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Cronaca 10 Aprile 2020

Medicina «fuori dalla zona rossa» contro il virus – Cos’è cambiato?

Venerdì 10 aprile, Medicina «fuori dalla zona rossa». Da quasi una settimana siamo fuori dalla zona rossa. Il sabato mattina della libertà, come si evince dalla fotografia che accompagna il post, ci siamo lasciati un po’ prendere dall’entusiasmo. Poi le cose sono tornate nella normalità, e adesso mi chiedo: cos’è cambiato? Piccole cose, ad esempio l’osteria ha riaperto la cucina, per la consegna a domicilio. La mia terrazza confina con il piccolo giardino interno dell’osteria. La mattina della riapertura ho spalancato la finestra ed è entrato in casa un leggero aroma di friggione di cipolle. Stavo per commuovermi. Bentornate vecchie abitudini.

E mentre io venivo fermato dalla polizia a venti metri di distanza dalla mia abitazione, redarguito, e ricondotto davanti alla porta di casa, l’uomo che non stava in casa mi inviava una foto di lui che prendeva il sole in campagna. La campagna di un altro comune, però.

Mio padre: «Corrado, ho 1 kg di tortellini e un regalino di Pasqua per i bambini, passo a darteli». Io: «No, ma dove passi? Domani devo andare a fare la spesa, mentre torno a casa mi fermo al volo e me li dai fuori dal cancello» Mio padre: «Bene, dimmi a che ora passi così avviso la mamma che a quell’ora resta in casa». (Corrado Peli)

Nella foto: momenti di festa a Medicina, ovviamente ben prima delle misure restrittive messe in atto dal Governo per fronteggiare il Coronavirus

Medicina «fuori dalla zona rossa» contro il virus – Cos’è cambiato?
Cronaca 4 Aprile 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Libertà, che me faccio?

Sabato 4 aprile, Medicina «zona rossa». Ci hanno liberato, la notizia era nell’aria da giorni. Medicina non è più zona rossa, hanno tolto i posti di blocco dalle strade. Cosa cambia per me? Poco o nulla. Per altri, invece, il discorso è diverso, chi ha aziende o negozi fuori dal paese può tornare al lavoro (se le aziende o i negozi sono aperti). È rischioso? Certo, però si deve guardare avanti, e bisogna portare a casa uno stipendio. Mia moglie forse dovrà andare a Imola tutti i giorni, sono preoccupato per lei? Non più di tanto, sto aspettando con ansia il momento in cui rientrerà a casa, lunedì sera, per vendicarmi. Sto studiando con i bambini un percorso di sterilizzazione che prevede varie fasi della durata complessiva di almeno due ore, che terminerà con dieci minuti di corda e cinquanta flessioni, così da espellere le ultime tossine tramite sudore.

Cosa ricorderò di questo periodo? Le chat infinite, gran parte delle quali scadute di tono giorno dopo giorno, fino a rasentare volgarità inenarrabili. Il silenzio del centro storico e quell’uccellino che canta tutte le mattine non appena spunta il sole, non mi ero mai accorto di lui, mi mancherà quando il traffico ricomincerà a scorrere. Tutta la filmografia di Adam Sandler, alla quale sono stato costretto da mio figlio. L’attività fisica, non ne avevo mai fatta così tanta. Qualche sprazzo di umanità. Il brindisi con il mio sindaco, da finestra a finestra, quando il traguardo era ancora molto lontano (lo è ancora, per la verità). Mi restano anche un taglio di capelli inguardabile e delle piante grasse in sofferenza. Mi mancheranno quelli che ci hanno lasciato, ai quali dedico questo diario. Mi mancherete anche voi che avete letto, condiviso e commentato. Ora mi fermo. Ma forse torno, se succede qualcosa. That’s all folks. (Corrado Peli)

Scatto da Medicina

Medicina «zona rossa» contro il virus –  Libertà, che me faccio?
Cronaca 3 Aprile 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Sapore di mare

