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Cronaca 16 Ottobre 2019

Vaccini, sono tutti in regola i bambini iscritti ai nidi comunali di Castel San Pietro e Osteria Grande

Sono tutti in regola con le vaccinazioni obbligatorie i bambini iscritti ai nidi d”infanzia comunali di Castel San Pietro Terme. I 102 piccoli, di cui 60 frequentanti il nido Girotondo nel capoluogo e i 42 iscritti al nido Arcobaleno di Osteria Grande, sono tutti in possesso del requisito essenziale per poter frequentare i servizi per l”infanzia, vale a dire hanno tutti eseguito i vaccini previsti per la loro età. Le uniche due famiglie che, all”atto dell”iscrizione, non erano ancora in regola hanno infatti provveduto a sistemare la loro situazione.

La notizia è stata accolta con soddisfazione dal sindaco di Castel San Pietro Fausto Tinti, che ha dichiarato in proposito: «E’ un risultato di eccellenza all’interno di una realtà regionale particolarmente attenta alla tutela della salute dei cittadini e ai servizi per l’infanzia. La nostra è una comunità che si sa proteggere, in accordo con la cultura medico-scientifica, una comunità consapevole dell’importanza delle coperture vaccinali per la tutela in particolare delle persone più fragili, come bambini, anziani, malati». «Questo straordinario risultato – ha a sua volta sottolineato l”assessora alle Politiche educative, Giulia Naldi – è anche il frutto delle campagne d’informazione da tempo messe in atto da Regione e Ausl di Imola, supportate a livello locale dall’Amministrazione e dall’impegno del personale comunale, che ringrazio per la collaborazione».

La copertura vaccinale in Emilia Romagna è cresciuta negli ultimi anni a fronte di un calo complessivo a livello nazionale e non solo per i vaccini obbligatori, ma anche per quelli raccomandati. Secondo i dati di fine 2018, oltre il 95% dei bambini entro il 2° compleanno risultavano aver completato il ciclo vaccinale di tre dosi di antipolio, antidifterite, antitetano, antipertosse, antiepatite B, antiemofilo b, mentre il 93% aveva effettuato la prima dose di vaccino contro morbillo, parotite e rosolia. Ben sopra al 90% anche la copertura per quanto riguarda le vaccinazioni raccomandate, con quella per lo pneumococco al 93,8% e quella per il meningococco C al 92,1%. E se le coperture per la prima infanzia sono risultate molte alte, la tendenza positiva risultava confermata anche nelle successive fasce d’età rilevate. vale a dire 7 anni e 16 anni. (r.cr.)

Vaccini, sono tutti in regola i bambini iscritti ai nidi comunali di Castel San Pietro e Osteria Grande
Economia 2 Ottobre 2019

Dove vanno i rifiuti prodotti dalle aziende? Facciamo il punto con il direttore del Consorzio Astra di Faenza

Ridurre e differenziare i rifiuti è ormai questione di sopravvivenza e tutti siamo chiamati a fare la nostra parte. Ma cosa accade quando i rifiuti che sono stati più o meno scrupolosamente raccolti proseguono il loro viaggio dal cassonetto in poi? Qual è la loro effettiva destinazione finale? I meccanismi di smaltimento e recupero sono gestiti fino in fondo? E come? A questo proposito lo scorso anno il consorzio Astra, che riunisce 32 imprese attive nel settore dei servizi ambientali da Reggio Emilia a Rimini (tra cui le imolesi Cuti-Consai, Car, Zini Elio, la mordanese Remaind, le castellane Trascoop e Marchesini), aveva lanciato un preoccupante allarme: non si sa più dove collocare i rifiuti prodotti dalle aziende, che rappresentano i tre quarti del totale di rifiuti generati ogni anno in Italia. Gli impianti che gestiscono i rifiuti non recuperabili sono ormai saturi. Abbiamo chiesto al direttore del consorzio, Boris Pesci, di aggiornarci in proposito.

