Economia

Economia 30 Novembre 2020

Buona, nutriente e sana, la frutta secca convince

«Il settore della frutta secca chiuderà il 2020 con un fatturato nazionale di 2 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto al 2019». L’affermazione è di Andrea Liboa, responsabile marketing di Eurocompany, il gruppo di riferimento nella frutta secca, con sede a Russi, in provincia di Ravenna. «Durante il lockdown – continua Liboa -, questo settore ha avuto delle vere e proprie impennate. A giugno la crescita mese su mese è stata dell’11%. Un andamento, che comunque, è registrato da 20 anni a questa parte, perché la frutta secca entra, giorno dopo giorno, nelle abitudini di consumo degli Italiani».

Ne era già convinto anche Salvo Garipoli, direttore di Sg Marketing che, in occasione del primo International Nut Forum del 6 maggio 2019 a Milano, aveva ribadito che questo prodotto «è di fatto destinato a diventare parte integrante del pasto quotidiano nazionale». Oggi i negozi di ortofrutta si stanno sempre più specializzando nella vendita di settore, inserendo anche prodotti confezionati e non solo sfuso. Oltre ai formati da 250 grammi, ad esempio, oggi troviamo anche i monodose, snack sempre più graditi e richiesti dai consumatori, oltre che come spuntini, anche come ingredienti per ricette, insalate, dolci. E da Eurocompany giungono sul mercato anche le creme a base di frutta secca, farine e frutta secca fermentata.

Un mondo di mandorle, nocciole, noci e pistacchi, le quattro principali referenze della frutta secca italiana, per le quali sono interessate principalmente Emilia Romagna, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia. (a.g.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 19 novembre.

Buona, nutriente e sana, la frutta secca convince
Economia 26 Novembre 2020

Italcer acquisisce Cedir ed investirà oltre 10 milioni di euro

La storica Cedir-Ceramiche di Romagna di Castel Bolognese dal 1° dicembre entra a far parte del gruppo ceramico Italcer, tra le realtà imprenditoriali supportate dal fondo di investimento Mandarin Capital Partners II, guidato dall’economista imolese Alberto Forchielli. L’operazione fa seguito alla procedura di ristrutturazione del debito (articolo 182/bis), aperta da Cedir sei anni or sono, operazione che nei mesi scorsi ha incassato anche il benestare della maggioranza dei creditori.

L’acquisizione al 100% da parte del gruppo Italcer, così come del marchio aziendale, consentirà alla nuova proprietà di riunire all’interno dello stabilimento Cedir anche le attività e il personale di un’altra azienda ceramica di Castel Bolognese, La Fabbrica Spa, anch’essa controllata del gruppo Italcer e la cui sede, finora, era a pochi metri da Cedir sul lato opposto della via Emilia. Il trasferimento, già avvenuto nei giorni scorsi, ha coinvolto tutti i 60 lavoratori de La Fabbrica, che si sono aggiunti ai 62 di Cedir, per un totale di 122 addetti. Nel passaggio di proprietà tutti i posti di lavoro sono stati mantenuti. «Circa sei anni fa – riassume Stefano Andalò, amministratore e socio di maggioranza di Cedir assieme alla sorella Alessandra – a fronte della difficoltà a restare sul mercato, era diventato evidente che l’azienda aveva bisogno di forze esterne. Dopo una ricapitalizzazione fatta dalla mia famiglia nel 2017, abbiamo iniziato a trasformare il business: da azienda votata a produrre e commercializzare materiale a marchio proprio, abbiamo cominciato a produrre per conto terzi. Nel 2017 siamo così entrati in contatto anche con la ceramica Rondine di Rubiera (Reggio Emilia), che in seguito è stata acquisita dal gruppo Italcer. Loro cercavano un fornitore affidabile e noi ci siamo proposti come fornitori di qualità; nel tempo abbiamo intensificato la collaborazione, per poi arrivare a concretizzare questa operazione».

