Economia

Economia 15 Novembre 2019

Un convegno organizzato da Sacmi per spiegare la rivoluzione 4.0 fra megatrend e «transumanesimo»

La vera rivoluzione 4.0 nel mondo dell’impresa è quella che rimette al centro l’uomo, le proprie competenze, valori, la capacità di progettare e guidare il cambiamento. Questa la tesi, dimostrata da numerose analisi e testimonianze, emersa dal ciclo di incontri «Re-thinking the future», organizzato nei mesi scorsi da Sacmi Imola per celebrare i suoi 100 anni di attività. Formare il proprio personale, attraverso dati, analisi e le migliori testimonianze d’impresa, è stato lo scopo principale dell’iniziativa, che nei precedenti incontri ha visto una partecipazione media di oltre 400 persone. L’evento conclusivo, dal titolo «Ri-conoscere il cambiamento», si terrà domani, sabato 16 novembre, all’Auditorium 1919 di via Selice 17/a (ore 9.30) e, questa volta, sarà aperto al pubblico.

Una scelta, motiva l’azienda, «per condividere con la cittadinanza il valore di un percorso di straordinaria attualità per l’intero sistema economico imolese e regionale», ma anche, sottolinea il presidente Paolo Mongardi, «un’occasione di incontro con il territorio, per confrontarsi su temi di grande attualità per tutti, non solo imprese ma anche vita quotidiana». Il tema del cambiamento digitale sarà declinato da relatori di spicco: Raffaele Secchi, direttore della Liuc Business School, parlerà dei «megatrend dell’innovazione tecnologica», ovvero quelle tendenze che coinvolgono il mondo economico ma, prima di tutto, la società e la demografia a livello internazionale. Andrea Pontremoli, già al vertice diI bm Italia e attuale amministratore delegato di Dallara, storico brand della motor valley emiliana protagonista dal 1972 nell’engineering e progettazione di veicoli sportivi ad alte prestazioni, interverrà sulla via italiana alle sfide del futuro.

Alberto Forchielli, imprenditore e investitore di origini imolesi, ben noto al grande pubblico per le sue lucide analisi sulla globalizzazione della manifattura e dei mercati, spiegherà come imprese e territorio possono tenere il passo dell’evoluzione tecnologica. In chiusura, un’analisi del «transumanesimo», quel fenomeno che riposiziona radicalmente il ruolo dell’uomo nell’era della digitalizzazione dei processi e della manifattura, con la tavola rotonda condotta dalla giornalista Rai Barbara Carfagna. L’evento è aperto al pubblico fino a esaurimento posti, previa registrazione alla pagina https://sacmiweb.sacmi.com/it-IT/Convegno-Riconoscere-il-Cambiamento.aspx. (r.cr.)

La foto di Alberto Forchielli è tratta dalla pagina Facebook dello stesso imprenditore

Un convegno organizzato da Sacmi per spiegare la rivoluzione 4.0 fra megatrend e «transumanesimo»
Economia 13 Novembre 2019

Crisi Bio-on, l'amministratore giudiziario comunica la sospensione di tutti i pagamenti, stipendi compresi

Pagamenti sospesi, compresi gli stipendi dei dipendenti, per Bio-on, l”azienda attiva nel settore delle bioplastiche finita al centro di un”inchiesta della Procura di Bologna per false comunicazioni e manipolazione di mercato. Lo ha comunicato in una nota Luca Mandrioli, amministratore giudiziario della stessa Bion-on, presente con uno stabilimento a Gaiana di Castel San Pietro, nel quale lavora la metà circa dei 100 dipendenti complessivi. «In attesa di aver concluso tutti i necessari e dovuti approfondimenti, verrà sospeso qualunque tipo di pagamento e quindi, a titolo esemplificativo, i pagamenti dovuti nei confronti di dipendenti, fornitori ed istituti di credito», si legge nel breve comunicato firmato dal dottor Mandrioli, che ricorda di avere partecipato venerdì scorso all”incontro convocato dalla Regione Emilia-Romagna nell”ambito delle attività del Tavolo metropolitano di salvaguardia del patrimonio produttivo dell”azienda.