A un anno di distanza, è cambiato qualcosa?
«Ci sono ancora difficoltà nello smaltimento finale. Come consorzio ci siamo dati da fare per acquisire nuovi impianti finali di smaltimento nelle Marche e a Sogliano (Forlì-Cesena), per cui, mentre un anno fa eravamo molto in difficoltà, oggi possiamo dare una risposta più ampia ai nostri clienti. Ma il problema resta. Alla fine dell’anno prevediamo addirittura un peggioramento, perché a Castel Maggiore chiuderà l’unica discarica che abbiamo in Emilia Romagna per rifiuti pericolosi. Mancano anche impianti di destinazione finale per quegli inerti che non trovano sbocchi sul mercato, anche perché la crisi dell’edilizia è ancora tangibile: non si fanno più le grandi opere infrastrutturali, tipo la quarta corsia dell’A14 di cui si parla tutti gli anni, ma poi non si sa quando si farà. Se prima della crisi negli impianti di recupero entrava 100 e usciva 100, oggi entra il 50 ed esce il 30. Ciò che rimane si accumula e bisogna portarlo da qualche parte. In Emilia Romagna mancano anche gli impianti di destino finale degli inerti, dove poter collocare, ad esempio, il semplice terreno vagliato. Dove portiamo questo materiale se il mercato non lo vuole? Se poi ci riferiamo a tipologie di rifiuti più particolari, come i rifiuti industriali pericolosi, siamo in crisi totale, perché gli inceneritori dell’Emilia Romagna non riescono a smaltire tutto ciò che l’industria regionale produce».

E quindi dove vanno a finire questi rifiuti… rifiutati?
«Li mandiamo negli inceneritori della Lombardia e, soprattutto, in Germania. Anche il cemento amianto, l’«eternit», finisce prevalentemente in Germania. Questo materiale, in realtà, necessita di uno smaltimento molto semplice, dato che alla fine viene solo depositato in discarica e coperto di terra. Ma in Italia è un problema fare una discarica di cemento-amianto, che io chiamerei “stoccaggio definitivo”, dato che questo materiale non ha cicli di recupero e che la parola “discarica” dà fastidio».

In passato la Cina riusciva a incamerare molti rifiuti, prodotti anche dall’Italia. Ora qual è la situazione?
«Negli ultimi vent’anni in Italia abbiamo detto che recuperavamo la plastica, ma in realtà l’abbiamo portata quasi tutta in Cina. Per cui, quando dal 1° gennaio 2018 la Cina ha tagliato le importazioni dall’Europa di plastica e carta, c’è stato un tracollo. Se prima usciva 100, oggi la quota di rifiuti che va in Cina è pari a 5. E si tratta di materiale di qualità molto buona, che non è certo quella delle differenziate. Di quel 95 per cento che la Cina non prende più non sappiamo cosa farcene, perché non ci sono impianti di recupero a sufficienza né c’è domanda di plastica riciclata, proveniente sia dai rifiuti urbani domestici sia dal comparto produttivo della filiera italiana, che da solo produce il 75 per cento del totale. Per la carta, fortunatamente, le cartiere italiane danno ancora una buona risposta, anche se il prezzo è crollato e quindi gli impianti di recupero sono comunque in difficoltà». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 26 settembre

Nella foto uno degli impianti di stoccaggio di Astra

Dove vanno i rifiuti prodotti dalle aziende? Facciamo il punto con il direttore del Consorzio Astra di Faenza
Cronaca 25 Settembre 2019

A Ozzano partita la raccolta del sughero usato, che va conferito negli appositi contenitori distribuiti in città

Non solo plastica, vetro e lattine. Anche sul nostro territorio cresce la raccolta differenziata di altre tipologie di materiali come sughero e olio. A Ozzano Emilia, dal 16 settembre è partita la raccolta del sughero usato, che in teoria andrebbe conferito in stazione ecologica (e non nell’umido o nell’indifferenziato). I tappi, privi delle gabbiette metalliche usate sulle bottiglie di spumante, vanno gettati nelle apposite «sughero box» allestite in vari punti della città: municipio (via della Repubblica 10), biblioteca (piazza Allende 18), centro civico Villa Maccaferri (via Garibaldi 2), centro del riuso (via dello Sport 30), scuole medie Panzacchi (viale 2 Giugno 49), centro civico di Mercatale (via della Pace 40), centro civico di Ponte Rizzoli (via Duse 2). Attenzione: i tappi di silicone, pure utilizzati nelle bottiglie di vino, non vanno conferiti nei contenitori per il sughero ma vanno gettati nell’indifferenziato.

