Economia

Economia 24 Settembre 2018

Astro Turrini confermato presidente di Coldiretti imolese: guiderà l'associazione per i prossimi cinque anni

Astro Turrini, 57 anni, allevatore di Casalfiumanese, è stato confermato presidente della Coldiretti imolese per i prossimi cinque anni. Turrini, al suo secondo mandato, ha dichiarato di voler «proseguire nella gestione collegiale, di confronto con tutte le realtà locali, per portare avanti sul territorio le battaglie di Coldiretti per l’indicazione obbligatoria dell’origine dei prodotti, per dare garanzie di qualità e sicurezza ai consumatori e per la creazione di politiche di filiera che diano sicurezza ai produttori agricoli sugli sbocchi delle proprie produzioni».

L’assemblea dei soci ha anche votato un nuovo consiglio, spiega Coldiretti Bologna «con l’immissione di nuove leve provenienti da Coldiretti Giovani impresa». Il nuovo consiglio di Imola è composto dai dieci presidenti di sezione eletti nelle assemblee di fine estate. Il 27 settembre i presidenti delle varie sezioni saranno chiamati a eleggere i nuovi organi provinciali della Coldiretti di Bologna, di cui la sezione imolese rappresenta un’importante articolazione.

L’articolo completo è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto il nuovo consiglio di Coldiretti imolese

Astro Turrini confermato presidente di Coldiretti imolese: guiderà l'associazione per i prossimi cinque anni
Economia 24 Settembre 2018

I francesi di Unigrains attraverso il Fondo agroalimentare italiano hanno acquisito il 35% di Agrimola

I «rumors» erano nell’aria già da un po’, ma solo nei giorni scorsi Agrimola ha ufficializzato l’ingresso nella propria compagine societaria del Fondo agroalimentare italiano I (Fai I), che ha acquisito il 35% delle quote. Azionista di maggioranza dell’azienda di via Di Vittorio a Casalfiumanese, che produce e commercializza castagne e semilavorati a base di frutta, resta Luca Sassi, attuale amministratore delegato.

«Fai I – spiega una nota congiunta – supporterà lo sviluppo dell’azienda attraverso l’espansione delle relazioni con i clienti esistenti, in particolare nel B2B (da impresa a impresa, Ndr) e a livello internazionale, attraverso l’innovazione e sviluppo di nuovi prodotti a valore aggiunto destinati ai produttori di confetture, yogurt, succhi e prodotti per l’infanzia, opportunità di crescita esterna per il consolidamento del settore della trasformazione della frutta in Italia e in Europa».

Il Fai I, lanciato quest’anno dal gruppo di investimento francese Unigrains e gestito dalla sua filiale italiana con sede a Milano, punta sulle Pmi agroalimentari italiane, con un fatturato compreso tra i 10 e i 150 milioni di euro. Il Fondo detiene quote di minoranza anche all’interno della società vicentina Trasporti Romagna, che fornisce soluzioni di logistica a temperatura controllata per l’agroalimentare, e l’astigiana Sfoglia Torino, specializzata in semilavorati di pasta sfoglia e prodotti da forno surgelati. (lo.mi.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto lo stabilimento Agrimola a Casalfiumanese

I francesi di Unigrains attraverso il Fondo agroalimentare italiano hanno acquisito il 35% di Agrimola
Economia 19 Settembre 2018

Cereali, il progetto della cooperativa Terremerse per fornire le migliori materie prime all'industria alimentare

All”interno della cooperativa agroalimentare Terremerse il settore Cereali rappresenta circa il 24% del fatturato totale, che nel 2017 ha raggiunto oltre 142 milioni di euro (consolidato 168 milioni) e un utile netto di 181 mila euro. «Nel 2017 – dettaglia Augusto Verlicchi, direttore del settore Cereali e Proteici della cooperativa di Bagnacavallo – abbiamo ritirato 135 mila tonnellate di cereali e proteoleaginose (ad esempio girasole, soia e colza, Ndr). I produttori che hanno consegnato cereali sono stati 1.780. Di questi, 1.258 sono soci della cooperativa. Per quanto riguarda il circondario imolese, abbiamo avuto 68 conferenti, di cui 57 soci».

