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Cronaca 22 Settembre 2019

Cene stellate per lo chef del San Domenico Max Mascia al Gp di F1 di Singapore

C”è anche lo chef stellato Max Mascia del San Domenico al Gran Premio di F1 di Singapore che scatterà, alle ore 14.10 (orario italiano), con la Ferrari di Leclerc in pole position. Mascia rimarrà fino a domani, lunedì 23, e in questi giorni ha preparato cene per tanti personaggi famosi che, da ogni parte del mondo, sono arrivati in questo angolo di Oriente per vedere da vicino i bolidi a quattro ruote sfrecciare in uno dei circuiti più suggestivi al mondo dove la gara si svolge in notturna.

La brigata del San Domenico cucina nella Lounge principale del circuito assieme al 2 stelle gapponese Takagi Kazuo da Kyoto e al portoghese Tiago Bonito del Ristorante Largo do Paco, una stella Michelin. I tre chef stellati cucinano ogni giorno per 2500/3000 persone, tra sportivi, vip, giornalisti, grandi gourmet e appassionati di sport. «Proponiamo la nostra cucina per un pubblico internazionale – commenta Mascia, cercando di portare Imola, l’Emilia Romagna e l’talia in giro per il mondo.Siamo ambasciatori delle nostre tradizioni e del nostro territorio in una delle piazze più stimolanti e interessanti del mondo».

Impossibile non rivolgere un pensiero all”autodromo di Imola. «Essere parte di un gran premio per un imolese è un’emozione particolare – prosegue -. Il suono dei motori delle Formula 1 sono nel mio sangue e nei miei ricordi di bambino e di ragazzo. Rappresentare Imola durante un gran Premio è sicurante un’emozione particolare. Non c’è bisogno di dire che il tifo sarà per la Rossa e nel mio caso per la rivelazione del mondiale Leclerc. La speranza è quella di riavere in riva al Santerno un evento così importante e prestigioso. L’autodromo è una risorsa per tutta la nostra città e deve vivere il più possibile». (d.b.)

Nella foto: lo chef stellato Max Mascia del San Domenico al Gp di Singapore

Cene stellate per lo chef del San Domenico Max Mascia al Gp di F1 di Singapore
Cronaca 26 Dicembre 2018

Massimiliano Mascia e il libro in cui racconta se stesso, il San Domenico, la sua idea di cucina

«Il San Domenico è la mia casa, mi ha coccolato e fatto innamorare fin da quando ero bambino, quando ancor prima di entrare, già dai giardini sentivo il profumo del pane che stava per essere sfornato»: così Massimiliano Mascia scrive nelle prime righe del libro «Massimiliano Mascia, il San Domenico di Imola. Piatti e sogni di un cuoco tra le stelle», edito da Minerva per la collana Ritratti di Gusto.  Un libro in cui lo chef del ristorante stellato imolese (due stelle Michelin) vuole raccontare, attraverso le sue ricette, la sua «idea di cucina che cerca di rispettare la materia prima, il territorio, le stagioni, i sapori e i colori senza alterarli ma, al contrario, esaltandoli grazie alla semplicità».

Presentato recentemente con un evento a palazzo Sersanti, il libro è diviso in quattro menù rigorosamente stagionali in cui si trovano le ricette cult del San Domenico, eredità dello zio Valentino Marcattilii, ma anche piatti nuovi e freschi che testimoniano il recupero della tradizione e la necessità di innovare. Ad intervallare le ricette ci sono souvenir e suggestioni per scoprire la cucina del San Domenico, come l’importanza della materia prima, attorno cui tutto ruota, fino alla ricerca della perfezione per garantire qualità a 360 gradi.

Lo chef condivide con i lettori i suoi consigli su come sfruttare al meglio ogni stagione e i suoi prodotti: l’inverno ad esempio è caratterizzato da ortaggi e frutti che sfidano il gelo, la primavera è invece definita «stagione perfetta» perché regala non solo il meglio della terra, ma testimonia anche la rinascita entusiasta della natura.

Tra le ricette, Massimiliano Mascia racconta il suo percorso, dalla scuola alberghiera alle diverse esperienze all’estero, con aneddoti di vita ed esperienza, ricordi, sogni e visioni: le prime volte al ristorante e la precisione ereditata dagli zii, la voglia di dialogare con il suo pubblico attraverso il meglio della tradizione regionale. Non solo l’abilità per una buona cucina, ma anche lo «sbuzzo», sintesi tutta romagnola di fantasia, estro, tecnica, intuito e manualità.

