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Cronaca 15 Marzo 2019

Treni, introdotte novità positive per i pendolari. Ma per quelli di Varignana manca ancora qualcosa

Un paio di treni in più per il rientro dei pendolari da Bologna e uno per chi deve viaggiare in direzione contraria, tutti nel tardo pomeriggio. E’ uno degli ulteriori aggiustamenti introdotti da Trenitalia da lunedì 11 marzo, dopo l’avvio a dicembre del nuovo orario pensato, in accordo con la Regione, per accorciare i tempi di percorrenza per chi viaggia da Bologna a Ravenna e potenziare il Servizio ferroviario metropolitano (Sfm), la cosiddetta «metropolitana di superficie» tra capoluogo e Imola, ma che, alla prova dei fatti, aveva portato non pochi disagi ai pendolari. Da qui proteste, di cittadini e Comuni, e varie correzioni, sempre in accordo con la Regione.

Nella nostra zona i problemi si erano evidenziati soprattutto per i collegamenti con le stazioni minori, San Lazzaro, Ozzano, Varignana e Castel San Pietro. Da lunedì sono state aggiunte due nuove fermate a Castel San Pietro dei Regionali 2981 e 2983 da Bologna per Ravenna, il primo fermerà nella stazione castellana alle 18.05, il secondo alle 20.05. In direzione contraria, invece, un nuovo treno da Imola verso Bologna partirà alle ore 18.40, con fermate a Castel San Pietro, Varignana, Ozzano Emilia, San Lazzaro e Bologna San Vitale; circolerà nei giorni feriali, dal lunedì al sabato.

«C’è voluto del tempo, ma alcune delle nostre richieste fondamentali sono state accolte» commenta Stefania Scarale, che lavora a Imola e abita a San Lazzaro e fa parte del gruppo Pendolari Caselle. «E’ cosa rara e preziosa quando l’amministrazione pubblica riconosce l’errore e pone rimedio. Rimane il nodo dei nostri amici che ancora hanno difficoltà a tornare da San Lazzaro in Romagna, ma confidiamo che anche questo problema venga presto risolto».

Parzialmente soddisfatto il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti, che, insieme a Luca Lelli di Ozzano e alla collega di San Lazzaro, hanno incontrato più volte la Regione per sottolineare i problemi dei loro cittadini: «Rimane il problema di Varignana – dice Tinti -, vorremmo che fermasse un treno alla sera, alle 18.44, per i pendolari di ritorno da Bologna». (l.a.)

Treni, introdotte novità positive per i pendolari. Ma per quelli di Varignana manca ancora qualcosa
Cronaca 8 Marzo 2019

Ad Alessandra Lucaroni il premio per la “camionista dell'anno', messo in palio dal Roberto Nuti Group di Castel Guelfo

Viene da Monterotondo, in provincia di Roma, la vincitrice della decima edizione del premio Sabo Rosa, dedicato nella ricorrenza dell”8 marzo alle donne che lavorano in un campo di solito ritenuto appannaggio degli uomini, vale a dire la filiera del trasporto pesante: guida, logistica, officine e ricambi. Alessandra Lucaroni è stata votata come “camionista dell”anno” dalla giuria composta dalle dipendenti del main sponsor, il Roberto Nuti Group, che ha la sua sede centrale a Castel Guelfo e che da oltre mezzo secolo è leader nel settore dei veicoli industriali con i ricambi a marchio Sabo. La votazione del Sabo Rosa, che è attribuito una volta all”anno, è avvenuta online, sulla base delle candidature pervenute via web.

La vincitrice gestisce a Fiano Romano l”officina di famiglia “Ormia”, specializzata nei mezzi Scania e nota nell”ambiente come “L”Officina delle Donne”. Il premio vinto lo ha dedicato a suo padre, fondatore dell”officina di cui oggi la figlia è titolare e che le ha trasmesso l’amore per la meccanica. «Fin da bambina – racconta Alessandra Lucaroni -. sono stata il ”maschiaccio” di casa e sono cresciuta accanto a mio padre che riparava mezzi dell’esercito, e da li è sbocciato l’amore. Mi ricordo ancora l”emozione fortissima che provavo quando mi faceva salire sui carri armati»”.

