Economia

Economia 24 Gennaio 2019

Anche Sacmi al Career day dell'Università di Bologna a caccia dei migliori laureati e laureandi

Favorire l’incontro tra laureati e aziende. Questo si propone il Career day, evento promosso da qualche anno dall’Alma Mater, la cui edizione 2019 si svolgerà nel capoluogo regionale martedì 26 febbraio, presso il padiglione 33 di Bologna Fiere (ingresso Aldo Moro). Durante la giornata (dalle ore 9.30 alle 17) le aziende avranno la possibilità di incontrare i laureandi e laureati dell’ateneo di Bologna, visionare i loro curricula, effettuare brevi colloqui presso gli stand, individuare i profili più interessanti e illustrare i propri percorsi di inserimento.

Diverse le aziende del nostro territorio che saranno presenti. Tra queste la Sacmi, dopo il successo della passata edizione (oltre 250 ragazzi e ragazze che hanno preso contatto, in buona parte ricontattati dallo staff human resources per valutarne l’inserimento in azienda). Una partecipazione, quella al Career day, che per la cooperativa imolese acquisisce un significato ulteriore rispetto alla semplice possibilità di raccogliere curricula e contatti. Già da tempo, infatti, il gruppo meccanico è in prima linea nell’offerta di opportunità specificamente pensate per i laureandi (come lo sviluppo d itesi specialistiche direttamente in azienda) o i laureati.

Sul portale Unibo tutte le informazioni sulla registrazione al Career day 2019 e l’inserimento del curriculum vitae.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 24 gennaio

Nella foto il padiglione di Bologna Fiere gremito di laureati e laureandi dell”Alma Mater

Anche Sacmi al Career day dell'Università di Bologna a caccia dei migliori laureati e laureandi
Economia 23 Gennaio 2019

Manifacturing Zone, l'Amministrazione comunale proroga le misure della Giunta Manca che erano scadute il 31 dicembre

Le misure previste dalla Manufacturing zone, il progetto varato dalla precedente Amministrazione per incentivare l’insediamento di attività economiche nel territorio comunale, sono scadute il 31 dicembre scorso. E l’Amministrazione comunale in carica ha deciso di prorogarne la validità fino al 31 dicembre 2019 onde favorire la competitività del territorio e l’occupazione. Non senza apportare alcune integrazioni, che «vanno in una duplice direzione», spiega Patrik Cavina, vicesindaco ed assessore allo Sviluppo economico.

In primo luogo – anticipa un comunicato stampa – escludendo dai benefici ipermercati e supermercati alimentari di superficie superiore ai 250 metri, al fine di tutelare piccoli commercianti e centro storico. In secondo luogo, dando la possibilità di usufruire delle misure della Manufacturing zone solo ad imprese slot free, cioè esercizi commerciali che scelgono di non dotarsi di apparecchi per il gioco d’azzardo, quali slot, videolottery, eccetera. «Per uno sviluppo economico – tiene a sottolineare Cavina – che sia sempre più sostenibile anche da un punto di vista sociale». L’Amministrazione comunale, infatti, ritiene necessario, da un lato proseguire «con l’adozione di tutte le azioni possibili di sostegno al sistema economico sociale per favorire gli investimenti e quindi la competitività del territorio», nella consapevolezza che «gli investimenti prodotti dalle nuove imprese abbiano indubbie ricadute positive sull’intero tessuto sociale».

Dall’altro, la decisione di integrare il piano locale di contrasto al gioco d’azzardo con un’azione specifica contenuta nelle misure a sostegno di competitività e occupazione deriva «dalla presa atto della elevata spesa per gioco d’azzardo sostenuta sul territorio comunale (1.335 euro pro capite nel 2017 a fronte di un reddito pro capite di 21.692,42 euro, dati dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato)».

L”articolo completo è su «sabato sera» in edicola dal 24 gennaio

Nella foto il vicesindaco Patrik Cavina con il consigliere Giuseppe Palazzolo

Manifacturing Zone, l'Amministrazione comunale proroga le misure della Giunta Manca che erano scadute il 31 dicembre
Economia 21 Gennaio 2019

Dieci milioni dalla Regione su cinque bandi per l’agricoltura a salvaguardia del territorio e dell’ambiente

Poco meno di 10 milioni di euro per la salvaguardia del paesaggio agrario, la gestione di zone umide, boschetti, corridoi ecologici, il sequestro di carbonio nei suoli, la tutela di razze animali autoctone e di varietà vegetali antiche. Sono le risorse che la Regione Emilia Romagna mette a disposizione attraverso 5 diversi bandi del Piano di sviluppo rurale 2014-2020.

