Economia

Cronaca 15 marzo 2018

Imola Programma, tutto pronto per la due giorni del glocal innovation forum all'autodromo

Tutto pronto per la due giorni dedicata all’informatica in tutte le sue forme all”autodromo di Imola. La seconda edizione di Imola Programma, appuntamento promosso da Local Focus, azienda di servizi per lo sviluppo digitale delle comunità locali, alla quale da quest’anno si affianca Innovami, incubatore, acceleratore e centro di innovazione a Imola, aprirà i battenti domani venerdì 16 marzo e si concluderà sabato 17.

Questo a grandi linee il programma (l”ingresso è libero). Si parte alle ore 14 con l’inaugurazione alla presenza di Fabio Montefiori, presidente di Local Focus, e Davide Baroncini, Presidente di Innovami. A seguire alle ore 14,30 “Santerno Innovation Valley” speech dedicati al territorio imolese che si caratterizza come distretto dell’innovazione grazie ai suoi tanti attori, dalle imprese alle società di servizi. Intervengono Roberto Cavina di Iprel Progetti (Machine learning), Claudio Guidi di italiana Software, Alessandro Cillario di Cubbit (cloud distributivo) e Leandro Rubbini di Exe.it (data center Green). Alle ore 16,30 “Tecnologie per la sicurezza dei lavoratori in trasferta ”Interviene Marco Federzoni di TomTom Telematics. A seguire una startup per il sociale nato dalla sinergia tra diversi soggetti sviluppatasi nell’edizione 2017 “Comprendiamo” è il primo marketplace per la vendita di prodotti delle imprese sociali.

Alle ore 17,30 “Dall’industry all’impresa 4.0” con Gildo Bosi di Sacmi, Matteo Masi di Cisco, Davide Dall’Osso di Cefla, Luca Cavina di SocialCities, FAV Fondazione Aldini Valeriani di Confindustria Emilia Area Centro, Andrea Bortolotti di Network Consulting e Maria Seralessandri di Imola Informatica. Alle ore 18,30 “Data protection: scenario dopo il 25 maggio” cosa ci attende con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo per il trattamento dei dati sensibili? Delle novità introdotte dal nuovo Regolamento europeo ne parleranno Filippo Campagnoli dello studio legale Avvocati Riuniti, Massimo Bertaccini di Cryptolab e Andrea Puligheddu dello Studio Orlandi & partners. 

Dalle ore 20 alle ore 8 “#HackAMirror, l’hackathon che rispecchia il tuo talento”a cura di Antreem, competizione aperta tra progettisti e sviluppatori che nel corso della nottata daranno corpo alla propria idea per lo Smart Mirror (per iscriversi cliccare qui: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-hackamirror-43547252003).

Sabato 17 marzo si comincia alle ore 8 con la premiazione dell”#HackAMirror Ai componenti . Alle ore 8,30 “Glocal” Claudio Bergamini di Imola Informatica interviene sul rapporto fra valorizzazione del territorio e globalizzazione, portando ad esempio il virtuoso caso del comparto informatico imolese.

A seguire alcuni progetti innovativi realizzati da ragazzi e studenti come QR Tomb, una app per la memoria dei defunti, ideata da un gruppo di allievi dell’Istituto Paolini-Cassiano di Imola. Infine, Andrea Arcangeli racconterà la sua esperienza,da ragazzo partito da Imola fino a New York, dove è sviluppatore del kernel Linux. Inoltre ”Rebecca Montanari e Luca Foschini (dell”Università di Bologna) approfondiranno i temi legati alle opportunità offerte dalla tecnologia blockchain.

Alle ore 9.30 nuovi modi di produrre beni e servizi, ma anche le nuove figure professionali e competenze digitali, al centro di un dibattito che coinvolgerà Christian Gironi di Innovami, Marco Gasparri di Aepi, Mauro Tozzola di Sacmi, Luca Spadoni di Info Easy, Luca Cappelletti di Imola Informatica e Alberto Tonielli di Arca Tecnologie. Alle ore 10.45 “Tecnologie per lo sviluppo del territorio”Lo speech affronterà il tema degli strumenti tecnologici per lo sviluppo del territorio, in particolar modo legati al turismo, grazie ai contributi di Gabriele Nanni ed Emanuele Taroni di Iccrea Banca e BCC Ravennate, Forlivese e Imolese.

