Economia

Economia 2 dicembre 2018

L'azienda metalmeccanica Mas ha festeggiato i suoi primi 40 anni regalandosi un nuovo look

E’ un’azienda che non dimostra la sua età, anche perché, in occasione dei suoi primi 40 anni, si è concessa un nuovo look, più accattivante e al passo coi tempi. La metamorfosi dell’azienda metalmeccanica Mas, sigla che sta per Macchine attrezzature speciali, si è compiuta nell’arco degli ultimi mesi ad opera degli dell’A2 Studio Gasparri e Ricci Bitti architetti associati di Imola, in collaborazione con Mario Giberti, il progettista che segue l’azienda dal 1986, da quando cioè è stato costruito il primo nucleo dell’attuale sede.

La ristrutturazione ha riguardato l’esterno dello stabilimento di via Spallicci, l’ingresso principale, la reception e gli uffici al primo piano. «Nel 2017 abbiamo compiuto 40 anni di attività, così ci è venuta l’idea di rifare il look dello stabilimento» spiega Erik Salvatori, che assieme al cugino Marco rappresenta la seconda generazione alla guida dell’azienda fondata dai rispettivi padri, Silvano e Romeo. A entrare nel merito dei dettagli progettuali sono gli architetti Antonio Gasparri e Andrea Ricci Bitti, che a Imola hanno firmato, ad esempio, il «cubo di luce» oggi sede di Acantho ed Herambiente, la riqualificazione della sede di Hera Comm e l’Auditorium 1919 della Sacmi.

«La sfida – illustrano gli architetti – era “rianimare” un edificio dalle soluzioni obsolete, trasformandolo in un complesso moderno e fortemente connotato, senza però modificarne i volumi e l’architettura. Grazie a un nuovo involucro, realizzato con pannelli di alluminio anodizzato tagliati al laser e agganciati a una semplice struttura metallica alla parete esterna, abbiamo donato al volume una nuova anima e una nuova identità. In questo doppio ruolo di confine e interfaccia, la nuova “pelle” assume una duplice valenza: elemento di rivestimento e protezione, funzionale anche al risparmio energetico dato che il rivestimento metallico nasconde un cappotto di 15 centimetri, e strumento di relazione e interfaccia verso il mondo esterno. Abbiamo così pensato a una soluzione che dal punto di vista architettonico permettesse, con un giusto budget, di raggiungere l’obiettivo». (lo. mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 29 novembre

Nella foto l”esterno dello stabilimento Mas dopo la ristrutturazione

L'azienda metalmeccanica Mas ha festeggiato i suoi primi 40 anni regalandosi un nuovo look
Economia 29 novembre 2018

L'ingresso del digitale nella saldatura: un convegno sull'argomento a Castel San Pietro il 5 dicembre

L’evoluzione delle tecnologie permette di scoprire sempre nuovi strumenti utili al miglioramento dei processi lavorativi. Tale progresso, però, richiede che chi opera nel settore tenga il passo con l’opportuna formazione.

Anche nel campo della saldatura l’evoluzione richiede aggiornamenti agli addetti, per questo motivo, sono aperte le iscrizioni per partecipare al convegno «Ingresso del digitale in saldatura: potenzialità per Industria e Formazione», rivolto a tecnici d’azienda e docenti, in programma mercoledì 5 dicembre dalle ore 14.30 alle 18 a Castel San Pietro, in via Meucci 27, presso la sede dell’azienda Tecna, che promuove l’evento insieme a Associati per Associati-Confindustria Emilia area Centro e Cebora, con il patrocinio di Miur, Ufficio scolastico regionale per l’Emilia Romagna, Regione Emilia Romagna e Comune di Castel San Pietro. I lavori si apriranno con il saluto del sindaco Fausto Tinti. 

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione da effettuarsi inviando una e-mail a: associatiperassociati@confindustriaemilia.it entro il 30 novembre 2018.

