Posts by tag: archeologia

Cultura e Spettacoli 1 Aprile 2021

Nuovo museo archeologico a Imola, il sogno esce dal cassetto per avverarsi

Dopo Pasqua il Museo di San Domenico di Imola chiuderà per un anno. Ovviamente il museo è già chiuso secondo quanto stabilito dalle misure di contenimento e contrasto della pandemia, ma a partire dal 5 aprile la motivazione della chiusura sarà un’altra: l’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo museo archeologico, un importante cantiere nel cuore della città che durerà un intero anno.

Quello del museo archeologico è un sogno nel cassetto per Imola fin da quando, trentasei anni fa, ha chiuso i battenti il precedente museo archeologico che aveva sede nei sotterranei del complesso di San Francesco, sotto l’attuale biblioteca comunale. «Era il 1985 quando veniva dismesso il museo archeologico imolese, io e il sindaco non eravamo ancora nati – scherza l’assessore alle Attività culturali, Giacomo Gambi -. Negli anni hanno continuato ad affiorare numerosi reperti archeologici grazie a scavi fortuiti e mirati; queste testimonianze, insieme a quelle conservate nei serbatoi invisibili di ricchezza che sono i depositi archeologici, meritano un luogo: un museo». (mi.mo.)

Approfondimenti e dettagli su «sabato sera» dell’1 aprile.

Nella foto: nel primo chiostro del museo, da sinistra Andrea Dal Fiume, Rodolfo Ortolani, Marco Panieri, Claudia Pedrini, Valentina Manzelli e Giacomo Gambi

Nuovo museo archeologico a Imola, il sogno esce dal cassetto per avverarsi
Cronaca 10 Febbraio 2021

Alle scuole Sassatelli di Castello un deposito di reperti archeologici

Il passato di Castel San Pietro torna in città, grazie alla convenzione firmata da Amministrazione comunale e Soprintendenza di archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia. A partire da quest’anno, infatti, nascerà alle scuole elementari Sassatelli di via Machiavelli un deposito archeologico gestito dalla Soprintendenza, nel quale troveranno posto i reperti di varie epoche rinvenuti durante le molte campagne di scavi nel territorio castellano e oggi conservati in vari depositi in maniera non razionale.

Non solo. Oltre alla conservazione, la convenzione prevede da parte della Soprintendenza la catalogazione e lo studio dei reperti. «Si tratta del primo passo per capire finalmente di che reperti si tratta e da che epoche provengono – spiega l’assessore alla Cultura, Fabrizio Dondi –. A partire dalle prime campagne di scavo negli anni Ottanta, l’interesse del nostro territorio per l’archeologia è sempre stato alto e ciò ha prodotto una notevole mole di reperti dalle epoche neolitica, romana e medievale, di cui però sappiamo poco. Grazie a questa convenzione, che arriva al termine di un lungo percorso, sarà finalmente possibile mettere ordine a tutto questo materiale conservato da tempo e portare a evidenza il lavoro svolto negli anni sul territorio dalla Soprintendenza stessa e dal Gruppo per la valorizzazione dei beni culturali e ambientali della valle del Sillaro». (mi.mo.)

Approfondimenti su «sabato sera» del 4 febbraio.

Nella foto: piatto medioevale in terracotta che verrà collocato nel deposito alle Sassatelli e l’assessore Dondi

Alle scuole Sassatelli di Castello un deposito di reperti archeologici
Cultura e Spettacoli 1 Febbraio 2021

Convenzione tra il Comune di Imola e la Soprintendenza Archeologica per il deposito ai Musei Civici

A Imola da tempo sono venuti alla luce numerosissime testimonianze dall’epoca preistorica a quella post-medievale grazie a rinvenimenti fortuiti o alla raccolte dei reperti che affioravano in superficie, nonché a veri e propri scavi programmati. Questi materiali, tutti di proprietà statale secondo il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, sono stati ricoverati negli anni nei depositi dei Musei Civici imolesi facendo di questi luoghi degli enormi serbatoi di ricchezze e potenzialità culturali.