Cedir è nata nel 1968 dalla volontà di tre soci imolesi, che nel 1969 hanno avviato l’attività partendo da una linea di bicottura in grado di produrre 750 metri quadri di piastrelle al giorno. Cedir ha fatto anche la storia dell’industria ceramica locale, quando è stata tra le prime aziende a introdurre la monocottura rapida con forno a rulli, impiegando tecnologie Sacmi. A cinquant’anni di distanza, oggi l’azienda è specializzata nella produzione di piastrelle in grès porcellanato di formato medio e medio-piccolo, più tradizionale rispetto alle grandi lastre delle aziende del gruppo Italcer, con un volume d’affari (pre Covid) di circa 15 milioni di euro. «Il nostro è stato un percorso lungo e difficile – non nasconde Andalò – e il Covid ha contribuito a prolungare l’iter di diversi mesi. A metà ottobre è arrivato il via libera del tribunale di Ravenna, poi ratificato la settimana scorsa. In un settore altamente competitivo come quello delle piastrelle in ceramica, che richiede un alto livello di investimenti ricorrenti, la dimensione conta. Occorre raggiungere e consolidare una dimensione obiettivo: da qui l’ingresso in un progetto più grande, con un gruppo industriale solido in grado di portare valore alle famiglie coinvolte e a tutto il territorio».

Italcer, dal canto suo, è il sesto gruppo italiano nel settore ceramico, con 530 dipendenti e ricavi aggregati per circa 205 milioni di euro. «Cedir – spiega Forchielli – permetterà di consolidare tutte le attività che fanno capo a La Fabbrica, per la quale gli spazi erano ormai troppo limitati. Lo stabilimento Cedir, invece, è più grande e consentirà notevoli sviluppi. L’idea è fare di Cedir il centro della produzione di tutti i materiali con 2 centimetri di spessore, particolarmente adatti a tutti gli usi per esterni, residenziali e non». L’amministratore delegato del gruppo Italcer, Graziano Verdi, infine, spiega i progetti di sviluppo per Cedir: «Questa acquisizione ci consente di unire due aziende in una e di rafforzare il polo romagnolo. Il gruppo Italcer era già il primo cliente di Cedir e si tratta quindi di una integrazione molto naturale e che procederà in modo spedito, perché di fatto c’era già una complementarità tra le due realtà. Nell’arco dei prossimi tre o quattro anni faremo investimenti sia sulla capacità produttiva sia sull’innovazione. All’interno dello stabilimento Cedir, dove saremo in affitto abbiamo già fatto lavori di ammodernamento degli uffici e per lo spazio espositivo. Per il momento, tra acquisizione e lavori, abbiamo investito 5 milioni e mezzo di euro, ma nei prossimi 5-6 anni, con il rinnovamento degli impianti tecnologici, saliremo a 10-15 milioni di euro». (lo.mi.)

Due pagine con ulteriori approfondimenti sull’argomento su «sabato sera» del 26 novembre.

Nella foto: la sede di Cedir a Castel Bolognese

Italcer acquisisce Cedir ed investirà oltre 10 milioni di euro
Economia 26 Novembre 2020

«Pronto Sindaco!», istituito a Castel San Pietro uno sportello di ascolto per imprese e associazioni

A causa dell’inasprirsi dell’emergenza Covid-19 e allo scopo di costruire un piano per la ripartenza che sia il più possibile condiviso, la Giunta di Castel San Pietro ha deciso di istituire un nuovo servizio all’interno dello staff del Sindaco e dell’ufficio stampa e comunicazione.

Il servizio, denominato «Pronto Sindaco!», si configura come uno sportello di ascolto che accoglierà e recepirà le esigenze e le criticità segnalate dalle attività produttive e commerciali e dalle associazioni del territorio con l’obiettivo di rafforzare la vicinanza e la partecipazione dell’Amministrazione comunale ai bisogni della città per mitigare, contenere e superare gli impatti sociali ed economici della pandemia in corso. «Sentiamo l’urgenza di stringere un patto di comunità per garantire prima la tenuta della vita sociale ed economica della città poi costruire un piano di rilancio e ripartenza – sottolinea il sindaco, Fausto Tinti –. Ciò che più ci preme è darci un metodo di azione che non sia calato dall’alto ma che si fondi sulla partecipazione di tutta la comunità». È prevista la stesura di un calendario di incontri che, per il momento, si terranno on line. (r.cr.) 

