Economia

Economia 17 ottobre 2018

La bava di lumache? Ottima base per prodotti cosmetici: l'esperienza dell'azienda BioVilla

A Villa Fontana, nelle campagne medicinesi, c’è un’azienda agricola che ha fatto dell’elicicoltura per la cosmesi il proprio business di punta.

«Il progetto è nato nel 2013 – ci racconta Giovanni Verardo, il titolare di BioVilla -. Su un ettaro di terreno alleviamo chiocciole delle varietà Helix aspersa muller ed Helix aspersa maxima con il metodo Cherasco, seguendo cioè il ciclo naturale all’aperto e senza l’uso di mangimi. In questo modo otteniamo prodotti biologici destinati alla ristorazione e alla cosmesi. Dal 2015 siamo arrivati a pieno regime. Dopo un anno, abbiamo creato il marchio Dadisten, registrato a livello europeo, con cui vendiamo cosmetici a base di bava di lumaca. E’ un mercato di nicchia, che però offre tanti spunti. Siamo tra i pochi a produrre una linea che va dallo shampoo, alla crema per il corpo e per il viso, con una concentrazione di bava al 70 per cento».

Le proprietà di questo ingrediente naturale sono molteplici. «La bava di lumaca – prosegue – è ricca di allantoina, efficace contro l’acne e le irritazioni della pelle. Inoltre, ha proprietà elasticizzanti e anti-età». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 ottobre

Nella foto un prodotto a marchio Dadisten dell”azienda BioVilla

La bava di lumache? Ottima base per prodotti cosmetici: l'esperienza dell'azienda BioVilla
Economia 17 ottobre 2018

Il regno delle lumache è a Imola in Pedagna: Enea Xheka racconta come è nata l'idea di allevarle

Da circa un anno nel quartiere Pedagna c’è… il regno delle lumache. Si chiama infatti così l’attività che Enea Xheka, trentaduenne di origine albanese, ha avviato su un terreno in via Punta, già di proprietà della Cesi e finito all’asta dopo l’entrata in liquidazione della cooperativa edile imolese.

Xheka non ama parlare di sé, anche se avrebbe molto da raccontare. «Sono arrivato in Italia e a Imola nel 1999 con un mio amico – riassume -. Avevo solo 13 anni ed ero clandestino. Fino a quando non sono diventato maggiorenne sono stato a Santa Caterina. Ho studiato all’Ecap per diventare elettricista e poi ho fatto qualsiasi tipo di lavoro». E’ stato anche dipendente proprio della Cesi, nel settore strade, fino a quando, nel 2014, la cooperativa edile non è entrata in liquidazione. «Non ci credo ancora che sia andata a finire così – dice – ci tenevo tanto a quella azienda. Ero fiero di dire “lavoro per la Cesi”. La gente, anche se ero albanese, mi guardava in un altro modo».

Xheka si è aggiudicato quel lotto, di poco più di 1,4 ettari, all’asta del 28 gennaio 2017, spuntandola tra altri quindici offerenti. «Il sogno mio e di mio fratello Martin, di due anni più piccolo – racconta – è sempre stato quello di lavorare la terra, anche se non ne sappiamo niente di agricoltura. Siamo nati in città, a Elbasan, a pochi chilometri da Tirana. Abbiamo comprato questo terreno senza sapere bene cosa farne. Volevamo fare qualcosa di innovativo e abbiamo cercato su Internet. All’inizio avevamo pensato alle erbe officinali per le case farmaceutiche. Poi, per caso, a tutti e due è venuta la stessa idea: perché non fare un allevamento di lumache?».

Partito da zero, Xheka ha cominciato a raccogliere informazioni, a visitare altri allevamenti e a partecipare agli incontri tenuti dall’Istituto internazionale di elicicoltura a Cherasco, in provincia di Cuneo, il più autorevole punto di riferimento in materia. Lì ha deciso di scegliere il metodo messo a punto proprio dall’Istituto ed è partito lo scorso aprile con circa 40 mila riproduttori della varietà Helix aspersa maxima, in 40 recinti da 45 metri per 3 metri e mezzo, ognuno diviso in due settori, uno per la riproduzione e uno per l’ingrasso delle lumache, che vengono alimentate solo con un misto di bietola, insalata amara, cavoli e frutta.