Il servizio completo è su «sabato sera» del 20 dicembre

Nella foto di Nikoboi: da sinistra Valentino Marcattilii, il giornalista Mauro Bassini, Max Mascia ed Elisa Azzimondi, direttrice della collana Ritratti di Gusto delle Edizioni Minerva

Massimiliano Mascia e il libro in cui racconta se stesso, il San Domenico, la sua idea di cucina
Cronaca 19 Dicembre 2018

Compleanno speciale per Alberto Tomba al San Domenico di Imola

Alberto Tomba, per molti, è stato lo sportivo italiano più forte di sempre. Di sicuro c”è che l”ex campione originario di Castel de” Britti ha letteralmente catalizzato la scena dello sci alpino negli anni ottanta e novanta, con cinquanta vittorie complessive in Coppa del Mondo, otto Coppe di specialità, due ori olimpici in slalom gigante più uno in slalom speciale e altri due ori, in slalom gigante e in slalom speciale, ai mondiali.

Un personaggio, comunque, a dir poco esuberante sia in pista che fuori. Oggi, mercoledì 19 dicembre, «Tomba la Bomba», soprannome datogli quando era ancora in attività, spegne 52 candeline e ieri sera è venuto a Imola per regalarsi un compleanno speciale al San Domenico. Lo chef del ristorante stellato Max Mascia ha così commentato la serata sulla sua pagina facebook «Per me, che amo la neve e la montagna, il più grande sportivo italiano di sempre. Tanti Auguri Alberto». (d.b.)

Nella foto (dalla pagina facebook di Max Mascia): lo chef del San Domenico insieme ad Alberto Tomba

Compleanno speciale per Alberto Tomba al San Domenico di Imola
Cronaca 17 Novembre 2018

Anche per il 2019 confermate le due stelle Michelin al San Domenico di Imola

Il San Domenico di Imola è da molti anni sinonimo di tradizione, memoria, ricerca e inventiva. Tutte qualità riconosciute anche dalla prestigiosa e temuta Guida Michelin che ieri a Parma, durante la 64^edizione, ha confermato le due stelle anche nel 2019 per il ristorante imolese diretto egregiamente dagli chef Valentino Marcattilii e Max Mascia. 

In Emilia Romagna solo l”Osteria Francescana di Massimo Bottura a Modena può contare una stella in più (in totale in Italia sono dieci i ristoranti che ne possono vantare appunto tre), a testimonianza di come il San Domenico sia un”eccellenza nazionale ed internazionale, in grado di tenere alto il nome di Imola ogni giorno in giro per il mondo.

Nella foto (dalla pagina facebook del San Domenico): da sinistra, Valentino Marcattilii e Massimiliano «Max» Mascia

Anche per il 2019 confermate le due stelle Michelin al San Domenico di Imola
Cronaca 2 Ottobre 2018

Intervista a Francesco Cioria, il sommelier e manager che gestisce i vini del San Domenico

A trent’anni Francesco Cioria ha già alle spalle una carriera di successo. Originario di Vallata (Avellino), paese irpino di nemmeno 3 mila abitanti, dopo il diploma all’Istituto alberghiero di Vieste ha inanellato esperienze in Italia e all’estero. Tra il 2011 e il 2012 è per la prima volta al San Domenico. «Avevo sempre sentito parlare del San Domenico – spiega – e decisi di mandare il curriculum. Sono stato io a propormi. Ho fatto un tirocinio e poi sono stato assunto come cameriere». Nello stesso periodo completa il percorso per diventare sommelier Ais. «Fino a 16 anni non bevevo vino – così racconta come è nata la sua passione -. La passione è nata dopo, durante gli anni all’Istituto alberghiero. Mi sono reso conto che esisteva anche del vino buono. Con i soldi guadagnati lavorando in pizzeria nei weekend ho cominciato a comprare bottiglie da 20-30 euro, a leggere riviste di settore, ad assaggiare, a parlare con i produttori. E’ stato un susseguirsi».

Da appassionato, il primo impatto con la cantina del San Domenico se lo ricorda bene. «Mi misi le mani nei capelli – dice sorridendo -. Davanti a tanta maestosità sono rimasto shoccato per una ventina di minuti, non avevo mai visto niente del genere…». Alla fine del 2012 riparte per l’Australia. «E” un paese bellissimo. Ma per la ristorazione è ancora un po’ “primitivo” rispetto ad altri Paesi. Anche nei ristoranti importanti, in menu non manca l’hamburger…». Alla fine del 2014, ritorna al San Domenico. Questa volta da cliente. «Ero a cena per salutare gli ex colleghi. Tra una chiacchiera e l’altra, è arrivata la proposta di occuparmi della gestione della cantina. Non me lo aspettavo. La mattina dopo ero lì per firmare il contratto». Per Cioria comincia una nuova avventura, in un ruolo mai ricoperto prima. «Ho impiegato mesi per prendere conoscenza di tutto il patrimonio enologico. Ho catalogato bottiglia per bottiglia. E nel tempo sono arrivato ad assaggiare il 90 per cento di quello che abbiamo».