Nel corso dell”incontro, al quale erano presenti l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, il vicesindaco della Città metropolitana e sindaco di Castel San Pietro Fausto Tinti, sindacati e sindaci dei comuni interessati, Mandrioli ha illustrato i risultati del primo quadro ricognitivo, non escludendo possibili prospettive di continuità per l’azienda. In attesa che il tavolo venga riconvocato, cosa che avverrà quando emergeranno elementi nuovi da parte dell”amministratore, si terrà a breve una riunione tecnica per valutare l”eventuale ricorso agli ammortizzatori sociali per i lavoratori. (r.cr.)

Crisi Bio-on, l'amministratore giudiziario comunica la sospensione di tutti i pagamenti, stipendi compresi
Economia 9 Novembre 2019

All'hotel Molino Rosso una giornata di studi sul nocciòlo per valutare l'impatto economico sul territorio

L’associazione ex Allievi periti agrari scarabelliani, l’istituto agrario Scarabelli, gli ordini professionali dei dottori agronomi e dei periti agrari e laureati delle province di Bologna e Ravenna e le organizzazioni Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Ugc-Cisl, anche quest’anno propongono una giornatadi studi, che si svolgerà sabato9 novembre presso la sala Simposium dell’hotel Molino Rosso (via Selice Provinciale 49), a partire dalle ore 9 sul tema «Nocciòlo, esigente ma di reddito. Vera opportunità per l’agricoltura?» che sarà introdotta e coordinata da Pierangelo Raffini, già assessore all’Agricoltura e Attività produttive del Comune di Imola e vedrà succedersi quali relatori i più qualificati esperti, a livello nazionale, nella coltivazione del nocciòlo e della trasformazione industriale del frutto della pianta. Verranno trattati gli aspetti di agro-coltivazione da Claudio Sonnati di Agrion, Fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura, il quale porterà tutta la grande esperienza e conoscenza di quella che è la terra di elezione della corilicoltura, la zona di Alba,ove per altro opera da decenni l’industria dolciaria Ferrero.

Descrivere e indicare i criteri di difesa avverso le patologie che colpiscono il nocciòlo sarà invece compito dell’entomologo Aldo Pollini, autore di fondamentali testi bibliografici attinenti alle malattie che colpiscono le principali e più diffuse colture erbacee ed arboree coltivate in Italia. Gli aspetti economici e la redditività attesa dalla coltivazione del nocciòlo, quali l’entità dei costi e dei ricavi colturali, dall’impianto del noccioleto alla fase di piena produzione, sarà esposta da Carlo Pirazzoli, docente presso il Dipartimento di Agraria di Bologna, anch’egli massimo esperto delsettore. Fabio Piretta, primo responsabile del processo di trasformazione industriale, a partire dal frutto in guscio fino al prodotto base per la vastissima gamma dolciaria che realizza Ferrero, indicherà quali sono i criteri di valutazione e valorizzazione del prodotto agricolo idoneo ad accedere alla filieraagro-industriale. Nicola Benatti, responsabile della redazione della carta dei suoli vocati della Regione Emilia Romagna, darà indicazioni circa l’eventuale adattabilità del nocciòlo nell’imolese ed in particolare sull’opportunità di proporne l’introduzione nella vallata del Santerno e nelle altre vallate limitrofe. Chi già, tra gli agricoltori, ha avviato la realizzazione di nuovi impianti di noccioleto oppure già produce ed anche trasforma il frutto darà testimonianze dirette della propria esperienza. Concluderà i lavori Simona Caselli,assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna. (r.cr.)