Nella foto: il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti

«Pronto Sindaco!», istituito a Castel San Pietro uno sportello di ascolto per imprese e associazioni
Economia 25 Novembre 2020

L’assessore Castellari sul Bilancio 2020 del Comune di Imola: «E’ in equilibrio e i conti sono in ordine»

«Il bilancio 2020, che stiamo portando avanti dopo averlo ereditato a fine settembre, è in equilibrio e i conti sono in ordine». A dichiararlo è il vice sindaco ed assessore al Bilancio, Fabrizio Castellari, alla luce della delibera «Verifica definitiva degli equilibri generali di bilancio e variazione al bilancio di previsione 2020/2022» che la giunta ha approvato e che sottoporrà all’esame del Consiglio comunale di giovedì prossimo, dopo l’illustrazione nella Commissione Bilancio, in programma ieri.

Con la delibera di variazione di bilancio il Comune di Imola effettua, nel rispetto del termine del 30 novembre, una verifica conclusiva sull”attendibilità dei dati del bilancio di previsione 2020/2022. Nella verifica di agosto il Commissario aveva riscontrato che il bilancio di parte corrente non era in equilibrio ed era stato costretto ad utilizzare avanzo libero per circa € 801.000 per ripristinare il pareggio.
In occasione della verifica attuale è emerso che le previsioni relative alle entrate correnti sono sostanzialmente confermate, mentre le spese di parte corrente si sono ridotte. Il bilancio di previsione è pertanto in equilibrio, senza la necessità di utilizzare avanzo libero per il finanziamento di spese di parte corrente.

L’avanzo libero accertato con il rendiconto 2019 torna pertanto nella disponibilità dell”Amministrazione comunale per circa 3 milioni e 685 mila euro, che potrà decidere a partire dal 31 luglio 2021 di utilizzarlo in tutto o in parte per finanziare spese di investimento, a favore dei cittadini. «Viviamo un tempo, come noto a tutti, difficile ed i numeri che abbiamo sono di buon auspicio anche per il futuro. Rigore e molta prudenza sono le nostre parole chiave verso il 2021 – aggiunge Castellari -. Certamente il 2020 è un anno molto particolare, caratterizzato dall’emergenza Covid-19 e da una fase intensa di lockdown in primavera e difficile anche in questo autunno per i cittadini e le imprese».

Un anno nel quale la gestione commissariale è stata positivamente improntata al rigore e alla tenuta dei conti pubblici, che l’attuale Amministrazione comunale ha ereditato due mesi fa e che consente di portare all’esame del Consiglio comunale una verifica degli equilibri di bilancio con numeri confortanti. «Con questo atto, sul fronte degli investimenti, da qui alla fine dell’anno in corso andremo ad impegnare oltre 570 mila euro per interventi pubblici, di cui 200 mila euro per Palazzo Calderini, altrettanti per Ponticelli e le frazioni e ulteriori somme per interventi puntuali su strade e impianti sportivi – conclude l’assessore -. Sempre con questo atto, sulla parte corrente, viene potenziato il fondo di riserva fino a complessivi 850 mila euro. In sintesi, mentre portiamo avanti fino al 31 dicembre di quest’anno tutte le spese impegnate e tutti gli investimenti possibili e realizzabili, per sostenere la qualità della vita dei cittadini, ci teniamo per il 2021 le risorse necessarie per affrontare questa fase del tutto nuova e per più aspetti complicata, all’insegna della prudenza e del rigore dei conti». (da.be.)