Durante il convegno, l’ingegner Mauro Monti di Csm-Rina presenterà Csm Weld, software che prevede la microstruttura, e relativa durezza, sia nella zona fusa che in quella termicamente alterata; si tratta dell’anteprima pubblica in Europa. Seguirà l’ingegner Kristian Frolli di Fk Tecnology, che presenterà Weld Trainer, un sistema didattico che migliora e velociz-za l’apprendimento nei processi Elettrodo, Tig (con/senza mate-riale di apporto) e Mig. Infine, l’ingegner Zhang Wenqi di Swantec presenterà Sorpas, software di analisi agli elementi finiti (Fea/Fem) per la simulazione e l’ottimizzazione della saldatura a resistenza e dell’unione meccanica.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 29 novembre

L'ingresso del digitale nella saldatura: un convegno sull'argomento a Castel San Pietro il 5 dicembre
Economia 23 novembre 2018

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima

Un’azienda spolpata da una serie di gestioni fallimentari ora riparte grazie all’impegno dell’ozzanese Ima Spa e di Marchesini group. Perdere posti di lavoro rappresenta un dramma per tutti i territori, soprattutto per quelli di montagna. Così la vicenda che ha portato alla nascita qualche settimana fa della Caima Srl di Monghidoro è diventata un simbolo di quello che si può fare per cercare di dare una mano alla ripresa economica.

A finanziare la Caima c’è una newco partecipata al 20% dai due big del packaging, come detto l’ozzanese Ima e Marchesini, che ha sede principale a Pianoro. Per il restante 60%, in quote paritetiche, i sub-fornitori Cat Progetti e Iema. Al timone della Caima c’è Daniele Ferrari, titolare di Epsol, anch’essa azienda consociata del gruppo Ima, con sede a Ozzano in via Tolara di Sotto.

In passato la Caima si chiamava Arcotronics, azienda leader nei circuiti a transistor con tre sedi nella montagna bolognese e ben 150 milioni di euro di fatturato. Numeri che attirarono gli appetiti della multinazionale americana Kemet, che nel 2011 decise però di chiudere la fabbrica di Monghidoro lasciando a casa un centinaio di lavoratori. Poi arrivò l’imprenditore lodigiano Elvio Turchetto, salutato come un salvatore, che diede vita a Stampi group, ma dopo pochi anni cominciò a non pagare gli stipendi: mesi ininterrotti di scioperi e infiniti tavoli di crisi con sindacati e istituzioni, fino al definitivo fallimento a marzo 2017 con un’ottantina di lavoratori a spasso. Oggi si riparte, seppur in piccolo, con soli 10 dipendenti. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto l’inaugurazione di Caima Srl lo scorso 28 ottobre

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima
Economia 23 novembre 2018

Il neo Cavaliere Alberto Vacchi ha tagliato il nastro del nuovo capannone della Bc Srl di Claudio Betti

C’era emozione e soddisfazione negli occhi di Claudio Betti, mentre lo scorso 16 novembre veniva inaugurato il nuovo capannone che consentirà di ampliare la vicina sede della Bc Srl, l’azienda da lui fondata nel 1974 assieme alla moglie Franca Bettini e che oggi, oltre a dare lavoro a 40 addetti, vede impegnate al proprio interno tre generazioni della stessa famiglia, i tre figli dei fondatori e i nipoti. Qui il pane quotidiano è la meccanica di precisione, nelle sue più moderne declinazioni tecnologiche, che consentono di ottenere componenti per macchine automatiche.

All’attivo l’azienda di via Pasquala ha ben 17 brevetti nel campo della meccanica e del polimero. La quasi totalità del personale è costituita da giovani tecnici formati all’Istituto Alberghetti di Imola. L’azienda infatti è solita inserire con regolarità neodiplomati all’interno del proprio organico, prima attraverso tirocini e poi con contratti stabili. Principale cliente e partner di eccellenza è l’ozzanese Ima, leader mondiale nella produzione di macchine automatiche, che nel 1993 è entrato anche nella compagine societaria della Bc, tramite l’acquisizione di una quota del 30%. Oggi le lavorazioni su particolari meccanici realizzati in esclusiva per Ima rappresentano quasi l’80% del fatturato complessivo. Ecco perché l’onore del taglio del nastro è spettato al presidente e amministratore delegato di Ima, Alberto Vacchi, che ha visitato i nuovi spazi produttivi, l’ufficio progettazione per le nuove tecnologie e l’ingegnerizzazione dei particolari, più il laboratorio all’avanguardia, in cui si svolgono i test sui pezzi eseguiti e sui prototipi.