E i riconoscimenti non tardano ad arrivare. Nel 2016 viene nominato «Miglior sommelier d’Italia» nell’ambito del Best Italian wine awards, mentre quest’anno si è aggiudicato il premio speciale Dire fare sognare, promosso da Partesa (gruppo Heineken Italia). Il 5 ottobre invece riceverà a Parma il titolo di «Ambasciatore dello champagne», assegnato dal Comité Champagne allo scopo di mettere in luce le professionalità in grado di meglio far conoscere e apprezzare questo tipo di vini. Sotto al San Domenico c’è un tempio consacrato al dio Bacco. Antiche stanze in mattoni a vista e volte a botte, che custodiscono un patrimonio enologico unico nel suo genere, esclusivo tanto quanto il famoso ristorante stellato a cui appartiene. Da quattro anni il «custode del tempio» è il giovane sommelier Francesco Cioria. E’ lui a raccontarci l’importanza di questo luogo.

Quali sono le peculiarità della cantina che gestisce?

«Il San Domenico esiste dal 1970. Ha quindi alle spalle quasi 50 anni di storie, collezioni e acquisti. Abbiamo un totale di circa 12 mila bottiglie e 1.800 etichette. Contando anche i distillati, il numero sale a più di 2 mila etichette. In Emilia Romagna non credo ci siano altre cantine come questa e in Italia ce ne sono poche. Oggi solo i ristoranti storici possono permettersi di averne una simile. Per i ristoranti più recenti immobilizzare un certo capitale da destinare al vino è più complicato».

A proposito di capitale, è possibile quantificarne il valore?

«E’ difficile fare una stima effettiva. Spesso sono bottiglie acquistate diversi decenni fa, a un prezzo che ad oggi non è più lo stesso. Il 35 per cento della nostra collezione è costituita da pezzi che hanno più di vent’anni». 

lo.mi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 27 settembre.

Nella foto; Francesco Cioria, sommelier e responsabile della cantina del «Ssan Domenico».

Intervista a Francesco Cioria, il sommelier e manager che gestisce i vini del San Domenico
Cronaca 13 Settembre 2018

Poker azzurro al San Domenico: un sabato con i calciatori Zaza, Pellegrini, Belotti e Immobile

Tra Bologna e Lisbona, una «capatina» in via Cavour. Sabato 8 settembre quattro giocatori della Nazionale Italiana di calcio sono venuti a Imola per una cena al ristorante San Domenico: stiamo parlando del centrocampista Lorenzo Pellegrini e degli attaccanti Andrea Belotti, Ciro Immobile e Simone Zaza.

Purtroppo, nemmeno le deliziose portate di Valentino Marcattilii e del suo staff hanno portato fortuna agli azzurri: i tre bomber sono rimasti a secco anche lunedì scorso allo stadio Da Luz, dove il Portogallo si è imposto per 1-0 nella sfida valida per la Nations League. «Ci hanno informato del loro arrivo nel tardo pomeriggio di sabato – racconta lo chef Max Mascia -, non appena il c.t. Roberto Mancini ha concesso a tutti gli azzurri la serata libera. Siamo stati contattati da Marco Di Vaio del Bologna Fc 1909 che viene spesso a mangiare da noi, mentre per loro era la prima volta in assoluto. Hanno fatto fare il menù a noi, ovviamente non troppo lungo, ma che comprendesse l”uovo in Raviolo».

r.s.

