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Cronaca 18 giugno 2018

A Castel Guelfo l’antizanzare nebulizzato protegge bar, bocce e parco giochi

Alzi la mano chi non è mai stato infastidito dal ronzio di una zanzara o, peggio ancora, dal prurito dopo essere stato punto. A Castel Guelfo la caffetteria Settecento e il circolo Arci, in collaborazione con la ditta Edera ambiente, hanno cercato una soluzione alternativa per i clienti del bar e i giocatori dei vicini campi da bocce e nei giorni scorsi hanno posizionato un sistema automatico antizanzare (Freezanz) che utilizza una miscela di oli essenziali naturali antizanzara.

In pratica, il liquido corre lungo un tubicino quasi invisibile e, tramite 29 ugelli, viene nebulizzato negli orari ritenuti più critici. «Non uccide le zanzare, bensì è un “disabituante”, ossia serve per farle allontare perché emana un odore sgradevole per questi insetti, ma non per l’uomo» spiega Danilo Brintazzoli di Edera ambiente, che ha installato l’impianto.

«L’idea è venuta a Luca Righini della caffetteria Settecento e come Arci abbiamo deciso di collaborare – spiega il presidente di Arci Castel Guelfo, Ruggero Morini -. In pratica, l’impianto è stato installato sia a protezione dell’area esterna del bar, sia lungo il perimetro della recinzione dei due campi da bocce a due metri d’altezza. In questo modo, riesce a proteggere anche il vicino parco giochi dove spesso ci sono anche famiglie e bambini».

Impianti di questo genere stanno prendendo piede soprattutto negli ultimi anni. «Vengono installati ad esempio in ristoranti e campeggi, ma anche in giardini privati – dice Brintazzoli -. L’impianto può essere portatile, e si parte da un costo di 400 euro, mentre per macchinari fissi dai 1.500 euro in su». (gi.gi.) 

Nella foto un particolare del tubo e uno degli ugelli che nebulizzano il prodotto antizanzare

A Castel Guelfo l’antizanzare nebulizzato protegge bar, bocce e parco giochi
Cronaca 13 giugno 2018

Riorganizzazione estiva dell'ospedale, i sindacati: meno letti ma poco personale per i turni notturni in Geriatria

Come ogni anno l”Ausl riorganizza l’attività ospedaliera, in vista delle ferie del personale sanitario, approfittando anche del fisiologico calo della richiesta di prestazioni e del numero di cittadini che accedono ai servizi. Coinvolti sono sia il presidio di via Montericco sia l’ospedale di comunità di viale Oriani a Castel San Pietro. “Le riduzioni sono molto limitate” assicurano dall’Ausl con una nota. In effetti risultano invariati i posti in Medicina A, Area Post Acuti, Day Service internistico, Day Hospital Oncologico, Ortopedia, Ostetricia Ginecologia, Medicina di Urgenza, Cardiologia ed Area critica, nonché nel Servizio diagnosi e cura e connessa Residenza per i trattamenti intensivi.  

Invece sono stati ridotti a partire da lunedì 11 giugno e fino al 30 settembre i posti letto nella piattaforma medica del terzo piano che contiene la Medicina B (con posti anche di Gastroenterologia e Oncologia) e la Geriatria: rispetto ai 60 letti complessivi ne vengono “tolti” 14, a seconda delle esigenze e dei pazienti. Inoltre la Pediatria da lunedì prossimo, il 18 giugno, e fino al 30 settembre passa da 15 a 11 posti letto, con chiusura per tutto il mese di agosto del Day Hospital pediatrico.

Nel dipartimento Chirurgico le riduzioni riguardano i reparti di Otorinolaringoiatria ed Oculistica che, di fatto, chiuderanno dal 28 luglio al 2 settembre, ma le cui urgenze verranno comunque accolte presso i reparti di Ortopedia e Ginecologia i cui posti restano invariati; l’Urologia si riduce di 4 letti, la Chirurgia generale di 6 e la Breast unit (chirurgia senologica) di 2. Da notare che luglio e la prima decade di agosto verranno utilizzate per effettuare i previsti lavori di ammodernamento delle sale operatorie, non sarà ovviamente interrotta del tutto l’attività (le sale operatorio sono otto), ma nel fissare gli interventi programmati se ne terrà conto.

Infine, il polo di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva ridurrà in parte l”attività, mantenendo attiva una sala endoscopica per 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì.  Passando oltre Sillaro, come consuetudine la Day surgery polispecialistica sospenderà le attività dal 23 luglio al 2 settembre, mentre l’Ospedale di Comunità da lunedì 11 giugno fino al 9 settembre è sceso dai 33 posti letto complessivi abituali a 21 di cui 12 per la Struttura di cure intermedie e 7 di Hospice (di solito sono 21 di Struttura cure intermedie e 12 di Hospice). Questo il quadro.