Coltivare cereali, oggi, è ancora remunerativo?
«Per quanto riguarda il grano – spiega il direttore – è vero che i prezzi in generale sono bassi, ma nell’ultimo periodo, da fine luglio, il prezzo del frumento tenero ha recuperato. Proprio per ovviare al problema dei prezzi volatili e bassi degli ultimi anni, dettati dai mercati internazionali su tutte le commodities, come cooperativa da anni siamo fortemente orientati a proporre ai nostri soci contratti di coltivazione e commercializzazione con premialità e maggiorazioni del prezzo di mercato. Questo viene proposto in generale su tutti i cereali e proteoleaginose che la cooperativa ritira. All’interno di questi c’è, ad esempio, anche il contratto alta qualità frumento duro Barilla, che proponiamo fin dal 2007. Per l’imminente campagna proporremo, oltre ai contratti soliti, anche alcune nuove proposte che stiamo definendo in questi giorni con l’industria molitoria, di trasformazione e la grande distribuzione».

Un altro esempio è la collaborazione con Deco Industrie, altra cooperativa di Bagnacavallo, che produce biscotti, dolci da ricorrenza e piadine. A Imola Deco Industrie ha acquisito nel 2016 lo stabilimento della Packaging Imolese, dove si producono detergenti e deodoranti (altro ambito di attività della cooperativa) e poi l’ex sede di 3elle in via Lasie, oggi centro logistico aziendale. La molla alla base della collaborazione tra Terremerse e Deco Industrie sono stati la ricerca di materie prime di qualità e il recupero delle filiere produttive locali, per andare incontro a consumatori sempre più informati ed esigenti, che prestano grande attenzione alla provenienza degli ingredienti dei prodotti.

L’articolo completo è su «sabato sera» del 13 settembre

Cereali, il progetto della cooperativa Terremerse per fornire le migliori materie prime all'industria alimentare
Economia 18 Settembre 2018

Arrivano i tubi in plastica riciclata: Hera e Aliplast portano a Imola il futuro dell'economia circolare

Tubi realizzati al 70% con la plastica riciclata, per la precisione polietilene. Il progetto è del Gruppo Hera, prima realtà in Italia ad avviare una sperimentazione per l”uso di di questo materiale per la realizzazione delle tubazioni. Una sperimentazione che riguarda anche il territorio di Imola e che si può realizzare grazie alle competenze di Aliplast, società del gruppo Herambiente leader nazionale nel trattamento e nel riciclo della plastica.

Il primo tratto di rete elettrica – un chilometro complessivamente – è già stato realizzato, in parte proprio a Imola e in parte a Modena, mentre il secondo riguarderà il territorio di Rimini. L”operazione, oltre agli indubbi vantaggi per l”economia circolare, si perfeziona senza costi in più, perché le condotte in plastica riciclata garantiscono le stesse prestazioni tecniche del materiale nuovo. Il gruppo Hera infatti, grazie ad Aliplast, mantiene il controllo di ogni fase di lavorazione, mentre attraverso la collaborazione con Idrotherm 2000, specialista nelle tubazioni per servizi a rete, è stato messo a punto un tubo di polietilente multistrato, a basso impatto ambientale, che deriva al 70% da materiale di recupero, provvisto del certificato Psv (Plastica seconda vita).

L”obiettivo di Hera è quello di estendere la nuova modalità ad altri cantieri, scelta che garantirebbe indubbi vantaggi ambientali. Tenendo conto della quantità di tubazioni posate ogni anno da Hera, per la sola rete elettrica il risparmio di CO2 in 365 giorni sarebbe di 126,6 tonnellate, le stesse emissioni annue prodotte da 95 auto di media cilindrata che percorrono 10 mila chilometri.

L”approccio, tuttavia, è graduale, come spiega Alessandro Baroncini, amministratore delegato di Inrete, società del Gruppo Hera, che sottolinea la volontà dell”azienda di “valutare sicurezza, qualità ed efficienza di queste nuove tubazioni. I primi riscontri sono molto positivi e questo ci fa guardare con fiducia a sviluppi futuri, che potrebbero riguardare, ad esempio, anche le reti del servizio di pubblica illuminazione. Più in generale crediamo importante sfruttare al massimo le competenze, le risorse e l’orientamento all’innovazione espressi dal Gruppo Hera e da un’eccellenza come Aliplast”. (r.c.)