Niente mangime. «In questo modo – spiega – si riesce a fare un ciclo naturale biologico completo. Se segui alla lettera il disciplinare, che spiega tutto passo passo, anche una persona senza esperienza come me ce la può fare. Magari questo può dare speranza anche ad altri giovani. Il prossimo anno conto di arrivare a regime, anche se già quest’anno ho avuto i primi risultati. L’Istituto di Cherasco garantisce il ritiro completo del prodotto, ma non c’è un’esclusiva». L’obiettivo, infatti, è arrivare anche alla vendita diretta dal prossimo anno. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 ottobre

Il regno delle lumache è a Imola in Pedagna: Enea Xheka racconta come è nata l'idea di allevarle
Economia 17 ottobre 2018

Economia, la società bolognese C Holding rileva ciò che resta della Cesi

Il finale della lunga vicenda Cesi, posta in liquidazione coatta amministrativa l’8 luglio 2014, lo ha scritto nelle scorse settimane la società bolognese C Holding, che, mettendo sul piatto circa 24 milioni, ha acquisito ciò che restava della Cooperativa edilstrade imolese. L’offerta è stata messa nero su bianco in una proposta di concordato fallimentare, modalità prevista proprio dalla legge fallimentare, i cui dettagli sono stati pubblicati lo scorso 31 maggio in Gazzetta ufficiale. C Holding, si legge nella proposta, «intende perseguire il duplice obiettivo di proseguire nel completamento delle attività sui beni di proprietà Cesi e nella realizzazione dei piani industriali delle società del gruppo tuttora attive», nonché nella liquidazione dei creditori. Restano infatti ancora 5 società attive «partecipate al 100% dalla procedura, che risultano operative, con iniziative immobiliari da realizzare e 3 società partecipate pro quota da Cesi».

Nel 2012 il gruppo Cesi, che quest’anno avrebbe compiuto quarant’anni, risultava composto da 65 società. C Holding si è quindi impegnata a portare avanti le attività attraverso una newco, interamente controllata, e ad impiegare gli addetti Cesi rimasti in forze alla procedura di liquidazione. In tutto, quattro persone. Al momento della messa in liquidazione, quattro anni or sono, invece, i lavoratori erano circa 400, oltre 300 dei quali anche soci della cooperativa. «Quanto al personale dipendente di Cesi – riassume il documento – vi è stata una complessiva dismissione della forza lavoro in parte mediante ricollocazione presso altre società operative del gruppo e in parte mediante dimissioni volontarie, licenziamenti, pensionamenti e altro». Quello che il documento non dice, invece, è che per il territorio è stata una perdita ingente di posti di lavoro, amplificata dagli effetti a catena sull’indotto.

Nel corso della liquidazione sono state organizzate otto aste di beni mobiliari e immobiliari, che hanno permesso al commissario di rimpinguare le casse della procedura. La prima si è tenuta il 28 novembre 2015, l’ultima il 16 dicembre 2017. Grazie anche alle somme così incassate, Gaiani ha potuto effettuare cinque riparti successivi, a favore dei creditori. «Sono già stati soddisfatti interamente, quindi al cento per cento, i creditori privilegiati, per circa 30 milioni» sottolinea. Dopo quattro anni, nelle casse della procedura di liquidazione c’erano circa 22 milioni e 700 mila euro, derivanti, dettaglia Gaiani «da incasso crediti, cessione partecipazioni, transazioni e incasso cause in essere e vendite beni all’asta. Rimanevano ancora da alienare diverse tipologie di beni (38 lotti, Ndr), aree da sviluppare, cantieri, capannoni, alcuni dei quali già posti in asta, ma con esito negativo». A fronte di tutto ciò, tribunale e creditori hanno ritenuto comunque vantaggiosa l’offerta di C Holding. «La Cesi è stata una delle procedure più importanti degli ultimi anni dell’intera regione, sia in termini di numeri che di complessità – così Gaiani riassume la sua esperienza -. Sono molto soddisfatto sia per il lavoro svolto, per i rapporti personali che si sono creati soprattutto con alcuni degli ex dipendenti e anche per l’esito della procedura».

C Holding, detenuta al 70% dalla società bolognese Finross della famiglia Rossetti, è specializzata in ristrutturazione debiti, gestione insolvenze, acquisto crediti e cespiti da procedure fallimentari o concorsuali. Nel recente passato Finross ha assunto alcuni concordati fallimentari già omologati, tra cui quelli relativi alle società Mediafiction (già controllata da Cecchi Gori), Busi Group e Busi Impianti. 

lo.mi.

