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Sport 9 settembre 2018

Il medicinese Stefano Romualdi racconta la sua avventura americana in mountain bike al «Great Divide»

A due passi dal cimitero c’è la carrozzeria di Stefano Romualdi, ma la cosa più curiosa è il nome della strada. Via della Resistenza. Sì, lo sappiamo che si riferisce a cose ben più serie, ma un ragazzo che ogni giorno lavora sotto una simile esortazione, forse si è fatto sedurre, anche inconsciamente. La «resistenza», quella con la «erre» minuscola, è una parte fondante della sua vita da 38enne in gran forma e lo ha dimostrato in giugno, quando è stato l’unico italiano a partecipare e a concludere «The great divide», 2.800 miglia (cioè 4.500 chilometri) in mountain bike, fermandosi solo il tempo necessario per rifocillarsi e dormicchiare.

Ha impiegato 18 giorni, 15 ore e 2 minuti per segare in due il nord America da nord a sud, partendo venerdì 8 giugno da Banff, in Canada e arrivando mercoledì 27 giugno ad Antelope Wells, nel New Mexico. Passando dal ghiaccio fino al sole più cocente in meno di tre settimane, tra l’altro piazzandosi al 9º posto, nonostante fosse la sua prima esperienza in un percorso che, tanto per rendersene conto, è di oltre 1.000 chilometri più lungo del Tour de France o del Giro d’Italia. «Vorrei che qualche ragazzo giovane iniziasse ad appassionarsi a questa disciplina così affascinante – ha detto Romualdi -. Bicicletta, zaino e via: non c’è mica bisogno di andare negli Stati Uniti per fare queste cose».

Come ci si prepara per una sfacchinata di 4.500 chilometri?

«Soprattutto a livello articolare. Corsa, palestra e, ovviamente, bicicletta. Il vero obiettivo non era quello di andare forte, bensì di arrivare alla fine. Dalla primavera in poi ho fatto qualche pedalata notturna perché, insieme al mio preparatore, avevamo deciso di scombussolare un po’ il metabolismo. Una volta, ad esempio, sono andato fino a Torino per vedere giocare mio figlio…».

Il bagaglio ridotto al minimo è un obbligo, per chi se lo deve trascinare lungo la strada.

«Abbiamo imballato la bicicletta con le borse da telaio, mentre i vestiti del viaggio li ho buttati via dopo l’atterraggio. Bisogna limitarsi all’essenziale, come il sacco a pelo, il materassino, il bivy bag e lo spazzolino da denti. Come abbigliamento avevo una tenuta estiva da ciclismo, due divise antiacqua, una maglia termica a maniche lunghe, guanti e scarpette».

Non c’è una partenza vera e propria, giusto?

«L’appuntamento era alle 8 di mattina di venerdì 8 giugno, circa 140 atleti, ma in realtà ognuno inizia a pedalare quando vuole, un po’ come nel Cammino di Santiago. Alla fine siamo arrivati in una sessantina».

C’è un metronomo interno che scandisce le tappe?

«A parte la stanchezza, le due variabili fondamentali sono l’acqua e il cibo. Bisogna essere attrezzati a percorrere 300 chilometri nel nulla e appena si trova un luogo di ristoro non si può ignorare. Alcune volte mi sono addormentato alle 7 di sera e sono ripartito 3 ore dopo. Non sapendo l’inglese, in alcuni casi mi sono fatto sfuggire dei punti di rifornimento gestiti da guardie forestali, oppure dei pozzi nel deserto. Insomma, ho pagato l’ingenuità del principiante».

Come ti alimentavi?

«Coi burritos surgelati: fagioli e patate, oppure carne e patate. Infilavo il sacchetto nella schiena e dopo un po’ di microonde corporeo erano pronti da mangiare. Cercavo di evitare con cura tutte quelle salse che gli americani cospargono ovunque».