Nella foto: da sinistra Simone Zaza, Lorenzo Pellegrini, lo chef Max Mascia, Andrea Belotti, Ciro Immobile e lo chef Valentino Marcattilii

Poker azzurro al San Domenico: un sabato con i calciatori Zaza, Pellegrini, Belotti e Immobile
Cultura e Spettacoli 24 Agosto 2018

Max Mascia, chef del ristorante San Domenico di Imola, tra ricordi, idee e nuovi progetti

Durante la chiacchierata utilizza sempre il termine cuoco e mai chef che invece potrebbe utilizzare a ragion veduta in quanto, secondo il significato comune, quest”ultimo comprende anche una più ampia responsabilità di gestione, elaborazione e organizzazione: l”uso del termine cuoco, però, è a livello emotivo molto più bello, ha il sapore di casa e delle cose belle di una volta, della semplicità e della concretezza, della concentrazione e del calore, di quell”attenzione tutta «familiare» che ti fa pensare alle nonne e a quei piatti che da adulto evochi in un istante come piccolo eden del sapore. Ed è significativo, quindi, della filosofia di Massimiliano Mascia, cuoco (chef) del ristorante San Domenico di Imola: semplicità, tradizione, cura, attenzione alle piccole cose così come a quelle grandi, legami. Proprio i legami sono una parte importante della storia del trentacinquenne imolese così come del ristorante stellato: legami con la tradizione (il San Domenico venne fondato da Gianluigi Morini nel 1970 avendo in mente l”attenzione alla cura e all”idea della «cucina di casa»), legami di famiglia (Max è il nipote di Valentino Marcattilii, executive chef del San Domenico, da anni anima della cucina di via Sacchi a Imola, e di Natale Marcattilii, maitre che dirige la sala e «coccola» i clienti), legami con il territorio (a Imola il San Domenico è considerato «un”istituzione»), legami con la terra (i prodotti del luogo sono la base di quella che è una cucina fondata sulle materie prime), legami con il futuro (l”innovazione e l”attenzione al nuovo sono fondamentali nella gestione del ristorante).

Ma come nasce un cuoco da due stelle Michelin? «Ho avuto la passione per questo mestiere sin da bambino – racconta Mascia -. Mia mamma è la sorella di Valentino e Natale, per cui sono cresciuto respirando l”aria del San Domenico. Ricordo che a fine anni Ottanta, quando si aprì il San Domenico a New York, Valentino tornava a casa con oggetti-ricordo tipici americani, come una bellissima palla da baseball, che mi avevano fatto venire il mito dell”America! Trent”anni fa fare il cuoco non era così in vista come oggi, ma io avevo già la passione: basta pensare che nella recita del presepe di prima elementare mi ero vestito da cuoco! Poi ho sviluppato quello che era un gioco e un sogno con lo studio e con il lavoro».

Tanto impegno e… tanti chilometri. «Dal ”97, quando avevo 14 anni, ho frequentato la scuola alberghiera a Castel San Pietro, e contemporaneamente andavo al San Domenico nei weekend e nelle vacanze, fino a quando mi sono diplomato nel 2002. Poi ho cominciato a lavorare nel ristorante e nel 2003-2009 sono “andato in giro”. Nel 2003 ho lavorato a New York in un ristorante italiano con una stella Michelin, l”Osteria Fiamma. È stato un lavoro impegnativo, con 250 persone a cena ogni sera. Ho imparato il ritmo, l”organizzazione, l”autonomia. Lì sono nate le mie prime idee, soprattutto per eventi e iniziative, formule che poi abbiamo inserito anche noi prendendovi spunto. Nel 2004 sono stato in Sicilia al Ristorante Mulinazzo, un ristorante di grande tradizione con due stelle Michelin: venivano utilizzate grandi materie prime, di cui la Sicilia è ricchissima, dalla verdura al pesce alla frutta, ma anche alle carni grazie alla tradizione dell”entroterra… Nel 2005 ero a Viareggio al Ristorante Romano, un ristorante di famiglia, con più di 50 anni di storia, un stella, tra i tre o quattro migliori ristoranti di pesce d”Italia. Una cucina semplice con assoluta attenzione alla materia prima, un posto piccolo che mi è servito per capire come funzionava, avendo dimensioni simili al nostro. Nel 2006 ho lavorato da Vissani, grande cucina a due stelle, ed erano gli anni in cui era all”apice. Nel 2007 sono stato in Francia, alla Bastide Saint Antoine (2 stelle), nelle colline che sovrastano Cannes, in Costa Azzurra dove sono fondamentali le erbe, i frutti… per fare questo mestiere bisogna immergersi prima o poi nella loro cultura della ristorazione e soprattutto del servizio. Il servizio, del resto, è ciò che fa la differenza perché le persone vogliono sentirsi coccolate, e su dieci tavoli non ce n”è uno uguale all”altro, perciò il cliente va conosciuto e capito immediatamente, al volo. Infine, nel 2009 ho lavorato a Parigi da Alain Ducasse al Plaza Athenée (3 stelle) , che è come andare a giocare nel Real Madrid. Per il tipo di cucina nostra è il miglior ristorante del mondo: classica con mano francese… a cui poi si fanno le dovute modifiche…».

