Posts by tag: clima

Economia 15 Maggio 2021

Erba medica, allo studio la capacità della pianta di catturare carbonio nel suolo e di mitigare i cambiamenti climatici

L’erba medica, regina delle foraggere, è al centro del progetto Medi-C-A-Rbonio, che vede coinvolte una quarantina di aziende associate ad Aife, l’Associazione italiana foraggi essiccati, e la collaborazione del Centro ricerche produzioni animali (Crpa) di Reggio Emilia. «Attraverso questo progetto – spiega Maria Teresa Pacchioli del Crpa – intendiamo valutare il contributo delle foraggere poliennali al sequestro di carbonio nel suolo (in pratica, la capacità di questa coltura di catturare e stoccare a lungo termine nel terreno l’anidride carbonica, il principale responsabile del cambiamento climatico, Ndr) e raccogliere gli elementi di sostenibilità, documentandoli anche a supporto di una certificazione ecologica». Nel 2020, in base ai dati Istat, solo nella provincia di Bologna la superficie coltivata è stata di 39 mila ettari, con una produzione totale di oltre 1 milione e mezzo di tonnellate. 

Ulteriori approfondimenti e le interviste a produttori di Mordano, Medicina e Castel San Pietro sul «sabato sera» del 13 maggio 

Nella foto: il produttore di erba medica Eugenio Menichetti di Castel San Pietro 

Erba medica, allo studio la capacità della pianta di catturare carbonio nel suolo e di mitigare i cambiamenti climatici
Ciucci (ri)belli 17 Marzo 2021

Il «clima» delle Case della scienza 2021, le iniziative per bambini e ragazzi

Sfide per il clima è il titolo dell’edizione 2021 del festival Le Case della scienza, in programma dal 22 al 31 marzo. Quest’anno si tratta di una versione on line, tutta dedicata al cambiamento climatico.

L’iniziativa di divulgazione scientifica e tecnologica è realizzata dal Comune di Imola, in collaborazione con l’associazione ScienzaE. In programma videoconferenze e laboratori in diretta streaming sui canali social (Facebook e YouTube del Comune di Imola e di ScienzaE). Il festival prevede anche un  programma didattico riservato alle scuole, con iniziative gratuite e suddivise per fasce d’età.

Programma completo

Per bambini e ragazzi

La locandina dell’edizione 2021

Dal 27 marzo
Ri-fiuto? Ri-creo!, videolaboratorio ispirato al tema della raccolta differenziata proposto da Casa Piani, da seguire comodamente da casa in autonomia o con l’aiuto di mamma e papà per i più piccoli (link sul sito www.casapiani.comune. imola.bo.it).

Domenica 28 marzo
Energie per tutti i gusti, laboratorio all’aperto presso il Bosco dei bambini, in via Suore a Imola. Ore 10.30. “Un laboratorio pratico per imparare a riconoscere l’energia sotto le sue mille forme e sfruttarla al meglio per aiutare a curare il pianeta”. Il laboratorio si terrà in presenza all’aperto, compatibilmente con le condizioni meteo e solo se concesso dalle ordinanze sanitarie. Per info e prenotazioni: www.scienzae.org

5 minuti di scienza, concorso per bambini e ragazzi che premia la voglia di raccontare la scienza. I ragazzi dai 10 ai 19 anni si possono sfidare in diretta streaming dalle ore 15.30 a colpi di divulgazione su un tema scientifico a scelta (ci si potrà aggiudicare fino a 120 euro in buoni libri; info e iscrizioni su www.scienzae.org). Regolamento.

Martedì 30 marzo
Doctor Science Junior, live quiz sulla piattaforma Kahoot (alle 20.30 per i nati dal 2008 e alle 21.30 per gli adulti; info e prenotazioni su www.scienzae.org)

Il «clima» delle Case della scienza 2021, le iniziative per bambini e ragazzi
Cronaca 27 Dicembre 2020

Emilia Romagna, il futuro è adesso: firmato il Patto regionale per lavoro e clima

La Regione sottoscrive il Patto per il lavoro e per il clima insieme a 55 tra enti locali, sindacati, imprese, scuola, atenei, associazioni ambientaliste, Terzo settore e volontariato, professioni, Camere di commercio e banche. Fra questi anche la Città metropolitana di Bologna di cui fa parte il nostro territorio.

