Cronaca

Cronaca 16 Maggio 2019

Treni, orari rivoluzionati per “frecce' e intercity il 18 e 19 maggio per i lavori sulla tratta Bologna-Rimini-Ancona

Sabato 18 e domenica 19 maggio 2019 Rfi, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che si occupa della rete infrastrutturale, ha programmato lavori sulle linee ferroviarie Bologna-Rimini (tra Castelbolognese e Rimini) e Rimini-Ancona che determineranno una serie di modifiche alla circolazione dei treni a lunga percorrenza. Le corse interessate dai cambiamenti sono quelle di Frecciarossa, Frecciabianca, IC (Intercity) e ICN (Intercity notte), che subiranno cancellazioni, limitazioni e variazioni di percorso (in questo caso con una nuova numerazione).

Per i viaggiatori saranno presenti servizi sostitutivi:

– sulla linea Bologna-Rimini sarà a disposizione un servizio di bus con fermate in tutte le stazioni tranne Riminifiera;

– sulle linee Genova/Voghera/Piacenza/Bologna Centrale – Rimini/Ancona/Pescara i nuovi treni seguiranno il percorso via Bologna-Castelbolognese-Lugo-Ravenna–Rimini con fermate aggiuntive a Solarolo, Lugo, Bagnacavallo, Russi, Godo, Lido Classe/Savio, Cervia M.M., Cesenatico, Igea Marina, mentre non effettueranno le fermate tra Castelbolognese e Rimini, via Faenza-Cesena;

– sulle linee Ravenna-Rimini e Bologna-Rimini saranno effettuati servizi di bus Tper.

L”orario dettagliato è disponibile nelle stazioni, sui sistemi informatici e di vendita dove, digitando stazione di partenza, arrivo e data del viaggio, è possibile verificare in automatico l’offerta alternativa. Sul sito dell’impresa ferroviaria, nella sezione “Orari regionali digitali”, è inoltre possibile scaricare le fiches con l’orario completo dei treni regionali dell’Emilia Romagna nei due giorni interessati dai lavori.

Tornando ai lavori, oltre 150 tecnici di Rfi e delle ditte appaltatrici eseguiranno vari interventi lungo la linea che rientrano nel progetto di velocizzazione della direttrice adriatica Bologna–Lecce, che consentirà ai treni di viaggiare fino alla velocità massima di 200 chilometri orari. Nell”occasione si faranno anche lavori di manutenzione in seguito alle esondazioni di lunedì 13 maggio.

Per maggiori informazioni: sito www.trenitalia.com (r.cr.) 

Nella foto un “Frecciarossa” tratto dal sito www.trenitalia.com

Treni, orari rivoluzionati per “frecce' e intercity il 18 e 19 maggio per i lavori sulla tratta Bologna-Rimini-Ancona
Cronaca 16 Maggio 2019

Il Passante fa discutere i 5Stelle, ma a Castello, Ozzano, Imola e Dozza interessano quarta corsia, bretella e complanare

L’annuncio del via libera al progetto del passante di mezzo di Bologna ha creato scompiglio tra i 5Stelle, ma il vicesindaco della Città metropolitana, il castellano Fausto Tinti, rimane cauto e rilancia: «Se si approva il passante, ma non la complanare, resta un lavoro incompleto» ha commentato a margine dell’incontro a Imola sulla bretella di qualche giorno fa.

Nei giorni precedenti il sottosegretario ai Trasporti, Michele Dell’Orco, del Movimento 5 stelle, ha annunciato che la conferenza dei servizi relativa al potenziamento in sede della tangenziale bolognese sarà aperta entro l’estate. Questo ha avuto come effetto immediato di scatenare le ire dei colleghi grillini emiliani, primo tra tutti il referente regionale del Movimento, Massimo Bugani, che ha postato su Facebook una lettera al vetriolo indirizzata al collega. Lo stop all’allargamento della tangenziale era stato infatti uno dei cavalli di battaglia dell’ultima campagna elettorale grillina bolognese. Il sottosegretario ha replicato dicendo che è stata una decisione obbligata: «Purtroppo spesso dobbiamo fare i conti con iter burocratici già avviati o completati» ha risposto su Facebook.

