#MOTORI&DINTORNI – Gli olandesi volanti, tra musica e motori: da Federico a Paulus
Frederik Matthijs Van Stegeren, anche detto «Federico l’olandese volante», è andato a mettere i dischi e speakerare là dove la vita cambia nome, lasciandosi dietro una carriera fantastica per uno dei primi (ed ultimi) deejay capaci di fare tutto e soprattutto uno “straniero” calatosi benissimo nelle italiche terre, nonostante un nome davvero complicato. E qui viene in mente velocemente, chissà perché, un altro grande talento olandese dal nome impronunciabile conosciuto ad Imola, ovvero Paulus Lodewijkx (che morì nell’agosto del 1988 in circostanze tragiche).
Era il 7 settembre del 1969 e il mondiale approdò ad Imola. Nonostante le performance pazzesche della sua Jamathi, la stagione non andò benissimo ma almeno ad Imola l’olandese riuscì a vincere con una manovra alla curva della Rivazza che non sarebbe piaciuta di sicuro ai puristi di oggi, precedendo l’australiano Barry Smith con la Derbi e Aalt Toersen con la Kreidler.
E cos’era questa Jamathi? Un altro pezzo di Olanda grazie a due grandissimi tecnici che portavano il nome di Jan Thiel, venuto a mancare nel marzo di quest’anno, e Martin Mijwaart, capaci di portare un cinquantino a ventimila giri. Un missile che appunto poteva combattere contro case come le citate Derbi e Kreidler ed i cui fondatori, diventati, assieme allo stesso Lodewijkx, una specie di eroi nazionali l’anno prima in Olanda grazie alla vittoria ad Assen. Insomma, tutti olandesi volanti, sia che si tratti di musica, sia che si tratti dei rombi di quei cinquantini da corsa pazzeschi che purtroppo non possiamo più sentire.
(nelle cuffie «Let’s all dance», Band of Jocks, 1983)
Massimiliano Regazzi
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