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Cronaca 2 agosto 2018

Sanità, all'ospedale vecchio un servizio di maggior continuità assistenziale per imolesi e mordanesi

Novità importanti per la sanità imolese e soprattutto per i cittadini. Da mercoledì 1 agosto tutti gli assistiti dei medici di famiglia di Imola e Mordano potranno accedere all’Ambulatorio di continuità assistenziale diurna presso l’ospedale vecchio di Imola (in via Caterina Sforza 3, nella palazzina di fronte al centro prelievi). Di fatto si tratta di un ampliamento del cosiddetto servizio Internucleo, attivo oramai da sette anni, nel quale i medici danno la loro disponibilità a ruotare nei turni di apertura dell’Ambulatorio. Ora possono usufruirne anche coloro il cui medico di riferimento non ha aderito all’accordo (anche se va sottolineato che sono già ben 47 su 51). «Questo servizio è integrativo e non si sostituisce al lavoro dei medici di medicina generale – sottolinea il direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi -, ma consente di ampliare la disponibilità anche per le piccole urgenze. Non è nemmeno un Pronto soccorso bis, ma può esserne l’alternativa in molti casi grazie alla presenza dei medici, degli infermieri e dei volontari dell’Auser».

Rossi si riferisce al fatto che, problema annoso, un numero notevole di persone continua a rivolgersi al Pronto soccorso per i casi non di emergenza, i famosi codici bianchi, allungando inutilmente le file e aggravando il lavoro dei sanitari. «Controlleremo come andrà questa attività – aggiunge Rossi – fino alla conclusione dell’accordo prevista a fine 2019. Per noi rappresenta un piccolo ulteriore passo verso la costruzione di una Casa della salute all’interno dell’ospedale vecchio».

L’accesso è gratuito e diretto (senza prenotazione). L’Ambulatorio è attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 12 alle 17, nei prefestivi e festivi dalle ore 8 alle 20. Durante la settimana è presente un medico di medicina generale, mentre dalle ore 8 alle 12 del sabato e dei prefestivi sono due. Il nuovo accordo prevede che nei giorni prefestivi e nei festivi, dalle ore 8 alle 20, siano i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) a garantire l’apertura. Tra l’altro, nei periodi di maggior bisogno, come durante il periodo della stagionale epidemia influenzale, sarà possibile garantire l’apertura di ben due ambulatori, con altrettanti medici. Agli assistiti dei pediatri di libera scelta, cioè ai bambini, l’accesso all’Ambulatorio è garantito dalle ore 12 del sabato e dei prefestivi e dalle ore 8 alle 20 di domenica e festivi, però in questo caso rimane attiva la disponibilità telefonica del pediatra dalle 8 alle 10 dei prefestivi. Infatti, gli ambulatori individuali e quelli dei gruppi dei medici di famiglia coinvolti continueranno ad operare normalmente, ma la disponibilità telefonica, prima prevista per il sabato mattina dalle ore 8 alle 10, è sostituita dalla possibilità di accedere al nuovo servizio.

Quando è bene rivolgersi a questo servizio? Nei casi in cui vi siano problemi di salute indifferibili ma non di emergenza quando gli ambulatori dei propri medici di famiglia sono chiusi. E’ possibile effettuare visite mediche e fare certificati indifferibili, prescrizioni di farmaci. In generale è utile per tutte quelle richieste che si farebbero al medico di famiglia, ma che non possono attendere l’apertura del suo ambulatorio (ad esempio le ricette per le terapie continuative se abbiamo finito i farmaci senza accorgercene). Il medico dell’Ambulatorio di continuità assistenziale può accedere alla cartella personale di tutti gli assistiti interessati.

d.b.

L”articolo completo su «sabato sera» del 2 agosto.