Un progetto condiviso per il rilancio e lo sviluppo dell’Emilia Romagna fondato sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Tra gli obiettivi ci sono la completa decarbonizzazione entro il 2050 e il 100% di energie rinnovabili al 2035, il 3% del Pil regionale investito in ricerca e l’obiettivo di portare i Neet (giovani che non studiano e lavorano) sotto il 10%. «In Emilia Romagna – ha detto il presidente della Regione Stefano Bonaccini – il futuro lo costruiamo insieme. Ancora una volta dimostriamo coi fatti che si possono unire le parti per un progetto condiviso di sviluppo sostenibile, che punti al lavoro di qualità e ad una transizione ecologica non più rinviabile. Questa regione intende svolgere un ruolo primario anche nella programmazione e nella gestione delle risorse straordinarie che il Paese avrà a disposizione, in quantità mai viste prima. Se c’è una regione che sa programmare e spendere bene e in fretta le risorse europee e nazionali questa è l’Emilia Romagna. Per questo, in accordo con tutte le rappresentanze del territorio, ci candidiamo a svolgere una parte importante anche nell’impiego migliore delle risorse del Next Generation Eu. Per recuperare ogni posto di lavoro perduto, per potenziare ulteriormente la sanità pubblica, per investire in saperi e innovazione, per la qualità del nostro ambiente e la sicurezza del nostro territorio».

Il Patto è dunque un progetto di rilancio e sviluppo della regione fondato sulla sostenibilità per creare lavoro di qualità, accompagnarla nella transizione ecologica, contrastare le diseguaglianze e ridurre le distanze fra le persone, le comunità e le aree territoriali, ricucendo fratture acuite dalla crisi in atto. Il Patto si fonda sulla qualità delle relazioni tra istituzioni, rappresentanze economiche e sociali, guardando al 2030, in linea con l’orizzonte e gli obiettivi fissati dall’Agenda delle Nazioni unite e dell’Unione europea. (r.cr.)

Emilia Romagna, il futuro è adesso: firmato il Patto regionale per lavoro e clima
Cronaca 14 Dicembre 2020

Anche i bacini di Bubano protagonisti di Adaptation, webdoc sui cambiamenti climatici

Anche i bacini di Bubano sono citati nel webdoc Adaptation, progetto giornalistico transmediale focalizzato sul tema della convivenza con il cambiamento climatico: dallo scioglimento dei ghiacci ai devastanti periodi di siccità, dalle alluvioni all’avanzata dei deserti. Adaptation è una piattaforma divisa in capitoli, ognuno dei quali affronta un argomento specifico legato ad un Paese di riferimento. Dopo l’Olanda, il lavoro si è concentrato sull’Italia. La prima tappa italiana, dedicata all’Emilia Romagna, è stata presentata oggi in anteprima: nel capitolo dal titolo Acqua per l’uomo e per la natura, è inserita la videointervista a Francesco Maffini, responsabile per l’Emilia dell’acquedotto del gruppo Hera, dedicata proprio ai bacini di Bubano, importante riserva idrica al servizio del circondario imolese, realizzata dal consorzio Ami e oggi gestita da Hera.

Qui viene resa potabile l’acqua prelevata dall’ambiente ma non solo. All’interno del sito, infatti, ci sono dei bacini di accumulo dell’acqua grezza prelevata dal canale dei Molini (derivazione del fiume Santerno) e dal Cer, il Canale emiliano romagnolo, che permettono, in questo modo, di avere a disposizione una consistente riserva di acqua, fino a 4 milioni di metri cubi, per garantire le necessità di circa 60 mila persone per cinque, sei mesi ininterrottamente, nel caso in cui l’acqua dovesse venire a mancare, ad esempio a causa di una siccità prolungata. In un territorio è fondamentale avere a disposizione infrastrutture in grado di utilizzare tutte le acque che quell’ambiente mette a disposizione, sia di superficie che di fiume, lago o altro, per creare un sistema resiliente, in grado di fronteggiare i cambiamenti che dovessero avere luogo e i bacini di Bubano ne sono un esempio, rappresentando una delle azioni concrete che si possono mettere in campo per fornire un servizio di eccellenza e di qualità ai cittadini.