Per Ozzano e Castel San Pietro, però, oltre al passante di mezzo, è importante che non si perda di vista la successiva realizzazione della cosiddetta «complanare di ritorno», da San Lazzaro a Tolara. «Mentre il passante di mezzo è frutto di un accordo con la Regione e il Comune di Bologna – spiega Tinti -, in questo caso si tratta di un’opera compresa e finanziata con i fondi per la realizzazione della quarta corsia dell’A14». Da qui i timori di Tinti che i tempi possano allungarsi o addirittura si areni tutto.

Al momento, infatti, il progetto esecutivo della quarta corsia attende ancora la validazione tecnica da parte del ministero dei Trasporti. Soltanto dopo questo passaggio autorizzativo, Autostrade per l’Italia potrà procedere con le gare per l’assegnazione dei lavori. Castel San Pietro, Ozzano e Imola sono così unite nella stessa sorte: dall’ampliamento dell’A14 dipende la possibilità di finanziare il completamento della bretella imolese così come le altre opere.

Il 20 marzo, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, insieme al sindaco di Bologna e della Città metropolitana, Virginio Merola, avevano incontrato il ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli. Sul tavolo c’era proprio la richiesta di via libera per una serie opere di viabilità prioritarie per l’Emilia Romagna, a partire dal passante di Bologna, sulle quali Regione e Città metropolitana avevano organizzato una grande manifestazione il 9 marzo, con il sostegno delle associazioni imprenditoriali e non solo. L’incontro al Mit con Toninelli ha permesso di fare un importante passo in avanti verso la realizzazione del passante di Bologna e della bretella Campogalliano-Sassuolo, ma per i Comuni la quarta corsia resta la priorità.

Altri particolari negli articoli sul “sabato sera” del 16 maggio.

Nella foto la complanare esistente, quella verso sud

Il Passante fa discutere i 5Stelle, ma a Castello, Ozzano, Imola e Dozza interessano quarta corsia, bretella e complanare
Cronaca 16 Maggio 2019

Sabato Sera, questa settimana in Prima Pagina

Oggi esce in edicola il nuovo numero di “sabato sera”: ecco un breve riassunto di ciò che troverete in prima pagina.

POLITICA. Nella Giunta imolese si è già dimessa l”assessore Lucente. Sfida a tre a Castel San Pietro per la poltrona di sindaco. CRONACA. Zucchero col Duce in un bar di Ozzano. Esondazione del Sillaro a Sesto e Giardino. VIABILITA”. Bretella e nuova ponte a Imola. Tempi stretti per la Ciclopista del Santerno, mentre la Cims ha vinto la gara per la Ciclovia del Sole. Il sindaco Tinti si esprime sulla Passante di Bologna. AMBIENTE. Herambiente risponde sulla questione discarica. EVENTO. Lo Stato Sociale sul palco a Bologna per i 25 anni di «Piazza Grande»

SPORT. Calcio. Intervista al diesse dell”Imolese Ghinassi. La Libertas Castello vola in Promozione. Ciclismo. Il Giro d”Italia passa da Sesto Imolese e Villa Fontana. 

SABATOSERA DUE. Storia. Nel 1502 a Imola l”incontro tra Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli e Cesare Borgia. Musica. Presentata l”edizione 2019 di Imola in Musica. Venerdì la seconda serata di selezione di Gocce di Musica. Organo rinnovato a Bubano. Editoria. «Piedino» di Bacchilega Junior presentato a Castello. Arte. Spettacolo e apertura straordinaria dei musei per la Notte EuropeaRealizzato un busto in onore di Scarabelli. Evento. Ozzano ed il Medioevo della Badessa. (d.b.)

