Cultura e Spettacoli

Cultura e Spettacoli 29 Aprile 2018

Silvana Bissoli, l'artista imolese che incide ulivi sul legno

La bellezza della natura e la bellezza dell’arte. Unite ed esaltate, in modo anche fisico, nelle opere di Silvana Bissoli, pirografista imolese originaria del veronese e legata inscindibilmente al Salento. Un giro d’Italia per un’artista che ha fatto dell’ulivo l’elezione della sua anima e della sua espressività e che crea con la tecnica della pirografia, ovvero dell’incisione tramite calore: su legno, nel suo caso, ma si potrebbe fare anche su altri materiali, ad esempio cuoio o sughero. Tecnica antichissima che veniva utilizzata grazie a ferro rovente, si avvale oggi di moderni strumenti detti pirografi, con punte di metallo che si scaldano con la corrente elettrica e che permettono di incidere il legno, con tanti piccoli trattini o puntini che creano le figure. «L’ulivo è un linguaggio con cui posso comunicare con tutti i popoli del Mediterraneo – si racconta -. Si trova nella mitologia, nella religione. Simboleggia la pace, la resistenza, la rinascita. Quello con l’ulivo è stato un incontro totalmente casuale ma che ha risposto pienamente a un mio bisogno di esprimermi ed essere pienamente me stessa».

Se l’incontro con l’ulivo avviene grazie ad una compagna di università che la ospita a casa sua in Salento per una vacanza, l’espressione artistica arriva più tardi e si concretizza anche con un bel laboratorio che Silvana ha aperto quindici anni fa a Imola, in via Carradori 11, dove lavora e dove tiene mostre e presentazioni di libri: L’ulivo e la luna. «Sono veronese di nascita – spiega -, ma vivo a Imola dal 1975 per amore. Ho studiato Scienze politiche a Bologna perché ho sempre avuto l’esigenza di comunicare, ma poi ho capito che non era quella la strada giusta per me. Ho seguito l’arte. Ho incontrato gli ulivi attraverso una compagna di università che mi ha ospitato a casa sua a Otranto quando avevo circa ventitré anni. Dalla realtà veneta sono stata catapultata in un mondo che non mi sembrava nemmeno Italia, magico con le case bianche, la vita in una masseria… è un’esperienza che mi ha segnata. Poi il Salento ritornava prepotentemente nella mia vita, tra le mie amicizie, con mio fratello che ha sposato una salentina… Fino a che, mentre mi dedicavo alla famiglia e al volontariato, ho incontrato un artista, Giorgio Fersini, che mi ha insegnato la pirografia. Così ho iniziato lo studio dell’ulivo, e nel 2003 ho realizzato il sogno di aprire il laboratorio L’ulivo e la luna, con l’ulivo che è sostanza e radici e la luna che è sogno: sono due componenti essenziali nella vita. È vero che i sogni non sempre si realizzano ma senza sogni non si fa niente».

Nel laboratorio imolese sono esposti diversi lavori di Silvana, tavole di legno dove gli ulivi si animano, spiccano e sembrano quasi uscire dal supporto per allungare i propri rami verso chi li guarda, in un abbraccio salvifico. «L’albero dell’ulivo ha importanza e significato in ogni sua parte, dalle radici alle foglie. Tramite l’ulivo riesco a parlare di ogni tema, guerra, pace, amore, amicizia, attraverso le forme. Per le tavole, utilizzo più che altro il pioppo perché è chiaro: il legno nel tempo scurisce quindi ho bisogno di partire col chiaro. Ho un pirografo con cui incido il legno, in pratica scrivo con il fuoco. È un lavoro lentissimo, che non si cancella. Se la tavola è grande, faccio i contorni con la matita per impostare il lavoro. Tutti i miei ulivi sono reali quindi li devo trovare, non me li invento».