Nel 2019 Adaptation ha vinto il premio Aica, Associazione italiana comunicazione ambientale. Oggi il team è composto da sette professionisti, tra giornalisti, videomakers e sviluppatori web e si avvale della collaborazione tecnica e creativa dell’agenzia The Trip di Roma. Altre puntate in corso di pubblicazione: Trentino Alto Adige e Calabria. (lo.mi.)

Nella foto: una immagine dei bacini di Bubano, tratta dal webdoc Adaptation

Anche i bacini di Bubano protagonisti di Adaptation, webdoc sui cambiamenti climatici
Cronaca 30 Luglio 2020

Ondata di calore con forte disagio in pianura e un'allerta gialla per temporali dell'Arpae

Le previsioni dell”Arpae per la provincia di Bologna indicano per questa settimana, soprattutto per la giornata di oggi e domani, venerdì 31 luglio, condizioni di disagio bioclimatico che significa temperature unite a elevato tasso di uminidità. In particolare per le aree di pianura, quindi Imola, Medicina, Mordano e Castel Guelfo, è previsto forte disagio.

Lo ricorda l”Ausl di Imola che sottolinea: “Quando la temperatura e l”umidità dell”aria aumentano, le capacità dell”organismo di raffreddarsi diminuiscono considerevolmente, aumentano traspirazione e sudorazione – meccanismo peraltro fondamentale che il nostro corpo mette in atto per disperdere calore – e si incorre nel pericolo maggiore: la disidratazione. Per questo è importante ricordare alcuni suggerimenti per ridurre i rischi di salute legati alle ondate di calore, soprattutto per anziani e bambini”.

Ma c”è un altro rischio incombente, quello dei temporali. Sempre l”Arpae ha emesso un”allerta gialla in cui si prevede per la serata di oggi giovedì 30 luglio la possibilità di fenomeni temporaleschi organizzati, con associate precipitazioni intense, raffiche di forte intensità e grandinate, in esaurimento nelle prime ore di venerdì 31 luglio. (r.cr.)

Ondata di calore con forte disagio in pianura e un'allerta gialla per temporali dell'Arpae
Economia 2 Aprile 2020

Le temperature sottozero del 24 e 25 marzo mettono in ginocchio l'agricoltura del territorio

Dopo un inverno con temperature ben al di sopra della media, è successo quanto si temeva. Il gelo è tornato all’improvviso, mettendo in ginocchio l’agricoltura. Nella notte tra il 24 e 25 marzo in pianura così come in vallata la temperatura è andata per diverse ore sottozero. A Casola Canina, ad esempio, il termometro ha toccato i meno sei gradi. Inevitabili, quindi, i danni alle colture, che le temperature miti dei mesi scorsi avevano portato a uno sviluppo anticipato.

«É stato veramente un brutto colpo – commenta Alessandro Scala, vicedirettore di Coldiretti Bologna-. In questi giorni stiamo raccogliendo le segnalazioni dei nostri associati e non abbiamo ancora un quadro preciso dell’entità dei danni. La zona colpita è vastissima, comprende l’imolese, il lughese, la pianura così come le vallate, del Santerno e del Marzeno. A farne le spese sono state soprattutto albicocche, pesche, susine e, in pianura, i kiwi. Abbiamo già chiesto alla Regione l’avvio delle procedure per il riconoscimento dello stato di calamità».