«Tutelare le razze autoctone e la biodiversità è una priorità non solo culturale, ma anche am-bientale ed economica – tiene a sottolineare l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli -. Con questi bandi valorizziamo e sosteniamo il lavoro degli agri-coltori e di tutti coloro che, operando in un settore importante per la nostra economia, hanno anche un ruolo strategico nella salvaguardia del nostro territorio e dell’ambiente».

Gli interventi dovranno essere realizzati a partire dall’1 gennaio 2019 e saranno finanziati attraverso la misura “10 Pagamenti agro-climatico-ambientali”. Le domande potranno essere presentate online fino al 31 gennaio 2019 attraverso i sistemi Agrea, l’Agenzia regionale per le eroga-zioni in agricoltura. Di seguito, in sintesi, i contenuti dei bandi.

Biodiversità animale e vegetale. Due bandi sono destinati a recuperare le razze e le varietà antiche a rischio di estinzione. La Regione ha stanziato 13,6 milioni di euro per gli agricoltori che scelgono di allevare razze autoctone, come, ad esempio, la razza romagnola e la reggiana tra i bovini, il cavallo italiano da tiro pesante tra gli equini, la pecora cornigliese tra gli ovini o la mora romagnola tra i suini.

Ritiro dei seminativi. Prati umidi e macchie arbustive. Sono alcuni degli interventi che possono essere gestiti dagli agricoltori che si impegnano a ritirare dalla produzione per venti anni le colture seminative così da promuovere la biodiversità, soprattutto in pianura. A rico-noscimento dei maggiori costi, è previsto un aiuto per ogni ettaro da un minimo di 500 fino a un massimo di 1.500 euro all’anno per vent’anni.

Corridoi ecologici e paesaggio agrario. Piantate, filari di alberi, siepi, boschetti, maceri, risorgive e laghetti. Per gli agricoltori che si impegnano per un periodo di 10 anni a salvaguardare nella propria azienda gli elementi tipici del paesaggio agrario sono disponibili 1,1 milioni di euro.

All’agricoltura che «sequestra» il carbonio. Tecnicamente si chiama agricoltura conservativa e si differenzia da quella tradizionale perché adotta modalità che riducono la lavorazione dei terreni, prevenendo l’erosione del suolo, favorendo il sequestro di carbonio e limitan-done la dispersione in atmosfera con effetti importanti nel con-trasto ai cambiamenti climatici. L’aiuto annuale va da un minimo di 250 a 280 euro per ettaro. (red.eco.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 17 gennaio

Nella foto una fascia tampone a margine di un campo coltivato

Dieci milioni dalla Regione su cinque bandi per l’agricoltura a salvaguardia del territorio e dell’ambiente
Economia 17 Gennaio 2019

Accordo in Regione per la cassa integrazione straordinaria ai lavoratori di Eurocoop Service

Accordo in Regione per la cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività ai lavoratori di Eurocoop Service. Lo comunica la Cgil di Imola in una nota, precisando che l”intesa è stata firmata il 15 gennaio tra l”Assessorato regionale, il commissario liquidatore dell”azienda che si trova in liquidazione coatta amministrativa e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Ui, confederali e di categoria.

«Per salvaguardare 110 lavoratori – prosegue la nota – le organizzazioni sindacali hanno richiesto l”avvio della cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività, stante la sussistenza dei requisiti inerenti i percorsi di politiche attive del lavoro per il personale in esubero ed in base alla delibera regionale 1653 del 11 ottobre 2018 con pagamento diretto da parte dell’Inps. Ora l’accordo dovrà essere perfezionato al Ministero del lavoro e preceduto da una accordo regionale con l”Agenzia per il Lavoro sul piano di gestione, volto alla salvaguardia occupazionale e alle politiche attive».

