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Cronaca 8 Gennaio 2020

Studenti dell'Innocenzo da Imola in Bielorussia sui luoghi della Seconda guerra mondiale

Capita che, nel centenario della nascita di Primo Levi, Arena Ricchi, presidente dell’associazione imolese Insieme per un futuro migliore (che da 1997 si occupa dell’accoglienza di minori bielorussi in viaggi di risanamento, di aiuto e sostegno alle popolazioni colpite dal disastro di Chernobyl) e presidente nazionale Avib, si imbatta nell’articolo di un giornale bielorusso nel quale si racconta della permanenza del chimico italiano nella cittadina di Staryje Doroghi, dopo la liberazione dal campo di concentramento.
E’ nato così, grazie all’interesse e al pieno coinvolgimento della scuola secondaria di primo grado a indirizzo musicale “Innocenzo da Imola”, un bando per studenti delle classie seconde e terze, per rendere omaggio alla figura del partigiano torinese e anche a quella di tutti gli internati italiani (ebrei, civili e militari), protagonisti spesso anonimi della Seconda Guerra Mondiale. Nella realizzazione del progetto sono state coinvolte l’Ambasciata italiana a Minsk e l’Ambasciata bielorussa a Roma.

Gli studenti che hanno aderito (22 in totale: 9 della II A; 6 della III A; 1 della II B e 6 della III B) hanno dovuto presentare un elaborato a scelta tra poesia, racconto breve, pagina di diario e lettera, rispettando tre temi: il valore della memoria, il sistema concentrazionario dei lager nazisti, il tema della memoria e il dovere di non dimenticare.
Ha vinto il concorso Aqeel Muhammad con la poesia “Auschwitz nascosta”; seconda piazza per Viola Baldisserri con una poesia sul tema della memoria e il dovere di non dimenticare; terza classificata Lucrezia Gandolfi Colleoni con la poesia “Questo è un posto”; quarta Laura Papageorgiou con una lettera e quinto posto per Fatima Ennissioui con una poesia.
I vincitori del bando parteciperanno il prossimo mese di marzo a un viaggio formativo che li porterà a visitare i luoghi calcati dagli Italiani durante la Seconda Guerra Mondiale; oltre a Staryje Doroghi si visiteranno i 13 km di trincea nella località di Korma, dove i ragazzi avranno modo di conoscere anche i luoghi dai quali provengono i ragazzi ospitati dall’associazione imolese. (r.cr.)

Studenti dell'Innocenzo da Imola in Bielorussia sui luoghi della Seconda guerra mondiale
Cronaca 6 Maggio 2019

La storia di Annunziata Verità, la staffetta partigiana che nel 1944 sopravvisse alla fucilazione

Annunziata Verità nasce il 2 febbraio 1926 quando il fascismo è già saldamente al potere. In famiglia sono in otto: il padre (l’unico in grado di lavorare), madre, un figlio maschio e cinque femmine. La famiglia vive in profonda miseria e spesso frequenta la mensa dei poveri. «In estate – racconta Annunziata – cenavamo con pane e cocomero». Dalla città, Faenza, si trasferiscono a Reda, in campagna, ove il padre lavora (saltuariamente però) come bracciante agricolo.

Nunziatina frequenta la scuola fino alla terza elementare, poi smette, perché allora, a chi abitava in campagna, il Regno d’Italia non concedeva altro, perché si riteneva che l’istruzione non servisse a chi avrebbe lavorato la terra. Così, per aiutare la famiglia, tutti i figli dai 10 anni in su vanno a lavorare. Nunziatina va a servizio nelle case dei benestanti; poi, a 14 anni, va all’Omsa a cucire le calze (ricordate la pubblicità? Calze Omsa, che gambe!). Però ci resta poco perché rifiuta di lavorare 12 ore per una paga da fame. «Ero una ragazza ribelle già allora – ammette -; forse avevo preso dal babbo che aveva idee mazziniane e socialiste e discendeva da don Giovanni Verità: il fratello del nonno di mio babbo era il celebre prete di Modigliana».