Una prima stima dei danni arriva dalla Cia di Imola. «Per albicocche, pesche nettarine, susine e kiwi – Giordano Zambrini, presidente di Cia Imola – le stime dei nostri produttori indicano una perdita di produzione di circa il 70-80 per cento, anche se avremo i dati reali solo fra un paio di settimane». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 aprile

Nelle foto: a Casola Canina il termometro ha segnato -5,9°; gli effetti del gelo sui frutticini di albicocco e in campo a Borgo Tossignano

Le temperature sottozero del 24 e 25 marzo mettono in ginocchio l'agricoltura del territorio
Cronaca 28 Marzo 2020

La storia di Giuliana Panieri, da Medicina alla Norvegia per studiare i ghiacci dell'Artico

La professoressa medicinese Giuliana Panieri, che lavora e vive in Norvegia con la sua famiglia da sette anni, studia i ghiacci dell’Artico o, per essere più precisi, i gas idrati (ossia il metano allo stato solido) e i forams, piccolissimi organismi fossili che possono fornire innumerevoli informazioni sull’ambiente e il clima. Attraverso le ricerche geologiche possiamo avere una fotografia del passato del nostro pianeta.

Domanda scontata dunque, che cosa dobbiamo aspettarci per il futuro del nostro Pianeta?
«Qualche settimana fa sono stati registrati 20 gradi a sud della Norvegia e qui a Tromsø, che si trova oltre il Circolo polare artico, abbiamo avuto pochissima neve e una sola settimana di freddo in linea con le temperature stagionali. La temperatura globale si sta alzando molto velocemente. Quello che dobbiamo cercare di capire è quali saranno gli effetti, sulla natura e sull’uomo, di questi cambiamenti climatici».

C’è chi obietta che il clima è sempre cambiato, in altre epoche storiche o geologiche si sono registrati importanti mutamenti climatici. Secondo la scienza dunque, che cosa è cambiato?
«La storia geologica della terra ha registrato variazioni climatiche molto importanti, ma sono state variazioni naturali, che avvenivano nell’arco di molto tempo. Quello a cui assistiamo oggi è anomalo perché semplicemente troppo veloce. Come reagirà la terra a tutto questo? Il pianeta sopravvivrà sicuramente, sono le condizioni di vita sul pianeta stesso che possono cambiare in modo tale da renderla impossibile. Il mondo scientifico su questo è unanime: le variazioni climatiche sono troppo veloci e quindi anomale, non naturali, ma condizionate in modo esponenziale dall’attività umana». (mo.or.)

Nella foto: la Panieri (in tuta arancione) con alcuni colleghi francesi, tedeschi e turchi sui ghiacci artici durante una spedizione e un primo piano della professoressa medicinese

La storia di Giuliana Panieri, da Medicina alla Norvegia per studiare i ghiacci dell'Artico
Cronaca 3 Marzo 2020

Fioriture fuori stagione ed eventi estremi fanno diminuire la produzione di miele

È arrivata la primavera, ma il calendario non sembra molto d’accordo. Le temperature sono decisamente sopra la media stagionale e le gemme a fiore sono pronte ad aprirsi. Questo espone i fiori, degli alberi da frutto in particolare, ad un grave rischio connesso alle gelate primaverili con conseguenze disastrose sull’economia agricola.
Come se tutto questo non bastasse, in questi giorni si parla anche di un rischio per le api ingannate da queste temperature troppo calde. «È troppo presto per parlare di rischio gelate, sono fenomeni non prevedibili. Inoltre le api con il freddo non escono dalle arnie». Calma subito gli animi Giancarlo Naldi, presidente dell’Osservatorio del Miele di Castel San Pietro.