Arrivano i tubi in plastica riciclata: Hera e Aliplast portano a Imola il futuro dell'economia circolare
Economia 17 Settembre 2018

Coopstartup, il 18 settembre a Imola la presentazione del bando per sostenere i giovani cooperatori

Domani, martedì 18 settembre, sarà presentato a Imola (sala delle Stagioni, via Emilia 25, ore 17.30) Coopstartup, il bando con il quale Legacoop Bologna e Coopfond mettono a disposizione 45 mila euro per under 40 che lavorano, studiano o vivono a Bologna e nei comuni dell’area metropolitana e che vogliono creare startup cooperative.Il termine per partecipare al bando è il 31 ottobre alle 14.

Ci si può candidare direttamente sul sito www.coopstartup.it/bologna e possono farlo persone singole, gruppi e neocooperative, che potranno accedere gratuitamente a un programma di formazione, finalizzato alla costituzione di startup cooperative, attraverso la piattaforma di e-learning 10 Steps and Go. Per i primi dieci che supereranno la prima selezione sulle idee imprenditoriali in palio c’è l’accesso a un percorso finalizzato a trasformare l’idea iniziale in progetto d’impresa. Successivamente, i tre che supereranno la seconda selezione sui progetti imprenditoriali riceveranno l’accompagnamento alla costituzione in cooperativa da parte di Legacoop e, se aderiranno all’organizzazione, un contributo a fondo perduto di 15 mila euro per avviare la nuova impresa, oltre all’accompagnamento post-startup nei 36 mesi successivi.

Per saperne di più, l’appuntamento è per martedì 18 settembre alla Casa della Cooperazione, in via Emilia 25, nella sala delle Stagioni. Alle 17.30 l’incontro sarà aperto da Domenico Olivieri, presidente di Legacoop Imola e da Mirco Mongardi, di Generazioni Legacoop Emilia-Romagna. Seguiranno gli interventi di Simone Gamberini, direttore di Legacoop Bologna, Alfredo Morabito, direttore della Promozione attiva di Coopfond, Christian Gironi, direttore dell’incubatore d’impresa Innovami, Gildo Bosi, automation R&D manager di Sacmi, leader mondiale nei settori delle macchine per ceramiche e packaging.

Coopstartup, il 18 settembre a Imola la presentazione del bando per sostenere i giovani cooperatori
Cronaca 7 Settembre 2018

Maurizio Landini questa sera alla Festa della Cgil di Imola

Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil nazionale, tra i possibili successori di Susanna Camusso alla guida del sindacato, questa sera sarà a Imola per essere intervistato durante la Festa della Cgil. Per Landini non è una novità la presenza a Imola e in particolare alla Festa della Cgil.

«Un’occasione di incontro e confronto su temi importanti, quali lavoro, diritti, pensioni, contrattazione, sviluppo e sull’azione rivendicativa che la Cgil deve mettere in campo per portare avanti le sue proposte – spiega Mirella Collina, segretaria generale della Camera del Lavoro di Imola motivando la Festa in generale –. Parleremo inoltre di territorio e di Città Metropolitana e quindi anche di servizi ai cittadini, a partire da quelli socio-sanitari. Questa edizione cade all’interno del percorso congressuale della Cgil, avviato nei mesi scorsi, che si concluderà con il congresso della Camera del lavoro di Imola il 25 e 26 ottobre e con quello della Cgil nazionale a gennaio 2019. Siamo quindi certi che dai dibattiti alla festa scaturiranno molteplici spunti di riflessione e discussione che potranno essere approfonditi nelle assemblee congressuali con lavoratori e pensionati in programma a settembre». 

Proprio la segretaria generale della Cgil nazionale era stata annunciata in un primo tempo invece di Landini, ma Susanna Camusso, il cui mandato scadrà a novembre, è impegnata in un viaggio che la porterà in Sudamerica, in vista di un probabile incarico nella confederazione sindacale mondiale. Da qui il suo forfait.

