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Cronaca 22 Aprile 2019

I nidi e i piccoli gruppi educativi 0-3 anni della cooperativa “Le favole': molta flessibilità e vita all'aperto

Già il nome della cooperativa, «Le Favole», evoca un mondo a misura di bambino. E così i nomi delle strutture, accoglienti «case» popolate di oche, cicogne, fate e folletti per altrettanti luoghi dove i più piccoli possono trascorrere tra giochi e stimoli le loro ore giornaliere lontani da mamma e papà. L’educazione dei bambini da zero a tre anni è appunto la mission de «Le Favole», costituita nel 2005 per iniziativa di cinque socie fondatrici. Ad oggi la coop sociale gestisce a Imola cinque piccoli gruppi educativi (pge) per un massimo di otto bambini e due asili monosezione da 20 bambini, più un asilo a Gallo Bolognese (Castel San Pietro Terme) e il primo nido universitario d’Italia, a Ozzano Emilia, per figli di dipendenti e studenti universitari, convenzionato con i Comuni del territorio. La squadra di educatori è formata da una trentina di persone.

«Abbiamo scelto di occuparci soltanto della fascia d’età 0-3 facendone il nostro punto di forza anche se questa cosa può diventare un limite per una coop sociale come la nostra – sottolinea la presidente Elvira Geraci -. I quattro pge “La Casa di Mamma Oca”, in realtà, sono tra loro affiancati: l’1 e il 2 in via Boccaccio, il 3 e il 4 in via Baroncini. Questo ha permesso di avviare una sperimentazione con contaminazioni e collaborazioni. Da questa esperienza ci siamo resi conto che aver creato praticamente due sezioni da sedici ci permette di abbattere le criticità delle sezioni a otto, così sono nati i nidi della cooperativa “Le Favole”. Siamo presenti in quasi tutti i quartieri, Pedagna, zona stazione ferroviaria, viale Dante, Cappuccini. L’ultima struttura, quella in viale Amendola a Zolino, in una bellissima casetta in mezzo al verde, è stata aperta l’anno scorso come nido privato, ma da settembre avrà posti convenzionati».

L’offerta di servizi a Imola è molto ampia: i genitori che scelgono le vostre strutture perché lo fanno?
«Direi che una volta ci sceglievano per la nostra flessibilità – riflette la presidente – e anche per le dimensioni. Un nido piccolo attenua un po’ le ansie da separazione, dà l’idea che il bambino sia più visto, guardato, curato. Sicuramente si ammala meno, perché le malattie epidemiche sono più contenute. Oggi c’è qualcosa di più: i genitori si informano molto anche sul livello educativo del servizio, chiedono il progetto educativo, lo condividono con noi, sono attivi e partecipi. Il nostro gruppo di educatori è molto qualificato e professionale. Magari la stessa persona ti effettua un prolungamento o ti fa un babysitteraggio privato, c’è molta attenzione alla nostra preparazione, che è in continua evoluzione».(mi.ta.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”11 aprile

I nidi e i piccoli gruppi educativi 0-3 anni della cooperativa “Le favole': molta flessibilità e vita all'aperto
Cronaca 15 Aprile 2019

Si cerca un gestore per le Acque: la concessione prevede il bar, ma non la discoteca

Trovato il gestore (salvo sorprese) del Bar Renzo, ora tocca alle Acque Minerali, altro storico locale estivo di proprietà del Comune. Il bando scadrà il 23 aprile. La gara prevede la concessione di pista e dei piccoli edifici di contorno per 2.177 metri quadrati, per la precisione utilizzati come bar e servizi, indicati in via John Fitzgerald Kennedy 1-3 da «destinare all’attività di somministrazione di alimenti e bevande», nonché il grande parcheggio esterno a lato di circa 28.000 metri quadrati.

Nelle intenzioni di Area Blu Spa, la società in house pubblica che ha pubblicato il bando per il Comune, si cerca un concessionario in grado di gestire l’attività per un periodo lungo di almeno quattro anni passibili di proroga per altri quattro, il canone a base d’asta è di 20 mila euro all’anno. Non fa parte del pacchetto l’ex casa del custode, in passato molto appetita per diventare ristorante.

