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Il capitano dell'Andrea Costa Patricio Prato e l'addio al basket: «Fiero della mia carriera, Imola mi resterà nel cuore»

Il capitano dell'Andrea Costa Patricio Prato e l'addio al basket: «Fiero della mia carriera, Imola mi resterà nel cuore»

Patricio Prato, il capitano, ha detto stop. Dopo 24 stagioni, il 38enne esterno di Buenos Aires ha deciso d’interrompere una carriera che, dopo gli inizi argentini a Cordoba a fine anni ’90, poi lo vide alla Saint Bonaventure University fino al 2002 e quindi allo sbarco bolognese in Fortitudo nel 2003. Un anno e mezzo a Bologna e poi due ad Avellino, prima di andare a Rieti nel 2006. Dopo due campionati e mezzo (uno dei quali in A2) alle pendici del Terminillo, ecco Cantù e nel 2009 il primo approdo a Imola, con sole 6 partite, prima di chiudere la stagione 2009/10 alla Virtus Bologna. Ma Imola era nel destino del «gaucho», che ci tornò l’estate successiva per giocare due stagioni di fila sotto la guida di Federico Fucà. Quando l’avventura italiana di Prato pareva esaurirsi col ritorno in Argentina (prima all’Atlético Lanús e poi al Boca Juniors) nel 2014 Patricio tornò a Imola, per giocare altre cinque stagioni in riva al Santerno. Da quel match Snaidero – Skipper del 19 aprile 2003, fino a Unieuro – Naturelle dello scorso 20 aprile, Prato ha messo insieme 411 presenze nel basket italiano con 3.734 punti (media 9,1) e ora cala il sipario su una carriera prestigiosa.

Perché dici basta?

«Penso sia il momento giusto. L’idea l’avevo in mente da un po’ di tempo, ma volevo farlo nel modo migliore. A quasi 40 anni ho dovuto affrontare la realtà e dopo l’ultimo infortunio non avrei più potuto giocare al meglio. Dopo la rottura dei legamenti in ottobre ho vissuto diversi stati d’animo. Prima ho pensato che fosse finita, perché sfasciarsi un ginocchio a 39 anni è stato pesante, ma poi, quando ho ripreso gli allenamenti ed ho toccato la palla, mi è tornata la voglia. Avrei voluto salutare tutti dal campo, ma ci ho ripensato e dico basta».

Avresti mai pensato di giocare tanto?

«Volevo giocare finché mi divertivo ed ero importante per la squadra e così è stato. Da piccolo, quando guardavo mio padre, sognavo una carriera del genere e facendo una vita ordinata e curandomi da professionista sono arrivato fin qui».

Sei soddisfatto della tua carriera?

«Parecchio e ne vado fiero, perché nessuno mi ha mai regalato niente. Ho cambiato tante squadre, giocando al fianco di grandi giocatori, conoscendo ottime persone. A freddo, quando sarà passato un po’ di tempo, potrò valutarlo meglio. Ho dato, comunque, sempre tutto me stesso ad ogni squadra e in qualcuna mi sono fermato un po’ di più. I fatti parlano chiaro: a Imola ho vissuto otto stagioni e si sono creati rapporti particolari». (p.p.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 18 luglio.

Nella foto (Isolapress): l”ultima azione di Patricio Prato, pochi istanti prima dell”infortunio di ottobre a casa della Fortitudo

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