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Cronaca 23 Gennaio 2020

L'Ima finanzia due citybus per il trasporto pubblico di Ozzano. Il presidente Vacchi: “Una scelta naturale e giusta'- VIDEO

Si è svolta ieri mattina presso il centro Servizi Ima la presentazione del Progetto di mobilità pubblico-privata Tpl Ozzano che, a partire da giugno, metterà in campo due navette per collegare la stazione ferroviaria con il centro abitato di Ozzano, gli stabilimenti Ima, la facoltà di Veterinaria, le zone industriali di Quaderna e Ponte Rizzoli e la frazione di Ponte Rizzoli.

Dopo la positiva e analoga esperienza fatta in Valsamoggia dalla Philip Morris, ad Ozzano è stata Ima Spa che, sollecitata dalle Rsu aziendali e, coerente con la sua policy aziendale votata al sociale, ha fatto decollare questa proposta con un deciso intervento economico (il progetto prevede un cofinanziamento regionale e una quota più piccola a carico del Comune).

Il progetto prevede 2 linee dedicate: citybus 1 e citybus 2. Il servizio sarà garantito dal lunedì al venerdì e coprirà l’intero arco giornaliero (dalle 6:13 alle 19:35 per la linea 1; dalle 6.40 alle 20 per la linea 2) e prevede la gratuità per chi ha già l”abbonamento al treno e per i dipendenti Ima. Per quanto riguarda gli studenti e i lavoratori universitari, è in via di definizione l”ampliamento della convenzione con Tper che prevederà tariffe agevolate. Le due linee locali faranno entrambe perno sulla stazione.

Il citybus 1 assicurerà il collegamento della stazione ferroviaria con il centro abitato di Ozzano Emilia, giungendo sino alla zona sud del paese, oggi non servita dal Tpl. Il percorso si estende inoltre fino alla facoltà di Veterinaria e allo stabilimento Ima sulla via Emilia presso la fermata Casetti Boni. Sono state studiate 3 varianti di percorso (percorso A, B, C) ed ipotizzate nuove fermate, in modo da garantire la coincidenza con il maggior numero di treni possibile e limitare le attese.

Il citybus 2, invece, assicurerà il collegamento in coincidenza con i treni dalla stazione ferroviaria alle zone industriali di Quaderna e Ponte Rizzoli e la frazione di Ponte Rizzoli.

“Per noi – dice il presidente e amministratore delegato di Ima, Alberto Vacchi – andare incontro alle esigenze del mondo del lavoro, vuoi anche per il ruolo sociale che vogliamo rivestire sul territorio, ci è parso una scelta del tutto naturale e giusta. Felici di poter varare questo progetto con l”auspicio che sia il primo passo verso una mobilità integrata che possa estendersi a tutto il territorio bolognese”.

Gli fa eco il sindaco ozzanese, Luca Lelli: “Gli obiettivi sono molteplici – dice -. In primis, ridurre l”uso dell”auto privata che oggi, per abitudine e per la non appettibilità dei mezzi pubblici, rappresenta il primo mezzo di trasporto scelto da residenti e lavoratori e, a seguire, il desiderio di fare della stazione ferroviaria il luogo in cui far convergere l”intermodalità locale evitando di misurarne l”efficacia e l”uso non dal numero di auto parcheggiate, ma da quanti utenti, una volta scesi dal treno, prenderanno i nuovi bus”. (gi.gi.)

Nella foto gruppo dei relatori alla presentazione pubblica ieri presso Ima Spa. Nel video intervista al presidente di Ima Spa, Alberto Vacchi

L'Ima finanzia due citybus per il trasporto pubblico di Ozzano. Il presidente Vacchi: “Una scelta naturale e giusta'- VIDEO
Cronaca 21 Gennaio 2020

Rimborsi per bus e treno previsti anche nel 2020

Sono state prorogate per il terzo anno consecutivo le agevolazioni tariffarie sugli abbonamenti annuali del trasporto pubblico (bus o treno) concordato tra la Regione Emilia Romagna, il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero dell’Economia, finanziato con le risorse del «Fondo idrocarburi».
Si tratta di una possibilità legata al Fondo idrocarburi, ovvero l’indennizzo previsto per i territori sede di estrazione di idrocarburi, e serve per incentivare il trasporto pubblico su gomma e ferro. Per quanto ci riguarda da vicino, sono interessati i residenti nei comuni di Imola e Medicina. Per gli imolesi lo sconto è del  20%, mentre per i medicinesi, invece, sale addirittura al 50%.