Soprattutto non si parla di musica e discoteca. «E’ una concessione per un bar non per una discoteca, finché rimarrà il regolamento vigente in tema di “rumore” non è possibile» dice il direttore di Area Blu Carmelo Bonaccorso riferendosi ai ben noti limiti (al massimo 50 serate senza andare oltre le 2 di notte) dovuti al fatto che ci si trova in un parco. L’anno scorso fu il gruppo ravennate Sirio Spa, che ha acquisito anche l’Opera Dulcis di piazza Matteotti, ad aggiudicarsi la stagione estiva per un anno da giugno a ottobre, pagarono 13.500 euro e installarono pure nuove casse meno impattanti. «Se presenteremo un’offerta? Non è ancora certo, stiamo valutando» dicono. (l.a.) 

Nella foto la pista da ballo delle Acque durante “Sport al Centro”

Si cerca un gestore per le Acque: la concessione prevede il bar, ma non la discoteca
Cronaca 5 Aprile 2019

Nasce il Comitato sanità pubblica, medici in campo per migliorare il settore a beneficio di lavoratori e cittadini

I professionisti della sanità pubblica scendono in prima linea per migliorare il proprio settore, a beneficio dei lavoratori ma anche dei cittadini. Così, a febbraio è nato il Comitato sanità pubblica di Imola promosso da Alessandro Di Silverio (urologo e consigliere comunale a Castello delegato al progetto della Casa della salute), Massimo Menetti (responsabile della Geriatria), Roberto Bertelli (ortopedico), Anna Vacirca (endocrinologa), Rita Margotti (medico di pronto soccorso), Angelina Cerullo (medico di base) e Francesca Manara (medico Avis e guardia medica).

«Il nostro obiettivo è quello di raccogliere le criticità ascoltando le voci dei lavoratori del settore e sottoporle poi alle istituzioni – spiega Di Silverio -, dal direttore generale dell’Ausl Andrea Rossi, che si è detto felice di questa iniziativa, alle Amministrazioni comunali, alle forze politiche». Il comitato si è dato uno statuto e si pone come strumento consultivo, composto da operatori della sanità imolese, per raccogliere opinioni e dare suggerimenti.

Perché la necessità di un comitato del genere quando ci sono altri soggetti, come i sindacati e altre realtà? «Il valore aggiunto è che è formato in prima persona da operatori della sanità pubblica imolese – continua Di Silverio -. La nostra voce è complementare. Non c’è solo il disagio dell’utente per le lunghe attese, ma anche lo stress del lavoratore di un sistema di welfare sotto scacco per via dell’aumento delle richieste, un trend in cui Imola non fa eccezione». «Ogni anno il Pronto soccorso registra un numero molto alto di accessi – contestualizza Menetti -. Il dato indica la necessità stringente di costruire una migliore integrazione fra la medicina di base e quella ospedaliera. Ecco un primo tema su cui lavorare».(mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto: Alessandro di Silverio, Rita Margotti e Massimo Menetti

Nasce il Comitato sanità pubblica, medici in campo per migliorare il settore a beneficio di lavoratori e cittadini
Cronaca 4 Aprile 2019

Da Hera con Digi e Lode assegni da 2.500 euro alle scuole primarie Cappuccini e Ponticelli e alla secondaria Valsalva

Tre scuole di Imola premiate da Hera nei giorni scorsi nell”ambito del progetto Digi e Lode. Per il primo quadrimestre ad avere ricevuto un assegno da 2.500 euro ciascuna sono state le scuole primarie Cappuccini (Istituto Comprensivo 6) e Ponticelli (Istituto Comprensivo 7) e la scuola secondaria di 1° grado Valsalva (Istituto Comprensivo 4). L”iniziativa è stata promossa da Hera per il secondo anno consecutivo, con l’obiettivo di contribuire alla digitalizzazione delle scuole del territorio servito dalla multiutility.