L”articolo completo su «sabato sera» dell”11 ottobre.

Nella foto: il presidio dei lavoratori della «Cesi» nel luglio 2014

Economia, la società bolognese C Holding rileva ciò che resta della Cesi
Economia 10 ottobre 2018

Il viaggio dei vincitori di Vitamina C tra Puglia e Basilicata alla scoperta di passione civile e valori cooperativi

A partire quest’anno alla volta di Lecce e Matera grazie ai progetti di impresa premiati durante il passato anno scolastico (Apollo per la produzione di isolanti termici ed acustici dal riciclo delle piume di scarto degli allevamenti avicoli, Black Option per l’alimentazione del futuro a base di insetti, Giga Barper rispondere in maniera integrata alle esigenze di studio e incontro dei giovani) sono stati Lorenzo Berti, Simone Galbano, Diana Martignani, Aretha Rambaldi, Codrina Vasai, Chiara Guadagnini, Federica Pelliconi, Irene Salaroli e Sofia Tampieri dell’Istituto Scarabelli insieme a Riccardo Avarello, Alessia Benedetti, Sara Mastrorocco, Elisabeta Maria Sirbu, Raoul Tondini e Anna Visani dell’Alessandro da Imola.

I ragazzi, accompagnati dalle insegnanti Roberta Giacometti, Antonella Martelli e Simona Costa e dal funzionario di Legacoop Imola Rita Linzarini, hanno affrontato insieme un viaggio che voleva essere anche un’occasione per conoscere nuove città ma anche nuove realtà cooperative e toccare con mano i valori della cooperazione.

«La visita guidata del centro storico di Lecce, prima tappa del viaggio, è stata l’occasione per scoprire ed apprezzare l’utilizzo della pietra leccese nell’architettura della città – si legge nel diario di bordo del viaggio redatto dai ragazzi quale occasione per trasferire le conoscenze acquisite lavorando in cooperazione per un obiettivo e prodotto comune -. Martedì invece abbiamo incontrato Francesco Gigante, presidente della cooperativa sociale Terre di Puglia e i suoi collaboratori, a Torchiarolo, dove ha sede la cantina, e a Mesagne, dove la cooperativa gestisce una masseria, due luoghi di lavoro che sono anche sedi di contrasto alle mafie. La cooperativa nasce infatti, previo bando pubblico, per l’assegnazione di beni confiscati alla mafia locale, la Sacra Corona Unita: in una realtà dove la paura ha bloccato tante persone, l’orgoglio più grande della nostra azienda sono i dipendenti e i soci che lavorano per dare una nuova vita ai beni confiscati alla mafia pugliese, ci racconta il presidente illustrando i prodotti dedicati alle vitti-e delle associazioni criminali del territorio.

Il socio fondatore Alessandro Leo ha aggiunto che per impegnarsi in questa esperienza non serve il coraggio ma la passione civile, perchè per costruire un mondo basato sulla legalità non sono importanti solo eroi ma anche le tante persone normali che ogni mattina si alzano per lavorare mettendo a disposizione le proprie competenze. Una bella lezione di vita e legalità accompagnata da un forte vento di tramontana che ha scompigliato i capelli oltre che i pensieri, ma non ha impedito la prevista gita al mare, dalla grotta della poesia a Roca Vecchia fino ai faraglioni di torre Sant’Andrea ed Otranto, quindi di nuovo a Lecce per visitare il castello di Carlo quinto e il museo Faggiano con le rovine di un’antichissima struttura risalente all’epoca messapica poi utilizzata in periodo roma-no e medievale come convento e dunque ricco di simboli a testimonianza del passaggio dei templari e di altre epoche archeologiche.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 ottobre

Nella foto la visita alla cooperativa sociale Terre di Puglia

Il viaggio dei vincitori di Vitamina C tra Puglia e Basilicata alla scoperta di passione civile e valori cooperativi
Economia 9 ottobre 2018

Tutte le novità proposte da Coop Ceramica, Florim e La Fabbrica al Cersaie e ai suoi 112.000 visitatori