«Quando sono partito non avrei mai immaginato di essere qui, dopo quasi 45 anni, a inaugurare un nuovo spazio lavorativo per affrontare nuove sfide – ha detto l’amministratore delegato Claudio Betti, ringraziando le maestranze, la famiglia Vacchi, Ima e i tanti collaboratori che hanno contribuito alla crescita dell’azien-da -. L’eccellenza e l’innovazione sono sempre state la stella polare della Bc e lo saranno anche nel futuro, con lo sviluppo del 3D printing e di nuovi investimenti tecnologici».

All’inaugurazione dell’ampliamento della Bc abbiamo colto l’occasione per chiedere al presidente e amministratore delegato di Ima, Alberto Vacchi, di recente insignito Cavaliere del lavoro, di parlarci del legame tra Ima e Bc.

Qual è l’importanza di una azienda come la Bc per la crescita di Ima e del territorio?
«L’importanza è grandissima e lo è per due motivi: primo, perché all’interno di una realtà come Bc esiste una competenza diffusa, difficilmente riscontrabile in tante altre realtà. Attraverso questo tipo di competenza, Ima, così come altre aziende simili a Ima e tutto il territorio, può beneficiare di nuovi traguardi per l’applicazione di nuove idee tecnologiche nella realizzazione dei propri prodotti. Se Ima è dove è, e se tante aziende sono dove sono, lo devono a realtà come Bc, che è riuscita a sfidare le tecnologie in epoche non sospette, quindi già da di-versi anni, riuscendo a realizzare componentistica meccanica con nuove idee, dando la possibilità di raggiungere livelli di competitività molto maggiori rispetto al passato. Quindi attraverso realtà come Bc riusciamo veramente a costruire un indotto territoriale di primissima eccellenza, forse tra i migliori che possiamo riscontrare in ambito europeo».

Eccellenza e innovazione sono termini che ricorrono spesso quando si parla di Ima e Bc. Cosa c’è qui di tanto innovativo?
«Il macchinario è fondamentale, ma è la testa che fa funzionare il macchinario in quel certo modo che dà il valore aggiunto. Qui in Bc, a partire da Claudio Betti a tutta la famiglia e a tutti i collaboratori di Claudio, si riescono a immettere nuove idee e nuovi salti tecnologici nell’applicazione delle tecnologie esistenti e credo sia questa la grande forza di questa realtà». (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto Alberto Vacchi taglia il nastro del nuovo capannone della Bc Srl

Il neo Cavaliere Alberto Vacchi ha tagliato il nastro del nuovo capannone della Bc Srl di Claudio Betti
Economia 22 novembre 2018

Una sede rinnovata per la Banca di Imola, da oltre 20 anni nel gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna

La rinnovata sede di via Appia della Banca di Imola Spa, l’istituto di credito imolese che fa parte del gruppo bancario La Cassa di Ravenna, è stata inaugurata giovedì della settimana scorsa, 15 novembre. Presenti alla cerimonia Giovanni Tamburini e Sergio Zavatti, rispettivamente presidente e direttore generale dell’istituto, oltre ad Antonio Patuelli e Nicola Sbrizzi, rispettivamente presidente e direttore generale del gruppo bancario romagnolo, il sindaco di Imola, Manuela Sangiorgi, il vicario generale del vescovo, don Andrea Querzè e molte altre autorità.

L’incontro fra Cassa di Risparmio di Ravenna Spa e l’allora quasi centenaria Banca cooperativa di Imola risale a oltre vent’anni fa, per la precisione al 1997. Com’è noto, si dovette realizzare un’offerta pubblica di acquisto subordinata alla preventiva trasformazione della Banca cooperativa in Banca di Imola Spa, il che avvenne sotto la regia del presidente Alberto Domenicali e grazie all’impegno del direttore Vittorio Lenzi.

