#MOTORI&DINTORNI – A passione Faenza batte Imola
Imbarazzati come siamo dal successo di Andrea Kimi Antonelli, è passata in secondo piano la grande battaglia, in pista e a parole, in casa Ferrari. Invece di chiedersi perché abbiano scartato il neo-campione del mondo a suo tempo, la dirigenza del Cavallino lascia fare ai due piloti questo «Fast & Furious», sperando che non vada a finire come altre situazioni a Maranello.
Questo è sembrato – a chi scrive – l’uscita del Comune di Faenza che, la settimana scorsa, ha presentato il progetto di branding territoriale «Faenza Land of Motorsport Passion», autoposizionandosi, a torto o a ragione, al centro del motorsport e scavalcando di fatto la cara e vecchia Imola che ha sempre avuto un atteggiamento da prima della classe in materia. Ha un bel da dire il nostro primo cittadino che bisogna collaborare: intanto questi a est del Senio hanno messo fuori la freccia e viaggiano a gas aperto nella futura quarta corsia dell’autostrada. Ed è un vero mistero perché Faenza abbia agito da sola; non fosse altro che esiste una struttura chiamata IF Tourism Company (dove la F non sta per Fontanelice, ma per Faenza) che a questo punto, di fronte a un’iniziativa così importante, dovrebbe fare delle riflessioni. La lista per cui Faenza potrebbe essere la terra della passione motoristica – scusate se non mastichiamo l’inglese – non si ferma certo alla questione di avere due team presenti in MotoGp e Formula 1 e una pista di motocross con la benedizione di un grande pilota.
Spiace comunque vedere che nelle eccellenze della promised land, diciamo così, manchi il fatto che Faenza sia anche sede di un centro tecnico federale legato al motociclismo o che la storia parta da molto più lontano e sia molto più ramificata rispetto ai due team mondiali o ad aziende tecnologiche.
Viene in mente il Gran Premio delle Nazioni di Monza che nel 1948 si corse a Faenza nel famoso circuito cittadino delle Bocche dei Canali, ma non presente negli annali del Motomondiale perché la serie iridata inizia nel 1949. Poi vanno ricordati: il conte Franco Ferniani, figura chiave del Crame, o piloti che, come Antonelli, si sono seduti su una vera 125 grazie a Faenza.
Per Imola: ogni tanto il motorsport andrebbe lasciato in pace. Fate tutte le iniziative che volete, ma non alzate steccati. Abbiamo bisogno di piloti, volontari, gente che possa trasformare in qualcosa di buono la propria passione. I campioni? Ce li abbiamo già.
Massimiliano Regazzi
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