A seguire esperienze di alternanza scuola lavoro e progetti realizzati dagli studenti. Alle ore 12.45 conclusioni e termine manifestazione. 

Nel pomeriggio, a latere della due giorni, si terrà un Coder Dojo, laboratorio innovativo dedicato a bambini e ragazzi dai 7 ai 14 anni, che ha come scopo l’insegnamento della programmazione informatica ai più piccoli. L’iniziativa sarà curata da Imola Informatica e si svolgerà nella sala corsi in via Cavour 94.

Tutto il programma è su www.imolaprogramma.it

Imola Programma, tutto pronto per la due giorni del glocal innovation forum all'autodromo
Cronaca 15 marzo 2018

Imola Programma, Montefiori (Local Focus): «L’informatica è l’alfabetizzazione di base del futuro»

«L’informatica a breve dovrà essere considerata un’alfabetizzazione di base, come un tempo la stenografia o la dattilografia, a prescindere dal tipo di lavoro che sceglieremo o dovremo fare» dice Fabio Montefiori, presidente di Local Focus, la società che per il secondo anno consecutivo organizza “Imola Programma” l”evento organizzato domani e sabato presso l’autodromo Enzo e Dino Ferrari insieme a Innovami.

Innovazione e formazione sono due delle parole simbolo dell’edizione 2018. Due facce della stessa medaglia che indica sia un’opportunità sia un mondo nel quale siamo già immersi. 

«Quando abbiamo cominciato a cercare informazioni e dati sul territorio per realizzare Imola in Rete, una piattaforma tecnologica che abbiamo messo a disposizione della città, ci siamo accorti che sul territorio c’erano moltissime realtà e persone impiegate nel settore informatico, dall’automazione industriale al web. Da qui l’idea di “Imola Programma”, non solo per conoscerci tra noi e capire cosa poteva essere utile alla città e alle aziende, ma per far sapere ai giovani che non è necessario andare nella Silicon Valley per lavorare nell’informatica. Siamo un settore in continua evoluzione, che offrirà sempre di più prospettive occupazionali. Tra l’altro, abbiamo già anche qualche frutto concreto, ad esempio una ragazza l’anno scorso ha conosciuto proprio durante “Imola Programma” l’azienda per la quale lavora oggi, inoltre sono nati progetti e collaborazioni dall’incontro tra aziende di informatica che non si conoscevano, mentre altre che non avevano mai utilizzato prima lo strumento dell’alternanza scuola lavoro hanno iniziato a farlo. Quest’anno abbiamo anche la partecipazione di Innovami una realtà che può essere scuramente di impulso per l’innovazione del territorio».

l.a. 

Nella foto Fabio Montefiori (a destra) premiato da Confartigianato Assimprese per l”organizzazione di “Imola Programma” edizione 2017

Imola Programma, Montefiori (Local Focus): «L’informatica è l’alfabetizzazione di base del futuro»
Economia 14 marzo 2018

Artigianato, continua il trend negativo delle imprese attive nel territorio

Non accenna a migliorare il trend del numero di imprese artigiane nel territorio. Al 31 dicembre 2017, infatti, quelle attive nel Circondario imolese sono 3.642, con 210 nuove iscrizioni nell’anno e 265 cessazioni. Nonostante i segnali di ripresa i dati fanno emergere come siano in calo le cessazioni, che si attestano sui livelli minimi del decennio, ma di contro sono anche in ribasso gli imolesi che decidono di intraprendere una attività imprenditoriale. I numeri registrati, infatti, sono i più bassi degli ultimi 10 anni e il 2017, tra iscrizioni e cessazioni di attività, segna un saldo negativo di 55 imprese, con un -1,5 % rispetto al 2016.

Negli ultimi tre anni il processo di diminuzione si è ridotto, ma dal 2008 ad oggi, si è verificato un calo di 392 imprese artigiane, con una riduzione percentuale del 9,7% e una media di quasi un punto percentuale all’anno. «Sono anni ormai – spiega Sergio Sangiorgi, vice segretario di Confartigianato Imprese Bologna Metropolitana -, che prosegue il calo del numero delle imprese artigiane, compensato solo in parte dalle nuove matricole. L’elenco dei motivi che hanno portato a questa contrazione è lungo. Dalla diminuzione delle commesse legate alla crisi e ai cambiamenti in corso al calo dei consumi, dall’elevata pressione previdenziale e fiscale alla difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese, passando per l’effetto di una burocrazia che non vuole fare passi indietro e dal costo delle locazioni e dell’energia. Come Confartigianato siamo impegnati a sostenere gli sforzi delle imprese, perché ogni laboratorio che chiude, o bottega che abbassa la saracinesca, specie nei comuni più piccoli, è un pezzo di vita non solo produttiva, ma anche sociale, che viene a mancare al territorio. Non solo, ma si viene infine a interrompere il ricambio generazionale sul quale da sempre siamo impegnati per rilanciare i mestieri sempre più ricercati oggi dall’utenza». 

r.e.