«Contestualmente, considerando la procedura di licenziamento collettivo aperta, l”unico criterio per la cessazione dei rapporti di lavoro e per usufruire della Cigs sarà quello della non opposizione al licenziamento da manifestarsi in modo certificato», aggiunge la nota della Cgil.

L”ultimo passaggio riguarda la Wegaplast di Toscanella, che nei giorni scorsi (leggi l”articolo del 14 gennaio) aveva deciso di sospendere il lavoro esterno in appalto a Eurocoop Service. «La Wegaplast sta affrontando una riorganizzazione aziendale ed ha appena sottoscritto un accordo di Cassa integrazione ordinaria – concludono dalla Cgil -. La stessa azienda si è resa disponibile a sottoscrivere, in caso di future assunzioni, un accordo di prelazione a favore dei dipendenti Eurocoop che operavano in appalto in Wegaplast». (r.eco.)

Nella foto la sede della Wegaplast

Accordo in Regione per la cassa integrazione straordinaria ai lavoratori di Eurocoop Service
Economia 15 Gennaio 2019

La famiglia Minguzzi tra la vendita di trattori e la passione per la lotta culminata nell'oro olimpico di Andrea

La storia di una impresa di famiglia che si mischia con la storia di imprese, sportive, sempre di famiglia. La lotta, comune ad ogni imprenditore, la lotta sulla materassina che molte volte non ha avuto niente di comune, ma tanto di speciale, se a farla era qualcuno con il cognome Minguzzi. Una storia che va raccontata cominciando dal capostipite Antonio che iniziò a vendere trattori nella campagna fuori Imola, e che è continuata tanto che anche chi non ha mai comprato un trattore per il lavoro nei campi o una macchina per il giardinaggio, conosce la bottega Minguzzi.

Se all’inizio l’attività era in prevalenza legata alle macchine agricole, nel tempo si è modificata sempre più anche come ferramenta e punto vendita per attrezzature da giardinaggio, fornendo anche un importante servizio di assistenza e riparazione di macchine e attrezzi. Negli anni la bottega ha anche cambiato più sedi: dal vecchio Molino Rosso di via Selice a piazza Caduti per la Libertà in centro storico, da piazza Bianconcini al più recente capannone in via Serraglio 9. E’ qui, nella casa-bottega dell’attuale titolare Massimo Minguzzi, che l’azienda di famiglia ha trasferito l’intera attività come unica sede, lasciando, sul finire dell’anno 2018, il precedente punto vendita di piazza Bianconcini.

Scavando nella memoria di Massimo Minguzzi il ricordo va al padre Antonio. «Iniziò a vendere le prime macchine agricole all’inizio degli anni Sessanta al vecchio Molino Rosso, dove ora sorge il famoso hotel ristorante, che allora gestiva la mia famiglia che aveva anche un pastificio – racconta -. Il nostro numero di telefono era semplicemente 363 e il telefono, grande e nero, stava nel pianerottolo delle scale. Successivamente babbo ha aperto il proprio negozio specializzato in centro ad Imola, in piazza Caduti per la Libertà, dove vendeva trattori ed altre macchine per l’agricoltura e faceva assistenza. Aveva anche un deposito in viale Marconi. Dopo piazza Caduti ci siamo spostati in piazza Bianconcini, ma oggi non ci stiamo più, soprattutto per i problemi di carico e scarico dei mezzi che vendiamo».

Massimo Minguzzi, classe 1951, ha a lungo gestito l’attività di famiglia insieme al fratello maggiore Dino, mentre oggi ad aiutare ed imparare il mestiere c’è il figlio Luca, che di anni ne ha ventisei. L’attuale capannone, che sorge proprio accanto alla casa di famiglia, è stato comprato negli anni Ottanta come ricovero per i mezzi più grandi, trattori e rimorchi, sia quelli in vendita sia quelli a cui fare assistenza.

Massimo Minguzzi, e più in generale la famiglia Minguzzi, sono noti anche per la passione e i risultati nella lotta, libera o greco romana che sia. «Io sono stato il primo in famiglia ad iniziare la storia dei Minguzzi nella lotta – racconta Massimo, che ha vinto i primi campionati nazionali nel 1968 e 1969 ed ha anche vinto due bronzi alle Universiadi di Mosca del 1973, il proprio traguardo più alto -. Poi ho allenato tutti i miei figli: Andrea, Valentina, Luca, Mirco e Serena. Complessivamente abbiamo vinto una sessantina di titoli nazionali».

