Economia

Economia 2 Aprile 2020

Le temperature sottozero del 24 e 25 marzo mettono in ginocchio l'agricoltura del territorio

Dopo un inverno con temperature ben al di sopra della media, è successo quanto si temeva. Il gelo è tornato all’improvviso, mettendo in ginocchio l’agricoltura. Nella notte tra il 24 e 25 marzo in pianura così come in vallata la temperatura è andata per diverse ore sottozero. A Casola Canina, ad esempio, il termometro ha toccato i meno sei gradi. Inevitabili, quindi, i danni alle colture, che le temperature miti dei mesi scorsi avevano portato a uno sviluppo anticipato.

«É stato veramente un brutto colpo – commenta Alessandro Scala, vicedirettore di Coldiretti Bologna-. In questi giorni stiamo raccogliendo le segnalazioni dei nostri associati e non abbiamo ancora un quadro preciso dell’entità dei danni. La zona colpita è vastissima, comprende l’imolese, il lughese, la pianura così come le vallate, del Santerno e del Marzeno. A farne le spese sono state soprattutto albicocche, pesche, susine e, in pianura, i kiwi. Abbiamo già chiesto alla Regione l’avvio delle procedure per il riconoscimento dello stato di calamità».

Una prima stima dei danni arriva dalla Cia di Imola. «Per albicocche, pesche nettarine, susine e kiwi – Giordano Zambrini, presidente di Cia Imola – le stime dei nostri produttori indicano una perdita di produzione di circa il 70-80 per cento, anche se avremo i dati reali solo fra un paio di settimane». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 aprile

Nelle foto: a Casola Canina il termometro ha segnato -5,9°; gli effetti del gelo sui frutticini di albicocco e in campo a Borgo Tossignano

Le temperature sottozero del 24 e 25 marzo mettono in ginocchio l'agricoltura del territorio
Economia 29 Marzo 2020

Il mondo dopo il Coronavirus, Demostenes Floros: «L’Italia può giocarsi un futuro tra Cina, Russia e Stati Uniti»

Dopo la pandemia ci aspetta la crisi economica ma per l’Italia ci potrebbe essere un’opportunità ritagliandosi un ruolo nuovo tra Russia, Cina e Stati Uniti. E’ l’opinione di Demostenes Floros senior energy economist presso il Centro europa ricerche di Roma. Si occupa di analisi geopolitiche, in particolare in tema di materie prime, petrolio e gas naturale. Floros abita a Medicina e in questi giorni si trova come gli altri nella zona rossa di contenimento per il Coronavirus.

Cosa la preoccupa rispetto all’Italia e all’Europa?
«La situazione dell’Europa è grave perchè non ci siamo ancora ripresi dalla crisi da eccesso di capitali, beni e servizi del 2008, dove la parte finanziaria rappresentava solo il sintomo non la patologia. E le regole dell’Unione europea e monetaria, i fondamenti di Maastricht hanno peggiorato la situazione».

A proposito della Cina, come uscirà dalla pandemia?
«Notevolmente rafforzata all’interno del panorama internazionale. Al di là delle legittime opinioni su quel sistema politico-economico, la Cina ha investito nel sistema sanitario e nella formazione del personale, in ricerca e tecnologia, ma abbiamo visto anche una disciplina e un legame tra gruppo dirigente e popolo che non sussiste nei nostri Paesi occidentali. Piuttosto mi preoccupa fatto che il portavoce del ministro degli Esteri cinese abbia accusato gli Stati Uniti in merito alla diffusione del Covid-19, quando in precedenza la diplomazia cinese aveva sempre preferito un profilo basso. Questo significa che lo scontro tra le due grandi potenze sta raggiungendo un livello mai visto nel recente passato».