All'hotel Molino Rosso una giornata di studi sul nocciòlo per valutare l'impatto economico sul territorio
Economia 7 Novembre 2019

Vicenda Bio-On, convocato il Tavolo di salvaguardia per tutelare i dipendenti dell'azienda

«La prima necessità è quella di garantire un sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti ponendosi contestualmente l’obiettivo di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali». Così si sono espressi Filctem e Filcams Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil al termine del primo incontro del Tavolo istituzionale di salvaguardia mercoledì 30 ottobre alla presenza della Regione e dei sindaci di Castel San Pietro, Minerbio e Bentivoglio. Oggetto del Tavolo, la crisi di Bio-On Spa, società bolognese attiva nel settore delle bioplastiche e quotata in borsa, finita nella bufera all’indomani delle misure cautelari che hanno raggiunto i suoi vertici, ossia il presidente Marco Astorri (dimessosi proprio nei giorni scorsi), il vicepresidente Guido Cicognani e il presidente del collegio sindacale Gianfranco Capodaglio, tutti e tre indagati per false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato.

Per Astorri il gip ha poi accolto la richiesta presentata dai suoi legali, sostituendo l’iniziale misura degli arresti domiciliari con un’altra misura interdittiva (in pratica gli è vietato svolgere le precedenti funzioni, così come a Cigognani e a Capodaglio). Nel frattempo, il tribunale civile ha nominato come amministratore giudiziario, fino al 30 aprile 2020, Luca Mandrioli, commercialista di Vignola, esperto di crisi d’impresa. All’interno di Bio-On Mandrioli dovrà, tra le altre cose, verificare «la situazione contabile, economica e finanziaria». Un primo passo auspicato anche dai sindacati. In questa fase, infatti, ciò che più conta è cosa succederà alla stessa Bio-On Spa e ai suoi dipendenti, un centinaio in tutto, dei quali la metà lavorano nello stabilimento a Gaiana di Castel San Pietro, inaugurato nel 2018.

Lunedì 4 novembre l’assessore regionale Palma Costi, Fausto Tinti (vice sindaco della Città metropolitana e sindaco di Castello) e l’assessore del Comune di Bologna Marco Lombardo hanno avuto un primo confronto con Mandrioli e convocato il Tavolo di salvaguardia con i sindacati per venerdì 8 novembre. «I dipendenti continuano a lavorare, ma i dubbi che possa esserci un problema di liquidità immediata ci sono – dice Tiziana Roncassaglia della Filctem Cgil -. C’è chi sta già cercando un altro lavoro e due tra quelli che lavorano a Castello hanno già rassegnato le dimissioni». Oltre ai dipendenti, chi rischia di rimetterci maggiormente sono coloro, alcuni dei quali residenti nel circondario imolese, che avevano investito parte dei propri risparmi in Bio-On. A loro tutela,si stanno già muovendo il sindacato Siti, Codacons e Adiconsum, che hanno già raccolto numerose segnalazioni. (gi.gi.)

Nella foto lo stabilimento Bio-On di Gaiana

Vicenda Bio-On,  convocato il Tavolo di salvaguardia per tutelare i dipendenti dell'azienda
Economia 6 Novembre 2019

Cala la produzione di kiwi italiano, tra le preoccupazioni c'è la concorrenza sempre più forte della Grecia

La produzione del kiwi italiano, varietà a polpa verde e varietà a polpa gialla, sarà di 371.225 tonnellate, in calo del 6% rispetto allo scorso anno. Questo il dato saliente uscito dalla conferenza Kiwi 2019/2020, l’appuntamento annuale tenutosi a Verona il 16 ottobre, organizzato dalla Camera di commercio, per divulgare le stime di produzione e commercializzazione appunto del kiwi. Evento che ha fatto seguito a Iko (l’International kiwifruit organization), convegno internazionale tenutosi quest’anno in Italia, a Torino, dall’8 al 10 settembre, e che ha evidenziato come la campagna del kiwi si apra con prospettive tutte da scoprire per via delle incognite di mercato e fitosanitarie. Vediamole. La Grecia sta diventando un competitor sempre più forte, con superfici coltivate a kiwi ancora in crescita.