Per chiudere il quadro di famiglia va ricordata Celestina Becca, moglie e mamma di questa famiglia di campioni, con un passato da ottima pallavolista. Tanti successi da mettere in fila cominciando con Andrea che si è anche meritato il titolo di Commendatore dopo che, con il gruppo sportivo Fiamme Oro della Polizia di Stato, ha trionfato alle Olimpiadi di Pechino; poi Valentina e Mirco dell’Unione Sportiva Imolese Lotta, che sono rispettivamente la campionessa nazionale in carica e uno degli atleti azzurri in lista per le Olimpiadi di Tokyo 2020. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto la famiglia Minguzzi

La famiglia Minguzzi tra la vendita di trattori e la passione per la lotta culminata nell'oro olimpico di Andrea
Economia 15 Gennaio 2019

Matilde, la ragazza appassionata di matematica e informatica che studia a Cambridge e ha lavorato per Google

Se riscontrate che di recente il servizio di ricerca di Google sia migliorato, sappiate che il merito va anche ad una imolese che la scorsa estate ha lavorato per la nota azienda di servizi online grazie ad un tirocinio di tre mesi. A dire il vero lei, Matilde Padovano, parla di un “internship” (tirocinio, appunto) che ha avuto la possibilità di fare nell’”intern” (reparto) Google search a seguito di diversi “interview” (colloqui) perché Google è un’azienda che presta grande attenzione al “recruiting” (reclutamento del personale). La ventenne, infatti, è studentessa di Computer science presso l’università di Cambridge, in Gran Bretagna, e mastica l’inglese quotidianamente, tanto da sostituirlo, talvolta, all’italiano.

Matilde, racconta la tua esperienza…
«E’ stato semplicemente bellissimo, l’esperienza più bella della mia vita ad oggi. A differenza di quanto a volte accade in Italia, non sono stata messa a fare fotocopie o portare caffè ma sono entrata direttamente nel team che lavorava al miglioramento della Google search, il più noto fra i tanti servizi di Google. Da subito sono stata messa alla prova nella risoluzione di problemi complessi: una bella sfida», commenta entusiasta.

Com’è Google come datore di lavoro?
«Oltre a prestare grande attenzione alla formazione sul campo degli studenti, Google ha a cuore anche il benessere di tutti i dipendenti: nella sede di Zurigo, ad esempio, c’è una vasta scelta di ristoranti aziendali dove pranzare secondo le esigenze, o semplicemente la voglia che uno ha. E in ogni piano ci sono le “nap room” dove, all’occorrenza, fare pisolini utili alla creatività e alla produttività. Sono attenzioni atte ad evitare il “burnout” (esaurimento da lavoro) dei dipendenti. Inoltre l’azienda organizza numerose attività per i dipendenti al fine di incentivare il “team building” (la costruzione del gruppo di lavoro), come giornate fuori sede, weekend in campeggio o attività extralavorative per premiare gli interessi dei lavoratori. Io, ad esempio, ho partecipato a gare di canoa, ad una gita allo zoo e sono stata negli Stati Uniti per seguire una delle più grandi conferenze al mondo dedicata alle donne nell’informatica: un’opportunità grandiosa».

Ecco, quando e come nasce la tua passione per l’informatica?
«Per caso, o meglio – spiega – cogliendo un’opportunità a scuola. Durante gli anni al liceo scientifico ho partecipato prima alle Olimpiadi di matematica, materia caratterizzante il mio corso di studi, e poi a quelle di informatica, anche grazie agli studenti ed ex studenti che offrono corsi di preparazione dedicati proprio alle olimpiadi scolastiche. Mi sono subito appassionata alla risoluzione di problemi informatici attraverso gli algoritmi, per i quali serve una forma mentis prettamente matematica oltre ad una conoscenza approfondita della materia. Partecipare alle Olimpiadi di informatica è stato bello, rivelatorio ed anche utile sia per ottenere il mio internship presso la sede Google a Zurigo, sia per passare l’esame di ammissione a Cambridge». (mi.mo)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto Matilde Padovano

Matilde, la ragazza appassionata di matematica e informatica che studia a Cambridge e ha lavorato per Google
Economia 14 Gennaio 2019

L'azienda Imola Legno ha premiato 11 studenti con le borse di studio alla memoria del co-fondatore Elio Poli

Anche quest’anno Imola Legno ha assegnato le borse di studio intitolate alla memoria di Elio Poli, co-fondatore dell’azienda scomparso nel 2011. La premiazione è avvenuta lo scorso 19 dicembre.