Al rimborso hanno diritto i titolari di un abbonamento annuale acquistato tra l’1 agosto 2019 e il 31 luglio 2020. Occhio però alle finestre entro cui è possibile fare domanda. Le richieste per gli abbonamenti acquistati tra l’1 agosto 2019 e il 31 gennaio 2020 potranno essere presentate fino al 29 febbraio 2020, per quelli acquistati dall’1 febbraio al 30 aprile 2020 la domanda andrà fatta dall’1 marzo al 31 maggio, infine, per i titoli comprati dall’1 maggio al 31 luglio di quest’anno si potrà chiedere l’agevolazione nel periodo compreso dall’1 giugno al 31 luglio.
«Le eventuali richieste presentate oltre i termini, comunque entro il 30 settembre 2020, verranno acquisite dalla aziende di trasporto e liquidate solo in caso di disponibilità di risorse» precisano dalla Regione. (gi. gi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 16 gennaio

Rimborsi per bus e treno previsti anche nel 2020
Cronaca 7 Novembre 2019

Più treni e più carrozze, le richieste dei pendolari di Castel San Pietro e Varignana a Trenitalia

Un’assemblea pubblica per mettere nero su bianco le richieste da presentare alla Regione in vista del cambiamento dell’orario dei treni di dicembre. Il comitato dei pendolari di Castel San Pietro e Varignana, che si è costituito poco meno di un anno fa per protestare contro il cambio di orario introdotto il 9 dicembre 2018 da Trenitalia, questa volta ha preferito giocare d’anticipo e si è organizzato per sollecitare la Regione a fare la sua parte per migliorare il servizio «o quantomeno – mette le mani avanti Sara Benfenati, una delle componenti del comitato presente all’assemblea – a non peggiorarlo con l’introduzione dei nuovi orari».

Le richieste, relative sia alla stazione di Castello che a quella di Varignana, riguardano tre filoni. Primo, aggiunta di treni per riempire i «buchi» attualmente esistenti negli orari dei treni per i pendolari, in modo particolare sulla direttrice da e per Ravenna ed evitare eccessivi affollamenti sui convogli esistenti. Secondo, impiego di treni più capienti, con più carrozze o con carrozze a due piani, in modo da garantire condizioni di viaggio dignitose ai passeggeri. Terzo, spiegazioni in merito alla continua cancellazione o al forte ritardo di alcuni treni.

Un elenco dettagliato di desiderata che i pendolari di Castello hanno affidato al sindaco Fausto Tinti, presente all’assemblea del15 ottobre, perché se ne faccia portavoce in Regione. «Ho già chiesto un incontro e attendo risposta da Trenitalia e dai Servizi mobilità della Regione e della Città metropolitana, convinto che in questo momento serva più un incontro tecnico che uno politico con l’assessore regionale Raffaele Donini» dice Tinti. Il sindaco assicura inoltre che otterranno una risposta anche le richieste che i pendolari fanno direttamente al Comune relative alle stazioni di Castello e Varignana. (gi.gi. mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 novembre

Nella foto l”assemblea pubblica dei pendolari alla quale ha partecipato anche il sindaco Fausto Tinti

Più treni e più carrozze, le richieste dei pendolari di Castel San Pietro e Varignana a Trenitalia
Cronaca 7 Novembre 2019

Prevista per fine anno la conclusione dei lavori alla stazione ferroviaria di Castel San Pietro Terme

Dovrebbero concludersi entro l’anno i lavori di ristrutturazione della stazione ferroviaria di Castel San Pietro. La lunga attesa per il completamento dell’intervento da 4,3 milioni di euro dovrebbe terminare nel giro di un paio di mesi, dopo tanti ritardi e non pochi disagi per i viaggiatori. Inizialmente, infatti, la conclusione era stata annunciata da Rfi, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che si occupa di logistica, entro i primi mesi del 2019 e poi aggiornata alla fine dell’estate.