I sindacati di categoria della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil, però. sono preoccupati per le presenze del personale nel turno notturno della piattaforma medica “ridotte a soli 3 infermieri, per gestire 28 posti letto di Medicina e i 14 posti letto di Geriatria – scrivono in una nota -. Solo tre infermieri nel turno di notte che devono assolvere a tutti i bisogni sanitari e di base di questi 42 ricoverati. E’ evidente che questo numero rappresenta un problema perchè alla partenza delle attività del turno notturno un infermiere da solo deve mobilizzare i pazienti per prestare le cure necessarie, questione non semplice viste le condizioni di sostanziale non autosufficienza degli utenti della Geriatria.

Abbiamo fatto un”assemblea sindacale nella quale gli operatori ci hanno espresso la necessità di inserire nel turno di notte un infermiere in più e operatori socio sanitari (oss) per poter gestire le due unità operative di Medicina e di Geriatria con due coppie di operatori in maniera tale che si possano dare le risposte necessarie agli anziani e agli utenti che vengono ricoverati.

Abbiamo inviato una richiesta in tal senso alla quale l”azienda ha dato una risposta che non ci convince”. I sindacati concludono: “Riteniamo che la salute degli abitanti del circondario imolese e la sicurezza delle cure siano obiettivo prioritario di tutte le parti e di tutte le componenti in campo”. (l.a.)

AGGIORNAMENTO DEL 13 GIUGNO:  In merito, l’Ausl ha tenuto a sottolineare che “Quest’anno le riduzioni di posti letto nell’ospedale di Imola sono meno importanti rispetto ad anni in cui erano in atto le ristrutturazioni dei reparti che alcune volte le hanno rese anche logisticamente necessarie”.Aggiungendo sul tema del personale che “Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, essa è garantita in modo del tutto proporzionale alla riduzione dei pazienti: i minuti di assistenza per paziente, anche nella fascia notturna, sono gli stessi che si hanno durante l”anno e garantiscono pienamente i parametri richiesti”. Domani, tra l’altro, è previsto un ulteriore incontro con i sindacati.

Nella foto l”ospedale di via Montericco

Riorganizzazione estiva dell'ospedale, i sindacati: meno letti ma poco personale per i turni notturni in Geriatria
Cronaca 15 maggio 2018

Controlli dei Nas, denunciati due falsi fisioterapisti che lavoravano a Dozza

Ci sono anche due falsi fisoterapisti che lavoravano presso una struttura sanitaria nel territorio di Dozza tra le 22 persone finite sotto la lente dei Nas di Bologna nel corso dei controlli riguardanti il fenomeno dell’esercizio abusivo delle professioni sanitarie svolti nelle province di Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Si tratta di un uomo di 60 anni e di una donna 28 anni, entrambi con in mano soltanto un diploma di scuola superiore, ma non i titoli specifici per poter esercitare la professione di fisioterapista. I due sono stati denunciati a piede libero per violazione dell”articolo 348 del Codice penale (esercizio abusivo della professione medica) che di recente è stato inasprito e ora prevede come pena la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 10.000 a 50.000 euro. Si vedrà, se si arriverà al processo. I Nas hanno anche chiesto al Comune e all”Ausl di procedere agli atti per la sospensione dell”attività dei due presso il centro e, in seguito, sono stati licenziati.

Anche la struttura dovrà pagare una sanzione, ma non sono stati effettuati dei sequestri in quanto i militari non hanno trovato prove che i responsabili del centro fossero a conoscenza che a svolgere le prestazioni fossero due finti fisioterapisti. Anche i clienti, ovviamente, erano ignari di tutto. (gi.gi.)

Foto d”archivio

Controlli dei Nas, denunciati due falsi fisioterapisti che lavoravano a Dozza
Cronaca 14 maggio 2018

Il direttore dell'ospedale Neri: “Il reparto Post Acuti funziona, ora il geriatra a domicilio'

Andrea Neri, il direttore del presidio ospedaliero, non ha dubbi: «I primi dati sono positivi. Siamo contenti degli indicatori di soddisfazione del personale medico, infermieristico e dei pazienti». La piccola rivoluzione del dipartimento medico dell’ospedale di via Montericco, è diventata realtà. In particolare, il superamento della Lungodegenza e l’attivazione del Post Acuti, reparto a gestione infermieristica dove la responsabilità clinica rimane in capo al medico ospedaliero che invia il paziente e quella complessiva è del capo del Dipartimento medico-oncologico (Antonio Maestri). I timori iniziali «sono stati fugati – precisa Neri -, abbiamo avuto diversi encomi dai pazienti, che hanno apprezzato il fatto di essere seguiti fino al termine del loro percorso. L’équipe infermieristica fornisce anche informazioni, alle persone o a chi deve seguirle, sull’uso di eventuali ausili da utilizzare una volta rientrati a casa. Un’attenzione di cui molti, soprattutto gli anziani, hanno bisogno». Ufficialmente il Post Acuti del Santa Maria della Scaletta è aperto dal 2 ottobre, i letti sono ventidue, di cui quattro dedicati alla riabilitazione intensiva, ad esempio per un post ictus.