La camionista dell”anno 2019 si è dunque ritagliata, con molta determinazione, uno spazio riconosciuto e apprezzato in un ambiente solitamente considerato per soli uomini. «Si deve partire con l”idea che non esistono lavori da uomini o da donne – sottolinea – e che nel lavoro contano solo la passione, l’impegno e il cuore che uno mette in ciò che fa. È chiaro che all”inizio è complicato farsi rispettare, e occorre metterci un carattere forte e magari fare il doppio della fatica per essere accettate. Una volta abbattuti i muri, però, e si riesce a mostrare quanto si vale, lo scetticismo finisce e ci si trova in un mondo appassionato di meccanica in cui è facile farsi ascoltare perché si conosce la materia e si sa quello che si dice. Oggi i camionisti ci chiamano e dicono ”pensaci tu, mi fido di te”. È il miglior complimento possibile».

Nella sua azienda lo scorso anno è stato assunto un meccanico donna e in squadra ci sono anche due magazziniere che masticano meccanica ogni giorno. E con una piena e impegnativa carriera lavorativa Alessandra concilia anche una famiglia. «Sono mamma di tre figli maschi di 27,18 e 16 anni – scherza -, quindi sono circondata da uomini ovunque, che però tengo a bada senza troppi problemi. Per conciliare famiglia e lavoro occorrono tanto amore e tanta pazienza, e soprattutto correre sempre, perché la casa e l”officina richiedono tempo e attenzioni. I miei figli hanno accettato di buon grado il mio ruolo e spero di vedere almeno uno di loro in officina accanto a me, per poter passare le consegne alla terza generazione, perché vorrei che il sogno di mio padre possa proseguire ancora nel tempo».

Il premio Sabo Rosa è stato consegnato da Elisabetta Nuti, direttore finanziario del Roberto Nuti Group e presidente della giuria, che commenta: «Per la decima edizione la giuria ha deciso di premiare la tenacia e l”imprenditorialità di Alessandra Lucaroni, capace di raccogliere il testimone dell”azienda di famiglia dalle mani del padre e di portare la propria officina a un traguardo impensabile anche solo dieci anni fa. E” bello immaginare la soddisfazione del papà di Alessandra, nel saperla realizzata in ciò che sempre ha amato, senza dimenticare il valore della famiglia e degli affetti». (r.cr.)

Ad Alessandra Lucaroni il premio per la “camionista dell'anno', messo in palio dal Roberto Nuti Group di Castel Guelfo
Cronaca 13 Febbraio 2019

Costi altissimi per il ripristino della ferrovia a Medicina, così dice lo studio di fattibilità della società Tps Pro di Bologna

Il risultato dell’analisi costi benefici per riattivare la linea ferroviaria Budrio-Medicina (e prosieguo verso Massa Lombarda e Ravenna) dice che c’è «mancanza di sostenibilità economica degli interventi in tutti e quattro gli scenari analizzati». Non solo. I quattro scenari ipotizzati vedono tutti come «condizione indispensabile» la contestuale realizzazione del raddoppio della tratta Bologna Via Larga-Budrio della linea verso Portomaggiore del Sistema ferroviario metropolitano (progettata ma priva di copertura finanziaria). Altrimenti occorrerà prevedere il cambio a Budrio che determina un allungamento dei tempi su ferro a valori prossimi a quelli della gomma «con conseguente perdita di appetibilità del nuovo servizio».

Questo è in estrema sintesi quanto si legge sul documento redatto da Tps Pro, società di ingegneri di Bologna esperti di mobilità, e visibile anche sul sito del Comune di Medicina. Questo è quanto detto durante la seduta di giovedì 24 gennaio della Commissione trasporti ferrovia con la quale si è concluso il percorso tecnico avviato a inizio 2018 dal Consiglio comunale. I soli costi d’investimento stimati per realizzare l’infrastruttura vanno da quasi 89 milioni (fermandosi a Medicina) salendo fino a 196 milioni (per arrivare a Ravenna). I 26 chilometri della ferrovia Budrio-Massa Lombarda, gestiti dall’allora Società Veneta, vennero inaugurati nel 1887, ma l’avvento dell’automobile fu tra i principali motivi che portarono alla chiusura nel 1964, con il servizio che venne via via sostituito da autobus.