Nel 1940 l’Italia entra in guerra. Nunziatina ha appena 14 anni, ma è vivace ed istintiva. Incontra in città un giovane su una carrozzina a rotelle, paralizzato dal busto in giù: è Achille Pantoli, anche lui un ribelle, un comunista, ridotto in quel modo dai fascisti che lo hanno massacrato di botte. Nunziatina ne è fortemente colpita a livello emotivo e quell’incontro la trasformerà in una coerente antifascista per tutta la vita. Nell’autunno del 1943, passeggiando in centro, incontra Silvio Corbari e Marx Emiliani che cercano di reclutare giovani perché stanno costituendo la prima banda partigiana faentina, La Scansi, senza attendere le direttive del Cln che tardavano a venire. Marx Emiliani – «nomen omen» si può ben dire in questo caso – è un giovane comunista che dopo l’8 settembre ha disertato in Jugoslavia, dove era soldato, e, tornato a Faenza, si è messo a raccogliere armi ed ora con una piccola banda di ardimentosi, servendosi di un camion sottratto ai tedeschi, di notte dà l’assalto alle caserme fasciste dei paesini della Romagna.

Nunziata svolge attività di supporto al gruppo. Marx (nome di battaglia abbreviato in «Max») è audace, ribelle e idealista. I due ragazzi si innamorano, ma la loro relazione dura ben poco. Il 4 novembre 1943, dopo l’ennesimo colpo notturno (questa volta contro la caserma dei carabinieri di Medicina), dopo alterne vicende la banda viene catturata. Max è gravemente ferito e verrà fucilato il 30 dicembre 1943 assieme al compagno Amerigo Donattini, a Bologna, nel poligono di Santa Viola. Annunziata entra organicamente nella Resistenza col ruolo di staffetta e mantiene i contatti con Silvio Corbari e la 28ª Gap; deve però usare molta prudenza perché, essendo noto ai fascisti il suo legame con Max, la Brigata Nera ne segue le mosse. «La fucilazione di Emiliani e Donattini – scrive Claudio Visani – porta allo sciogli-mento del gruppo cosiddetto del “camion fantasma”. Silvio Corbari decide allora di continuare in proprio la lotta nell’Appennino faentino e forlivese. Costituisce e comanda una unità partigiana indipendente composta da una cinquantina di uomini, nota come “Banda Corbari” con la quale per mesi si rende protagonista di azioni clamorose che hanno una vasta eco fra la popolazione, come l’assalto al presidio militare fascista di Tredozio e l’occupazione di quel paese per una decina di giorni».

Ma il 18 agosto 1944, complice una spiata, Corbari ed i suoi vengono localizzati e circondati dalle truppe nazifasciste a Ca’ Cornio, nei monti sopra Modigliana e Tredozio. Nella sparatoria Silvio rimane ferito e viene catturato assieme ad Adriano Casadei e Arturo Spazzoli. La sua compagna, Ines Versari, pure lei ferita ad una gamba, dopo aver ucciso un soldato tedesco che è riuscito ad entrare nella casa e sta per sparare al suo uomo, si suicida per non essere presa. Corbari e Casadei vengono portati a Castrocaro dove, verso le 13, sono impiccati sotto il portico della piazza del paese; Corbari viene appeso al cappio già morente. Arturo Spazzoli, già gravemente ferito, viene ucciso durante il trasporto dai fascisti che non sopportano i suoi lamenti. I quattro cadaveri vengono portati a Forlì, impiccati ai lampioni di piazza Saffi e lasciati a penzolare per alcuni giorni come tremendo monito alla popolazione.

Nella primavera del 1944 iniziano i bombardamenti su Faenza e Annunziata, con tutta la famiglia, si trasferisce in campagna nella località detta «Le Balze», fra Marzeno e Modigliana, trovando alloggio in una vecchia caserma dismessa. La famiglia Verità si sistema al pian terreno, mentre il primo piano è occupato dalla famiglia di un feroce repubblichino appartenente ad una spietata squadra di Camicie Nere comandate dal capo della Gnr faentina, il sanguinario Raffaele Raffaeli. Nel lugubre panorama della ferocia e delle stragi commesse in Emilia Romagna dalle Brigate Nere, Faenza è certamente uno dei luoghi dove la repressione fascista ha raggiunto il massimo dell’abominio e della crudeltà.

Contrariato dal comportamento della magistratura, che spesso mandava assolti gli antifascisti da lui catturati, Raffaeli (che con il terrore che esercitava godeva di un potere incontrastato) decide di farsi un «suo tribunale» in una villa requisita a Castel Raniero, dove tortura, condanna e massacra gli antifascisti che riesce a catturare. I Gap faentini decidono, per rappresaglia, di ucciderne il padre, Natale Raffaeli, anch’egli feroce gerarca e capo dei fascisti di Marzeno, essendo egli, per le sue abitudini regolari, un bersaglio più facile da colpire. L’agguato avviene sulla strada Faenza-Modigliana, nelle prime ore del mattino dell’11 agosto 1944. Ma per circostanze fortuite all’appuntamento con la morte non si presenta, su una motocicletta, il bersaglio atteso, ma il coinquilino di Annunziata, il «camerata» Domenico Sartoni. Dopo un attimo di incertezza i gappisti lo giustiziano al posto di Raffaeli essendo comunque anch’egli un noto torturatore.

