Posts by tag: Tecnologia

Cronaca 26 Aprile 2020

Dalla maratona on line app utili contro il virus, l’idea della studentessa imolese Matilde Padovano

Per non stare con le mani in mano in questo periodo di confinamento forzato certamente difficile, ognuno fa quello che sa fare. Dal lockdown (confinamento, in inglese) britannico, l’imolese Matilde Padovano ha organizzato un hackathon per essere utile su più fronti per l’emergenza sanitaria in corso in Italia. L’emergenza è scoppiata anche in Gran Bretagna, dove la giovane frequenta il terzo anno di Informatica all’Università di Cambridge, ma per vicinanza con la madre patria, pur da lontano, l’imolese ha scelto di destinare la raccolta fondi dell’evento alla Regione Lombardia più duramente colpita. All’evento, in italiano, hanno partecipato duecento persone da tutto il mondo, divise in trenta team, tante quante sono le proposte ricevute dall’organizzatrice, che ha condiviso l’evento ma anche interviste e approfondimenti attraverso la piattaforma LeadTheFuture di cui è fondatrice.

Ma che cos’è un hackathon?

«Formalmente e letteralmente – spiega la Padovano – si tratta di una maratona per sviluppatori e programmatori informatici. La consegna dell’evento, che ho chiamato HackAtHome e che si è svolto su due giorni e due notti, prevedeva la realizzazione di un’app, software, gioco, piattaforma o altra proposta digitale utile ai tempi del Coronavirus». (mi.mo.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 16 aprile.

Nella foto: Matilde Padovano

Dalla maratona on line app utili contro il virus, l’idea della studentessa imolese Matilde Padovano
Cronaca 29 Marzo 2020

La rivisita statunitense Forbes mette tre giovani imolesi tra le 100 promesse italiane Under 30

Potrebbero essere di Imola i prossimi Mark Zuckerberg o Elon Musk, rispettivamente il fondatore di Facebook e l’inventore della Tesla. Fra le cento promesse italiane Under 30 che stanno cambiando il mondo individuate dalla rivista statunitense Forbes, infatti, ci sono tre giovani imolesi: Francesco Capponi, Matilde Padovano ed Emanuele Rossi, ideatori della piattaforma LeadTheFuture.

Insieme a loro nella classifica 2020 c’è chi ha inventato la bottiglia intelligente che pulisce il pianeta e chi ha resuscitato le cellule cerebrali di un maiale morto. LeadTheFuture, letteralmente «guida il futuro», è una comunità digitale per mettere in contatto gli studenti con figure professionali leader nel mondo Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) che potranno fungere da mentori per l’orientamento accademico e lavorativo. Grazie al network lo scorso anno dieci giovani hanno ottenuto stage in aziende come Google e Nasa. In due anni di vita gli studenti coinvolti sono oltre trecento. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 26 marzo

Nella foto Francesco Capponi, Matilde Padovano ed Emanuele Rossi

La rivisita statunitense Forbes mette tre giovani imolesi tra le 100 promesse italiane Under 30
Cronaca 16 Gennaio 2020

Attacco hacker alla Cefla, informatici al lavoro per il ripristino ma dipendenti ancora a casa da lunedì

Gli hacker hanno preso di mira la Cefla. Da ormai cinque giorni l’attività della cooperativa è stata quantomeno drasticamente rallentata da un ransomware «un virus informatico che ha reso inaccessibili i dati dei sistemi aziendali – spiegano in una nota diramata oggi dall’azienda, ma rassicurano -. Sono ancora in corso le procedure di sicurezza, attivate tempestivamente nel rispetto dei protocolli da tempo operativi, grazie ai quali Cefla può assicurare la capacità di ripristino dei backup al 100%. A scopo precauzionale sono stati spenti tutti i server e sono state avviate approfondite verifiche sistematiche di ogni apparecchiatura, al fine di verificare eventuali effetti del virus e di eliminare in modo radicale la minaccia».

Gran parte dei dipendenti della cooperativa è a casa dal lavoro da lunedì e, a turno, stanno tornando al lavoro per fare dei test sui singoli computer. Ad oggi, però, non si sa ancora con esattezza quando la situazione tornerà alla normalità. «Stiamo analizzando e monitorando attentamente e costantemente la situazione – afferma il presidente di Cefla, Gianmaria Balducci -. Una volta terminati gli accertamenti e messi in sicurezza i singoli pc e i server, procederemo a riattivare i sistemi. Al momento non ci sono le condizioni per indicare quando sarà completato il riavvio di tutti i servizi».

