Economia

Economia 31 Luglio 2018

Servizi ambientali, l'allarme del consorzio Astra: urge una soluzione per lo smaltimento dei rifiuti delle imprese

Rischia di bloccarsi la filiera del riciclo di plastica, carta e materiali inerti provenienti dalle imprese. A lanciare l’allarme è Astra, il consorzio faentino di operatori ambientali, leader in Emilia Romagna grazie ai servizi offerti da una trentina di imprese socie (tra cui le imolesi Cuti-Consai, Car, Zini Elio, la mordanese Remaind e la castellana Trascoop) e a 24 impianti di recupero, stoccaggio e smaltimento.

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica e degli enti è tutta rivolta ai rifiuti urbani, che però ammontano ad un quinto del totale, da inizio 2018 si è evidenziato un problema crescente, divenuto ormai critico, riguardante la gestione dei rifiuti speciali, ovvero dei rifiuti prodotti dalle aziende: termovalorizzatori e discariche faticano ad accogliere la quantità di rifiuti speciali non recuperabili e così i magazzini si sono via via saturati.

Il problema – spiegano dal consorzio faentino – presenta diversi aspetti. Da un lato c’è la riduzione degli impianti di destinazione ed il contemporaneo aumento di rifiuti determinato dalla ripresa economica. Dall’altro i Paesi esteri che prima assorbivano gran parte dei materiali di recupero, Cina in testa, hanno rallentato le importazioni. L’Italia, infatti, esporta una quota enorme dei rifiuti trattati. E stante così le cose, il materiale ipoteticamente recuperabile che non può essere collocato sul mercato non può che finire incenerito o in discarica.

Il problema non riguarda solo la plastica, ma anche la carta da macero. Il prezzo è sceso sotto la soglia di sostenibilità, al punto da non rendere economicamente sostenibili le operazioni di trattamento e trasporto alle cartiere. Anche la crisi edilizia incide, perché ha reso poco conveniente il recupero degli inerti. Non mancano inoltre i problemi tecnici, con una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha ulteriormente complicato la materia, centralizzando le competenze autorizzative a livello nazionale e bloccando di fatto il rilascio di autorizzazioni per l’attivazione di impianti di recupero dei rifiuti.

«Alle istituzioni chiediamo di farsi carico del problema e prendere in esame azioni di sistema non più rinviabili. E in tal senso, abbiamo già cominciato a sensibilizzare i rappresentanti locali», spiega il direttore di Astra Servizi ambientali di Faenza, Boris Pesci.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto Boris Pesci, direttore di «Astra Servizi ambientali» di Faenza

Servizi ambientali, l'allarme del consorzio Astra: urge una soluzione per lo smaltimento dei rifiuti delle imprese
Economia 27 Luglio 2018

Tasse, secondo un'indagine Cna Imola è terza tra le città con la più bassa pressione fiscale per le piccole imprese

A Imola una piccola impresa deve lavorare fino al 18 luglio per pagare il fisco, l’effettivo guadagno comincia solo a partire da quella data. Se vi sembra alta una pressione fiscale del 54,9%, sappiate che la nostra città figura al terzo posto a livello nazionale nella classifica dei Comuni con le tasse meno alte. Questo almeno emerge dall’indagine che l’Osservatorio Cna sulla tassazione delle piccole imprese per il quinto anno consecutivo ha svolto nei Comuni italiani, 137 per l’esattezza tra capoluoghi e non, prendendo a riferimento cosa accade a un’ipotetica azienda «tipo», con un laboratorio e un negozio, ricavi per 431 mila euro, un impiegato, quattro operai e 50 mila euro di reddito.

Il titolo dell’iniziativa, Comune che vai, fisco che trovi, rende l’idea del divario a cui purtroppo ci si trova di fronte ogni anno. In testa alla classifica ci sono Gorizia, Udine e Imola (lo scorso anno era al quarto posto). Al 115° posto, come nel 2017, c’è Castel San Pietro, dove il giorno della «liberazione fiscale» arriva solo il 24 agosto. Fanalino di coda è Reggio Calabria, dove le tasse incidono per ben il 73,4% (l’elenco completo è sul sito www.taxfreeday.it/classifica).