«I dati a fine marzo ci danno un’occupazione piena dei posti letto e una degenza media di 13 giorni, che è quanto ci aspettavamo – continua Neri -. Inizialmente i medici che hanno inviato i pazienti sono stati quelli di Medicine e Geriatria, ma da un paio di settimane l’attività si è allargata anche alla Chirurgia generale».

Nel nostro territorio la gestione infermieristica trova già applicazione nell’Ospedale di comunità (Osco) presso l’ospedale di Castel San Pietro, annesso alla Casa della salute, 21 posti letto in tutto. Anche qui e nella Struttura residenziale di cure intermedie (Srci) ci sono stati cambiamenti. Per Neri rappresentano l’ulteriore anello di un sistema sempre più integrato tra ospedale e territorio. «Da novembre abbiamo in Osco un geriatra che garantisce la continuità clinica. Questo modello ci ha permesso di curare più malati» rivendica, dati alla mano. A chi teme che tutto questo voglia dire semplicemente che le persone vengono tenute sempre meno in ospedale, Neri ribatte che «non significa dimetterle prima del necessario. A livello regionale la degenza media negli Osco è 20 giorni, da noi 19,8 giorni. Abbiamo ottimizzato le risorse. Poter trasferire all’Osco più malati ci ha permesso di reggere il sovraffollamento del pronto soccorso. Abbiamo un sistema e dobbiamo usarlo in modo continuo e integrato» conclude.

Il tentativo è offrire la miglior assistenza possibile ottimizzando i costi, in particolare per i pazienti fragili, gli anziani, riducendo al minimo indispensabile i tempi di ricovero e il numero degli accessi ripetuti al pronto soccorso. Considerata l’età media della popolazione del nostro territorio, un elemento da non sottovalutare. Non a caso un altro tassello della riorganizzazione è stata l’introduzione del geriatra territoriale, un progetto partito un anno fa nelle case di riposo (cra) del circondario, che fa capo alla Geriatria. «Ora vorremmo estendere l’attività del geriatra territoriale a tutte le altre cra e in futuro al domicilio dei pazienti. Significherebbe visitare e inviare le persone, se occorre, direttamente dal domicilio all’hospice o dalla cra all’Osco oppure alla Srci per qualche giorno e poi dimetterle, senza dover passare dal pronto soccorso e dall’ospedale». (l.a.)

Altri particolari nell”articolo nel “sabato sera” del 10 maggio.

Nelle foto il reparto post acuti del terzo piano e Andrea Neri

Il direttore dell'ospedale Neri: “Il reparto Post Acuti funziona, ora il geriatra a domicilio'
Cronaca 14 maggio 2018

La Medicina B a Pasquali, la Geriatria a Menetti, si completa il riordino nell'ospedale di Imola

Stefano Pasquali è il nuovo direttore della struttura complessa Medicina B mentre la Geriatria è diventata una struttura semplice dipartimentale ospedaliera e territoriale, con al vertice, confermato, Massimo Menetti. Due novità divenute operative ad inizio maggio dopo la firma delle delibere ufficiali di nomina da parte del direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi. Si è completata così la riorganizzazione della medicina internistica, partita gradualmente oltre un anno fa e che si collega anche all’attivazione dell’area Post Acuti del terzo piano.

Stefano Pasquali, ha 60 anni, abita a Budrio «ma professionalmente è imolese doc», sottolineano dell’Ausl, dato che lavora al «Santa Maria della Scaletta» da ben ventotto anni, prima in Medicina, poi in Lungodegenza; nel 2010, con la riorganizzazione per gradualità di cura dell’area, è stato nominato responsabile della struttura semplice di Medicina a media-bassa intensità, denominata poi Medicina B e trasformata ora in struttura complessa.

Anche Massimo Menetti, 59 anni, imolese, geriatra, lavora dal 1993 presso l’ospedale di Imola e dal 2016 è il responsabile della Geriatria. «Il nuovo assetto – conferma Pasquali – ci mette nelle condizioni di garantire un’assistenza medica ed infermieristica di grande qualità, al passo con i nuovi bisogni emergenti della popolazione, soprattutto di quella fragile, che i nostri reparti trattano principalmente». «Sono lieto che la Geriatria – aggiunge Menetti -, già apprezzata anche per la diagnostica strumentale (ecografica e doppleristica), le valutazioni multidimensionali e dei disturbi cognitivi, sia diventata una struttura trasversale sia al Dipartimento medico-oncologico che alle attività sul territorio».