La Cefla non è l’unica azienda finita nel mirino degli hacker. La scorsa estate, ad esempio, diversi stabilimenti della multinazionale Bonfiglioli Riduttori erano stati intaccati da un virus che aveva cifrato, rendendo quindi non utilizzabili, molti dati aziendali. In parallelo, era arrivata una richiesta di riscatto (340 Bitcoin pari a circa 2,4 milioni di euro), che l’azienda aveva deciso di non pagare, lavorando con un pool di informatici per ripristinare il tutto. (gi.gi.)

Nella foto: l’esterno della Cefla sulla Selice

Attacco hacker alla Cefla, informatici al lavoro per il ripristino ma dipendenti ancora a casa da lunedì
Cronaca 20 Dicembre 2019

In occasione del centenario dalla sua fondazione la Sacmi dona una nuova risonanza magnetica all'Ausl di Imola

La Sacmi, in occasione delle celebrazioni del centenario della sua costituzione, avvenuta il 2 dicembre 1919, ha donato una risonanza magnetica all’ospedale Santa Maria della Scaletta di Imola. Ancora una volta la più grande cooperativa imolese ha voluto celebrare una ricorrenza con un atto di grande generosità nei confronti della comunità locale. Sono state infatti molteplici, nel tempo, le sue donazioni. «Ogni anno la nostra cooperativa investe risorse importanti sul territorio a sostegno di interventi e progetti nel settore della sanità e dell’istruzione», ha tenuto a ricordare il presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi, annunciando la nuova donazione.

E ancora una volta la generosità di Sacmi, che fin dalle sue origini ha sempre mostrato grande attenzione verso la sanità, si è diretta concretamente a favore della salute dei cittadini del territorio. «Quello che lega la Sacmi all’Azienda sanitaria locale imolese – ha infatti spiegato Mongardi – è un rapporto di lungo corso e che ha visto negli anni la donazione da parte di Sacmi di attrezzature scientifiche e infrastrutture: dalle nuove sale operatorie agli ecografi per la diagnosi di neoplasie e patologie cardiache». Il reparto Radiologia dell’ospedal edi via Montericco si arricchisce ora di una risonanza magnetica tecnologicamente di ultima generazione, che va a sostituire la macchina che la Sacmi aveva donato precedentemente, nel 2009, in occasione delle celebrazioni del 90º anniversario della sua fondazione. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 dicembre

Nella foto il presidente di Sacmi Paolo Mongardi e il direttore generale dell”Ausl di Imola Andrea Rossi in occasione della donazione di un mammografo nel 2016

In occasione del centenario dalla sua fondazione la Sacmi dona una nuova risonanza magnetica all'Ausl di Imola
Economia 26 Giugno 2019

Fibra ottica, accordo ventennale tra Open Fiber e gruppo Hera per estendere la connessione veloce nelle zone non coperte

La collaborazione tra la società di telecomunicazioni Open Fiber e il gruppo Hera si rafforza. Dopo l’intesa firmata nel 2017 e i due contratti per l’utilizzo delle infrastrutture di rete gestite dalla multiutility bolognese nei territori serviti, in particolare nei comuni di Modena e Imola, è stato sottoscritto nei giorni scorsi un ulteriore accordo ventennale, che permetterà a Open Fiber di collegarsi all’infrastruttura esistente di Acantho, la società di telecomunicazioni e digital company del gruppo Hera con sede a Imola, per favorire lo sviluppo dei servizi a banda ultralarga.

In particolare, il nuovo accordo permette a Open Fiber di sfruttare la rete di Acantho, per interconnettere alcune delle centrali che sta costruendo nelle cosiddette «aree bianche» delle province di Modena, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Le aree bianche, lo ricordiamo, sono zone in cui non è disponibile il servizio di banda ultralarga e nelle quali Open Fiber sta realizzando, come società concessionaria dei bandi pubblici Infratel, una nuova rete interamente in fibra ottica. Utilizzando 450 chilometri di infrastrutture di Acantho, Open Fiber riuscirà così a estendere ulteriormente la rete in fibra ottica, rendendo più capillare il servizio e permettendo a cittadini e imprese di accedere alla banda ultralarga.