La 36ª edizione del Cersaie, il Salone della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno, si è svolta dal 24 al 28 settembre alla Fiera di Bologna. L’appuntamento quest’anno ha richiamato oltre 112 mila visitatori, 840 espositori di cinque continenti e 40 nazionalità, poco più della metà dei quali appartenenti al settore delle piastrelle. Tra questi c’erano anche le più importanti aziende del settore presenti sul nostro territorio, Cooperativa Ceramica d’Imola, Florim, di Fiorano Modenese ma con stabilimento anche a Mordano, e La Fabbrica di Castel Bolognese, rilevata nel 2017, attraverso la holding Italcer, dal fondo Mandarin Capital Parners II, di cui fa parte anche l’economista di origini imolesi Alberto Forchielli.

Vetrina per eccellenza, quest’anno Coop. Ceramica ha proposto quattro nuove collezioni: «Parade», progetto che «fra storia, ricerca e tecnologia, rispetto per la materia e le sue origini» trae ispirazione dalla graniglia e dai pavimenti in battuto veneziano; «The room», nuova generazione di lastre ceramiche ispirata alla ricchezza dei marmi pregiati; «Lime-Rock», che rievoca le caratteristiche della roccia sedimentaria; «Blue Savoy», collezione dedicata all’omonima pietra naturale, apprezzata da designer e architetti, di cui viene riprodotto anche il particolare effetto traslucido.

Il Cersaie dà anche la possibilità alle aziende di portare i visitatori della fiera all’interno dei propri stabilimenti e showroom. Florim ha sfruttato questa occasione per trasformare la propria «gallery» a Fiorano Modenese, rinnovata per l’occasione, in un teatro, dove immergere i propri ospiti in una esperienza a 360°, fatta di luci, suoni, colori spettacolari. «Discover the future» è stato il tema di quattro diverse serate, durante le quali l’azienda ha messo in scena uno spettacolo digitale avveniristico.

Nello stand firmato dal noto architetto Massimo Iosa Ghini, La Fabbrica, invece, ha presentato i marchi «La Fabbrica» e «Ava Ceramica», quest’ultimo dedicato ai grandi formati. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 ottobre

Tutte le novità proposte da Coop Ceramica, Florim e La Fabbrica al Cersaie e ai suoi 112.000 visitatori
Economia 8 ottobre 2018

L'imolese Fabio Ragazzini, presidente del Consorzio nazionale Legnolegno: «Marchio di qualità per i serramenti italiani»

L’imprenditore imolese Fabio Ragazzini, portavoce regionale della Cna per il settore Legno, da luglio è anche il nuovo presidente del consorzio nazionale serramentisti Legnolegno. Dopo la crisi che ha colpito l’edilizia, e di riflesso i comparti affini come appunto quello degli infissi e dell’arredamento, abbiamo cercato di fare con lui il punto della situazione, a livello nazionale e soprattutto locale.

«La situazione imolese è peggiore rispetto al quadro nazionale – esordisce senza mezzi termini Ragazzini -. A partire dal 2014 a Imola abbiamo visto una svolta negativa, che ha colpito tutto l’indotto. La crisi dalla catena cooperativa, si vedano Cesi, 3elle e in parte Coop. Ceramica, ha dato un forte scossone all’andamento del mercato. Qui si sono persi un paio di migliaia di posti di lavoro e nella zona il contraccolpo lo abbiamo percepito tutti. Non solo. Un altro fattore di crisi è dovuto alla richiesta, sempre più in espansione, di prodotti in Pvc, che oggi si attestano a circa il 40 per cento della quota di mercato nazionale. Prodotti che vanno per la maggiore sia per l’aspetto economico sia per la ridotta manutenzione di cui necessitano. I produttori di infissi in legno in questi ultimi anni sono diventati anche rivenditori di prodotti in Pvc, che prima rappresentavano solo una quota marginale del fatturato. Alcuni, invece, piuttosto che aprirsi al Pvc e dare continuità alla loro attività, hanno preferito chiudere, altri hanno portato l’azienda all’estero, dove ci sono meno problemi a livello burocratico. In Polonia e Romania con quattro formalità apri un’impresa. Qui in Italia abbiamo una burocrazia impressionante. Ci vuole più tempo a gestire tutte le pratiche che a produrre».

