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Mountain bike, l'impresa del medicinese Stefano Romualdi al Tour Divide. L'INTERVISTA

Mountain bike, l'impresa del medicinese Stefano Romualdi al Tour Divide. L'INTERVISTA

I ricordi sono sedimentati, nel frattempo nuove pedalate sono iniziate e finite. Le automobili da riparare, martoriate dalla grandine, hanno preso il posto delle pedalate sulle Montagne Rocciose. Insomma, è passato un po’ di tempo dalla seconda avventura al «Tour Divide» di Stefano Romualdi che, tre mesi dopo, lo ripercorre con la mente e con la consapevolezza che difficilmente tornerà a cimentarsi su quei 4.400 chilometri tra Banff, in Canada (partenza il 14 giugno) e Antelope Wells, giù ai confini tra Usa e Messico, dove il 39enne medicinese è giunto 16 giorni, 17 ore e 3 minuti dopo, chiudendo al settimo posto (il vincitore è stato Chris Seistrup, in 15 giorni e 11 ore). Un anno fa Stefano aveva percorso la stessa distanza in 18 giorni e 15 ore, chiudendo sempre nella top-ten. «Ci sono state tante differenze tra le due esperienze. La prima che mi viene in mente, e che voglio ricordare, è quella della nostalgia di casa, che mi ha colpito al cuore per quasi tutta la prima settimana».

Nel 2018 non era stata così violenta?

«Probabilmente ha inciso il fatto di pedalare in posti già visti. L’anno scorso la curiosità di esplorare un mondo sconosciuto aveva prevalso sulle emozioni più nascoste».

Pedalavi e piangevi.

«Volevo sottolineare un altro fattore che mi ha scatenato il terremoto interiore. Il fatto di avere avuto problemi alla bici e di farmi perdere posizioni nei primi giorni, a causa di un ramo che si è infilato nella ruota posteriore rompendo un raggio, mi ha fatto aumentare le lacrime. E tutte le volte che chiamavo a casa, il nodo alla gola, il cosiddetto magone, diventava sempre più asfissiante e mi demoralizzava».

Pian piano però i chilometri diminuivano e cresceva l’autostima.

«Il vero scatto l’ho avvertito dopo la tempesta di neve che mi ha bloccato per un giorno intero. Essere riusciti a superare quell’ostacolo, a prima vista impossibile, mi ha dato le motivazioni giuste per arrivare fino al traguardo».

Qual è stato il tuo primo pensiero dopo l’arrivo?

«Niente braccia alzate, nessun comitato di accoglienza. Solo il pensiero di cambiare il biglietto di ritorno per arrivare a Medicina il più presto possibile. Sapevo di essere andato meglio dell’anno scorso, ma non mi sono preoccupato più di tanto della posizione finale e neppure del tempo che ci avevo messo. Forse la più grande soddisfazione è stata arrivare subito dietro all’inglese Josh Ibbett (ad una sola ora di differenza, nda), che è sempre stato il mio campione di riferimento». (p.z.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 12 settembre.

Nella foto: Stefano Romualdi alla partenza del Tour Divide

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