Nella foto: Sergio Sangiorgi, vice segretario di Confartigianato Imprese Bologna Metropolitana

Artigianato, continua il trend negativo delle imprese attive nel territorio
Economia 14 marzo 2018

Glastebo, la vetreria italo-marocchina punta ad alzare il fatturato. Intervista al direttore generale El Ouariti

Se la vetreria Glastebo non è andata in frantumi dopo il fallimento avvenuto nel 2015, è anche per merito della tenacia di Tarik El Ouariti, trentacinquenne di origini marocchine, che nella sua attività di consulente aziendale si è adoperato per trovare imprenditori disposti a investire nell’impresa di via Meucci. Oggi El Ouariti è direttore generale della Glastebo International, la società italo-marocchina che lo scorso luglio ha acquistato all’asta l’azienda per 1 milione e 380 mila euro. La nuova proprietà fa capo a due aziende del settore, la Leali vetri di Castiglione delle Stiviere e la Miroiterie du Grand Maghreb (Mgm), con sede principale a Casablanca, socie ognuna al 50%. A fare da tramite tra le due realtà è stato proprio El Ouariti. «Nel 2016 – racconta – la Mgm voleva ampliarsi in Marocco e ho cominciato a vedere se erano possibili partnership “al contrario”, cioè dal Marocco verso l’Italia. Cercando in rete, mi sono imbattuto in Glastebo. Ho accompagnato il titolare della Mgm, Monsieur Bakoussi, in visita allo stabilimento di Castel San Pietro. In quel momento era interessato all’acquisto di macchinari per la lavorazione del vetro. Ci siamo resi conto che la Glastebo era una azienda ancora viva, con asset importanti costituiti non solo dai macchinari, ma soprattutto dall’esperienza del personale

. Al termine della visita Bakoussi mi disse che gli piangeva il cuore portare via le attrezzature, perché per lui era come sradicare denti sani. Da qui l’idea di trovare dei partner per acquistare l’azienda».

Dopo che la prima cordata ha poi dato forfait senza versare l’intero importo, El Ouariti non si è dato per vinto. «Ho girato mezzo mondo per trovare nuovi partner; sono andato in Algeria, Turchia, Belgio, Francia, spiegando che la Glastebo aveva un potenziale forte, con un nome e prodotti di qualità indiscutibile, a prezzi competitivi. Nel frattempo il signor Leali si era interessato all’azienda, ma aveva necessità di un socio, in quanto non avrebbe potuto gestirla da solo. L’ex management ci ha fatti incontrare poche settimane prima dell’asta. Leali è una persona lungimirante, ha portato la sua azienda a una crescita importante con prodotti reputati di grande qualità e, per caso, era anche innamorato del Marocco. E’ venuto a Casablanca, ha visitato la Mgm, ci si è capiti e si è costruito un piano industriale insieme».

La nuova gestione ha già ingranato la marcia. «Abbiamo confermato tutte le 24 persone in forza durante l’esercizio provvisorio – dettaglia il direttore generale – e assunto 5 agenti per l’Italia e due per l’estero. Abbiamo investito oltre 450 mila euro per l’acquisto di nuovi macchinari e stiamo migliorando il sistema di controllo di gestione, per portare l’azienda a diventare una industria 4.0, dove è possibile tracciare in tempo reale ogni singolo prodotto. L’obiettivo è rafforzare la Glastebo sul mercato locale, ma anche far crescere la quota di export, specie in Francia e Nordafrica, puntando sull’asse principale Bologna-Casablanca. In Marocco il settore edile è in piena espansione e ci attendiamo nuovi importanti ordinativi».