Nella foto: l’assessore al Bilancio Fabrizio Castellari

L’assessore Castellari sul Bilancio 2020 del Comune di Imola: «E’ in equilibrio e i conti sono in ordine»
Economia 25 Novembre 2020

Deco Industrie cede la «piadina Loriana» a Valsoia

La società cooperativa Deco Industrie ha deciso di siglare un accordo per la cessione del ramo d’azienda «piadina Loriana» a Valsoia S.p.A., società di riferimento nel mercato italiano dei prodotti per l’alimentazione salutistica. L’operazione verrà perfezionata entro la fine dell’anno. «La cessione del marchio Loriana prevede la continuità della produzione e di occupazione presso i nostri stabilimenti produttivi di Forlì, grazie ad un accordo pluriennale siglato tra le aziende – ha dichiarato Francesco Canè, amministratore delegato Deco Industrie -. Una vera e propria partnership che ci permetterà di focalizzarci e investire sul nostro core business, aprendo al contempo nuove opportunità di sviluppo e di crescita».

La piadina Loriana, lanciata agli inizi degli anni ’70, vanta una presenza consolidata nel mercato italiano con un fatturato in crescita superiore ai 9 milioni di Euro. L’accordo inoltre prevede che la produzione prosegua presso Deco Industrie negli attuali stabilimenti romagnoli, mantenendo inalterata l’esistente filiera di approvvigionamento. (da.be.)

Foto tratta dal sito di Deco Industrie

Deco Industrie cede la «piadina Loriana» a Valsoia
Economia 23 Novembre 2020

Mauro Neri eletto presidente della neonata Confcooperative Romagna

Oggi, lunedì 23 novembre, è stata ufficialmente costituita Confcooperative Romagna. La nuova Unione territoriale nasce dalla fusione di Confcooperative Forlì-Cesena e Confcooperative Ravenna-Rimini ed è il risultato di un percorso di avvicinamento durato alcuni anni. A decretare l’unificazione sono stati i delegati chiamati a incontrarsi virtualmente nell’assemblea costituente della nuova associazione. L’evento Costruttori di Bene Comune – Insieme per crescere si è svolto nel pomeriggio, con una prima parte riservata ai delegati delle due organizzazioni che hanno eletto Mauro Neri quale presidente della nuova organizzazione. 

La parte pubblica, invece, ha visto la partecipazione dell’assessore regionale Vincenzo Colla, in rappresentanza del presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, di Don Mario Diana incaricato Cei presso Confcooperative, e dei sindaci Michele De Pascale, Andrea Gnassi, Enzo Lattuca e Gian Luca Zattini intervistati dalla giornalista Letizia Magnani. L’intervento del presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini ha concluso i lavori congressuali. 

La neo costituita Confcooperative Romagna è una delle Unioni più rappresentative a livello Regionale e Nazionale. Associa 640 cooperative che operano nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini offrendo loro rappresentanza politico-sindacale, e servizi attraverso i centri servizi Ce.se.co. e Linker Ravenna-Rimini. Fanno riferimento alle cooperative associate un totale di 160 mila soci, 39 mila occupati, di cui 20 mila donne, e un fatturato aggregato che sfiora i 7 miliardi di euro. (da.be.)

Nella foto: il presidente di Confcooperative Romagna, Mauro Neri 

Mauro Neri eletto presidente della neonata Confcooperative Romagna
Economia 23 Novembre 2020

La cooperativa Terremerse svolgerà l’attività di Organizzazione di Produttori per il settore ortofrutta

Si annuncia un 2021 importante per Terremerse, nonostante l’eemergenza sanitaria costringerà la Cooperativa ad affrontare spese impreviste e a investire considerevoli risorse per poter svolgere le proprie attività nel rispetto di quanto previsto dalle norme anti Covid-19.

Tra le novità, una delle più rilevanti, è sicuramente quella che dal 1° gennaio 2021 Terremerse svolgerà l’attività di Organizzazione di Produttori (O.P.) per il settore Ortofrutta. Infatti, nel corso di quest’anno si è positivamente concluso il percorso di fusione per incorporazione della O.P. Pempacorer. Terremerse, che nel 2020 ha già ottenuto il riconoscimento di Organizzazione di Produttori ortofrutticoli per il prodotto da industria da parte della Regione Emilia-Romagna, dal 2021 si occuperà della commercializzazione e della gestione dei Piani Operativi per conto dei soci anche per il prodotto fresco, integrando nella propria struttura multifiliera la Sezione O.P. Ortofrutta.  Per effetto di questa e di altre operazioni virtuose il fatturato della sola Terremerse raggiungerà i 200 milioni di euro (dagli attuali 150), mentre quello del gruppo (di cui fanno parte le società controllate Semìa e Terremerse Nord Est) si attesterà attorno ai 220 milioni. «Terremerse è divenuta un’azienda multifiliera (agroforniture, cereali, ortofrutta, carni) con una propria sezione O.P. Ortofrutta, unica in Italia per dimensioni e caratteristiche. Ciò consentirà a Terremerse anche di allargare la propria azione su territori sui quali a oggi non opera, creando pertanto un volano allo sviluppo delle attività caratteristiche della Cooperativa, in particolare la vendita delle agroforniture, la raccolta dei cereali o la commercializzazione delle orticole», sottolinea Emilio Sabatini, direttore generale Terremerse.