I fattori principali che pesano sul risultato sono le rendite catastali degli immobili, l’imposta municipale unica (Imu), la tassa sui rifiuti (Tari), le addizionali comunali e regionali Irpef.

«La tassazione sulle imprese è arrivata a limiti insopportabili – commenta il presidente di Cna Imola, Paolo Cavini, presentando i dati -. Come Cna abbiamo fatto diverse proposte per invertire questa rotta e già da tempo chiediamo una serie di interventi». Ed entra nel merito: «L’aumento della franchigia Irap, dagli attuali 13 mila euro a 30 mila; l’adozione del regime Iri, atteso a breve, frutto della proposta fatta due anni or sono proprio da Cna. A fare l’effettiva differenza sarebbe, poi, l’introduzione della totale deducibilità dell’Imu sui beni strumentali delle imprese, ovvero capannoni, laboratori, negozi, così come già avviene in agricoltura». Infine, l’estensione del regime forfettario. «Il regime forfettario – prosegue Cavini – deve essere esteso a tutte le imprese individuali e professionisti con ricavi inferiori a 100 mila euro. Una misura che aiuterebbe a “sburocratizzare” il sistema, con una reale semplificazione fiscale insieme a una forte riduzione della pressione fiscale per centinaia di migliaia di imprese». (lo. mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 luglio

Nella foto il presidente di Cna Imola Paolo Cavini (immagine tratta dal sito dell”associazione)

Tasse, secondo un'indagine Cna Imola è terza tra le città con la più bassa pressione fiscale per le piccole imprese
Economia 24 Luglio 2018

Mercatone Uno: sede troppo onerosa, la nuova proprietà vuole trasferire gli uffici nel Bolognese

E’ solo questione di tempo, forse qualche mese, e la torre del Mercatone Uno, che si trova a Imola in via Molino Rosso, si svuoterà. Shernon Holding, la società che ha presentato un’offerta per acquisire 55 punti vendita, le attività della sede amministrativa imolese e il marchio Mercatone Uno, ha infatti già annunciato ai sindacati l’intenzione di trasferire gli uffici altrove.

«Per la proprietà quella sede è onerosa – spiega Silvia Balestri, sincacalista della Fisascat-Cisl Area metropolitana bolognese -. Trascorso un periodo iniziale di qualche mese, ci è stato detto che gli uffici saranno spostati nel bolognese. Forse a San Giorgio di Piano, dove c’è la sede di Mercatone Uno Logistics. Ci è stato spiegato che l’obiettivo non è disperdere la forza lavoro, ma mantenere il bacino delle professionalità che si vogliono confermare. Per questo hanno espresso l’intenzione di rimanere in un raggio di circa venti chilometri, per permettere agli impiegati di coniugare esigenze lavorative e familiari».

L’immobile, così come la grande biglia dedicata al ciclista Marco Pantani e inaugurata nel 2005, è di proprietà della società Cve, una delle tante controllate dalla famiglia Cenni, ma non tra quelle finite in amministrazione straordinaria. A tutt’oggi Cve è sottoposta a sequestro cautelare, a seguito dell’indagine per bancarotta fraudolenta avviata dalla guardia di finanza a inizio 2017.

In via Molino Rosso lavora ancora un centinaio di addetti, meno della metà di quelli presenti prima che il gruppo entrasse in crisi. Sono gli impiegati delle società Mercatone Uno Service, M. Estate e M. Uno Trading, tutte in amministrazione straordinaria dall’aprile 2015 assieme a Mercatone Uno Logistics e M. Business, che gestiva direttamente i punti vendita a insegna Mercatone Uno, ma non quello di Toscanella rimasto in capo alla famiglia del fondatore, Romano Cenni.