Nella foto: da sinistra, i medici Anna Lucia Colazzo e Danilo Pasotti, il direttore dell”Ausl Rossi e l”assessora Dhimgjini

Sanità, all'ospedale vecchio un servizio di maggior continuità assistenziale per imolesi e mordanesi
Cronaca 1 agosto 2018

Montecatone, l’Ausl accoglie la richiesta del Comune, avviso pubblico per i candidati a direttore generale

Sembrava cosa fatta, invece è arrivata l’ennesima battuta d’arresto. Decisamente travagliato l’approdo di Mario Tubertini alla direzione generale della Montecatone Rehabilitation Institute Spa, l’ospedale imolese eccellenza nella riabilitazione delle mielolesioni e cerebrolesioni. Un approdo annunciato e condiviso nell’ottobre scorso dall’allora sindaco Manca e dal direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi, poi impantanatosi prima in difficoltà previdenziali e contrattuali, ora nella richiesta di procedere con un avviso di selezione pubblica prima dell’affidamento dell’incarico. Richiesta giunta dal socio di minoranza della Spa pubblica, il Comune di Imola (che detiene l’1% mentre il 99% è dell’Ausl).

Il 21 luglio, in occasione della cerimonia di inaugurazione dei lavori di ampliamento, alla presenza della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, il presidente del Cda di Montecatone, Giovanni Pieroni, aveva dichiarato che «la nomina e definizione dell’incarico del nuovo direttore generale» sarebbero avvenute durante l’assemblea degli azionisti già fissata per il 30 luglio. Invece, qualche giorno dopo, è sopraggiunta la lettera del Comune.

«In considerazione del fatto che è cambiata la rappresentanza legale del socio di minoranza ci è parso opportuno concordare le modalità di affidamento dell’incarico, a dimostrazione della piena comunanza di intenti dei soci – motiva il direttore generale dell’Ausl, Andrea Rossi in una nota congiunta con il Comune -. Montecatone è una risorsa di eccellenza del nostro territorio, della Regione e di tutto il Paese ed è pertanto fondamentale che la modalità di scelta del professionista a cui sarà affidata la gestione complessiva sia completamente condivisa, come peraltro è sempre avvenuto in passato» conclude Rossi.

Pubblicato l’avviso e raccolte le candidature verranno valutati i requisiti con curricula e colloqui ma senza fissare una graduatoria. Poi l’assemblea dei soci sceglierà dalla rosa chi preferisce. Questo prevede il bando uscito il 31 luglio per una procedura che dovrà concludersi entro il 10 settembre. In pratica, diversa la forma, uguale la sostanza. Non a caso, sempre nella nota congiunta, è precisato che «lo Statuto societario non prevede la necessità di una procedura pubblica per l’affidamento di questo incarico».

Dal canto suo, Ina Dhimgjini, assessora al Welfare, è soddisfatta: «Apprezziamo il recepimento da parte dell’Azienda usl di Imola di un elemento innovativo, che va a validare delle figure di nomina non più in tornata diretta ma con un processo di selezione per il quale è stato incisivo il ruolo dell’Amministrazione comunale nella modifica procedurale» si legge nella nota.

A questo punto c’è da chiedersi se Tubertini presenterà la sua candidatura. Ha tempo fino al 17 agosto per pensarci. Di certo Tubertini, 62 anni, originario di Castel San Pietro, già direttore generale dell’Ausl di Imola poi dell’Irst oncologico di Meldola e ora al vertice dell’Irsst analogo friulano, è tra gli iscritti all’elenco nazionale di idonei alla nomina di direttore generale di Azienda sanitaria come richiesto dai requisiti per la selezione (ci sono poco più di 600 persone in tutta Italia). (l.a.)

Nella foto grande l”ospedale di Montecatone, nell”altra Mario Tubertini parla con Gian Piero Belloni, direttore dall”Area critica, durante l”inaugurazione del 21 luglio

Montecatone, l’Ausl accoglie la richiesta del Comune, avviso pubblico per i candidati a direttore generale
Cronaca 31 luglio 2018

Quest’estate le cicale son troppo rumorose? Secondo l’esperto dell'Ausl è tutto nella norma

Il frinire delle cicale, insieme al rumore delle onde del mare, è da sempre il simbolo dell’estate. Il loro «canto» ad alcuni concilia il sonno, ma buona parte della popolazione non ne apprezza il continuo sottofondo, che quest’estate appare particolarmente intenso. Abbiamo chiesto a Massimo Gaiani, tecnico della prevenzione dell’Ausl di Imola, qualche delucidazione. Gaiani è un appassionato di insetti e fa parte del gruppo regionale per la prevenzione della zanzara tigre.