Dalle mani di Silvana prendono vita ulivi che sono madri che abbracciano, giovani amanti, uomini stanchi, dolci animali. Un lavoro a cui Silvana è particolarmente legata è Getsemani, dove gli ulivi sono Gesù e gli apostoli. «Purtroppo il vero campo che ho identificato con Getsemani, dove ho trovato gli ulivi che poi ho rappresentato, è bruciato in estate. Si è salvato, però, l’ulivo che ho identificato con Gesù. E proprio a questo, avendo rifatto la tavola con Gesù come se io ci fossi entrata dentro, ho dedicato la mostra che attualmente è esposta al Castello Aragonese di Otranto (dal 5 aprile al 30 maggio), che ho intitolato E poi fui solo. Passo dopo passo verso dove, con un messaggio che vuole essere positivo perché Gesù si è salvato, e ponendo sempre l’attenzione sulla salvaguardia degli ulivi, un tema importantissimo».

Importante anche Il mondo, un’opera che rappresenta la terra che soffre, con il simbolo della pace che la abbraccia. Si tratta, infatti, di un mappamondo in legno con inciso un ulivo che l’avvolge: «È un blocco di faggio, e ho avuto urgenza nell’inciderlo, perché il ciocco di legno bagnato può fare crepe: me l’hanno consegnato integro ma ha iniziato subito a rompersi. Poi, però, mi sono accorta che il legno mi dava i confini, creava la mappa della Terra, le crepe sono la sofferenza, c’è movimento. Io ho fatto l’ulivo che abbraccia».

s.f.

L”articolo completo su «sabato sera» in edicola dal 25 aprile.

Nella foto: a sinistra Silvana Bissoli con «il mondo» e a destra l”opera «getsemani»

Silvana Bissoli, l'artista imolese che incide ulivi sul legno
Cultura e Spettacoli 28 Aprile 2018

Risotto come «salva» pasto. Alcune ricette gustose in vista dell'estate

La bella stagione è sinonimo di qualche pranzo anche all”aria aperta o con amici e parenti. A «salvare» chi si mette davanti ai fornelli è il risotto, piatto che può risolvere ogni problema sia se lo si prepara in modo tradizionale o con ingredienti più sostanziosi e particolari. Ecco alcune ricette da sperimentare anche in vista dell”estate.

Risotto agli asparagi

Ingredienti per 4 persone: g 350 riso Carnaroli ½ mazzo di asparagi ½ cipolla gialla piccola 1 bicchiere di vino bianco secco 1 litro di brodo vegetale g 50 di burro g 50 di parmigiano reggiano grattugiato olio extravergine d’oliva sale & pepe.

Preparare il brodo con un dado vegetale e tenere da parte. Lavare e tagliare a rondelline sottili gli asparagi (lasciando integre le cime). Mettere le cime degli asparagi a bollire dolcemente in acqua leggermente salata per 4-5 minuti, scolare e tenere da parte. Tagliare finemente la cipolla e soffriggerla dolcemente in una padella capace e dai bordi alti con poco olio extravergine d’oliva e il burro. Alzare la fiamma e sfumare con vino bianco sino a farlo evaporare. Aggiungere gli asparagi, mescolare e aggiungere un mestolino di brodo. Cuocere per pochi minuti, abbassare la fiamma e aggiungere il riso. Sfumare con il resto del vino e coprire con 2-3 mestoli di brodo. Cuocere a fiamma medio bassa e a tegame scoperto. Mescolare spesso e se necessario aggiungere altro brodo. Spegnere e mantecare con il burro e il parmigiano reggiano grattugiato. Se necessario aggiustare di sale. Decorare i piatti con le cime precedentemente sbollentate.

Risotto al culatello e melone

Ingredienti per 4 persone: g 350 di riso Carnaroli ½ cipolla gialla piccola g 150 di culatello (una fetta tagliata spessa) g 100 di melone 1 bicchiere di vino bianco 1 litro di brodo vegetale olio extravergine d’oliva g 50 di burro g 50 di parmigiano reggiano grattugiato sale & pepe.

Preparare il brodo con un dado vegetale e tenere da parte. Tagliare a dadini il culatello e tenere da parte. Tritare finemente la cipolla e farla imbiondire in una padella capiente con 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva e il burro. Aggiungere il riso, lasciarlo insaporire mescolando, quindi aggiungere il vino e lasciare che evapori a fiamma moderata. Aggiungere il culatello al riso, coprire con 2-3 mestoli di brodo e, se necessario, aggiungerne. A cottura ultimata spegnere, aggiungere il parmigiano, mescolare, aggiustare di sale e unire il melone fresco tagliato a pezzetti.