Nel corso delle ultime trattative, i sindacati nazionali e territoriali di categoria (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil) hanno cercato di salvaguardare più posti di lavoro possibili, rispetto al migliaio di esuberi ipotizzato in un primo tempo. Su un totale di circa 2.800 lavoratori, 2.019 passeranno alla società Shernon Holding e 285 al gruppo Cosmo, che ha acquisito 13 punti vendita, destinati a cambiare insegna (diventeranno Globo) e tipologia merceologica: dai mobili all’abbigliamento.

Per il segretario nazionale della Fisascat-Cisl, Vincenzo Dell’Orefice «l’intesa raggiunta con Shernon ha consentito di coinvolgere il maggior numero dei lavoratori dipendenti dei negozi oggetto di passaggio, preservando, in molti punti vendita, gli originali livelli occupazionali. Anche nella sede di Imola è stato rivisitato al rialzo il numero dei profili amministrativi trasferiti» dalla vecchia alla nuova proprietà.

In dettaglio, a Imola si tratta di 22 impiegati in più per Mercatone Uno Service e 2 per M. Estate. L’organico indicato nell’accordo raggiunto con i sindacati lo scorso 29 giugno prevede un totale di 94 addetti. Inoltre si precisa che Shernon Holding «per gestire la fase transitoria di messa a regime del proprio “headquarter”, procederà all’assunzione con contratto di lavoro a tempo determinato di 22 lavoratori, in aggiunta ai rapporti di lavoro trasferiti»; questo «limitatamente ai soli lavoratori addetti alla sede di Imola dipendenti da Mercatone Uno Service o in distacco da M. Business, non ricompresi tra quelli rientranti nel perimetro di cessione». (lo.mi)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 luglio

Nella foto la torre del Mercatone Uno

Mercatone Uno: sede troppo onerosa, la nuova proprietà vuole trasferire gli uffici nel Bolognese
Economia 23 Luglio 2018

Il contratto integrativo aziendale della Curti Spa è «friendly» con le famiglie e con l'ambiente

Incentivi all’utilizzo del congedo parentale e del «car pooling», un Gruppo di lavoro dedicato all’efficienza (fino a 5 incaricati della società Curti e fino a 5 componenti indicati dalle Rsu), dove anche i rappresentanti dei lavoratori avranno voce in capitolo, un nutrizionista «aziendale» a disposizione dei dipendenti (al di fuori dell’orario di lavoro), sensibilizzazione contro il problema delle molestie e della violenza nei luoghi di lavoro (la Curti ha recepito integralmente e dà piena attuazione all’Accordo sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria Emilia  Romagna, in data 3 maggio 2017).

Sono queste le principali novità contenute nel nuovo contratto integrativo aziendale della Curti Costruzioni Meccaniche Spa di Castel Bolognese. La proprietà l’ha siglato insieme a Rsu, Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil territoriali e l’assistenza di Confindustria Romagna. Il contratto ha decorrenza dall’1 gennaio 2018 ed è valido fino al 31 dicembre 2020 e riguarda circa 240 lavoratori fra addetti fissi e con contratto di somministrazione.  

Davvero interessante il tema dell’attenzione alle famiglie. A fronte del costante calo delle nascite, la Curti ha scelto di prevedere un’integrazione da parte dell’azienda della quota di trattamento economico, spettante per legge sul congedo parentale, che permette a mamme o papà di assentarsi dall’azienda. In concreto, il primo mese l’azienda aggiungerà alla quota base il 40% dello stipendio (il lavoratore percepirà dunque fino al 70% della retribuzione), il secondo mese il 25% (per un totale del 55% della retribuzione), il terzo mese il 10% (per un totale del 40%). Dunque un’azienda «family friendly». 

Inoltre, per permettere ai lavoratori di raggiungere il luogo di lavoro limitando l’inquinamento, il nuovo contratto incentiva il «car pooling» ovvero l’utilizzo di una sola auto per un gruppo di almeno quattro persone che compiono abitualmente lo stesso tragitto casa-lavoro. L’incentivo, attivato in via sperimentale per 12 mesi, prevede un’indennità mensile lorda per ogni chilometro di percorrenza per il lavoratore che mette a disposizione la propria auto. 