Il ripristino è un decennale cavallo di battaglia di Legambiente e ora del Movimento 5 stelle del medicinese con raccolte firme, petizioni, pagine Facebook per sensibilizzare sul tema, visto come una soluzione percorribile e utile per un trasporto pubblico locale meno inquinante. Durante gli incontri del Piano strategico locale medicinese è emersa la richiesta di fare almeno un aggiornamento dello studio di fattibilità (commissionato nel 2003 dalla Provincia di Bologna che parlava di oltre 130 milioni di euro per la riattivazione delle rotaie). Il Comune un anno fa ha acconsentito stanziando 20 mila euro. E’ stata istituita anche la Commissione consigliare ad hoc, alla quale hanno partecipato anche dirigenti e tecnici della Città metropolitana e della Regione, nonché assessori dei comuni limitrofi.

In particolare, l’aggiornamento dello studio di fattibilità, ha presentato anche una ricognizione del sedime, evidenziato vantaggi e criticità alla luce delle caratteristiche che una nuova infrastruttura dovrebbe oggi avere per legge, individuato un’ipotesi di nuovo tracciato e di servizio realizzabile, stimato i relativi costi di realizzazione, gestione e gli effetti sulla domanda di trasporto dei potenziali interessati. Ovviamente per la linea è stata prevista solo la finalità del trasporto persone, in quanto il trasporto merci ha standard differenti e la programmazione regionale e nazionale esclude il transito merci dentro la città di Bologna. La ricognizione fatta dai tecnici sul tracciato dice che è ancora in gran parte riconoscibile, anche se per oltre la metà «oggetto di riuso per viabilità e posa di sottoservizi (principalmente acqua, gas e fognature)», e per un 5 per cento «compromesso», cioè coperto da case e attività produttive.

Per il tratto di Medicina la proprietà è del 52 per cento del Comune e il 45 per cento del ConAmi, che al di sotto ha fatto scorrere acquedotti e altri sottoservizi, il 9 per cento della Cooperativa lavoratori della terra, un 3 per cento proprio non esiste più. L’ipotesi di ripristino prevede l’innesto con la linea Bologna-Portomaggiore alla stazione di Budrio secondo il tracciato originale e con la linea Lugo-Lavezzola a Massa Lombarda in variante proprio per l’indisponibilità dell’ex sedime (un’ipotesi prevista, tra l’altro, anche dagli strumenti urbanistici comunali di Massa Lombarda). Nel Psc di Medicina nel tratto che non è ripristinabile è stato mantenuto un ipotetico tracciato con una fascia verde come unica tutela possibile dal punto di vista urbanistico (la ferrovia non c’è nella programmazione provinciale e regionale della mobilità).

Il vicesindaco Matteo Montanari conclude: «Nel Piano della mobilità della Città metropolitana, condiviso con la Regione, è previsto che sia realizzata una Brt tra Medicina e Bologna cioè tratti di corsie preferenziali per gli autobus che così possono superare i punti di rallentamento extraurbani del traffico e garantire un tempo di percorrenza più veloce e costante per tutta la giornata. Questa è la prospettiva nel medio o breve periodo perchè, come ci dice lo studio, anche se fossimo d’accordo e ci fossero i soldi per la ferrovia, occorrono almeno 10 o 15 anni per averla».(l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 febbraio

Nella foto la riunione della Commissione trasporti dedicata alla ferrovia

Costi altissimi per il ripristino della ferrovia a Medicina, così dice lo studio di fattibilità della società Tps Pro di Bologna
Cronaca 17 Gennaio 2019

Orari dei treni, due fermate in più a Ozzano Emilia, ancora nulla di fatto per Castel San Pietro e Varignana

Dopo le polemiche seguite all’avvio del nuovo orario dei treni, qualcosa si è mosso, ma non tutti sono soddisfatti, in particolare i castellani. Come si ricorderà, il 9 dicembre scorso Trenitalia ha introdotto, in accordo con la Regione, una serie di modifiche agli orari delle corse da Bologna verso la Romagna e viceversa, con il duplice obiettivo di accorciare i tempi di percorrenza per chi viaggia da Bologna a Ravenna e potenziare (inserendo corse cadenzate allo stesso minuto di ogni ora) il Servizio ferroviario metropolitano (Sfm), la cosiddetta «metropolitana di superficie» che collega il capoluogo con Imola facendo tutte le fermate.

Alla prova dei fatti, però, i nuovi orari hanno creato non pochi disagi ai pendolari delle stazioni minori del sistema Sfm, per restare al nostro territorio parlia-mo di quelle di Castel San Pietro, Varignana e Ozzano Emilia. La situazione ha innescato l’immediata mobilitazione dei pendolari, supportati dai loro sindaci, che si sono attivati con la Regione e Trenitalia per ottenere modifiche a favore dei propri concittadini.