Il servizio di recupero viene effettuato da Recooper, progetto che fa capo al consorzio modenese di cooperative sociali Ecobi, attivo nelle province di Modena, Ferrara, Bologna e Rimini. Non solo sughero, ma anche olio alimentare esausto, che se disperso attraverso gli scarichi domestici e la rete fognaria ha un alto potere inquinante. Come abbiamo già segnalato nei giorni scorsi, nel circondario la raccolta attraverso i contenitori stradali è cresciuta del 33% nei primi sei mesi del 2019 rispetto al 2018, anche grazie all’ampliamento del numero dei contenitori, promosso in modo capillare in accordo con le Amministrazioni comunali. (r.cr.)

Nella foto il contenitore per il sughero in biblioteca

A Ozzano partita la raccolta del sughero usato, che va conferito negli appositi contenitori distribuiti in città
Cronaca 24 Settembre 2019

La raccolta differenziata a Imola ha raggiunto il 78% nel mese di agosto, 60 i trasgressori “beccati' dalle videotrappole

Continua a crescere la raccolta differenziata a Imola. Nel mese di agosto, il primo con il nuovo sistema di raccolta in centro storico a regime, la percentuale è salita al 78%, sei punti in più rispetto allo stesso mese del 2018, con un calo dell’indifferenziato da 907 a 668 tonnellate. Manca dunque soltanto l’1% per toccare quota 79%, l’obiettivo che la Regione Emilia-Romagna ha fissato per i comuni di pianura come Imola entro il 2020.

Per quanto riguarda i dati per ciascun tipo di rifiuto, la performance migliore è quella dell’organico, aumentato del 30% nel confronto fra agosto 2018 e agosto 2019 (da 303 a 394 tonnellate raccolte), seguito da carta e cartone (+17%), poi vetro, plastica e lattine (+12%). Insieme alla quantità, anche la qualità del materiale appare soddisfacente dalle verifiche svolte: nei sacchi della carta e in quelli di plastica e lattine sono stati trovati meno del 2% di rifiuti estranei, mentre il vetro ha segnato il 94% di purezza e l’organico l’85%. La percentuale più bassa dell’organico è dovuta alla presenza di residui di plastica, carta e cartone, ma anche al fatto che la raccolta differenziata dell’umido è una novità per il centro storico, dove sono coinvolte 5.300 utenze.

Intanto, Hera ha introdotto una nuova modalità di pulizia intorno ai cassonetti del centro storico e alle isole ecologiche di base del resto della città. Si tratta di un macchinario denominato Sweepy-Jet, un braccio estensibile fino a 10 metri dotato di lancia con getto d’acqua a pressione installato su una spazzatrice. Con il nuovo strumento è possibile pulire anche dove non arrivano i mezzi tradizionali, convogliando poi i rifiuti al centro della carreggiata, consentendo alla spazzatrice di raccoglierli più facilmente.   

Soddisfatto per i dati della raccolta differenziata l’assessore all’Ambiente, Andrea Longhi, che ha ringraziato i cittadini imolesi virtuosi per l’impegno che ha consentito di ottenere «una forte contrazione del rifiuto indifferenziato che è sceso di ben 239 tonnellate in meno dopo solo un mese di cambiamento». «Da imolese e rappresentante di questa amministrazione – ha aggiunto Longhi – parlo con una punta di orgoglio per quanto stiamo compiendo a favore dell’ambiente, vorrei ringraziare anche il corpo delle guardie ambientali che hanno collaborato nel monitorare il corretto funzionamento del sistema ed a sanzionare laddove vi era la necessità. Purtroppo, alcuni renitenti alle regole della raccolta dei rifiuti privi di coscienza ambientale sono anche stati fotografati dal sistema di videotrappole che in sessanta casi nel mese di agosto ha visto immortalati questi soggetti intenti ad abbandonare rifiuti costituiti da pneumatici, mobilio o spazzatura casalinga». (r.cr.)

La raccolta differenziata a Imola ha raggiunto il 78% nel mese di agosto, 60 i trasgressori “beccati' dalle videotrappole
Cultura e Spettacoli 12 Settembre 2019

Oneri di urbanizzazione, a Imola occhio di riguardo per le attività turistico-ricettive e le frazioni

La sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, durante la presentazione della nuova assessora all’urbanistica Paola Freddi la scorsa settimana aveva sottolineato come si trattasse di una priorità su cui lavorare, e in fretta. «I nostri tecnici hanno studiato varie simulazioni, che rappresentano anche delle scelte politiche se vogliamo sgravare, ad esempio, i costi per le ristrutturazioni del centro storico, tenendo sempre d’occhio le entrate del Comune». Si tratta della delibera per modificare e adeguare alle esigenze del territorio, per quanto possibile, i nuovi valori degli oneri di urbanizzazione. La legge regionale approvata nel 20 dicembre scorso prevede un adeguamento, ovvero un aumento, che per Imola significa il massimo possibile dato che il comune rientra nella prima fascia.