Quindi il ritorno a casa, sempre «in serie A». «Nel 2010 sono tornato al San Domenico e piano piano sono cresciuto. Mi piace molto stare in cucina, ma amo anche la parte imprenditoriale: dobbiamo lavorare bene sia dal punto di vista culinario che da quello gestionale. Poi i ristoranti vendono anche immagine, e questo significa girare, fare esperienze, aprirsi alle idee, alle novità, sperimentare. Quest”anno, ad esempio, a luglio e agosto al Forte Village resort in Sardegna abbiamo la Terrazza San Domenico: dato che ci sono ospiti che arrivano da tutto il mondo, è un modo importante di far conoscere all”estero la nostra cucina (piadina, tortellini, uovo in raviolo…). La seguiamo direttamente io e Valentino alternandoci, e in cucina ci sono cinque ragazzi che vengono da qui, dalla “sede” imolese».

L”intervista completa a Max Mascia è sul «sabato sera» in edicola da giovedì 23 agosto

Nella foto Massimiliano Mascia

Max Mascia, chef del ristorante San Domenico di Imola, tra ricordi, idee e nuovi progetti
Cronaca 3 Giugno 2018

Il premio speciale «Dire fare sognare» al sommelier del San Domenico Francesco Cioria

Ha assaggiato migliaia di vini in tutto il mondo, da Sidney a Londra, passando per prestigiosi ristoranti d’Italia. E’ persino riduttivo definire sommelier Francesco Cioria, classe 1988, irpino di origine e romagnolo d’adozione. Da quattro anni è il palato per eccellenza del San Domenico, il ristorante di Imola (2 stelle Michelin) celebre per le sue portate e per una carta dei vini che conta 2.400 etichette.

Domani Cioria, già Miglior sommelier d’Italia nel 2016, salirà sul palco del teatro Verdi, a Cesena, per ritirare il premio speciale Dire fare sognare, promosso da Partesa (gruppo Heineken Italia) quale riconoscimento ai protagonisti della cultura del cibo e del vino dell’Emilia Romagna. Il suo nome è stato scelto da Andrea Grignaffini, Elsa Mazzolini e Alessandra Meldolesi, tre delle più qualificate firme del giornalismo enogastronomico. Emblematica la motivazione: «Per la capacità con cui governa una carta dei vini monumentale oltre alla sua impeccabile gestione di sala».

r.c.

Nella foto: il sommelier Francesco Cioria

Il premio speciale «Dire fare sognare» al sommelier del San Domenico Francesco Cioria
Cronaca 8 Aprile 2018

Lo chef del San Domenico Massimiliano Mascia tra i protagonisti dell'evento «Centomani di questa Terra»

Ci sarà anche lo chef del Ristorante San Domenico di Imola Massimiliano Mascia domani, dalle ore 10 alle 19, all’Antica Corte Pallavicina di Polesine Zibello (Parma) per la VII edizione di «Centomani di questa Terra», l’evento annuale dell’Associazione culturale CheftoChef, promosso, appunto, dai migliori chef e produttori della regione Emilia Romagna.

Il tema della kermesse cultural-culinaria sarà «I moderni artigiani fanno scuola per l’anno del Cibo italiano» e, oltre a Mascia, saranno presenti altri otto chef bolognesi. La presentazione avrà come ospite il direttore del Basque Culinary Center, Jose Mari Aizega insieme a tre rappresentanti del mondo della formazione come Max Bergami (Bologna Business School), Luca Govoni (Alma, La Scuola internazionale di Cucina Italiana) e Andrea Fabbri (Università degli Studi di Parma). 

Alla parte espositiva dei produttori soci, con degustazioni dei prodotti di qualità della nostra terra, si affiancheranno anche show cooking, che saranno presentati da Federico Quaranta, conduttore radiofonico e televisivo. Tutti i piatti saranno arricchiti con uno dei prodotti più rappresentativi del made in Italy, ovvero il Parmigiano-Reggiano. «I piatti – spiega il presidente di CheftoChef Massimo Spigaroli – raccontano fatti attuali, valori e sfide per il futuro. L’obiettivo è trasmettere idee e fare scuola, attraverso un evento partecipato dai grandi protagonisti».

d.b.

Nella foto: lo chef Massimiliano Mascia del Ristorante San Domenico

Lo chef del San Domenico Massimiliano Mascia tra i protagonisti dell'evento «Centomani di questa Terra»

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