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Cronaca 19 Marzo 2019

Mercoledì 20 marzo con CooperAttivaMente il libro della giornalista Francesca Mannocchi sul traffico di migranti

Solitamente vengono raccontate le storie dei migranti, si cerca di dare un volto e una voce ai disperati che cercano di raggiungere le spiagge italiane e l’Europa. La giornalista Francesca Mannocchi ha scelto invece la voce in prima persona di Khaled, un trafficante d’uomini. Una figura scomoda, sgradevole, che non si sente un criminale perché in Libia non sembrano esserci alternative a corruzione e violenza. Un giovane di poco piú di trent’anni, che nove anni fa ha partecipato alla rivoluzione che ha rovesciato Gheddafi, voleva fare l’ingegnere e costruire uno Stato nuovo. Oggi organizza barconi e smista donne, uomini e bambini, «la merce», dai confini del Sud fino ai centri legali e illegali della Libia, dove i trafficanti li rinchiudono, torturano, stuprano, ricattano le famiglie. Un mondo raccontato nelle pagine di «Io Khaled vendo uomini e sono innocente» (Einaudi editore), che sarà presentato mercoledì 20 marzo, alle ore 20.30 presso la Sala delle Stagioni di via Emilia 25. Un evento promosso da CooperAttivaMente, progetto di Coop. Bacchilega e del Consiglio di zona soci del Circondario di Coop Alleanza 3.0, in collaborazione con Librerie.coop, Libera e CulTurMedia.

Mannocchi collabora con varie testate italiane ed internazionali, a partire da l’Espresso; ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Siria, Egitto, Afghanistan. «Khaled esiste davvero – dice – ma è anche un espediente letterario, attraverso il quale ho potuto raccontare tutte le voci collaterali».

Quello che si legge nel libro è tutto vero?
«Sì. Certi dettagli crudi o violentissimi non avrei mai potuto pensarli senza il racconto e l’ascolto come la donna eritrea che, al confine col Sudan, capisce che sta per essere stuprata e si lega i capelli nel tentativo di sembrare meno bella…».

Nel libro racconta come sono trattati i migranti in Libia: rinchiusi, affamati, torturati. La situazione è così drammatica?
«Assolutamente sì. In più negli ultimi due anni e mezzo il lavoro degli osservatori internazionali e dei giornalisti è sottoposto a minacce e ricatti come nell’epoca gheddafiana. Il giornalista straniero è obbligato a comunicare ogni spostamento e ad essere seguito da un uomo dei servizi segreti. Gli accordi tra Europa e Libia ci hanno fatto raccontare la favola dell’aiuto nei centri di detenzione libici, ma è una fandonia. L’ultimo report dell’Unhcr, pubblicato un mese fa, ha confermato che riportare i migranti in Libia significa destinarli ad essere rinchiusi senza sapere fino a quanto, reinseriti in un circolo vizioso di rapimento, ricatti e violenze». (l.a.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 14 marzo 

Nella foto Francesca Mannocchi

Mercoledì 20 marzo con CooperAttivaMente il libro della giornalista Francesca Mannocchi sul traffico di migranti
Cronaca 13 Marzo 2019

Bocciofila toscanellese, il sindaco Albertazzi disponibile a trovare una soluzione: «Ma il Comune non può gestire il bar»

Solo la bocciofila può salvare la bocciofila. Tradotto, solo l’associazione che ha in gestione la struttura di Toscanella può trovare gli equilibri per mantenere in vita l’attività socio-ricreativa almeno fino alla fine di quest’anno, quando sono previsti la scadenza della proroga del contratto in essere con l’asd Bocciofila toscanellese e il corposo intervento di ristrutturazione già previsto dall’Amministrazione comunale. A dirlo è il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, chiamato in causa, indirettamente, dalla proposta del direttivo uscente di «riconsegnare le chiavi al Comune», vista la mancanza di volontari disponibili a portare avanti associazione e gestione della struttura.