Dal gelo canadese ai 40 gradi del deserto. In mezzo, qualche colpo di sfortuna non poteva mancare.

«La prima foratura l’ho avuta circa a metà percorso. Mi sentivo bene, stavo proseguendo assieme ad un ragazzo belga, ma ci siamo dovuti dividere. Ho atteso l’apertura di un negozio specializzato, ho rimesso a posto la bici ma due giorni dopo ho tagliato nuovamente il copertone, di notte, su un terreno ghiaiato. Nonostante il faro, che fa luce come un’automobile, non mi sono reso conto di come sia successo».

Entrare tra i primi 10 all’esordio è stata l’impresa dentro l’impresa.

«Come ho detto, siamo partiti in 140, quindi non è male. Quelli che sono arrivati davanti a me? Di sicuro vanno mediamente più forte, ma conta tanto anche l’organizzazione. Se io impiegavo 2 ore per trovare un motel, ho visto gente col panino in una mano, il Gps nell’altra e il telefono davanti per le previsioni meteo. Tutto tempo risparmiato».

Hai già pensato di riprovarci?

«La tentazione di riprovarci ovviamente c’è, però occorre tempo, minimo 25 giorni, e una organizzazione capillare. Ma ci sono anche altre sfide da raccogliere. Mi piacerebbe andare a fare un trail in Scozia e mi sono informato pure per il Marocco, anche se non mi convince l’organizzazione».

p.z.

L”intervista completa e tante belle immagini su «sabato sera» del 6 settembre.

Nella foto: Stefano Romualdi sul percorso

Il medicinese Stefano Romualdi racconta la sua avventura americana in mountain bike al «Great Divide»
Sport 22 luglio 2018

Mountain Bike, i campioni Under 21 Mirco Vendemmia e Matteo Saccon nella top-ten mondiale

Abbiamo dei giovani campioni in casa e a volte non ce ne accorgiamo. Mirco Vendemmia e Matteo Saccon sono due Under 21 che si stanno ben comportando in una disciplina nuova del ciclismo a «ruote grasse», nella specialità Enduro. Come ci spiegano i ragazzi, è un misto tra il down-hill e il cross country; nelle gare più importanti si effettuano più prove con percorsi di alcuni chilometri, discese ma anche strappi, salite e single track, cronometrati. Occorre anche tornare al punto di partenza entro un tempo limite di cui non si tiene conto, ma la risalita comporta uno sforzo fisico che incide nella successiva prova.

Matteo, nato nel 2000, ha già vinto due titoli italiani nel 2016 e 2017 nelle categorie giovanili e frequenta il Liceo Scientifico delle Scienze Applicate. «Ho cominciato a 10 anni – ha spiegato Saccon -, quasi con l’avvio della specialità alla quale partecipo. Ho avuto buoni risultati ed ho continuato».

Come mai non sei riuscito a riconfermarti campione italiano?

«Ho fatto una sciocchezza: essendo scivolato, ero un po’ deconcentrato e non sono passato al controllo di fine gara dove si deve consegnare il trasponder e verificare la punzonatura. Non sapevo di aver fatto comunque il tempo migliore e sono stato penalizzato di due minuti».

Ora sei in partenza per altre gare.

«Sì, in Val d’Aosta per il Mondiale Under 21 e per la prova di La Thuile in Francia il 21 e 22 luglio».

Oltre all’imolese Matteo Saccon, nella squadra Cmc di Valdobbiadene, c’è il borghigiano Mirco Vendemmia (nato nel 1998), che incontriamo dopo il turno di lavoro alla Sacmi. «Ho frequentato l’Itis, specializzazione in Meccanica, di solito mi alleno dopo il turno – ci racconta – ed anche dopo il podio mondiale sono dovuto rientrare per essere in fabbrica la mattina dopo». Già, perché Mirco è il primo italiano in assoluto, tra Under ed Elite, ad essere salito su un gradino, il terzo, del podio di una prova mondiale. E’ accaduto nel primo week-end di luglio a Petzen e Jamnica tra l’Austria e la Slovenia.