Altra rilevante novità, avviata sul finire di quest’anno è la nascita di una nuova filiera. Terremerse, infatti, ha avviato un importante progetto sul nocciolo per la messa a dimora di 600 ettari in 5 anni nelle regioni in cui la Cooperativa è più presente: Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Toscana e Umbria. «Il Progetto Nocciolo e la volontà di diventare attore importante di una filiera di qualità al 100% italiana, si inserisce a pieno titolo negli orientamenti strategici di Terremerse, volti a indirizzare propri soci verso le migliori scelte produttive e ottimizzare i propri servizi agronomici. Inoltre, tale iniziativa è coerente con la struttura organizzativa che la Cooperativa si è data attraverso la costituzione della Sezione O.P. Ortofrutta, rientrando tra l’altro il nocciolo nelle valorizzazioni previste dall’O.C.M. per la rendicontazione di spese e investimenti» spiega il presidente Marco Casalini. (da.be.)

Nella foto: la sede di Terremerse e Pempacorer e della nuova O.P.

La cooperativa Terremerse svolgerà l’attività di Organizzazione di Produttori per il settore ortofrutta
Economia 21 Novembre 2020

Fondazione Crimola, il presidente Rodolfo Ortolani spiega i progetti: «Nel 2021 più risorse per sanità e volontariato»

Dallo scorso giugno l’imolese Rodolfo Ortolani è il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Imola. Classe 1957, Ortolani ha alle spalle una lunga carriera nel settore bancario che include, dal 2008 al 2010, il ruolo di direttore generale di UniCredit Banca. Prima di diventarne presidente, negli ultimi quattro anni ha fatto parte del Cda dell’ente di palazzo Sersanti. In questi primi mesi di mandato ha preferito non rilasciare dichiarazioni alla stampa, concentrandosi sul suo lavoro. Ora, finalmente, rompe il silenzio per far conoscere alla città i progetti principali.

Ortolani, i primi mesi del suo mandato hanno coinciso in parte con una emergenza fuori dall’ordinario. Su che cosa vi siete concentrati?

«Avevamo due adempimenti formali che hanno richiesto tempo. Uno era l’approvazione del documento di programmazione previsionale, che doveva individuare “il quanto e il come” delle erogazioni per il 2021. Abbiamo dovuto fare una previsione relativa a quelle che ragionevolmente saranno le somme a disposizione».

Che somma metterete a disposizione della città?

«Quasi 3 milioni di euro, un importo di poco inferiore a quanto erogato nel 2020. Prudentemente abbiamo programmato una contrazione, ma siamo convinti che nel 2021, quando andremo in erogazione, avremo la possibilità, come quest’anno, di aumentare tale importo. Nel 2019, infatti, avevamo programmato circa 2,8 milioni di euro e siamo poi saliti a 3,1 milioni».

Qual era il secondo adempimento?

«È stata la riflessione su come orientare le erogazioni, in funzione dei bisogni del momento. Se prima della pandemia ci si poteva muovere in maniera coordinata sui settori per noi rilevanti, ovvero l’istruzione e la formazione, l’arte, il volontariato e la filantropia, in questa programmazione abbiamo voluto e dovuto fare una scelta che fosse coerente ai bisogni del territorio. Abbiamo “sacrificato” l’aspetto dell’arte e delle attività inerenti ai beni culturali, anche perché, purtroppo, molte manifestazioni non potranno essere organizzate, per le misure di contenimento del Covid che impediscono le iniziative in presenza. Di contro, andremo ad aumentare le risorse per il settore del volontariato, filantropia e beneficenza, così come per quello della salute pubblica, che soddisfano bisogni primari».