Venerdì 3 aprile, Medicina «zona rossa». Come sta la vostra mascherina? Siete tra i fortunati che hanno potuta sostituirla? O tra quelli che la lavano? Ve lo domando perché la mia fa lo stesso odore che sale dalla darsena di Marina di Ravenna quando ci sono 40 gradi e si è verificata una moria di pesci. Eppure, sarò uscito una decina di volte, poco più, e ancora non sputacchio, ho tutti i denti. Chissà… 

Ho fatto due passi sotto ai portici, i vari cartelli che annunciano la chiusura per Coronavirus si stanno lacerando, comincia ad essere tanto il tempo trascorso in questa situazione. È stato caldo, poi freddo, è tornato il caldo e c’è stata un’altra ondata di gelo. È piovuto ed è caduto pure qualche timido fiocco di neve. È passato anche l’1 aprile, appena una manciata di scherzi, c’è ormai poca voglia di ridere. Girava questa foto con Conte che annunciava: siete liberi! «L’uomo che non stava in casa» l’ha guardata e ha sorriso: dovevi ordinarmi il contrario, se volevi farmi uno scherzo. Ma ormai, anche «L’uomo che non stava in casa» ha perso verve. 

Mi resta poco da scrivere ormai, non succede più nulla, è un letargo nel letargo. Ho chiesto ad amici e conoscenti di combinare qualcosa, così da darmi spunti, ma nulla. Soltanto un gruppo di amici ha tentato di farsi arrestare organizzando una partita a calcetto nel giardino di casa, con tanto di casacche e arbitro. I carabinieri sono andati e li hanno sciolti per assembramento. Per il resto è routine. (Corrado Peli)

Scatto da Medicina

Medicina «zona rossa» contro il virus – Sapore di mare
Cronaca 2 Aprile 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Segni di cedimento

Giovedì 2 aprile, Medicina «zona rossa». Ho fatto un sogno, partecipavo a un video aperitivo con Borrelli, Conte, Venturi e Speranza. Però Conte era Antonio, il mister dell’Inter, è già quello doveva suonarmi strano. Ma la cosa peggiore era che, ad un certo punto, loro quattro si passavano la bottiglia di vino da uno schermo all’altro. Erano assieme, era tutta una farsa, ci prendevano per il culo. Come lo sbarco sulla luna. Tutta una messa in scena per fare i loro comodi. Mi sono svegliato con il cuore in gola e il pigiama impregnato di sudore. Il cuore si è rimesso a posto e il pigiama l’ho steso sul termosifone, l’aveva messo nuovo appena ieri…

Poi arriva la notizia tanto attesa: l’ora d’aria con i figli. Mi affaccio sulla strada, un padre e una bambina camminano a passo svelto sotto il portico, la piccola ha la pelle color polpa di kiwi. Si fermano dietro una colonna, la testa dell’uomo fa capolino, controlla. Improvvisamente la coppia spunta da dietro una macchina, attraversano la strada con il passo del leopardo, strisciando furtivi verso casa. Chiudo la finestra, non tira una bella aria. Decido comunque di fare due passi, è freddo ma c’è un bel sole, sono le due del pomeriggio. Con mio figlio (la mascherina lo copre dalla gola fino all’attaccatura dei capelli) arriviamo al campo da basket di via Oberdan, cinquanta metri da casa. Ci sediamo sul marciapiede. Mio figlio comincia a correre nel campetto calciando il frutto secco caduto da un albero. Lo fermo, non si mai. Restiamo lì ancora un po’.

Non passa nessuno, un silenzio da cimitero, però sento finestre aprirsi e chiudersi, mi sento osservato. I giardini pubblici vuoti, la baracchina chiusa, quel campo da pallacanestro senza nemmeno un ragazzo a tentare una schiacciata. Poi lì dietro c’è la scuola elementare di mio figlio. Ad un certo punto mi accorgo che lui sta proprio guardando in quella direzione. Guarda l’edificio delle scuole elementari Vannini con occhio languido. Che bello. «Piccolo mio, ti manca la scuola, vero?» «No papà, torniamo alla base». (Corrado Peli)

Nelle foto: da sinistra la scuola elementare Vannini di Medicina, a destra via Oberdan

Medicina «zona rossa» contro il virus – Segni di cedimento
Cronaca 1 Aprile 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’esperimento

Mercoledì 1 aprile, Medicina «zona rossa». Mi sono sempre chiesto perché eri soprannominato “Lu Pesce”, ma non te l’ho mai domandato. Eri veramente un pezzo di Medicina, presente ovunque, volontario in tutte le iniziative. 53 anni sono troppo pochi. Ciao Aurelio.