Fausto Tinti, il sindaco di Castel San Pietro, e Luca Lelli di Ozzano, a metà dicembre hanno incontrato la Regione, insieme alla collega di San Lazzaro. E la protesta, come detto, ha già prodotto qualche risultato. A Ozzano, come rac-conta lo stesso sindaco Lelli sulla sua pagina Facebook, «Il regionale 2920 per Bologna ferma da oggi anche ad Ozzano (alle 7.16) per arrivare a Bologna alle 7.32. Questa è una novità assoluta, da tempo richiesta che va a colmare un “buco” tra le altre due corse del mattino (6.59 e 7.47) verso il capoluogo. Ripristinata invece la fermata del regionale veloce da Bologna (partenza alle 17.32) ad Ozzano alle 17.41. Questa modifica riduce il disagio indotto dalla cancellazione di 2 delle 4 fermate ad Ozzano nell’orario di punta del pomeriggio introdotto a dicembre».

Se i pendolari ozzanesi possono tirare un sospiro di sollievo, per quelli del territorio castellano, invece, la lotta non è ancora finita. Barbara Boninsegna, che ogni giorno parte da Castel San Pietro per raggiungere Lugo per lavoro, conferma: «Tra le modifiche apportate non c’è nulla per Castello…». Stesso discorso per Varignana, come precisa via social network lo stesso sindaco Tinti che annuncia l’intenzione di rivolgersi nuovamente all’assessore regionale ai Trasporti, Raffaele Donini, per «segnalare questa insufficienza, chiedendo di risolvere questa criticità e altre ancora presenti». Nella stessa situazione, ad esempio, c’è ancora San Lazzaro dove, almeno per il momento, non si registrano novità.

L’agguerrito comitato dei pendolari costituitosi proprio in queste settimane (dopo la raccolta di firme avviata on-line a dicembre come «Pendolari Caselle») dice di avere ricevuto dal sindaco Isabella Conti «rassicurazioni in merito all’intenzione della Regione di accettare le richieste di modifica dell’orario». Ma in attesa che le promesse si traducano in fatti, i pendolari non stanno comunque a guardare e nei giorni scorsi hanno ribadito, in una lettera rivolta all’assessore Donini e postata sulla pagina Facebook «Comitato pendolari di Romagna RomBo», le cause del loro disagio. «Il nodo è la completa mancanza di collegamenti ragionevoli verso le stazioni “minori” tra le 17.49 e le 19.08 – spiega Stefania Scarale, che vive a San Lazzaro e lavora a Imola –. Vogliamo inoltre segnalare che dal 10 dicembre il ritorno verso la Romagna è da incubo». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 17 gennaio

Nella foto Barbara Boninsegna (a sinistra) e Stefania Scarale

Orari dei treni, due fermate in più a Ozzano Emilia, ancora nulla di fatto per Castel San Pietro e Varignana
Cronaca 20 Dicembre 2018

Il nuovo orario dei treni non piace ai pendolari delle stazioni più piccole. Anche i sindaci e la Regione in campo per cambiarlo

Il nuovo orario dei treni, in vigore da domenica 9 dicembre, sta creando qualche problema anche nella nostra zona, soprattutto ai pendolari che salgono e scendono nelle stazioni di Castel San Pietro, Varignana, Ozzano Emilia e San Lazzaro (Caselle) e a quelli diretti nel lughese. La piccola rivoluzione degli orari sulla tratta Bologna-Ravenna Rimini, messa in atto da Ferrovie dello Stato in accordo con la Regione, pare funzionare bene per i viaggiatori di Imola, che possono contare ogni giorno su un maggior numero di convogli diretti, ma penalizza le stazioni intermedie del Servizio ferroviario metropolitano (Sfm).

Dall’immediata e spontanea mobilitazione di pendolari nata sui social e in alcuni casi già sfociata in raccolte firme e gruppi organizzati, per quanto riguarda il nostro territorio le difficoltà maggiori sono legate, da un lato, alla modifica degli orari di alcuni convogli nelle fasce più affollate scuola-lavoro, dall’altro alla soppressione della fermata dei cosiddetti regionali veloci nelle stazioni più piccole, vale a dire le corse introdotte, su richiesta della Regione, per accorciare i tempi di percorrenza verso Ravenna. Nel primo caso, pochi minuti di scostamento hanno comportato per molti l’impossibilità di usufruire delle coincidenze con altri mezzi, treni o autobus; nel secondo, la scomparsa di treni proprio negli orari decisivi per i pendolari, in particolare tra le 18 e le 19. Il risultato? Tempi di viaggio allungati e gelide attese nelle stazioni.