Non ci dobbiamo preoccupare delle gelate, perché potrebbero non venire, ma è giusto preoccuparsi per il cambiamento climatico, oramai sotto gli occhi di tutti anche dei più scettici, in relazione al ciclo vitale delle api?
«Questa sì che è una preoccupazione seria, perché a causa del cambiamento climatico non c’è più corrispondenza tra lo sviluppo delle famiglie e delle fioriture, con il rischio concreto che queste non riescano a procurarsi cibo sufficiente (nettare e polline) per alimentare l’alveare. Inoltre i fenomeni atmosferici violenti che si presentano sempre più spesso, grandinate, bombe d’acqua, esondazioni, rendono alle api impossibile uscire dalle arnie. Questo porta a perdite anche totali della produzione di miele, perché il momento produttivo è concentrato in una fascia molto ristretta di tempo e costringe gli apicoltori ad alimentare artificialmente gli alveari e a spostare le arnie alla continua ricerca di posti migliori per la raccolta, con un conseguente aumento dei costi di produzione che stanno mettendo in ginocchio il settore. A complicare ulteriormente le cose, gli apicoltori devono anche far fronte al fenomeno delle sciamature sempre più frequenti». (moira orrù)

L”intervista completa nel numero del Sabato sera del 27 febbraio

Fioriture fuori stagione ed eventi estremi fanno diminuire la produzione di miele
Cronaca 3 Marzo 2020

Siccità e temperature alte mettono in crisi le colture

Sicuramente un bel vedere ma, dietro le piante di albicocchi e peschi fioriti nei campi in gennaio/febbraio, non c’è solo stupore e ammirazione, ma problemi seri per gli agricoltori e i consumatori. Un clima che cambia e che anticipa i periodi di fioritura delle piante fino a quattro settimane procura problemi alle orticole invernali, che ingialliscono per le temperature calde, riduce le rese causate dall’incremento delle malattie, crea carenza idrica, fa proliferare gli insetti che fanno solo danni. E, come se non bastasse, qualche giorno fa c’è stato anche un incendio in un terreno incolto nella zona di Borgo Tossignano. A prendere fuoco un ettaro di sterpaglia, vegetazione che, sicuramente, ha risentito della siccità.

Dunque, grande caldo e assenza di precipitazioni significative in un inverno bollente, con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi alla media storica, secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi ai mesi di dicembre e gennaio.

«Il clima mite può creare problemi – rileva Giordano Alpi, vice presidente della Coldiretti di Imola –, per questo in Romagna è stata richiesta l’irrigazione con acqua del Po con largo anticipo. La situazione è critica e l’Autorità distrettuale di bacino ha convocato per il 6 marzo l’Osservatorio sulle crisi idriche per fare il punto della situazione, anche perché non si prevedono precipitazioni se non di scarsa entità, per cui potrebbero verificarsi ulteriori riduzioni dei livelli idrometrici anche del 20%». (a.gi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 27 febbraio

Siccità e temperature alte mettono in crisi le colture
Cronaca 3 Marzo 2020

Clima: oltre un grado in più in dodici anni. I dati della stazione meteo Scarabelli

Negli ultimi dodici anni la temperatura media annua si è alzata di oltre un grado. Quella che può sembrare un’inezia, ha però effetti evidenti sull’ambiente. Ce lo spiega Fausto Ravaldi, referente della stazione meteo dell’Istituto Scarabelli, dove sono raccolti i dati sul clima imolese dal 1946 a oggi.

«Dallo scorso novembre – afferma – la media delle temperature è stata la stessa dell’inverno 2013-14, cioè di 7,8 gradi centigradi. Dunque non è una situazione del tutto nuova, ma non vuol dire che non ci siano criticità. Prima del 2013 la media invernale era più vicina ai 5 gradi. Negli ultimi otto anni la media ha superato i 7 gradi già quattro volte. In precedenza si era verificato solo nell’inverno 2006-07 (7,1 gradi)».

Allo Scarabelli il raffronto delle temperature medie invernali parte dal 1993-94, da quando cioè, con l’ausilio dell’informatica, è possibile calcolare in modo attendibile la media delle temperature giornaliere, rilevate a pochi secondi di distanza l’una dall’altra. L’innalzamento della temperatura media, sia invernale che estiva, è comunque inconfutabile. (lo.mi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 27 febbraio

Clima: oltre un grado in più in dodici anni. I dati della stazione meteo Scarabelli

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