Tornando a noi, sabato scorso era una bella giornata, i fornai aperti e la pescheria pure. Abito nella via centrale di Medicina, quasi davanti al municipio. Così ho deciso, poco prima di mezzogiorno, di affacciarmi per dieci minuti alla finestra e annotare qualsiasi cosa accadesse nella strada e nei palazzi attorno, ho riportato ogni evento in preciso ordine cronologico.

1 – Passa una Jeep dei carabinieri. 

2 – Una donna cammina lenta sotto il portico, al guinzaglio ha un piccolo cane (è un cane?). 

3 – Passa la macchina della polizia municipale.

4 – L’assessore Donatella Gherardi appende uno dei disegni dei bambini (arcobaleno) alla finestra del suo ufficio.

5 – Passa un’altra macchina dei carabinieri.

6 – Un elicottero della polizia volteggia basso sui tetti del centro storico. Che vuole?

7 – Lento, con placida sicumera, pedala «L’uomo che non stava in casa», ha una baguette nel cestello, alza la testa verso l’elicottero, si gira, mi guarda e sorride. 

8 – La donna con il cane (non è un cane, è un gatto, o forse un grosso ratto) torna indietro.

9 – Un uomo tenta di acquistare un pacchetto di sigarette alla macchinetta. Gli va male. Stringe i pugni, la vorrebbe colpire, ma si trattiene.

10 – Il professor Caprara, impeccabile in una giacca di tweed color oliva, si affaccia al balcone mentre sorseggia un Martini. Mi saluta, contraccambio.

11 – Ancora la donna con il guinzaglio, quella cosa che cammina assieme a lei ha la lingua a penzoloni.

12 – Si affaccia Adriano, il mio vicino, brindiamo a vino e birra.

13 – Da una finestra di via Libertà un ragazzo sbraita qualcosa contro la sua ex moglie e si rifugia in casa.

14 – Un fuoristrada della Guardia di finanza rallenta all’altezza del fornaio, controlla che la fila sia ordinata e distanziata.

15 – Dietro al fuoristrada c’è lui, ancora «L’uomo che non stava in casa», mi guarda: «vado in pescheria, ti faccio tenere qualcosa da parte?» Sorride. 

16 – Assisto a una scena singolare, il vicario dell’istituto comprensivo di Medicina, persona degna di stima, viene fermato per un controllo. Mentre un carabiniere verifica l’orario sullo scontrino della spesa, l’altro palpeggia il taglio di vitello dentro la busta della spesa. Vorrei intervenire dicendo che è una persona per bene, ma preferisco guardare e farmi due risate.

17 – Nel mentre, con un ghigno beffardo, ripassa «L’uomo che non stava in casa», ha un branzino che spunta dal cestello della bicicletta. Mi guarda: «vado in farmacia».

Un sabato mattina come un altro, nella zona rossa di Medicina. (Corrado Peli)

Nella foto: i tetti di Medicina

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’esperimento
Cronaca 31 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Guardiamoci attorno

Martedì 31 marzo, Medicina «zona rossa». Mentre arrivano notizie incoraggianti sul fronte della malattia, ne arrivano di meno buone su quello economico. Ci sono famiglie in difficoltà e non potrebbe essere altrimenti. Accanto alla possibilità di aiutare tramite i canali ufficiali: Comune, Asp, Caritas… si muove sottotraccia una solidarietà della porta accanto. Perché non tutti sanno dove chiedere e non tutti hanno il coraggio di chiedere. Grazie alla segnalazione di una vicina di casa ho potuto lasciare qualcosa davanti alla porta di una di queste famiglie. I social network servono anche a questo, mi verrebbe da dire: soprattutto a questo. Non c’è da vergognarsi a chiedere una mano e ci sono tanti modi per donare.