Anche per questo per il 2018 il budget punta a un fatturato di 5 milioni e mezzo di euro, in netta crescita rispetto ai 3,2 milioni del 2017 e ai 2,6 milioni del 2016, realizzati durante l’esercizio provvisorio dell’azienda. Nello stabilimento di via Meucci il vetro arriva in grandi lastre di 3,21 metri per sei, che vengono tagliate e lavorate per realizzare prodotti su misura per i settori edile, dell’arredamento, elettrodomestico, navale, automotive, aeronautico e militare. In una camera a temperatura controllata, dove si lavora con camice e cuffia, vengono assemblati i vetri laminati, che diventeranno antiproiettili. «L’8 marzo – conclude El Ouariti – sono in programma i test presso il poligono di Brescia per ottenere anche le certificazioni Br5 Ns e Br6 Ns, per prodotti antiproiettile e antischeggia». Vetri sempre più resistenti, quindi, come l’azienda castellana che li produce.

lo.mi.

L”intervista completa su “sabato sera” dell”8 marzo.

Nelle foto: il direttore generale Tarik El Ouariti e una fase di realizzazione del vetro laminato

Glastebo, la vetreria italo-marocchina punta ad alzare il fatturato. Intervista al direttore generale El Ouariti
Economia 12 marzo 2018

Cgil Imola, Morena Visani nella segreteria confederale con Mirella Collina

Morena Visani affianca dal 5 marzo Mirella Collina nella segreteria confederale della Camera del lavoro di Imola. L”Assemblea generale l’ha eletta con voto segreto: gli aventi diritto erano 70, i votanti 59, hanno espresso voto favorevole in 41, contrari 12, astenuti in 5, una scheda bianca.

Morena Visani attualmente è la segretaria generale della Filcams Cgil di Imola in precedenza è stata segretaria della Fillea e prima ancora funzionaria. La Filcams è comunque il suo settore d’elezione, dato che ha iniziato l’impegno sindacale a fine anni ’80 col commercio come delegata nella grande distribuzione privata. Per Visani non si tratta della prima esperienza, per un periodo è stata nella segreteria confederale durante la segreteria di Elisabetta Marchetti. “Ci aspetta un periodo impegnativo sia rispetto al contesto generale che per l’imminente appuntamento della fase congressuale che inizieremo ad aprile. Non sarà semplice perché si andrà anche all’elezione del segretario nazionale in un contesto complicato, anche per la situazione economica del paese. Le situazioni di difficoltà ci sono ancora, nel nostro territorio il declino si è arrestato ma l’assestamento ha visto la stabilizzazione delle persone con contratti di lavoro assolutamente precari”. 

Una segreteria a due è quantomeno irrituale rispetto al passato della Cgil di Imola, abituata anche a segreterie a cinque o a sette. I tempi però cambiano e soprattutto il Congresso incombe. «In effetti di solito si è almeno in tre» ammette Mirella Collina, eletta al vertice della Cgil dopo le dimissioni di Paolo Stefani. «Ho fatto questa scelta per non sguarnire le categorie in previsione proprio del lavoro per preparare il Congresso che è molto importante – motiva -. Anche Morena rimarrà nel suo ruolo di segretaria della Filcams. Ma è mia intenzione cedere alcune deleghe specifiche ai vari segretari. Saranno i segretari ad aiutare la segreteria».

l.a.

Nella foto Morena Visani

Cgil Imola, Morena Visani nella segreteria confederale con Mirella Collina
Economia 6 marzo 2018

Green economy, cosa succede al vetro destinato al riciclo? Il contributo dell'azienda imolese Cimbria

Secondo i dati raccolti da Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale con sede a Roma, negli ultimi dieci anni la raccolta differenziata in Italia è pressoché raddoppiata, passando dal 28 al 52%. Nel 2016 oltre 15 dei 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti a livello nazionale sono stati differenziati per essere riciclati: di questi, si contano circa due milioni di tonnellate di vetro ed uno di plastica (3 milioni di tonnellate raccolte sono invece di carta, ben 6 di rifiuti organici).

Ma cosa succede, tecnicamente, a vetro e plastica conferiti dai cittadini negli appositi contenitori? Dai centri di raccolta i rifiuti differenziati passano ai centri di riciclaggio, dove subiscono un processo a tappe serrate prima di poter tornare a nuova vita. Passaggio decisivo per la buona riuscita del riciclaggio è la rimozione di eventuali contaminanti: ad esempio materiali in ceramica o pyrex (vetroceramica), che il Coreve (Consorzio per la raccolta, il riciclaggio e il recupero del vetro) definisce «i nemici giurati del vetro» perché hanno una più alta temperatura di fusione e quindi «possono vanificare l’intero processo di riciclo».