Diversi sindaci si sono subito mobilitati per tutelare i propri cittadini. Sempre rimanendo nella nostra zona, Fausto Tinti, il sindaco di Castel San Pietro, e Luca Lelli di Ozzano, hanno già incontrato la Regione, insieme alla collega di San Lazzaro. Nel territorio castellano, la stazione della frazione di Varignana, che doveva essere tra le più avvantaggiate dal potenziamento delle corse del Servizio ferroviario metropolitano di cui è entrata a far parte a tutti gli effetti, risulta invece penalizzata, poiché i treni in più ci sono, ma non negli orari comodi per chi li utilizza ogni giorno per studio o lavoro. «Abbiamo chiesto di ripristinare almeno un treno nella fascia tra le 7 e le 8 con direzione Bologna – dice Tinti illustrando l’esito dell’incontro a Bologna – e uno tra le 17 e le 18 con direzione Rimini-Ravenna nelle stazioni con fermate solo Sfm».

La mobilitazione è partita da San Lazzaro ma si sta allargando alle altre stazioni Sfm di Ozzano, Castel San Pietro e Varignana. Non c’è ancora un comitato, ma un sito web di riferimento (che ha gia 210 firme raccolte): https://sites.google.com/view/pendolari-caselle/home.

Stefania Scarale parte dalla sua esperienza per spiegare cosa sta succedendo: «I treni in più ci sono, va detto – esordisce – ma in orari di scarsa utilità. Nella fascia oraria dalle 18 alle 19 sono stati tolti tutti. Per me, che sono di San Lazzaro ma lavoro a Imola, c’è solo un treno alle 18.34 che non fa fermate intermedie ma arriva a Bologna Centrale, poi sono costretta a prendere un altro mezzo per tornare a San Lazzaro».

Disagi importanti lamentano anche coloro che provengono dalle stazioni minori e si spostano verso il ravennate. Fabrizio Dondi, assessore a Castel San Pietro ma anche pendolare in quanto insegnante in una scuola di Lugo, ha affidato ad un commento su Facebook il racconto di cosa è cambiato per chi fa il suo stesso tragitto: «Fino a ieri al minuto 00 quasi ogni ora c”era un treno diretto che in 30 minuti riportava a casa; da oggi il treno parte ai 12 (12 minuti da aspettare in stazione) poi bisogna cambiare a Castel Bolognese, o a Imola secondo l”orario, e si arriva a Castel San Pietro ai 44 o addirittura agli 08 dell”ora successiva. Considerando anche i nuovi tempi di attesa in stazione a Lugo, sono 14 o 38minuti in più per tornare a casa e la scomodità del cambio. Su un viaggio che fino a ieri era di mezz”ora e diretto». 

Sulla stessa linea Barbara Boninsegna, che vive a Toscanella ma prende il treno a Castel San Pietro per raggiungere Lugo, dove lavora. «Il viaggio Castello-Lugo che era di 35 minuti è salito improvvisamente a 56. La mattina, a parte il diretto delle 7.04, poi si deve sempre cambiare, per i ragazzi delle scuole è un grande disagio perché se non hanno il permesso di entrare in classe un po’più tardi devono prendere il treno prima e stanno 30-40 minuti in giro, un problema anche di sicurezza. Per il ritorno non ci sono treni diretti che arrivano a Castel San Pietro e nelle altre stazioni minori né nella fascia oraria 13-15 per il ritorno da scuola, né in quella 17-19 per chi lavora. Io, che ero a casa alle 18.40, ora arrivo verso le 19.30».

Intanto la Regione, committente del nuovo orario e quindi chiamata direttamente in causa dalle proteste, una prima risposta l’ha già data. L’assessore alla Mobilità, Raffaele Donini, ha chiesto a Trenitalia di intervenire sui problemi. «Ho ottenuto – informa Donini con una nota – che si istituisse un coordinamento tecnico permanente fra Trenitalia, Regione e Comuni del territorio ravennate, ferrarese e Città metropolitana, aziende di trasporto pubblico, per valutare quali correttivi immediati apportare al nuovo orario. Confido nel lavoro tecnico che si sta facendo in queste ore e mi aspetto che si apportino le giuste correzioni all’orario in accordo con il territorio, per risolvere i problemi ancora rimasti, mantenendo però il più possibile i benefici di velocizzazione della linea. Ma la
Regione è anche disponibile a richiedere a Trenitalia l’immediata applicazione del vecchio orario». (m.t.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 20 dicembre