Detto ciò, ultimamente non è che capitino grandi cose tra il mio tinello e il salotto. Ieri sera ho scambiato due chiacchiere con Carmine, detto Trip. Trip vive cento metri fuori dalla linea rossa, dal 10 marzo è chiuso in casa da solo. I genitori sono dentro la linea rossa, Silvia, la sua compagna, è ad Alfonsine con la famiglia. Suo fratello vive a Castel San Pietro. Venti giorni in casa da solo sono tanti da sopportare, alla faccia di Whatsapp, Meet e altre storie. Oltretutto, noi dentro la cupola siamo autosufficienti: fornai, pescheria, Conad, Coop, discount… fuori dalla cupola non resta molto, qualche negozio di ottima qualità ma non supermercati. E che si fa allora? Si va a Budrio? Si può andare fuori Comune per fare la spesa? A questo punto meglio la zona rossa di quella rosa, o Bordò, come la chiama Eugenio sul suo diario. Nel frattempo ho smesso di travasare le piante grasse perché ho notato segni di cedimento. La mia scrivania ha ricominciato a riempirsi di carta e polvere e mio padre continua ad andare in edicola, lui la sua parte la fa per tenere in piedi l’economia. (Corrado Peli)

Per aiutare il Comune di Medicina 
IBAN: IT20C0760102400000000298406 ?per bonifici dall’estero, codice Swift: BPPIITRRXXX?CAUSALE: Comune di Medicina Emergenza COVID19

Medicina «zona rossa» contro il virus – Guardiamoci attorno
Cronaca 30 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – La spesa, parte seconda

Lunedì 30 marzo, Medicina «zona rossa». Il sindaco ha concesso la riapertura delle edicole. Mio padre si è catapultato e ha comprato dieci giorni di arretrati di Repubblica. Oggi sono tornato a fare la spesa, l’ultima volta si poteva entrare in 25 alla volta, oggi in 15, c’era un po’ di fila. Una volta dentro, dall’altoparlante una voce molto dolce ha cominciato a ripetere: fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Appena sostavo qualche secondo di troppo davanti a un prodotto venivo ammonito con lo sguardo. Fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Al terzo passaggio nello stesso corridoio un addetto mi ha fulminato. «Bisogna cercare di velocizzare», ha detto. Io l’ho guardato, ero un po’ smarrito: «cerco la farina numero 2». Lui ha sorriso. «Ti comprendo amico», ha detto, «chi cazzo la compra la farina 2?»

Fate presto, non riempite le buste alla cassa, fatelo fuori dal supermercato. Ho buttato l’occhio all’esterno, c’era una fila lunghissima, mi sono salite ansia e senso di colpa. Ho cominciato a frullare come una trottola: pasta, carne, birre, verdure, biscotti. Avanti e indietro. Ad un certo punto mi sono anche tolto la mascherina, come Pantani si toglieva il cappellino prima di scattare in salita. Ma la sudorazione saliva, e non era per la fatica, era perché non avevo ancora affrontato il mio grande avversario: lo scaffale dei prodotti per la casa. Mezz’ora più tardi lo stesso inserviente mi ha scovato fermo immobile davanti a un plotone di candeggine/sgrassatori/ammorbidenti e ammennicoli vari. «Problemi?». Io ero nella stessa posizione del Cristo che domina Rio de Janeiro, con in mano un foglio lungo quanto un rotolo di carta igienica. «Cif, ciof, amuchina, sciantecler, candeggi, sgrassa pure, superfici, bagni, sterilizza, uccide…» Poi non ricordo più nulla.

Mi sono ritrovato fuori dal supermercato, steso per terra, a prendere aria. L’inserviente aveva legato una bistecca surgelata a un manico di scopa e con quella mi colpiva sul volto, per risvegliarmi tenendosi a distanza di sicurezza. «Che è successo?» ho domandato. «È andato in tilt», ha risposto l’infermiere, «ha cominciato a rimbalzare avanti e indietro tra scansie, sembrava un robot aspirapolvere incastrato sotto a un tavolo». «E dopo?» «Le abbiamo preso il telefono e chiamato casa. Sua moglie voleva il Cif sgrassatore, era molto semplice. Ad ogni modo abbiamo completato la spesa, è già nel baule della sua automobile». «Grazie gentilissimi, allora rientro a casa». «Ci sarebbe da pagare». «Ah sì. Quanto?». «Sono solo 930 euro». (Corrado Peli)