Per l’Italia stremata dal Coronavirus si prospetta un futuro davvero fosco.
«Non è detto che sia così, e dipende anche da noi. Stiamo vivendo una situazione difficile, ma l’aiuto della Cina e le parole della diplomazia russa ci dicono che siamo considerati un paese importante dai due colossi euroasiatici. Possiamo approfittare di questa crisi per assumere un ruolo ponte tra gli Stati Uniti da una parte e Cina-Russia dall’altra. Il messaggo del softpower cinese è chiarissimo: vogliamo avere un rapporto con voi. La Via della Seta è un mega-progetto infrastrutturale marino e terrestre che in valore è un multiplo del piano Marshall, determinerà i nuovi rapporti di forza a livello mondiale e siamo l’unico Paese del G7 e tra i fondatori della Ue, che l’ha sottoscritto. Senza dubbio, Germania e Olanda non vedono la cosa di buon occhio: i porti di Rotterdam e Amburgo diverrebbero meno importanti a vantaggio dei nostri, ad esempio». (l.a.)

L”intervista completa tra geopolitica ed economia sul “sabato sera” del 26 marzo

Il mondo dopo il Coronavirus, Demostenes Floros: «L’Italia può giocarsi un futuro tra Cina, Russia e Stati Uniti»
Economia 20 Marzo 2020

E' in vendita la Wegaplast di Toscanella, pubblicato il bando per la cessione del complesso aziendale

La Wegaplast di Toscanella è in vendita. A circa otto mesi dalla richiesta di concordato preventivo, il tribunale di Bologna ha pubblicato il bando per la cessione dell’intero complesso aziendale. Il pacchetto comprende macchinari, impianti, marchi, brevetti, personale e parco clienti, più l’intera partecipazione nella società polacca Wega Polska, anch’essa, come Wegaplast, appartenente al gruppo di società guidato dalla famiglia Ponzellini. Prezzo del lotto: 1 milione e 400 mila euro, a cui vanno aggiunti 1 milione e 600 mila euro per il magazzino (materie prime, semilavorati e prodotti finiti) e l’obbligo a partecipare fra quattro anni a un’ulteriore asta per l’acquisto anche dello stabilimento di via I Maggio, al prezzo base di 2 milioni di euro.

Quello che ha tutta l’aria di un epilogo per la società avviata nel 1952 e specializzata nello stampaggio di articoli in plastica, in realtà è un nuovo inizio, come ci spiega Paolo Finatti, l’amministratore che da poco più di un anno sta gestendo Wegaplast con l’obiettivo di arrivare alla ristrutturazione del debito, riuscendo nel contempo a mantenere la continuità produttiva e l’occupazione. «La cessione – puntualizza – riguarda tutto quello che fa parte dell’attività produttiva, che in questi mesi non si è mai fermata, senza però crediti e debiti pregressi: è cioè quella che si suol dire la “good company”». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 marzo

Una foto dello stabilimento Wegaplast di Toscanella

E' in vendita la Wegaplast di Toscanella, pubblicato il bando per la cessione del complesso aziendale
Economia 5 Marzo 2020

Stefano Manara si prepara a lasciare il Cda di Hera: «In futuro? Riciclo chimico delle plastiche e power to gas per il fotovoltaico»

Stefano Manara si sta preparando a lasciare il Consiglio di amministrazione di Hera Spa, dove siede dal 2014 a rappresentare il ConAmi (di cui era presidente del Cda) e il territorio imolese. Le nuove nomine sono previste per il 29 aprile. Il colosso delle multiutility, nato quasi vent’anni fa dalla fusione di undici municipalizzate, compresa l’imolese Ami, si appresta nel frattempo ad approvare un bilancio con un valore della produzione (fatturato) di 6,5 miliardi. «Il gruppo Hera avrà 9.000 dipendenti nel 2023, quasi 17 mila con l’indotto e mi piacerebbe ci fosse orgoglio per questa azienda da parte dei cittadini e dei quasi 400 Comuni soci o clienti, perché lo merita» esordisce.