Il prossimo incarico di vertice che l’Ausl dovrà assegnare (l”avviso di selezione è appena scaduto) è quello di direttore o direttrice del Distretto sanitario. Il piano di nomine anticipato da Rossi per ora è confermato, sebbene si siano allungati un po’ i tempi. Per quanto riguarda Oculistica e Pediatria, l’intenzione era chiedere alla Regione l’autorizzazione per i primariati entro il 2018. Si vedrà. (l.a.) 

Altri particolari nell”articolo su “sabato sera” del 10 maggio

Nella foto: Stefano Pasquali e Massimo Menetti

La Medicina B a Pasquali, la Geriatria a Menetti, si completa il riordino nell'ospedale di Imola
Cronaca 10 maggio 2018

Pronto e operativo il nuovo centro inalazioni delle Terme di Castel San Pietro

Spazi colorati per identificare le varie terapie e attenzione per l’illuminazione: calda nelle sale d’aspetto, più fredda e tecnica negli spazi di cura. Sono solo alcuni particolari che completano la ristrutturazione dell’area inalazioni dello storico stabilimento termale castellano. Un investimento da circa 2 milioni di euro messo in atto durante la chiusura invernale delle Terme e che venerdì scorso è stato presentato ufficialmente con il tradizionale taglio del nastro con le autorità. Da lunedì 7 i nuovi spazi al primo piano sono operativi con le nuove cento postazioni polivalenti in grado di utilizzare sia l’acqua sulfurea che quella salsobromoiodica, entrambe provenienti dai pozzi ad uso esclusivo delle Terme. Una trentina di postazioni sono riservate alle terapie dei più piccoli, unitamente alle cure per i problemi di sordità rinogena, un «reparto bimbi» dedicato solo a loro.

«Ora saremo aperti anche al pomeriggio e non solo al mattino – aggiunge l’amministratore delegato Stefano Iseppi -. Inoltre le nuove macchine permettono una micronizzazione dell’acqua maggiore che raggiunge così anche le alte vie aeree, quindi viene migliorata l’efficacia dei trattamenti. L’impiantistica utilizzata è particolarmente costosa perché occorrono acciai particolari per resistere all’idrogeno solforato contenuto nell’acqua solforosa, una sostanza che fa benissimo per la nostra salute ma corrode i metalli».

Soddisfatto il sindaco Fausto Tinti (il Comune è da sempre azionista di minoranza della Terme di Castel San Pietro Spa proprietaria della struttura dove oggi azionista di maggioranza è l”Anusca): «Il miglioramento strutturale segna un percorso per uno stabilimento fiore all’occhiello della nostra comunità ed esempio di positiva imprenditoriale. Il presidente nazionale di Federteme, Costanzo Jannotti Pecci ha ricordato un tema caro ad Attilio Menconi Orsini (direttore sanitario e fino all’estate scorsa anche azionista di maggioranza di Terme Spa): «Questo rinnovamento qualificherà ulteriormente lo stabilimento castellano vocato ad un termalismo terapeutico».

L’assessore regionale Andrea Corsini, dal canto suo, ha puntualizzato come il termalismo, nonostante alcune difficoltà nel recente passato, sia una delle eccellenze dell’Emilia Romagna e come tali anche un elemento dell’offerta turistica: «Lo stabilimento castellano può sicuramente farne parte, in un territorio di cerniera come quello castellano sul quale stiamo lavorando per renderlo sempre più attrattivo».

In conclusione, il direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi ha anticipato l’intenzione di un sempre più stretto rapporto tra Terme castellane e Azienda sanitaria: «Lavoreremo insieme su percorsi e formazione in una logica moderna di termalismo che guarda a tutti gli attori del territorio». (l.a.) 

Nelle foto il nuovo reparto inalazioni; un momento dell”inagurazione con Stefano Iseppi, Paride Gullini presidente Anusca, Costanzo Jannotti Pecci presidente Federterme, Corrado Zaccaria, presidente delle Terme di Castel San Pietro Spa, Fausto Tinti, sindaco di Castello 

Pronto e operativo il nuovo centro inalazioni delle Terme di Castel San Pietro
Cronaca 5 aprile 2018

Case, verde e parcheggi il futuro del “Silvio Alvisi' in cambio dell'ampliamento dell'ospedale

Un centinaio di alloggi e una piccola area commerciale di vicinato, una ciclabile di collegamento tra viale D’Agostino e viale Saffi, parcheggi e una grande fascia di verde attorno. Questo il futuro del «Silvio Alvisi» in base all’accordo concertato tra l’Azienda usl, proprietaria dell’area, e il Comune. Nocciolo del progetto è trovare poi un costruttore o comunque un soggetto che, in cambio dell’area e relative possibilità edificatorie, realizzi l’ampliamento dell’ospedale nuovo, cofinanziandolo per una cifra fissata in 3 milioni e 500 mila euro, in sostanza si tratta di un appalto integrato.