Nei giorni scorsi con la firma congiunta di una convenzione, tra il Comune di Imola e la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara è stato formalizzato l’affidamento in deposito di tutti questi reperti al Comune di Imola. E’ la prima volta che viene firmata una simile convenzione, che ha la durata di 15 anni, rinnovabile per un’identica durata. Nel documento si definisce la gestione del deposito collocato all’interno del complesso di Sante Zennaro elencando le specifiche attribuzioni e competenze per la conservazione e tutela. Il deposito in funzione dal 2003, occupa una superficie di 800 mq ed in varie occasioni è stato aperto al pubblico per visite guidate e laboratori.

«Imola ha sempre avuto una solida tradizione di studi, attenzione e valorizzazione per il proprio patrimonio archeologico, con i materiali ritrovati in loco che, pur essendo patrimonio dello Stato, grazie anche a questa tradizione non sono stati conservati nei depositi centralizzati della Soprintendenza, ma in quelli dei musei civici imolesi – ha commentato Giacomo Gambi, assessore alla Cultura -. Oggi, con la firma di questa convenzione, viene messa in luce e formalizzata questa prassi consolidata da lungo tempo e si creano tutte le premesse per poter lavorare ancora meglio per valorizzare il patrimonio archeologico dei Musei Civici imolesi. Questo avviene proprio nell’anno in cui partiranno i lavori per creare il Museo archeologico nell’ex convento di San Domenico, che renderà necessaria la temporanea chiusura del museo di San Domenico, al fine di realizzare i suddetti lavori». (da.be.)

Foto concessa dal Comune di Imola

   

Convenzione tra il Comune di Imola e la Soprintendenza Archeologica per il deposito ai Musei Civici
Cultura e Spettacoli 18 Gennaio 2021

A Varignana durante i lavori per il frantoio emergono vasca e fornace romana

Tra i progetti di Agrivar, l’azienda agricola di proprietà di Palazzo di Varignana (a sua volta controllata dal colosso dei servizi informativi bancari Crif), c’è anche l’avvio del frantoio in via Villalunga a San Nicolò di Varignana, nei pressi della via Emilia, a servizio degli oltre 100 mila olivi che l’azienda coltiva in 150 ettari sulle colline di Varignana. L’obiettivo di realizzare un proprio frantoio, però, è stato rinviato a ottobre del 2022 per il ritrovamento occasionale, durante i lavori di scavo per la sua costruzione, di importanti reperti archeologici. «A settembre del 2019 – racconta Chiara Del Vecchio, alla direzione delle Risorse umane di Palazzo di Varignana e del coordinamento generale di Agrivar –, la scavatrice ha incontrato qualcosa che ci è sembrato da subito di notevole importanza sotto l’aspetto archeologico». 

La ditta archeologica incaricata, sotto la direzione scientifica dei funzionari competenti per territorio della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, ha potuto, quindi, intercettare e scavare stratigraficamente diverse strutture ed evidenze, riconducibili ad uno o più complessi rustici produttivi di età romana. «Tra le scoperte più rilevanti – segnalano dalla Soprintendenza –, un tratto di strada glareata, ovvero con il manto stradale in ciottoli e ghiaia battuti, alcune strutture murarie in fondazione e riferibili a diversi edifici, i resti di una fornace, una vasca rettangolare ben conservata e correlata, in alcune fasi, alla produzione del vino, numerose opere di canalizzazione e almeno un pozzo. Nonostante la conservazione di questi resti risulti notevolmente compromessa dalle lavorazioni agricole protrattesi nel tempo in quest’area, resta ancora ben leggibile l’organizzazione di spazi produttivi attrezzati con strutture dedicate a diverse e specifiche attività». (a.g.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 14 gennaio.