Della questione si è occupato nelle settimane scorse anche il Consiglio comunale di Castel San Pietro, a seguito di un’interrogazione a firma della consigliera democratica Francesca Marchetti, alla quale ha risposto il vicesindaco Andrea Bondi: «I lavori hanno avuto dei ritardi dovuti in particolare alla fornitura degli ascensori – ha sottolineato Bondi -. Fatto salvo altri imprevisti, entro la fine dell’annosi pensa di concludere i lavori. I ritardi sono dovuti anche ai lavori aggiuntivi dell’esterno della palazzina, imprevisti che hanno richiesto interventi maggiori sull’edificio stesso al piano terra. Il direttore dei lavori ha detto che aprirà appena possibile per stralci le zone già concluse».

Per quanto riguarda gli ascensori, c’è stata anche una modifica in corso d’opera del progetto nella parte relativa all’ascensore da collocare dal lato opposto rispetto al fabbricato viaggiatori. «Inizialmente – spiegano da Rfi– era stato previsto di installare l’ascensore in un’area di proprietà comunale. Poi si è valutato che non restava abbastanza spazio per l’accesso al parcheggio e si è optato per uno spostamento in un’area di proprietà delle Ferrovie, ma questo ha comportato una modifica al progetto e un conseguente allungamento dei tempi». In generale, aggiungono dall’azienda, «i lavori in una stazione che deve rimanere operativa sono più complicati perché si tratta di cantieri gestiti in modo da garantire la funzionalità della stazione stessa». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 novembre

Prevista per fine anno la conclusione dei lavori alla stazione ferroviaria di Castel San Pietro Terme
Cronaca 21 Maggio 2019

Investito da un treno alle porte di Faenza, ritardi e treni cancellati sulla linea Bologna-Rimini

Problemi in mattinata per chi doveva viaggiare in treno sulla linea Adriatica Bologna-Rimini a causa dell”investimento di un uomo in prossimità della stazione di Faenza. Coinvolto il Regionale 11528 diretto da Ancona verso Piacenza, autorizzato solo dopo circa 70 minuti all’ingresso nella stazione di Faenza, da dove i passeggeri hanno proseguito il viaggio con altri treni. Nel frattempo, per permettere gli accertamenti sull”accaduto e il recupero della salma, è stata sospesa la circolazione, dalle 9.40 fino alle 10.20 quando è parzialmente ripresa per poi tornare regolare alle per 11.15.

A dare la notizia l”ufficio stampa di Rfi che precisa che quattro convogli a lunga percorrenza e uno regionale hanno subito ritardi fino a 50 minuti; un regionale è stato deviato via Ravenna, uno cancellato e due limitati nel percorso. Rete ferroviaria italiana sottolinea come, per ovviare ai disagi, sia stata potenziata l’assistenza alle persone in viaggio, in particolare a Bologna, Rimini e Faenza distribuendo anche circa 500 kit con generi di conforto. (l.a.)

Foto d”archivio

Investito da un treno alle porte di Faenza, ritardi e treni cancellati sulla linea Bologna-Rimini
Cronaca 26 Aprile 2019

C'è anche Castel San Pietro nel travel book “Wellness” presentato nei giorni scorsi da Trenitalia

Nel travel book “Wellness” presentato nei giorni scorsi da Trenitalia c’è anche Castel San Pietro. Si tratta di un progetto editoriale dedicato alle località termali raggiungibili comodamente con i treni regionali di Trenitalia (Gruppo Ferrovie dello Stato) considerato ulteriore volano per il turismo.  

