L'”Ultima spiaggia” di Rondinella, tracce di uomini, donne e tragedie sulla “rotta orientale”
Scarpe, biberon, reggiseni, pettini, chiavi, fotografie, salvagenti, medicinali, documenti, vestiti sbiaditi dalla salsedine e dal sole abbandonati sulle rocce o arrivati in riva insieme alla posidonia strappata dal fondale. Tracce del passaggio di donne e uomini in cerca di libertà, testimoni muti di tragedie umane e speranze mancate che Italo Rondinella ha sistematicamente fotografato e poi raccolto, sottratto all’oblio e consegnato alla memoria collettiva. È la mostra “Ultima spiaggia. Odissee e naufragi dei migranti nel Mediterraneo orientale”, visitabile fino al 7 febbraio al Museo San Domenico di Imola. Fotografie, suoni e frammenti di vita vera che accendono un faro sul fenomeno migratorio con la prospettiva degli oggetti abbandonati o depositati dal mare lungo il litorale turco a seguito dei numerosi naufragi. Rondinella dal 2013 vive in Turchia e documenta il fenomeno migratorio della “rotta orientale”, cioè quella che dalle coste turche conduce i migranti, provenienti soprattutto da Siria, Afghanistan e Iraq, verso Grecia, Cipro e Bulgaria. Una rotta che tra il 2015 e il 2016 ha conosciuto il suo momento di massimo afflusso con quattrocentomila afgani e duecentomila iracheni. La Mostra è organizzata da Imola Musei in collaborazione con l’Associazione Segni del Moderno e la Galleria d’arte Bottega Gollini di Imola con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, e il Patrocinio della Regione Emilia Romagna e di Medici senza frontiere.
Orari di apertura: venerdì 15-19; sabato e domenica 10-13, 15-19.
red.c.
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Nella foto l’inaugurazione ieri mattina con l’autore Italo Rondinella
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