Gli oneri sono, in estrema sintesi, la quota da versare al Comune per i servizi, fogne, illuminazioni, verde, eventuali oneri secondari e i costi di costruzione. Gli enti locali possono, in parte, incidere sui vari parametri approvando la relativa delibera entro il 30 settembre. Una corsa contro il tempo. Dozza è già a posto e pure Castel San Pietro seguirà a ruota. Imola ha pronto il documento ma deve ancora passare al vaglio della Commissione consiliare urbanistica e ambiente fissata per domani, 13 settembre, poi potrà approdare in Consiglio comunale per l”approvazione definitiva.

Quali le scelte dell”Amministrazione Sangiorgi? Ridurre “i valori unitari di urbanizzazione primaria e secondaria relativi alle attività produttive e turistico-ricettive” anticipa una nota del Comune con l”obiettivo di “alimentare il possibile indotto sul territorio”. Inoltre, si intende dimezzare il parametro “area dell”insediamento all”aperto” per promuovere e favorire la realizzazione di impianti scoperti per la pratica sportiva in aree private ma solo per determinate attività sportive, quali equitazione, tennis, paddle, calcio, ciclismo e nuoto. Una decisa sborciciata ai costi è promessa anche per la monetizzazione di verde pubblico e parcheggi e del 30% dell”urbanizzazione primaria e secondaria per le frazioni di Ponticelli, San Prospero, Sasso Morelli e Sesto Imolese “nell’intento di favorire il mantenimento dei servizi presenti e consolidare lo sviluppo delle frazioni più grandi e maggiormente abitate”.  

Un occhio di riguardo è promesso anche in caso di recupero e riuso di immobili dismessi ed interventi di riqualificazione del patrimonio esistente nei centri storici e negli ambiti di Psc soggetti a riqualificazione, nonché alle attività industriali ed artigianali collocate in aree ecologicamente attrezzate, con una particolare attenzione per le tettoie destinate a depositi di materie prime, semilavorati e prodotti finiti connesse ad attività produttive.

Infine, abbattuti del 20% i valori unitari in caso di interventi di edilizia residenziale sociale “al fine di favorire nuovi alloggi a prezzi calmierati per le fasce della popolazione a basso reddito”. (l.a.)

Nella foto Imola dall”alto (Isolapress)

Oneri di urbanizzazione, a Imola occhio di riguardo per le attività turistico-ricettive e le frazioni
Cronaca 12 Settembre 2019

Oneri di urbanizzazione, Dozza e Castel San Pietro sono pronti, “sconti' per le riqualificazioni

A breve i parametri in base ai quali vengono calcolati gli oneri di urbanizzazione subiranno un adeguamento. Lo richiede una legge regionale approvata nel 20 dicembre scorso. Gli oneri riguardano, in estrema sintesi, la quota da versare al Comune per i servizi, fogne, illuminazioni, verde, eventuali oneri secondari e i costi di costruzione. La nuova norma discende da una sollecitazione della Corte dei Conti che ha evidenziato come il valore in Emilia Romagna fosse fermo al 1998. Da qui la decisione di rivedere tutto al rialzo, dando la possibilità agli enti locali di incidere su vari parametri per adegurli alle esigenze dei territori. Una possibilità che vale, però, solo per chi approva la relativa delibera entro il 30 settembre. Una corsa contro il tempo che il Comune di Dozza ha vinto prima di tutti gli altri del circondario approvando la delibera il 3 settembre. Castel San Pietro lo seguirà a ruota con il documento approda nell”aula del Consiglio comunale questa sera, 12 settembre.