Il travel book “Wellness” è disponibile in versione cartacea e digitale in formato sfogliabile su trenitalia.com e riporta informazioni e curiosità su un totale di 21 località termali distribuite sul territorio nazionale e sul modo per raggiungerle direttamente in treno, lasciando a casa l’automobile. Castel San Pietro è nelle pagine dedicate all’Emilia Romagna insieme a PorrettaTerme, Salsomaggiore e Cervia. Come curiosità viene indicato che ha quasi 100 metri quadrati di verde per abitante quindi «è una città davvero green» dove si possono fare ogni tipo di sport. 

Il pacchetto di maggioranza della società Terme di Castel San Pietro è posseduto da agosto 2017 da Anusca, l’Associazione nazionale ufficiali di stato civile e anagrafe che ha sede (oltre ad un hotel 4 stelle con tanto di spa) sull’altro lato del viale (il rimanente è del Comune). Dall’anno scorso sono stati avviati importanti interventi di riqualificazione, prima è stato rifatto completamente il settore dedicato alle cure inalatorie, quest’anno l’ala delle vasche termali, un’area di 600 metri quadri dove trovano posto una piscina per la riabilitazione in acqua calda (a 34,5 gradi centigradi) e due percorsi vascolari a 27 e 31 gradi. Le terme, che hanno aperto per la stagione a fine febbraio, si presentano quindi rinnovate. 

I travel book di Trenitalia strizzano l’occhio a chi preferisce il viaggio sostenibile e si sposta in treno anche nel tempo libero. Dai soli mercati esteri si registra un incremento costante, con quasi 8 milioni di turisti che hanno viaggiato con Trenitalia nel corso del 2018, in crescita del 19% rispetto al 2017, mentre nel primo trimestre del 2019 si registra già un incremento del 22%. Oltre al “Wellness” vi sono altri travel book dedicati a Siti Unesco, Grandi Giardini Italiani, Borghi, Mare, Neve&Parchi. Tutti sono disponibili nella sezione dedicata di trenitalia.com. (l.a.)

Nella foto il reparto inalazioni delle Terme di Castel San Pietro

C'è anche Castel San Pietro nel travel book “Wellness” presentato nei giorni scorsi da Trenitalia
Cronaca 13 Febbraio 2019

Costi altissimi per il ripristino della ferrovia a Medicina, così dice lo studio di fattibilità della società Tps Pro di Bologna

Il risultato dell’analisi costi benefici per riattivare la linea ferroviaria Budrio-Medicina (e prosieguo verso Massa Lombarda e Ravenna) dice che c’è «mancanza di sostenibilità economica degli interventi in tutti e quattro gli scenari analizzati». Non solo. I quattro scenari ipotizzati vedono tutti come «condizione indispensabile» la contestuale realizzazione del raddoppio della tratta Bologna Via Larga-Budrio della linea verso Portomaggiore del Sistema ferroviario metropolitano (progettata ma priva di copertura finanziaria). Altrimenti occorrerà prevedere il cambio a Budrio che determina un allungamento dei tempi su ferro a valori prossimi a quelli della gomma «con conseguente perdita di appetibilità del nuovo servizio».

Questo è in estrema sintesi quanto si legge sul documento redatto da Tps Pro, società di ingegneri di Bologna esperti di mobilità, e visibile anche sul sito del Comune di Medicina. Questo è quanto detto durante la seduta di giovedì 24 gennaio della Commissione trasporti ferrovia con la quale si è concluso il percorso tecnico avviato a inizio 2018 dal Consiglio comunale. I soli costi d’investimento stimati per realizzare l’infrastruttura vanno da quasi 89 milioni (fermandosi a Medicina) salendo fino a 196 milioni (per arrivare a Ravenna). I 26 chilometri della ferrovia Budrio-Massa Lombarda, gestiti dall’allora Società Veneta, vennero inaugurati nel 1887, ma l’avvento dell’automobile fu tra i principali motivi che portarono alla chiusura nel 1964, con il servizio che venne via via sostituito da autobus.