Come hai cominciato?

«Giravo in moto da cross ma i miei non potevano portarmi alle gare. Così con altri amici ho inforcato la bici nella società Appennino Bike con Fabio Gioiellieri e mi ha notato Simone Zaniboni della Simon Bike che mi ha fornito il mezzo migliore».

Adesso tu e Matteo siete nono e decimo nel ranking del Mondiale. Andate d’accordo?

«Certamente, ci scambiamo consigli e informazioni. Lui in Austria è arrivato 9°. E’ bello essere nello stesso team, anche se c’è sempre un po’ di rivalità agonistica che stimola entrambi».

Obiettivi?

«Non mi dispiacerebbe diventare professionista della disciplina, anche perché sta per entrare nell’Uci e potrebbe essere portata alle Olimpiadi. Per ora mi accontento di essere ai vertici in Italia e spero di confermare i risultati mondiali».

n.v.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 luglio.

Nella foto: da sinistra Mirco Vendemmia e Matteo Saccon in azione

Mountain Bike, i campioni Under 21 Mirco Vendemmia e Matteo Saccon nella top-ten mondiale
Sport 27 giugno 2018

In bici dal Canada al New Mexico per 4.400 km, il medicinese Stefano Romualdi è arrivato decimo alla «Great Divide»

Il medicinese Stefano Romualdi ha centrato, alla sua prima partecipazione, l”impresa di concludere il «Great Divide», la corsa più lunga e difficile del mondo in mountain bike che è scattata lunedì 8 giugno dalla città di Banff in Canada.

Anzi, ha fatto molto di più perché dopo 4.400 km fino a Antilope Wells nel New Mexico, ha concluso l”evento al decimo posto con il tempo di 18 giorni, 15 ore e 2 minuti. Niente male visto che il suo obiettivo alla vigilia era di finire la corsa in 20 giorni.

Tanti appassionati e non solo hanno seguito, in diretta sul sito della corsa e sulla sua pagina facebook personale, ogni tappa di avvicinamento di Stefano al traguardo. Mappe, foto e audio poi hanno fatto da cornice ad un risultato assolutamente straordinario dal punto di vista sportivo e umano.

ERRATA CORRIGE: qualche giorno dopo la fine del «Great Divide» è arrivata la notizia che Stefano Romualdi, a causa della squalifica di un avversario, ha chiuso al nono posto e non al decimo come originariamente comunicato nell”ordine di arrivo.

r.c.

Nella foto: Stefano Romualdi durante un”intervista prima della partenza

In bici dal Canada al New Mexico per 4.400 km, il medicinese Stefano Romualdi è arrivato decimo alla «Great Divide»
Sport 5 maggio 2018

A Borgo Tossignano i titoli tricolori di mountain bike per i vigili urbani organizzato dal Motoclub Pm Imola

Domani si disputerà il 16° campionato italiano di mountain bike riservato alle Polizie Locali, organizzato dal Motoclub Polizia Municipale di Imola, sotto l’egida dell’Aspmi (Associazione sportiva delle Polizie Municipali d’Italia).

La manifestazione (previsti circa 500 atleti) sarà organizzata grazie alla collaborazione dell’Imola Bike. La prova avrà inizio alle 9.30 a Borgo Tossignano, con la partenza dal campo sportivo, e proseguirà all’interno del Parco della Vena del Gesso Romagnola.

Sono previsti due anelli, di cui il primo di circa 25 km, assegnerà i titoli tricolori per le varie categorie maschili che femminili. Gli atleti che vorranno completare tutti i 54 km della Marathon (entrambi gli anelli) andranno a rimpinguare il punteggio della classifica a squadre.

r.s.

Nella foto: la locandina dell”evento

A Borgo Tossignano i titoli tricolori di mountain bike per i vigili urbani organizzato dal Motoclub Pm Imola

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