Il nuovo orario dei treni non piace ai pendolari delle stazioni più piccole. Anche i sindaci e la Regione in campo per cambiarlo
Cronaca 8 Dicembre 2018

Al via il nuovo orario dei treni, i vantaggi della tratta Imola-Bologna alla prova dei fatti

Trenitalia la definisce «piccola rivoluzione» per dare l’idea di cosa capiterà con l’entrata in vigore del nuovo orario che interessa complessivamente la linea Bologna-Ravenna-Rimini e sarà attivo da domani, domenica 9 dicembre. Qualche numero per cominciare, prendendo in considerazione solo le stazioni ferroviarie del nostro circondario e dintorni: a Imola si fermeranno complessivamente 30 treni in più nell’arco della giornata rispetto agli attuali 90 per un totale di oltre 120. Più arrivi e partenze anche a Varignana (si calcola un 50 per cento in più rispetto alle 29 attuali), che entrerà a pieno titolo così nel Servizio ferroviario metropolitano (Sfm). Più o meno invariati, ma più regolari, i treni per Castel San Pietro e Ozzano Emilia.

La rimodulazione è stata elaborata da Ferrovie dello Stato in accordo con la Regione per raggiungere tre obiettivi: ridurre i tempi di percorrenza da Bologna a Ravenna, migliorare l’offerta sulla tratta da Bologna a Rimini e potenziare il Servizio ferroviario metropolitano sulla direttrice Bologna-Imola. Ma quello che conta, orario alla mano, è cosa cambierà per chi prende quotidianamente il treno, in particolare per i pendolari che lo utilizzano per motivi di lavoro o studio. E che si tratti di «materia sensibile» l’hanno testimoniato le tante reazioni a caldo già alla notizia anticipata sul nostro sito web e sulla pagina Facebook di SabatoSeraSettimanale una decina di giorni fa.

L’impatto maggiore per la tratta Bologna-Imola arriverà dal maggior numero di treni, in parte Trenitalia e in parte Tper, che fanno fermate in tutte le stazioni, l’ideale metropolitana di superficie. Le corse del Sfm su questa tratta avranno la caratteristica del cadenzamento al minuto 18 di ogni ora per la partenza da Bologna e al minuto 08 da Imola, con rinforzi alla mezz’ora nelle fasce orarie più affollate, vale a dire quella del mattino e quella pomeridiana. Questo si traduce, come detto, in più treni.

La seconda modifica riguarda l”incremento del numero dei treni regionali veloci, con meno fermate e tempi di percorrenza più brevi, diretti a Rimini e Ravenna. Sempre con un occhio al nostro territorio, i passeggeri diretti da Bologna a Imola e viceversa troveranno un maggior numero di corse con una durata di 20 minuti anziché 30.

Ora si tratterà di vedere nella pratica se lo sforzo di rimodulare il servizio è funzionale e positivo come promette sulla carta. Snodo critico, ad esempio, potrebbero essere le coincidenze con il trasporto su gomma, gli autobus che assicurano i collegamenti tra le stazioni e i piccoli paesi della vallata o della pianura. E se per Imola i numeri presentano diversi vantaggi, nel ravennate si registra già la mobilitazione delle Amministrazioni locali. (m.t.)

Altri particolari nell”articolo completo su «sabato sera» del 6 dicembre

Link al nuovo orario di Trenitalia

Al via il nuovo orario dei treni, i vantaggi della tratta Imola-Bologna alla prova dei fatti
Cronaca 7 Dicembre 2018

Due bus al prezzo di uno per gli studenti delle frazioni castellane grazie alla sperimentazione decisa dal Comune

Due bus al prezzo di uno per i ragazzi delle frazioni più lontane. Grazie ad una sperimentazione votata dalla Giunta comunale castellana, quest’anno gli studenti che abitano nelle piccole frazioni e frequentano le scuole superiori fuori dal territorio comunale potranno usufruire degli autobus scolastici gialli che trasportano i più piccoli fino agli istituti del capoluogo senza alcun costo aggiuntivo. L’importante è che abbiano acquistato un abbonamento Tper.