Il territorio imolese potrà indicare chi la sostituirà?
«Chiariamo. All’interno del Patto di sindacato che comprende gli azionisti pubblici di Hera, lo statuto prevede che il territorio romagnolo, a cui fa capo il ConAmi, proponga quattro consiglieri e il presidente del Cda. Bisogna mettersi d’accordo prima nel ConAmi e poi con gli altri Comuni (una sessantina in tutto), ad esempio Ravenna o Cesena».

Il Consorzio Ami detiene 108 milioni di azioni Hera, i rendimenti portano utili per attività e bilanci degli enti locali soci. Come vanno i dividendi?
«Il valore delle azioni è in crescita, nell’ultimo periodo siamo saliti a circa 4 euro. Nel 2019 i Comuni hanno avuto 10 centesimi per azione, che si prevede arrivino a 10,5 centesimi nel 2020 con una prospettiva di 12 centesimi per il 2023, superiore di un centesimo rispetto al piano industriale precedente».

Qualcuno sostiene che Hera dovrebbe pensare meno a remunerare le azioni e abbassare le bollette dei cittadini.
«E’ la supposta frattura tra la corretta remunerazione agli azionisti e le tariffe. Ma non c’è connessione diretta. Meno del 4% del valore della produzione va alla remunerazione dei soci azionisti, il 35% va all’indotto, aziende e servizi, l’8% per gli stipendi e la maggior parte per investimenti».

Quali sono le novità del patto industriale di Hera al 2023?
«In questi anni l’azienda ha fatto uno sforzo per delineare il suo impatto sociale e ambientale per tendere al 100% della sostenibilità e risulta che già ora il 36% del suo margine operativo, certificato da enti terzi, è su attività che migliorano l’uso dell’acqua, ottimizzano l’uso dell’energia e delle altre risorse, e l’obiettivo è salire al 42% nel 2023. La base sono i 17 goals dell’Onu sul global compact. Tutto questo mentre continua a fare il suo mestiere, con investimenti nelle reti per 3 miliardi nei prossimi quattro anni per migliorare la qualità dell’acqua, ridurre perdite e sprechi. Un beneficio vero e immediato per i cittadini».

Hera sta investendo molto sulla ricerca, si parla da tempo di biocarburanti dai rifiuti.
«Abbiamo realizzato a Sant’Agata un biodigestore per la produzione di biogas, stiamo guardando con grande attenzione ai biocarburanti e anche al riciclo chimico delle plastiche. Inoltre stiamo lavorando alla tecnologia power to gas per stoccare l’energia del fotovoltaico sotto forma di gas naturale, più facile da immagazzinare e utilizzare al bisogno. E per il momento su questo non posso dire altro». (l.a.)

L’intervista completa sul «sabato sera» del 20 febbraio 2020.

Stefano Manara si prepara a lasciare il Cda di Hera: «In futuro? Riciclo chimico delle plastiche e power to gas per il fotovoltaico»
Economia 28 Febbraio 2020

Le spese che si possono ancora pagare in contanti e i casi in cui è necessario il pagamento tracciabile

Detto dell’ultima legge di bilancio e della novità in sede di denuncia dei redditi, quali sono le spese che si possono ancora pagare in contanti? Prestazioni sanitarie, rese dalle strutture pubbliche o dalle strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale. Medicinali acquistati in farmacia con scontrino «parlante». Dispositivi medici, ad esempio: occhiali da vista; lenti a contatto e soluzioni per lenti a contatto; apparecchi acustici; cerotti, bende, garze e medicazioni avanzate; siringhe; test di gravidanza; termo- metri; apparecchi per aerosol; apparecchi per la misurazione della pressione arteriosa; pannoloni per incontinenza; prodotti ortopedici (ad esempio tutori, ginocchiere, cavigliere, stampelle e ausili per la deambulazione in generale); ausili per disabili (ad esempio cateteri); prodotti per dentiere (ad esempio creme adesive, compresse disinfettanti); materassi ortopedici e materassi antidecubito; igienizzanti e mascherine, purché riconosciuti dal ministero della Salute. «Per essere deducibile – sottolinea Gilberta Camorani – il costo deve risultare da uno scontrino fiscale “parlante” o da una fattura, con indicati la tipologia del prodotto e il codice fiscale dell’acquirente. Oltre al documento di spesa, per i dispositivi medici è necessario conservare anche la documentazione relativa alla marcatura CE, ossia la dichiarazione o certificazione di conformità, stampata sulla confezione».