«Ogni modifica introdotta è stata attentamente ponderata e ha lo scopo di promuovere l’attrattività del territorio tenendo in debita considerazione gli aspetti di natura ambientale ed economica» precisa il sindaco Luca Albertazzi. Per prima cosa si è scelto di «posizionare Dozza in terza fascia (la stessa alla quale apparteneva in precedenza, ndr), e non in seconda come prevedeva la legge» dal momento che «i comuni sulla via Emilia passano automaticamente ad una categoria superiore», con un aumento considerevole degli oneri di urbanizzazione. Dozza ha deciso, soprattutto, di tenere bassi i valori per le riqualificazioni urbane, sia per l’edilizia residenziale che nel produttivo. «Se credi nel consumo di suolo zero non puoi perdere occasioni». Oneri bassi anche per gli insediamenti sportivi «qualunque sia lo sport» precisa Albertazzi.

A Castello la scelta è analoga a quella dozzese, seppur con alcune varianti dovute alle caratteristiche diverse dei due territori. Per prima cosa l’Amministrazione ha deciso di rimanere in seconda fascia, dato che la nuova norma la passava in prima, la stessa di Imola, per capirci, che ovviamente prevede i valori massimi di costo per chi vuole costruire. Poi è stato inserito «uno sconto del 15 per cento sugli oneri per le aree di espansione nel territorio non urbanizzato- spiega il sindaco Fausto Tinti-, mentre per quanto riguarda il territorio urbanizzato abbiamo premiato con delle scontistiche che arrivano fino al massimo possibile nel caso delle riqualificazioni, adeguamento energetico e riutilizzo e recupero delle abitazioni o del produttivo esistente». (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 12 settembre

Nella foto l”asse della via Emilia da Toscanella verso Castel San Pietro (Isolapress)

Oneri di urbanizzazione, Dozza e Castel San Pietro sono pronti, “sconti' per le riqualificazioni
Cronaca 10 Settembre 2019

«Al nido con la Regione», 100 mila euro a Castel San Pietro e 90 mila a Medicina per ridurre le tariffe degli asili

Anche i Comuni di Castel San Pietro Terme e Medicina, come Imola, hanno aderito alla nuova misura di sostegno alle famiglie per l’abbattimento delle rette degli asili nell’anno 2019-2020 denominata «Al nido con la Regione». Nel riparto dei 18 milioni di euro messi a disposizione dei Comuni dell’Emilia Romagna, a Castel San Pietro e Medicina ne spetteranno rispettivamente 100 mila e 90 mila euro. Si tratta di risorse vincolate esclusivamente all’obiettivo: ridurre o azzerare le rette di frequenza al nido e ai servizi integrativi per l’infanzia, sia pubblici che privati convenzionati. L’agevolazione si aggiunge a quelle già in essere, applicate nel nostro territorio grazie ai finanziamenti statali legati ai decreti attuativi della cosiddetta riforma della “Buona scuola” dei Governi Renzi e Gentiloni.

Per quanto riguarda Medicina, l’assessore alla Scuola, Dilva Fava, sottolinea che sono in corso i nuovi conteggi sulla base dei nuovi finanziamenti in arrivo dalla Regione. «Grazie al finanziamento statale le rette sono già state tagliate del 25% – spiega -. Ora, grazie a questa nuova opportunità regionale, riusciremo a rendere le rette ancora più leggere. Siamo estremamente contenti che l’Amministrazione della nostra Regione si dimostri attenta alle esigenze delle famiglie con provvedimenti concreti, come questo, che sono sicuramente molto utili per abbattere i costi del bilancio familiare». Dal Comune aggiungono, inoltre, che a chi non ha ancora presentato l”Isee (le iscrizioni a Medicina si basano sull”anno solare e quindi la maggioranza delle famiglie l”ha già presentata) sarà dato un tempo limite per produrre la dichiarazione. 

In riva al Sillaro, invece, c”è tempo fino al 30 settembre per presentare la domanda di agevolazione tariffaria, che dovrà basarsi su una dichiarazione Isee inferiore a 26 mila euro per avere diritto all”agevolazione. «Intendiamo distribuire alle famiglie l’intera somma disponibile, mantenendo le stesse fasce Isee adottate per il contributo statale – dice il sindaco Fausto Tinti -. L’entità dello sconto sulla retta sarà quindi definita in base alle domande che saranno presentate». Il Comune di Castel San Pietro invita ad acquisire prima possibile la necessaria attestazione Isee da trasmettere all’Unità operativa Infanzia e sostegno alla Genitorialità. Per informazioni e chiarimenti: Ufficio Scuola – Piazza Venti Settembre 3 – tel. 051 6954122-126 dal lunedì al sabato ore 8,30-12,30 e il giovedì anche ore 15-17,45. (r.cr.)