E questa imprevista circostanza causa una svolta drammatica alla vita di Annunziata. Le camicie nere, furenti, attuano immediatamente un massiccio rastrellamento, catturando una quarantina di civili abitanti nelle case vicine. Fra di essi Annunziata, catturata mentre andava a fare la spesa, che essendo nota come collaboratrice dei partigiani ed abitando nella stessa casa di Sartoni, era la più indiziata come basista dell’attentato. I prigionieri vengono portati nel covo delle camicie nere a Villa San Prospero, picchiati ed interrogati. Una disperata mediazione del vescovo di Faenza, monsignor Battaglia, ottiene solo di limitare a cinque il numero dei condannati a morte: quattro contadini del posto, del tutto estranei all’attentato, e Annunziata Verità. «Ci legarono a uno a uno i polsi – racconta Annunziata:-, poi ci legarono tutti e cinque assieme, ci misero allineati di schiena, le braccia sollevate appoggiate al muro di cinta del cimitero di Rivalta e la fronte a premere contro le mani intrecciate. Rimasi ammutolita, incapace anche di piangere; altri non ce la fecero: piangevano, urlavano, chiamavano i loro cari».

Poi, il comandante del plotone di esecuzione, Raffaele Raffaeli, fece allineare le vittime di fronte al muro del cimitero. La prima a destra era Annunziata, dietro di lei il suo carnefice Francesco Schiumarini, un avanzo di galera affermatosi con il fascismo. Il plotone sparò e le cinque vittime caddero l’una sull’altra in un lago di sangue. Poi Raffaeli diede a ciascuna di esse il colpo di grazia alla testa con la pistola. Ma Annunziata viene solo sfiorata alla tempia: è ferita, ma miracolosamente viva. Al processo il suo carnefice, Schiumarini, per alleviare la sua posizione, dirà di averla voluta risparmiare, ma era una bugia. Invece, molto probabilmente Schiumarini, come gli altri del plotone, aveva sparato, come in uso, ad altezza d’uomo ed Annunziata, essendo molto piccola, era stata colpita non nel tronco ma nelle braccia tenute alte sopra la testa, entrambe trapassate dai proiettili.

«Per molti minuti – racconta ancora Annunziata – rimasi immobile sotto quei cadaveri, inondata dal loro sangue e semi svenuta. Sentii i fascisti andare via, poi un lungo silenzio. Più tardi arrivarono delle persone, aprii gli occhi e ad una di esse sussurrai Aiutami, ti prego. Fece un salto indietro e con un urlo scappò via». Nonostante il dolore delle ferite Annunziata si alzò, attraversò il fiume Marzeno e si nascose in un campo di granoturco; dopo una breve sosta per calmarsi, capire cosa le era successo e pensare cosa fare, si rimise in cammino e giunse sulle colline che sovrastano Santa Lucia, dove una donna le medicò le ferite. (be.be.)

Il servizio completo e altri approfondimenti sono disponibili su «sabato sera» del 2 maggio. La storia di Annunziata Verità è stata raccolta e trasformata nel libro “La ragazza ribelle” (Carta Bianca Editore) dal giornalista bolognese Claudio Visani. Il servizio riprende e racconta la vicenda e il libro. 

Nelle foto: Annunziata Verità da giovane e oggi, accanto alle lapidi dei fucilati nel cimitero di Rivalta

La storia di Annunziata Verità, la staffetta partigiana che nel 1944 sopravvisse alla fucilazione
Cronaca 3 Marzo 2019

Castel San Pietro, consegnata in consiglio comunale al fratello Marino la piastrina di Enrico Cattani, caduto sul Don

Emozioni e commozione in apertura della seduta del Consiglio comunale di martedì 19 febbraio, con la cerimonia di consegna ai familiari della piastrina di riconoscimento dell’artigliere alpino Enrico Cattani, caduto nella seconda guerra mondiale durante la campagna di Russia. Un gesto simbolico con il quale l’Amministrazione comunale di Castel San Pietro ha voluto rendere omaggio a questo concittadino caduto in guerra, rievocarne la memoria storica e ricordarlo insieme alla sua famiglia.