Un incontro rivelatosi particolarmente felice per l’istituto imolese, che ha vissuto un’espansione (Banca di Imola conta oggi 36 sportelli) e una crescita continue pur mantenendo le caratteristiche di banca locale.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto l”inaugurazione della sede rinnovata

Una sede rinnovata per la Banca di Imola, da oltre 20 anni nel gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna
Economia 21 novembre 2018

Sui colli di Varignana l'oliveto più grande dell'Emilia Romagna che nel 2020 raggiungerà i 110 ettari coltivati

Quello che a regime diventerà l’oliveto più grande dell’Emilia Romagna e forse di tutto il nord Italia si trova sulle colline castellane. Ne è titolare Agrivar, l’azienda agricola della società Palazzo di Varignana a sua volta controllata dal colosso dei servizi informativi bancari Crif, che ha destinato a oliveto 110 ettari dei propri terreni, per lo più limitrofi all’omonimo resort di via Ca’ Masino.

In misura minore qui si coltivano anche vigna, orto e frutteto, i cui prodotti sono destinati sia alla ristorazione all’interno del resort sia alla vendita. Palazzo di Varignana ha però deciso di puntare in modo consistente sull’olivicoltura per vari motivi. «Innanzitutto – ci spiega Chiara Del Vecchio, alla direzione delle Risorse umane e dell’organizzazione interna di Palazzo di Varignana – perché siamo innamorati dell’Oro verde, che è il re dei condimenti della tradizione culinaria mediterranea. Negli ultimi anni, grazie anche al supporto della scienza medica, si è giunti alla consapevolezza delle qualità salutistiche dell’extravergine di oliva, che sempre più viene utilizzato da popolazioni al di fuori dell’area mediterranea, le cui culture gastronomiche prevedono utilizzo di grassi saturi. Abbiamo in questo modo ripreso un’antica coltivazione che, da ricerche bibliografiche, era presente a Varignana fino alla seconda metà del 1700. In seguito a studi e ricerche effettuate con il supporto dei nostri tecnici, relativamente alle caratteristiche pedoclimatiche di questo territorio, abbiamo selezionato le cultivar maggiormente vocate e a esso adattabili. Coltiviamo in prevalenza varietà autoctone quali Ghiacciola e Nostrana, oltre a Maurino selezione Vittoria, Leccio del Corno, Grignano e gli impollinatori Pendolino e Verzola. Il nostro progetto prevede la produzione di extravergine di eccellenza, da far degustare nei nostri ristoranti e da commercializzare attraverso i nostri shop e la piattaforma di e-commerce sul sito www.palazzodivarignana.com, quest’ultima al momento disponibile solo per l’Italia, ma a breve anche per tutta Europa, perché vogliamo che il nostro progetto diventi di portata internazionale. In seguito alla bella esperienza del “temporary store” in galleria Cavour a Bologna, che ci ha dato tante soddisfazioni e visibilità, abbiamo inoltre riproposto lo stesso format con il punto vendita di Palazzo di Varignana a Milano Brera, che sarà aperto fino al prossimo 31 marzo».

Il progetto agronomico messo in campo da Agrivar è ambizioso. «Ad oggi – prosegue – gli ettari già completati sono 70, con 34 mila piante. Completeremo le piantumazioni nel 2020 per raggiungere il regime produttivo nel 2023-2024. A regime l’estensione degli oliveti sarà di 110 ettari. La stragrande maggioranza di essi si trova a Varignana. Abbiamo anche un podere sulla via Malvezza nel quale abbiamo realizzato un impianto intensivo di oliveto con 900 piante per ettaro». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto gli olivi di Agrivar sui colli di Varignana

Sui colli di Varignana l'oliveto più grande dell'Emilia Romagna che nel 2020 raggiungerà i 110 ettari coltivati
Economia 19 novembre 2018

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese

Sentore di pomodoro, cardo e carciofo, con note amare e piccanti ben evidenti, un carattere fruttato da leggero a medio-intenso e un alto contenuto in polifenoli. E’ il sapore dell’olio extravergine dei Colli di Bologna che, abbandonato il primigenio nome di «olio felsineo», riunirà al suo interno l’oro verde prodotto sull’arco collinare della Vena del gesso, che si estende dall’imolese fino a Bologna.