Nella foto: le «prime pagine» di sabato sera questa settimana

Sabato Sera, questa settimana in Prima Pagina
Cronaca 15 Maggio 2019

Dal primo dopoguerra al 1986 la storia dei Tablàc, da strilloni a edicolanti a Imola in piazza delle Erbe

“A l l’ombra dl’arloj” i giornali si sono venduti fin dal primo dopoguerra. La storia è stata ricostruita da Marcello Castellari sul “sabato sera” del 18 gennaio 1986, momento in cui Piero Rebeggiani e la cognata Franca Manara subentrarono nella gestione dell’edicola delle sorelle Corazza. Un passaggio di testimone storico, perché Adele e Bruna, dette anche le «sorelle pazze», erano nientedimeno che la terza generazione di una dinastia di strilloni prima, edicolanti poi, succedutisi nell’arco di circa sessant’anni.

Come ricostruisce Castellari nel suo articolo, il capostipite fu il nonno Domenico, detto «Tablàc». Un soprannome bizzarro, forse derivante dalla sua abitudine di masticare tabacco oppure, ipotizza il giornalista, dalla parola «tabàc», che nel dialetto della bassa Romagna indica il ragazzetto. Domenico Corazza cominciò la sua attività come strillone. Due volte alla settimana ritirava alla stazione una ventina di copie de “Il Resto del Carlino” e le vendeva per le strade del centro «strillando» i titoli per richiamare l’attenzione dei passanti.

E’ solo dopo il 1945 che Tablàc figlio da strillone diventa edicolante. Il primo posto al coperto fu un locale sotto il Centro cittadino. Appena un anno più tardi, il cementista Fiumi costruì un minuscolo chiosco all’angolo di piazza Gramsci dove Andrea Corazza proseguì a vendere i giornali con l’aiuto della figlia Anna e, in seguito, di Gianfranco. Quando questi nel 1948 trovò un posto al Lolli come infermiere, lo sostituì Bruna. Adele arrivò invece più tardi, appena tredicenne. Furono così Bruna e Adele, le «Tablàcchine», a portare avanti la tradizione di famiglia. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 9 maggio

Nella foto l”articolo sulla storia dei Tablàc scritto nel 1986 da Marcello Castellari sul nostro settimanale

Dal primo dopoguerra al 1986 la storia dei Tablàc, da strilloni a edicolanti a Imola in piazza delle Erbe
Cronaca 15 Maggio 2019

Ha chiuso i battenti a Imola l'edicola Centrale, il saluto dei gestori Piero Rebeggiani e Franca Manara

«Ma è vero che chiudete oggi? Proprio per sempre?», «Non avevo il coraggio di venire a salutarvi…», «Ci mancherete, ma anche noi vi mancheremo…». Sono solo alcuni dei commenti rubati ai clienti che lo scorso 30 aprile sono passati all’edicola Centrale di via Mazzini nel suo ultimo giorno di apertura: chi per acquistare una rivista, qualche romanzo tascabile o una raccolta di enigmistica; chi, appositamente, per salutare Piero Rebeggiani e la cognata Franca Manara, che dal 1986 gestivano la storica rivendita di giornali. Una nuova serranda, l’ennesima, si è infatti abbassata in centro storico, questa volta proprio sotto l’orologio, fermo ormai da mesi. Due immagini emblematiche che rattristano.

«E’ stato bello e l’abbiamo sempre detto – dice Franca -. Il giorno esatto del nostro inizio è stato il 15 gennaio 1986, quando le sorelle Adele e Bruna Corazza ci hanno passato il testimone e noi con grande piacere, volontà e impegno abbiamo fatto del nostro meglio per dare ai nostri clienti tutta l’attenzione, la gentilezza e la disponibilità per servirli e fare in modo che si ricordassero di noi con affetto. Speriamo e crediamo di esserci riusciti. Ringraziamo tutti per la fedeltà dimostrata in questi anni».