La Regione ha già approvato da tempo questa ipotesi stanziando gli altri 3 milioni e 500 mila euro necessari per completare la nuova struttura in via Montericco che dovrà diventare la nuova sede delle attività ambulatoriali e riabilitative. L’anno scorso la proposta dell’Azienda sanitaria, trasformata in manifestazione di interesse, è stata inserita tra le schede del Poc comunale 2017-2020 adottato a gennaio dal Consiglio comunale come ambito di valorizzazione e riqualificazione 14. La direzione dell’Ausl il 7 marzo scorso ha infine approvato l’accordo concertato e ora è sul tavolo del commissario straordinario Adriana Cogode, che a sua volta dovrà firmarlo a nome del Comune. A quel punto mancherà solo l’approvazione del Poc da parte del nuovo Consiglio comunale che uscirà dalle amministrative di giugno per permettere all’Ausl di procedere con il bando per l’appalto.

Nel dettaglio, l’area del «Silvio Alvisi» è di 14.800 metri quadrati, l’accordo ne destina un massimo di 7.300 al residenziale (stimati 102 alloggi) e 700 a funzioni di servizio complementari, che per metà potranno essere negozi. Per questo scopo, tra l’altro, è stata individuata l’attuale porzione dell’immobile prospiciente viale D’Agostino, che sarà mantenuta (disegnato negli anni ’60 dall’architetto Zacchiroli, è considerato architettonicamente interessante ma non è sottoposto a vincoli); il resto potrà venire abbattuto per far spazio ad edifici di altezza variabile con un massimo di cinque piani. La logica è quella della riqualificazione e completamento di un comparto urbanistico residenziale a ridosso del centro. L’accordo prevede anche la realizzazione di ulteriori 2.000 metri quadrati di parcheggi pubblici in ampliamento di quello esistente (Bocciofila) con accesso da viale Saffi, e altrettanti di area verde pubblico e attrezzata all’incrocio tra vie Saffi e D’Agostino e in aggiunta una superficie analoga sempre di verde da monetizzare. Come zona cuscinetto tra le case e le scuole (oggi il «Luca Ghini» ma in prospettiva il nuovo polo dei licei) è prevista una fascia di parcheggi. Infine, l’accordo prevede che vengano versati 16.000 euro come contributo per interventi di edilizia residenziale sociale.Al di là dei particolari, non si tratta certo di una novità. La prima volta che è stata ventilata la possibilità di alienare il «Silvio Alvisi» era il 2012.

L’Azienda sanitaria è intenzionata a procedere comunque con l’ampliamento. Proprio in questi mesi sta completando la progettazione esecutiva e le verifiche belliche e archeologiche preventive sull’area. La nuova struttura annessa all’ospedale sarà una piastra ad «elle» di 4.500 metri quadri formati da un piano interrato più due piani fuori terra. La nuova ala servirà principalmente per spostare in via Montericco tutti i servizi riabilitativi dell’Ausl che attualmente sono nel «Silvio Alvisi». Quindi vi troveranno posto tre grandi palestre e i poliambulatori. Poi vi verrà trasferito il Cup ospedaliero, oggi angusto, e il Punto accettazione unico.

E qualora qualcosa si arenasse? L’accordo col Comune prevede che il Poc venga approvato entro il 2018 altrimenti occorrerà siglare un’apposita proroga. «Al momento tutto sta procedendo secondo le previsioni e non abbiamo motivo di ritenere che debbano subentrare delle difficoltà. Siamo convinti della bontà di questo progetto che punta a migliorare la fruizione del servizio da parte del cittadino e allo stesso tempo ad ottimizzare i costi di gestione» dicono dall”Ausl.

L”articolo completo sul “sabato sera” del 5 aprile.

l.a.

Nella foto uno dei rendering su come potrebbe svilupparsi l”area del Silvio Alvisi in futuro

Case, verde e parcheggi il futuro del “Silvio Alvisi' in cambio dell'ampliamento dell'ospedale
Cronaca 30 marzo 2018