Oggi ci sono segnali di ripresa?
«La nautica, dopo anni grigi, ultimamente ha buone performance. Il settore immobiliare si sta riprendendo grazie alle ristrutturazioni. Anche se nel 2018 le detrazioni fiscali sono calate dal 65 al 50 per cento, sono state ancora interessanti per chi era intenzionato a ristrutturare casa. Sempre che la nuova Finanziaria non individui nuovi paletti, che, se confermati, sarebbero ulteriormente negativi…».

In questi anni, anche a Imola, c’è stato il boom delle case in legno. Immagino che di riflesso ne abbiano beneficiato anche i produttori di infissi in legno…
«Può sembrare una contraddizione, ma anche nelle case in legno, di solito, vengono installati infissi in Pvc».

Alla luce di questo quadro, che cosa sta facendo il consorzio Legnolegno per aiutare i produttori?
«In collaborazione con tutte le principali associazioni del settore, abbiamo lanciato il marchio Posa Qualità Serramenti, uno strumento che valorizza la qualità dell’installazione e la professionalità dei serramentisti italiani e che fornisce una garanzia al consumatore. Ci stiamo scontrando con multinazionali estere che producono finestre in Pvc con budget e risorse infinitamente più grandi delle nostre. E’ una lotta impari. Molto spesso la concorrenza è rappresentata da infissi provenienti da Polonia e Romania, dove i produttori beneficiano di manodopera a basso costo e agevolazioni. Per questo la merce arriva sul nostro mercato a prezzi così bassi. Ci stiamo battendo per far capire che è inutile dare incentivi se poi i soldi vanno all’estero senza lasciare alcun beneficio per far ripartire l’economia in Italia. Se compro un prodotto fatto in Italia, il beneficio resta qui, mentre se importiamo prodotti dall’estero, quel poco di mercato che c’è lo portiamo fuori. Questa è la triste realtà». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 4 ottobre

Nella foto Fabio Ragazzini

L'imolese Fabio Ragazzini, presidente del Consorzio nazionale Legnolegno: «Marchio di qualità per i serramenti italiani»
Economia 8 ottobre 2018

Congresso Fiom Imola, Stefano Moni nuovo segretario generale, Pedini si occuperà del sindacato regionale

Stefano Moni è il nuovo segretario generale della Fiom Cgil di Imola. Questo l”esito dell”XI congresso dell”organizzazione dei metalmeccanici, che ha registrato una grande partecipazione: le 94 assemblee svoltesi nelle aziende del settore hanno infatti coinvolto 1.600 iscritti sul totale di 1.894.

Durante il percorso congressuale ha prevalso a larghissima maggioranza il documento “Il Lavoro è”, prima firmataria Susanna Camusso, con il 91,96%, mentre il documento “Riconquistiamo tutto” si è fermato all”8,04% dei consensi.

L”assemblea generale, costituita da 47 tra delegate e delegati, ha poi eletto Moni, 53 anni, ex delegato Consual, segretario generale con 21 voti a favore e tre astenuti. Il neo numero uno della Fiom ha ricordato i risultati ottenuti dall”organizzazione nell”ultimo anno: «Abbiamo sottoscritto diversi contratti aziendali, esempi di buona contrattazione che vogliamo estendere ad altre aziende – ha affermato -. Alla Cefla abbiamo esteso il premio agli interinali e reintrodotto il consolidato; alla Cima dopo 10 anni siamo riusciti a reintrodurre il premio aziendale; alla Emmetielle, dopo gli anni dei ritardi del pagamento degli stipendi abbiamo ottenuto aumenti di livelli; abbiamo esteso la contrattazione a tutto l”Hub Italia per la Vertiv (ex Emerson); dopo la ristrutturazione in Sacmi Packaging, abbiamo ottenuto un premio di risultato più vantaggioso e con una parte fissa più cospicua».

Sempre nel 2018, ha proseguito Moni «abbiamo registrato sette Fsba (Fondo di solidarietà bilaterale per l”artigianato), tre casse integrazioni ordinarie e due chiusure, Sand Lack e Bombardini. Le fonderie mostrano elementi di sofferenza, contrazioni degli ordini e richieste di cassa integrazione. Non siamo quindi fuori dalla crisi, dobbiamo vigilare e seguire attentamente tutte le trasformazioni. Non sarà semplice ma in questi tempi di personalismi noi Fiom abbiamo puntato sul collettivo e le parole d”ordine saranno lavoro, coinvolgimento, continuo ascolto».

