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Cronaca 5 Dicembre 2019

Ima Nop, il gruppo ozzanese al lavoro per ridurre la plastica nel packaging

Tra i protagonisti della Packaging valley emiliano romagnola c’è l’ozzanese Ima, che progetta e produce macchine automatiche anche per il confezionamento di prodotti farmaceutici, cosmetici, alimentari, tè e caffè. In attesa di vedere gli sviluppi sulla «plastic tax», l’azienda ha già lanciato un nuovo progetto al servizio del packaging che impiega nuovi materiali ecocompatibili.

Il suo nome è Ima Nop,  dove Nop sta per «No plastic». «Il progetto – spiega Alberto Vacchi, presidente e amministratore delegato di Ima – si inserisce nella filosofia del gruppo nell’ambito della sostenibilità ambientale. Dopo il via libera a Strasburgo, da parte del Parlamento europeo, alla direttiva che limita l’uso di diversi ar ticoli monouso in plastica, saranno richieste nuove macchine automatiche in grado di ridurre l’impiego della plastica nel packaging. Il gruppo ha già sviluppato, in collaborazione con i maggiori player del mercato, alcune soluzioni estremamente innovative, anticipando così le esigenze del mercato di riferimento. Questo progetto testimonia la sensibilità ambientale di Ima e il forte impegno nell’innovazione che, da sempre, contraddistingue il gruppo». (lo. mi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 28 novembre

Ima Nop, il gruppo ozzanese al lavoro per ridurre la plastica nel packaging
Cronaca 5 Dicembre 2019

Giuseppe Lesce (Sacmi): «Plastic tax, uno slogan che non risolve i problemi»

Tra le novità della legge di Bilancio 2020, al momento in discussione al Senato, c’è anche la contestata «plastic tax». Si tratta di una imposta che prevede il pagamento di 1 euro per ogni chilo di oggetti in plastica monouso, prodotti in Italia o importati dall’estero.

La plastic tax andrà quindi a colpire fabbricanti, importatori e commercianti, ma anche, in modo indiretto, i  consumatori, su cui si scaricheranno i maggiori costi di filiera. Si calcola infatti che la nuova imposta potrebbe gravare sui consumi delle famiglie per circa 110 euro l’anno. Più in generale, la bozza dell’articolo di legge ipotizza un gettito di 1.079 milioni di euro nel primo anno di applicazione (2020) e di circa 1.700 milioni all’anno una volta a regime.

La plastic tax ha subito fatto scalpore. Se l’obiettivo è inibire il consumo di oggetti in plastica monouso, dall’altro penalizza anche le aziende produttrici di imballaggi in plastica e in modo indiretto la Packaging valley emiliano romagnola. Tra le imprese locali che producono anche impianti per la realizzazione di bottiglie, tappi, capsule e contenitori in plastica per l’industria alimentare e farmaceutica c’è l’imolese Sacmi. Abbiamo chiesto a Giuseppe Lesce, direttore Public affairs di Sacmi, di darci il suo parere sull’argomento.

Cosa ne pensa della plastic tax?
«Mi sembra più uno slogan e non un provvedimento basato su un’analisi reale della situazione. Il ministro Di Maio ha detto che questa tassa è un investimento sul futuro delle nuove generazioni. E’ demagogia, oltre che un ossimoro, dato che una tassa non può essere un investimento. Un tema così complesso non si affronta con enunciati di principio, che non si basano su una conoscenza diretta della materia. Si vuole spingere la ricerca verso materiali innovativi e invece mettiamo una tassa sulla plastica. Non si sta affrontando il problema. Oggi il nostro mondo può davvero fare a meno della plastica? Quando sento dire all’ex ministro della Salute, Lorenzin, che auspica un futuro “plastic free”, senza plastica, mi domando: è mai entrata in un ospedale? I medicinali con che cosa sono confezionati? Le sacche, i cateteri, le attrezzature scientifiche, di che materiale li vogliamo fare? La plastica è stata una grandissima invenzione, ma è l’uso sbagliato che se ne è fatto nel tempo ad aver portato alle conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. La “sportina” di plastica, ad esempio, è nata 60 anni fa dall’idea di un ingegnere svedese. L’obiettivo era salvaguardare gli alberi e il pianeta: rispetto a un sacchetto di carta era destinato a durare di più. Senza contare che il sacchetto di carta, dal punto di vista energetico, costa il triplo rispetto a uno di plastica. Ma questo la gente non lo sa. Se si vuole davvero affrontare il tema, mettiamo attorno a  un tavolo qualcuno che sappia almeno cos’è il “carbon footprint” (impronta di carbonio, ndr), cioè che cosa comporta a livello energetico globale una scelta rispetto a un’altra. Se abbiamo davvero a cuore l’ambiente, dobbiamo considerare tutti gli aspetti e non usare slogan, che oltre ad essere irritanti non aiutano a risolvere il problema». (lo. mi.)