L’accordo conferma, inoltre, il rapporto di collaborazione in essere tra le due aziende, poiché Acantho, in alcune aree del territorio, eroga già servizi ai clienti finali, proprio utilizzando l’infrastruttura in fibra di Open Fiber, che permette di raggiungere direttamente le unità immobiliari. Da questa attività sinergica nasce anche un essenziale contributo all’Agenda digitale dell’Unione europea, in particolare alla strategia Europa 2020, che prevede azioni volte a rendere la fibra ottica accessibile alla maggior parte dei cittadini dell’Unione entro il prossimo anno. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 20 giugno

Fibra ottica, accordo ventennale tra Open Fiber e gruppo Hera per estendere la connessione veloce nelle zone non coperte
Economia 26 Giugno 2019

La connessione veloce della fibra ottica di Open Fiber dal 2017 ha già raggiunto 21 mila case di Imola

A Imola la fibra ultraveloce di Open Fiber ha già raggiunto circa 21 mila case. Proseguono i lavori avviati nel novembre 2017 per sviluppare anche in città la banda ultralarga attraverso la posa di una infrastruttura in fibra ottica che consente una velocità di connessione fino a 1 Gigabit al secondo. Nei giorni scorsi, Open Fiber, la società milanese costituita alla fine del 2015 da Enel e Cassa depositi e prestiti, ha infatti annunciato il completamento del cablaggio delle prime 21 mila unità immobiliari nei quartieri Pedagna, Villaggio e Zolino, ma sono in corso i lavori per completare il piano di sviluppo.

L’obiettivo è connettere quasi 24 mila case e uffici attraverso 14 mila chilometri di fibra ottica, per un investimento complessivo di circa 8 milioni di euro. La rete posata da Open Fiber in gergo tecnico si chiama Ftth, dall’inglese “fiber to the home”, letteralmente «fibra a casa», mentre la finora più diffusa Fttc, “fiber to the cabinet”, raggiunge solo le cabine stradali e da qui le case con reti in rame o miste fibra-rame che consentono una velocità di trasmissione dati inferiore. «L’Ftth di Open Fiber – spiega la società – è un asset strategico per la crescita dei territori urbani, poiché sviluppa connessioni e servizi digitali, leve principali della produttività per affrontare le sfide economiche e sociali di oggi e dei prossimi anni. I servizi abilitati dalla banda ultra larga sono numerosi, e si estendono ad ambiti come l’Internet of Things, l’e-health, il cloud computing, lo streaming online di contenuti in Hd, l’accesso ai servizi avanzati della Pubblica amministrazione, applicazioni “smart city”», come la mobilità sostenibile, il controllo elettronico degli accessi, il monitoraggio ambientale, la gestione dell’illuminazione pubblica e la digitalizzazione dei servizi per il turismo». (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 20 giugno

L”immagine è tratta dal sito della società Open Fiber

La connessione veloce della fibra ottica di Open Fiber dal 2017 ha già raggiunto 21 mila case di Imola
Cronaca 10 Giugno 2019

Da Medicina all'Australia i tecnici del radiotelescopio impegnati a livello internazionale nel progetto Ska

Da Medicina all’outback australiano. A portare a migliaia di chilometri di distanza, in uno dei territori più remoti e spopolati della Terra, è il progetto internazionale Ska (Square kilometre array, cioè con l’area collettrice di un chilometro quadrato), per la costruzione del più grande radiotelescopio mai realizzato dall’uomo, che sorgerà in due location diverse: oltre alla regione australiana occidentale del Murchison, dove vivono appena 110 abitanti su una superficie di oltre 40 mila chilometri quadrati, il secondo pezzo del radiotelescopio sarà localizzato nel Karoo, nell’entroterra sudafricano. A compiere il viaggio in questione, e non per la prima volta, è stata una squadra di tecnici della stazione radioastronomica di Medicina, che fa parte dell’Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica.

A capo della squadra c’è il ricercatore Jader Monari, di San Lazzaro, responsabile della stazione medicinese. «Ska è un progetto globale per la costruzione su due continenti del più grande radiotelescopio al mondo – ci spiega Monari -. All’inizio, nel 2001, erano pochi quelli che credevano in questo ambizioso progetto; oggi, invece, stiamo entrando nella prima fase operativa, come dimostra la firma del trattato internazionale Ska Observatory che i primi sette Paesi, fra cui l’Italia, hanno firmato a Roma a fine marzo, mentre la collaborazione conta ormai venti nazioni. Il trattato firmato mette a disposizione i fondi necessari per la fase uno, ossia per la costruzione di 133 parabole per la ricezione di segnali ad alta frequenza, in Africa, e 130 mila antenne collegate fra loro per la ricezione dei segnali a bassa frequenza, in Australia, dove operiamo noi». A partire dal prossimo anno alle aziende dei sette Paesi membri del progetto Ska potranno essere assegnati i contratti di fornitura per la realizzazione del maxi radiotelescopio.