«Il contratto – fanno sapere proprietà, direzione, organizzazioni sindacali e rappresentanze dei lavoratori – è stato siglato dopo una trattativa breve e va a integrare, migliorandolo, l’impianto preesistente. Il risultato dimostra che, quando vi è la ricerca di obiettivi comuni tra le parti, anche attraverso la contrattazione aziendale si possono promuovere crescita, sostenibilità ambientale e diritti». 

La Curti Spa, fondata nel 1955, sta vivendo una notevole crescita (negli ultimi cinque anni gli addetti sono passati da 190 a 240). E’ specializzata nella fabbricazione di macchine automatiche per la lavorazione di cavi elettrici, packaging, ma anche per componenti aerospaziali e aeronautici, e l’energia da fonti alternative. Del gruppo Curti fanno parte FamarTec (Sala Bolognese), Curtimet (Polonia) e Curti Usa Corporation (Chicago), tutte controllate al 100%. Curti Costruzioni Meccaniche Spa detiene inoltre partecipazioni all’interno delle aziende Cmatec (70%),  FreeFormPack (60%), Npc (40%), Cogne Macchine Tessili (25%), Hypertec Solution (20%), Nanolever (40%), Fly Safe  (40%). Ha collaborazioni con le Università di Bologna e Cagliari, su progetti di sviluppo specifici. Uno di questi è la realizzazione di Emilia 4, il veicolo elettrico solare a quattro posti nato da un”idea dell”associazione sportiva Onda Solare di Castel San Pietro, che ha partecipato proprio nei giorni scorsi all’American Solar Challenge 2018 negli Stati Uniti.

Il contratto integrativo aziendale della Curti Spa è «friendly» con le famiglie e con l'ambiente
Economia 23 Luglio 2018

Lattoneria imolese, nuova sede in via Faenza e un tetto innovativo progettato per l'Imolese Calcio

La Lattoneria imolese ha da poco realizzato le nuove coperture per le strutture dell’Imolese Calcio. Un cantiere in cui è stata utilizzata una particolare tecnica di rivestimento, valida sia per le pareti sia per le coperture, nota come «doppia graffatura». Una tecnica che richiede, per essere eseguita in modo corretto ed efficace, il conseguimento di uno speciale corso dedicato e un’estrema precisione durante l’esecuzione dei lavori. Il vantaggio che dà la doppia graffatura è che i tetti, o le pareti, vengono coperti interamente di lamiera senza che ci sia alcun tipo di fissaggio a vista, come ad esempio viti o rivetti, che sono punti deboli perché è lì che si formano le infiltrazioni d’acqua.

Una tecnica complessa, in cui i fissaggi sono  invisibili e dunque protetti. Il maggior tempo di esecuzione, che comporta un investimento superiore rispetto alle tecniche tradizionali, viene compensato da una durata più lunga nel tempo, poiché l’acqua scivola via, non infiltrandosi, e i fissaggi scorrevoli con cui vengono montate le singole lastre permettono alle dilatazioni naturali, provocate dal caldo e dal freddo, di non interferire sulla tenuta della copertura. Un lavoro che deve essere progettato ad hoc per ogni tipo di richiesta, come se fosse un vestito su misura. 

«La nostra è un’impresa in continua evoluzione, tanto che ci piace dire che il nuovo capannone è certamente un bel traguardo raggiunto ma vuole essere soprattutto un nuovo inizio». Sono le parole di Antonio Montaruli, co-fondatore insieme a Massimo Cavina, della Lattoneria imolese tetti e coperture che ha inaugurato nei giorni scorsi la sua nuova sede in via Faenza 4/a. Una cerimonia in grande stile alla presenza della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, del vescovo Tommaso Ghirelli, del tenente Paolo Gorla, della Guardia di finanza, e di Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana, a cui l’azienda è associata.

r.e.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 luglio.