Risotto con funghi e salsiccia

Ingredienti per 4 persone: 2 hg di funghi champignons, una cipolla, 2 etti di salsiccia, 4 bicchieri di riso, ½ bicchiere di vino bianco, un dado.

Rosolare prima la cipolla, poi aggiungere i funghi e la salsiccia. Aggiungere il riso, rosolarlo e versare ½ bicchiere di vino bianco. Quando si è asciugato, iniziare ad aggiungere il brodo di dado. Per ultimo il parmigiano.

r.c.

Altre ricette su «sabato sera» in edicola dal 25 aprile.

Nella foto: risotto agli asparagi

Risotto come «salva» pasto. Alcune ricette gustose in vista dell'estate
Cultura e Spettacoli 26 Aprile 2018

L'amicizia è stato il tema della quarta edizione del concorso di poesia del San Giovanni Bosco

Novanta inni all’amicizia hanno partecipato quest’anno alla quarta edizione del concorso di poesia Giacomo Pierotti, organizzato dalle scuole San Giovanni Bosco e rivolto agli studenti delle classi terze delle scuole medie di Imola e circondario. «La poesia ha un linguaggio che spesso allontana chi non la conosce – spiega l’insegnante Tania Vannini, referente organizzativa del premio -. Il tema di questa edizione era l’amicizia e i ragazzi ci hanno colpiti, perché hanno ricercato con cura le immagini e le parole, sono stati proprio attenti a dire le cose in un modo giusto e quindi vero. Con la poesia hanno fatto quello che noi ci auguravamo quando abbiamo organizzato il primo concorso dedicato a Giacomo Pierotti: hanno cercato di capire la vita. Con la poesia hanno dato concretezza all’amicizia, accorgendosi di più della sua presenza, l’hanno inseguita e si sono chiesti il perché di questo rapporto. Hanno verificato a modo loro la veridicità di quello che afferma Gilbert Keith Chesterton, “l’abisso che corre fra l’essere soli e l’avere un alleato. Si può concedere ai matematici che quattro è due volte due; ma due non è due volte uno: due è duemila volte uno”».

Era infatti questa una delle citazioni proposte come spunto di riflessione, assieme ai versi dell’Inferno di Dante, con le parole pronunciate da Ulisse nel canto XXVI, a proposito dell’avventuroso viaggio compiuto con i suoi compagni oltre la fine del mondo: «…ma misi me per l’alto mare aperto, sol con un legno e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto». Il concorso è dedicato allo studente Giacomo Pierotti. «Durante la terza si ammalò molto gravemente – ha ricordato il presidente della cooperativa Il Bosco, Gianni Montroni -. Il panorama, gli alberi e il bosco attorno all’ospedale di Montecatone, dove era ricoverato, gli fecero capire il valore dell’“Infinito” di Leopardi. Fece una parafrasi della poesia e invitò i compagni di classe a fare altrettanto. Questi furono colpitissimi dal ragazzo, che nonostante la malattia aveva domande, bisogno di significato e attraverso la poesia è riuscito a esprimere tutto questo. Non vogliamo dimenticarlo. Vi auguro – ha poi aggiunto rivolgendosi agli studenti – di essere poeti sempre, aperti a voi stessi e a quello che avete davanti, fino a scoprire lo stupore e il significato che le cose portano».

I componimenti sono stati valutati dallo scrittore e poeta Davide Rondoni, dalla critica letteraria Irene Mezzaluna e da un’insegnante di Lettere della scuola. Lo scorso 20 aprile, a palazzo Sersanti, sono stati premiati i vincitori, che hanno ricevuto bonus di vari importi per le spese scolastiche, e la scuola con il maggior numero di partecipanti, l’Istituto comprensivo 6 (scuola media Andrea Costa), che ha presentato 26 componimenti, aggiudicandosi così i 500 euro in palio. Alla premiazione hanno partecipato anche Irene Mezzaluna e il poeta Riccardo Frolloni, direttore del Centro di poesia contemporanea di Bologna. 

lo.mi.