La cernita viene operata da selezionatrici elettroniche dotate di visori, come quelle prodotte dall’imolese Cimbria Srl, ex Sea Srl, azienda nata a Villanova di Castenaso e poi trasferitasi a Imola nei primi anni Duemila. Il primo prototipo risale al lontano 1968. Allora l’azienda si occupava di macchinari per la selezione del riso, capaci di confezionare pacchi fatti di chicchi identici e privi di imperfezioni o impurità. Nel 2012 Sea è stata poi acquistata dal gruppo danese Cimbria ed oggi è parte della multinazionale americana Agco (quest’ultima acquisizione è del 2016).

Cosa fa Cimbria. L’azienda di via Colombarotto impiega una settantina di persone e commercializza i propri prodotti in Italia e in gran parte del mondo. «Il settore dei macchinari per il food è ancora il core business dell’azienda ed incide per circa il 70 per cento del fatturato – spiega Lorenzo Tinti, responsabile commerciale per l’Italia dell’azienda imolese -. Nell’industria alimentare i nostri clienti sono le aziende che si occupano di prodotti finiti come legumi o cereali confezionati, oppure che producono semilavorati oppure ancora che si collocano nella filiera intermedia, ad esempio selezionando il grano per la produzione di farina. Un altro importante settore di attività è rappresentato dalla selezione ottica di plastica, vetro, metalli e minerali. In questo settore i nostri clienti sono i centri di riciclaggio».

Cimbria per il settore green economy. L’azienda imolese ha prodotto i primi macchinari per la selezione del vetro sul finire degli anni Ottanta. «Il vetro e la plastica da rifiuto sono di fatto degli scarti – spiega Tinti -. E’ dunque altamente probabile che nel prodotto che viene triturato possano trovarsi delle impurità dovute ad una raccolta differenziata sbagliata o ad altri motivi. Ebbene, tali impurità vengono eliminate grazie all’utilizzo di sofisticate telecamere full-color ad altissima definizione. Vengono inoltre separate le frazioni di differenti colori ai fini di un miglior riciclaggio finale. Disponiamo anche di selezionatrici iperspettrali dotate di un sistema di visione a raggi infrarossi in grado di separare i polimeri plastici di differente natura. Di fatto – conclude Tinti – i nostri macchinari permettono di recuperare scaglie di vetro e plastica macinata pronti per essere nuovamente immessi nel ciclo produttivo come materie prime seconde».

Perchè riciclare. Com’è noto, mediante il processo di riciclo, vetro e plastica tornano a nuovo uso: il vetro al cento per cento e riutilizzabile all’infinito, la plastica in buona parte. Grazie al continuo processo tecnologico, infatti, il vetro riciclato viene impiegato in quantità sempre maggiori in sostituzione delle materie prime (anche oltre l’80%), mentre dalla plastica recuperata si possono ottenere polimeri equivalenti, ma non ancora identici a quelli vergini. Dal vetro riciclato, una volta fuso, si ottiene per lo più altro vetro; i campi di utilizzo delle plastiche, invece, variano a seconda del polimero riciclato: dall’edilizia all’arredamento, dall’agricoltura all’automotive, passando anche per gli imballaggi, ad esempio i flaconi per i detersivi. «Con 13 bottiglie di plastica si fa una maglia da calcio», recita uno degli slogan del Corepla (il Consorzio per la raccolta, il riciclaggio e il recupero della plastica).

mi.mo

Nella foto: una selezionatrice Sea per il recupero del vetro

Green economy, cosa succede al vetro destinato al riciclo? Il contributo dell'azienda imolese Cimbria
Economia 6 marzo 2018

Green economy, l'importanza di raccogliere gli oli esausti (ma non alla rocca di Imola)

Qualcuno certamente ricorderà quel giorno di settembre in cui un raccoglitore per gli oli vegetali esausti è comparso improvvisamente nel prato circostante la Rocca di Imola, destando curiosità per la raccolta green ma anche non poche proteste per il luogo artistico non consono alla raccolta di rifiuti. Non una trovata ma un set pubblicitario dell”azienda guelfese Nuova C Plastica, che produce appunto raccoglitori per gli oli esausti, alimentari e non.