Ci può quantificare l’impatto di tale scelta?

«Non modificheremo le percentuali in maniera radicale. Andiamo ad aumentare le risorse per il volontariato dal 21 al 24 per cento. Per la salute pubblica, che di fatto sta diventando un settore rilevante, passeremo dall’11 al 12,2 per cento. Andremo quindi a più che confermare quanto fatto quest’anno».

Quali sono i progetti più rilevanti per questi settori?

«Sulla sanità stiamo lavorando in maniera positiva. Il rapporto con la direzione dell’Ausl di Imola è molto stretto. Sono qui da qualche mese e devo dire che ho trovato una grande reciprocità di vedute e una grande sintonia. Insieme stiamo lavorando su una dotazione di apparecchiature e strumenti di grande rilevanza per la struttura ospedaliera. Un “piccolo grande” progetto che stiamo concludendo. Nelle prossime settimane, quando avremo chiuso il cerchio, faremo l’annuncio ufficiale».

Quali e quante sono le nuove istanze che arrivano dal territorio, a fronte della situazione pandemica attuale?

«Per volontariato e beneficenza stiamo seguendo ad esempio il trasporto degli ammalati, le attività di Croce Rossa e Caritas. Non ci sono richieste nuove, perché l’attività di volontariato e assistenza a Imola sono già molto sviluppate, ma prevediamo richieste aggiuntive da un punto di vista quantitativo. Siamo pronti a farvi fronte. In particolare, stiamo affiancando dei progetti per i presidi di igienizzazione e protezione individuale, che ci vengono chiesti».

Per quanto riguarda l’economia, la Fondazione ha al suo interno il Centro per lo sviluppo economico del territorio imolese. Quali cambiamenti state registrando a livello locale?

«Registriamo i mutamenti non come un vero operatore economico che ha dei “sen- sori”, come può essere una banca o una associazione di categoria. Possiamo prevedere che ci potranno essere disagi. La nostra ambizione e missione è anche di lavorare sullo sviluppo economico e creare delle condizioni di attrattività per gli investimenti. Non possiamo introdurre delle misure che possano facilitare gli investimenti diretti degli imprenditori, così come non possiamo mettere a disposizione delle risorse a fondo perduto per gli investimenti: questa non è la nostra missione. La nostra missione è facilitare e rendere attraente e attrattivo questo territorio, per esempio sul fronte della qualità della vita: l’arte, la cultura, il decoro della città, la sanità. Più rendiamo attraente il nostro territorio, più lo sviluppo economico cresce, perché chi deve fare una scelta di investimento e decide di venire ad abitare a Imola, già favorisce questo aspetto. Studenti universitari che arrivano, creano sviluppo economico».

Rendere più attrattivo il territorio è anche uno dei principali obiettivi della nuova Giunta imolese. Avete già avviato sinergie?

«Con la nuova amministrazione comunale, la Giunta e il sindaco abbiamo un rapporto di ottima collaborazione. Siamo in contatto per alcuni aspetti, per esempio per l’Osservanza, perché comunque la proprietà è del ConAmi ed è di fatto un braccio operativo del Comune. A marzo dovrebbero partire i lavori nei due padiglioni di nostra proprietà, il 6 e l’8, dove saranno ricavate aule per l’Università di Bologna. Gli obiettivi sono comuni, perché indirettamente tutte le istituzioni come la nostra, l’amministrazione comunale, anche la Diocesi, sono tutti soggetti che hanno nel medio termine lo stesso obiettivo, che è quello di fare il bene di questa comunità».

All’inizio del suo mandato ha posto l’accento sull’importanza di far conoscere la Fondazione ai giovani, anche attraverso progetti specifici. Ci sono novità?