Le prime tre poesie classificate su «sabato sera» in edicola dal 25 aprile.

Nella foto (Isolapress): i primi tre classificati. Da sinistra Gaia Tufano, Matilde Mongardi e Francesco Cassani insieme alla critica letteraria Irene Mezzaluna e il poeta Riccardo Frolloni

L'amicizia è stato il tema della quarta edizione del concorso di poesia del San Giovanni Bosco
Cultura e Spettacoli 26 Aprile 2018

«Alla ricerca del suono», la nuova serie di Sonne Film in onda su Sky

Gli antenati del pianoforte, dal clavicembalo all’organo, dal clavicordo al fortepiano, sono al centro della nuova serie di Sonne Film che, da stasera, approda in prima assoluta su Classica hd (canale 138 di Sky): Alla ricerca del suono. «Si tratta di sei puntate – spiega il regista e produttore Giangiacomo De Stefano – girate a Bologna e in provincia, in Friuli, a Como, a Firenze… sulle tracce di antichissimi strumenti a tastiera, come i due organi bolognesi di San Petronio, che sono tra i più vecchi d’Italia (uno è di fine Quattrocento, l’altro di fine Cinquecento, Nda). È una serie che parte da un nostro precedente lavoro, Pianisti, in cui raccontavamo l’Accademia “Incontri col maestro” di Imola, e proprio un’ex allieva della scuola, Ludovica Vincenzi, è la voce narrante. Inoltre, abbiamo girato anche all’Accademia, per una puntata che sarà la quinta in programma e andrà in onda giovedì 7 giugno».

Alla ricerca del suono propone un viaggio alla scoperta di questo mondo, partendo dal Museo di San Colombano del percorso Genus Bononiae. Musei nella Città di Bologna, un luogo unico per la varietà di strumenti che ospita. Ci si sposta poi all’Accademia Cristofori di Firenze, a Santa Cristina a Bologna, all’Accademia filarmonica di Bologna, al Conservatorio di Como, all’Accademia imolese, si incontrano musicisti, restauratori ed esperti quali il pianista Maurizio Baglini o il restauratore Graziano Bandini, e sarà al centro dell’attenzione anche il lavoro di Luigi Ferdinando Tagliavini, organista, clavicembalista e compositore bolognese scomparso nel luglio 2017.

Dopo la prima puntata di stasera alle 21.40, le successive andranno in onda alle 21.10 giovedì 10 maggio, giovedì 24 maggio, giovedì 31 maggio, giovedì 7 giugno e giovedì 14 giugno. Dalla musica alla storia recente: Sonne Film ha anche prodotto una serie di quattro puntate sul ‘68 che sarà in onda dal 20 maggio su Sky Arte, con Giorgio Comaschi quale voce narrante: «Non abbiamo girato a Imola – conclude De Stefano – ma abbiamo trovato informazioni preziose grazie agli archivi del Cidra».

r.c.

Approfondimenti su «sabato sera» in edicola dal 25 aprile.

Nella foto: Giangiacomo De Stefano, regista e produttore di Sonne film

«Alla ricerca del suono», la nuova serie di Sonne Film in onda su Sky
Cultura e Spettacoli 25 Aprile 2018

L'esperto incontra… Nando Dalla Chiesa a Imola con il suo libro «Per fortuna faccio il prof»

La baby planner Luisa Rago organizza il ciclo di incontri L”esperto incontra… 2018;  il primo appuntamento è con il professore di Sociologia della criminalità organizzata Nando Dalla Chiesa, che parlerà del suo libro «Per fortuna faccio il prof.» Interverrà Stefania Pellegrini, titolare del corso Mafia e antimafia presso la facoltà di Giurisprudenza dell”Università di Bologna.

Domani sera alle ore 20.45, Sala delle Stagioni, via Emilia 25. Ingresso libero. Info: 347 4220305, luisabpimola@gmail.com

L'esperto incontra… Nando Dalla Chiesa a Imola con il suo libro «Per fortuna faccio il prof»
Cultura e Spettacoli 24 Aprile 2018

Domani apertura straordinaria dei Musei civici, della Rocca e di Palazzo Tozzoni

Mare, collina o perchè no un pò di cultura? Domani 25 aprile potrebbe essere un”idea alternativa visitare i Musei Civici di Imola che, per l”occasione, rimarranno aperti straordinariamente al pubblico dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Musei civici non significa solo San Domenico ma anche anche Rocca Sforzesca e Palazzo Tozzoni. E non finisce qui. Si replica anche martedì 1 maggio e sabato 2 giugno. 