Al momento la bocciofila della frazione e l’annesso bar sono chiusi dopo le dimissioni del direttivo in carica, visto il «buco» di oltre 24 mila euro imputato all’ex presidente Renzo Manzoni che, secondo lo stesso direttivo uscente, sarebbe reo di aver svuotato il conto dell’associazione (le indagini sono in corso). Il sindaco chiarisce: «Mi sembra si faccia un po’ di confusione: si vorrebbe tenere la bocciofila aperta ma nessuno si mette a disposizione per farlo? Il direttivo ha dichiarato di voler riconsegnare le chiavi per l’impossibilità di continuare il lavoro in assenza di nuovi volontari disponibili – ricapitola Albertazzi -, ma qualora riportassero le chiavi in Comune sarebbe impossibile fare un nuovo bando ad appena sei mesi dalla chiusura prevista per avviare i lavori di ristrutturazione. E l’Amministrazione non può certo occuparsi di gestire il bar dell’asd Bocciofila toscanellese… La soluzione, volendola vedere, è a portata di mano – va avanti Albertazzi -: il direttivo ritira le dimissioni e porta a termine il mandato, indipendentemente da eventuali responsabilità avute nella scelta del presidente precedente. Così facendo l’associazione potrebbe trovare un nuovo gestore per il bar oppure farlo direttamente come circolo ad uso dei propri soci. L’Amministrazione è disponibile a trovare una soluzione ma non può sostituirsi ad un ente privato» conclude il sindaco.

Se l’asd riconsegnerà le chiavi, il Comune sta pensando di «affidare alle associazioni sportive del paese la sala grande della bocciofila. L’asd aveva già dichiarato di non poter sostenere economicamente quello spazio e noi stiamo pensando di ristrutturare la palestra delle scuole di Toscanella utilizzata da alcune società sportive. Per ora è solo un’ipotesi…». Quel che è certo è che la Bocciofila toscanellese ha difficoltà interne e il luogo d’incontro, simbolo della frazione, rischia di rimanere chiuso fino all’anno prossimo. (mi.mo.)

Bocciofila toscanellese, il sindaco Albertazzi disponibile a trovare una soluzione: «Ma il Comune non può gestire il bar»
Cronaca 4 Marzo 2019

Tornano al Comune le chiavi della Bocciofila di Toscanella, nessuno disponibile a ricostituire il direttivo dell'associazione

Nonostante la maggioranza dei soci fosse contraria alla chiusura l’impasse nel quale versa attualmente la Bocciofila toscanellese, con un direttivo uscente e nessuno che voglia prenderne il posto, sta portando proprio in quella direzione. La «saracinesca» del bar dell’impianto di via Amendola è stata tirata giù dallo scorso primo febbraio, inizialmente «causa malattia», come recita il cartello ancora appeso sulla porta d’ingresso, ma da allora non è stata più riaperta.

«Il barista non si è più presentato dopo l’assemblea del 31 gennaio nella quale è stata illustrata ai soci la situazione fiscale e le azioni imputate all’ex presidente Renzo Manzoni», spiegano i membri del direttivo dimissionario della Bocciofila toscanellese, l’associazione sportiva dilettantistica (asd) che gestisce l’omonima e ormai storica struttura nella frazione di Dozza.

Ma ricostruiamo la vicenda che sta portando a questo amaro epilogo. Durante l’assemblea dei soci di fine gennaio il direttivo dell’asd ha formalizzato le sue dimissioni e relazionato su un ammanco di alcune migliaia di euro imputato, per l’appunto, all’ex presidente Manzoni, già gestore anche del bar della Bocciofila nella sua veste di presidente de Gli amici della bistecca, associazione imolese che si occupava del bar in convenzione con l’asd Bocciofila toscanellese. Il problema è che, secondo il direttivo della bocciofila, Manzoni avrebbe svuotato il conto dell’asd in favore dell’associazione “Gli amici della bistecca”, tramite una serie di prelevamenti e bonifici effettuati negli ultimi sei mesi dello scorso anno.