La novità nasce dalla petizione con la quale alcune famiglie residenti a Molino Nuovo, la frazione collinare lungo la via Viara, hanno chiesto al Comune di risolvere l’annoso problema delle mancate coincidenze tra i mezzi di trasporto pubblici su gomma che collegano Castel San Pietro con le altre città dove sono presenti degli istituti superiori, come Imola, e quelli che da Castello si dirigono poi verso le frazioni. Alcuni studenti erano obbligati ad attendere ore prima di poter tornare a casa dopo la mattinata a scuola.

La sperimentazione proseguirà con questa modalità, in sostanza gratuitamente, per l’intero anno scolastico 2018-19, al termine del quale, precisa l”assessore alla Mobilità, Tomas Cenni, «la nuova Giunta dovrà fare un bilancio del servizio e dei costi e decidere se proseguire oppure no». (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Due bus al prezzo di uno per gli studenti delle frazioni castellane grazie alla sperimentazione decisa dal Comune
Cronaca 27 Novembre 2018

Rastrelliere più sicure per le biciclette alla stazione ferroviaria di Ozzano

Rastrelliere nuove e più sicure per chi lascia la bicicletta in stazione e prende il treno. Le ha installate dalla scorsa settimana il Comune di Ozzano al posto di quelle vecchie, per l’acquisto ha speso poco meno di 9 mila euro. Sono state messe sotto le pensiline, quindi al coperto, sia a nord che a sud della fermata; possono accogliere in totale 96 bici. «Si tratta di rastrelliere a tubolare non facilmente danneggiabili – spiega Mariangela Corrado, assessore ai Lavori pubblici -, che consentono di legare la bici con il lucchetto anche attraverso il telaio e non solo le ruote, quindi in modo più sicuro, inoltre sono molto funzionali e permettono un maggior ordine rispetto a quelle vecchie classiche a molla».

La decisione discende da una precisa richiesta di maggior sicurezza emersa durante il percorso partecipativo Collaborazione in movimento, promosso un paio d’anni fa dal Comune. L’obiettivo era coinvolgere i cittadini e le realtà che gravitano attorno alla fermata di via dello Sport, a partire da Fer, Rfi e Tper senza dimenticare l’università (a Ozzano c’è la facoltà di Veterinaria), nel migliorare la fruizione e incrementare l’utilizzo del treno. Al momento, tra l’altro, quelle vecchie sono state solo spostate di qualche metro, insieme ad alcune bici trovate tuttora legate col lucchetto. In effetti la sostituzione è stata anche l’occasione per fare un po’ pulizia eliminando i tanti mezzi presenti abbandonati o in disuso, così come i residui di ruote o parti di telaio che creavano confusione e degrado. «Ci sono alcune bici funzionanti ed è possibile che qualcuno non abbia letto i volantini informativi, quindi aspetteremo ancora un po’ prima di rimuovere tutto – precisa Corrado -, in seguito le porteremo nel magazzino comunale».

Successivamente, chi volesse reclamarle potrà sempre chiamare lo 051/799839. Neppure i vecchi portabici a molla saranno buttati. «A suo tempo erano stati dati in comodato d’uso gratuito al Comune dall’allora Provincia – ricorda l’assessore -, ora la Città metropolitana ci ha detto che non le interessa riaverli. Noi pensiamo di riutilizzarli in aree più sicure, dove esiste già un perimetro delimitato magari da un cancello, come le scuole oppure i centri giovanili». (l.a.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 22 novembre.

Nella foto: le nuove rastrelliere

Rastrelliere più sicure per le biciclette alla stazione ferroviaria di Ozzano
Cronaca 26 Novembre 2018

Dal 9 dicembre sarà in vigore il nuovo orario di Trenitalia con un forte aumento delle corse tra Bologna e Imola

Novità importanti per Imola con il nuovo orario di Trenitalia, che entrerà in vigore domenica 9 dicembre 2018. Per quanto riguarda il Servizio ferroviario metropolitano, tra Bologna e Imola i servizi complessivi saliranno a 33 tra Bologna e Imola e viceversa (contro i 10 attuali) con cadenzamento orario (partenza da Bologna al minuto 18 e da Imola al minuto 08), con alcune intensificazioni alla mezz’ora in alcuni momenti della giornata.

Questo potenziamento del servizio tra Bologna e Imola si aggiungerà alle corse già esistenti garantite dai collegamenti Bologna–Rimini e sarà ulteriormente rafforzata dall’estensione fino a Imola delle 13 corse attuali fra Castel Bolognese e Rimini. 