«Sicuramente non siamo di fronte ad una situazione di eccedenza di prodotto – ha rassicurato Elisa Macchi, direttore del Cso Italy, aggregazione unica in Italia che associa molte delle aziende italiane leader nella produzione e nella commercializzazione della ortofrutta nazionale -. Tuttavia – ha aggiunto – bisogna prestare attenzione alla Grecia, che denota un livello elevato di produzione come quello dello scorso anno. Il periodo di commercializzazione dei Paesi dell’emisfero meridionale, invece, è più limitato: per il Cile le spedizioni in Europa sono già terminate, mentre per la Nuova Zelanda, forte competitor del prodotto italiano, la fine della commercializzazione in Europa è prevista per metà novembre». Insomma, un passaggio di testimone senza tensioni.

E veniamo a casa nostra. In Italia il calo delle superfici coltivate e il calo di prodotto sono dovute prevalentemente all’abbattimento delle piante colpite da moria, mentre sono stati segnalati danni da grandine, qualche caso di batteriosi, mentre la popolazione di cimice marmorata è nella fase di crescita esponenziale, quindi di maggiore impatto sulle coltivazioni. E proprio di cimice si è parlato nella seconda parte dell’incontro veronese dedicata ai progressi nella lotta all’insetto originario dell’Asia. «Siamo in piena emergenza – ha confermato Daniele Salvagno, componente della Giunta della Camera di commercio di Verona -, per cui servono misure urgenti». Ed al riguardo «si attende il via liberad el ministero dell’Ambiente, che deve emanare le linee guida per l’impiego della vespa samurai, nemica naturale della cimice». (ale.gio.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 ottobre

Cala la produzione di kiwi italiano, tra le preoccupazioni c'è la concorrenza sempre più forte della Grecia
Economia 31 Ottobre 2019

Dal Governo nazionale un fondo da 80 milioni di euro per le aziende agricole colpite dalla cimice asiatica

«Un primo segnale importante. Una prima concreta disponibilità a favore delle imprese così duramente danneggiate. L’auspicio è che ora il fondo possa essere ulteriormente rafforzato durante l’iter parlamentare». L’assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, Simona Caselli, ha commentato con queste parole l’istituzione nella prossima legge di bilancio di un fondo triennale da 80 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza causata nelle campagne dalla cimice asiatica. A darne l’annuncio è stato il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova durante un incontro svoltosi il 21 ottobre, a Ferrara. «Ringrazio il ministro Bellanova per l’attenzione con cui, fin dai giorni immediatamente successivi al suo insediamento, ha seguito questo problema, accogliendo le proposte contenute nel piano che, come Regione Emilia Romagna, abbiamo messo a punto con il mondo agricolo e condiviso con le altre Regioni del Nord Italia – ha detto l”assessore Caselli -. Ora occorre proseguire in questo impegno congiunto delle istituzioni perché la battaglia contro la cimice asiatica la si può vincere solo tutti insieme».

Oltre agli indennizzi alle aziende colpite, il piano messo a punto dall’Emilia Romagna prevede anche la necessità di una legge nazionale per la sospensione dei versamenti contributivi previdenziali, un passaggio questo ritenuto fondamentale per evitare alle aziende stesse di trovarsi in situazioni di irregolarità che potrebbero impedire loro di beneficiare in futuro di contributi pubblici; l’integrazione delle giornate lavorate per vedere riconosciuta la disoccupazione ai lavoratori agricoli; un rinnovato impegno per la ricerca e sul fronte europeo per introdurre alcune modifiche all’Ocm Ortofrutta e rafforzare il sostegno alle aziende del comparto. Per quanto riguarda le iniziative avviate direttamente dalla Regione, la Caselli ha ricordato quelle adottate per venire incontro da subito alla crisi di liquidità delle aziende. Dopo un primo stanziamento da 250 mila euro per mutui a tassi agevolati, grazie alla recente modifica della legge regionale sul credito sarà possibile raddoppiare gli stanziamenti abituali ai Confidi per portare i mutui sul prestito di conduzione a scadenze di 3-5 anni, con precedenza assoluta nel nuovo bando per le imprese danneggiate dalla cimice.