Al contrario, invece, quali sono i casi in cui è necessario il pagamento tracciabile? In base a quanto previsto dall’articolo 15 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), forniamo qui di seguito alcuni esempi: prestazioni rese da medici o professionisti privati non accreditati al Servizio sanitario nazionale; spese scolastiche per frequenza asili/scuola/università (tasse di iscrizione, trasporto scolastico, mensa, gite); spese per minori con certificato di disturbo specifico dell’apprendimento; affitto per studenti universitari fuori sede; attività sportive dei figli minorenni (limite di detrazione 210 euro); cure termali; spese veterinarie (limite di detrazione 500 euro annui); abbona- menti (mensili o annuali) ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale, interregionale; interessi passivi mutui prima casa (comprese spese notarili); intermediazioni immobiliari per abitazione principale; visite di rinnovo patente; spese per la badante; spese funebri; erogazioni liberali; premi per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni; previdenza complementare; spese bonifiche consortili. (r.e.)

Le spese che si possono ancora pagare in contanti e i casi in cui è necessario il pagamento tracciabile
Economia 28 Febbraio 2020

Scontrini ed estratti conto per detrarre alcune spese in dichiarazione dei redditi

Pagare in contanti o con sistemi tracciabili come carta di credito o bancomat? Da quest’anno la modalità di pagamento diventa fondamentale ai fini della possibilità di detrarre in dichiarazione dei redditi determinate spese. La novità è stata introdotta dalla legge di Bilancio 2020, approvata il 27 dicembre scorso, e obbliga i contribuenti a pagare con sistemi tracciabili, cioè con carta di credito, carta bancomat, assegno, bonifico o bollettino postale, per poter beneficiare, al momento della denuncia dei redditi, della detrazione fiscale del 19%.

Abbiamo quindi chiesto a Gilberta Camorani, presidente dell’Osservatorio pro- fessionale imolese (Opi) che riunisce una sessantina di commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro operanti nel circondario, di entrare nel merito, fornendoci anche qualche esempio pratico. «Innanzitutto – chiarisce subito – la novità non si applica alle spese sostenute per l’acquisto di medicinali, dispositivi medici e prestazioni sanitarie, rese dalle strutture pubbliche o dalle strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale. In questi casi si potrà continuare a pagare in contanti anche ai fini della detrazione e non cambia nulla rispetto a prima. L’obbligo di tracciabilità riguarda invece le prestazioni rese da medici o professionisti privati, non accreditati al Servizio sanitario nazionale e gli altri oneri detraibili previsti dall’articolo 15 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir): spese per l’istruzione, spese sportive per i figli minorenni, spese veterinarie o l’abbonamento ai trasporti pubblici. Questi sono solo alcuni esempi, in realtà l’elenco è lungo. Se in passato ai fini della detrazione era sufficiente lo scontrino o la ricevuta, ora è necessario che il contribuente fornisca prova del pagamento, presentando anche la ricevuta del Pos oppure l’estratto conto bancario o la fotocopia dell’assegno». (lo.mi.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 27 febbraio.

