Cultura e Spettacoli

Due sedi per la personale di Enrico Minguzzi intitolata «Antinomia»

Due sedi per la personale di Enrico Minguzzi intitolata «Antinomia»

In occasione della Giornata del Contemporaneo, oggi, sabato 12 ottobre inaugura a Imola la personale di Enrico Minguzzi intitolata Antinomia, con due sedi: al Museo di San Domenico dove il vernissage si avrà alle 17, e alla Pomo da DaMo Contemporary Art Gallery dove l’inaugurazione avverrà alle 18.30. Curata da Francesco Baboni e Stefano Taddei, la mostra ha un titolo che rimanda ai concetti di contrapposizione e contraddizione che l’artista indaga attraverso il tema del paesaggio.

Il progetto espositivo presenta la più recente produzione di Minguzzi e gli esiti dell’incontro con il patrimonio del museo imolese, costruendo un percorso che parte dal linguaggio pittorico per approdare alla scultura in 3d. «Le opere pittoriche, esposte al piano terra del museo e presso la galleria, mostrano una pittura di paesaggio realizzata ad olio che si sovrappone ai fondi monocromi dai colori fluorescenti in resina epossidica, ponendo superficie e supporto in una condizione di dialogo, contrasto e reciproca compensazione – si legge nella presentazione -. Composizioni apparentemente pacate, ricostruzioni di luoghi impressi nella memoria dell’artista che si riformano sul piano pittorico stabilendo nuove condizioni formali e percettive, nell’idea, come la definisce l’artista, di “disequilibrio perfetto”. Tra i dipinti sarà presente anche una reinterpretazione pittorica della vista satellitare della città di Imola. Ancora un paesaggio antinomia quindi, in cui l’unico luogo reale, riportato in maniera analitica, diviene forma astratta. Le opere scultoree, anch’esse pigmentate con colori fluorescenti, trovano invece spazio all’interno delle vetrine del Museo Scarabelli. Si affiancano ai reperti fossili e ai minerali con cui condividono forme e fattezze, ma nei confronti dei quali si pongono in contrasto in quanto a genesi: sono di fatto mappature sonore, traduzioni tridimensionali di suoni campionati all’esterno del museo. Un paradosso in cui suoni e rumori della quotidianità, facilmente riconoscibili, divengono forme di natura astratta». (r.c.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 10 ottobre.

Nella foto: «Segnatura (quindici alberi arancioni)», oil on epoxy on linen, di Enrico Minguzzi

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