Anche Piero ricorda gli esordi, ma senza nostalgia e con l’immancabile battuta pronta. «Prima facevo l’operaio turnista in una filiale della Benati. Cominciavo a lavorare alle 4 del mattino, per cui quando abbiamo deciso di buttarci a fare i giornalai ho migliorato la mia condizione: cominciavo a lavorare alle 5. E’ stata una scelta molto piacevole, mi sono sempre divertito» dice ridendo di gusto. Accanto al vulcanico Piero, in questi anni c’è stata la cognata Franca, nel ruolo, ammette lei stessa, di «mediatrice», che 33 anni or sono ha lasciato un lavoro da dipendente in una fabbrica di lampadari. Ai due ha dato spesso una mano il marito di Franca, Oriano Carmonini, poi, circa 8 anni fa, si è aggiunta la moglie di Piero, Renata, per tutti Lorena.

La vendita di giornali all’ombra dell’orologio esisteva, però, da quasi un secolo. All’ultima gestione, per ora, non subentrerà nessuno e i locali, di proprietà del Comune, resteranno vuoti. «Per quasi tre anni ho provato a vendere l’attività – riassume Piero -. Sono venuti in tanti, ma poi non se ne è fatto niente. Il contratto di affitto era scaduto alla fine del 2017 ed era stato rinnovato con una proroga verbale che in teoria durava fino alla fine del 2020. L’anno scorso, per la verità, il canone d’affitto era anche diminuito. Ma non si sapeva se e quando il Comune avrebbe fatto un nuovo bando per la concessione dei locali e questo ha scoraggiato chi si era fatto avanti per rilevare l’attività. Avrei potuto continuare, sono già in pensione da due anni, ma devo anche operarmi alle ginocchia e quindi ho preferito chiudere». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 9 maggio

Nella foto i due gestori dell”edicola che ha abbassato la saracinesca il 30 aprile

Ha chiuso i battenti a Imola l'edicola Centrale, il saluto dei gestori Piero Rebeggiani e Franca Manara
Cronaca 15 Maggio 2019

Quattro storie di dipendenti dell'ospedale di Montecatone: «Siamo innamorati di questo lavoro»

«Io sono di Imola ma mi sono laureata a Ferrara, poi ho fatto un corso al Sant’Orsola come case manager, che è quello che sono attualmente. Ricordo il mio primo giorno a Montecatone, nel 2001. In questo posto non ci sono le vie di mezzo o lo ami o lo odi. Per me è molto appagante, se dovessero dirmi vai a lavorare altrove risponderei no». Simona Caselli è un’infermiera, ha 42 anni, un marito e un figlio. E’ una dei circa 400 dipendenti del Montecatone Rehabilitation Institute Spa. Medici, infermieri, oss e amministrativi, psicologi, tecnici, il 77 per cento sono donne, per la maggior parte si tratta di persone del territorio.

Pamela Salucci medico fisiatra, 43 anni, sposata, due figli, anche lei è imolese. «Io sono arrivata a Montecatone nel 2003 all’ultimo anno di specializzazione, nel 2004 mi hanno assunta». La sua area di lavoro è quella neurologica delle gravi cerebrolesioni, «che possono essere traumatiche, emorragiche o anossiche, ad esempio a seguito di un infarto. Diversamente dalle lesioni midollari – spiega -, dove si interrompono i segnali dal cervello alla periferia e il paziente non muove gambe o braccia ma l’attività collaborativa e cognitiva solitamente rimane integra, seppur con diverse problematiche, nel “mio” paziente quest’ultima parte viene compromessa».

Anche la fisioterapista Danira Golinelli è di Imola, ha 32 anni, è sposata, ha un figlio. «Mi sono laureata nella sede di Imola e ho frequentato Montecatone nei tirocini. Poi, appena uscita dalla facoltà, a novembre, mandai il curriculum e a febbraio già lavoravo, ora sono nove anni. Il fisioterapista si occupa di recuperare le autonomie, in un caso l’obiettivo è formare i familiari e in un altro addestrare il paziente a ritornare al proprio domicilio con l’uso della carrozzina, in altri ancora andrà a casa camminando. Ogni trattamento è individualizzato e contano sempre tantissimo motivazione e sostegno della famiglia. L’obiettivo è portare il paziente il più vicino possibile alla sua vita di prima in una nuova condizione».