Nella foto: la vasca venuta alla luce durante gli scavi

A Varignana durante i lavori per il frantoio emergono vasca e fornace romana
Cultura e Spettacoli 9 Dicembre 2020

A distanza di 35 anni Imola avrà di nuovo il museo archeologico

Se ne parla da anni, è nei progetti della città da ancora più tempo, ma un passo alla volta il museo archeologico imolese sta concretamente prendendo forma. È presto detto: il prossimo anno vedrà il via il cantiere del primo lotto di realizzazione del museo (il bando è già pubblicato), quello che prevede di restaurare il chiostro rinascimentale del 1480 e di rendere visibile e visitabile la domus romana del primo secolo dopo Cristo, grazie a un fondo europeo assegnato nel 2016. «Si è trattato e si tratterà ancora di un percorso lungo e complesso, tra iter amministrativo, reperimento di fondi, progettazione e realizzazione, per questo è necessario procedere per step – contestualizza Claudia Pedrini, direttrice dei Musei civici -; ma alla fine del percorso Imola avrà di nuovo il Museo archeologico che manca da oltre trentacinque anni, dopo la chiusura nel 1985 dell’allora museo ospitato nei sotterranei del complesso di San Francesco (sotto l’attuale biblioteca comunale) aperto nel 1965».

Attualmente i Musei civici, nell’ex convento dei santi Nicolò e Domenico di origine duecentesca, comprendono le Collezioni d’arte della cit- tà, dal 2011 (ma la Pinacoteca era già aperta dal 1988), e il Museo di storia naturale già Scarabelli, dal 2013. Il nuovo Museo archeologico completerà di fatto l’offerta imolese, rendendo visibili i numerosi reperti rinvenuti in anni di scavi in città e nei dintorni, oggi custoditi nei depositi o temporaneamente «prestati» per mostre esterne. Si tratta, secondo Pedrini, di reperti «di qualità e importanza» provenienti da epoche diverse dalla preistoria al Medioevo.

Il cantiere, di cui è responsabile l’architetto Andrea Dal Fiume di Area Blu e al via il prossimo anno, segue il progetto realizzato dall’architetto Paolo Zermani con cui Imola ha avuto accesso a un finanziamento da 600 mila euro destinato a «progetti di qualificazione dei beni ambientali e culturali» dell’Asse 5 Por-Fesr 2014-2020, un finanziamento europeo assegnato tramite la Regione che, all’interno del medesimo pacchetto ha destinato fondi anche a Castel San Pietro Terme per la riqualificazione dell’Arena comunale. Al finanziamento comunitario Imola ha aggiunto un cofinanziamento all’opera di 940 mila euro (per un totale di 1 milione 540 mila euro). (mi.mo.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 3 dicembre.

Nella foto: lo stato attuale del primo chiostro di San Domenico

A distanza di 35 anni Imola avrà di nuovo il museo archeologico
Cultura e Spettacoli 16 Aprile 2020

Rinviato il convegno scientifico legato alle celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Scarabelli

E” rinviato a data da destinarsi il convegno scientifico «Bicentenario Scarabelliano 1820-2020», organizzato dal Comitato promotore per le celebrazioni dei 200 anni dalla nascita del geologo, archeologo, statista liberale e filantropo Giuseppe Scarabelli. Ad annunciarlo è Paolo Casadio Pirazzoli, presidente del Comitato promotore, che ufficializza una decisione a dire la verità scontata, alla luce del fatto che il convegno si sarebbe dovuto svolgere nelle giornate dal 23 al 25 aprile prossimi, vale a dire nel pieno delle misure restrittive legate alla pandemia Covid-19, prorogate dal Governo Conte fino al 3 maggio compreso.

Il convegno scientifico aveva in programma il riconoscimento internazionale a Imola della prima scuola italiana di archeologia preistorica, costituita nel 1850. La scuola imolese fu addirittura tra le prime in Europa: già nel 1850, infatti, Giuseppe Scarabelli illustrava per la prima volta scientificamente le armi antiche di pietra dura, sia paleolitiche sia neolitiche, da lui raccolte sui colli dell”imolese. Nel corso dell”appuntamento imolese, che fa parte del programma di celebrazioni del bicentenario, si sarebbe dovuta tenere anche la presentazione della Carta delle variazioni geologiche della pianura tra Imola e Ravenna sulla zona a valle di Imola, che completa lo studio scientifico fatto da Scarabelli su quella a monte, del bacino imbrifero del fiume Santerno. Un programma dunque ambizioso, che per ora dovrà aspettare tempi migliori. (r.cr.)

