Cronaca

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»

Tra l’Istituto Ramazzini e la Città metropolitana di Bologna il confronto sul 5G è aperto. Le nuove antenne possono avere effetti cancerogeni? Domanda «grossa», a cui il Ramazzini, che ha una delle sue sedi proprio a Ozzano, tenta di rispondere evidenziando studi svolti in precedenza su tecnologie dall’impatto inferiore. Ma andiamo per ordine. Un anno fa il Ramazzini aveva fornito i dati di ricerche svolte su topi esposti ai campi elettromagnetici emessi dai telefonini. Risultato: in due esperimenti distinti, svolti in Italia e negli Usa, si ammalavano dello stesso tipo di tumore. Si trattava di studi su una tecnologia a minore intensità rispetto al 5G: per gli studiosi, un monito che non tranquillizza sugli scenari futuri dove l’esposizione aumenterà.

A febbraio, i ricercatori dell’Istituto fondato da Cesare Maltoni avevano esposto i dati a Montecitorio, in commissione parlamentare, mostrando che i livelli di radiofrequenza 5G saranno perfino più alti rispetto a quelli studiati su 3G e 4G. A fine ottobre l’ufficio di presidenza della Città metropolitana di Bologna presieduto dal sindaco Virginio Merola ha dichiarato:«Non c’è nessun allarme 5G. Gli allarmi li certifica l’Istituto superiore di sanità, l’Iss, non i sindaci dei vari comuni. E l’Iss ha confermato, studi alla mano, che non è necessario modificare gli standard internazionali di prevenzione». Inoltre, si era dato vita a un Tavolo permanente sul 5G, con Ausl, Arpae, comitati cittadini, compagnie telefoniche e lo stesso Ramazzini. Merola aveva poi ammonito a non agire in «ordine sparso», dove ogni riferimento alla sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti, rea di aver chiuso all’istallazione di antenne 5G, era chiaro come il sole.

Nel merito interviene Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area Ricerca dell’Istituto Ramazzini, che risponde al «sabato sera» da Lione, dove sarà impegnata in convegno fino a metà novembre.

Dottoressa Belpoggi, questo giornale si occupò un anno fa dei primi risultati sull’esposizione alle radiofrequenze. Da allora sono emerse nuove evidenze sulla pericolosità del 5G?
«Non esistono studi adeguati per stabilirne la pericolosità, ma neppure per escluderla. Sulla base delle conoscenze acquisite sul 3G in studi epidemiologici e sperimentali, che hanno osservato un aumento dei tumori delle cellule nervose nell’uomo e nelle cavie, sarebbe doveroso adottare un principio precauzionale, rallentando l’installazione del 5G in attesa di una definizione dei potenziali rischi».

Così però si blocca lo sviluppo…
«Servono solo più tempo e altre ricerche. Poiché nello studio sulle frequenze 3G sono stati evidenziati biomarker correlati ai tumori e rotture del Dna (genotossicità), con uno studio della durata di un anno si potrebbe avere un primo orientamento sugli effetti del 5G». (ti.fu.)

L”intervista completa e altri approfondimenti sono su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto Fiorella Belpoggi, direttrice area ricerca dell”Istituto Ramazzini

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