Gianni Cacucciolo, 54 anni, faentino, oggi è un ross, cioè un operatore socio sanitario riabilitativo, figura organizzativa introdotta a Montecatone tra i primi Istituti in Italia, che ne indica l’ulteriore specificità nell’attività in palestra. Alle spalle una storia curiosa, iniziata quattordici anni fa, quando non era più un ragazzo. «Venivo da 25 anni nel campo della ristorazione e gestivo un’enoteca, ma ho deciso di cambiare vita, mi sono licenziato e iscritto al corso per oss, credo l’ultimo gratuito di riqualificazione professionale organizzato dalla Regione. Non sapevo cosa fosse, in realtà volevo fare volontariato. Al termine mandarono il mio curriculum a Montecatone dove non volevo venire perchè da fuori mi sembrava un posto troppo triste. Poi feci il colloquio e mi dissi: provo. Mi sono follemente innamorato di questo lavoro». (l.a.)

L”articolo completo è pubblicato su «sabato sera» del 9 maggio

Nella foto Pamela Salucci, Danira Golinelli, Simona Caselli e Gianni Cacucciolo

Quattro storie di dipendenti dell'ospedale di Montecatone: «Siamo innamorati di questo lavoro»
Cronaca 15 Maggio 2019

Maltempo, frane anche nel territorio di Castel San Pietro. Intervenuti tecnici del Comune e della Regione

Il maltempo che ha sferzato il nostro territorio nei giorni scorsi e, che anche oggi ci sta regalando pioggia e temperature invernali, ha creato qualche danno anche nel territorio del Comune di Castel San Pietro.

Una delle situazioni più critiche in via Destra Sillaro dove, a seguito delle forti precipitazioni, era franata parte della scarpata di monte, con la terra che aveva ostruito i fossi e occupato completamente la sede stradale. Una ditta specializzata, incaricata dal Comune dopo un sopralluogo effettuato con i carabinieri, è intervenuta con urgenza per riaprire la strada, realizzando alcuni fossi per scolare le acque. Un secondo sopralluogo nella stessa zona ha coinvolto anche i tecnici della Regione, poiché in caso di altre piogge il movimento franoso potrebbe riprendere e interrompere nuovamente la viabilità, rendendo necessari ulteriori interventi sovracomunali, in quanto la strada è l”unico accesso per varie abitazioni situate nei comuni di Castel San Pietro Terme, Monterenzio e Casalfiumanese.

Un altro intervento, invece, è stato effettuato sulla strada di Monte Cerere, colpita da una frana della scarpata di valle per una decina di metri. In questo caso è stato necessario chiudere la strada, ma non ci sono abitazioni isolate. Oggi è comunque previsto un ulteriore sopralluogo dei tecnici comunali, per verificare se è possibile riaprirla provvisoriamente a senso unico alternato. (d.b.)

Nella foto (dal sito del Comune di Castel San Pietro): i lavori in via Destra Sillaro

Maltempo, frane anche nel territorio di Castel San Pietro. Intervenuti tecnici del Comune e della Regione
Cronaca 15 Maggio 2019

Le foto di Marco Barbera da Kilis, al confine turco-siriano, in mostra dal 7 al 9 giugno nel primo chiostro dell'Osservanza

Marco Barbera, 28 anni, ha lasciato un pezzo di cuore a Kilis, città della Turchia al confine con la Siria che ha accolto e ospita, in condizioni di estrema povertà, centinaia di profughi scappati dalla guerra. Con la sua macchina fotografica ha partecipato in gennaio ad una spedizione umanitaria organizzata dall’associazione modenese «Time 4 life International», fondata da Elisa Fangareggi. Da questo viaggio è scaturito un reportage fotografico che vede come protagonisti i bambini siriani di Kilis, con il loro carico di sofferenza ma anche con la loro voglia di vivere, correre, giocare. Come tutti i bambini del mondo.