L’idea è della rete di imprese nata poco più di un anno fa con lo scopo di valorizzare la produzione olivicola della provincia di Bologna, di connotarla con un marchio e di dotarla, in prospettiva, dell’Indicazione geografica protetta. La rete è stata costituita da sei aziende agricole del bolognese, tre delle quali del nostro circondario: Podere Pratale di Borgo Tossignano, la società Rossi Frantoio imolese, l’azienda Assirelli Vittorio e Matteo di Dozza. Oltre a queste ci sono l’azienda agricola Bonazza-Sapori del podere di San Lazzaro, le bolognesi Ca’ Scarani e Società 1997, quest’ultima della famiglia di Alberto Vacchi, amministratore delegato dell’ozzanese Ima. Nel corso del 2018 si è aggiunta anche Agrivar, l’azienda agricola della società Palazzo di Varignana.

«Lo scorso anno – ci aggiorna il presidente della rete, Ermanno Rocca – è stata fatta una molitura comune dei prodotti di tutti gli associati, per avere un’idea del tipo di olio che avremmo ottenuto. Gli associati alla rete potranno scegliere se realizzare blend o un olio monovarietale, anche perché il disciplinare sarà orientato a qualificare l’area geografica e le sue cultivar».

L’obiettivo è riuscire a far arrivare questo nuovo prodotto sul mercato all’inizio del 2019, con un marchio collettivo, percorso obbligato per il lungo e complesso iter burocratico verso l’Igp. ( lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese
Economia 16 novembre 2018

Una ricerca del Cnr sugli olivi secolari del territorio imolese svela informazioni sul sapore dell'olio di un tempo

Che sapore aveva l’olio che i nostri bisnonni mettevano sul pane più di un secolo fa? La risposta si legge tra le righe dello studio realizzato dall’Istituto di Biometeorologia Ibimet-Cnr di Bologna, nell’ambito del progetto «L’olivo nelle colline imolesi, una risorsa per l’agricoltura, un patrimonio per il paesaggio», finanziato fra il 2010 e il 2013 dal Comune di Imola. Lo studio, a cura delle ricercatrici Annalisa Rotondi e Lucia Morrone, ha censito e descritto dal punto di vista genetico 14 olivi secolari del nostro circondario: 3 a Casalfiumanese (2 dei quali nel parco pubblico), 3 a Castel San Pietro, 5 a Dozza e a Toranello al confine tra Imola e Riolo, dove sono state georeferenziate 3 piante secolari disposte attorno alla chiesa.

Alcuni esemplari, come quello alto oltre cinque metri di proprietà di Massimiliano Ortalli a Casalfiumanese, sono stati schedati con tanto di foto anche all’interno del sito http://olivisecolari.ibimet.cnr.it. Prima del 1500 l’olivicoltura era molto più diffusa sul nostro territorio, ma nei secoli si è assistito a una progressiva diminuzione, soprattutto a causa delle gelate, come quelle del 1929, 1930 e 1940, quando le temperature arrivarono anche a meno 20 gradi. «Prima del 1940 – si legge nello studio – la presenza dell’olivo a Imola è limitata a piante sporadiche soprattutto vicino alle chiese di Tossignano, Casalfiumanese e Dozza e si tratta quasi sempre di piante allevate da parroci per avere per le feste pasquali la palma, le cui fronde venivano inviate anche alle chiese di pianura».