«Questa iniziativa, giunta alla sua sesta edizione – spiega l’amministratrice delegata, Silvia Poli – vuole commemorare la considerazione che Elio Poli aveva per il ruolo dell’educazione scolastica nello sviluppo della persona. Il concorso, inizialmente dedicato solo ai figli dei dipendenti, è stato aperto anche agli studenti delle scuole di Imola e Lugo e agli studenti universitari residenti nei due comuni».

Le 11 borse sono state assegnate in base alla media scolastica nell’anno scolastico 2017-18 e al risultato di una prova incentrata sul tema «La sostenibilità della terra e delle sue risorse», che a seconda del livello scolastico dei partecipanti doveva esser sviluppato in un disegno (scuole primarie), un tema (scuole medie e superiori) o una tesina (università).

Sono stati così premiati Riccardo Piselli (5ª elementare), Serena Faretina (2ª elementare), Sara Pierrotti (3ª elementare), Maya Zanotti (2ª media), Sofia Piselli (2ª media), Marco Trione (2ª media), Fabio Veroli (3ª superiore), Alessandro Patuelli (3ª superiore), Valentina Moreschini (5ª superiore), Silvia Malacarne (università) e Eleonora Lodovici (università).

Il servizio completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto la premiazione

L'azienda Imola Legno ha premiato 11 studenti con le borse di studio alla memoria del co-fondatore Elio Poli
Economia 14 Gennaio 2019

Imola Legno porta in sede il punto vendita Stil Legno. L'ad Silvia Poli: «Migliore servizio ai privati grazie a tempi più brevi»

Se il mercato dell’edilizia stenta a ripartire, c’è chi nel frattempo si è riorganizzato per affrontare nuove sfide. E’ il caso di Imola Legno, nata più di 40 anni fa come azienda importatrice di legname e oggi specializzata anche nell’offerta di semilavorati.

Il cambiamento più evidente è legato al punto vendita, Stil Legno. Dopo aver lasciato i locali in affitto in via Vighi, da poco più di un mese ha riaperto nella sede della casa madre in via Don Luigi Sturzo. «Ora gli orari sono legati a quelli dell’azienda – ci aggiorna l’amministratrice delegata, Silvia Poli – ma il servizio ai privati sarà anche migliore di prima, dato che ora abbiamo il nostro magazzino a pochi metri di distanza e possiamo garantire tempi di risposta più brevi. Abbiamo scelto di puntare sull’arredo da giardino e su misura, su porte e infissi in legno, mentre abbiamo abbandonato l’arredo per interni».

Gli anni della crisi hanno cambiato l’azienda imolese. «Abbiamo sofferto parecchio – ammette Poli – ma ci siamo riorganizzati. In quest’ultimo decennio è cambiata molto, ad esempio, la tipologia dei nostri prodotti. Il core business rimane quello dei pannelli in legno, che per primi abbiamo cominciato a importare in Italia. Ora puntiamo anche sui semilavorati e sui servizi di logistica, perché il mercato e l’indotto sono cambiati. Un settore che sta crescendo molto è quello delle costruzioni in legno per edilizia civile, industriale e pubblica. Tra l’altro siamo cofinanziatori del master in Costruzioni in legno che si svolge a Imola». (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto il cofondatore di Imola Legno Enzo Poli con i figli Matteo e Silvia

Imola Legno porta in sede il punto vendita Stil Legno. L'ad Silvia Poli: «Migliore servizio ai privati grazie a tempi più brevi»
Economia 2 Gennaio 2019

Con la Legge di Bilancio riduzione delle accise sulla birra e aliquota più bassa per i birrifici artigianali

Taglio di un c e n t e s i m o dell’accisa applicata alla birra, che dal 2019 dovrebbe così scendere da 3 euro a 2,99 ad ettolitro. E riduzione del 40% dell’aliquota per chi produce fino a 10 mila ettolitri, come i birrifici artigianali. Misure introdotte con un emendamento alla manovra approvato dalla commissione Bilancio della Camera, tese a favorire un settore cresciuto molto negli ultimi anni, sia in termini di produzione, sia in termini di consumo della bevanda fermentata e diventate legge con l”approvazione definitiva della legge di Bilancio 2019 negli ultimi giorni del vecchio anno.