Si tratta solo di un’impressione o le cicale quest’anno sono particolarmente fastidiose?
«Possono sembrare particolarmente fastidiose ma non è così: siamo nella norma. La sensazione è collegata alla frequenza del loro frinire, che in Italia si avvicina agli 80 decibel, ma in Australia (le cicale possono essere di varie tipologie) possono raggiungere anche i 100 decibel. Tutto questo rumore non è altro che un dialogo tra il maschio e la femmina, al fine di completare il ciclo di riproduzione. Il maschio emette un suono più forte al quale la femmina risponde in maniera più debole. Le cicale sono animali solitari, dunque è necessario che si richiamino per l’accoppiamento».

Per produrre un suono così forte non saranno certo degli insetti dalle dimensioni minuscole… 
«In effetti la cicala misura intorno ai 4/5 centimetri. Sono animali particolari che possono vivere anche 15 anni nella loro fase larvale sotto terra, poi il caldo stimola il passaggio alla fase adulta che li porta ad uscire in superficie durante l’estate. In seguito  effettuano la muta e infine completano il ciclo di riproduzione. Vivono sugli alberi quali il pino o l’ulivo. Nella nostra città si possono trovare gli esoscheletri, ovvero la pelle mutata e abbandonata, sui tigli dei viali».

Sono dannose per gli alberi che le ospitano, dunque necessitano un controllo?
«Non si tratta di elementi dannosi in quanto non trasmettono virus né alle piante, né all’uomo. Inoltre non danneggiano gli alberi sui quali vivono, ma li sfruttano per trarne nutrimento, attraverso la loro proboscide. Le cicale poi sono utili al resto dell’ecosistema perché allo stadio larvale sono il sostentamento delle talpe, mentre in quello adulto vengono predate in particolare dagli uccelli».

Qualcuno potrebbe chiedersi se esiste un modo per spostarle fuori dal centro abitato per ridurre un po’ il loro rumoroso canto
«Ci vorrebbe il pifferaio magico per mettere in atto un piano simile. Questi insetti non vivono in colonie e a differenza di mosche e zanzare, che posso attirare e catturare rispettivamente con anidride carbonica e sostanze zuccherine ad esempio, le cicale non vengono attratte da nessun odore in particolare. Inoltre non essendo animali dannosi  non c’è motivo di spostarle. Noi dobbiamo lavorare perché l’equilibrio naturale venga mantenuto». (se.zu.)

Nelle foto gli esoscheletri di cicala che affollano i tigli imolesi

Quest’estate le cicale son troppo rumorose? Secondo l’esperto dell'Ausl è tutto nella norma
Cronaca 24 luglio 2018

Montecatone, taglio del nastro per la nuova terapia sub intensiva e per la piscina destinata alla riabilitazione

L’istituto di Montecatone cresce per rispondere sempre meglio alle esigenze di un grande centro di cura per le lesioni al midollo spinale per le cerebrolesioni.

Sabato scorso sono state inaugurati il nuovo edificio che ospita l’unità operativa sub intensiva e la ristrutturata piscina per la idrokinesiterapia, due interventi inseriti in un corposo programma di ampliamento e risistemazione della struttura. I fondi utilizzati derivano tutti da mutuo e da utili di gestione della Montecatone Rehabilitation Institute Spa. 

Il nuovo edificio, in particolare, ha il pregio di permettere l’accorpamento dei due reparti dell’area critica, terapia intensiva e sub intensiva, precedentemente situate su piani diversi dell’edificio storico. In questo modo sono stati ampliati notevolmente gli spazi di assistenza, garantendo una maggiore integrazione tra assistenza e controllo medico, un utilizzo migliore delle persone e delle tecnologie, con migliori condizioni di comfort per pazienti, familiari e operatori.

La presenza di un’area critica è molto importante per Montecatone, perché permette di prendere in carico al più presto i pazienti con lesioni complesse e con quadri clinici critici, garantendo una precoce attivazione del percorso riabilitativo e l’attivazione della qualificata equipe multiprofessionale (medici, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti, assistenti sociali, psicologi) dell’istituto.  La palazzina si estende su tre piani, due di circa 400 metri quadri ciascuno ed il terzo ad uso locale tecnico di circa 200 metri quadri.