L’ex ciclista Fabiano Fontanelli racconta la sua battaglia contro il Parkinson

«La bicicletta? Ho già cominciato ad allenarmi sui rulli e tra un mesetto…». Mentre lo dice Fabiano Fontanelli si illumina tutto. E’ seduto sul divano di casa e si sta godendo quella che chiama la sua «nuova vita». Fontanelli è conosciuto per essere stato un grande del ciclismo, con 37 vittorie in carriera comprese quattro tappe del Giro d’Italia e sei stagioni nella Mercatone Uno dell’allora capitano Marco Pantani, ha diviso trofei e imprese con altri campioni come Bettini, Bartoli e Bugno. A 53 anni non ancora compiuti è malato da tempo di Parkinson e un mese fa, il 20 febbraio, gli hanno inserito due elettrodi nel cranio e una specie di pacemaker sottocute all’altezza della clavicola destra, per l’esattezza un’apparecchiatura per la stimolazione cerebrale profonda o deep brain stimulation (dbs). «Sono il primo ad Imola ad aver fatto questo tipo di operazione, in tutto il mondo siamo circa 70 mila». E’ seguito da Pietro Cortelli, responsabile del Programma Parkinson presso l’Istituto delle scienze neurologiche di Bologna, la struttura che ha riunito Bellaria e Clinica neurologica dell’università in un Irccs d’eccellenza riconosciuto dal Ministero; l’intervento di Fontanelli è stato fatto proprio a Bologna dallo staff del neurochirurgo Mino Zucchelli, Stefania Nassetti lo segue dal punto di vista biomeccanico.  

«Voglio raccontare a tutti la mia esperienza per trasmettere un po’ di coraggio agli altri malati, per dirgli che bisogna combattere ogni giorno e non lasciarsi andare. Finché ce la fai devi fare tutto quello che vuoi» dice. 

Cominciamo dalla malattia. Quando ha scoperto di avere il Parkinson?
«A 39 anni, avevo lasciato il professionismo a 38. Ma probabilmente l’avevo da tempo perché i neuroni cominciano a “morire” due o tre anni prima che si manifestino i sintomi». 

Il Parkinson l’associamo ai tremori incontrollabili, ma la sua sintomatologia è stata diversa.
«Dormivo male, avevo un po’ di depressione e i crampi. All’inizio non ci ho dato peso perché i crampi li avevo anche prima e la depressione poteva essere normale per un atleta che aveva appena finito la carriera. Poi un giorno mentre camminavo mi sono accorto che il braccio sinistro rimaneva immobile lungo il fianco. A quel punto sono andato da un neurologo di Solarolo che conoscevo perché era stato il medico di mio nonno, che ha avuto la stessa malattia. Non appena mi ha visto ha detto “hai una sindrome extrapiramidale”, io l’ho guardato perplesso e lui “è un modo elegante per dire che hai il Parkinson”. Mi è crollato il mondo addosso». 

Cos’è successo dopo la diagnosi?
«Dal punto di vista fisico per i primi quattro-cinque anni non avevo particolari problemi, ho continuato a lavorare, ero direttore sportivo per la Reda, seguivo le corse. Prendevo il Levodopa, il farmaco tipico dei parkinsoniani, però ero giù di morale perché sapevo che si trattava di una malattia degenerativa che sarebbe peggiorata». 

Infatti i sintomi sono peggiorati.
«Non muovevo le braccia e camminavo male, ad un certo punto sono cominciate le distonie, sono come delle contratture improvvise. Mi facevano torcere dal dolore. Mi prendevano in pizzeria oppure al centro commerciale, dovevo stare fermo delle ore oppure mio suocero e mia moglie mi dovevano muovere sul letto, in continuazione. E non riuscivano a trovare una soluzione: se prendevo troppa medicina mi venivano, se ne prendevo troppo poca mi venivano… A quel punto Cortelli, il neurologo che mi aveva consigliato l’amico solarolese, mi ha prescritto un altro farmaco, in sostanza un ansiolitico e le distonie sono quasi scomparse. A quel punto ho ripreso coraggio e pure ad andare in bici, tanto che ho buttato già venti chili e andavo talmente bene che competevo con i cicloamatori. Mia moglie e la suocera erano preoccupate perché ogni tanto cadevo, inciampavo quando camminavo, ma in bici stavo bene, avevo meno problemi. Una volta al mese mi “bloccavo” però era accettabile, prima mi capitava tre volte a settimana. Così sono andato avanti per altri 4-5 anni. Poi la malattia è peggiorata ancora, quattro mesi fa ero arrivato ad una compressa ogni 45 minuti, avevo un quarto d’ora buono e mezzora cattiva, alla sera non dormivo quasi più. Non parlavo. Mi sono nuovamente demoralizzato. Ho smesso di andare in bici. Non ce la facevo più. Allora il medico mi ha proposto l’intervento». 

Il dbs è un”operazione ancora sperimentale?
«No, ormai la fanno da vent’anni, però non tutti sono compatibili e molti hanno paura: parliamo di circa 8 ore di intervento di cui 5 e mezzo da sveglio. A Bologna ne fanno uno o due al mese da due anni. C’è un rischio del 3-4% che non abbia successo, sia da ripetere oppure provochi danni».  