Dopo l’ottimo apprezzamento da parte dei visitatori registrato nella giornata di Pasquetta, sarà quindi possibile passeggiare sugli spalti della Rocca ammirando la meravigliosa vista sulla città dalla terrazza del mastio, visitare le suggestive stanze di Palazzo Tozzoni che conservano intatto il fascino di una nobile dimora del settecento o immergersi fra fossili, pietre conchiglie, dipinti, ceramiche tanto altro esposto nel Museo di San Domenico. 

Nella giornata di sabato 2 giugno, inoltre, nel Museo di San Domenico sarà  possibile visitare anche la mostra Reload dell’artista Davide Serpetti, vincitore del concorso “Chiamata alle arti!”, che verrà inaugurata il prossimo 19 maggio, in occasione dell’edizione 2018 della Notte europea dei musei. (r.c.) 

Nella foto: la Rocca di Imola

Domani apertura straordinaria dei Musei civici, della Rocca e di Palazzo Tozzoni
Cultura e Spettacoli 24 Aprile 2018

Il musical «Billy Elliot» pronto a regalare emozioni allo Stignani di Imola

Quando, alla fine del film, usciva in scena come un cigno forte e leggiadro, le lacrime scorrevano a fiumi. Perché Billy Elliot è la classica storia di riscatto e coraggio, quella della fatica, del sudore, del crederci sempre contro tutto e tutti, del sostegno e dell’amore, della forza di volontà. E, dopo il film, anche il musical porta le stesse atmosfere: lo spettacolo diretto e adattato in italiano da Massimo Romeo Piparo, dopo il grande successo al teatro Arcimboldi di Milano e al teatro Sistina di Roma, arriva anche al teatro Stignani di Imola da domani fino al 29 aprile.

Prodotto da PeepArrow Entertainment e da Il Sistina, Billy Elliot, il Musical promette nuove emozioni grazie a un cast rinnovato: a vestire i panni del giovane ballerino sono tre giovani allievi dell’Accademia il Sistina, Tancredi Di Marco, Davide Fabbri e Matteo Valentini. Con loro sul palco anche Sabrina Marciano, l’insegnante di danza Mrs. Wilkinson, Luca Biagini nel ruolo del padre Jackie Elliot, Donato Altomare, che interpreta il fratello Tony, e un’orchestra dal vivo con un cast di trenta performer coreografati da Roberto Croce.

Lo spettacolo, basato sull’omonimo film di Stephen Daldry, vanta le musiche di Elton John e vede alla direzione musicale Emanuele Friello, alle scene Teresa Caruso, ai costumi Cecilia Betona e all’impianto luci Umile Vanieri. Il musical ha debuttato nel West End (Victoria Palace Theatre, Londra) nel 2005 ed è stato nominato per nove «Laurence Olivier Awards», il massimo riconoscimento europeo per i musical, vincendone ben quattro. L’incredibile successo conseguito ha fatto sì che lo spettacolo approdasse anche a Broadway nel 2008 dove ha vinto dieci «Tony Awards» e dieci Drama Desk Awards.

Biglietti: da 40 a 20 euro

r.c.

Approfondimenti su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto (di Antonio Agostini): un momento del musical

Il musical «Billy Elliot» pronto a regalare emozioni allo Stignani di Imola
Cultura e Spettacoli 23 Aprile 2018

Le danze orientali come sport, intervista alle campionesse Gaia Chillo e Giulia Guccini

A differenza di quanto si potrebbe pensare, la danza orientale non è un ballo esclusivamente singolo: per sei anni negli ultimi sette, cioè dal 2011 e fino allo scorso anno (ad eccezione del 2014), le castellane Gaia Chillo e Giulia Guccini si sono laureate campionesse italiane di Oriental dance duo della Fids, Federazione italiana danza sportiva.

