#Motori&Dintorni – Toyota le corse le sa fare
Al Wec ha vinto la Toyota. E allora? C’è per caso qualcuno che pensi sia una vittoria per grazia ricevuta o un regalo della Ferrari? No, la Toyota le corse le sa fare, ne fa tante e ha tantissima esperienza, riconosciutale in tutto il mondo e meno in Italia, dove abbiamo un po’ troppo la spocchia che le competizioni le sappiamo fare solo noi.
La vittoria a Imola è una normalità nuovamente ritrovata con un particolare non di poco conto: la scritta da quest’anno è Toyota Racing, perché qualcuno in Giappone ha deciso che riappropriarsi del titolo Wec è molto difficile più di una aspirazione agonistica
Lo scorso 16 dicembre il nostro autodromo ha ospitato la sessantesima edizione dei Caschi d’Oro di Autosprint e dei riconoscimenti Aci. A chi scrive, da bravo peones del motorsport, non è stato concesso l’ingresso per ottenere l’autografo della leggenda dei rally Juha Kankkunen, ma lo scotto dell’umiliazione è stato ben ripagato da cosa c’era fuori. Era una Toyota Yaris Rally2 Gazoo Racing impegnata nel campionato italiano rally. Solo uno stupido non può che apprezzare tanta tecnica e cura in una vettura compatta.
La spinta attuale della Toyota parte anche da un fallimento, ovvero quello del progetto Formula 1 nel primo decennio del Duemila. Però, per esempio, i tifosi di Valentino Rossi dovrebbero sapere che quella Yamaha M1 del 2004 aveva un motore molto Toyota, considerando che tra le due case c’è anche uno scambio di quote sociali.
Il Gazoo Racing, ovvero l’espressione corsaiola della Toyota, nacque circa una ventina di anni fa poiché il rampollo di casa Toyoda (questo il vero cognome del fondatore), Akio – che aveva già capito cosa stava succedendo nel loro team interno della massima formula – voleva correre in incognito ma costruire qualcosa di veramente grande, e si inventò questo nome preso da un portale usato per le immagini sviluppato dalla stessa casa giapponese.
Il Gazoo Racing si è portato a casa, dalla sua definitiva impostazione del 2015, qualcosa come 19 titoli nei rally tra piloti e costruttori, oltre a una dozzina complessivi nell’endurance conditi da cinque vittorie consecutive alla 24 Ore di Le Mans dal 2018 al 2022, senza dimenticare le imprese nei raid africani con mondiali vinti e Dakar. Questo doppio podio registrato a Imola, quindi, non è un’impresa: è la normalità. Il ritorno al successo sul Santerno con Hirakawa, Buemi e Hartley, e il gradino più basso del podio per il trio Conway, Kobayashi e De Vries, autori della vittoria sul Santerno nella prima 6 Ore Wec di Imola del 2024. Dal Cavallino Rampante al ritorno del Sol Levante è stato davvero un attimo: lungo 6 ore, 10 secondi e 939 millesimi o, se preferite, 213 giri.
(Nelle cuffie «You Can’t Always Get What You Want», Rolling Stones, 1969).
Massimiliano Regazzi
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