Il sindaco Fausto Tinti ha innanzitutto riepilogato la vicenda. Enrico Cattani, arruolato nel 3° Reggimento artiglieria alpina, 36ª Batteria Gruppo val Piave, Divisione Julia, partì giovanissimo per la Russia e si pensa sia caduto il 20 gennaio 1943. La sua piastrina, rinvenuta a Voronez, nel bacino del Don, era venuta in possesso dell’associazione “Armir il ritorno dall’oblio” di Bari, che aveva incaricato della consegna Mauro Caselli, presidente dell’associazione di promozione sociale “I sempar in baraca” di Crevalcore. Il presidente Caselli si era quindi messo in contatto con il sindaco Tinti, che a sua volta aveva coinvolto gli uffici demografici comunali per la ricerca dei familiari e per l’organizzazione della consegna.

Il sindaco ha poi ringraziato per l’impegno profuso il presidente Caselli e per la partecipazione alla cerimonia anche gli altri rappresentati dell’associazione di Crevalcore e la delegazione del Gruppo alpini di Castel San Pietro Terme, guidata dal capogruppo Leonardo Bondi. Fra gli applausi della Giunta, del Consiglio comunale e degli ospiti presenti, il presidente Caselli e il sindaco Tinti hanno quindi consegnato la piastrina, incorniciata insieme a una foto in divisa del giovane Enrico, all’unico ancora vivente dei suoi cinque fratelli, Marino Cattani, che era accompagnato dai figli Sandra e Giuseppe.

La famiglia Cattani è una famiglia storica di Castel San Pietro Terme. Oltre a Marino (che si era trasferito a Dozza nel 2008), gli uffici demografici del Comune erano riusciti a rintracciare anche un altro familiare di Enrico, Roveno Ronchi, figlio della sorella Albertina, deceduta nel 2006. Questo nipote, che risiede a Castel San Pietro Terme con la moglie Paola Menetti, non ha però potuto essere presente alla cerimonia. (r.cr.)

Castel San Pietro, consegnata in consiglio comunale al fratello Marino la piastrina di Enrico Cattani, caduto sul Don
Cultura e Spettacoli 11 Maggio 2018

Raccolta fondi per il progetto «Grüne Linie», storie e immagini dalla Linea Gotica con Wu Ming2

Imola Antifascista organizza per stasera dalle ore 18.30 presso il Centro sociale Brigata 36 (via Riccione 4) un buffet benefit e, a seguire, la presentazione, insieme al fotografo Giancarlo Barzagli, di Grüne Linie, un progetto foto-narrativo di Giancarlo Barzagli e Wu Ming 2 su luoghi, casolari e paesaggi della 36ª Brigata Garibaldi. Si tratta di una ricerca fotografica sulla memoria degli avvenimenti che ebbero come protagonista una piccola valle nell’Appennino Tosco-Romagnolo investita dal passaggio del fronte durante la Seconda guerra mondiale. Seguendo gli indizi che la storia ha lasciato sul territorio, in bilico tra ricordi d’infanzia e memoria del conflitto, il progetto traccia una linea che incrocia la storia e le testimonianze di chi ha combattuto e vissuto su queste montagne.

Grüne Linie era il nome che l’esercito tedesco aveva dato alla Linea Gotica. Quelle storie hanno lasciato segni indelebili nel paesaggio e nella memoria dei pochi testimoni rimasti. Fino al 23 maggio sarà aperta una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi per realizzare un libro fotografico, con un racconto inedito di Wu Ming 2 e una mappa con itinerari tematici. Si può contribuire pre-acquistando una copia del libro o gli altri pacchetti legati alla campagna di crowdfunding, per la quale andrà anche il ricavato del buffet.

Foto dal volantino dell”iniziativa

Raccolta fondi per il progetto «Grüne Linie», storie e immagini dalla Linea Gotica con Wu Ming2
Cronaca 7 Aprile 2018

Modifiche alla viabilità e al trasporto pubblico a Bologna per il disinnesco di un ordigno bellico

Oltre novemila persone fuori casa, modifiche alla viabilità e ai trasporti pubblici, bus e treni, anche l”aeroporto subirà qualche limitazione. A Bologna giornata complicata domani, domenica 8 aprile. A partire dalle ore 9, sono previste le operazioni di disinnesco di un ordigno bellico risalente al Secondo conflitto mondiale del peso di 500 libbre in cattivo stato di conservazione. E” stato trovato tra le vie Zanardi e Bovi Campeggi, nelle vicinanze del sottopasso ferroviario, in un terreno privato. Il disinnesco avverrà mediante dispolettamento sul luogo del ritrovamento e successivo trasporto nella cava I Laghi a Pianoro) per procedere al brillamento. 