Stando ai dati dell’osservatorio regionale del commercio Emilia Romagna, la birra è per lo più bevuta a cena e preferita da oltre il 33% dei consumatori, appena 7 punti percentuali in meno del vino (scelto dal 40% dei consumatori), che vanta però una ben più lunga tradizione nazionale. Si tratta dunque di una riduzione delle tasse quantomai necessaria per far decollare il settore. Fra i Paesi europei, infatti, la tassazione applicata in Italia alla produzione di birra è tra le più alte. Non solo. Sempre in tema brassicolo, il Belpaese si distingue anche per un’altra curiosa anomalia: ovvero, che l’accisa sugli alcolici viene applicata alla birra ma non al vino. In pratica, la «bionda» è l’unica bevanda alcolica definita «da pasto» a pagarla, più simile ad un bicchiere di rum che ad un calice di rosso.

La riduzione delle accise si traduce, secondo le stime, in un risparmio fino a 140 mila euro all’anno per i produttori più vicini al limite dei 10 mila ettolitri annui e più ridotto, in proporzione, per i produttori più piccoli, come quelli del nostro territorio: due birrifici e una «beer firm» (ovvero birrificio con impianto in affitto) che nel 2018 hanno fermentato fra i 110 e i 400 ettolitri di bionde. «Per noi significherebbe un risparmio di circa seimila euro annui, se ci basiamo sulla produzione di 400 ettolitri di quest’anno – quantifica Pierpaolo Mirri del birrificio agricolo Claterna di Castel San Pietro -. Un aiuto concreto per abbassare i prezzi ed avere così un prodotto più competitivo, oppure per sostenere le spese o nuovi investimenti».

Claterna è presente sul mercato dal 2014, prima come «beer firm» con la produzione delocalizzata a Fabriano ed ora come vero e proprio birrificio, inaugurato nel 2017, grazie ad un investimento importante. «Abbiamo poi inaugurato da poco la nuovissima «tap room», uno spazio dedicato a degustazioni e visite guidate con vetrata a vista sul nostro impianto e spillatrici per assaggi a chilometro zero», aggiunge il birraio castellano. Recentemente il birrificio castellano ha presentato una nuova birra in collaborazione con l’associazione marronai alidosiani di Castel del Rio, fermentata aggiungendo, appunto, farina di marroni locali. «Un microbirrificio, per sopravvivere in un mercato dove dettano legge i grandi marchi, deve puntare su innovazione e creatività», conclude Mirri.

Se l’emendamento è stato accolto positivamente dalle associazioni di categoria, tra gli addetti ai lavori prevale comunque la cautela. «La riduzione delle accise per i piccoli produttori indipendenti è sicuramente importante – commenta Marco Tampieri del birrificio imolese Hopinion -. Va detto, però, che il limite dei diecimila ettolitri annui si riferisce ad una dimensione già medio-grande se paragonata ai veri piccoli birrifici che sono la maggior parte e che per lo più producono, mediamente, 500-1.000 ettolitri di birra all’anno». Il birrificio Hopinion nato in via Pasquala nel 2017. Oggi, al secondo anno di attività e quindi ancora in fase di rodaggio, produce circa 250 ettolitri all’anno di birre agricole, utilizzando cioè oltre il 51% di materie prime prodotte in proprio. La società, infatti, gestisce luppoleti a Dozza e a Castel San Pietro, da cui ricava i fiori destinati alle birre a marchio Hopinion. «Utilizzare materie prime auto-prodotte non è una condizione sufficiente per abbassare le spese – precisa però Tampieri -. Ridurre le accise, invece, influisce direttamente e concretamente sul prezzo di vendita. Ma ritengo che si possa fare anche di più per sostenere le piccole aziende italiane che producono birra artigianale agricola. Fare la birra e venderla non è un gioco, anche se si è mossi dalla passione. Anche quando la produzione va bene, non è facile entrare nei canali di distribuzione, spesso monopolio dei grandi marchi con più potere commerciale. La vera sfida quindi – conclude Tampieri – è trovare le strade per far arrivare il prodotto al pubblico».