Il centro dell’attività è al primo piano, dove si trovano nove stanze, due doppie e sette singole, per complessivi 11 posti letto. E’ inoltre disponibile una palestra per l’attività riabilitativa, che rende possibile lo svolgimento in autonomia di attività per le quali finora si usavano gli spazi messi a disposizione dalle altre unità operative. Al piano terra, ancora al grezzo, si svilupperà l’attività di diagnostica, con la presenza delle apparecchiature per risonanza magnetica e tac.

La nuova unità sub intensiva è completa di dotazioni tecnologiche di alto livello, dai monitor multiparametrici, che facilitano la gestione e la lettura dei parametri clinici ai letti multicare, dotati di un’ampia gamma di funzioni legate alla movimentazione e cambiamenti posturali, al fine di agevolare i trattamenti riabilitativi precoci e personalizzati. Anche le stanze sono complete di attrezzature per il monitoraggio continuo dei pazienti e ogni posto letto ha una propria tivù, per creare un ambiente il più possibile familiare. Inoltre, nella progettazione del nuovo edificio sono state tenute in conto le esigenze di mitigazione dell’impatto sul paesaggio e sono state adottate soluzioni per assicurare la migliore integrazione con l’edificio storico e con l’ambiente circostante. 

L’intervento ha consentito, infine, di realizzare un nuovo accesso al parco tramite una piccola corte interna che vede anche la presenza di un giardino zen comprensivo di panchine, oltre che di ripensare l’ingresso ambulanze: in futuro gli arrivi e le partenze in ambulanza avverranno tramite un ingresso riservato, direttamente dentro la struttura, aumentando le condizioni di confort termico e climatico rispetto a prima.  

Oltre all’unità sub intensiva sabato scorso, alla presenza della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, è stata inaugurata anche la piscina di idrokinesiterapia. Costruita nel 2001, la vecchia struttura non era infatti più sufficiente per i pazienti e per il personale riabilitativo. La ristrutturazione, completata nei primi mesi dell’anno, oltre al rinnovamento completo dei servizi spogliatoi e bagno, ha portato alla realizzazione di una nuova vasca, più grande di quella esistente e uno spazio di lavoro più ampio per ospitare in compresenza più pazienti e professionisti.  La vasca è stata allargata a 54 metri quadri rispetto ai precedenti 28, con una conformazione open space, con tre diversi livelli di altezza dell’acqua che permettono di diversificare, personalizzare e mirare i  percorsi riabilitativi.

L’ambiente della piscina dispone di postazioni di lavoro con getti d’acqua, nuoto controcorrente e idromassaggio, oltre che di corrimani e altre attrezzature. Si può entrare in acqua con rampa, camminamento e utilizzando la carrozzina fino ad una profondità d’acqua di 60 centimetri, oppure con sollevatore a soffitto.

Passando infine all’illuminazione, i locali ricevono luce diretta solo nelle ore mattutine quindi, per evitare una luce eccessiva e permettere una buona visione del nuovo giardino interno, sono state montate tende regolabili elettricamente. Le finestre in corrispondenza della quota dell’acqua sono state allargate per sfruttare al massimo la luce naturale, mentre l’illuminazione artificiale è incassata nel controsoffitto. I colori tenui e chiari delle pareti hanno lo scopo di aumentare la luminosità degli ambienti ricordando i colori del cielo e delle nuvole. 

Nelle foto: il taglio del nastro, la nuova terapia sub intensiva dall”interno e la facciata dell”edificio esterno fronte giardino

Montecatone, taglio del nastro per la nuova terapia sub intensiva e per la piscina destinata alla riabilitazione
Cronaca 19 luglio 2018

Sanità, «Nessuna ipotesi prevede la fusione dell’Ausl di Imola con Bologna»

Tocca a Giuliano Barigazzi, presidente della Conferenza territoriale metropolitana e assessore alla Sanità del Comune di Bologna, togliere ogni dubbio agli imolesi su cosa li aspetta dalla «sanità del futuro» alla bolognese. 

Nelle quattro ipotesi di scenario presentate, riusciamo davvero a salvare l’autonomia dell’Ausl di Imola, in particolare se si procedesse con la nuova Azienda ospedaliero universitaria e la nuova Azienda sanitario-universitaria?
«Non è necessaria la fusione per nessuna delle ipotesi messe in campo. Le due a cui si riferisce sono sulle alte specialità e non comportano che si debba fondere l’Ausl di Bologna con Imola. Molti degli strumenti organizzativi, dai distretti con i Dipartimenti di continuità, se vuole, l’Azienda di Imola li può realizzare senza alcun bisogno di fusioni. Vista anche la richiesta del territorio di mantenere una propria autonomia, mi pare che il documento vada in quella direzione».