Quelle foto stanno per trasformarsi in una mostra itinerante. Una delle tappe sarà nella sua città, Imola, dal 7 al 9 giugno, in occasione di «Imola in Musica» all’interno del primo chiostro del complesso conventuale dell’Osservanza, inaugurato sabato 11 maggio dopo i restauri, in collaborazione con il comitato RestaurOsservanza. La fotografia per Barbera è una seconda attività. «Lavoro per la Saie, una ditta di Forlì per la quale sono collaudatore di macchinari farmaceutici dell’Ima di Ozzano. Ma ammetto che il mio sogno è fare il fotografo a tempo pieno».

Com’è nata la passione per la fotografia?
«Ho sempre avuto la passione per le foto. Ricordo gli scatti che feci da piccolissimo alle nozze di mia zia, emulando il fotografo di turno. I primi soldi guadagnati con i lavoretti estivi non li ho investiti in un’auto usata, ma in una macchina fotografica. Sono una persona schematica che si pone obiettivi e cerca di raggiungerli. Volevo imparare e mi sono detto che avevo tre strade: studiare da solo, pagarmi un corso o trovare qualcuno che mi insegnasse. Un giorno ho preso la bici e ho fatto il giro di tutti i fotografi di Imola, chiedendo la possibilità di lavorare gratis per loro. Sergio Villa aveva bisogno di qualcuno che gli smontasse i flash, così mi disse: vieni con me, e se vuoi scatta. Così ho iniziato a seguirlo, prima nemmeno le considerava le mie foto, poi sono arrivate le comunioni, le prime cresime. I matrimoni no, non si fidava. Allora mi sono detto: li faccio da solo. Ho conosciuto un grosso studio di Ravenna ed è cominciato tutto».

Dai matrimoni alle zone di guerra è un bel salto.
«Stavo passando un periodo di crisi profonda. Non facevo un viaggio da un po’ e avevo bisogno di dare una scossa al mio fotografare. Io sono fondamentalmente un ritrattista, nei miei scatti devono esserci delle persone, poi capita un panorama o un tramonto sul mare. Una sera il marito di mia sorella mi ha parlato dell’associazione “Time 4 Life international”, vista su Facebook e ho pensato che faceva per me».

Torniamo al viaggio a Kilis.
«L’associazione “Time 4 life Inter-national” ha volontari in tutta Italia, è strutturata, con due ragazzi stipendiati che studiano progetti concreti. In Benin, ad esempio, hanno creato un ospedale per i bambini. Elisa Fangareggi è attivissima, pur avendo due figli. Così sono partito con una spedizione umanitaria, portandomi dietro la macchina fotografica. Della guerra siriana avevo sentito parlare, ma non si conosce la situazione realmente. Guardando Google Maps si vedono delle chiazze, i campi profughi. Prima vedi quelli in Turchia, belli sistemati e ordinati, organizzati dal governo, mentre in Siria ci sono tutte tende blu ammassate. Quello che non si dice è che se vai in Siria devi rimanerci tre mesi, che il Paese è stato completamente distrutto, quei pochi bambini che sono riusciti a fuggire hanno visto le peggiori atrocità, con la disperazione negli occhi. Alla fine con altre due per-sone ho deciso anche di adottare un bambino a distanza».