Nella foto: Gilberta Camorani, presidente dell’Osservatorio professionale imolese (Opi)

Scontrini ed estratti conto per detrarre alcune spese in dichiarazione dei redditi
Economia 14 Febbraio 2020

ENERGIA DELL'AMORE E FISICA DELLE EMOZIONI

CENTRO CIVICO VASON – Per la rassegna Caffé letterario, la professoressa Gloria Nobili conduce un incontro gratuito dedicato alla fisica delle emozioni. Titolo: L”energia dell”amore, come passare un San Valentino diverso. Iniziativa organizzata dall”associazione culturale-ricreativa Il Ponte. Per informazioni: tel. 338/2781228 (Loris). Ozzano Emilia, via Duse 2

Cronaca 6 Febbraio 2020

ConAmi, i sindaci designano all'unanimità Fabio Bacchilega al vertice del Cda. Consiglieri Zanetti, Berti, Baseggio e Minghini

E’ Fabio Bacchilega, ad oggi presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola ma in scadenza a giugno, la figura designata per il vertice del Cda del Consorzio Ami. Sempre «all’unanimità l’Assemblea ha indicato i nomi di Leonardo Zanetti, Chiara Berti, Carlo Baseggio e Mirko Minghini come consiglieri di amministrazione». Precisa una nota del ConAmi.

Presenti ventuno dei ventitré sindaci-soci questa mattina nell’Assemblea presieduta dal commissario del Comune di Imola, Nicola Izzo. E soprattutto tutti d’accordo nelle nomine della nuova governance. Decisamente un bel cambio di passo rispetto allo stallo infinito degli ultimi due anni sotto la guida dell’Amministrazione Sangiorgi.

Erano presenti, nello specifico, i sindaci di Bagnara, Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro, Conselice, Dozza, Faenza, Firenzuola, Fontanelice, Imola, Marradi, Massa Lombarda, Medicina, Palazzuolo sul Senio, Riolo Terme, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo. 

A proporre Bacchilega è stato il commissario Izzo come «portavoce dell’Assemblea». La «proposta verrà comunicata al diretto interessato chiedendogli la disponibilità» precisa sempre la nota, con una frase che pare soprattutto una formula di rito. Comunque, dal punto di vista formale, la nomina avverrà nel corso della prossima Assemblea dei soci convocata per venerdì 21 febbraio.  

Prima della presentazione delle candidature, c’era stata la presa d’atto da parte dell”Assemblea delle dimissioni del Cda in carica, quello nominato l’estate scorsa dalla Sangiorgi, che vedeva come presidente Andrea Garofalo (e consiglieri Giulio Cristofori e Gianguido Roversi). Un passo indietro auspicato da tempo e ritenuto indispensabile da tutti i soci per chiudere con quanto accaduto nei mesi scorsi e andare avanti. Alla luce di ciò, è stato poi approvato all’unanimità il recesso dai contenziosi in essere, a partire da quelli presentati al Tar contro le nomine del Cda fatte unilateralmente dalla sindaca Sangiorgi. I sindaci interessati si sono impegnati a procedere nella ratifica nei singoli Comuni.  

«In un clima unanime di piena coesione e collaborazione è stato definito un Cda che consente di mettere in piena funzionalità il Consorzio e di conseguenza di dare quella resa di gestione, anche in termini economici, che l’ente merita, finalizzata al sostegno ed allo sviluppo dei territori rappresentati dai 23 Comuni soci» conclude la nota del ConAmi. (r.cr.)

Nella foto Fabio Bacchilega e la sede del ConAmi in via Mentana a Imola

ConAmi, i sindaci designano all'unanimità Fabio Bacchilega al vertice del Cda. Consiglieri Zanetti, Berti, Baseggio e Minghini
Economia 31 Gennaio 2020

La divisione farmaceutica dell'Ima si trasferisce da Ozzano Emilia alla zona industriale castellana Ca' Bianca

«Quest’anno ci localizzeremo con una presenza molto elevata di una fetta di nostra produzione farmaceutica nella zona vicino allo svincolo autostradale di Castel San Pietro». La notizia arriva direttamente per bocca di Alberto Vacchi, presidente e amministratore delegato di Ima. Entro la fine del 2020, infatti, Ima Life, che attualmente si trova sulla via Emilia a Ozzano, verrà trasferita nella zona industriale Ca’ Bianca. Un’operazione resa necessaria da una riorganizzazione (e crescita) complessiva delle varie divisioni presenti nell’ozzanese.