L’avvocato dell’asd Bocciofila Vassilia Casselli mette le mani avanti: «Il percorso giudiziario è ancora fermo alle indagini – poi aggiunge decisa -. Dal canto nostro siamo risaliti ad un ammanco di 24.868 euro, cifra che non risulta avere alcun giustificativo in termini di fatture o altre spese imputabili alle attività dell’asd. Ad oggi non siamo ancora stati contattati né dal signor Manzoni, che solo a mezzo stampa ha dichiarato di possedere tutte le carte per dimostrare la correttezza dei conti, né dall’avvocato che ha scelto per rappresentarlo. Speriamo che la situazione si sblocchi quanto prima – conclude -. Nel frattempo l’asd Bocciofila sta operando in via formale per riottenere le chiavi del bar che erano state affidate all’associazione che lo gestiva, ovvero sempre allo stesso Manzoni».

Per il momento non è possibile avere altri ragguagli dato che né l’ex presidente né l’avvocato che lo rappresenta, contattati dopo gli ultimi sviluppi, hanno rilasciato alcuna dichiarazione a sabato sera.

Al di là di tutto questo, il problema più pressante e grave è che, dopo le dimissioni del direttivo (la motivazione formale, e comprensibile, è stata perché, avendo eletto loro Manzoni, non ritenevano più di essere qualificati per proseguire l’attività), non si sono trovati volontari per sostituirli. Per la precisione, lo scorso 18 febbraio è stata indetta una riunione per individuare il consiglio elettorale e un nuovo direttivo per guidare l’asd Bocciofila. Occorrevano cinque nomi ma se n’è fatto avanti solo uno, quindi l’assemblea si è sciolta nel nulla di fatto. «Per l’impossibilità di proseguire con le elezioni e la scelta dei nuovi consiglieri siamo obbligati a riportare in Comune le chiavi della struttura – concludono dal direttivo uscente – e passare la parola all’Amministrazione comunale. Resta il dispiacere di vedere chiuso un luogo di incontro e di sport importante per tante persone e diverse associazioni, ma all’orizzonte non si vede alcuna via di uscita da questo impasse burocratico». (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 febbraio

Tornano al Comune le chiavi della Bocciofila di Toscanella, nessuno disponibile a ricostituire il direttivo dell'associazione
Cronaca 27 Febbraio 2019

In arrivo a Castel San Pietro la Casa del volontariato in cui saranno condivisi progetti e servizi

Dopo il Coordinamento del volontariato, con sede nell’ex asilo nido di via Manzoni, e la Casa della salute, aperta all’interno dell’ospedale di viale Oriani, l’Amministrazione comunale ha messo a disposizione delle associazioni attive in ambito socio-sanitario un nuovo spazio, ribattezzato Casa del volontariato. «Un contenitore fondamentale come luogo di elaborazione di progetti – chiarisce però il sindaco Fausto Tinti – ma non una sede per le associazioni», che in effetti già occupano gli spazi degli altri due luoghi citati.

A sciogliere qualche dubbio su cosa troverà praticamente posto nella nuova Casa del volontariato (che dopo la ristrutturazione a carico del Comune dovrebbe essere operativa dalla prossima estate) è il dottor Alessandro Di Silverio, urologo dell’Ausl di Imola e consigliere comunale con delega alla Sanità. «La Casa del volontariato sarà un luogo dove le associazioni potranno lavorare insieme a progetti comuni e per offrire servizi condivisi – spiega -. Il progetto preciso e completo è ancora in fase di stesura da parte delle associazioni che hanno già manifestato un loro interesse. Lì troverà spazio, ad esempio, un centralino unico per la gestione dei trasporti offerti dalle diverse realtà attive nel territorio comunale come Auser, Pubblica assistenza Paolina, Croce rossa, Tradisan. Gli utenti potranno dunque trovare un’agenda condivisa chiamando un solo numero, mentre gli affezionati ad una precisa associazione potranno continuare a contattarla come sempre. Un altro servizio che potrà essere gestito unitamente è quello della distribuzione dei sacchetti alimentari di Caritas, che oggi avviene solo due volte a settimana ma alla Casa del volontariato potrà essere aperto tutte le mattine grazie alla collaborazione fra associazioni che condividono uno stesso scopo ed uno spazio unico».