Nella foto il ritratto di Giuseppe Scarabelli (Archivio privato in uso all”Archivio fotografico Musei civici di Imola)

Rinviato il convegno scientifico legato alle celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Scarabelli
Cronaca 2 Marzo 2020

Archeologia, i nostri antenati imolesi (quasi) etruschi

Alle radici dell’albero genealogico degli imolesi ci sono anche antenati (quasi) etruschi. Si tratta delle popolazioni dette «villanoviane», che vivevano nella nostra zona tra l’VIII e il VII secolo avanti Cristo, durante quella che gli storici chiamano «prima età del ferro».

L’aggettivo deriva da Villanova di Castenaso, dove nel 1853 il conte archeologo bolognese Giovanni Gozzadini scoprì e identificò le tracce della fase più antica della civiltà etrusca, sviluppatasi a partire dal I millennio avanti Cristo, sino allora sconosciuta in Italia, e che lo stesso Gozzadini volle associare al nome del luogo della scoperta. I nostri lontani progenitori vivevano in villaggi isolati, le cui tracce sono emerse, ad esempio, nel bolognese, ma anche a Verucchio in Romagna, e più vicino a noi, a Castel San Pietro, nella cava di Orto Granara, dove sul finire degli anni ’90 sono stati portati alla luce un villaggio e una necropoli, così come a Borgo Tossignano, dove nel 1956 sono state recuperate due tombe ancora integre nel podere Belgrado.

E a Imola. Qui nel 1977, nello scavo di Montericco per la realizzazione dell’ospedale nuovo, sono state scoperte otto tombe villanoviane, accanto a un insediamento umbro di epoca successiva. Nella frazione di Fabbrica, invece, già nel 1894 era stato rinvenuto un gruppo di oggetti in bronzo risalenti al periodo villanoviano (una porzione di falcetto, fram- menti di asce e una cuspide di lancia), forse messi da parte per essere rifusi in un secondo tempo. (lo.mi.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 27 febbraio.

Nella foto: a sinistra il Museo della civiltà villanoviana a Villanova di Castenaso, con la ricostruzione di una tipica capanna

Archeologia, i nostri antenati imolesi (quasi) etruschi
Cronaca 29 Febbraio 2020

Archeologia, sotto la sede della Coop. trasporti Imola un villaggio di capanne e una necropoli

Là dove oggi ci sono la sede e il parcheggio della Cti, in via Ca’ di Guzzo, nel 1999 è stato scoperto un villaggio villanoviano. In origine comprendeva capanne circolari, che in un secondo tempo hanno lasciato il posto a un grande edificio porticato a forma di elle, segno di un progressivo arricchimento dell’abitato. E’ stata inoltre trovata una necropoli a nord e a ovest del sito, composta da dieci tombe (quattro femminili e sei maschili), la maggior parte con ricchi corredi all’interno, a indicare un certo livello di agiatezza delle persone ivi sepolte. Si trattava di casse di legno, all’interno delle quali erano presenti l’urna con le ceneri derivanti dalla cremazione del corpo e numerosi oggetti: vasellame, oggetti di ornamento personale, armi o utensili.

La tomba numero 4, in particolare, è stata attribuita a un uomo per la presenza di una lancia, di uno scudo miniaturizzato, un rasoio e spilloni. Il rito funebre villanoviano prevedeva an- che l’aggiunta nella cassa di legno contenente le ceneri di tazze, coppe e boccali per le bevande, così come di piatti contenenti cibi. A differenza delle altre tombe, però, qui mancavano le ceneri, cosa che ha fatto supporre agli archeologi una morte in battaglia lontano dal luogo di origine o un particolare rito funebre, legato a una distinzione di ruolo o di rango.

Secondo gli studiosi, il nucleo di Pontesanto si inserisce in un più ampio panorama di numerosi villaggi agricoli documentati, tra l’VIII e il VII secolo avanti Cristo, in un’area irregolare compresa tra Carpi, Rubiera e Imola. «La ricchezza delle tombe imolesi – aggiunge la Mazzini – testimonia la presenza in loco di una aristocrazia, con un elevato potenziale economico e una autorità politico-militare sul territorio da questa controllato».