L”intervista completa nel numero del Sabato sera del 28 novembre

Giuseppe Lesce (Sacmi): «Plastic tax, uno slogan che non risolve i problemi»
Cronaca 5 Dicembre 2019

Il viaggio della plastica dal cassonetto in poi

Dove va a finire la plastica che gettiamo nel cassonetto o che portiamo alla stazione ecologica? Quanto di ciò che viene conferito viene poi effettivamente recuperato? E ciò che non viene recuperato, dove va? Per saperne di più abbiamo interpellato Filippo Bocchi, direttore Valore condiviso e Sostenibilità di Hera.

Per quanto riguarda la plastica, il vostro ultimo report «Sulle tracce dei rifiuti» indica che nel 2018 la raccolta pro capite è stata di 31 chili. Un buon risultato?
«Esatto, nel 2017 erano 28 chili pro capite, dunque nel territorio di riferimento del gruppo Hera c’è un aumento a doppia cifra della raccolta della plastica e questo va di pari passo con l’aumento della raccolta differenziata, che si è avuto anche a Imola dopo la riorganizzazione del servizio di raccolta».

Dove vanno a finire, quindi, questi 31 chili pro capite?
«Tutta la plastica raccolta nella provincia di Bologna, e quindi anche nel circondario imolese, va, in prima battuta, nei nostri impianti di selezione di Granarolo dell’Emilia o di Voltana di Lugo. Qui viene fatta una selezione meccanica, anche attraverso lettori ottici, e una ulteriore selezione manuale. E’ il Corepla, il consorzio nazionale che recupera gli imballaggi in plastica, a dirci a quali centri mandare il materiale da noi selezionato. Il Corepla ha un meccanismo di aste attraverso cui distribuisce i rifiuti, in base sia alla tipologia sia alla disponibilità delle strutture, garantendo una equa ripartizione tra i vari centri di recupero. Per tutta la provincia di Bologna, ad esempio, sono 14, sparsi in tutta Italia, da Bergamo a Teramo. Di questi, 12 sono anche produttori di plastica. Noi, in prima battuta, eliminiamo lo scarto, cioè quello che non è di plastica e che non è imballaggio. Il giocattolo, ad esempio, anche se è di plastica, viene comunque scartato, perché non c’è ancora una tecnologia in grado di riciclare la plastica dura. Lo scarto viene conferito pressoché totalmente alla discarica di Ravenna. In media, parliamo del 28 per cento dei 31 chili. Il restante 72 per cento viene  invece recuperato, in parte attraverso riciclo e in parte (49 per cento) attraverso il recupero energetico, percentuali in linea anche con i dati nazionali Corepla». (lo. mi.)

L’intervista completa sul numero del Sabato sera del 28 novembre

Fotografia tratta dal sito di Corepla

Il viaggio della plastica dal cassonetto in poi
Cronaca 23 Settembre 2019

A Dozza in arrivo le borracce per i ragazzi delle scuole

A Dozza saranno distribuite 480 borracce in alluminio a tutti i bambini che frequentano le scuole elementari e medie, mentre tra le strade e piazze del borgo e nella frazione di Toscanella sono stati installati nuovi cestini per coinvolgere i turisti nella raccolta differenziata.
Sono due delle iniziative messe in campo dal Comune per concretizzare l’impegno sulla tutela dell’ambiente.

«Puntiamo a diventare plastic free – dice il sindaco Luca Albertazzi –, per agire nel concreto partendo dal basso e per coinvolgere i singoli su un tema di enorme attualità ogni azione è utile. Pensiamo a Greta e al viaggio dei ragazzi di Radioimmaginaria, ma occorre anche un seguito pratico, perché pubblicare solo un post su Facebook non basta».

Negli ultimi mesi si stanno moltiplicando appelli e campagne contro l’utilizzo della plastica monouso, nel tentativo di difendere l’ambiente da un rifiuto ingombrante e difficilmente eliminabile.
Per l’Amministrazione dozzese «si tratta di un tema importante – rivendica il sindaco – e che non riguarda solo la  plastica ma l’attenzione all’ambiente in senso ampio».

Così, nelle prossime settimane, come a Milano, anche a Dozza verranno distribuite le borracce ai ragazzi affinché le utilizzino per bere al posto delle bottigliette di plastica monouso.«Le borracce verranno date anche ai dipendenti comunali – aggiunge Albertazzi – e implementeremo i distributori d’acqua per ricaricarle, inoltre stiamo lavorando per cambiare le macchinette che distribuiscono cibi e bevande presenti sia in municipio che nella rocca affinché non abbiano più bottigliette o plastica». (l. a.)