Si tratta di una disciplina agonistica basata sui molteplici fondamenti delle diverse discipline orientali e premia la coreografia e la sincronizzazione della coppia. “Oriental dance è una disciplina culturale oltre che sportiva – spiega Chillo – che valuta non solo la bravura tecnica ma anche la contestualità di costumi ed accessori”. Per tre anni, dei sette di medaglie, le due hanno vinto il primo premio con coreografie e costumi ideati da loro stesse, così come anche l’anno scorso quando hanno trionfato con lo show oriental dance ispirato al film Memorie di una geisha.

Come nasce una così grande passione per la danza orientale?

«Entrambe balliamo da quando eravamo adolescenti, condividiamo la stessa passione anche perché siamo amiche fin dalla nascita – racconta Guccini –. Prima abbiamo imparato i balli latino-americani e poi ci siamo date al sincro moderno, disciplina coreografica. Per scherzo abbiamo seguito le nostre mamme, anche loro amiche, ad un corso di danza del ventre e dopo la diffidenza iniziale ci siamo appassionate. Così dal gioco siamo passate all’agonismo».

Cosa cambia fra ballare per gioco e ballare come una vera disciplina sportiva?

«Amiamo la danza a prescindere – precisa Chillo – ma ballare come disciplina aggiunge una sfida nella sfida: da un lato devi imparare alla perfezione le tecniche, i movimenti e il contesto, che nella danza orientale è oggetto di valutazione perché all’interno della stessa materia vi sono molteplici sfumature. Poi devi dare sfogo alla fantasia per realizzare la tua personalissima esibizione ed interpretazione di una cultura ricca e stimolante come quella orientale. Per ogni coreografia, da quando abbiamo iniziato a idearle da noi, va scelta la musica giusta, i movimenti e i passi indicati, l’abbigliamento più idoneo e gli eventuali accessori permessi a seconda del grado di esperienza della competizione. Avendo avuto entrambe una formazione di balli moderni, nelle nostre prime esibizioni, ad esempio, peccavamo di spettacolarità, mentre la danza orientale è una disciplina più composta e questa sua caratteristica fa parte dell’arte che è. Abbiamo dovuto trovare la giusta via di mezzo fra espressività e imperturbabilità».

Essere grandi amiche vi ha aiutato?

«Senza dubbio – concordano –. Caratterialmente siamo i due lati della stessa medaglia, ci compensiamo a vicenda, ci stimoliamo e ci diamo forza quando serve. Abbiamo raggiunto un tale livello di complicità che ci capiamo con uno sguardo, cosa che aiuta sia a ideare coreografie buone, sia ad improvvisare».

Quali difficoltà avete trovato nel vostro percorso?

«Provenendo dai balli moderni, nelle discipline orientali ci siamo scontrate con differenze importanti: ad esempio il tempo di ritmo e movimento non è strettamente cadenzato come in altri stili, dove a percussione corrisponde passo. Nel ballo orientale è tanto importante seguire il tempo quanto la melodia, in un certo senso devi lasciarti trasportare. Questo rende il sincro ancora più complesso ma anche emozionante, e non c’è cosa più bella di fare qualcosa che ti emoziona con qualcuno che ti emoziona – ammette Chillo –. È proprio perché si tratta di una disciplina emozionante che riesce ad emozionare lo spettatore».

Nella vita, oltre a ballare per passione, studiano e lavorano. Giulia, ventiquattrenne, è laureata in Scienze motorie e sta frequentando la magistrale per specializzarsi nell’ambito riabilitativo; inoltre è istruttrice in palestra ed insegnante di ginnastica. Gaia Chillo, venticinquenne, si sta invece preparando per fare l’insegnante della scuola dell’infanzia e lavora contemporaneamente in un asilo nido e un pub.

«Crescendo aumentano gli impegni – non nascondono le ballerine – e proprio recentemente si è sciolto il gruppo di danze orientali della scuola Ballando Ballando, nel quale eravamo ormai solo in cinque a continuare lo studio della disciplina. Come spesso accade, forse per colpa delle mode che cambiano, qualche anno fa eravamo molte di più a praticare danze orientali».