Complessivamente sono più di mille, fra ingegneri e ricercatori, coloro che stanno partecipando alla costruzione dello Square kilometre array, il progetto internazionale di profilo scientifico e ingegneristico che ha come obiettivo la costruzione della più grande rete di radiotelescopi al mondo. Insieme a Jader Monari, lavorano all’ambizioso progetto altri 9 ricercatori della stazione di Medicina, sui 30 coinvolti a livello nazionale. Fra questi ci sono anche il castellano Marco Schiaffino, che si occupa delle progettazioni meccaniche (dal design delle antenne ai sistemi di acquisizione dei dati), e il medicinese Alessandro Cattani, tecnico elettronico.

«Il mio team – ci spiega Monari – si occupa della progettazione delle antenne, dei sistemi riceventi e del sistema di acquisizione dei dati captati dalle antenne. Ad aprile, nell’ambito della settima missione, abbiamo installato e testato un tipo di antenna italiana al cento per cento, dal design al manufacturing». (mi.mo.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 30 maggio

Nella foto i tecnici nel deserto australiano con la distesa di antenne dello Square Kilometre Array (Ska), il futuro più grande telescopio del mondo

Da Medicina all'Australia i tecnici del radiotelescopio impegnati a livello internazionale nel progetto Ska
Cronaca 4 Giugno 2019

Inaugurata all'istituto superiore Giordano Bruno di Medicina la nuova aula 3.0 attrezzata con tablet e computer

Una nuova aula 3.0 è stata ufficialmente inaugurata presso l’Istituto statale di istruzione superiore «Giordano Bruno». Si tratta di un ambiente appositamente riconfigurato per l’utilizzo delle tecnologie moderne nell’ambito di approcci didattici innovativi.

«Il progetto “Aula 3.0” ha l’obiettivo di creare ambienti di apprendimento attivi dove gli studenti abbiano l’opportunità di diventare sempre più soggetti positivi della propria formazione. Un percorso che permetterà di migliorare ed incrementare il successo scolastico di ciascun studente».

In pratica, l’Aula 3.0 è dotata di tablet e computer inseriti in un contesto di arredi particolare dove gli studenti potranno lavorare interagendo continuamente fra loro. Il Comune di Medicina ha finanziato l’acquisto di una parte dei tablet per la nuova aula 3.0. (r.cr.)

Inaugurata all'istituto superiore Giordano Bruno di Medicina la nuova aula 3.0 attrezzata con tablet e computer
Economia 3 Giugno 2019

Bio-on inventa il filtro naturale per le sigarette, che fa bene alla salute e all’ambiente

Un liquido naturale e biodegradabile al 100% che può sostituire la triacetina nei filtri delle sigarette. La notizia arriva da Bio-on. Un’invenzione dei ricercatori dell’azienda specializzata nel settore dei biopolimeri che promette benefici, sia per i fumatori che per l’ambiente, ed è già in produzione nello stabilimento di Gaiana di Castel San Pietro.

In questo modo sarà possibile utilizzare un «filtrante naturale che blocca fino al 60% gli agenti dannosi per il corpo umano senza modificare il gusto della nicotina». Non solo. I filtri delle sigarette sono il prodotto inquinante maggiormente prodotto dall’uomo, sebbene non siano al momento messi al bando come la plastica: ogni anno vengono prodotte e vendute oltre 5,5 trilioni di sigarette tradizionali e 40 miliardi di sigarette di nuova generazione (not burn), ogni giorno ne vengono dispersi nell’ambiente più di 10 miliardi e impiegano anni a decomporsi. Uno dei motivi sono proprio i collanti attualmente utilizzati dall’industria del tabacco nei filtri: la triacetina, ad esempio, non è biodegradabile naturalmente e questo rallenta i progressi disgreganti degli acetati di cellulosa.

«Questa innovazione è destinata a rivoluzionare il settore – dichiara Marco Astorri, presidente e ceo di Bio-on –. Siamo molto orgogliosi del lavoro di squadra che è stato fatto negli ultimi 24 mesi dai nostri ricercatori in Italia, nella Business Unit Cns (Cosmetic, Nanomedicine & Smart Materials), e dagli scienziati dell’Università di Clarkson». La produzione del nuovo liquido polimerico sarà rapidamente ampliata negli stabilimenti dei licenziatari che hanno già raggiunto accordi con Bio-on. Per la prima fase, la società è già pronta a produrre 15.000 tonnellate/anno (2019-20) e, alla luce del forte interesse che sta riscontrando, prevede di triplicare i quantitativi dal 2021. «Questi innovativi filtri sfruttano le caratteristiche chimico-strutturali dei poli-idrossi-alcanoati sviluppati da Bio-on» spiega Mauro, Comes Franchini, Scientific Director Business Unit Cns.  

