Cronaca

Il viaggio della plastica dal cassonetto in poi

Il viaggio della plastica dal cassonetto in poi

Dove va a finire la plastica che gettiamo nel cassonetto o che portiamo alla stazione ecologica? Quanto di ciò che viene conferito viene poi effettivamente recuperato? E ciò che non viene recuperato, dove va? Per saperne di più abbiamo interpellato Filippo Bocchi, direttore Valore condiviso e Sostenibilità di Hera.

Per quanto riguarda la plastica, il vostro ultimo report «Sulle tracce dei rifiuti» indica che nel 2018 la raccolta pro capite è stata di 31 chili. Un buon risultato?
«Esatto, nel 2017 erano 28 chili pro capite, dunque nel territorio di riferimento del gruppo Hera c’è un aumento a doppia cifra della raccolta della plastica e questo va di pari passo con l’aumento della raccolta differenziata, che si è avuto anche a Imola dopo la riorganizzazione del servizio di raccolta».

Dove vanno a finire, quindi, questi 31 chili pro capite?
«Tutta la plastica raccolta nella provincia di Bologna, e quindi anche nel circondario imolese, va, in prima battuta, nei nostri impianti di selezione di Granarolo dell’Emilia o di Voltana di Lugo. Qui viene fatta una selezione meccanica, anche attraverso lettori ottici, e una ulteriore selezione manuale. E’ il Corepla, il consorzio nazionale che recupera gli imballaggi in plastica, a dirci a quali centri mandare il materiale da noi selezionato. Il Corepla ha un meccanismo di aste attraverso cui distribuisce i rifiuti, in base sia alla tipologia sia alla disponibilità delle strutture, garantendo una equa ripartizione tra i vari centri di recupero. Per tutta la provincia di Bologna, ad esempio, sono 14, sparsi in tutta Italia, da Bergamo a Teramo. Di questi, 12 sono anche produttori di plastica. Noi, in prima battuta, eliminiamo lo scarto, cioè quello che non è di plastica e che non è imballaggio. Il giocattolo, ad esempio, anche se è di plastica, viene comunque scartato, perché non c’è ancora una tecnologia in grado di riciclare la plastica dura. Lo scarto viene conferito pressoché totalmente alla discarica di Ravenna. In media, parliamo del 28 per cento dei 31 chili. Il restante 72 per cento viene  invece recuperato, in parte attraverso riciclo e in parte (49 per cento) attraverso il recupero energetico, percentuali in linea anche con i dati nazionali Corepla». (lo. mi.)

L’intervista completa sul numero del Sabato sera del 28 novembre

Fotografia tratta dal sito di Corepla

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