«Ma da esperta di scienze motorie voglio consigliare le danze orientali per i molteplici benefici che la danza del ventre può donare alla mobilità articolare e alla spina dorsale – aggiunge Guccini –. Non solo può migliorare fisicamente i piccoli dolori della schiena, ma dal punto di vista mentale, rilassa e dona una maggiore consapevolezza corpo-mente».

«Noi comunque non vogliamo assolutamente abbandonare la danza orientale, ma per quest’anno non gareggeremo – concludono –. Ci prendiamo un anno sabbatico e poi torneremo in pista per sport, passione, amicizia».

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Nella foto: le due ballerine ai campionati italiani a Rimini nel 2013

Le danze orientali come sport, intervista alle campionesse Gaia Chillo e Giulia Guccini
Cultura e Spettacoli 23 Aprile 2018

Cinzia Ravaglia racconta cosa sono Sarqi e Baladi, Sufi e Baghra, le danze orientali

Oltre la pancia nuda c”è di più. I balli orientali comprendono infatti numerosi stili diversi fra loro, che differiscono per ritmi più o meno lenti, musiche, strumenti utilizzati, ed anche abiti ed accessori. Non tutti prevedono pance nude come la più nota danza del ventre. Solo per citare alcuni stili, esistono il Sarqi, il Baladi o Sayydi, il Saabi e il Baghra, stile tipo Bollywood che nel mese di maggio sbarca a Imola grazie ad un workshop ospitato presso la scuola Area 111 di Imola dove insegna anche Cinzia Ravaglia, grande appassionata di danze orientali che qualcuno forse conoscerà anche per il comic burleque, un misto fra sensualità e comicità, vista al programma tv Italias got talent.

Appassionata di balli orientali da oltre metà della propria vita, Cinzia Ravaglia è insegnante di discipline orientali da vent”anni, e racconta: Le danze orientali fanno lavorare contemporaneamente sul corpo e il suo equilibrio e sulla consapevolezza di sé e dello spazio. In maniera del tutto opposta dalla danza classica, le danze orientali si basano su armonia e flessibilità, che sono tuttaltro che doti semplici da imparare ed esprimere, per apprenderle servono anni e sarebbe indicato proporle già nelle scuole.

Nel corso degli anni Ravaglia ha conseguito numerose specializzazioni orientali, dalla danza del ventre alla danza sufi, quella caratterizzata da giri concentrici pressoché infiniti che punta allequilibrio del corpo e della psiche. Il sufi è una disciplina che innalza, che punta ad eliminare le paure lavorando in maniera intima sulla ricerca del proprio spazio personale nello spazio fisico spiega . Più in generale, invece, le danze orientali sono utili perché insegnano a lavorare sullisolamento muscolare, ovvero nel far lavorare una sola parte del corpo alla volta, e poi sulla coordinazione, perché i singoli movimenti orizzontali, verticali e sagittali appresi vanno uniti fra loro. Sono però danze complesse, perché solo dopo aver imparato i movimenti si uniscono i passi e le varie tecniche.

AllArea 111 Ravaglia segue classi di differenti livelli, da principianti ad avanzati, più le coreografie per gli spettacoli della sua compagnia Demetra oriental dance group composta da una quarantina di persone, donne di differenti età. Spesso per le mie allieve la danza orientale diventa una medicina per piccole problematiche di tutti i giorni, dalla corretta postura al giusto atteggiamento nei confronti della vita continua . Anche gli spettacoli sono una sfida, metafora della vita e di come va affrontata. Ma non va mai dimenticato laspetto ludico e divertente del ballo, per questo ho ideato, a partire dal prossimo anno, il corso di danza del ventre madre-figlia, come opportunità per fare movimento e divertirsi fra femmine.

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Nella foto: un gruppo di ballerine della compagnia Demetra oriental dance group

Cinzia Ravaglia racconta cosa sono Sarqi e Baladi, Sufi e Baghra, le danze orientali
Cultura e Spettacoli 23 Aprile 2018

«I nostri prof di ciclismo», gli assi del pedale imolese in un libro della Bacchilega editore

Una raccolta di articoli di Nino Villa darà vita a un libro sui ciclisti del territorio imolese passati al professionismo, che verrà presto pubblicato da Bacchilega editore. Di seguito riportiamo l’introduzione al libro scritta dall’autore.