Ma non solo. Ammontano a 13 milioni di euro le risorse stanziate per le reti antinsetto, con un nuovo bando in arrivo a breve che, grazie a precedenti economie, metterà a disposizione 2 milioni di euro, elevando la quota di contributo pubblico all’80%, mentre un nuovo bando da 1 milione di euro a favore dei Goi, i Gruppi operativi per l’innovazione, permetterà di proseguire l’impegno sul fronte della ricerca. (r.cr.)

Dal Governo nazionale un fondo da 80 milioni di euro per le aziende agricole colpite dalla cimice asiatica
Economia 30 Ottobre 2019

Modifiche al disciplinare di produzione del Marrone di Castel del Rio, oggi la riunione pubblica a palazzo Alidosi

E’ convocata per oggi 30 ottobre, alle 15, nella sala Magnus di palazzo Alidosi a Castel del Rio, la riunione di pubblico accertamento per la nuova versione del “Disciplinare del Marrone Igp di Castel del Rio”. L’appuntamento è conseguente alla richiesta di modifica del disciplinare di produzione del Marrone di Castel del Rio Igp (ai sensi del Regolamento Ue 1151/2012 e del decreto 14 ottobre 2013) che il Consorzio dei castanicoltori di Castel del Rio ha inviato al Ministero delle Politiche agricole e forestali. Completata l’istruttoria e acquisito il parere favorevole della Regione, è stata redatta una proposta di disciplinare della quale oggi verrà data lettura, come prevede la procedura, nella riunione di pubblico accertamento che è stata fissata, d’intesa con la Regione stessa, per oggi, alla presenza dei funzionari del Ministero.

Lo scopo della riunione, pertanto, è quello di permettere al Ministero di verificare la rispondenza della disciplina proposta ai metodi previsti dal regolamento comunitario. La proposta di disciplinare che sarà letta durante l’appuntamento si compone di otto articoli che contengono la denominazione ufficiale del prodotto Igp (Indicazione geografica protetta), che è appunto “Marrone di Castel del Rio”; la descrizione del prodotto, ottenuto rigorosamente da castagneti della specie “castanea sativa mill.” (il castagno europeo) rappresentata dai biotipi “marrone domestico”, “marrone nostrano” e “marrone di San Michele” e con caratteristiche espressamente elencate nel testo; la zona geografica di produzione, compresa nei territori dei quattro comuni di Castel del Rio, Fontanelice, Casalfiumanese e Borgo Tossignano; il metodo di produzione; la prova di origine del prodotto e il legame con l’ambiente; modalità di controllo, confezionamento ed etichettatura. (r.cr.)

La foto è tratta dal sito del Consorzio dei castanicoltori di Castel del Rio

Modifiche al disciplinare di produzione del Marrone di Castel del Rio, oggi la riunione pubblica a palazzo Alidosi
Cronaca 24 Ottobre 2019

Bufera su Bio-on, il sindaco Tinti e l'assessora regionale Costi: “Tavolo di salvaguardia per tutelare i posti di lavoro'

La vicenda di Bio-On, la società di bioplastiche di Gaiana di Castel San Pietro al centro di un”inchiesta della Procura di Bologna per false comunicazioni e manipolazione di mercato, rischia di trasformarsi in un guaio anche per gli investitori e i lavoratori. Per non parlare dello scoramento di un territorio che aveva accolto con favore l”arrivo di un”azienda che aveva investito milioni per riconvertire e riqualificare un vecchio insediamento industriale con l”obiettivo, tra l”altro, di puntare ad un settore innovativo della green economy, le bioplastiche.