Il ripristino è un decennale cavallo di battaglia di Legambiente e ora del Movimento 5 stelle del medicinese con raccolte firme, petizioni, pagine Facebook per sensibilizzare sul tema, visto come una soluzione percorribile e utile per un trasporto pubblico locale meno inquinante. Durante gli incontri del Piano strategico locale medicinese è emersa la richiesta di fare almeno un aggiornamento dello studio di fattibilità (commissionato nel 2003 dalla Provincia di Bologna che parlava di oltre 130 milioni di euro per la riattivazione delle rotaie). Il Comune un anno fa ha acconsentito stanziando 20 mila euro. E’ stata istituita anche la Commissione consigliare ad hoc, alla quale hanno partecipato anche dirigenti e tecnici della Città metropolitana e della Regione, nonché assessori dei comuni limitrofi.

In particolare, l’aggiornamento dello studio di fattibilità, ha presentato anche una ricognizione del sedime, evidenziato vantaggi e criticità alla luce delle caratteristiche che una nuova infrastruttura dovrebbe oggi avere per legge, individuato un’ipotesi di nuovo tracciato e di servizio realizzabile, stimato i relativi costi di realizzazione, gestione e gli effetti sulla domanda di trasporto dei potenziali interessati. Ovviamente per la linea è stata prevista solo la finalità del trasporto persone, in quanto il trasporto merci ha standard differenti e la programmazione regionale e nazionale esclude il transito merci dentro la città di Bologna. La ricognizione fatta dai tecnici sul tracciato dice che è ancora in gran parte riconoscibile, anche se per oltre la metà «oggetto di riuso per viabilità e posa di sottoservizi (principalmente acqua, gas e fognature)», e per un 5 per cento «compromesso», cioè coperto da case e attività produttive.

Per il tratto di Medicina la proprietà è del 52 per cento del Comune e il 45 per cento del ConAmi, che al di sotto ha fatto scorrere acquedotti e altri sottoservizi, il 9 per cento della Cooperativa lavoratori della terra, un 3 per cento proprio non esiste più. L’ipotesi di ripristino prevede l’innesto con la linea Bologna-Portomaggiore alla stazione di Budrio secondo il tracciato originale e con la linea Lugo-Lavezzola a Massa Lombarda in variante proprio per l’indisponibilità dell’ex sedime (un’ipotesi prevista, tra l’altro, anche dagli strumenti urbanistici comunali di Massa Lombarda). Nel Psc di Medicina nel tratto che non è ripristinabile è stato mantenuto un ipotetico tracciato con una fascia verde come unica tutela possibile dal punto di vista urbanistico (la ferrovia non c’è nella programmazione provinciale e regionale della mobilità).

Il vicesindaco Matteo Montanari conclude: «Nel Piano della mobilità della Città metropolitana, condiviso con la Regione, è previsto che sia realizzata una Brt tra Medicina e Bologna cioè tratti di corsie preferenziali per gli autobus che così possono superare i punti di rallentamento extraurbani del traffico e garantire un tempo di percorrenza più veloce e costante per tutta la giornata. Questa è la prospettiva nel medio o breve periodo perchè, come ci dice lo studio, anche se fossimo d’accordo e ci fossero i soldi per la ferrovia, occorrono almeno 10 o 15 anni per averla».(l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 febbraio

Nella foto la riunione della Commissione trasporti dedicata alla ferrovia

Costi altissimi per il ripristino della ferrovia a Medicina, così dice lo studio di fattibilità della società Tps Pro di Bologna
Cronaca 20 Dicembre 2018

Il nuovo orario dei treni non piace ai pendolari delle stazioni più piccole. Anche i sindaci e la Regione in campo per cambiarlo

Il nuovo orario dei treni, in vigore da domenica 9 dicembre, sta creando qualche problema anche nella nostra zona, soprattutto ai pendolari che salgono e scendono nelle stazioni di Castel San Pietro, Varignana, Ozzano Emilia e San Lazzaro (Caselle) e a quelli diretti nel lughese. La piccola rivoluzione degli orari sulla tratta Bologna-Ravenna Rimini, messa in atto da Ferrovie dello Stato in accordo con la Regione, pare funzionare bene per i viaggiatori di Imola, che possono contare ogni giorno su un maggior numero di convogli diretti, ma penalizza le stazioni intermedie del Servizio ferroviario metropolitano (Sfm).