Da bambino mi piaceva molto assistere alle gare che a fine anni ‘40, inizi ‘50 si correvano nel circuito  di viale Dante, viale Zappi, strada dei birocciai (via Boccaccio ghiaiata) e via Goldoni. Erano gare per uomini e donne e mi affascinava lo scorrere veloce dei gruppi e dei mezzi. Il passaggio del Giro d’Italia nel 1953 fu ancora più emozionante, perché riuscii a vedere Coppi ed anche il nasone di Ferdy Kubler. Il 1° maggio del 1956 mio padre ed altri amici del bar Rivola mi portarono a vedere la gara di Varignana che vinse Mario Monti e salghì ed Sass (il pavimentista di Sasso Morelli) che correva per la Felsineo di Bologna. I protagonisti dovevano essere Ronchini, Baldini e Pambianco ma si ritirarono sotto un impietoso acquazzone.

Quella data rappresenta l’inizio del grande amore, che a volte  ha fatto soffrire ma non  ha mai tradito, per lo sport della bicicletta e sono state tante le gare di esordienti, allievi, dilettanti e professionisti seguite successivamente, per strada o in tv. Molti amici o compagni di scuola come Salvatore Mongardi gareggiavano tra gli esordienti, con la mia sportivissima famiglia andavamo a vedere le corse di Diego Ronchini, di Franco Costanzi, del casalese Battista Monti o del bubanese Olindo Gardelli – che poi è stato mio compagno di squadra tra i cicloamatori – ed anch’io avrei voluto iniziare a correre ma una congiura tra mia madre e il dott. Ricci che faceva le visite di idoneità, me lo impedì. A diciannove anni cominciai per vendetta col rugby, in mischia, ma vent’anni dopo venuto in possesso della bici di mio padre scomparso troppo presto, iniziai la carriera cicloturistica e cicloamatoriale. Abitavo a Bologna e cominciai per caso a scrivere di sport per le pagine dell’Unità Emilia-Romagna e a fare le cronache sportive di “ntv”. Venivo a Imola per la Coppa Placci e una la seguii sulla macchina del giornale assieme al grande Ginetto Sala. Posso dire di aver iniziato al giornalismo il Ct Davide Cassani ed ho conosciuto il commissario tecnico più medagliato di tutti, il grande Alfredo Martini. Era un piacere visitare il personale museo di Luciano Pezzi, parlando con lui anche di cose più importanti per la sua esperienza partigiana.

Ho intervistato anche gli olimpionici sovietici Viktor Kapitonov e Serghey Soukouroutchenko, oltre a Gimondi, Adorni, Moser, Saronni, Bugno, Fondriest, Bettini, Ballerini e tanti altri, anche al San Silvestro d’Oro nel modenese, che metteva i campioni sulla bilancia per pareggiare il peso con prodotti alimentari. Tornato a Imola, sabato sera  mi ha dato l’opportunità di scrivere dello sport locale e naturalmente il ciclismo è sempre stato tra i preferiti. Nel 2013, ho proposto a Paolo Zanelli, caporedattore dello sport, il ritratto di tutti i ciclisti imolesi passati al professionismo, ma in questa rassegna mi sembra giusto aggiungervi anche il biker azzurro Mirko Pirazzoli e Patrizia Zulato, che ha partecipato ad un Tour femminile nei primi anni 2000, oltre ai suiveurs più noti e che molto hanno dato allo sport che amiamo. E’ venuta fuori questa raccolta di ritratti e di ricordi che vuole essere memoria storica per i datati come me e uno strumento di conoscenza della storia del ciclismo imolese per chi, più giovane, oltre che a pedalare vuole conoscere le radici di questo nostro amore faticoso e spesso sofferente ma sempre appagante.

ni.vi.

I lettori di «sabato sera» possono prenotare il libro presso la redazione di viale Zappi 56 C al prezzo di lancio di 9 euro anziché 12

Nella foto: Marco Pantani e Fabiano Fontanelli in un momento di relax

«I nostri prof di ciclismo», gli assi del pedale imolese in un libro della Bacchilega editore

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