Cronaca

Otto cabine elettriche trasformate in opere d'arte: si è concluso il progetto Tag della società Inrete

Otto cabine elettriche trasformate in opere d'arte: si è concluso il progetto Tag della società Inrete

Con la trasformazione dell’ultima cabina elettrica, delle otto programmate, in un’opera d’arte urbana, si è concluso a Imola il progetto Tag, ovvero “Torre arte e graffiti”. Iniziativa promossa da Inrete, la società del gruppo Hera che gestisce la distribuzione di gas e di energia elettrica in Emilia Romagna, che ha deciso di investire in un progetto di rigenerazione urbana, trasformando appunto otto cabine elettriche situate in città in altrettante opere d’arte.

Un connubio tra arte e tecnologia. Una scelta tutt’altro che scontata per una società impegnata nel campo dell’energia. «Ci è piaciuta la possibilità di un connubio tra arte e tecnologia che il progetto Tag rende possibile», motiva Alessandro Baroncini, amministratore delegato di Inrete. Società quest’ultima che nel comune di Imola gestisce la distribuzione dell’energia elettrica tramite 819 chilometri di rete in bassa tensione e 418 chilometri di rete in alta tensione, 54.500 contatori installati e 614 cabine elettriche gestite, di cui 102 telecontrollate, ovvero comandate direttamente dalla centrale operativa in modo tale da riattivare la fornitura di elettricità in caso di interruzione, riducendo così i tempi di intervento e di ripristino del servizio all’utenza. «Così come giovani artisti lavorano all’esterno delle cabine per renderle più integrate rispetto al contesto esterno, giovani tecnici di Inrete operano all’interno delle strutture per renderle sempre più all’avanguardia», tiene a sottolineare Baroncini sempre in riferimento al progetto Tag. Non a caso tale progetto è nato all’interno della stessa Inrete da un’idea di giovani tecnici, per poi svilupparsi con la collaborazione dell’associazione culturale imolese Noi Giovan ie in accordo col Consorzio Ami, l’ente di via Mentana proprietario delle strutture. Da queste premesse si è dato quindi il via alla creazione di una vera e propria galleria d’arte all’aria aperta, senza alcun consumo ulteriore di suolo, tramite il coinvolgi-mento di giovani artisti locali, nazionali o internazionali, che con i loro diversi stili hanno dipinto le pareti delle cabine, regalando ai cittadini un nuovo itinerario artistico e dando la possibilità all’osservatore di riscoprire alcuni luoghi della città e percepirne la funzione narrativa.

Otto cabine elettriche per raccontare otto storie. L’obiettivo di valorizzare il territorio imolese attraverso l’innovazione, l’arte e la cultura si è tradotto nella trasformazione delle pareti delle otto cabine in graffiti capaci di raccontare una storia, sottolineando alcuni importanti aspetti, come le caratteristiche dei quartieri in cui sono inserite, il contesto storico-culturale e il rapporto con l’ambiente. Grazie a un’analisi critica e storica sono state individuate varie tematiche, come la storia del fiume Santerno, quella dell’antica basilica di Villa Clelia, l’importanza del rapporto campagna-città e la passione per i motori. Per ogni cabina elettrica è stato scelto un tema e un artista responsabile dell’intervento. Il direttore artistico del progetto, Cesare Bettini, ha fornito a ogni street artist una documentazione completa con informazioni, foto, video e testimonianze relative alla zona, garantendo al progetto completezza e uno stretto le-game con il territorio e le sue tradizioni.

La riscoperta dei luoghi e il coinvolgimento dei cittadini.«Il Progetto Tag è entrato nel cuore della città, entusiasmando e coinvolgendo i cittadini che, fin da subito, si sono imbattuti nelle insolite opere – afferma il presidente dell’associazione Noi Giovani, Vincenzo Rossi -. Tag ha pro-vocato domande, discussioni sulle tematiche trattate, am-mirazione e curiosità da parte di centinaia di persone, che si sono avvicinate ai luoghi scelti della loro città, riscoprendoli. Tag è un progetto artistico, ma anche socio-culturale: le otto opere a cielo aperto vogliono far emergere la storia, le radici e le verità dei luoghi e dare la possibilità alle persone di interpretarle e conoscerle. Il progetto è la fine di un primo percorso, che speriamo sia l’inizio di un nuovo modo in-novativo di gestione della res publica». (r.cro)

Un approfondimento sulle opere è disponibile su «sabato sera» del 14 febbraio

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