Ad oggi sono una trentina le realtà castellane già registrate alla Casa del volontariato. Degli incontri operativi si sta occupando il Coordinamento del volontariato. Lo scopo è organizzare e gestire al meglio i 400 metri quadri della palazzina B attigua all’ospedale, dove prenderà avvio il nuovo progetto. L’Azienda Usl ha concesso lo spazio in questione all’Amministrazione di piazza XX Settembre per quattro anni a fronte di un affitto complessivo di 150 mila euro, che non sarà versato ma investito nella ristrutturazione dell’immobile stesso. (mi.mo.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 21 febbraio   

In arrivo a Castel San Pietro la Casa del volontariato in cui saranno condivisi progetti e servizi
Economia 21 Febbraio 2019

E' approdato a Imola “Insieme per il lavoro', il progetto metropolitano che facilita l'occupazione

Chi è senza esperienza o chi è disoccupato di lunga durata, chi si trova in situazione di fragilità sociale e non riesce a trovare una occupazione ha da ora uno strumento in più, oltre ai canali tradizionali, per cercare di accedere o riaccedere al mondo del lavoro. Si tratta del progetto “Insieme per il lavoro”, avviato nel maggio 2017 nel bolognese e che ora arriva anche nel nostro circondario, coprendo in questo modo tutto il territorio della Città metropolitana. L’iniziativa, nata per volontà del sindaco metropolitano Virginio Merola e dell’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, vede la collaborazione di numerose associazioni di categoria e imprese. Si avvale di 10 milioni di risorse comunali e metropolitane, provenienti da fondi europei, e di 4 milioni messi a disposizione dalla Diocesi di Bologna, derivanti dagli utili dell’azienda Faac.

Grazie a un accordo di tipo finanziario tra le Diocesi di Bologna e Imola è stato possibile estendere il progetto anche nell’imolese. Sul nostro territorio collaborano Circondario, Asp e Caritas (attraverso l’associazione Santa Maria della Carità), le associazioni di categoria, ma non i sindacati, che nei giorni scorsi hanno sottolineato con rammarico il mancato coinvolgimento. Il ruolo fondamentale di Asp, in particolare, permetterà di coordinare le attività con quelle già normalmente messe in campo dell’Asp stessa per le persone particolarmente fragili. Questo per evitare di sovrapporre gli interventi. «La collaborazione tra enti pubblici e privati è un valore» ha sottolineato il vescovo Tommaso Ghirelli.

Una rete virtuosa che ha raccolto il plauso anche della sindaca Sangiorgi. «Si dà risposta alle fragilità che emergono sempre più nel nostro territorio, al fine di portare concretezza alla politica di oggi, che è quello che si aspettano i cittadini» ha commentato. Le ha fatto eco il sindaco metropolitano Merola, forse alludendo ai burrascosi rapporti del Comune di Imola con gli altri enti del territorio: «Ci sono troppe polemiche e discussioni – ha detto -. Senza entrare nel merito, qui siamo davanti a un’esperienza concreta, che dice che se lo facciamo insieme, lo facciamo meglio». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Nella foto la presentazione in vescovado a Imola del progetto “Insieme per il lavoro”

E' approdato a Imola “Insieme per il lavoro', il progetto metropolitano che facilita l'occupazione
Cronaca 7 Febbraio 2019

Si chiama “Homing First' la risposta di Solco e Caritas a chi ha bisogno di una casa a basso prezzo

Una nuova realtà ad Imola per affittare appartamenti a prezzi stracciati a famiglie e individui bisognosi, persone con redditi troppo bassi per poter affrontare un affitto oppure un mutuo o con contratti di lavoro a tempo che non permette di fornire le garanzie normalmente richieste da un contratto di locazione. Si chiama Homing First, è un’impresa sociale nata dal progetto Emergenza abitativa avviato dalla Caritas diocesana di Imola nel 2012.

Il «battesimo» ufficiale della nuova creatura è avvenuto lo scorso 7 gennaio. Fondatori (e soci al 50 per cento) sono l’associazione Santa Maria della Carità onlus, che gestisce le attività di Caritas, e il consorzio Solco Imola. «A sette anni dall’inizio del servizio di Emergenza abitativa, offerto ai cittadini di Imola e del forese – spiega il direttore di Caritas Imola Luca Gabbi – abbiamo avvertito la necessità di strutturarlo meglio e potenziarlo, da qui la ricerca di un partner, individuato in Solco, per costruire una nuova società, ma senza scopo di lucro, specializzata nell’housing sociale».