La raccolta degli oli vegetali esausti. La raccolta degli oli vegetali esausti, quelli utilizzati in cucina per la friggitura ma anche quelli dei sottoli, è forse la differenziata che cresce più rapidamente, almeno in Italia. Secondo il consorzio Conoe, che si occupa di raccolta, riciclaggio e recupero degli oli vegetali esausti, nel 2015 ne sono stati raccolti oltre 62 mila tonnellate, il 44% in più rispetto a 5 anni prima. Dal 2001, anno in cui il consorzio è diventato operativo, ad oggi sono state rigenerate oltre 580 mila tonnellate di oli esausti, che da rifiuti sono diventati risorsa.

Come si recuperano gli oli alimentari esausti? Gli oli vegetali usati possono essere recuperati e riutilizzati in differenti modi. Ad esempio possono essere trasformati in prodotti quali saponi, inchiostri, grassi per la concia delle pelli, biolubrificanti per l’agricoltura o la nautica, cere per auto. Oppure possono diventare una sorgente di energia per gli impianti di co-generazione. Negli ultimi anni, però, il principale mercato di sbocco per il recupero degli oli vegetali esausti è diventato la produzione di biodiesel, combustibile vegetale che può sostituire o miscelare i carburanti di origine fossile, con conseguente risparmio in emissioni di Co2. Il consorzio Conoe destina alla produzione di biodiesel oltre l’80% degli oli recuperati.

L”impegno di Nuova C Plastica. La raccolta degli oli esausti è fondamentale per renderne possibile il riutilizzo. In questo ambito lavora la Nuova C Plastica Srl. L’azienda nasce di fatto all’inizio degli anni Sessanta con il nome CaMa per intuizione di Marco Camoli, padre degli attuali titolari Piero e Gianmarco (insieme a loro anche il cugino Enrico), per la produzione di stampi e stampati di plastica. Nel 2000, oltre ad assumere una nuova configurazione e l’attuale nome di Nuova C Plastica, l’azienda apre la propria divisione Ambiente che da allora si occupa di disegnare, realizzare gli stampi e stampare raccoglitori per oli esausti di tutte le dimensioni, sempre e comunque in plastica. «Abbiamo deciso mettere la nostra lunga esperienza con le plastiche nel settore dei contenitori per la raccolta degli oli esausti sia come secondary business, sia perché crediamo fortemente nell’ecologia quale caratteristica importante oggi per un futuro migliore per i nostri figli. Un solo litro di olio, infatti, può inquinare un tratto di mare grande quanto quattro campi da calcio – spiega Piero Camoli -. Negli anni abbiamo rifornito numerose aziende multiutility che operano nel settore della raccolta dei rifiuti in diversi comuni italiani, inclusa Hera, che qualche anno fa ha regalato ai propri utenti il nostro raccoglitore domestico Ecohouse small da 2,2 litri».

Verso un green world. Hera, però, si è poi orientata sul conferimento dell’olio esausto tramite bottiglie di plastica che, una volta piene, l’utente deve introdurre nei contenitori stradali dedicati, mentre solo alle isole ecologiche è possibile conferire l’olio travasandolo da un altro contenitore. «Con il modus operandi che promuoviamo noi attraverso i nostri prodotti si risparmia il rifiuto plastico, perché l’olio viene trasportato al punto di raccolta con una tanica riutilizzabile – commenta Camoli -. Abbiamo a cuore il pianeta, per questo sul finire dello scorso anno abbiamo presentato ai nostri clienti due novità all’avanguardia, per le quali abbiamo registrato lo spot alla rocca di Imola: una è la tanichetta che reca nel tappo il numero identificativo dell’utente per un più facile conferimento e riconoscimento; l’altra è la stazione di raccolta intelligente, con display che informa l’utente sui dati ambientali positivi dovuti alla raccolta che sta facendo e contemporaneamente traccia i conferimenti in maniera elettronica per conteggiare ed ottimizzare il servizio di raccolta, in favore della tariffazione puntuale da raggiungere entro il 2020. Quando la stazione è quasi piena chiama il camion per la raccolta».