«Al nido con la Regione», 100 mila euro a Castel San Pietro e 90 mila a Medicina per ridurre le tariffe degli asili
Cronaca 31 Agosto 2019

Il presidente dell'Auser sul volontariato: «Dovremmo supportare il pubblico, non sostituirlo. E' come aver cambiato il Dna»

Il mondo del volontariato sta vivendo una mutazione genetica. Ne è convinto Giovanni Mascolo, presidente dell’associazione Auser Imola che conta oltre 1.500 tesserati e, tra questi, un piccolo esercito di circa 500 volontari attivi su un territorio che va da Osteria Grande a Sassoleone e da Castel del Rio a Mordano (Medicina fa capo ad Auser Bologna). «Oggi il volontariato sta assumendo un ruolo fondamentale nella gestione del sociale – motiva Mascolo -. I bisogni aumentano e le risorse diminuiscono. Dovremmo essere di supporto e di aiuto là dove già operano strutture pubbliche, non sostituirci a queste. E’ come aver cambiato il nostro Dna».

Quali sono i sintomi di questo cambiamento?
«Il nostro termometro sono gli accompagnamenti che i nostri volontari effettuano per tutti coloro che ne fanno richiesta, soprattutto anziani e disabili che non hanno mezzi attrezzati per spostarsi. Li accompagniamo per lo più all’ospedale, per effettuare visite mediche e terapie, o ai centri diurni quando hanno problemi di mobilità, non hanno aiuto e  permettersi di pagare il taxi. Noi non applichiamo tariffe chilometriche, chiediamo soltanto un contributo volontario per le spese e la benzina, ma per chi non può permetterselo lo facciamo anche gratuitamente. Negli ultimi anni abbiamo visto un incremento esponenziale di richieste: nel 2018 i nostri 108 volontari hanno accompagnato 497 utenti, facendo 7.935 viaggi e percorrendo oltre 273 mila chilometri (quasi sette giri della Terra, Ndr), circa 50 mila in più rispetto a due anni prima. Quasi la metà degli spostamenti è effettuata per persone con difficoltà motorie: ciò significa che occorrono mezzi attrezzati per il trasporto di carrozzine e montascale, perché spesso queste persone abitano in case senza ascensore. Per noi si tratta di costi aggiuntivi. Buona parte del nostro bilancio va a dare questo tipo di risposta, ma il volontariato per noi di Auser non è solo fare accompagnamenti: è anche compagnia telefonica, ambulatori,conferenze, volontariato civico, gite al mare. Perché la vita non è solo fatta di visite mediche…».

Le Amministrazioni comunali sono consapevoli dell’importanza del vostro ruolo?
«Oggi chi gode i frutti maggiori della nostra organizzazione sono proprio le Amministrazioni locali. “Lavoriamo” per la comunità e, di conseguenza, per i Comuni. I sindaci della vallata del Santerno hanno capito l’importanza di quello che facciamo, c’è un dialogo costante e soprattutto proficuo. Coni Comuni più grandi, come Imola e Castel San Pietro, i rapporti sono un po’ più complicati: a volte si ha l’impressione che la struttura pubblica non conosca a fondo le problematiche che affrontiamo ogni giorno».

A Imola il nuovo governo pentastellato ha portato qualche cambiamento?
«Abbiamo avuto un bellissimo esordio all’indomani dell’insediamento della sindaca Sangiorgi. Siamo stati convocati a inizio luglio 2018, ma poi tutto è finito lì. Abbiamo un buon rapporto con l’assessore Claudio Frati, che si sta interessando alle nostre problematiche, ma quando si hanno tante deleghe da gestire è difficile seguire tutto al meglio. Un tema come quello del sociale meriterebbe una attenzione specifica». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 29 agosto

Nella foto il trasporto di un disabile a cura di un volontario dell”Auser

Il presidente dell'Auser sul volontariato: «Dovremmo supportare il pubblico, non sostituirlo. E' come aver cambiato il Dna»
Cronaca 28 Agosto 2019

Rifiuti, cresce la raccolta dell'olio alimentare nel circondario imolese: +33% nel primo semestre 2019 rispetto al 2018

Cresce la raccolta differenziata dell’olio alimentare nel circondario imolese. Nei primi sei mesi del 2019 la raccolta effettuata nei 48 contenitori stradali messi a disposizione dei cittadini da Hera, di cui 26 nel territorio comunale di Imola, ha prodotto 17 mila chilogrammi di olio alimentare, con un aumento del 33% rispetto allo stesso periodo del 2018, quando il totale fu di 12.700 chilogrammi. Imola da sola ha fatto registrare una raccolta di 9.800 chili contro i 9.000 del primo semestre 2018 e i 6.700 del medesimo periodo 2017.