Nella foto Maurizio Landini alla Festa della Cgil nel 2017

Maurizio Landini questa sera alla Festa della Cgil di Imola
Economia 4 Settembre 2018

Dal mouse per disabili all'abbigliamento personalizzato, con PuraVida76 la digital fabrication abita a Imola

Due anni fa, alla fiera romana dell’innovazione Maker Faire, il suo progetto di un mouse gestibile usando la bocca, destinato a persone con problemi funzionali alle braccia, era stato selezionato fra i dieci progetti più interessanti. Oggi Fortunato Domenico Nocera, 42 anni, imolese di origini calabre, paraplegico per via di un incidente stradale quando ancora non era maggiorenne, ha avviato un’attività propria basata sulla digital fabrication, ovvero sull’utilizzo di tecnologie che permettono di creare oggetti solidi e tridimensionali partendo da disegni digitali.

«Fino al 2013 – racconta Nocera – ho lavorato come tecnico informatico in un’azienda. Poi ho perso il lavoro e in quel frangente ho capito che volevo rimettermi in gioco. Così, sfruttando la mia passione per l’informatica e le nuove tecnologie, ho iniziato a realizzare adesivi, abbigliamento personalizzato e gadget utilizzando pc, plotter, pressa a caldo, stampante 3d e una macchina per il taglio laser. Prima per gli amici, poi ho capito che questa attività poteva diventare un vero lavoro, un nuovo lavoro».

Grazie all’assistenza fornitagli dalla sede imolese di Confartigianato, è così nata PuraVida76, ditta individuale che nel nome mixa lo stile di vita ottimista e l’anno di nascita. «Prima ho frequentato i mercatini degli hobbisti per sondare il mercato e per farmi conoscere – continua -. Poi, a marzo di quest’anno, ho deciso di investire una parte del Tfr nella mia stessa azienda ed ho aperto due negozi di rappresentanza, uno a Torino e l’altro al confine con la Svizzera, all’interno di altre attività commerciali. Ed ho anche avviato le pratiche per la registrazione del marchio».

Tutte le realizzazioni del maker, parola che contraddistingue gli artigiani che lavorano con stampante 3d e taglio laser, sono made in Imola, ove ha sede l’at-tività. «PuraVida76 – aggiunge Nocera – stampa tutto quello che è stampabile, su ogni superficie. Inoltre è anche in grado di offrire supporto pubblicitario alle piccole e medie aziende o ad associazioni in termini di promozione pubblicitaria, con insegne classiche o a rilievo, retroilluminate a led o non. Le mie parole chiave sono velocità ed ecosostenibilità, in quanto le nuove tecnologie puntano alla riduzione dell’impatto ambientale». (mi.mo.) 

L’articolo completo è su «sabato sera» del 30 agosto

Nella foto la presentazione del disability mouse

Dal mouse per disabili all'abbigliamento personalizzato, con PuraVida76 la digital fabrication abita a Imola
Economia 3 Settembre 2018

Lavo&Lavoro, la lavanderia che offre un'opportunità di riscatto anche ai detenuti della Dozza

Lavare i panni sporchi come metafora di riscatto sociale. Al carcere di Bologna la metafora è ora realtà grazie al progetto “Lavo&lavoro” realizzato e gestito dalla cooperativa sociale “I Quattro Castelli”, con sede legale a Castel San Pietro e stabilimento produttivo a Toscanella di Dozza. Un progetto che punta a garantire un futuro diverso per chi è costretto a vivere dietro mura invalicabili in attesa di aver saldato il proprio debito con la società.

Core business della cooperativa nata nel 2004 è la lavanderia industriale, nella quale lavorano 26 persone, di cui circa la metà con disabilità o disagio sociale. A questi si sono aggiunti da alcune settimane due detenuti del carcere bolognese della Dozza quali operatori della nuova lavanderia interna al carcere nata sulle ceneri della precedente grazie al progetto e all’investimento della cooperativa. Si tratta complessivamente di 450 mila euro sostenuti da un finanziamento di 35 mila euro da parte della Fondazione Cassa di risparmio di Bologna e dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, cui va aggiunto un finanziamento da 285 mila euro rimborsabile in sette anni da parte di Banca Etica. Il resto dell’investimento è stato coperto dalla cooperativa.