Per far conoscere le sue produzioni, il «birrificio» «Non retorico» punta da sempre sugli eventi. Quest’anno la «beer firm» imolese ha prodotto 110 ettolitri delle proprie birre, fra cui una stagionale con l’albicocca reale di Imola, presso il birrificio Bellazzi di San Lazzaro. «Ma stiamo anche valutando di diventare un vero e proprio birrificio», dice Andrea Sangiorgi, birraio del «beer firm». «La riduzione delle imposte è certamente positiva ma sarebbe da modificare anche il metodo con cui si calcola la tassa, che misura il grado alcolico potenziale e non conta le perdite in fase di produzione. Inoltre – aggiunge Sangiorgi – bisognerebbe proteggere la vera birra artigianale da quella industriale, che spesso si definisce arti-gianale creando confusione sul mercato».

Sono oltre trenta le attività fra birrifici, «beer firm» e «brew pub» che producono birre artigianali entro un raggio di 30 chilometri da Imola.

Numeri che dimostrano la forte crescita del settore delle birre artigianali made in Italy: Coldiretti Emilia Romagna conta infatti ben 117 micro-birrifici nella sola regione di riferimento (nel 2010 erano appena 24) su un totale di oltre 1.500 in tutta la penisola (secondo il database online microbirrifici.org). (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 20 dicembre

Nella foto Pierpaolo Mirri del birrificio Claterna di Castel San Pietro

Con la Legge di Bilancio riduzione delle accise sulla birra e aliquota più bassa per i birrifici artigianali
Economia 27 Dicembre 2018

L’Università di Bologna «studia» la Clai dai salumi agli alberi secolari

La collaborazione tra Clai e Università di Bologna si consolida. Grazie alla collaborazione con il Centro interdipartimentale di ricerca industriale agroalimentare (Ciri), Clai può contare su un importante confronto tecnico con i professori e sulla possibilità di svolgere analisi di laboratorio, anche molto avanzate, sui prodotti. L’università, dal canto suo, ha modo di confrontarsi con una realtà industriale, di applicare sul campo le proprie conoscenze e far visitare ai propri studenti un’importante industria alimentare. Sempre più di frequente, infatti, la cooperativa agroalimentare apre le proprie porte agli studenti di diversi corsi di laurea per visite guidate allo stabilimento produttivo di Sasso Morelli. «Spesso la collaborazione fra Clai e le università – spiega Fausto Gardini, docente del dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari – ha portato alla realizzazione di alcune prove di produzione presso gli impianti di Sasso Morelli, focalizzate ad approfondire aspetti ancora sconosciuti sia alle aziende produttrici che agli enti di ricerca. Dai risultati di questi test sono stati poi redatti articoli, presentati e pubblicati su riviste scientifiche internazionali».

Un secondo progetto prevede invece un piano di intervento sperimentale per la salvaguardia degli alberi monumentali di villa La Babina, il centro direzionale Clai a Sasso Morelli. Il parco conta circa 200 alberi ad alto fusto, tra cui spiccano farnie, lecci e un imponente olmo bianco. «La conservazione dei parchi storici – spiega Alberto Minelli, docente del corso di laurea in Verde ornamentale e tutela del paesaggio nel plesso di Imola – prima o poi si trova di fronte al problema di come gestire esemplari arborei datati, sicuramente di grande effetto, ma soggetti a problemi fitosanitari. Il deperimento fisiologico e strutturale è all’ordine del giorno ed è normale, in quanto trattasi di esseri viventi. Tecniche appropriate di manutenzione e conservazione possono allungare la permanenza delle alberature nei parchi per decine di anni, rispetto a una situazione mal gestita». (Redazione Economia)

Nella foto: gli alberi monumentali di villa La Babina

L’Università di Bologna «studia» la Clai dai salumi agli alberi secolari

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