Complessivamente per questo anno scolastico Hera ha messo in palio 100.000 euro, 50.000 per il primo e 50.000 per il secondo quadrimestre, destinati alle prime venti scuole classificate, tra cui le tre di Imola.  I soldi sono destinati a finanziare progetti di digitalizzazione scolastica, con beneficiari gli studenti scelti in autonomia dagli istituti stessi. La stessa cifra di 100.000 euro era stata stanziata nello scorso anno scolastico, quando 15.000 euro erano stati vinti dalle scuole imolesi. Lo scorso anno scolastico gli acquisti hanno riguardato lavagne interattive multimediali, notebook e tablet, materiale audiovisivo, proiettori, stampanti 3D.

Come si determinano le scuole vincitrici di Digi e Lode? I premi sono legati al numero di attivazioni di servizi digitali Hera. Il meccanismo è il seguente: ogni volta che un cliente attiva un servizio digitale, messo a disposizione gratuitamente dall’azienda, dona dei punti alle scuole del suo Comune. In più, si può far vincere una scuola in particolare scegliendola sul sito web dedicato (http://digielode.gruppohera.it/) e i punti in questo modo verranno moltiplicati per cinque volte. 

Nel primo quadrimestre sono stati oltre 120.000 i comportamenti digitali attivati dai clienti Hera. In dettaglio: oltre 39.000 sono state le richieste per l’invio elettronico della bolletta (+50% rispetto a settembre 2018), 24.400 le iscrizioni ai servizi online (+39%), l’app del Rifiutologo è stata scaricata 25.000 volte e 34.200 volte l’app MyHera, che aiuta il cliente a gestire servizi, forniture e altri aspetti della sua relazione con Hera. (r.cr.)

Nella foto in alto la scuola primaria di Ponticelli. In basso a sinistra la primaria Cappuccini e a destra la secondaria di primo grado Valsalva

Da Hera con Digi e Lode assegni da 2.500 euro alle scuole primarie Cappuccini e Ponticelli e alla secondaria Valsalva
Cronaca 1 Aprile 2019

Acqua pubblica, Stefano Manara risponde alla sindaca: «Le reti idriche sono di ConAmi, non di Hera»

Venerdì della settimana scorsa la sindaca Manuela Sangiorgi ha preso parte al convegno “Acqua pubblica, una sfida globale”. E’ già la seconda volta che la prima cittadina di Imola viene invitata in Parlamento sull’importante tema dei servizi pubblici. Il che rende onore a Imola e al territorio circondariale, culla di esperienze gestionali tanto efficaci e qualificanti da essere oggetto di studio e prese a riferimento da altre realtà.

Ma l’approccio al tema acqua pubblica della sindaca 5Stelle, anticipato tramite un comunicato stampa, ha suscitato perplessità in coloro che hanno cognizione di causa della materia, come l’ex presidente del Consorzio Ami, Stefano Manara. «Sarebbe stata un’occasione straordinaria per presentare il modello gestionale del nostro territorio come una eccellenza a livello europeo – commenta l’ex presidente -, ma presumo dalle affermazioni contenute nel comunicato che invece si sia presentato un territorio che non è il nostro e una situazione che non ci appartiene».

L’Amministrazione di Imola afferma nel comunicato che gli investimenti sul ciclo idrico «li pagano i cittadini», mentre «la proprietà degli investimenti resta in capo alla società di gestione che nel Comune di Imola è Hera Spa». Manara, essendo stato presidente del Consorzio Ami ed essendo consigliere Hera, lei sa bene come stanno le cose. Nel nostro territorio chi è che fa gli investimenti sulle reti idriche e chi ne è proprietario?
«Per cinque anni in Consiglio comunale ho spiegato con il massimo rispetto di tutte le posizioni e con sincero spirito informativo che a Imola le reti idriche, e non solo, non sono del gestore ma del Consorzio Ami, che gli investimenti strategici li fa il ConAmi, che le reti sono pubbliche, che il patrimonio idrico del Consorzio è al 100 per cento dei cittadini e vale circa 200 milioni di euro. Dai banchi dell’opposizione si può anche fare finta di non capire, ma quando sei il principale azionista del ConAmi, e pretendi di definirne gli organi e la strategia, non si può più ignorare la realtà e francamente dubito persino che ci sia il dolo».