Il presidente è stato individuato in Sanzio Brunori, già presidente della onlus Santa Maria della Carità. In sostanza, il ramo d’impresa di Homing First è il medesimo di quello che veniva seguito dal progetto Emergenza abitativa di Caritas, lo sostituisce e lo ingloba. «Uno dei pochi casi in Italia» precisa il presidente di Solco Imola Luca Dal Pozzo. Si tratta di rispondere alle richieste abitative di famiglie monogenitoriali, nuclei monoreddito, pensionati e sfrattati a fronte comunque di un affitto però calmierato o molto basso, offrendosi nel contempo come garante rispetto alle proprietà degli alloggi. Il progetto Emergenza abitativa, infatti, prevedeva che la Caritas di Imola operasse come intermediario affittando case a prezzi bassi per poi subaffittarle a prezzi inferiori al minimo del canone concordato (mediamente 200 euro al mese) a persone e famiglie bisognose.

Con il passaggio di consegne alla nuova impresa sociale «il progetto non solo ne guadagna in professionalità, grazie agli operatori messi a disposizione dal partner Solco – aggiunge il presidente Brunori -, ma potrà anche concorrere all’assegnazione di finanziamenti erogati da eventuali bandi pubblici». Oggi Homing First gestisce 32 appartamenti: quattordici sono di proprietà del Comune di Imola, otto della Diocesi di Imola, sei della Fondazione Istituzioni Riunite, due del Seminario diocesano e due di privati.  (mi.mo.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 7 febbraio   

Nella foto da sinistra Luca Dal Pozzo, Sanzio Brunori e Luca Gabbi

Si chiama “Homing First' la risposta di Solco e Caritas a chi ha bisogno di una casa a basso prezzo
Cronaca 21 Gennaio 2019

Servizi sanitari e sociali insieme nella nuova Casa della Salute di Borgo Tossignano per i cittadini della Vallata

E’ stata inaugurata sabato scorso, 19 gennaio, a Borgo Tossignano, la nuova Casa della Salute della Vallata del Santerno. I lavori della struttura, iniziati a fine marzo 2018, si sono conclusi il 17 ottobre, per un costo di poco superiore ai 300.000 euro, interamente finanziati da un progetto europeo. Sull’edificio, che risale al 1997 e ha una superficie lorda di 590 metri quadri, sono state effettuate ristrutturazioni sia esterne che interne: area ambulatori infermieristici, Cup/sportello distrettuale, ambulatori medicina generale, degli specialisti ambulatoriali e del volontariato.

All’inaugurazione erano presenti, insieme ai quattro sindaci della Vallata, il direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi, il vescovo Tommaso Ghirelli, la presidente dell’Asp Renata Rossi Solferini, i consiglieri regionali Francesca Marchetti e Roberto Poli e, in rappresentanza del Nuovo Circondario Imolese, il presidente Onelio Rambaldi con il sindaco di Mordano Stefano Golini.

«La Casa della Salute – ha affermato la prima cittadina di Borgo Tossignano, Clorinda Mortero – racchiude sotto lo stesso tetto, nella stessa casa, per la salute di tutta la comunità della Vallata” i servizi sanitari e sociali di base. Non è solo un modello organizzativo in cui la salute di ciascuno viene presa in carico a 360 gradi, sia dal punto di vista sanitario che sociale, ma deve essere anzitutto un modello di comunità per cui la salute di ciascuno è un fatto dell’intera comunità e viene presa in carico in maniera diffusa».

Il direttore generale dell’Ausl, Andrea Rossi, ha quindi spiegato l’origine dei finanziamenti, ottenuti grazie alla Regione Emilia Romagna e attraverso un Progetto Europeo. «Credo sia giusto affermare che c’è un’Europa che ha a cuore lo sviluppo dei piccoli comuni e delle nostre comunità – ha detto Rossi – E’ stato poi il Nuovo Circondario Imolese a decidere, con unanimità dei Sindaci, di candidarsi a questo progetto regionale, superando qualsiasi campanilismo e facendo prevalere un interesse superiore che ci ha permesso di raggiungere questo risultato».