Il risultato è stato certamente favorito dalla distribuzione sempre più capillare dei contenitori sul territorio. Tra fine 2018 e inizio 2019 Hera, d’accordo con le Amministrazioni interessate, ne ha collocati 29, che si sono aggiunti ai 19 iniziali e hanno allargato la raccolta su strada a tutti i comuni del circondario. Complessivamente, nelle aree dell’Emilia Romagna servite da Hera, i contenitori sono oltre 500 e hanno una capacità di 240 litri. Nel 2017 la multiutility ha raccolto 800 tonnellate di oli alimentari (da frittura o usati per conservare gli alimenti nei vasetti), nel 2018 850, nel 2019 stima di raccoglierne intorno al migliaio di tonnellate.

Una volta raccolto, l’olio alimentare esausto, che è un rifiuto altamente tossico, deve essere avviato al riutilizzo. A tal proposito ha siglato di recente una partnership con Eni, con l’obiettivo di trasformare l’olio vegetale proveniente dalla raccolta differenziata in biocarburante, destinato ad alimentare una parte dei mezzi aziendali per la raccolta dei rifiuti urbani. L’accordo prevede che gli oli raccolti da Hera, tramite i contenitori stradali e le stazioni ecologiche, siano inviati alla bioraffineria Eni di Venezia, a Porto Marghera, il primo esempio al mondo una raffineria petrolifera trasformata in bioraffineria. Questo impianto è infatti in grado di trasformare l’olio esausto in “green diesel”, un prodotto completamente rinnovabile che costituisce il 15% dell’Enidiesel+, il nuovo carburante in grado di ridurre sensibilmente le emissioni di anidride carbonica. (r.cr.)

Rifiuti, cresce la raccolta dell'olio alimentare nel circondario imolese: +33% nel primo semestre 2019 rispetto al 2018
Cronaca 27 Agosto 2019

“Al nido con la Regione', oltre 380.000 euro per ridurre le rette degli asili per le famiglie di Imola

Oltre 380.000 euro per ridurre le rette degli asili nido per le famiglie imolesi. E” la cifra che spetta a Imola nell”ambito dell”iniziativa della Regione Emilia-Romagna “Al nido con la Regione”, alla quale l”Amministrazione comunale ha aderito approvando proprio in questi giorni l”apposita delibera. Il progetto introduce una misura sperimentale di sostegno economico ai nuclei familiari finalizzata ad abbattere le rette e le tariffe di frequenza ai servizi della prima infanzia.

Complessivamente la Regione mette a disposizione un plafond di 18.250.000 euro per l”anno educativo 2019-2020: nella ripartizione per il Comune di Imola, con i suoi 620 bambini iscritti al nido, di cui 270 nelle strutture private convenzionate, sono previsti precisamente 380.548,55 euro. Potranno ottenere il finanziamento le famiglie con bimbi frequentanti i nidi pubblici o privati convenzionati che abbiano una dichiarazione Isee non superiore ai 26.000 euro. Il contributo sarà proporzionale all”Isee e sarà calcolato direttamente dall”assessorato alla Scuola.

«Siamo soddisfatti per aver ottenuto questo contributo regionale – sottolinea l”assessore alla Scuola, Claudia Resta -. Crediamo molto nel servizio dei nidi d”infanzia e continuiamo ad investire sulla qualità della proposta formativa, come dimostrano i cinque nuovi educatori che assumeremo per l”avvio del nuovo anno scolastico, che si vanno ad aggiungere ai cinque nuovi insegnanti di scuola materna che prenderanno servizio all”inizio di settembre». (r.cr.)

Foto tratta dal sito del Comune di Imola

“Al nido con la Regione', oltre 380.000 euro per ridurre le rette degli asili per le famiglie di Imola

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