Nella foto: un cartello appeso fuori da un negozio a Medicina

Medicina «zona rossa» contro il virus – La spesa, parte seconda
Cronaca 29 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’ho ritrovata

Domenica 29 marzo, Medicina «zona rossa». Capitano cose che non dovrebbero accadere. Come ho già detto, finita la fase di tempesta, è cominciata la routine, fatta anche di pause e momenti vuoti. In questi momenti le chat diventano mine vaganti, pericolose terre di nessuno dove viaggiano pensieri e riflessioni che non dovrebbero mai liberarsi. Capita che le mogli si parlino, intendo che si parlino senza avere come tema unico i figli… quindi cazzeggiano, e questa è una cosa che non dovrebbe essere permessa, al pari degli assembramenti.

Cazzeggio + impossibilità di uscire (- Ikea) + marito in casa = la fine. Mia moglie riceve una fotografia, c’è il marito di un’amica steso per terra, in posizione contorta, la testa infilata sotto al lavello, fa male solo a guardarlo. Sta smontando il filtro di un qualche elettrodomestico. A seguire arriva l’immagine della scrivania di quel marito: è la goccia che fa traboccare il vaso. Mia moglie, senza battere ciglio, mette quelle immagini sotto al mio naso e non aggiunge altro. Ora, non mi sono chinato sotto alcun lavello perché Francesca preferisce avermi integro, e di questi tempi è meglio non occupare letti di ospedale per infortuni domestici. Oltretutto le possibilità che io ripari un elettrodomestico tendono a zero. 

Però ho dovuto ripulire la scrivania. Ho recuperato sei tazzine del caffè e, incomprensibile, nove cucchiaini. Biro, forbici, fogli di ogni tipo, anche accartocciati, brogliacci, il pupazzo di Kung-fu Panda, marche da bollo, una macchina fotografica, un invito al Cotton Club con data imprecisata (regalo della Linda Pirazzini e ricordo di gran serate e Luca Carboni), due stick di burro cacao, sassi, rotoli di scotch. Poi chiavi, tante chiavi che aprono porte o lucchetti indefiniti. Caricabatterie, anche di modelli Nokia che trovi sui banchetti dei mercatini dell’antiquariato.  Ad un certo punto i miei occhi vengono rapiti da una cosa strana, piccola, tutta raggrinzita. A vederla fa paura. La tocco con un dito, piano. Rotola, è leggera. Annuso il dito, non puzza. La prendo in mano. Eccola, l’ho finalmente ritrovata, è quella giuggiola che avevo smarrito un anno fa. Mi guardo attorno, mia moglie non c’è, la prendo in mano e la posiziono di fianco alle casse del computer, ho deciso che resterà a farmi compagnia, ho bisogno di certezze. (Corrado Peli)

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’ho ritrovata
Cronaca 28 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’uomo che non stava in casa

Sabato 28 marzo, Medicina «zona rossa». Tutto questo finirà e, negli anni a venire, si racconteranno ai nipoti storie più o meno romanzate per ricordare questi giorni incredibili. Si parlerà di cani portati a spasso per ore e ore. Di sacchetti del pattume gettati, ripresi, rigettati. Tutto pur di stare qualche minuto in più all’aria aperta, in barba ai divieti. Voi vi limiterete a questi banali racconti, triti e ritriti, io no, io potrò dire di aver conosciuto «L’uomo che non stava in casa».

Conosco «L’uomo che non stava in casa» da un paio d’anni, non vi dirò perché e per come, ma soltanto che in questi due anni l’avrò incontrato, in giro per Medicina, sì e no un paio di volte. Da quando è scoppiata la pandemia «L’uomo che non stava in casa» è ovunque. Mi affaccio alla finestra per una boccata d’aria? «L’uomo che non stava in casa» è in fila da Buffetti per comprare i toner. Vado in pescheria? «L’uomo che non stava in casa» è lì, che tocca i branzini per sentirne la freschezza. Dal fornaio? Lui sta ordinando un toscano. In farmacia? Lui ha il numero davanti al tuo. «L’uomo che non stava in casa» è ovunque, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Alcuni dicono che dorma all’addiaccio, ogni notte in un posto diverso, ma sempre con soltanto le stelle sulla sua testa. Perché «L’uomo che non stava in casa», in casa non ci sta.