Da parte dell’Asp, la presidente ha sottolineato che «la commistione tra sanità e sociale in un unico luogo fisico è una politica vincente. Siamo quindi molto orgogliosi di essere qui con un programma settimanale e mensile, che prevede la presenza delle assistenti sociali due mattine a settimana in libero accesso ed una mattina al mese di sportello migranti», mentre la direttrice, Stefania Dazzani, ha ricordato che Asp ha in carico in Vallata circa 400 persone, per lo più anziani, che hanno un progetto assistenziale che supporta le loro fragilità sociali.

Per quanto riguarda i servizi, la Casa della Salute ospita il nuovo Punto unico di accoglienza e di accesso all’assistenza socio-sanitaria a gestione infermieristica, integrato con lo sportello sociale. La funzione è dunque quella di accogliere e orientare i cittadini.

Sono inoltre presenti l’ambulatorio infermieristico, per l’esecuzione di attività di prelievo, medicazioni ed altre prestazioni infermieristiche, eseguite in collaborazione con il medico di medicina generale oppure in autonomia e lo studio dell’assistente sociale dell’Asp, la cui presenza è programmata. Le sedi del Servizio sociale professionale territoriale e del Servizio di Assistenza Domiciliare (Sad) mantengono l’attuale collocazione in contesti esterni alla Casa della Salute, mentre è presente il Nucleo di cure primarie (Ncp) Vallata del Santerno, costituito da sei medici di assistenza primaria e un pediatra di libera scelta, tre dei quali (due medici di base e un pediatra), usano come ambulatorio principale quello individuato all’interno della Casa della Salute. I sei medici del Nucleo garantiscono una copertura dell’ambulatorio (continuità assistenziale diurna) per 10 ore al giorno cinque giorni a settimana. Inoltre, la Casa della Salute è sede del Servizio di continuità assistenziale che opera per consulti telefonici o visite domiciliari di notte, in integrazione con Imola e con l’attività ambulatoriale ad accesso diretto dei cittadini nei prefestivi e festivi diurni. La rete del soccorso extra-ospedaliero prevede a Borgo Tossignano una postazione territoriale 118.  (r.cro.)

Nella foto il taglio del nastro

Servizi sanitari e sociali insieme nella nuova Casa della Salute di Borgo Tossignano per i cittadini della Vallata
Cronaca 16 Gennaio 2019

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni

La Giunta di Imola perde un altro pezzo. Ina Dhimgjini, l’assessora al Welfare, oggi ha informato la sindaca Manuela Sangiorgi dell’intenzione di dare le dimissioni. Per ora non c’è ancora una lettera ufficiale ma sembra improbabile un ripensamento. «Ina mi ha informato di aver avuto un’opportunità lavorativa molto importante, è una ragazza ambiziosa e con delle grandi qualità e intende seguire il suo percorso di crescita professionale» commenta la sindaca. Spiaciuta per questa decisione? «E’ stato un fulmine a ciel sereno le qualità di Ina erano evidenti e le cose le stava portando avanti con competenze importanti».

In verità le voci che Dhimgjini fosse intenzionata a terminare l”esperienza imolese si stavano rincorrendo già da diversi giorni. In dicembre se ne è andato Ezio Roi, “sbattendo la porta” per disaccordi sulla gestione delle deleghe della sicurezza, ora questa seconda defezione fa sorgere il dubbio legittimo che qualcosa scriocchioli in Giunta da un punto di vista politico. «Non è una frattura per motivazioni politiche oppure operative – assicurano dal Comune -, con Roi c’era incompatibilità sull’operatività, con Ina completa sintonia tanto che ha dato disponibilità anche per il passaggio di consegne».

In attesa delle dimissioni ufficiali si dà comunque già per avviato il percorso per «trovare chi la sostituirà uomo o donna che sia». E per ora non si va oltre. Impossibile sapere se questa volta si «pescherà» sul territorio oppure si cercherà ancora una volta fuori casa. Dhimgjini, infatti, arrivava da Livorno, per la precisione dalla Giunta 5Stelle di Nogarin, della quale aveva fatto parte fino ai primi mesi dell’anno scorso.