Insomma, è il ConAmi, consorzio di 23 Comuni, che fa gli investimenti, mantenendo la proprietà di reti e impianti e demandandone la gestione a Hera, società a maggioranza pubblica di cui il ConAmi, peraltro, è tra i maggiori azionisti…
«Aggiungo che la relazione con il gestore Hera ha portato questo territorio ad avere una qualità dell’acqua elevatissima, un sistema di monitoraggio sicuro, una gestione delle perdite ai minimi tecnici, un livello di depurazione pressoché totale. Sono state predisposte infrastrutture che ci potranno garantire di far fronte alle gravi carenze idriche che il futuro ci fa prevedere e che metterebbero a rischio la maggior parte dei territori italiani». (r.cr.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 28 marzo

Nella foto l”ex presidente di ConAmi Stefano Manara

Acqua pubblica, Stefano Manara risponde alla sindaca: «Le reti idriche sono di ConAmi, non di Hera»
Cronaca 26 Marzo 2019

Non autosufficienza, più che raddoppiati in dieci anni i disabili assistiti a domicilio e nelle strutture del territorio

Quando si parla di non autosufficienza, si pensa in genere agli anziani. In realtà, tra i beneficiari dei servizi vanno annoverati anche i disabili e i pazienti psichiatrici, che incidono non poco sulla tenuta del sistema. Per quanto riguarda i soli casi di disabilità grave ricoverati nelle strutture del circondario imolese, in dieci anni sono più che raddoppiati, passando da 43 a 93, di età compresa tra i 18 e i 64 anni. Il motivo lo spiega il direttore del Distretto dell’Ausl, Alberto Minardi: «Oggi i portatori di handicap hanno una speranza di vita superiore. La stessa cosa accade per i malati psichiatrici. Questo grazie alla qualità dell’assistenza erogata».

Alessandra Cenni, fisioterapista del dipartimento cure primarie dell’Ausl, racconta che ci sono situazioni anche molto complesse che, grazie alla forte motivazione dei familiari, sono comunque seguite a domicilio. «Abbiamo 17 persone che vivono in famiglia. Con livelli di gravità molto simile ai ricoverati in struttura, ma con parenti che hanno una forte propensione a tenere il proprio caro a casa. I caregiver sono preziosi alleati, ma devono essere anch’essi monitorati, perché alcune situazioni sono davvero pesanti e il rischio è che i familiari divengano anch’essi degli utenti».

A Imola la struttura residenziale per disabili è la Don Leo Commissari, che offre 15 posti più due di sollievo. Molti casi gravi (per gravi si intendono persone non autonome nelle funzioni vitali o con seri problemi comportamentali) sono ricoverati anche nella Fiorella Baroncini e nella casa di riposo di via Venturini sempre a Imola oppure in quella di Castel San Pietro, che garantiscono un’assistenza infermieristica giorno e notte in caso di necessità. Le famiglie pagano solo trasporti e pasti, mentre la retta è coperta in parte dal Fondo regionale per la non autosufficienza (nel 2018 per il circondario imolese sono arrivati 12,8 milioni e altri verranno da 4,3 milioni stanziati dalla Giunta prima di Natale, in tutto 6 milioni in più rispetto al 2017), e in parte da risorse dei Comuni, per un totale di 420.000 euro l’anno.

Passando invece ai pazienti psichiatrici, parlare di domiciliarità significa in un certo senso ripercorrere la storia del superamento dei manicomi. «Noi siamo stati i primi a ribaltare il paradigma ospedale-territorio, dal 1978 – interviene la direttrice del Dipartimento di salute mentale, Alba Natali -. Il nostro modello di riferimento è la psichiatria di comunità: la malattia mentale è specifica, ma ci sono sempre aspetti sociali e psicologici accanto a quelli medici. Chi entra dalla nostra porta è seguito con un progetto individuale: c’è chi è visto solo dallo psichiatra, ma casi più complessi possono richiedere il coinvolgimento del servizio sociale o altro».«Nel 2017- prosegue Natali – gli operatori (prevalentemente infermieri) hanno fatto oltre 7.500 interventi domiciliari, ai quali vanno aggiunti i circa 4.000 degli educatori del privato sociale. I pazienti con terapia psichiatrica traggono un grande beneficio dal rimanere a casa, non è buonismo ma scientificamente una delle migliori “medicine”. Ma questo significa sviluppare supporti per le famiglie, perché c’è una complessità che richiede interventi psico-educativi, consultazioni e terapie familiari». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 marzo