Dall’immediata e spontanea mobilitazione di pendolari nata sui social e in alcuni casi già sfociata in raccolte firme e gruppi organizzati, per quanto riguarda il nostro territorio le difficoltà maggiori sono legate, da un lato, alla modifica degli orari di alcuni convogli nelle fasce più affollate scuola-lavoro, dall’altro alla soppressione della fermata dei cosiddetti regionali veloci nelle stazioni più piccole, vale a dire le corse introdotte, su richiesta della Regione, per accorciare i tempi di percorrenza verso Ravenna. Nel primo caso, pochi minuti di scostamento hanno comportato per molti l’impossibilità di usufruire delle coincidenze con altri mezzi, treni o autobus; nel secondo, la scomparsa di treni proprio negli orari decisivi per i pendolari, in particolare tra le 18 e le 19. Il risultato? Tempi di viaggio allungati e gelide attese nelle stazioni.

Diversi sindaci si sono subito mobilitati per tutelare i propri cittadini. Sempre rimanendo nella nostra zona, Fausto Tinti, il sindaco di Castel San Pietro, e Luca Lelli di Ozzano, hanno già incontrato la Regione, insieme alla collega di San Lazzaro. Nel territorio castellano, la stazione della frazione di Varignana, che doveva essere tra le più avvantaggiate dal potenziamento delle corse del Servizio ferroviario metropolitano di cui è entrata a far parte a tutti gli effetti, risulta invece penalizzata, poiché i treni in più ci sono, ma non negli orari comodi per chi li utilizza ogni giorno per studio o lavoro. «Abbiamo chiesto di ripristinare almeno un treno nella fascia tra le 7 e le 8 con direzione Bologna – dice Tinti illustrando l’esito dell’incontro a Bologna – e uno tra le 17 e le 18 con direzione Rimini-Ravenna nelle stazioni con fermate solo Sfm».

La mobilitazione è partita da San Lazzaro ma si sta allargando alle altre stazioni Sfm di Ozzano, Castel San Pietro e Varignana. Non c’è ancora un comitato, ma un sito web di riferimento (che ha gia 210 firme raccolte): https://sites.google.com/view/pendolari-caselle/home.

Stefania Scarale parte dalla sua esperienza per spiegare cosa sta succedendo: «I treni in più ci sono, va detto – esordisce – ma in orari di scarsa utilità. Nella fascia oraria dalle 18 alle 19 sono stati tolti tutti. Per me, che sono di San Lazzaro ma lavoro a Imola, c’è solo un treno alle 18.34 che non fa fermate intermedie ma arriva a Bologna Centrale, poi sono costretta a prendere un altro mezzo per tornare a San Lazzaro».

Disagi importanti lamentano anche coloro che provengono dalle stazioni minori e si spostano verso il ravennate. Fabrizio Dondi, assessore a Castel San Pietro ma anche pendolare in quanto insegnante in una scuola di Lugo, ha affidato ad un commento su Facebook il racconto di cosa è cambiato per chi fa il suo stesso tragitto: «Fino a ieri al minuto 00 quasi ogni ora c”era un treno diretto che in 30 minuti riportava a casa; da oggi il treno parte ai 12 (12 minuti da aspettare in stazione) poi bisogna cambiare a Castel Bolognese, o a Imola secondo l”orario, e si arriva a Castel San Pietro ai 44 o addirittura agli 08 dell”ora successiva. Considerando anche i nuovi tempi di attesa in stazione a Lugo, sono 14 o 38minuti in più per tornare a casa e la scomodità del cambio. Su un viaggio che fino a ieri era di mezz”ora e diretto». 