Non ha avuto paura? La sua famiglia?
«Mai avuta, mi sono detto posso solo migliorare. E mia moglie e mio figlio mi hanno sostenuto». 

Adesso come va?
«Nei giorni scorsi mi sentivo un po’ “accelerato” avevo delle discinesie dei movimenti involontari del viso, abbiamo tarato il pacemaker ora sono a 2,5 e si può salire al massimo a 5. So che un 15-20 per cento dei malati riesce a fare a meno dei medicinali e il mio obiettivo è quello. So che sarà difficile, intanto sono sceso a 600 milligrammi di farmaco al giorno mentre prima ero a 2000. Devo avere pazienza e calare ancora di peso perché così farò meno fatica a muovermi e la medicina riuscirà a fare più effetto. Ma il morale è alto. Mi sento di avere una nuova vita, posso fare tutto, la sauna, andare in bici, prendere il sole. Voglio viaggiare e sciare, non ci vado da due anni. Il giorno dopo il rientro dall’ospedale ero già al bar a fare un giro. Soprattutto vorrei riuscire a trasmettere coraggio alle persone che si ammalano». 

Cosa vuol dire ai malati di Parkinson?
«Che non si devono demoralizzare, scelgano il trattamento che preferiscono ma devono combattere. Alcuni si vergognano, ma non ha senso perché se ti ammali non è colpa tua. Io non ho mai nascosto la malattia e so che peggiorerò ancora, ma adesso mi godo questi momenti e vivo alla giornata. Mi sto organizzando con il neurologo del Bellaria per sensibilizzare le persone e raccogliere fondi per la ricerca, probabilmente organizzeremo delle cene e aste di beneficenza con alcuni cimeli del ciclismo».

L”articolo completo e altri particolari sulla malattia e i servizi a diposizione sul territorio dell”Azienda usl di Imola sul “sabato sera” del 29 marzo 2018.

l.a.

Nella foto Fabiano Fontanelli in bicicletta dopo l”intervento

L’ex ciclista Fabiano Fontanelli racconta la sua battaglia contro il Parkinson
Cronaca 19 marzo 2018

La Neurologia dell'Ausl di Imola, al fianco dei pazienti con sla, sclerosi multipla o Parkinson

«Oggi abbiamo un incremento dell’incidenza della sclerosi multipla, del Parkinson e della demenza. Per la sclerosi multipla va considerata la maggior capacità diagnostica, ma esiste anche un reale aumento dei casi in particolare nella donna e con un’età di esordio sempre più giovanile». L’analisi è di Vittoria Mussuto, neurologa, che a fine febbraio è andata in pensione lasciando il vertice della Neurologia dell’Ausl di Imola. Un servizio che ogni anno fa 1250 consulenze tra reparti e pronto soccorso, 4300 visite ambulatoriali per i pazienti esterni, senza contare la diagnostica, con 10.000 elettromiografie e potenziali evocati e 850 elettroencefalogrammi. In molti casi le persone seguite presentano patologie croniche o invalidanti, come emicranie gravi, epilessie o neuropatie che richiedono terapie costanti e impegnative, come immonuglobuline o cortisonici per via endovenosa. Mussuto lavora a Imola da circa trent’anni e da quindici dirige l’unità operativa di Neurologia.

«Ho iniziato come guardia medica» ricorda. «Il servizio, così come è configurato oggi, l’ho costruito passo dopo passo. Quando sono arrivata si trattava di una semplice attività di consulenza clinica interna per gli altri reparti. Ho incrementato la capacità diagnostica con lo sviluppo di un laboratorio di neurofisiologia e potenziato l’ambulatorio per esterni con attenzione per i tempi di attesa». Per tre patologie, sclerosi multipla (sm), Parkinson e sla, sono stati attivati dei percorsi di presa in carico: dalla diagnostica al trattamento i pazienti vengono seguiti direttamente. Sono 130 i pazienti con sm seguiti, 150 quelli col Parkinson e, ad oggi, 45 con la sla (sclerosi laterale amiotrofica). «La peculiarità in tutti questi percorsi è che abbiamo creato gruppi multidisciplinari che si prendono cura dei pazienti per ottenere la miglior qualità di vita». Una collaborazione è stata attivata con i reparti di degenza, la medicina riabilitativa, la psicologia, i medici di medicina generale. Il servizio ha rapporti stretti anche con le associazioni di volontariato, come «Io vivo io vivrò» creata da Gian Luca Fantelli (il cantautore medicinese scomparso a causa della sla), Iniziative Parkinsoniane Imolesi o Aism.