Il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti, nonché Consigliere metropolitano con delega allo Sviluppo economico, e Palma Costi, assessore regionale alle Attività produttive commentano così l”accaduto: “I riscontri dell”indagine della magistratura sulla vicenda di Bio-On, che ha portato alle misure cautelari scattate per i vertici aziendali con le accuse di falso in bilancio e manipolazione del mercato, destano preoccupazione”. La Borsa Italiana, nel frattempo, oggi ha reso noto che i titoli di Bio-on “sono sospesi a tempo indeterminato dalle negoziazioni.

L”intenzione delle istituzioni è non rimanere con le mani in mano in attesa che terminino gli accertamenti: “Il compito della politica adesso è quello di concentrare l”attenzione sulle implicazioni di questa vicenda sui lavoratori e sui risparmiatori che rischiano di entrare in una fase di incertezza. Attiveremo quanto prima in Città metropolitana, insieme alla Regione Emilia Romagna, un Tavolo di salvaguardia – concludono – per verificare la situazione, con l”obiettivo della tutela dei posti di lavoro”. (l.a.)

Nella foto le fiamme gialle ieri mattina nella sede di Bio-On (foto guardie di finanza)

Bufera su Bio-on, il sindaco Tinti e l'assessora regionale Costi: “Tavolo di salvaguardia per tutelare i posti di lavoro'
Cronaca 23 Ottobre 2019

Bio-on, falso e manipolazione del mercato, misure cautelari per i vertici, titolo sospeso in Borsa

Guai seri per Bio-On Spa, l’azienda che nel giugno del 2018 ha inaugurato il nuovo stabilimento per la produzione di granuli e polveri di bioplastica in via Legnana a Gaiana di Castel San Pietro, dove un tempo c’era la Granarolo. Questa mattina i militari del comando provinciale della guardia di finanza di Bologna hanno eseguito tre misure cautelari nei confronti di Marco Astorri, socio e presidente del Cda dell”azienda, Guido Guy Cicognani, socio e vicepresidente, e Gianfranco Capodaglio, presidente del collegio sindacale.

I tre sono ritenuti responsabili dei reati di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato. Astorri è finito ai domiciliari, mentre Cicognani e Capodaglio sono stati raggiunti da due misure cautelari interdittive del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche, ovvero gli è vietato svolgere l”attività di amministratore o sindaco presso qualsiasi altra società. Parallelamente, è stato disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per 151 milioni di euro, dei quali 36 milioni direttamente di proprietà degli indagati (l’importo considerato pari al profitto del reato) e 115 milioni in azioni della società sempre nella disponibilità degli indagati. Non è sotto sequestro lo stabilimento di Gaiana, oggetto comunque questa mattina di una perquisizione da parte delle fiamme gialle per raccogliere ulteriori documenti, dove l’attività lavorativa prosegue.

L’operazione denominata “Plastic Bubbles”, vede complessivamente indagate nove persone (fra amministratori, sindaci, direttore finanziario e revisore), nasce dal monitoraggio svolto dal nucleo di polizia economico finanziaria sull’andamento delle contrattazioni in Borsa relative ai principali titoli azionari di aziende operanti nell’area bolognese. Un’attività che in luglio ha consentito di rilevare una forte anomalia nell’andamento del titolo di Bio-On a seguito della pubblicazione di un report da parte del fondo di investimento statunitense Quintessential, che ne metteva in discussione la veridicità dei dati contabili e la solidità finanziaria.