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Non autosufficienza, più che raddoppiati in dieci anni i disabili assistiti a domicilio e nelle strutture del territorio
Cronaca 21 Marzo 2019

Cinque nuovi primari e oltre 100 assunzioni, l'Azienda usl ha fatto il punto in Commissione consiliare a Imola

I bandi per i primari del Pronto soccorso e della Cardiologia saranno pubblicati «entro la primavera», quelli per Pediatria, Gastroenterologia ed Oculistica entro fine anno. Confermata la tabella di marcia nota da tempo per il reintegro dei vertici delle unità operative dell’ospedale nel 2019. A questi si aggiungeranno 109 medici, infermieri e oss per coprire ricambio pensionistico e qualche aggiunta in più su un complessivo che oggi è di 1.726 operatori. Questi alcuni degli elementi concreti emersi dalla Commissione consiliare sul tema della situazione socio-sanitaria e degli scenari futuri. Presenti i vertici dell’Ausl, Andrea Rossi, direttore generale, Andrea Neri, direttore sanitario, e Alberto Minardi, direttore del Distretto.

«Per le assunzioni occorre considerare i tempi tecnici, ma non lo “scarichiamo” sui dipendenti perché abbiamo utilizzato contratti in somministrazione o prorogato degli esistenti» ha detto Neri a smorzare le accuse sul fronte sindacale in tema di carichi di lavoro. Per il resto si sono riepilogati e confermati riorganizzazioni e progetti già in atto, come l’attenzione al Pronto soccorso oppure l’obiettivo di realizzare una Casa della salute di Imola e Mordano tra ospedale vecchio e Lolli.

Tanta carne al fuoco e solo un paio d’ore per dare qualche risposta, tra quesiti puntuali dei consiglieri e altri più complessi e di prospettiva. E non sono mancati i temi strettamente politici. Rossi ha ribadito che a livello metropolitano oramai è assodato che le quattro Aziende usl rimarranno autonome, Imola compresa, «ma dovranno incrementare le collaborazioni nelle attività dove questo comporta un valore aggiunto – ha ricordato – ma dobbiamo essere in grado di reggere il confronto con Bologna». E su questo occorre il sostegno della politica, magari di un nuovo assessore alla Sanità, perché la programmazione del distretto-Circondario «non può non integrarsi con quella metropolitana». La sindaca Manuela Sangiorgi ha detto che «a brevissimo arriverà un’altra figura» senza specificare troppo.

Detto ciò, una nota arrivata poi dal Comune ha chiarito meglio il suo pensiero: «Vi sono ancora alcune presenze di posizioni interaziendali che crediamo dettate dall’esigenza dell’immediatezza e non da una volontà direzionale e perciò ci auguriamo che vengano al più presto trasformate in Unità operative complesse aziendali (Struttura semplice interaziendale di Chirurgia generale – Struttura semplice interaziendale Breast unit – Unità complessa interaziendale di Urologia). Per noi è importante sapere che l’autonomia della nostra Azienda è un obiettivo comune con la direzione aziendale e ci auguriamo perciò che vengano al più presto nominati anche i primari di Anatomia patologica e Medicina riabilitativa ovviamente sempre nella logica aziendale e non interaziendale». Rossi per l’Anatomia patologica aveva già precisato che si sta creando «un dipartimento interaziendale con unità operative specializzate nelle singole aziende»; entro un mese quella imolese traslocherà negli spazi dell’ospedale nuovo lasciati liberi dal Laboratorio «anche per le esigenze della chirurgia». (l.a.)