Altri particolari nell”articolo pubblicato sul “Sabato sera” del 19 settembre

A Dozza in arrivo le borracce per i ragazzi delle scuole
Cronaca 9 Agosto 2019

Maxi incendio a Faenza, possibile plastica in fiamme. Al lavoro da stanotte sette squadre di Vigili del Fuoco

Un maxi-incendio, sprigionatosi per cause ancora al vaglio, sta colpendo da mezzanotte e mezzo circa il magazzino della logistica Lotras di via Deruta a Faenza.
Le fiamme, accompagnate da vari scoppi, hanno sprigionato alte colonne di fumo visibili anche a diversi chilometri di distanza.
Sul posto sette squadre di vigili del Fuoco da Faenza, Ravenna, Forlì e Bologna oltre ai tecnici Arpae.
Intervenuti carabinieri e polizia che hanno chiuso la strada.

«L”acre fumo nero sprigionato dal rogo fa pensare stiano bruciando componenti e accessori auto in plastica stoccate nel magazzino», ha scritto Giovanni Malpezzi, primo cittadino di Faenza, in un post sulla propria pagina Facebook, alle 7:22 di questa mattina.
«Uscire solo se necessario, chiudere le finestre, astenersi dal fare attività sportiva o recarsi nelle vicinanze per curiosare».

A causa del rogo la linea ferroviaria Faenza-Ravenna-Lavezzola era stata inizialmente interrotta e sostituita da autobus alternativi. Poi è stata ripristinata. (r.cr.)

Due video dell”incendio sono pubblicati sulla pagina Facebook “Sabato sera”

Maxi incendio a Faenza, possibile plastica in fiamme. Al lavoro da stanotte sette squadre di Vigili del Fuoco
Economia 8 Aprile 2019

Operazione salvataggio e rilancio per la Wegaplast, cosa è stato fatto per rimettere l'azienda in sicurezza

«Il nostro scopo è ristrutturare e rilanciare Wegaplast, salvaguardando nella misura maggiore possibile le maestranze». Paolo Finatti ha le idee molto chiare. Da inizio anno, dopo il suo ingresso nel rinnovato consiglio di amministrazione guidato però sempre dal presidente Alberto Ponzellini, ha di fatto preso le redini dell’azienda per far fronte a una situazione che lui stesso non ha esitato a definire «drammatica». Un punto quasi di non ritorno per l’azienda dozzese del settore della plastica, specializzata nella progettazione e produzione di stampi su misura, così come nello stampaggio di componentistica destinata per il 72% al mondo dell’automotive e in percentuale minore per gli elettrodomestici. In totale, circa 1.500 diversi articoli, spesso difficili da realizzare sia dal punto di vista tecnico sia estetico, per marchi come Lamborghini, Fiat, Maserati, Magneti Marelli, Bmw, Jaguar.

«Il primo problema che si è evidenziato – riassume Finatti, che in passsato ha ricoperto incarichi presso realtà importanti come Barilla, Coca Cola e Lar- è legato ai mercati e agli scenari esterni, che negli ultimi anni sono cambiati molto. Wegaplast non ha messo in campo tutti gli strumenti necessari per rispondere a questo cambiamento e si è ritrovata impreparata ad affrontare una situazione sempre più calante per quanto riguarda la marginalità. L’obiettivo del 2019 è riportare l’azienda in pareggio e con il contributo dei lavoratori sarà fattibile. In questi primi tre mesi di lavoro – va al sodo il manager – abbiamo messo a punto un piano industriale che ha convinto tre banche ad aprire nuove linee di credito, diverse dalle precedenti. Abbiamo chiuso accordi con tutti i fornitori per piani di rientro, siamo riusciti coinvolgere i clienti e a dimostrare loro che Wegaplast sta cambiando velocemente pelle ed è pronta per essere di nuovo un partner affidabile».

Ancora più incisivo l’intervento sulla riorganizzazione interna. Ad oggi Wegaplast conta 129 addetti, 7 dei quali nello stabilimento di Budrio. «Non parliamo di esuberi, ma di ricollocazione – precisa Finatti – per un bilanciamento corretto tra lavoratori diretti, impegnati cioè alle macchine, e indiretti, di supporto alla produzione. Colloquiamo in modo costante con i sindacati e stiamo cercando la condivisione nelle soluzioni gestionali. Per alcune funzioni è stata aperta una procedura per l’uscita di una ventina di persone su base volontaria. La cassa integrazione è già aperta, ma non la stiamo utilizzando». 

