Cronaca

Fioriture fuori stagione ed eventi estremi fanno diminuire la produzione di miele

Fioriture fuori stagione ed eventi estremi fanno diminuire la produzione di miele

È arrivata la primavera, ma il calendario non sembra molto d’accordo. Le temperature sono decisamente sopra la media stagionale e le gemme a fiore sono pronte ad aprirsi. Questo espone i fiori, degli alberi da frutto in particolare, ad un grave rischio connesso alle gelate primaverili con conseguenze disastrose sull’economia agricola.
Come se tutto questo non bastasse, in questi giorni si parla anche di un rischio per le api ingannate da queste temperature troppo calde. «È troppo presto per parlare di rischio gelate, sono fenomeni non prevedibili. Inoltre le api con il freddo non escono dalle arnie». Calma subito gli animi Giancarlo Naldi, presidente dell’Osservatorio del Miele di Castel San Pietro.

Non ci dobbiamo preoccupare delle gelate, perché potrebbero non venire, ma è giusto preoccuparsi per il cambiamento climatico, oramai sotto gli occhi di tutti anche dei più scettici, in relazione al ciclo vitale delle api?
«Questa sì che è una preoccupazione seria, perché a causa del cambiamento climatico non c’è più corrispondenza tra lo sviluppo delle famiglie e delle fioriture, con il rischio concreto che queste non riescano a procurarsi cibo sufficiente (nettare e polline) per alimentare l’alveare. Inoltre i fenomeni atmosferici violenti che si presentano sempre più spesso, grandinate, bombe d’acqua, esondazioni, rendono alle api impossibile uscire dalle arnie. Questo porta a perdite anche totali della produzione di miele, perché il momento produttivo è concentrato in una fascia molto ristretta di tempo e costringe gli apicoltori ad alimentare artificialmente gli alveari e a spostare le arnie alla continua ricerca di posti migliori per la raccolta, con un conseguente aumento dei costi di produzione che stanno mettendo in ginocchio il settore. A complicare ulteriormente le cose, gli apicoltori devono anche far fronte al fenomeno delle sciamature sempre più frequenti». (moira orrù)

L”intervista completa nel numero del Sabato sera del 27 febbraio

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