#MOTORI&DINTORNI – Danilo Mondini e l’Alpe Adria
Quanta gente di Imola e dintorni gareggia ancora (in moto)? Diciamo che l’architrave organizzativa di questo sport non aiuta molto a fare statistiche, e poi negli anni alcuni club sono scomparsi, si sono uniti o hanno dovuto alzare bandiera bianca. In tutti i modi, qualche appassionato rimane e bisogna dare atto dell’impegno e del sacrificio. Poi, non dimentichiamocelo mai, l’Italia è al super top del motociclismo, ma gli unici che non capiscono sono quelli che aspettano la Formula Uno a nord del Santerno nella loro Fortezza Bastiani.
E questo supertop raggiunto si è purtroppo trasformato in una esasperazione agonistica anche nelle classi, diciamo così, amatoriali: vedere solo una gara di Coppa Italia ti fa venire i brividi per il livello, non tanto agonistico quanto tecnico e di spesa, per non farsi passare sopra. Una premessa forse lunga, ma doverosa per applaudire, nel suo piccolo, Danilo Mondini, che ha deciso di varcare i confini e partecipare al campionato Alpe Adria. Le competizioni Alpe Adria, in tantissime specialità sportive, sono sempre state un momento importante in quanto richiamano atleti del Centro Europa come austriaci, le varie sfumature della disciolta Jugoslavia (Croazia, Slovenia, ecc.), Paesi Balcanici ed altre nazioni limitrofe come Rep. Ceca, Slovacchia, Polonia o Grecia.
Le moto in questo contesto si sono sempre trovate bene e l’Alpe Adria International Motorcycle Championship continua il suo bel percorso, come quello di Danilo che alla fine dei giochi del 2026 è risultato terzo tra i piloti italiani dopo un campionato che si è sviluppato tra Rijeka (Croazia), Pannonia Ring (Ungheria), Brno, Cremona, Slovakia Ring e A1 Park (Bulgaria).
Al di là dei risultati, è sicuramente un modo di correre ancora molto diverso, con un agonismo respirabile che ricorda un po’ i mitici tempi dei campionati continentali, non omologati agli standard Dorna. E Mondini, tesserato al Motoclub I Laidi, è riuscito a imbastire tutto questo grazie all’immancabile aiuto del suo gruppo di amici e a qualche supporto economico. Non è stato sicuramente tutto rose e fiori, ma l’aria buona che si respira nelle gare mitteleuropee, per usare un termine politichese, dovrebbe varcare di più le Alpi Orientali, per un motivo o più motivi molto semplici: le moto non vivono solo di cronometro, centraline, mescole supersoft o bilanciamenti dei tempi, ma ancora di tanta passione e voglia di stare assieme. Per favore, Italia, torna così.
(nelle cuffie “The Final Countdown”, Europe, 1986)
Massimiliano Regazzi
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