Nella foto: il tetto realizzato per l”Imolese Calcio

Lattoneria imolese, nuova sede in via Faenza e un tetto innovativo progettato per l'Imolese Calcio
Economia 23 Luglio 2018

Coop.Ceramica di Imola, il presidente Bolognesi illustra l'accordo per ridurre l’organico senza licenziamenti

Ridurre l’orario di lavoro a 292 addetti, per evitare 90 licenziamenti; chi lavorerà meno, però, riceverà comunque una parte dello stipendio e tutti i contributi che gli spetterebbero a orario non ridotto. Come sottolineato da sabato sera nelle scorse settimane, l’accordo raggiunto tra sindacati e Cooperativa Ceramica d’Imola, non ha precedenti in Italia.

La sua unicità risulta tanto più evidente se si considera il percorso fatto dalla cooperativa imolese negli ultimi anni. Un percorso controcorrente rispetto a quello intrapreso da molte altre aziende che, spinte dalla crisi, hanno attuato drastici tagli al personale. Anche Coop. ceramica lo ha fatto, ma mettendo sul piatto svariate decine di milioni di euro per accompagnare l’uscita dei lavoratori, a fronte di una serie di accordi sindacali, che hanno sempre cercato di strappare le migliori condizioni possibili per le maestranze.

Come, ad esempio, nel 2009, i contratti di solidarietà applicati a 1.800 lavoratori, primo caso del genere in cui la misura veniva applicata su una platea così ampia di lavoratori; o la riduzione collettiva dell’orario di lavoro attraverso il massiccio ricorso al part-time, sperimentata nel 2017; o ancora la mobilità volontaria incentivata da buonuscite per oltre 600 persone.

Infine, l’accordo che nei giorni scorsi ha incassato l’ok della maggioranza dei lavoratori coinvolti (292 su circa 1.200) e che consente all’azienda di evitare gli ultimi esuberi. Una soluzione trovata nel corso di una lunga trattativa e resa possibile mediante un versamento straordinario sul fondo di previdenza integrativo del settore, Foncer, pari a ciò che l’Inps riconosceva durante il contratto di solidarietà, in scadenza a fine luglio.

«Per Cooperativa Ceramica – conferma il presidente Stefano Bolognesi – questo accordo rappresenta l’ultimo capitolo, ma solo in ordine di tempo non certamente di importanza, all’interno del percorso fatto negli ultimi anni per riallineare gli organici alle effettive necessità aziendali. Percorso iniziato nelle sue attività sostanziali con la presentazione del nostro piano industriale 2014-2016, a giugno 2013, alle parti sociali e agli amministratori del territorio. Il nostro progetto prevedeva una prospettiva di riduzione di 700 posti di lavoro e aveva alla base la nostra ferma volontà di perseguirlo, condizione necessaria per il riequilibrio economico e finanziario dell’azienda che rappresento. I risultati che abbiamo consuntivato negli ultimi anni hanno dato conferma, credo, anche ai più scettici della bontà delle nostre scelte, forse indirizzate verso un territorio che non era in quegli anni ancora pronto a coglierle. Grande elemento di forza, però, è stata la nostra coesione aziendale, la grande unitarietà e fiducia espressa dall’assemblea dei soci e dal consiglio di amministrazione, nonché, credo, l’essere stati il riferimento serio per tanti dei nostri lavoratori». (lo.mi)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 luglio

Nella foto il presidente di «Coop. Ceramica d’Imola», Stefano Bolognesi

Coop.Ceramica di Imola, il presidente Bolognesi illustra l'accordo per ridurre l’organico senza licenziamenti
Economia 17 Luglio 2018

Gianluca Alpi è il nuovo presidente di Confcommercio Ascom Imola

Cambio al vertice di Confcommercio Ascom Imola. Gianluca Alpi, imprenditore del settore abbigliamento, è il nuovo presidente dell”associazione di viale Rivalta.

Alpi, nato nel 1952, è stato eletto nel corso dell”assemblea del Consiglio generale di Ascom del 12 luglio scorso. Nel ruolo di numero uno subentra a Danilo Galassi, che ha ricoperto la carica per 18 anni consecutivi.

Titolare di “Luca”s Abbigliamento”, Alpi era dal 2012 presidente del sindacato “abbigliamento, calzature e accessori” e membro di giunta della stessa associazione.