Sulla stessa linea Barbara Boninsegna, che vive a Toscanella ma prende il treno a Castel San Pietro per raggiungere Lugo, dove lavora. «Il viaggio Castello-Lugo che era di 35 minuti è salito improvvisamente a 56. La mattina, a parte il diretto delle 7.04, poi si deve sempre cambiare, per i ragazzi delle scuole è un grande disagio perché se non hanno il permesso di entrare in classe un po’più tardi devono prendere il treno prima e stanno 30-40 minuti in giro, un problema anche di sicurezza. Per il ritorno non ci sono treni diretti che arrivano a Castel San Pietro e nelle altre stazioni minori né nella fascia oraria 13-15 per il ritorno da scuola, né in quella 17-19 per chi lavora. Io, che ero a casa alle 18.40, ora arrivo verso le 19.30».

Intanto la Regione, committente del nuovo orario e quindi chiamata direttamente in causa dalle proteste, una prima risposta l’ha già data. L’assessore alla Mobilità, Raffaele Donini, ha chiesto a Trenitalia di intervenire sui problemi. «Ho ottenuto – informa Donini con una nota – che si istituisse un coordinamento tecnico permanente fra Trenitalia, Regione e Comuni del territorio ravennate, ferrarese e Città metropolitana, aziende di trasporto pubblico, per valutare quali correttivi immediati apportare al nuovo orario. Confido nel lavoro tecnico che si sta facendo in queste ore e mi aspetto che si apportino le giuste correzioni all’orario in accordo con il territorio, per risolvere i problemi ancora rimasti, mantenendo però il più possibile i benefici di velocizzazione della linea. Ma la
Regione è anche disponibile a richiedere a Trenitalia l’immediata applicazione del vecchio orario». (m.t.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 20 dicembre

Il nuovo orario dei treni non piace ai pendolari delle stazioni più piccole. Anche i sindaci e la Regione in campo per cambiarlo
Cronaca 27 Novembre 2018

Rastrelliere più sicure per le biciclette alla stazione ferroviaria di Ozzano

Rastrelliere nuove e più sicure per chi lascia la bicicletta in stazione e prende il treno. Le ha installate dalla scorsa settimana il Comune di Ozzano al posto di quelle vecchie, per l’acquisto ha speso poco meno di 9 mila euro. Sono state messe sotto le pensiline, quindi al coperto, sia a nord che a sud della fermata; possono accogliere in totale 96 bici. «Si tratta di rastrelliere a tubolare non facilmente danneggiabili – spiega Mariangela Corrado, assessore ai Lavori pubblici -, che consentono di legare la bici con il lucchetto anche attraverso il telaio e non solo le ruote, quindi in modo più sicuro, inoltre sono molto funzionali e permettono un maggior ordine rispetto a quelle vecchie classiche a molla».

La decisione discende da una precisa richiesta di maggior sicurezza emersa durante il percorso partecipativo Collaborazione in movimento, promosso un paio d’anni fa dal Comune. L’obiettivo era coinvolgere i cittadini e le realtà che gravitano attorno alla fermata di via dello Sport, a partire da Fer, Rfi e Tper senza dimenticare l’università (a Ozzano c’è la facoltà di Veterinaria), nel migliorare la fruizione e incrementare l’utilizzo del treno. Al momento, tra l’altro, quelle vecchie sono state solo spostate di qualche metro, insieme ad alcune bici trovate tuttora legate col lucchetto. In effetti la sostituzione è stata anche l’occasione per fare un po’ pulizia eliminando i tanti mezzi presenti abbandonati o in disuso, così come i residui di ruote o parti di telaio che creavano confusione e degrado. «Ci sono alcune bici funzionanti ed è possibile che qualcuno non abbia letto i volantini informativi, quindi aspetteremo ancora un po’ prima di rimuovere tutto – precisa Corrado -, in seguito le porteremo nel magazzino comunale».