«La nuova lavanderia è dotata di macchinari per il lavaggio sanitario della biancheria e degli indumenti – spiega Nicola Sandri, socio della Quattro Castelli e responsabile del progetto in carcere -. Significa che la biancheria sporca in entrata e quella pulita in uscita sono trattate in settori diversi, separati da una barriera sanitaria in plexiglas che impedisce la contaminazione biologica fra tessuti. Inoltre abbiamo installato un depuratore che recupera circa il 60 per cento delle acque di processo da utilizzare nelle prime fasi dei successivi lavaggi e lavoriamo con la tracciabilità degli indumenti tramite chip e codici a barre per la garanzia del cliente e del nostro lavoro. Infine utilizziamo detersivi biologici. A pieno regime saremo in grado di nettare dieci quintali di indumenti al giorno su turno unico».

Quando le commesse saranno tali da far funzionare l’impianto a pieno regime, lavoreranno per la cooperativa sei detenuti, selezionati in collaborazione con l’ufficio educativo del carcere sulla base della disponibilità, della condotta e della durata della pena. Essendo la formazione professionale fra gli obiettivi del progetto, saranno «privilegiati» i detenuti con pena medio-breve. «Puntiamo a formare le persone che partecipano al progetto dando loro competenze lavorative spendibili una volta usciti dal carcere, presso lavanderia industriale o self service – spiega Sandri -. Inoltre il progetto punta ad annullare almeno in parte il debito economico dei detenuti, che altrimenti potranno saldare solo al termine della pena. Per questo una parte dello stipendio, che ammonta a circa 900 euro al mese per un part timedi 35 ore, viene trattenuta dall’amministrazione della casa circondariale».

Il presidente della Quattro Castelli, Roberto Accorsi, ha fortemente voluto il progetto da quando, nel 2014, la cooperativa ha tenuto un corso professionale proprio dentro al carcere della Dozza, nella preesistente lavanderia, equipaggiata solo per soddisfare le esigenze del carcere. Oggi, invece, la nuova lavanderia non solo copre le necessità interne ma lavora anche con una commessa esterna dell’azienda Servizi ospedalieri, titolare del contratto per il lavaggio degli indumenti degli anziani delle case di riposo e residenze di Asp Città di Bologna.  (mi.mo.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 30 agosto

Nella foto il personale della lavanderia

Lavo&Lavoro, la lavanderia che offre un'opportunità di riscatto anche ai detenuti della Dozza
Economia 28 Agosto 2018

E' tempo di vendemmia in Emilia Romagna: bene quantità e qualità, per gli addetti ecco i voucher

Buone prospettive per la vendemmia 2018 che, come avviene da qualche anno, parte con una decina di giorni di anticipo. Lo dice Coldiretti Emilia Romagna, che prevede per questa stagione il ritorno alla normalità produttiva, dopo il calo del 23% registrato nel 2017 a causa della situazione climatica.

“La produzione – sottolineano dall”associazione – dovrebbe tornare a circa 7 milioni di quintali, con una qualità di ottimo livello, grazie anche al sole che ha caratterizzato le ultime settimane di maturazione”.

Inoltre, per l”organizzazione della raccolta i produttori possono contare sul ritorno dei voucher, uno strumento agile e flessibile, che semplifica l”assunzione di manodopera per periodi limitati.

La Coldiretti regionale fa poi il punto sulle diverse varietà di uva: “È già avanti la vendemmia delle uve destinate alla spumantizzazione (Pinot, Chardonnay, Moscato) ed è pronta al via la raccolta dei vini bianchi classici: Albana, Trebbiano, Pignoletto, Ortrugo, Malvasia, per ricordare i più importanti. Nella prima decade di settembre inizierà inoltre la vendemmia delle uve per i vini rossi, dal Sangiovese al Gutturnio, dal Lambrusco al Merlot, fino al Cabernet che chiude la vendemmia”.

Proseguendo con le previsioni, la maggior crescita a livello quantitativo è attesa in Romagna, ad eccezione delle aziende che hanno subito grandinate tra fine giugno e inizio luglio.  Qui la produzione è in aumento su tutte le varietà di vino, mentre nel bolognese crescono i bianchi e risultano in leggero calo i rossi.