La sla è la patologia con l’esito più drammatico, ma anche per molte altre, come la sm, non esiste una cura definitiva, quindi è molto importante arrivare rapidamente ad una diagnosi per intervenire con le terapie. «Alle volte le persone arrivano terrorizzate perché hanno cercato informazioni su Google, noi cerchiamo di dare le informazioni più complete possibili, indichiamo i siti corretti su cui informarsi e abbiamo sviluppato l’educazione sanitaria attraverso l’infermiera».

Oggi, con Mussuto, il team del reparto consta di quattro neurologi, un’infermiera e tre tecnici per gli esami. «Ho ricevuto garanzia dalla direzione dell’Ausl che il servizio continuerà a svolgere in pieno la sua attività». L’intenzione di Mussuto è continuare l’attività in libera professione presso l’ambulatorio Valsalva. «La neurologia è una bella palestra, una specializzazione che ti educa alla relazione col paziente: una visita dura almeno trenta minuti, iniziamo dalla testa e finiamo con i piedi, e la fase del colloquio è importantissima. Molti si meravigliano quando per un mal di testa diciamo “si tolga scarpe e calzini…”».

l.a.

Nella foto Vittoria Mussuto (terza da destra) con il team del reparto

La Neurologia dell'Ausl di Imola, al fianco dei pazienti con sla, sclerosi multipla o Parkinson
Cronaca 14 marzo 2018

Vaccinazioni e scuola, l'Ausl invia 472 raccomandate ai bambini e ragazzi ancora non in regola

Prosegue l’iter di applicazione della legge nazionale che ha reso obbligatorio il fatto di essere in regola con le vaccinazioni per poter frequentare asili e scuole. Il non rispetto della legge comporta, per i bimbi da 0 a 6 anni, la non ammissione a nidi e materne, mentre per elementari e medie, per la fascia di età 6-16 anni, è prevista una sanzione pecuniaria che va da 100 a 500 euro, in base al numero di vaccinazioni omesse.

Il 10 marzo era il termine entro il quale i genitori dovevano presentare a scuola la documentazione che attestava l’avvenuta vaccinazione (il certificato vaccinale oppure la lettera dell’Ausl con l’appuntamento fissato) o l’esonero per gravi motivi di salute. Ma, a differenza di quanto sta avvenendo in altre regioni, dal 10 marzo sul nostro territorio le porte di nidi e materne non si sono immediatamente chiuse ai bimbi non in regola, così come non sono subito scattate le sanzioni per le famiglie dei bimbi che frequentano le scuole dell’obbligo.

L’Ausl di Imola chiarisce proprio questo punto. «Il 10 marzo – ci spiegano – non era la data a partire dalla quale sarebbe stata interrotta la frequenza dei bimbi non in regola. Il termine valeva per quei genitori che all’inizio dell’anno scolastico hanno presentato alle scuole l’autocertificazione, rimandando a un momento successivo la consegna del certificato vaccinale oppure della lettera che comprovava l’appuntamento fissato con l’Ausl oppure la dichiarazione del pediatra che attestava l’esistenza di specifiche condizioni cliniche che esoneravano il soggetto dall’obbligo vaccinale».

Dunque sarà ancora necessario un po’ di tempo, prima di arrivare all’esclusione dei bimbi non in regola da nidi e materne. Per quanto riguarda la fascia di età 6-16 anni la situazione è la seguente. «Abbiamo spedito 1.393 inviti – dettaglia l’Ausl – e non si sono presentati in 222. Da questa settimana cominceremo quindi a inviare le raccomandate con ricevuta di ritorno per fissare i colloqui». L’Ausl fornisce anche i dati sui livelli di copertura vaccinale. «Stiamo raggiungendo ottimi livelli. Gli ultimi dati, a fine 2017, indicano che, per quanto riguarda le vaccinazioni obbligatorie da effettuare entro un anno di età del bambino, la copertura è al 98,4 per cento, mentre sulle vaccinazioni obbligatorie a due anni di età siamo al 96,9 per cento».

La situazione imolese rispecchia quella dell’Emilia Romagna. In un comunicato diffuso nei giorni scorsi la Regione non ha evidenziato criticità sugli adempimenti vaccinali. «Tutto sta procedendo secondo la tabella di marcia prevista – vi si legge – e i percorsi di recupero dei bambini e dei ragazzi non ancora in regola stanno andando avanti, sulla base della programmazione definita dalle Aziende sanitarie». Soddisfatto l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi. «Aver approvato una legge regionale sull’obbligatorietà dei vaccini prima di quella nazionale – ha sottolineato – ci ha permesso di giocare d’anticipo, sia sul fronte organizzativo sia su quello delle coperture vaccinali».

lo.mi.

L”articolo completo su “sabato sera” in edicola dal 15 marzo.

Nella foto: immagine d”archivio

Vaccinazioni e scuola, l'Ausl invia 472 raccomandate ai bambini e ragazzi ancora non in regola

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