Per saperne di più l”articolo completo è su «sabato sera» del 21 marzo

Nella foto il direttore generale Andrea Rossi 

Cinque nuovi primari e oltre 100 assunzioni, l'Azienda usl ha fatto il punto in Commissione consiliare a Imola
Cronaca 15 Marzo 2019

Treni, introdotte novità positive per i pendolari. Ma per quelli di Varignana manca ancora qualcosa

Un paio di treni in più per il rientro dei pendolari da Bologna e uno per chi deve viaggiare in direzione contraria, tutti nel tardo pomeriggio. E’ uno degli ulteriori aggiustamenti introdotti da Trenitalia da lunedì 11 marzo, dopo l’avvio a dicembre del nuovo orario pensato, in accordo con la Regione, per accorciare i tempi di percorrenza per chi viaggia da Bologna a Ravenna e potenziare il Servizio ferroviario metropolitano (Sfm), la cosiddetta «metropolitana di superficie» tra capoluogo e Imola, ma che, alla prova dei fatti, aveva portato non pochi disagi ai pendolari. Da qui proteste, di cittadini e Comuni, e varie correzioni, sempre in accordo con la Regione.

Nella nostra zona i problemi si erano evidenziati soprattutto per i collegamenti con le stazioni minori, San Lazzaro, Ozzano, Varignana e Castel San Pietro. Da lunedì sono state aggiunte due nuove fermate a Castel San Pietro dei Regionali 2981 e 2983 da Bologna per Ravenna, il primo fermerà nella stazione castellana alle 18.05, il secondo alle 20.05. In direzione contraria, invece, un nuovo treno da Imola verso Bologna partirà alle ore 18.40, con fermate a Castel San Pietro, Varignana, Ozzano Emilia, San Lazzaro e Bologna San Vitale; circolerà nei giorni feriali, dal lunedì al sabato.

«C’è voluto del tempo, ma alcune delle nostre richieste fondamentali sono state accolte» commenta Stefania Scarale, che lavora a Imola e abita a San Lazzaro e fa parte del gruppo Pendolari Caselle. «E’ cosa rara e preziosa quando l’amministrazione pubblica riconosce l’errore e pone rimedio. Rimane il nodo dei nostri amici che ancora hanno difficoltà a tornare da San Lazzaro in Romagna, ma confidiamo che anche questo problema venga presto risolto».

Parzialmente soddisfatto il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti, che, insieme a Luca Lelli di Ozzano e alla collega di San Lazzaro, hanno incontrato più volte la Regione per sottolineare i problemi dei loro cittadini: «Rimane il problema di Varignana – dice Tinti -, vorremmo che fermasse un treno alla sera, alle 18.44, per i pendolari di ritorno da Bologna». (l.a.)

Treni, introdotte novità positive per i pendolari. Ma per quelli di Varignana manca ancora qualcosa
Cronaca 13 Marzo 2019

Bocciofila toscanellese, il sindaco Albertazzi disponibile a trovare una soluzione: «Ma il Comune non può gestire il bar»

Solo la bocciofila può salvare la bocciofila. Tradotto, solo l’associazione che ha in gestione la struttura di Toscanella può trovare gli equilibri per mantenere in vita l’attività socio-ricreativa almeno fino alla fine di quest’anno, quando sono previsti la scadenza della proroga del contratto in essere con l’asd Bocciofila toscanellese e il corposo intervento di ristrutturazione già previsto dall’Amministrazione comunale. A dirlo è il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, chiamato in causa, indirettamente, dalla proposta del direttivo uscente di «riconsegnare le chiavi al Comune», vista la mancanza di volontari disponibili a portare avanti associazione e gestione della struttura.

Al momento la bocciofila della frazione e l’annesso bar sono chiusi dopo le dimissioni del direttivo in carica, visto il «buco» di oltre 24 mila euro imputato all’ex presidente Renzo Manzoni che, secondo lo stesso direttivo uscente, sarebbe reo di aver svuotato il conto dell’associazione (le indagini sono in corso). Il sindaco chiarisce: «Mi sembra si faccia un po’ di confusione: si vorrebbe tenere la bocciofila aperta ma nessuno si mette a disposizione per farlo? Il direttivo ha dichiarato di voler riconsegnare le chiavi per l’impossibilità di continuare il lavoro in assenza di nuovi volontari disponibili – ricapitola Albertazzi -, ma qualora riportassero le chiavi in Comune sarebbe impossibile fare un nuovo bando ad appena sei mesi dalla chiusura prevista per avviare i lavori di ristrutturazione. E l’Amministrazione non può certo occuparsi di gestire il bar dell’asd Bocciofila toscanellese… La soluzione, volendola vedere, è a portata di mano – va avanti Albertazzi -: il direttivo ritira le dimissioni e porta a termine il mandato, indipendentemente da eventuali responsabilità avute nella scelta del presidente precedente. Così facendo l’associazione potrebbe trovare un nuovo gestore per il bar oppure farlo direttamente come circolo ad uso dei propri soci. L’Amministrazione è disponibile a trovare una soluzione ma non può sostituirsi ad un ente privato» conclude il sindaco.