Il segretario uscente Stefano Pedini, nella relazione d”apertura, aveva invece ricordato i numeri della Fiom, che nel 2017 aveva 1.894 iscritti, con circa 230 aziende sindacalizzate. «Tutto questo – ha sottolineato Pedini, che lascia la Fiom di Imola dopo 16 anni, di cui la metà come segretario generale – è possibile solo grazie all’inestimabile lavoro degli oltre 70 delegati e delegate». Pedini, che lascia la Fiom di Imola dopo 16 anni (e otto da segretario generale) ora proseguirà il percorso cominciato due anni fa nella Fiom regionale. (r.c.)

Nella foto il neo segretario Stefano Moni accanto al segretario uscente Stefano Pedini

Congresso Fiom Imola, Stefano Moni nuovo segretario generale, Pedini si occuperà del sindacato regionale
Economia 2 ottobre 2018

L'azienda Caci di Imola base di partenza per promuovere e valorizzare le noci italiane di varietà Chandler

Le noci 100% italiane partono da Imola per conquistare la penisola e il web. Prende infatti il via dall”azienda imolese Caci un progetto di promozione e valorizzazione delle noci italiane Chandler, che sarà accompagnato su internet dall”hashtag #amoreperlaterra e che si propone di diffondere tra i cittadini il gusto per un consumo consapevole di noci nazionali, sostenendo, in questo modo, i nostri produttori.

La base di partenza, come detto, è l”azienda agricola Caci di Imola, dalla quale avrà inizio, a metà ottobre, la raccolta dei frutti di 33 ettari di noceto, impiantato nel 2006. La produzione prevista va dai 1.200 ai 1.400 quintali di noci essiccate, che saranno lavorate direttamente in azienda per garantire una filiera corta e controllata in ogni fase. E per la commercializzazione ci si affida a internet: per acquistare le noci a chilometro zero, a 6 euro al chilo (la confezione è di 2,5 chilogrammi, per 15 euro in tutto di spesa, spedizione compresa), è sufficiente visitare il sito www.fruttaebacche.it. Frutta e bacche è un marchio dell”azienda ravennate Euro Company, leader nazionale nel settore della frutta secca e dei frutti disidratati, con oltre 17 mila tonnellate di prodotti venduti, per un totale di oltre 100 milioni di confezioni, realizzate attraverso 28 linee di confezionamento.

La filiera corta non è l”unico beneficio del progetto imolese, che strizza l”occhio anche al mangiare sano. Le proprietà delle noci sono infatti molteplici: contengono un’alta concentrazione di acidi grassi Omega-3, che contribuiscono alla salute soprattutto perché riducono il rischio di malattie cardiovascolari, contribuiscono a mantenere sotto controllo il livello di colesterolo nel sangue e contengono quantità importanti di vitamine e minerali, in particolare la vitamina E, che protegge le cellule dallo stress ossidativo e il fosforo, che contribuisce al normale metabolismo energetico.

Passando invece alla noce Chandler, si tratta di una varietà originaria della California settentrionale, che prende il nome dal professor W.H. Chandler, che l”ha selezionata all’University of California U.C. Davis nel 1979. Tale tipo di noce ha trovato in Emilia Romagna il suo terreno ideale per diventare un prodotto di qualità, che presenta caratteristiche ben riconoscibili rispetto alle altre varietà di noci: l”ovale della forma, il colore chiaro con leggere sfumature scure, la pezzatura medio-grossa, il guscio sottile e liscio, il gheriglio chiaro, facile da sgusciare e con un sapore delicato, non privo di retrogusto che assomiglia al miele.

L'azienda Caci di Imola base di partenza per promuovere e valorizzare le noci italiane di varietà Chandler
Economia 29 settembre 2018

Alla Paolo Castelli in vendita i pezzi di design utilizzati per arredare i set di cinema e tv

E’ di questi giorni la notizia della nuova commessa proveniente da Netflix. La piattaforma streaming di programmi tv a pagamento ha scelto la Paolo Castelli, azienda ozzanese leader nella fornitura di design e allestimenti di prestigio, per l’arredo dei set del nuovo action movie “6 Underground”, con la regia di Michael Bay. Anche la società di produzione televisiva Endemol Italia ha scelto l”azienda di via I Maggio per le scenografie della nuova edizione di un noto programma televisivo di Sky, che andrà in onda in prima serata tra dicembre e gennaio (impossibile sapere di più per ora). Infine Indiana Films ha voluto sempre la Paolo Castelli per il prossimo film di Giuseppe Capotondi, ambientato in una settecentesca villa sul lago di Como. Nell”orizzonte dell”azienda ozzanese, quindi, ci sono sempre più cinema e tv. 