In effetti da tempo Imola chiede il rispetto dell”autonomia della propria Azienda sanitaria come garanzia per i servizi del territorio. Un impegno sul quale già l”ex sindaco Manca, oggi senatore, si è speso non poco. (l.a.) 

Altri particolari sul “sabato sera” del 19 luglio.

Nella foto l’assessore Giuliano Barigazzi

Sanità, «Nessuna ipotesi prevede la fusione dell’Ausl di Imola con Bologna»
Cronaca 19 luglio 2018

Sanità, quattro scenari per la riorganizzazione di Ausl e ospedali, la parola passa ai cittadini

Dipartimenti di continuità per raccordare ospedale e territorio e rispondere più efficacemente alle esigenze di prossimità e continuità assistenziale dei cittadini. Dipartimenti interaziendali di ambito metropolitano per servizi trasversali come l’Emergenza-urgenza o per aggregare strutture specialistiche. Più quattro scenari che corrispondono ad altrettante ipotesi di cambiamento. Il primo prevede Accordi di programma per esercitare funzioni di programmazione e di alta gestione attraverso un organo di governo comune nel quale siederanno i direttori generali delle Aziende metropolitane. Il secondo, un soggetto giuridico autonomo di tipo Consortile al quale le Aziende rimettono le risorse necessarie per lo svolgimento delle funzioni e delle attività di interesse comune. Il terzo, la creazione di una nuova Azienda ospedaliero-universitaria, centro per il trattamento di patologie complesse a vocazione chirurgico-interventistica e polo di riferimento nazionale per la ricerca e la didattica nella quale far confluire le alte specialità del Sant’Orsola e dell’Azienda usl di Bologna. Il quarto, un’Azienda di nuovo tipo sanitario-universitaria per la piena integrazione di assistenza, didattica e ricerca nei livelli territoriali ed ospedaliero distrettuale di riferimento.

Questo in estrema sintesi il contenuto del famoso e atteso documento sulla riorganizzazione e integrazione della sanità metropolitana. Un centinaio di pagine e dieci allegati, frutto di un anno di lavoro del Nucleo tecnico incaricato. Il documento è stato già acquisito Conferenza territoriale sociale e sanitaria metropolitana (Ctss), presente il Comune di Imola e presentato pubblicamente martedì 17 in una conferenza stampa da Giuliano Barigazzi, presidente della Ctss e assessore alla Sanità del Comune di Bologna, Francesco Ubertini, rettore dell’Università di Bologna, e Sergio Venturi, assessore alle Politiche per la salute della Regione. Presenti i direttori generali delle Aziende sanitarie, Andrea Rossi per Imola.

Difficile capire quale soluzione sia la migliore per Imola. Il documento rappresenta solo delle ipotesi e neppure tropo dettagliate. Per decidere quale direzione prendere è previsto un percorso di partecipazione aperto a cittadini e addetti ai lavori: è stato attivato uno spazio online dove scaricare i materiali e far pervenire proposte sul sito partecipa.comune.bologna.it. Inoltre il documento è disponibile anche su www.ctss.bo.it e sui siti delle Aziende sanitarie come www.ausl.imola.bo.it.

A settembre saranno poi organizzati degli incontri pubblici gestiti dalla Ctss metropolitana con la Fondazione Innovazione Urbana di Bologna. Questa fase si concluderà in ottobre. Il fattore tempo non è irrilevante dato che tutte o quasi le proposte del documento hanno bisogno di modificare le normative regionali vigenti e nel 2019 l’Emilia Romagna andrà alle elezioni per il rinnovo di presidente e Assemblea. (l.a.)

Nella foto 

Sanità, quattro scenari per la riorganizzazione di Ausl e ospedali, la parola passa ai cittadini
Cronaca 16 luglio 2018

Controlli a tappeto dell’Ausl nelle strutture per anziani, in accordo con i Comuni e la Regione

L’Ausl di Imola sta visitando a tappeto tutte le strutture residenziali autorizzate al funzionamento che ospitano anziani, le famose cra. Siano esse pubbliche, private o accreditate. Sono controlli per valutare i requisiti e la qualità dell’assistenza. Analoghi controlli, ma per censire la situazione e riscontrare eventuali criticità, stanno coinvolgendo le case-famiglia con capienza fino a sei posti letto. Complessivamente si tratta di 29 case di riposo e 8 case-famiglia.