Le indagini, condotte dai pm Francesco Caleca e Michele Martorelli, hanno “evidenziato numerose irregolarità in ordine alla formazione dei bilanci e all’informazione societaria riportata al Mercato, con particolare riferimento ai ricavi ed al livello di produzione dichiarati” dicono le fiamme gialle. In altre parole, sebbene l’azienda dichiarasse che lo stabilimento di Gaiana ha una capacità produttiva di 1.000 tonnellate all’anno, in realtà la quantità di biopolimeri prodotti è nettamente inferiore. Come evidenziato dallo stesso gip, “le false informazioni di bilancio sono risultate strettamente funzionali ad accrescere la capitalizzazione” e, conseguentemente, a rendere più appetibili sul mercato le azioni della società.

Un ruolo importante avrebbe avuto la strategia comunicativa utilizzata da Astorri, definita dal gip “roboante, ammiccante ed ottimisticamente proiettata verso obiettivi sempre più significativi che sottaceva alcuni dati di fondo”, che è riuscita a creare nel mercato ingannevoli aspettative di forte crescita influenzando l’andamento del titolo. Una condotta che, aggiungono i finanzieri, “ha consentito di raccogliere ingenti risorse finanziarie e generare indebiti vantaggi economici per i soci”. Oggi Borsa Italiana ha disposto la sospensione del titolo (quotato sul mercato Aim). (gi.gi.)

Nella foto le fiamme gialle questa mattina nella sede di Bio-On (foto guardie di finanza)

Bio-on, falso e manipolazione del mercato, misure cautelari per i vertici, titolo sospeso in Borsa
Economia 23 Ottobre 2019

Produzione di cachi ridotta a causa del clima che ha provocato la caduta di molti frutti

C’è un periodo dell’anno durante il quale i suggestivi paesaggi romagnoli e le bancarelle dei fruttivendoli si colorano di un bel rosso aranciato per via della presenza dei cachi, tipici frutti autunnali che possono arricchire le nostre tavole fino al tardo inverno. Ebbene, la stagione produttiva in corso fa prevedere una diminuzione delle quantità di almeno il 20-30% rispetto all’anno precedente. Calo dovuto soprattutto all’ampia cascola insorta da metà settembre a causa di «condizioni climatiche favorevoli per la pianta ma non perfette per il frutto», sintetizza Andrea Grassi, direttore tecnico agronomico di Apofruit, la cooperativa che associa produttori nelle principali regioni italiane a vocazione ortofrutticola.

Il cachi è infatti una specie rustica particolarmente resistente ai patogeni, ma molto sensibile ai problemi meteorologici. «Le prime piogge e il freddo che ne è seguito – spiega Grassi – hanno favorito la caduta dei frutti e, per questo motivo, dovremmo avere una pezzatura abbastanza buona». Ugo Palara, responsabile dell’ufficio tecnico di Agrintesa, altra importante cooperativa agricola che associa produttori di ortofrutta e vino, concorda sul segno meno. «Le superfici in produzione sono stabili, anche se tendenti al calo. Ma, rispetto allo scorso anno, le cadute dei frutti hanno condizionato le rese, con una diminuzione – quantifica – di circa il 10 per cento per il Loto di Romagna, il cachi Tipo, più tradizionale e aromatico, a polpa morbida e che si consuma al cucchiaio. Gli impianti di cachi Rojo brillante, a polpa soda, pur facendo segnare un aumento di produzione complessivo, quest’anno faranno invece un meno 15-20 per cento».

Il cachi, come detto, è una specie che normalmente dà pochi problemi, per questo preoccupa il diffondersi di alcune problematiche fitosanitarie. «Da due anni – conferma Palara – anche il cachi è alle prese con la micosferella, una malattia fungina fogliare importante. Occorre fare attenzione perché questa ennesima avversità, anche se non farà disastri, potrebbe far perdere prodotto. Gli strumenti per combatterla ci sono, ma occorre educare i produttori ad alzare il livello di attenzione». (ale.gio.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 17 ottobre

Nelle foto: a sinistra Andrea Grassi, a destra Ugo Palara

Produzione di cachi ridotta a causa del clima che ha provocato la caduta di molti frutti

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