Accanto al neo presidente, sono stati eletti anche Marco Nannoni nel ruolo di vice e gli altri sette compomenti della giunta che guiderà Confcommercio Ascom Imola nel quinquennio 2018-2022: Gianluca Franceschelli, Raul Giovannini, Fabrizio Morara Pisani, Enrico Olivieri, Stefania Porcellini, Roberta Raggi e Massimo Rossi.

Gianluca Alpi è il nuovo presidente di Confcommercio Ascom Imola
Economia 16 Luglio 2018

La Cti cambia i vertici, guarda verso Bologna e punta sui lavori stradali

Cambio al vertice di Cooperativa Trasporti Imola. Dallo scorso maggio Luca Montroni è subentrato a Fabio Piancastelli nel ruolo di presidente, dopo la conclusione del suo mandato triennale. Anche il Consiglio di amministrazione a cinque si è rinnovato con l’ingresso per la prima volta nella storia della cooperativa (fondata nel 1930) di una donna, Eva Bolognesi, impiegata amministrativa. Oltre a lei, new entry è Massimo Zanelli, mentre Patrick Pagani (vicepresidente) e Giuliano Camorani facevano parte anche del precedente Cda. «C’è stato un ricambio importante – spiega il neopresidente – anche se in realtà il passaggio di consegne è stato soft, perché i predecessori sono ancora in azienda e sono un valore aggiunto per il nuovo Cda. Il cambiamento è stato condiviso e metabolizzato, aspetto questo molto positivo per la cooperativa».

Classe 1976, Montroni lavora in Cti da 23 anni. «E’ stato il mio primo lavoro – racconta – subito dopo il diploma di geometra all’Istituto Paolini. La mia classe è stata la prima a concludere questo corso, prima non presente a Imola». Negli anni Montroni ha ricoperto diverse mansioni. «Operaio di cantiere – elenca – addetto al carico dell’impianto calcestruzzo, addetto all’ufficio qualità nel laboratorio, infine funzionario commerciale. In questo ruolo seguivo la vendita di materiali inerti, dei conglomerati bituminosi, dei calcestruzzi e i preventivi per la realizzazione di strade, opere di urbanizzazione e i lavori infrastrutturali. Lo rifarei, perché mi è stato utile sia a livello professionale, per capire la cooperativa a 360 gradi, sia personale per il rapporto con tutti i colleghi. In questo modo si riescono a percepire e capire tutte le sfumature che stanno dietro a ogni tipologia di lavoro».

Oggi la cooperativa di via Ca’ di Guzzo conta un centinaio di dipendenti, di cui circa 60 soci. Negli ultimi mesi sono entrati in organico una decina di nuovi addetti. Dopo anni difficili, si torna a crescere. Le attività storiche sono strettamente legate a questo settore e comprendono l’estrazione e la lavorazione di ghiaia, il trasporto e la vendita di materiali inerti provenienti dai cantieri che Cti ha presso le frazioni imolesi di Zello e Linaro, in via Sbago, e a Castel San Pietro, in via Viara, la produzione di conglomerati bituminosi (asfalto) e conglomerati cementizi (calcestruzzo). Nel 2004 si sono aggiunti i lavori stradali e, dal 2014, quelli infrastrutturali, entrambi per cantieri pubblici e privati, nei quali Cti esegue in prevalenza opere di sbancamento e realizzazione di sottofondi stradali, piazzali e fognature e dove oggi sono impiegati circa 30 addetti. Una fetta di lavoro, quest’ultima, che oggi va a coprire circa il 35% del fatturato. «Nel 2008 il nostro fatturato era di circa 30 milioni di euro – dettaglia Montroni -. Con la crisi si è quasi dimezzato. Nel 2017 è stato di circa 17 milioni, in linea con gli ultimi anni. La Cesi era il nostro primo cliente e soprattutto dopo la sua messa in liquidazione (avvenuta quattro anni fa, Ndr) abbiamo cercato di differenziare ancor di più il nostro “core business”, puntando molto sul settore delle infrastrutture. Una fetta di mercato che prima non coprivamo, proprio perché c’erano altre aziende. E’ invece ancora ferma la nostra parte immobiliare, che si occupava della costruzione di capannoni o villette su terreni di nostra proprietà. In questo settore non vediamo ancora la ripresa».