«Sui giovani l’attenzione rimane forte. In questi mesi, peraltro pochi, abbiamo affrontato altri argomenti che non ci hanno consentito di organizzare progetti specifici, ma stiamo lavorando proprio sull’informazione e sul coinvolgimento dei giovani. Di recente abbiamo avuto un incontro con le responsabili di tutti gli istituti comprensivi imolesi. Ci dobbiamo vedere a gennaio per organizzare dei momenti di incontro con alcune classi dove racconteremo che cos’è e come funziona la Fondazione».

Come descriverebbe a un giovane l’ente che presiede?

«Direi la verità. E cioè che è una istituzione, un punto di riferimento per la città. È il frutto di un pensiero lungimirante di 165 anni fa, fatto da persone illuminate, che hanno ritenuto di non pensare a loro stesse, ma a chi era in condizioni meno fortunate, e di pensare a come affiancare in maniera sussidiaria quelle iniziative che la pubblica amministrazione da sola non riesce a supportare. La Fondazione è un gruppo di soci che hanno l’ambizione positiva di poter dare un contributo nell’indicare la direzione della città, pensando a quello che può essere il futuro di questa città nei prossimi anni. Ovviamente non c’è l’ambizione negativa di volersi sostituire a chi ha la responsabilità diretta. Vorrei infine dire ai ragazzi che la Fondazione ha una struttura valoriale molto forte, basata su principi fondamentali come il rispetto, la reciprocità, l’uguaglianza e su questi orientiamo tutte le nostre scelte». (lo.mi.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 19 novembre.

Nella foto: il presidente della Fondazione Crimola, Rodolfo Ortolani

Fondazione Crimola, il presidente Rodolfo Ortolani spiega i progetti: «Nel 2021 più risorse per sanità e volontariato»
Economia 20 Novembre 2020

Seacoop, la sfida del Covid e i nuovi servizi nel welfare

Seacoop chiude questo complicato 2020 all’insegna dell’innovazione nei servizi. L’ultima frontiera è il welfare aziendale, che la coop. sociale nata nel 1975 (allora cooperativa culturale ricreativa Arci Uisp) sta promuovendo attraverso l’adesione al Consorzio nazionale Fiber, che ha dato vita al progetto Welfare. «Abbiamo cominciato contattando le aziende locali, prima di tutto le cooperative aderenti a Legacoop – spiega la presidente, Roberta Tattini -, ora stiamo cominciando a sottoscrivere i primi contratti. Capofila del progetto è la coop. bolognese Cadiai, che anziché espandersi direttamente sul territorio ha pensato di coinvolgere altre cooperative che il territorio lo conoscevano già. Così è nato il progetto in rete, una bella esperienza di tipo cooperativistico, che risponde ai bisogni delle aziende su tutta la gamma di servizi di welfare, ai quali il pubblico non provvede in ambito educativo e socio- assistenziale». (mi.ta.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 19 novembre.

Nella foto: la presidente di Seacoop, Roberta Tattini

Seacoop, la sfida del Covid e i nuovi servizi nel welfare
Economia 19 Novembre 2020

Il viaggio di Sacmi nella fabbrica a luci spente

Oltre 1000 partecipanti da 50 Paesi per lo speciale evento online di Sacmi Sanitaryware «Dark is Bright» su tecnologie e processi della fabbrica del futuro.

La fabbrica a luci spente è una fabbrica sicura, dove uomini e robot lavorano insieme per offrire un prodotto migliore, più sostenibile e competitivo. Si chiama automazione ed è il filo conduttore dell’appuntamento pensato per coinvolgere i clienti di tutto il mondo. Sacmi guarda avanti e lo fa presentando un vero e proprio «ecosistema di fabbrica» dove l’automazione diventa sinonimo di maggiore qualità, sostenibilità economica e ambientale, sicurezza del lavoro. «Il faro di questa evoluzione sono i nostri clienti, che in questa chiave diventano veri e propri partner con i quali lavoriamo quotidianamente all’individuazione delle migliori soluzioni»  ha spiegato il presidente di Sacmi, Paolo Mongardi. (da.be.)

Foto concessa da Sacmi

Il viaggio di Sacmi nella fabbrica a luci spente

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