Se l’asd riconsegnerà le chiavi, il Comune sta pensando di «affidare alle associazioni sportive del paese la sala grande della bocciofila. L’asd aveva già dichiarato di non poter sostenere economicamente quello spazio e noi stiamo pensando di ristrutturare la palestra delle scuole di Toscanella utilizzata da alcune società sportive. Per ora è solo un’ipotesi…». Quel che è certo è che la Bocciofila toscanellese ha difficoltà interne e il luogo d’incontro, simbolo della frazione, rischia di rimanere chiuso fino all’anno prossimo. (mi.mo.)

Bocciofila toscanellese, il sindaco Albertazzi disponibile a trovare una soluzione: «Ma il Comune non può gestire il bar»
Cronaca 13 Marzo 2019

Firmato l'accordo per un anno, venti posti nell'oasi felina di Medicina riservati ai gatti di Castel Guelfo

Venti posti dell’oasi felina comunale di Medicina sono destinati ai gatti provenienti dal territorio di Castel Guelfo. A fronte di un costo forfettario di 2.800 euro all’anno, infatti, l’Amministrazione comunale guelfese ha firmato, lo scorso giovedì 28 febbraio una convenzione con la struttura medicinese per poter contare su venti posti, equivalente al dieci per cento della capienza massima (di 200 posti) del gattile. Poi, in caso di necessità, l’Amministrazione guelfese dovrà pagare 2 euro al giorno per ogni gatto in più.

«Con questa nuova convenzione il comune di Castel Guelfo si dota di un servizio che prima non prevedeva – commenta l’assessore al Sociale Anna Venturini -. E si tratta di un passo avanti per il benessere generale dei gatti del territorio. All’interno dell’accordo, infatti, rientrano anche la tutela e il controllo delle colonie feline e dei gatti che vivono liberi – precisa Venturini -, oltre all’accoglienza e alle cure necessarie ai gatti abbandonati o soggetti a rinuncia di proprietà. Prima di questa convenzione, doverosa, è capitato che chi trovava un gatto abbandonato, in assenza di un’alternativa, lo portasse in municipio…» ricorda.

La convenzione fra i due Comuni avrà la durata di un solo anno, il 2019, per via della scadenza, il prossimo 31 dicembre, della convenzione per la gestione dell’oasi felina medicinese. La struttura, che si trova in via Caduti di Cefalo nia 266, è di proprietà comunale ed è gestita dal 2011 dall’associazione Felix.Ora sono loro da contattare nel caso venga trovato un gatto abbandonato a Castel Guelfo. L’associazione risponde ai numeri 051/851678 (fra le 12 e le 13 e dopo le 19) oppure 333/4725817 (Imelde Garelli) o 328/8724142 (Cinzia Mezzaroba). Da ricordare che, nel caso si tratti di gatti che hanno subito danni da incidenti stradali, invece, il soccorso (escluso il territorio di Medicina) è affidato al Servizio di assistenza zooiatrica che fa capo all’Ausl e risponde al numero 0542/27058 dal lunedì al sabato, dalle ore 20 alle 8 del giorno successivo; la domenica e i festivi ad orario continuato. Negli altri orari è possibile chiamare il gattile comunale di Imola (gestito dalla cooperativa Gatto Nero) al numero 320/4457878. (mi.mo.)

Firmato l'accordo per un anno, venti posti nell'oasi felina di Medicina riservati ai gatti di Castel Guelfo

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