«L’attività sulle strutture autorizzate è iniziata ad aprile e si completerà in un triennio, come previsto dal progetto proposto in accordo con i dieci Comuni del Circondario imolese» spiega Gabriella Martini, direttrice del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl. La Regione ha stanziato circa 12.300 euro euro per il primo anno, «mentre i due anni successivi saranno finanziati in base al programma delle attività da svolgere». Per quanto riguarda le case-famiglia, invece, la verifica è stata avviata l’anno scorso su richiesta della Regione stessa, e dovrà essere completata entro il 2018.  

«Dopo l’autorizzazione o l’accreditamento di fatto non vediamo più queste strutture, a meno che non vi siano segnalazioni di problematicità da parte del Comune, di un parente o delle forze dell’ordine. Però si tratta di un servizio potenzialmente a rischio vista l’utenza fragile – motiva Martini -, secondo noi occorreva coprire questo “buco”, da qui la nostra proposta che è piaciuta alla Regione tanto da erogare le risorse aggiuntive per metterla in atto». Le visite dei tecnici, tra l’altro, avvengono in «orari non convenzionali, cioè di sera oppure la domenica» chiarisce Martini. «Ad oggi ne abbiamo controllate quattro e non abbiamo trovato difformità tali da pregiudicare il funzionamento della struttura – sottolinea Martini -, solo qualche problema di pulizia oppure ritardi nella manutenzione straordinaria per una porta rotta oppure il rivestimento di un bagno da sistemare. Si tratta di violazioni sanabili, per cui abbiamo chiesto delle prescrizioni di adeguamento ma nessuna sanzione o richieste di chiusura».

Situazione tranquilla anche sul fronte delle case-famiglia. «L’anno scorso ne abbiamo visitata una a Castel del Rio e tre a Imola, quest’anno stiamo procedendo con le rimanenti – spiega Martini -. Fino ad ora non abbiamo riscontrato non conformità tali da dover sospendere l’attività. Abbiamo, però, segnalato alla Regione alcuni elementi che noi riteniamo siano da considerare con attenzione per le prossime stesure normative. Tra questi c’è la qualifica degli operatori, perché in alcune realtà il gestore è un infermiere mentre in altre cono persone che hanno sempre fatto altro nella vita. Tutto questo ad oggi non è vietato, vedremo come si orienterà in futuro la Regione…». Per queste strutture, infatti, non esistono parametri di riferimento se non quello del numero massimo degli ospiti (6 posti) e i requisiti minimi di igiene e conformità (come l’impianto elettrico e termico) ma la Regione ha intenzione di metterci mano a breve. (l.a. ) 

Altri particolari negli articoli sul “sabato sera” in edicola dal 21 luglio. 

Nella foto Gabriella Martini

Controlli a tappeto dell’Ausl nelle strutture per anziani, in accordo con i Comuni e la Regione
Cronaca 13 luglio 2018

Illeciti sulla libera professione, quattro anni per l'ex primario di Radiologia Guido Ferrari

Il tribunale di Bologna ha condannato Guido Ferrari, ex primario di Radiologia dell’Ausl di Imola, a quattro anni di carcere per aver utilizzato mezzi e risorse dell’Azienda sanitaria di Imola per finalità private traendone un ingiusto guadagno e provocando un relativo danno erariale alla pubblica amministrazione. E’ giunto così al termine il processo di primo grado nei confronti di Ferrari iniziato oltre un anno fa.

In estrema sintesi, i giudici hanno accolto la tesi dell’accusa: Ferrai ha commesso vari illeciti sul fronte della libera professione esercitando in altre cliniche quando avrebbe dovuto lavorare in via esclusiva per Imola, violando anche le norme che vietano di utilizzare mezzi e risorse appartenenti alla pubblica amministrazione per finalità private.Ferrari era a processo insieme ad altre sei persone, medici o responsabili di case di cura, e le case di cura stesse.