La ricerca non ha solo indagato la genetica di queste piante secolari, che hanno resistito a condizioni climatiche critiche, ma ha anche analizzato il profilo chimico e sensoriale dell’olio ricavato dai loro frutti, in alcuni casi caratterizzato da «intensità medie-elevate di fruttato e livelli medi di amaro e piccante», così come «da sentori peculiari di pomodoro e carciofo». Altri si contraddistinguono invece per «livelli medio-leggeri di fruttato, amaro e piccante e note prevalenti di mandorla». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto l”ulivo secolare di proprietà di Massimiliano Ortalli a Casalfiumanese

Una ricerca del Cnr sugli olivi secolari del territorio imolese svela informazioni sul sapore dell'olio di un tempo
Economia 14 novembre 2018

Aster Coop inaugura domani 15 novembre a Castel San Pietro il nuovo magazzino da 10.000 metri quadri

Grazie alla vicinanza al casello autostradale, Castel San Pietro Terme si conferma sempre più territorio vocato al  trasporto e alla logistica industriali. E’ di poche settimane fa l’inaugurazione del nuovo magazzino di Decathlon Italia, il gigante del retail sportivo, già presente nell’area industriale Ca’ Bianca e trasferitasi poco più in là, in una struttura più spaziosa costruita dalla società bresciana Fap Investments in via Henry Ford 4, dalla parte dell’outlet village.

Ebbene, il prossimo 15 novembre, alle 17.30, verrà inaugurato un altro magazzino  frutto di un accordo tra Aster Coop, cooperativa di Udine attiva da 40 anni nella logistica, e Centrale Adriatica, la società cooperativa che si occupa della logistica per le cooperative di consumatori di Alleanza 3.0.

Si tratta di un centro per lo stoccaggio, la preparazione e la distribuzione, su 10.000 metri quadri, che gestirà 5 milioni di colli a servizio dei negozi di Coop Alleanza 3.0.Il centro logistico, anch’esso situato in via Henry Ford, ma al numero 9, occuperà 36 lavoratori.

«La nascita di questo nuovo centro logistico – ha commentato il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti – rappresenta un importante segnale di fiducia nel nostro territorio da parte dell’imprenditoria cooperativa, che sceglie di investire e creare nuovi posti di lavoro nel nostro Comune».

Aster Coop inaugura domani 15 novembre a Castel San Pietro il nuovo magazzino da 10.000 metri quadri
Economia 14 novembre 2018

La Nupi, azienda con sedi anche a Imola e Castel Guelfo, impegnata a Genova dopo il crollo del ponte Morandi

Nupi Industrie Italiane, l’azienda subentrata nel 2015 a Nupigeco e specializzata nello sviluppo e produzione di tubazioni polimeriche per il settore industriale e petrolchimico, ha partecipato al progetto di ripristino della viabilità dopo il crollo del ponte Morandi di Genova.

Il coinvolgimento dell’azienda, che ha sedi a Castel Guelfo, Imola e Busto Arsizio, ha riguardato in particolare i lavori sul lungomare Canepa, diventato una via alternativa dove far confluire il traffico. Nupi Industrie Italiane è fornitrice delle tubazioni in polietilene per il nuovo gasdotto e per il fangodotto, la struttura avveniristica (di solito usata nelle miniere) che servirà per trasportare lo smarino, il materiale di risulta degli scavi della nuova Gronda autostradale, il tratto progettato per raddoppiare l’esistente A10 nel punto di attraversamento del comune di Genova.

«Il fangodotto – spiega l’azienda – è fondamentale per trasportare lo smarino bagnato ed evitare così che l’amianto eventualmente presente nelle rocce possa essere dannoso».

Il cantiere, che dalla fine di agosto ha lavorato 24 ore su 24 su tre turni, ha chiuso con 45 giorni di anticipo rispetto ai tempi previsti. L’ampliamento della carreggiata ha così reso più scorrevole il traffico in quella zona di città, invasa dai mezzi dopo il crollo del ponte Morandi. Il lungomare Canepa ha riaperto il 7 ottobre scorso.

Nella foto tubazioni in polietilene

La Nupi, azienda con sedi anche a Imola e Castel Guelfo, impegnata a Genova dopo il crollo del ponte Morandi

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