Da riassegnare ci sono deleghe fondamentali, non solo da un punto di vista dei servizi comunali come le politiche sanitarie o sociali o quelle abitative, ma anche altre che facevano parte esplicitamente del mandato della Giunta Sangiorgi, come la disabilità o la famiglia. Poi ci sono pari opportunità, partecipazione, volontariato. (l.a.)

Ina Dhimgjini accanto alla sindaca Sangiorgi durante l”utlima riunione di Giunta del 2018, accanto a Dhimgjini l”assessore Patrik Cavina (foto tratta dal video postato da Sangiorgi il 24 dicembre sulla sua pagina Facebook ufficiale)

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni
Cronaca 11 Gennaio 2019

«I colori delle emozioni», sabato 12 gennaio l'evento per festeggiare il decennale di Casa Alzheimer

L’Asp Circondario imolese e la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola organizzano un evento per festeggiare i dieci anni dall’apertura a Imola di Casa Cassiano Tozzoli – Casa Alzheimer. Il percorso che ha portato alla nascita della struttura destinata ad accogliere persone con malattia di Alzheimer ha avuto origine una decina di anni fa, e ha permesso di giungere alla costruzione della struttura attuale, che all’epoca fu interamente donata dalla Fondazione Cassa Risparmio di Imola all’allora Ipab «Casa di Riposo Inabili al Lavoro di Imola», ente che successivamente confluì nell’Asp Circondario imolese.

L’associazione Alzheimer Imola ha attivamente promosso la realizzazione del progetto sul territorio ed insieme all’Ausl imolese sostiene e collabora con l’Asp, che gestisce la struttura, per la qualificazione dell’assistenza. Al momento attuale i servizi erogati all’interno della Casa Cassiano Tozzoli – Casa Alzheimer comprendono un centro diurno anziani e una casa residenza anziani con un nucleo Alzheimer e ricoveri temporanei.

L’evento in programma per il pomeriggio di sabato 12 gennaio ha come tema prescelto «I colori delle emozioni», con un colore diverso per ogni aspetto: per conoscere il cammino percorso, per conoscere le persone, per conoscere la struttura, per conoscere le attività che svolgiamo, per conoscere i momenti della giornata, per conoscerci. I colori legati a questi aspetti saranno la base per allestire un percorso guidato per i visitatori, per far conoscere i diversi spazi colorati della struttura e alcune delle attività che vengono svolte al suo interno. Lungo il percorso verranno predisposti dei pannelli per illustrare le relazioni tra colore ed emozione e l’utilizzo che viene fatto per favorire le diverse attività o momenti della giornata.

Saranno presenti all’evento la presidente dell’Asp, Renata Rossi Solferini, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Fabio Bacchilega, la sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, la presidente dell’associazione Alzheimer, Bona Sandrini, e i rappresentanti dell’Ausl di Imola. (r.cro)

«I colori delle emozioni», sabato 12 gennaio l'evento per festeggiare il decennale di Casa Alzheimer
Cronaca 7 Gennaio 2019

Ozzano è il comune meno “fragile', Castel del Rio è all'estremo opposto, lo dice uno studio della Città metropolitana

Ozzano è il Comune meno fragile tra tutti i 55 che compongono la Città metropolitana di Bologna, Castel del Rio è all’estremo opposto. In generale, la zona montana, e l”estrema pianura settentrionale sono gli ambiti caratterizzati da maggiore fragilità a livello metropolitano. Un livello medio-alto di potenziale fragilità è presente anche nella periferia di Bologna, mentre una bassa fragilità potenziale caratterizza i Comuni della cintura.