Vi racconto un aneddoto. L’altra sera, in una delle decine di chat che frequento, mi scappa detto che volevo cucinare il polpo al vino rosso, ma non avevo l’alloro. «L’uomo che non stava in casa», che frequenta quella chat, dice che me lo porta subito, arriva in bicicletta. «No», dico io, «non importa, uso il rosmarino». «Con il rosmarino fa schifo, arrivo subito!» «No, noooo», insisto, per fortuna anche gli altri partecipanti alla chat lo convincono a desistere. «Scusa», gli domando, «ma se ti ferma la polizia cosa racconti? Che stai portando tre foglie di alloro a un amico che deve cucinare un polpo?». Lui non ha risposto, perché «L’uomo che non stava in casa» non ha bisogno di rispondere, agisce e basta. Ieri pomeriggio un elicottero della polizia ha volato basso su tutto il centro storico. «Lo stanno cercando», ho pensato, «questa volta lo beccano». Invece no, due ore dopo «L’uomo che non stava in casa» era in fila dal fruttivendolo. (Corrado Peli)

Foto scattata da «L’uomo che non stava in casa»

Medicina «zona rossa» contro il virus – L’uomo che non stava in casa
Cronaca 27 Marzo 2020

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il dopo

Venerdì 27 marzo, Medicina «zona rossa»Quando usciremo da qui avrò impegni fino a settembre 2021. Grigliate, cene, aperitivi, partite di calcetto e uscite revival, non avrò un minuto libero. Ho voglia di abbracciare gli amici. È un gesto che mi piace l’abbraccio, e mi manca un sacco. Mia moglie non mi abbraccia, se non quando cambio il pigiama, ogni tre giorni, o giù di lì. Ma io voglio abbracciare i miei amici, con quegli abbracci vigorosi conditi da pugni nella schiena che fanno tremare lo sterno. Ho proprio voglia di gente addosso. Spero non venga annullato il concerto dei Pearl Jam, perché sento il bisogno di cantare assieme ad altre settanta, ottantamila persone.

Ogni tanto penso alla prima cosa che farò una volta uscito da qui. Due passi li ho fatti anche oggi, per la verità, a piedi fino alla farmacia, così come ogni tanto vado a fare la spesa, ma sono sprazzi di luce che non fanno sole. Il giorno in cui aprirò la porta di casa sarà come quando Jim Carrey esce dal Truman show. Mi guarderò attorno, smarrito, poi comincerò a correre. Metterò i piedi sotto tutti i portici di questa città, da piazza Garibaldi a piazza Andrea Costa. Mi godrò la mia Medicina, che è bellissima. Poi farò di corsa via San Carlo, all’altezza dell’incrocio con via Piave girerò a destra fino al cancello verde della casa dei miei genitori. Da lì, a un tiro di schioppo, raggiungerò casa Bonetti. Poi tornerò indietro e percorrerò a perdifiato quel rettilineo che porta alla chiesetta della Madonna del Piano, mi fermerò sul ponte che attraversa il Canale emiliano, e mi sembrerà più bello del Po. Arriverò da Carmine, che mi starà aspettando, poi andrò a salutare William, Zico, Cera, Panta, quindi da Triko a Bologna e da Jack a Solarolo.

Andrò fino al campo sportivo, dove magari ci sarà mio figlio che gioca, e con lui quella manica di svitati che sono i genitori dei suoi compagni. «Mauro mi faresti dieci spritz? Mio figlio ha segnato un gol». E tutto questo sempre di corsa, come Forrest Gump. E infine, se avrò le forze, andrò dritto fino al mare. Morirò di fatica, forse, ma non di questo virus.(Corrado Peli)

Nella foto: Corrado Peli si tieni in allenamento saltando la corda in casa

Medicina «zona rossa» contro il virus – Il dopo

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