Di questi, i giudici hanno condannato Fabio Ferrari a due anni e sei mesi e Gianluca Mantovani ad un anno e otto mesi. Assolti altri due, mentre per gli ultimi due è stata dichiarata la prescrizione dei reati contestati. La Angioteam e la Casa di Cura Salus srl sono state ritenute responsabili di illecito amministrativo e condannate, rispettivamente, a pene pecuniarie di 150 mila e 120 mila euro.

I giudici hanno disposto anche il risarcimento in sede civile a favore dell”Ausl di Imola, alla quale sono stati assegnati anche in via provvisionale 90 mila euro, mentre altri 40 mila euro sono andati alla Regione, sempre a risarcimento del danno.  Il giudice aveva ammesso la costituzione di parte civile di entrambi gli enti all”avvio del processo.

Per l”accusa Ferrari avrebbe in sostanza svolto un”attività parallela di refertazione esami avvalendosi di alcune impiegate amministrative e degli strumenti dell”Ausl di Imola. Inoltre avrebbe simulato lo svolgimento dei compiti istituzionali di primario di Radiologia mentre invece impiegava la giornata lavorativa per altre attività di refertazione. 

I fatti contestati andavano dal 2003 al 2012 me sono stati dichiarati prescritti, con non luogo a procedere, quelli fino al luglio del 2009.   Inizialmente i capi d’accusa erano, a vario titolo, truffa, falso e abuso d”ufficio, poi il tribunale, all”avvio del procedimento, li aveva riqualificati, al momento del rinvio a giudizio, in falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale e da privato in atti pubblici. Fra 90 giorni, le motivazioni della sentenza.

Ferrari non lavora più per l’Ausl di Imola. Si è infatti dimesso nell’estate 2015, poche settimane dopo l’intervento della magistratura, che ne dispose l’interdizione dal servizio per dodici mesi dopo la sospensione decretata dall’Azienda sanitaria stessa. Già al momento della notifica dell’avviso di garanzia, tre anni prima, l’ex primario era stato sospeso, sempre dall”Ausl, dall”incarico di direttore del Dipartimento servizi intermedi e l’Ausl nei suoi confronti avviò anche un procedimento disciplinare. Contestualmente Ferrari lasciò anche la vita politica (all’epoca era consigliere comunale eletto nelle liste della maggioranza della prima Giunta Manca). (l.a.)

Illeciti sulla libera professione, quattro anni per l'ex primario di Radiologia Guido Ferrari
Cronaca 13 luglio 2018

La Regione eliminerà i superticket su farmaci ed esami per i redditi fino a 100 mila euro

La Giunta regionale, guidata dal presidente Stefano Bonaccini, ha deciso di eliminare la tassa aggiuntiva sui farmaci e le prestazioni specialistiche, dagli esami di laboratorio a quelli radiologici, introdotta a seguito della manovra estiva del Governo Berlusconi nel 2011. Va sottolineato, per prima cosa, che la nuova misura non entrerà in vigore immediatamente bensì dal prossimo 1 gennaio, ma si tratta comunque di una buona notizia per le tasche della gran parte dei cittadini emiliano-romagnoli. La manovra annunciata prevede che i cosiddetti superticket rimangano in vigore solo per i redditi oltre i 100 mila euro (ora la quota aggiuntiva di ticket non si paga al di sotto dei redditi fino a 36 mila euro annui).

Inoltre, con quanto incamerato da questi ultimi, la Regione intende coprire anche l”azzeramento del ticket base sulle prime visite (23 euro) per i nuclei familiari numerosi con due o più figli. Dai calcoli fatti, in questo caso si tratta di 330 mila famiglie potenzialmente interessate per un totale di 1 milione e mezzo di persone (tra genitori e figli). «E’ il primo provvedimento di questo tipo in Italia» rivendicano dalla Regione.

Fatti due conti, per coprire l’operazione occorreranno quasi 33 milioni di euro che verranno interamente da fondi regionali (dal superticket che rimane sui redditi superiori ai 100 mila euro si ipotizza entreranno 8 milioni annui).