Cos’ha visto tra Turchia e Siria?
«Time 4 Life lavora a Kilis, una città turca che si è ritrovata invasa dai profughi, il referente locale ha lavorato dieci anni in Italia e tutti lo chiamano Mimmo. Una volta alla settimana vengono portati pacchi alimentari alle famiglie dei campi. Noi abbiamo portato vestiti e giochi per i bambini e i neonati, che vivono in condizioni igieniche pietose, per strada o nei garage. In genere sono scappati con la famiglia, ma c’è anche un gruppo di orfani che vive in un istituto improvvisato, una casa distrutta. Entri nelle baracche però ti devi levare le scarpe, perché così vuole la loro cultura. I siriani li riconosci subito: leloro donne portano veli neri mentre quelle turche li indossa-no colorati. Il primo giorno ho fotografato un bambino nato da tre giorni in una baracca. Nella mie foto ci sono tutti bambini siriani. Bambini che corrono a piedi scalzi, che sorridono. Ma la foto che mi è rimasta dentro è quella di una ragazza. L’ho vista, ho fatto fermare il camion e l’ho fotografata. Quando poi ho rivisto l’immagine mi sono detto: dobbiamo fare qualcosa, devo donare queste foto perché smuovano le coscienze». (mi.ta.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 9 maggio

Nella foto sopra Marco Barbera fotografa un bambino di kilis. Nelle altre due immagini del reportage fotografico nella città al confine turco-siriana

Le foto di Marco Barbera da Kilis, al confine turco-siriano, in mostra dal 7 al 9 giugno nel primo chiostro dell'Osservanza
Cronaca 15 Maggio 2019

Il progetto “Diamoci un taglio' contro la violenza sulle donne dopo i parrucchieri coinvolge gli estetisti

Il progetto “Diamoci un taglio”, atterrato da Chicago a Imola lo scorso giugno, passa alla seconda fase di attuazione e oltre ai parrucchieri punta ora a coinvolgere anche gli estetisti. L’obiettivo è combattere la violenza sulle donne attraverso non più soltanto i saloni degli acconciatori locali, che in questi mesi sono diventati punti di informazione sulle realtà del territorio in grado di fornire un supporto alle donne maltrattate. Il progetto è nato e coordinato da una costola del Tavolo di contrasto alla violenza di genere, composto da Ausl di Imola, dalle associazioni Trama di terre e Perledonne e dal salone “Nuova immagine” di Cristiano Suzzi.

Il progetto è stato diviso in due step: il primo, già messo in atto, era quello di coinvolgere i parrucchieri del territorio imolese, il secondo invece è ancora da realizzare e riguarda la partecipazione all’iniziativa anche degli estetisti. «L’idea – spiega Marcello Giusti per l’Ausl di Imola – è quella di far uscire la donna dal luogo istituzionale rappresentato dal consultorio per entrare nei luoghi della sua quotidianità, dove si prende cura di sé e dove ha la possibilità tra una chiacchiera e l’altra di “farsi sfuggire” qualcosa circa il suo disagio». E aggiunge: «Avevamo bisogno di un rappresentante dei parrucchieri per coinvolgere altri saloni nell’iniziativa e Cristiano Suzzi si è dimostrato da subito interessato».

Suzzi, già impegnato nel sociale con la società parmense Davines, che crea prodotti per gli acconciatori, racconta: «Sono orgoglioso di partecipare al progetto, poiché ritengo che provare a fare qualcosa “mettendoci la faccia” sia alla base del cambiamento. Infatti, penso che per la donna sapere che il suo parrucchiere abbia preso una posizione in merito a questo argomento delicato sia rassicurante, in quanto tra una signora e il suo acconciatore spesso si instaura un legame che va oltre taglio e piega». La volontà di portare questo progetto d’oltreoceano nella nostra città è partita dal consultorio di Imola, che ne era venuto a conoscenza e ha ottenuto un riscontro positivo sul territorio con sei saloni aderenti: Nuova immagine, Le Salon di Giusi, Hairstylist lookcenter di Zanoni Claudioe co., Salone Lara, Wind Hair Donatella e l’ultimo arrivato Hair Care By Milani srl a Toscanella. (se.zu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 9 maggio

Nella foto: in piedi da sinistra i parrucchieri Emanuel Milani, Cristiano Suzzi, Lara Scarpetti e Claudio Zanoni. Sedute da sinistra Silvia Del Bianco (Asp), Maria Grazia Saccottelli e Anna Strazzari (Consultorio), Carmen La Rocca (Perledonne)