E’ quanto emerge dallo studio realizzato dall”ufficio di statistica del Comune di Bologna e dal servizio studi e statistica della Città metropolitana, che ha mappato la potenziale vulnerabilità  utilizzando e incrociando alcuni indicatori demografici, sociali ed economici. Sui dati complessivi, considerando il resto del circondario imolese, anche Fontanelice si classifica negli undici comuni ad alto potenziale di fragilità seppur con un indicatore inferiore agli alidosiani, Casalfiumanese e Borgo Tossignano hanno invece un risultato medio-alto, mentre Imola, Mordano e Castel San Pietro medio, poi c’è Medicina con un indicatore medio-basso, infine Dozza e Castel Guelfo basso, seppur più alto di Ozzano. 

Le variabili utilizzate per individuare la fragilità demografica riguardano la variazione percentuale della popolazione dal 2013 al 2017, il saldo naturale medio e la percentuale della popolazione residente con 80 anni e oltre. Un ambito territoriale sarà potenzialmente tanto più fragile, quanto più la sua consistenza demografica tenderà a calare, e tanto più, di conseguenza, la popolazione insediata tenderà ad invecchiare. Trend che si riscontrano, a livello metropolitano, soprattutto nei Comuni montani, vedi Castel del Rio.Per individuare la fragilità sociale gli indicatori presi a riferimento sono stati, fra gli altri, la percentuale della popolazione ultra sessantacinquenne  che vive sola, il ricambio della popolazione italiana e straniera nel quinquennio 2013-2017 e le percentuali dei minori in famiglie mono-genitoriali. In questo caso da notare. L”ultimo valore studiato riguarda l”eventuale fragilità economica e gli indicatori presi a riferimento sono le abitazioni occupate in affitto, il reddito complessivo annuo (riferito alla dichiarazione dei redditi del 2016) e la percentuale dei contribuenti con un reddito fino a 10 mila euro. 

«In tutte le variabili prese a riferimento – afferma il sindaco di Ozzano Luca Lelli -, il nostro Comune è ottimamente piazzato. L”indice di fragilità demografica risulta molto basso (ha un valore di 17) soprattutto se rapportato a quelli dei Comuni a noi limitrofi quali San Lazzaro di Savena (39), Castel San Pietro (44) Pianoro (44) e Castenaso (27). Questi dati – continua il sindaco -, sono dovuti sicuramente al fatto che, da alcuni anni a questa parte, stiamo registrando un incremento di giovani coppie che scelgono Ozzano per venire a viverci e far crescere qui il loro nucleo familiare. La presenza di un alto numero di nuovi nati (da un po” di anni superiamo sempre i 100 bambini) fa sì che riusciamo ancora a bilanciare bene la presenza di molti ultra ottantenni, cosa ad esempio che non riesce ai comuni montani come Monghidoro, Castel del Rio, Camugnano o Lizzano». 

«La somma degli indicatori presi a riferimento per la fragilità sociale ci danno un valore di 32 che inserisce il nostro Comune nella fascia di bassa fragilità sociale – continua Lelli -. Sempre per fare un raffronto con i Comuni a noi vicini, San Lazzaro registra un dato pari a 39, Castel San Pietro 40 e Pianoro 41».

L”ultimo valore studiato riguarda l”eventuale fragilità economica, qui «la somma degli indicatori presi in esame danno, per Ozzano, un indice di potenziale fragilità economica che si colloca sul gradino più basso della scala con un valore di 22 che è ben al di sotto dei 46 di Castel San Pietro, dei 37 di Pianoro ed anche dei 28 di San Lazzaro, un Comune, quest”ultimo, che si è sempre collocato ai primi posti nelle classifiche del reddito procapite. I dati emersi per il nostro Comune direi che rispecchiano in pieno la nostra realtà – conclude Lelli -. Siamo un Comune relativamente giovane, l’età media rientra nella fascia 43-45 anni, il numero dei nuovi nati all”anno si è assestato sui 100/105, il reddito pro-capite si inserisce nella fascia medio-alta. Tutti indicatori che sono la spia di una buona qualità della vita, una buona distribuzione dei redditi senza troppi picchi e una storia di buona amministrazione». (l.a)

LE MAPPE DELLA FRAGILITA” PUBBLICATE DALLA CITTA” METROPOLITANA

Ozzano è il comune meno “fragile', Castel del Rio è all'estremo opposto, lo dice uno studio della Città metropolitana

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