#MOTORI&DINTORNI
Sport
4 Febbraio 2026

#MOTORI&DINTORNI – Il ritorno di Berti e la piastrella perduta: Imola ritrova la storia per non smarrire il futuro

Lo scorso 25 gennaio, in Autodromo, è stata scoperta (o meglio, riproposta) una targa dedicata a Gianni Berti, scomparso prematuramente nel 2003. Lui che fu una figura centrale degli anni d’oro (luccicanti fuori, magari meno da dentro) della Formula Uno ricoprendo con maestria il ruolo di capo ufficio stampa in un periodo in cui c’era tanto da inventare e molto da dare in quel settore.

Se un giorno il Museo dell’Enzo e Dino Ferrari smetterà di essere poco più di un muro con il disegno del casco di Senna e si farà davvero qualcosa per conservare e ricordare la storia della nostra pista, Berti sarebbe sicuramente da Hall of Fame. Pregevole, dunque, l’iniziativa di rimettere una targa ricordo al suo posto.

Letta quella notizia, però, il mononeurone di chi scrive si è messo in moto, iniziando a girare con la stessa spinta e sofferenza di un cinquantino da competizione. Targa… piastrella… e quella di Checco? Sì, Checco Costa ricompare spesso in queste righe perché è un pezzo di storia di Motorsport, al pari di piloti e case costruttrici.

Nel 1996 a Checco venne dedicata una bella piastrella, posizionata con tanto di cerimonia nei pressi della Torre Marlboro (per noi si chiamerà sempre così) e dedica della Curva delle Acque Minerali. Se la seconda iniziativa non ha mai preso completamente il volo – basti pensare che nella planimetria dell’autodromo compare sempre il nome Acque Minerali senza l’aggiunta Checco Costa – la piastrella durò per una decina d’anni. Poi, in occasione della distruzione del vecchio tempio e della creazione dell’obbrobrio architettonico e stradale (nel senso delle modifiche al tracciato) firmato dall’ingegner Tilke, la targa venne dismessa e restituita alla famiglia Costa.

Dovrebbe esserci qualcosa di simile in cima alla stessa Torre Marlboro, che purtroppo è off-limits. Ma questi ricordi sono fatti per essere, appunto e banalmente, ricordati e visti dai più, non dai singoli. Quel pezzo di argilla è rimasto lì per una decina d’anni: quando si passava, molti si voltavano e forse si sentivano in qualche modo osservati e sicuri. Nonostante le dimensioni da microchip, faceva un grande effetto, non meno dei murales attuali.

La prossima settimana verranno presentate le iniziative per i cento anni del Moto Club che Checco Costa ha guidato per decenni. Forse sarebbe bello rimettere la targa al suo posto, vicino a dove si trovava la direzione di gara, e chiamare finalmente le curve con i nomi completi dedicati a suo tempo. Chissà.

Cosa ci insegna tutto questo? Niente di particolare, se non che di fronte a un presente incerto e un futuro nebuloso, la storia, comunque la si voglia interpretare, rimane l’unico punto da cui partire e non fuggire. Che la si legga alla Barbero oppure attraverso il testo pesante di un volume della Utet, la base non cambia. Non diciamo di studiarla ossessivamente, ma di non dimenticarla oltre l’apparenza, perché stiamo parlando di una grande storia, non di una serie di pericoli scampati. Perché, anche dopo la cura Tilke, Imola rimane sempre un gran bel tracciato per farci le corse.

(Nelle cuffie: «Stavo pensando a te», Fabri Fibra, 2017)

Massimiliano Regazzi

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