Le novità made in Castel Guelfo sono state presentate pubblicamente a Ecomondo, la fiera di settore che si tiene a Rimini, alla presenza del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Il primo Comune ad acquistare le stazioni intelligenti di Nuova C Plastica è stato Treviso. Altre stazioni tradizionali si trovano, oltre che in Italia, in Slovenia, Spagna, Portogallo, Inghilterra e Grecia. Sempre a Ecomondo l’azienda guelfese ha presentato il raccoglitore da strada in alluminio con doppia bocca per il conferimento, «un prodotto nato dalle richieste di alcuni clienti – spiega Camoli – di avere contenitori anti-coda per gli utenti. A Treviso, così tante persone recuperano gli oli esausti che spesso si crea la fila per il conferimento». Infine, oltre ai raccoglitori per oli alimentari, l’azienda realizza taniche per la raccolta di oli minerali (auto e moto) dalle officine, «ma – precisa Camoli – si tratta di un ramo per il quale abbiamo prevalentemente clienti esteri in diversi Paesi europei».

mi.mo

Nella foto: il set montato lo scorso settembre alla Rocca di Imola per la realizzazione del video promozionale per il nuovo raccoglitore per gli oli alimentari esausti Oilplan

Green economy, l'importanza di raccogliere gli oli esausti (ma non alla rocca di Imola)
Economia 1 marzo 2018

Economia, l'azienda Bio-on studierà come produrre bioplastiche dagli scarti delle barbabietole

Il progetto nato dalla collaborazione tra la società di ricerca Bio-on ed il gruppo agroindustriale Maccaferri compie un altro passo in avanti. E’ di qualche giorno fa la notizia che Seci, holding del gruppo appartenente alla famiglia Maccaferri, avvierà la produzione di bioplastiche nel proprio sito di San Quirico, in provincia di Parma.

A fornire il know how necessario sarà appunto Bio-on, la società bolognese che sta convertendo lo stabilimento ex Granarolo di Gaiana, in comune di Castel San Pietro, ove intende iniziare a produrre in proprio i Phas (poliidrossialcanoati), ovvero polimeri ottenuti da scarti o sottoprodotti di origine vegetale che per le loro caratteristiche termo-meccaniche sono in grado di sostituire numerosi polimeri tradizionali ottenuti dal petrolio, ma col vantaggio di essere biodegradabili. Riuscire a produrre bioplastiche in un proprio stabilimento rappresenta per Bio-on la consacrazione definitiva come player della chimica ecosostenibile, perché sino ad oggi la società bolognese si era limitata a fare ricerca ed a studiare le relative tecnologie produttive, concedendo a terzi licenze d’uso sui propri brevetti. «Siamo orgogliosi – commenta il presidente di Bio-on, Marco Astorri – di realizzare un importante progetto produttivo assieme al gruppo Maccaferri, uno dei gruppi industriali più importanti d’Europa, ampliando, tramite la concessione delle licenze, lo sviluppo del promettente business dei biopolimeri ad alta prestazione messi a punto dai nostri laboratori».

Quest’ultimo progetto sarà realizzato da Sebiplast, società del gruppo Maccaferri, nel sito produttivo di San Quirico, dove oggi sorge lo zuccherificio gestito dalla Sadam, società operativa del gruppo Seci. Ubicazione che permetterà di poter beneficiare di servizi comuni e creare sinergie con lo zuccherificio, dato che le bioplastiche sviluppate da Bio-on vengono ottenute da scarti vegetali. L’obiettivo è di avviare la produzione fra circa 24 mesi, con una potenzialità iniziale di 5.000 tonnellate annue, con possibilità di raddoppiarla e possibili future integrazioni con altre attività industriali legate alla chimica verde.

La collaborazione tra Bio-on e Sadam risale al 2015, anno in cui ha preso avvio un progetto più ampio per la sintesi sia di biocarburanti che di bioplastiche. «Siamo soddisfatti di continuare questo importante percorso – ha commentato dal canto suo Massimo Maccaferri, presidente di Sadam – grazie all’appoggio della Regione, che ha rilasciato una prima importante tranche di finanziamenti per la realizzazione delle prime fasi di progettazione. E’ un risultato molto positivo anche per la crescita del nostro gruppo nel nuovo settore della “chimica verde”, con un approccio ecocompatibile ed ecosostenibile».

L”articolo completo su sabato sera dell”1 marzo.

r.e.

Nella foto: barbabietole da zucchero

Economia, l'azienda Bio-on studierà come produrre bioplastiche dagli scarti delle barbabietole
Economia 28 febbraio 2018

Stop al cibo falso, il presidente della Regione Bonaccini firma la petizione di Coldiretti

E” storia più o meno recente, purtroppo, la presenza sul mercato nazionale di prodotti contraffatti provenienti da altri Paesi e spacciati come italiani al 100% o quasi. Per cercare di porre fine a questa «piaga», dannosa sia per la salute dei consumatori che per l”economia e l”agricoltura di casa nostra, il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha firmato la petizione lanciata da Coldiretti, con una mobilitazione su tutto il territorio nazionale, per chiedere al Parlamento Europeo che i consumatori abbiano la possibilità di conoscere la provenienza dei prodotti e fermare così il cibo falso.