«Siamo particolarmente orgogliosi per una decisione che va incontro ai cittadini e alle famiglie abbassando il loro carico fiscale» ha dichiarato il presidente Bonaccini. «Vuol dire che la strada intrapresa è quella giusta – ha spiegato -. Una strada passata prima per la razionalizzazione della spesa, senza che si siano intaccati efficienza ed efficacia, con 445 milioni di euro risparmiati grazie alla centrale unica per gli acquisti nella pubblica amministrazione nell’ultimo triennio, di cui oltre 370 proprio nella sanità, poi per gli investimenti in edilizia sanitaria, per rinnovare gli spazi e costruirne di nuovi, e nel potenziamento degli organici e la lotta al precariato, con oltre 5 mila assunzioni e stabilizzazioni negli ultimi due anni di medici, infermieri e operatori sanitari. Una Regione virtuosa e con i conti in ordine che ora può permettersi di guardare ai bisogni dei propri cittadini e di trovare, per quei bisogni, risposte concrete» ha concluso Bonaccini.

Come detto, ora occorre rendere concretamente operativo il tutto. Da qui alla fine dell’anno la Regione dovrà completare il percorso necessario per rendere concreta questa scelta, compreso l’allineamento con la legge di bilancio 2019 dello Stato e la messa a punto del regolamento applicativo. (l.a.)

Link al sito della Regione

La Regione eliminerà i superticket su farmaci ed esami per i redditi fino a 100 mila euro
Cronaca 27 giugno 2018

Tumore allo stomaco, intervento rivoluzionario presso la Gastroenterologia di Imola. La testimonianza

“Desidero ringraziare i medici e gli infermieri dell’ospedale che hanno fatto un lavoro eccezionale e mi hanno rimesso in piedi in un tempo record” inizia così il racconto di Marco, affetto da tumore dello stomaco curato in maniera mini-invasiva dalla Gastroenterologia di Imola. “Mi avevano diagnosticato un carcinoma del cardias – spiega -, malattia particolarmente insidiosa non solo per la sua natura maligna ma anche perché la posizione al passaggio tra l’esofago e lo stomaco avrebbe richiesto un intervento chirurgico assai pesante e con esiti incerti sulla ripresa della mia salute, già minata da alcune precedenti disavventure e dal sovrappeso corporeo, ma alla fine è andato tutto per il meglio”. 

La testimonianza del settantaduenne imolese è stata raccolta e rilanciata dalla stessa Azienda usl imolese con una nota nella quale viene anche spiegato nel dettaglio la tecnica utilizzata da Sandro Sferrazza, medico della Gastroenterologia che ha eseguito l’intervento: “Abbiamo fatto una dissezione sottomucosa per via endoscopica. Una metodica in uso da circa due anni presso la nostra Unità operativa ed eseguita solamente in pochi centri specializzati sul territorio nazionale. Consente di asportare tumori anche molto estesi, purché non siano troppo profondi e non abbiano ancora provocato metastasi, utilizzando la gastroscopia o la colonscopia, a seconda della sede del tumore”.

Per questa tecnica si usano bisturi miniaturizzati. “Consentono di staccare con grande precisione, letteralmente millimetro per millimetro, il tumore senza romperlo affinché l’intervento sia curativo e si possa consegnare un pezzo unico per l’esame istologico – continua Sferrazza -. Nella maggior parte dei casi non è necessario eseguire ulteriori interventi né chemioterapie e consente di lasciare intatti l’organo e la sua funzione”. Come sottolinea lo specialista non è una metodica applicabile a tutti i tipi di tumore, ma quando si può utilizzare il vantaggio per il paziente è notevole rispetto alla chirurgia tradizionale.

Pietro Fusaroli, il direttore della Gastroenterologia imolese che ha coordinato l”operazione, aggiunge: “E” stato un impegno di notevole complessità, di una durata da record, ben dieci ore. Avevamo eseguito interventi simili in precedenza, ma questo è stato di eccezionale complessità tecnica a causa dalla posizione del tumore e dalla sua estensione”. Ad esempio, le infermiere dell”équipe si sono dovute alternare nel corso della giornata in sala operatoria. “Si può affermare di aver scritto una pagina di buona sanità a Imola, con attrezzature d’avanguardia ed operatori esperti – conclude soddisfatto Fusaroli -. Il benessere del paziente, che dopo pochi giorni dall’intervento era già a casa, è stata la ricompensa più grande”. (r.c.)

Nella foto l”équipe della Gastroenterologia che ha eseguito l”intervento

Tumore allo stomaco, intervento rivoluzionario presso la Gastroenterologia di Imola. La testimonianza

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