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 27 febbraio.

Nella foto: reperti villanoviani in mostra al museo di San Domenico a Imola

L’articolo completo su «sabato sera» del 27 febbraio.

Nella foto:

Archeologia, sotto la sede della Coop. trasporti Imola un villaggio di capanne e una necropoli
Cronaca 6 Febbraio 2020

Tracce di epoca romana ritrovate a Imola durante gli scavi per i due parcheggi da realizzare accanto a casa Alzheimer

Gli scavi per la realizzazione di due nuovi parcheggi accanto a Casa Alzheimer a Imola hanno portato alla luce, nei giorni scorsi, tracce di epoca romana. Il cantiere è stato quindi sospeso per dare modo agli archeologi di effettuare i rilievi di prassi su quelli che potrebbero essere i resti di una strada. Che il complesso Osservanza sia collocato su un sito di rilevanza archeologica è noto da tempo. Nel corso degli anni, infatti, si sono susseguiti numerosi ritrovamenti. Già nel 2007 era emersa una strada romana, non distante da una necropoli rinvenuta nei pressi del teatro di via Venturini.

Pochi anni dopo, nell’area dell’ex chiesa ottagonale sono venuti alla luce un pozzo e una fornace del XVII secolo. A questi si sono aggiunti i resti di un lazzaretto risalente al 1630, con le spoglie delle vittime della peste nera di manzoniana memoria. Più in profondità, sempre nel 2007 è stata ritrovata una tomba villanoviana dell’VIII-IX secolo avanti Cristo. Nel 2016, infine, gli ultimi lavori di riqualificazione del parco hanno portato alla luce, a circa 60 centimetri di profondità tra il padiglione 13 e il teatro, 74 tombe appartenenti a una necropoli di epoca tardoantica (III-VI secolo dopo Cristo). (lo.mi.)

Tracce di epoca romana ritrovate a Imola durante gli scavi per i due parcheggi da realizzare accanto a casa Alzheimer
Cultura e Spettacoli 24 Gennaio 2020

La missione archeologica italiana di inizio Novecento a Eliopoli nella prima conferenza di primavera del Cise

La prima conferenza di primavera organizzata dal Cise di Imola avrà luogo venerdì 24 gennaio alle ore 18, presso l’auditorium Aldo Villa del museo di San Domenico, quando Federica Ugliano, assegnista di ricerca presso l’Università di Pisa e research fellow presso il museo Egizio di Torino, proporrà una conferenza dal titolo Scavare un museo: «Eliopoli e la missione archeologica italiana» (1903-1906). Federica Ugliano ha conseguito un dottorato di ricerca in studi umanistici (Scienze dei beni culturali) presso l’Università degli Studi di Trento, con una tesi dedicata allo studio della collezione predinastica del museo Egizio di Torino, che ha preso in particolare considerazione gli elementi legati all’ornamentazione personale e alla costruzione di identità nell’Egitto predinastico.

Ha collaborato al riallestimento della collezione torinese, di cui ha curato la sezione predinastica. Ha partecipato a diversi scavi in Italia e ha lavorato in Egitto come membro della missione archeologica italiana presso il tempio di Milioni di Anni di Amenhotep II, Tebe Ovest, Luxor (centro di egittologia Francesco Ballerini,2007- 2011) e della missione della New York University presso il sito di Abido (Institute of Fine Arts, 2013). Tra i suoi interessi rientrano la cultura materiale e l’evoluzione sociale nel periodo predinastico, la storia della ricerca archeologica agli inizi del XX secolo e lo studio degli archivi egittologici. Il suo progetto di ricerca attuale riguarda la ricontestualizzazione del materiale predinastico proveniente dagli scavi di Ernesto Schiaparelli a Eliopoli, conservato presso il museo Egizio di Torino. (r.c.)

Nella foto Federica Ugliano

La missione archeologica italiana di inizio Novecento a Eliopoli nella prima conferenza di primavera del Cise

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