Il progetto “Diamoci un taglio' contro la violenza sulle donne dopo i parrucchieri coinvolge gli estetisti
Cronaca 14 Maggio 2019

Elezioni, ad Ozzano il sindaco uscente Luca Lelli si troverà di fronte l'ex vicesindaco Aldo Gori e Monia Vason

Ad Ozzano Emilia è corsa a tre per la poltrona di sindaco. A differenza di cinque anni fa, infatti, non c’è traccia del Movimento 5 Stelle che prese il 22,66% con Maurizio Visani candidato, divenendo il secondo partito in città. Chi si ripresenta, invece, è il primo cittadino uscente Luca Lelli, che da mesi ha ufficializzato la candidatura per il secondo mandato. Con una novità, la lista che lo sostiene non sarà Progetto Ozzano, con la quale si aggiudicò le amministrative 2014 (vinse col 57,24%), bensì la civica Passione in Comune – Luca Lelli Sindaco. «Abbiamo ricevuto il sostegno di alcuni partiti come Pd, +Europa, Italia in Comune e Psi – precisa Lelli -. L’anno scorso abbiamo avviato un percorso di apertura e condivisione, che è passato prima dal Partito democratico ozzanese poi si è aperto a chi condividesse con noi certi valori, andando oltre gli schemi precedenti». Da qui il nome diverso della lista. Lelli, 43 anni il prossimo 17 maggio, risiede a Ozzano da sempre insieme alla madre. Perito aziendale corrispondente in lingue estere, è laureato in Scienze politiche, si occupa dell’amministrazione di condomini ed è socio di uno studio di Bologna dal quale è «in distacco» da quando è divenuto sindaco.

Un colpo di scena che non è piaciuto a tutti. Non a caso Lelli si trova come sfidante Aldo Gori, classe ’46, moglie e una figlia. Pensionato dopo una vita di lavoro come operaio all’Ima in cui ha svolto anche attività sindacale; fino a due anni fa è stato anche presidente della Pro Loco locale. «Ora mi dedico al progetto Fare impresa in Dozza – spiega Gori – dove con altri pensionati delle aziende Ima, G.D. e Marchesini Group andiamo nel carcere bolognese per insegnare la meccanica e dare a quei ragazzi una nuova chance di riscatto sociale». Soprattutto Gori in passato è stato assessore e vicesindaco proprio a Ozzano ma ora si candida con una lista civica non appoggiata da alcun partito. «Sono stato assessore all’Ambiente e Lavori pubblici l’ultimo anno della Giunta Conti, poi vicesindaco nel primo mandato della sindaca Loretta Masotti». Poi ha lasciato la politica attiva. «Ma ora Lelli ha deciso di creare una civica insieme all’opposizione. Alcuni cittadini non vi si riconoscono, il nostro obiettivo è portare nel Comune la voce di chi si è sentito escluso».

Terza sfidante è Monia Vason, 43 anni, convivente, una figlia, di professione grafica editoriale, insegna danza e ginnastica da più di vent’anni. «Da piccola ho vissuto la città e la sua storia attraverso gli occhi di mio padre, mentre ora la vedo attraverso i miei e scorgo la sua bellezza e le sue potenzialità inespresse». E’ la candidata della lista Noi per Ozzano appoggiata da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Udc. Cinque anni fa era nella lista civica che sosteneva Loris Olivi sindaco ma non venne eletta. «Rappresento Fratelli d’Italia che è il mio partito di appartenenza da quando è nato nel 2012 – chiarisce -. Sono entrata in politica per provare a cambiare le cose, e piano piano ho capito che quello che manca è un filo diretto tra amministrazione e cittadino. Il primo progetto che intendo portare a termine è la creazione dello Sportello amico per ascoltare e aiutare in maniera concreta le persone». (d.b.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 9 maggio.

Nella foto: da sinistra Luca Lelli, Aldo Gori e Monia Vason

Elezioni, ad Ozzano il sindaco uscente Luca Lelli si troverà di fronte l'ex vicesindaco Aldo Gori e Monia Vason

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