Nel futuro prossimo della cooperativa c’è l’impegno a sviluppare ancor di più il settore dei lavori stradali e delle infrastrutture. In questa direzione va anche l’ultimo investimento fatto in ordine di tempo: l’acquisizione, avvenuta lo scorso novembre, di un impianto per la produzione di conglomerati bituminosi a Ponte Rizzoli, a Ozzano Emilia. «E’ un investimento pensato nel 2015 in periodo di piena crisi – spiega – per cercare di mantenere il nostro mercato e di espanderlo verso il bolognese, dove avevamo già qualche cliente. Puntiamo a vendere servizi e prodotti di qualità, pertanto stiamo continuando a investire in ricerca e sviluppo con il nostro laboratorio analisi, presente nel cantiere di Linaro, per prodotti ecologicamente compatibili e per una maggior cura dell’ambiente. Siamo consapevoli che i lavori che dovrebbero partire a breve per la quarta corsia dell’autostrada e, forse, nell’asse attrezzato per il completamento della bretella, rientrano nel nostro raggio d’azione. Per cui, direttamente o indirettamente, potremmo averne qualche beneficio».

lo.mi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 12 luglio.

Nella foto: il nuovo cda della cooperativa con, da sinistra, Massimo Zanelli, Patrick Pagani (vicepresidente), Luca Montroni (presidente), Eva Bolognesi e Giuliano Camorani

La Cti cambia i vertici, guarda verso Bologna e punta sui lavori stradali
Economia 12 Luglio 2018

Coop. Ceramica, i lavoratori approvano la riduzione d’orario anti-esuberi. Si comincia il 31 luglio

I lavoratori di Cooperativa ceramica d’Imola hanno approvato l’ipotesi di accordo che consentirà di evitare circa 90 licenziamenti, a fronte della riduzione d’orario per altri 300. Una soluzione che non ha precedenti nel manifatturiero e che esprime una forte solidarietà collettiva.

Le cinque assemblee che tra Imola, Borgo Tossignano e Faenza hanno visto la presenza di 202 lavoratori, ovvero il 70% di quelli coinvolti dal provvedimento, si sono concluse lunedì con una percentuale di voti positivi che ha raggiunto l’88%. «L’obiettivo – spiega Rossana Carra, segretaria generale della Femca-Cisl Area metropolitana bolognese – era salvaguardare 92 posti di lavoro a rischio, mediante una riduzione di orario per 292 addetti, su un totale di circa 1200, con una serie di condizioni migliorative, rispetto a quella che sarebbe stata la richiesta del part time, e con la contribuzione più alta possibile».

L’ipotesi di accordo, siglata il 2 luglio da azienda, Rsu e organizzazioni sindacali (Femca-Cisl, Filctem-Cgil e Uiltec-Uil di Imola e Faenza), prevede che la cooperativa integri in busta paga una parte del reddito che verrà meno con la riduzione d’orario e che integri totalmente la contribuzione.

L’accordo diventerà effettivo a partire dal 31 luglio, data in cui terminerà il contratto di solidarietà utilizzato negli ultimi 36 mesi, e avrà una validità di due anni. Saranno coinvolti i reparti smalteria e cernita nei tre stabilimenti di Imola, Borgo Tossignano e Faenza, e il reparto dei servizi generali che comprende le portinerie, le pulizie industriali e la mensa. Alcune figure professionali, come capiturno, capireparto e manutentori, saranno esentate dalla riduzione di orario per ragioni organizzative. «Come organizzazioni sindacali – commenta Tiziana Roncassaglia, segretaria della Filctem-Cgil di Imola – siamo soddisfatti dell’alta partecipazione dei lavoratori alle assemblee, in considerazione del fatto che alcuni avevano già programmato le ferie a inizio anno, e del lavoro svolto in questi mesi». (lo.mi.) 