Gli allestimenti, una volta utilizzati, tornano nell’archivio aziendale a costituire una collezione unica di pezzi di design made in Italy. Tavoli, divani, librerie, cabinet e lampadari, provenienti sia dai set televisivi e cinematografici, sia da musei, palazzi ed eventi, come il recente Festival del Cinema di Venezia (dove la Paolo Castelli ha firmato la celebrity lounge del Grand Hotel Excelsior al Lido).

Pezzi spesso unici che, in concomitanza con la Bologna design week di questi giorni, sono in vendita fino nella sede di via I Maggio (fino a domani sera dalle ore 9.30 alle 18). Tra questi, la libreria Autumn del designer spagnolo David Sanchez per Domodinamica, attualmente in esposizione al Museo della Triennale di Milano e al palazzo della Farnesina a Roma nella Collezione Farnesina Design, come icona del design italiano.

«Orgogliosi della nostra storia – commenta l’amministratore delegato, Paolo Castelli – apriamo le porte dell’headquarter aziendale per raccontare al pubblico quanto arredi e oggetti siano stati per noi inaspettate opportunità di innovazione e crescita». (lo.mi.)

Nella foto la libreria Autumn

Alla Paolo Castelli in vendita i pezzi di design utilizzati per arredare i set di cinema e tv
Economia 29 settembre 2018

La Tre Monti della famiglia Navacchia in tv tra i «Signori del Vino» di Romagna su Rai2

Anche la Tre Monti, l’azienda vitivinicola di via Lola condotta dalla famiglia Navacchia, sulle colline sopra Imola, partecipa a «I signori del vino», il popolare programma nato da un’idea di Marcello Masi e Rocco Tolfa, già direttore e vicedirettore del Tg2. La trasmissione va in onda su Rai2 ogni sabato alle ore 18.05 e racconta le eccellenze enologiche italiane.

In un simile contesto è più che naturale che i due conduttori abbiano posato lo sguardo sull’azienda imolese, che insieme alla forlivese Drei Donà rappresenterà la Romagna.  «Questa trasmissione è un palcoscenico importante a livello nazionale e di prestigio. La soddisfazione è grande perché sono stati loro a cercarci. Hanno degustato il nostro albana secco biologico Vigna della Rocca durante una presentazione a Roma e da lì è scattato l’interesse per il vitigno», racconta David Navacchia che insieme al fratello Vittorio porta avanti l’azienda di famiglia, sotto lo sguardo attento del padre Sergio, che ha fondata l’azienda con la moglie Thea. 

Dall’intervista in vigna a Vittorio, fino alle riprese delle anfore in cui nasce la Vitalba, albana secco che continua a mietere riconoscimenti e premi anche a livello internazionale. «L’albana prodotta ad Imola – tiene a sottolineare David Navacchia – pur nella diversità degli esiti, penso a Codronchio, della Fattoria Monticino Rosso, e Gioja, dell’azienda agricola Giovannini, oltre che ai nostri Vigna della Rocca, Vitalba e Casa Lola, sta emergendo nel panorama nazionale e non ha più nulla da invidiare a quelle prodotte a Bertinoro e Faenza. Questa è una soddisfazione per tutto il territorio imolese, segno di un lavoro continuo fatto in vigna ed in cantina, alla ricerca dell’eccellenza». 

L’unico problema è che la produzione non ha detto quanto avverrà esattamente la messa in onda della puntata, forse oggi oppure in una delle prossime. La curiosità è d’obbligo. 

Nelle foto: Rocco Tolfa e Marcello Masi assieme alla famiglia Navacchia (David, Vittorio e il padre Sergio) di fronte alle anfore in terracotta ove viene posta a macerare l’uva da cui si ottiene il «Vitalba»

La Tre Monti della famiglia Navacchia in tv tra i «Signori del Vino» di Romagna su Rai2

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