Sempre seguendo questa stessa linea, sulla Gazzetta Ufficiale nr. 47 del 26 febbraio 2018 è stato, inoltre, pubblicato il decreto interministeriale, firmato dal Ministro per le Politiche Agricole Maurizio Martina insieme a quello dello sviluppo economico Carlo Calenda, per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. «Il presidente Bonaccini – ricorda Coldiretti regionale – ha sempre dimostrato di condividere l’impegno di Coldiretti per la trasparenza. L’etichetta obbligatoria per i derivati del pomodoro (fino ad oggi l’etichetta era obbligatoria solo per la passata) è un passo determinate e, dopo 10 anni,  si completa per tutti i derivati del pomodoro il percorso di trasparenza iniziato il primo gennaio 2008 . Il decreto prevede che le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicare in etichetta il Paese di coltivazione del pomodoro e il Paese di trasformazione. Per consentire lo smaltimento delle scorte, i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti dal decreto, perché immessi sul mercati o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta».

Una buona notizia per l’Emilia Romagna dove, con circa 2 milioni di tonnellate, viene prodotto un terzo del pomodoro nazionale grazie anche all”utilizzo della tecnologia. Nelle settimane scorse, infatti, avevamo parlato della possibilità di coltivare pomodori in inverno grazie alle innovazioni della C-Led, startup della Cooperativa Cefla (leggi la news) che permetterà, quindi, di far arrivare sulle nostre tavole, anche in questa stagione, uno dei prodotti più amati dagli italiani.

r.c.

Nella foto: da sinistra, il direttore regionale di Coldiretti, Marco Allaria Olivieri, il presidente della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, il presidente di regionale di Coldiretti, Mauro Tonello.

Stop al cibo falso, il presidente della Regione Bonaccini firma la petizione di Coldiretti
Economia 28 febbraio 2018

Sfumato l'accordo con i cinesi, la lingerie de La Perla passa nelle mani della Sapinda Holding

Dopo le voci di inizio gennaio che davano un forte interessamento da parte del gruppo cinese Fosun (qui la news), la storica azienda bolognese La Perla, leader mondiale nel settore lingerie, è stata acquistata al 100% dalla Sapinda Holding, società di investimento di proprietà privata con investimenti in Europa, Africa, Medio Oriente e Asia e con uffici ad Amsterdam, Londra, Berlino e Hong Kong. «La Perla ha raggiunto, in questi anni, una vera presenza globale – dichiara Silvio Scaglia, presidente e fondatore di Pacific Global Management Group, la società che deteneva il controllo de La Perla – affermandosi come un brand del lusso di successo. Siamo soddisfatti che Sapinda abbia acquisito La Perla in quanto darà continuità alla nostra visione strategica posta a creare un brand globale del lusso che rappresenti le molteplici sfaccettature della femminilità. Ho avuto modo di conoscere e collaborare con Sapinda molti anni fa e, pertanto, sono sicuro che il nuovo investitore ha le risorse necessarie per sviluppare ulteriormente La Perla nella direzione e visione intraprese ad oggi, ovvero rafforzare la sua leadership di brand internazionale mantenendo la propria produzione in Europa».   

Soddisfazione anche negli uffici di Sapinda, come si evince dalle parole del Ceo Lars Windhorst. «Siamo lieti di annunciare l’acquisizione della società La Perla, un marchio iconico e uno dei principali attori nel modo del lusso. Siamo pronti ad investire ulteriormente, a migliorare la posizione finanziaria dell’azienda perseguendo la strategia di crescita intrapresa sino ad oggi. E’ da tempo che stiamo cercando di investire nel settore del lusso e, dopo aver analizzato una serie di opportunità negli ultimi mesi, siamo soddisfatti di aver raggiunto l’accordo per l’acquisizione di questa eccellenza del Made in Italy».   

d.b.

Nella foto (tratta dalla pagina facebook ufficiale de La Perla): l”interno di un negozio griffato

Sfumato l'accordo con i cinesi, la lingerie de La Perla passa nelle mani della Sapinda Holding

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