Riguardo al futuro prossimo dell’azienda, Pinatti spiega: «Nei prossimi anni Htplastic è interessata a entrare nella compagine azionaria di Wegaplast. Nell’ottica delle sinergie, Wegaplast è tra le aziende con un passato molto importante, una “tecnicità” forte e una validità certificata, ma a bassa produttività. Abbiamo già avviato inoltre una collabroazione con l’azienda modenese Lar, impegnata anch’essa nel settore della plastica, ma con tipi di produzioni diversi rispetto a Wegaplast». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto: il reparto produttivo alla «Wegaplast» di Toscanella (isolapress)

Operazione salvataggio e rilancio per la Wegaplast, cosa è stato fatto per rimettere l'azienda in sicurezza
Economia 22 Giugno 2018

Bio-On inaugura lo stabilimento di Gaiana per produrre le bioplastiche che non inquinano

Bio-on, società bolognese che sviluppa bioplastiche di derivazione naturale ha inaugurato ufficialmente l’impianto produttivo a Gaiana di Castel San Pietro. La posa della prima pietra è avvenuta a marzo 2017, l’avvio a regime è previsto entro l’anno o poco più. «Dalla posa della prima pietra ad oggi abbiamo rispettato il programma dei lavori e mantenuto le promesse che abbiamo fatto al mercato» ha sottolineato soddisfatto Marco Astorri, presidente e ceo di Bio-on.

Fino ad ora Bio-on, che è nata nel 2007, è quotata all’Aim su Borsa Italiana e ha sedi e laboratori tra San Giorgio di Piano, Minerbio, Bentivoglio, si è limitata a sviluppare e concedere in licenza nuove materie plastiche, derivate da scarti agricoli. Ora, con un investimento di 20 milioni di euro, ha un polo produttivo sviluppato su un”area di 30mila metri quadrati con un”estensione di 3.700 metri coperti e 6 mila edificabili.

Tra l’altro si tratta di un’operazione di riqualificazione industriale in quanto l’azienda ha recuperato a nuova vita l’ex stabilimento della Granarolo, chiuso da tempo. Un’operazione che, sin dall’inizio, ha trovato l’appoggio nell’Amministrazione castellana del sindaco Fausto Tinti.

«Siamo estremamente orgogliosi – ha aggiunto Astorri – perché questa fabbrica rappresenta un’eccellenza del Made in Italy e l’inizio di una nuova era per la chimica verde mondiale. Da oggi molte aziende, grazie alla nostra bioplastica, avranno la possibilità di salvaguardare l’ambiente e dare una svolta ecologica ai loro prodotti, rispettando le nuove normative sempre più severe sui limiti di utilizzo delle plastiche tradizionali».

L”impianto, dotato delle più moderne tecnologie e dei più avanzati laboratori di ricerca e sviluppo, da ottobre produrrà mille tonnellate all”anno di Minerv Bio Cosmetics, microperline in bioplastica per l”industria cosmetica; sostituirà le tradizionali particelle di plastica  (microbeads) derivate dal petrolio e usate come addensanti in vari prodotti come smalti, creme, shampoo o dentifrici, che una volta immesse nell”ambiente entrano nella catena alimentare senza essere smaltite producendo un inquinamento e danni talmente gravi da essere state vietate in molti Paesi del mondo a partire dagli Stati Uniti. Le micro particelle Minerv Bio Cosmetics sono naturalmente biodegradabili. Non solo, il biopolimero sviluppato nei laboratori di Bio-on costituisce, in fase di decomposizione, un nutriente per alcuni microrganismi e vegetali presenti in natura.

In futuro, con un raddoppio della capacità, fornirà altri prodotti per il bio medicale e di bioremediation, ovvero il Minerv Biorecovery che ripulisce i mari dagli idrocarburi.

Nell”area del nuovo impianto, infatti, hanno sede tre business unit: Bio-on Plants che gestisce il sito produttivo; i lavoratori della divisione Cosmetic, Nanomedicine & Smart Materials, dotati delle più moderne tecnologie per sperimentare nuovi tipi di bioplastica e la divisione Recovery e Fermentation che studia nuove materie prime naturali da trasformare in bioplastica.Tutte le bioplastiche sviluppate da Bio-on, sono ottenute da fonti vegetali rinnovabili senza alcuna competizione con le filiere alimentari.

Nelle foto il nuovo impianto Bio-On, sul palco da sinistra Marco Astorri e il sindaco di Castello Fausto Tinti

Bio-On inaugura lo stabilimento di Gaiana per produrre le bioplastiche che non inquinano

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