L”alta qualità delle uve è inoltre la base essenziale per ottimi vini. Coldiretti sottolinea che poco meno della metà dei vini della regione, vale a dire una percentuale del 48,9%, è destinata alla produzione di vini Doc (21,4%) e Igt (27,5%), mentre la restante percentuale (51,1%) contempla vini da tavola e vini varietali.

In totale i vini Doc sono 18, quelli Igt 9, mentre due, Albana di Romagna e Pignoletto classico dei Colli bolognesi, sono i vini che si avvalgono della denominazione di origine controllata e garantita (Docg).

Per completare il panorama dei numeri, l”associazione ricorda che “in Emilia Romagna ci sono 51 mila ettari di vigneto, coltivati da 19 mila aziende, più di un terzo delle quali (35%) vende direttamente al consumatore. Quella della vendita diretta del vino è una tendenza in continuo aumento negli ultimi anni anche come risposta alle richieste dei consumatori di conoscere personalmente il produttore, scoprire le caratteristiche del prodotto e visitare il territorio di origine”.

“Il comparto vitivinicolo in Emilia Romagna – conclude Coldiretti regionale – rappresenta oltre il 6% della Plv regionale, dà lavoro a 150 mila addetti e nel 2017 ha contribuito alle esportazioni per un valore di oltre 320 milioni di euro”.

E' tempo di vendemmia in Emilia Romagna: bene quantità e qualità, per gli addetti ecco i voucher
Economia 27 Agosto 2018

Oltre 120 mila euro dall'Unione Europea per il progetto Place Branding presentato dal Comune di Imola

Sono 121.324 euro e arriveranno dall”Unione Europea per finanziare il progetto Place Branding presentato dal Comune di Imola. La proposta elaborata dall”ente di via Mazzini quando era in carica la precedente amministrazione a guida Pd (assessore di riferimento per i Progetti europei era Annalia Guglielmi), ha infatti partecipato al bando Erasmus+ ed è stata ammessa a finanziamento. 

La notizia è stata comunicata in questi giorni al Comune dall”Agenzia nazionale Erasmus+. Il progetto si chiama “Brand-Ue: acquisire competenze di place branding, attraverso azioni di formazione professionale per aumentare l’attrattività delle Città Europee” e prevede un partenariato nel quale Imola sarà capofila. Della partita fanno infatti parte altre città europee, tra cui Forlì, le svedesi Trollhättan e Orust, la spagnola Ciudad Real, la croata Dubrovnik e la greca Rethymno.

Il “place branding” consiste nel costruire azioni mirate ad aumentare l’attrattività di un luogo, di una città, per attirare non solo turismo ma anche aziende e investimenti. Il progetto del Comune di Imola, messo a punto in collaborazione con Sern e con la rete Sweden and Emilia Romagna Network della quale lo stesso Comune fa parte, punta soprattutto sulla formazione.

Grazie al finanziamento ottenuto, Imola potrà organizzare attività di formazione per i propri funzionari, con l”obiettivo di renderli capaci di elaborare politiche e strategie in grado di migliorare l”attrattività del territorio, coinvolgendo non solo gli amministratori locali, ma anche aziende, associazioni di categoria, terzo settore, associazionismo.

Il progetto si compone di diverse attività, tra cui quattro incontri di coordinamento a livello europeo e tre corsi di formazione per funzionari pubblici che puntano a definire e condividere una strategia comune su come creare un “place brand” per attrarre più  investimenti e turismo. Non a caso il finanziamento arriva dal capitolo “partenariati strategici per lo scambio di buone pratiche nel settore della formazione professionale” del bando Erasmus+: tra i punti forti del progetto c”è infatti lo scambio di esperienze e di buone prassi fra le città partner, così da avere la possibilità di imparare dalle esperienze altrui strategie per aumentare le competenze e la collaborazione tra l”Amministrazione e tutti gli altri soggetti interessati a rendere il territorio sempre più attraente. 

La partenza ufficiale, con il primo incontro transnazionale al quale parteciperanno tutti i partner, avverrà a Imola tra fine ottobre e inizio novembre.

Nella foto la Rocca di Imola

Oltre 120 mila euro dall'Unione Europea per il progetto Place Branding presentato dal Comune di Imola

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