Cronaca

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’ho ritrovata

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’ho ritrovata

Domenica 29 marzo, Medicina «zona rossa». Capitano cose che non dovrebbero accadere. Come ho già detto, finita la fase di tempesta, è cominciata la routine, fatta anche di pause e momenti vuoti. In questi momenti le chat diventano mine vaganti, pericolose terre di nessuno dove viaggiano pensieri e riflessioni che non dovrebbero mai liberarsi. Capita che le mogli si parlino, intendo che si parlino senza avere come tema unico i figli… quindi cazzeggiano, e questa è una cosa che non dovrebbe essere permessa, al pari degli assembramenti.

Cazzeggio + impossibilità di uscire (- Ikea) + marito in casa = la fine. Mia moglie riceve una fotografia, c’è il marito di un’amica steso per terra, in posizione contorta, la testa infilata sotto al lavello, fa male solo a guardarlo. Sta smontando il filtro di un qualche elettrodomestico. A seguire arriva l’immagine della scrivania di quel marito: è la goccia che fa traboccare il vaso. Mia moglie, senza battere ciglio, mette quelle immagini sotto al mio naso e non aggiunge altro. Ora, non mi sono chinato sotto alcun lavello perché Francesca preferisce avermi integro, e di questi tempi è meglio non occupare letti di ospedale per infortuni domestici. Oltretutto le possibilità che io ripari un elettrodomestico tendono a zero. 

Però ho dovuto ripulire la scrivania. Ho recuperato sei tazzine del caffè e, incomprensibile, nove cucchiaini. Biro, forbici, fogli di ogni tipo, anche accartocciati, brogliacci, il pupazzo di Kung-fu Panda, marche da bollo, una macchina fotografica, un invito al Cotton Club con data imprecisata (regalo della Linda Pirazzini e ricordo di gran serate e Luca Carboni), due stick di burro cacao, sassi, rotoli di scotch. Poi chiavi, tante chiavi che aprono porte o lucchetti indefiniti. Caricabatterie, anche di modelli Nokia che trovi sui banchetti dei mercatini dell’antiquariato.  Ad un certo punto i miei occhi vengono rapiti da una cosa strana, piccola, tutta raggrinzita. A vederla fa paura. La tocco con un dito, piano. Rotola, è leggera. Annuso il dito, non puzza. La prendo in mano. Eccola, l’ho finalmente ritrovata, è quella giuggiola che avevo smarrito un anno fa. Mi guardo attorno, mia moglie non c’è, la prendo in mano e la posiziono di fianco alle casse del computer, ho deciso che resterà a farmi compagnia, ho bisogno di certezze. (Corrado Peli)

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