro.

«Che ama muoversi a tutto campo. Ovviamente nell’ambito di una precisa organizzazione di gioco. Mi piace svariare, cercare la posizione, trovare soluzioni per provare a far gol».

La tua media finora non è stata elevata. Il picco l’hai toccato a Catanzaro due anni fa con 9 reti.

«Il numero dei gol dipende dal tipo di squadra nella quale ti trovi e dal momento che stai affrontando. Un conto è giocare per vincere il campionato, un conto per salvarti. La quantità di occasioni che ti possono capitare cambia. Poi nella media non si considerano mai i gol in Coppa Italia. Cinque anni fa, per esempio, all’Esperia Viareggio feci in totale 13 gol; 7 in campionato e 6 in Coppa, dove arrivammo alla finale, che perdemmo col Latina».

Quale è stato il tecnico dal quale hai appreso di più?

«Mario Somma, uno dei quattro avuti a Catanzaro, e soprattutto Stefano Cuoghi, che mi ha allenato a Viareggio. Diciamo che lui è stato l’unico che ha mostrato coerenza fra ciò che diceva e quello che faceva. Dalla maggioranza degli altri ho riscontrato solo belle parole, che puntualmente svanivano nei momenti di difficoltà».

Come è avvenuto l’approccio con l’Imolese?

«E’ stato molto veloce. Ho ricevuto la chiamata del mio procuratore D’Amico, che mi ha informato sull’interessamento dell’Imolese. Per accordarci non è stato nemmeno necessario che venissi qua prima. Mi è bastato sapere che avrei trovato entusiasmo per la C conquistata col ripescaggio, ambizioni e un bel centro sportivo, quindi la possibilità di allenarsi bene. E poi ci sono due amici come Belcastro e Bensaja che ho avuto come compagni rispettivamente alla Carrarese e a Catanzaro. Quando sono arrivato ho avuto conferma di quanto mi avevano detto. Una società del genere bisogna tenersela ben stretta, considerando quello che c’è in giro».

L’obiettivo dell’Imolese per ora è la salvezza. Cosa serve per non rischiare?

«Diverse cose. Non bisogna mai adagiarsi, nemmeno se per un periodo arrivano risultati superiori alle aspettative. Perché basta poco per ripiombare in basso. Poi non guardare troppo le avversarie, perché c’è poca differenza fra una squadra e l’altra in serie C. Saper mantenere sempre l’atteggiamento giusto durante la settimana. Infine subire meno gol possibili, perché qualcuno lo si fa sempre. E se non capita, lo 0-0 è comunque assicurato». 

a.d.p.

L”articolo completo su «sabato sera» del 30 agosto.

Nella foto: a sinistra i fratelli Giovinco, a destra Giuseppe in allenamento

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