Il nuovo orario porterà inoltre una velocizzazione dei tempi di percorrenza sulla linea Bologna-Ravenna e viceversa, con 29 delle 38 corse complessive che saranno effettuate in 69 minuti contro gli 81-83 attuali. Tale risultato è stato ottenuto proprio con la rimodulazione del servizio reso non stop tra Bologna e Imola e viceversa. L’estensione su Rimini di questi tutti questi collegamenti porterà da 8 a 24 le corse dirette fra Bologna e Rimini via Ravenna e viceversa.

Per effetto delle modifiche, aggiunte agli altri collegamenti esistenti tra Ravenna e Rimini, si completerà un sistema cadenzato orario (partenza da Ravenna al minuto 19 e da Rimini al minuto 43) con un incremento medio di 7 treni al giorno.

L”orario che entrerà in vigore il 9 dicembre, predisposto su richiesta e in accordo con la Regione Emilia Romagna sulla base di tre obiettivi (riduzione dei tempi di viaggio fra Bologna e Ravenna, miglioramento dell’offerta tra Bologna e Rimini via Ravenna e potenziamento appunto del servizio metropolitano nell’area bolognese sulla direttrice Bologna–Imola), non è però l”unica novità in arrivo per i clienti del servizio ferroviario. Oltre alle attività di assistenza e sicurezza dedicate ai pendolari da poco avviate (prima esperienza in Europa), nella primavera del 2019 partirà proprio per il servizio regionale la fornitura dei primi 78 nuovissimi treni Rock e Pop destinati, insieme ad ulteriori 8 al rinnovo del parco mezzi in Emilia Romagna. (r.c.)

Nella foto tratta dal sito delle Ferrovie dello Stato il nuovo treno Rock

Dal 9 dicembre sarà in vigore il nuovo orario di Trenitalia con un forte aumento delle corse tra Bologna e Imola
Cronaca 9 Ottobre 2018

Abbonamento bus e treno, sconti per medicinesi e imolesi. Rimborsi on-line fino al 2019

Seppur con un po’ di attesa, sono state rese note le modalità per accedere allo sconto da parte di coloro che hanno un abbonamento annuale al bus o al treno. Si tratta di una possibilità legata al Fondo idrocarburi, ovvero l’indennizzo previsto per i territori sede di estrazione di idrocarburi. Per i medicinesi è previsto uno sconto pari al 50% sul costo effettivo degli abbonamenti annuali di treno e bus, mentre per gli imolesi lo sconto è del 20% e servirà per incentivare il trasporto pubblico su gomma e ferro.

Finora avevano potuto chiedere il rimborso soltanto coloro che avevano fatto un abbonamento entro il 31 luglio 2018. Ora, invece, per quanto riguarda i bus Tper, sono state pubblicate le finestre durante le quali può fare domanda chi ha acquistato un abbonamento dal 1 agosto 2018 fino al 30 settembre 2019. Nello specifico, le domande per gli abbonamenti acquistati dal 1 agosto 2018 al 31 ottobre 2018 potranno essere presentate a partire dal 1 ottobre 2018 fino al 30 novembre 2018, per quelli acquistati dal 1 novembre 2018 al 31 gennaio 2019 dal 1 dicembre 2018 al 28 febbraio 2019, per quelli dal 1 febbraio al 30 aprile 2019 dal 1 marzo 2019 al 31 maggio 2019, infine, per gli abbonamenti comprati dal 1 maggio al 31 luglio 2019 le domande di rimborso potranno essere presentate a partire dal 1 giugno fino al 30 agosto 2019. Le eventuali richieste presentate oltre i termini (comunque entro il 30 settembre 2019) verranno liquidate solo in caso di eventuali disponibilità di risorse.

La richiesta, e questo ha fatto discutere non poco, va fatta direttamente all’azienda che ha emesso l’abbonamento (in questo caso Tper) esclusivamente via internet, compilando il modulo reperibile sul sito (https://www.tper.it/idrocarburi) e indicando l’Iban del conto corrente sul quale si desidera avere accreditata la somma. Chi non dispone di un collegamento internet o ha necessità di un aiuto, può rivolgersi all’Urp del proprio comune (per Imola tel. 0542/602215, per Medicina tel. 051/6979111) oppure al call center Tper al numero 051/290290.

gi.gi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 4 ottobre.

Nella foto: la stazione ferroviaria di Imola

Abbonamento bus e treno, sconti per medicinesi e imolesi. Rimborsi on-line fino al 2019

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