Più precisamente, la nuova fabbrica occuperà l’ex stabilimento Decathlon, nel quadrilatero tra le vie Salieri, Maestri del Lavoro, degli Artigiani e Golini. Come si ricorderà, il fabbricato blu e grigio sormontato da sinuose linee rosse è vuoto dalla fine del 2018, quando Decathlon ha inaugurato una nuova e decisamente più grande struttura logistica non lontano, in via Henry Ford. Ora, al termine di alcuni lavori di ristrutturazione necessari per riadattarlo alle nuove lavorazioni, diventerà la casa di Ima Life. La divisione si occupa, tra le altre cose, di macchine per il lavaggio e la sterilizzazione di flaconi farmaceutici, sistemi di riempimento e chiusura per ambiente asettico di flaconi, fiale e siringhe, microdosatrici per polveri in ambiente asettico e impianti di liofilizzazione, nonché etichettatrici, macchine di soffiaggio/aspirazione, depaccatrici e invassoiatrici. (gi.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 30 gennaio

Nella foto il cantiere all’ex stabilimento Decathlon in zona Ca’ Bianca per realizzare la palazzina uffici di Ima Life

La divisione farmaceutica dell'Ima si trasferisce da Ozzano Emilia alla zona industriale castellana Ca' Bianca
Economia 29 Gennaio 2020

Boccata d'ossigeno per i lavoratori Bio-on, sbloccati gli stipendi dei 38 addetti di Gaiana

Boccata d’ossigeno per i lavoratori della Bio-on Spa, l’azienda del settore delle bioplastiche con stabilimento produttivo a Castel San Pietro, dichiarata fallita il 20 dicembre scorso. Da quel momento le attività sono proseguite in esercizio provvisorio, ma i dipendenti sono rimasti senza stipendio per la mancata disponibilità da parte del sistema bancario a concedere nuove risorse finanziarie. Lo scorso 21 gennaio, però, la situazione si è sbloccata. Per i 38 lavoratori è stato concordato il ricorso alla cassa integrazione straordinaria (Cigs) per crisi, per una durata di dodici mesi a partire dal 22 gennaio, con eventuale riduzione di orario o sospensione a zero ore settimanali.

Inoltre, informa il collegio dei curatori fallimentari composto da Luca Mandrioli e Antonio Gaiani, «stante l’erogazione di nuova finanza da parte dell’istituto di credito Emil Banca, nei prossimi giorni verranno pagati gli stipendi dei lavoratori dipendenti, maturati durante l’esercizio provvisorio e in particolare le spettanze relative a quota parte delle retribuzioni del mese dicembre (periodo dal 20 al 31 dicembre 2019) e un acconto dell’80 per cento delle retribuzioni dovute per il mese di gennaio, oltre al conguaglio Irpef 2019». Le istituzioni, riunite il 21 gennaio nel Tavolo metropolitano di salvaguardia del patrimonio produttivo, hanno sottolineato l’importante risultato raggiunto dalla curatela che permette, assieme all’accordo di cassa integrazione e alle forme di sostegno messe in campo dalla Regione, di portare sollievo ai dipendenti dell’azienda.

È intenzione di Regione e Città metropolitana di procedere ad una prossima convocazione del Tavolo di salvaguardia per monitorare gli sviluppi della situazione per Bio-on e Bio-on plants, la società che fa capo all’impianto industriale e ai laboratori di ricerca e sviluppo a Gaiana. Un altro fronte aperto è quello degli azionisti di Bio-on, alcuni dei quali residenti anche nel circondario imolese, che avevano investito nella società quotata nel segmento Aim di Borsa italiana. A questo proposito, Federconsumatori Bologna organizzerà una nuova assemblea informativa, in programma a Castel San Pietro mercoledì 5 febbraio, alla Camera del lavoro, in piazza Martiri 3 (ore 18). (lo.mi.)

Boccata d'ossigeno per i lavoratori Bio-on, sbloccati gli stipendi dei 38 addetti di Gaiana

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