I residenti che dovranno allontanarsi da casa sin dalle ore 8.15 sono 9.401, per un totale di 5.694 famiglie, di cui 1.270 over 75. Dovranno lasciare le abitazioni e comunque la zona fino al termine delle operazioni. La danger zone ha un raggio lineare di 800 metri dal luogo in cui è ubicata la bomba, interessa parte dei quartieri Navile e Porto-Saragozza. Sono stati allestiti anche sei punti di accoglienza (tre nel quartiere Navile e tre nel quartiere Porto-Saragozza) accessibili dalle ore 7 di domenica 8 aprile e fino a cessate esigenze.

Per le auto sono stati definiti dei percorsi alternativi consigliati nell’area interessata dall’operazione: per chi proviene dalla zona est della città, si consiglia di percorrere: in direzione nord, viale Berti Pichat e via Stalingrado e, in direzione sud o ovest, viale Gozzadini, viale Panzacchi, viale Aldini, viale Pepoli, viale Vicini e via Saffi; invece per chi proviene dalla zona ovest della città si consiglia di percorrere: in direzione nord, via Prati di Caprara, rotonda Granatieri di Sardegna, sottopasso Sabena, rotonda Battaglione Pistoia, via Terracini, rotonda Guidi, via Terracini, via Zanardi, via della Grazia, via Gagarin, via Gobetti, via Fioravanti, via Tibaldi, via Donato Creti e, in direzione sud o est, via Sabotino, viale Vicini, viale Carlo Pepoli, viale Aldini, viale Panzacchi e viale Gozzadini. Dai parcheggi Tanari e dal Nuovo Parcheggio Stazione in via Fioravanti le auto potranno essere ritirate entro le 8 o, in alternativa, dopo la conclusione delle operazioni e la riapertura della viabilità.

Anche le linee di trasporto urbano subiranno delle deviazioni consultabili sul sito Tper. La circolazione dei treni sarà parzialmente sospesa, i treni regionali diretti o provenienti da Piacenza, Verona, Padova, Porretta e Vignola effettueranno fermate alternative con un servizio autobus di collegamento. La stazione sotterranea di Bologna invece non sarà interessata pertanto il traffico Alta Velocità non subirà modifiche. Tutte le informazioni saranno disponibili nelle stazioni, sui siti di Trenitalia, Rfi e FSNews e sul sito dell”Aeroporto Marconi.

La comunicazione della conclusione delle operazioni verrà data direttamente ai cittadini e sul sito Iperbole o richiedendo notizie alla Centrale Radio operativa della polizia punicipale al tel.051/266626.

r.c.

Nella foto la bomba d”aereo dal sito web del Comune di Bologna

Modifiche alla viabilità e al trasporto pubblico a Bologna per il disinnesco di un ordigno bellico

«Anne Frank: una storia attuale» in mostra alla scuola Orsini di Imola

L’Istituto comprensivo 7 (scuola Orsini, via Vivaldi 76) di Imola, grazie al contributo del Comitato genitori IC7, Aned e Anpi locali ospita, dal 26 febbraio al 31 marzola mostra documentaria «Anne Frank: una storia attuale».

L’allestimento, a cura di Pro Forma Memoria, è stato possibile grazie alla collaborazione dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna nell’ambito di una convenzione stipulata con la Anne Frank House di Amsterdam. Il tema della mostra è la storia della Shoah raccontata attraverso un’angolazione essenzialmente biografica. Fotografie, molte della quali inedite, immagini, citazioni delle pagine del diario di Anne raccontano della condizione di una famiglia ebrea nel periodo nazista. Le significative riproduzioni documentarie pongono l’attenzione sul contesto storico del tempo e alla tutela dei diritti umani: partendo dalla conoscenza del passato,  il pubblico  prende parte attiva nei problemi del presente con il  percorso Free2Choose che ne diventa parte integrante.

Visita su prenotazione. Info: 0542 685100 (in orario scolastico). 

r.c.

Nella foto: Anne Frank

«Anne Frank: una storia attuale» in mostra alla scuola Orsini di Imola

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