Nella foto la sede della Coop. Ceramica d’Imola in via Vittorio Veneto

Coop. Ceramica, i lavoratori approvano la riduzione d’orario anti-esuberi. Si comincia il 31 luglio
Economia 6 Luglio 2018

Casa vinicola Poletti festeggia i 90 anni con lo spumante Novebolle Romagna DOC “Anniversario”

La Casa vinicola Poletti compie 90 anni e festeggia l”anniversario con il lancio di un nuovo spumante. Novebolle Romagna DOC 90° “Anniversario” è il nome dell”ultima creazione dell”azienda fondata nel 1928 da Aurelio Poletti e attualmente guidata da Carlo Poletti, affiancato dalle figlie Elena e Diana.

La presentazione dello spumante è avvenuta nel corso di un serata speciale organizzata al podere “La Sagrestana”, in occasione di CinemaDivino, la manifestazione che da 12 anni propone, in Romagna e in altre regioni italiane, la proiezione di film di successo all’interno delle cantine del territorio, con degustazione inclusa. 

Con il Novebolle l”azienda imolese intende, inoltre, lanciare una sfida ambiziosa al più celebre e blasonato Prosecco, partendo dalla consapevolezza della qualità del prodotto. “Il Trebbiano – sottolinea infatti Elena Poletti – è il simbolo per eccellenza della Romagna, insieme al Sangiovese. E” un vino che, se opportunamente selezionato e lavorato, può dare risultati straordinari”.

Attualmente, la Casa vinicola è la prima cantina privata della Romagna per volumi di produzione. Lavora 50mila quintali di uva all”anno (il 10-15% dei quali rappresentano la speciale selezione per la linea ‘top’ La Sagrestana) e ha anticipato di decenni l’industrializzazione del settore.

Elena Poletti ricorda in particolare che fu il nonno Aurelio, insieme al figlio Angelo, enologo di famiglia, ad avere l’idea di commercializzare in tutta Italia il vino in damigiana, per poi investire, a partire dal dopoguerra, in un moderno impianto di imbottigliamento. In quegli anni Poletti si consolidò come realtà industriale aperta all”internazionalizzazione (una consistente quantità di vini Poletti viene esportata in Scandinavia, Australia, Stati Uniti, Russia), pur mantenendo le caratteristiche di azienda familiare con radici ben salde nel territorio.

Oltre a produrre in proprio, Poletti lavora anche uve conferite da agricoltori del territorio, con i quali vige un consolidato rapporto. Una parte importante, poi, la fanno l”enologia e le tecnologia. “Oggi – conferma Elena – abbiamo due bravissimi enologi a cui cerchiamo ogni giorno di fornire, tramite investimenti importanti, il meglio della tecnologia disponibile per affinare tutte le delicate fasi della vinificazione e dell’imbottigliamento. Anche sul Sangiovese Superiore, che è la nostra produzione di punta dal 1970, abbiamo lavorato intensamente sull’aspetto del gusto, per affiancare alle peculiarità storiche di questo campione dei vini romagnoli anche moderne caratteristiche richieste dal mercato quali morbidezza e rotondità”. 

La cantina imolese ha dunque le idee chiare e guarda con fiducia al futuro.

“Siamo consapevoli di lavorare al fianco di grandi colossi romagnoli e italiani – conclude la nipote di Aurelio Poletti – e questo ci impone due cose: primo, operare sul mercato come una vera e propria azienda industriale, con il nostro impianto da 25 milioni di litri l’anno che lavora sia sulle nostre produzioni sia su linee ed etichette personalizzate richieste dai mercati nazionali e internazionali. Il secondo aspetto, per distinguerci dalla concorrenza, consiste nel valorizzare il nostro punto di forza, che è lo storico rapporto con il nostro territorio e la capacità di interpretarne l’identità, dal campo alla bottiglia”. (r.c.)

Nella foto sotto da destra: Eleonora Poletti, i nipoti Francesco e Maria Giulia,
le sorelle Diana ed Elena, infine l’altra nipote Giorgia

Casa vinicola Poletti festeggia i 90 anni con lo spumante Novebolle Romagna DOC “Anniversario”

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