Successivamente, chi volesse reclamarle potrà sempre chiamare lo 051/799839. Neppure i vecchi portabici a molla saranno buttati. «A suo tempo erano stati dati in comodato d’uso gratuito al Comune dall’allora Provincia – ricorda l’assessore -, ora la Città metropolitana ci ha detto che non le interessa riaverli. Noi pensiamo di riutilizzarli in aree più sicure, dove esiste già un perimetro delimitato magari da un cancello, come le scuole oppure i centri giovanili». (l.a.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 22 novembre.

Nella foto: le nuove rastrelliere

Rastrelliere più sicure per le biciclette alla stazione ferroviaria di Ozzano
Cronaca 27 Novembre 2018

Lavori alla stazione ferroviaria di Castello, in arrivo ascensori e altre migliorie

Si concluderanno tra la fine di dicembre e le prime settimane del 2019, meteo permettendo, i lavori in corso alla stazione ferroviaria castellana di viale Gramsci. L’intervento rientra nel pacchetto di investimenti programmati da Rete ferroviaria italiana (Rfi), la società partecipata di Ferrovie dello Stato che gestisce le infrastrutture ferroviarie, che a livello nazionale interessa complessivamente le 620 stazioni nelle quali si concentra la stragrande maggioranza del traffico ferroviario.

L’obiettivo è triplice: migliorare l’accessibilità, riqualificare gli ambienti e una maggior integrazione con le altre modalità di trasporto cittadine. Soprattutto verrà risolto l’annoso problema delle scale per raggiungere il secondo binario, che al momento presentano solo una ripida rampa a fianco degli scalini, davvero scomoda, ad esempio, per una mamma con un passeggino. Cominciato un anno fa, il progetto a livello nazionale dovrà essere completato in un decennio. Il circondario imolese non ha dovuto attendere molto: sul Santerno l’intervento si è svolto già nel 2017 e l’inaugurazione è avvenuta il 6 febbraio scorso, mentre sul Sillaro, come detto, i lavori sono in corso di realizzazione. L’importo dell’investimento è analogo per entrambe le stazioni: 4 milioni e mezzo di euro sono serviti per la riqualificazione della stazione di Imola, altrettanti ne serviranno per Castel San Pietro.

Venendo al dettaglio, nei mesi estivi è stato innalzato il marciapiede a servizio del binario 1 per portarlo a 55 centimetri, la misura standard stabilita a livello europeo per il servizio metropolitano al fine di agevolare anche ai portatori di handicap l’accesso ai treni, in particolar modo quelli più nuovi. Per quanto riguarda invece il marciapiede del binario 2, già alto a sufficienza, l’intervento prevede solo la ripavimentazione e l’aggiunta di nuovi servizi, come i percorsi tattili a terra per guidare le persone ipovedenti. Ma la vera novità è la realizzazione dei vani per i tanto attesi ascensori, che saranno tre per ovviare al problema delle scale per accedere al sottopassaggio: uno per permettere la discesa dal primo binario, uno per salire al secondo e un terzo sul lato opposto rispetto al fabbricato viaggiatori.

Proseguendo nell’elenco, il pacchetto di lavori prevede anche la ristrutturazione generale del sottopasso, delle pensiline a copertura dei marciapiedi di attesa e del fabbricato viaggiatori, con il rifacimento dei tetti, la ritinteggiatura delle facciate, nonché la risistemazione della sala d’attesa. In arrivo anche un nuovo impianto di illuminazione a led e il potenziamento dell’informazione al pubblico mediante l’installazione di più diffusori. Infine, serrà rifatto il marciapiede esterno sul lato della piazza. (mi.ta.)  

L”articolo completo su «sabato sera» del 22 novembre.

Nella foto (di Rebecca Conti): la porta di accesso al primo binario oggi chiusa

Lavori alla stazione ferroviaria di Castello, in arrivo ascensori e altre migliorie

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