Bio-on è in contatto da tempo con le più grandi aziende produttrici mondiali di tabacco.  «Una soluzione efficace e sostenibile – aggiunge Astorri – che nasce da idee e tecnologie Made in Italy». Tutti i biomateriali sviluppati da Bio-on sono ottenuti da fonti vegetali rinnovabili senza alcuna competizione con le filiere alimentari; possono garantire le medesime proprietà termo-meccaniche delle plastiche tradizionali col vantaggio di essere completamente ecosostenibili e al 100% biodegradabili in modo naturale.

Nella foto lo stabilimento Bio-on a Gaiana

Bio-on inventa il filtro naturale per le sigarette, che fa bene alla salute e all’ambiente
Economia 17 Aprile 2019

Arriva “Imola City Hub', il progetto da 5,2 milioni di euro che potrebbe lanciare in orbita il primo satellite imolese

Imola potrebbe avere, in un futuro non troppo lontano, il proprio satellite in orbita a 500 chilometri da terra e in grado di monitorare il territorio, transitando sopra la città a cadenza quindicinale o settimanale. Il condizionale è d’obbligo, perché ancora non si conosce l’esito del bando europeo «Urban innovative actions» (Uia) che permetterebbe di finanziare il progetto, del costo di oltre 5 milioni e 200 mila euro, proposto dal Comune nel ruolo di capofila assieme a quattro aziende imolesi che metteranno in rete le loro competenze: Npc-Spacemind (na-nosatelliti per la raccolta dati), SisTer (analisi ed elaborazione dati), Imola Informatica (aggregazione e archiviazione dati), Antreem (interfacce utente per piattaforma web e smartphone).

Per ora si sa che il progetto «Imola city hub» è stato ammesso alla selezione assieme ad altri 174 progetti e che, di questi, ne verranno finanziati 25, con una probabilità di riuscita quindi che si aggira attorno al 14%. Ma l’Amministrazione comunale è ottimista e ha anticipato i dettagli in una conferenza stampa che si è svolta il 2 aprile alla presenza anche della sottosegretaria alle Politiche agricole alimentari e forestali, Alessandra Pesce. Il progetto in questione risponde al tema della «Transizione digitale», riguardante idee sulla digitalizzazione dei servizi delle città europee, finalizzate a sviluppare servizi pubblici digitali, riducendo il peso amministrativo e burocratico sui cittadini. Tradotto per Imola: un sistema che permette, ad esempio, di mettere in contatto gli imolesi con la Pubblica amministrazione, proporre referendum con voto online all’insegna della democrazia diretta, migliorare i servizi digitali esistenti, analizzare la situazione del dissesto idrogeologico, monitorare strade, parcheggi e flussi turistici (tramite l’uso delle celle telefoniche), ottenere dati sulla qualità dell’aria e per l’agricoltura, avviare percorsi di attrattività turistica.

In caso di vincita, il programma della Commissione europea finanzierà l’80% dei costi, mentre la parte restante, circa 1 milione e 200 mila euro, sarà ripartita tra i partner del progetto. Per quanto riguarda il Comune, ha precisato il vicesindaco e assessore allo Sviluppo economico Patrik Cavina, «metteremo a disposizione il personale e uno spazio fisico all’interno del centro storico (al momento non ancora individuato), per supportare l’alfabetizzazione informatica del cittadino e introdurlo ai servizi digitali offerti dal Comune».Un altro obiettivo è riuscire ad aumentare il numero degli imolesi iscritti alla rete regionale Lepida. «Oggi sono 5 mila, ma nei prossimi tre anni puntiamo a coinvolgere 20 mila cittadini» ha puntualizzato Cavina. Il satellite potrebbe essere utilizzato anche da altri Comuni, «ad esempio quelli gemellati con Imola – ha poi proseguito il vicesindaco -. Questa esperienza potrebbe essere portata a livello dei Comuni del ConAmi». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 aprile 

Nella foto la presentazione del progetto “Imola City Hub”

Arriva “Imola City Hub', il progetto da 5,2 milioni di euro che potrebbe lanciare in orbita il primo satellite imolese

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