Posts by tag: Innovazione

Cronaca 14 Novembre 2019

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»

Tra l’Istituto Ramazzini e la Città metropolitana di Bologna il confronto sul 5G è aperto. Le nuove antenne possono avere effetti cancerogeni? Domanda «grossa», a cui il Ramazzini, che ha una delle sue sedi proprio a Ozzano, tenta di rispondere evidenziando studi svolti in precedenza su tecnologie dall’impatto inferiore. Ma andiamo per ordine. Un anno fa il Ramazzini aveva fornito i dati di ricerche svolte su topi esposti ai campi elettromagnetici emessi dai telefonini. Risultato: in due esperimenti distinti, svolti in Italia e negli Usa, si ammalavano dello stesso tipo di tumore. Si trattava di studi su una tecnologia a minore intensità rispetto al 5G: per gli studiosi, un monito che non tranquillizza sugli scenari futuri dove l’esposizione aumenterà.

A febbraio, i ricercatori dell’Istituto fondato da Cesare Maltoni avevano esposto i dati a Montecitorio, in commissione parlamentare, mostrando che i livelli di radiofrequenza 5G saranno perfino più alti rispetto a quelli studiati su 3G e 4G. A fine ottobre l’ufficio di presidenza della Città metropolitana di Bologna presieduto dal sindaco Virginio Merola ha dichiarato:«Non c’è nessun allarme 5G. Gli allarmi li certifica l’Istituto superiore di sanità, l’Iss, non i sindaci dei vari comuni. E l’Iss ha confermato, studi alla mano, che non è necessario modificare gli standard internazionali di prevenzione». Inoltre, si era dato vita a un Tavolo permanente sul 5G, con Ausl, Arpae, comitati cittadini, compagnie telefoniche e lo stesso Ramazzini. Merola aveva poi ammonito a non agire in «ordine sparso», dove ogni riferimento alla sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti, rea di aver chiuso all’istallazione di antenne 5G, era chiaro come il sole.

Nel merito interviene Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area Ricerca dell’Istituto Ramazzini, che risponde al «sabato sera» da Lione, dove sarà impegnata in convegno fino a metà novembre.

Dottoressa Belpoggi, questo giornale si occupò un anno fa dei primi risultati sull’esposizione alle radiofrequenze. Da allora sono emerse nuove evidenze sulla pericolosità del 5G?
«Non esistono studi adeguati per stabilirne la pericolosità, ma neppure per escluderla. Sulla base delle conoscenze acquisite sul 3G in studi epidemiologici e sperimentali, che hanno osservato un aumento dei tumori delle cellule nervose nell’uomo e nelle cavie, sarebbe doveroso adottare un principio precauzionale, rallentando l’installazione del 5G in attesa di una definizione dei potenziali rischi».

Così però si blocca lo sviluppo…
«Servono solo più tempo e altre ricerche. Poiché nello studio sulle frequenze 3G sono stati evidenziati biomarker correlati ai tumori e rotture del Dna (genotossicità), con uno studio della durata di un anno si potrebbe avere un primo orientamento sugli effetti del 5G». (ti.fu.)

L”intervista completa e altri approfondimenti sono su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto Fiorella Belpoggi, direttrice area ricerca dell”Istituto Ramazzini

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»
Cronaca 14 Novembre 2019

Tecnologia 5G, parla la Teko Telecom di Castel San Pietro: «La legge italiana tra le più restrittive in materia»

Tra le realtà che già da anni stanno lavorando allo sviluppo della tecnologia 5G c’è anche Teko Telecom, da non confondere con Telecom-Tim ma azienda del gruppo americano Jma Wireless, con sedi in via Meucci (ricerca e sviluppo), via Emilia ponente (stabilimento produttivo) e via Emilia levante (polo formativo, museo e foresteria). Teko Telecom sviluppa e realizza, ad esempio, gli apparati utilizzati dagli operatori telefonici per riprodurre il segnale delle reti radio-cellulari nelle zone meno coperte o in cui è necessaria una capacità maggiore, come metropolitane, stadi, grandi edifici.

Negli ultimi tre anni lo sviluppo del settore ha portato l’azienda a potenziare il proprio organico, prevedendo ben 260 unità in più, e a progettare una nuova sede che nel 2020 sorgerà sull’area dell’ex Piana cosmetici. Lo scorso luglio ha lanciato il prototipo del suo primo prodotto 5G, sviluppato nelle sedi di Castel San Pietro e Dallas e destinato al mercato italiano, europeo e statunitense: un prodotto studiato per consentire connessioni wireless ultraveloci, di qualità, pervasive e affidabili in ambienti chiusi e, in particolare, nelle imprese 4.0, dove tutte le informazioni sui processi produttivi correranno sempre più in rete. Abbiamo chiesto a Luca D’Antonio, direttore area Strategy and Innovation di Teko Telecom, e al collega Marco Della Mora, responsabile dell’ufficio legale, di spiegarci che cosa comporterà la rivoluzione del 5G dal punto d ivista operativo.

Partiamo dalle basi: che cos’è il 5G?
«Il 5G è uno standard definito dall’organismo mondiale 3GPP. Significa “quinta generazione” e si riferisce all’evoluzione del sistema di telecomunicazione mobile, nato nei primi anni ’90 con il Gsm».

A quali esigenze darà risposta?
«Finora ogni passaggio ha affrontato scenari diversi. Nel 1995 l’avvento del 2G permetteva ai telefoni cellulari di inviare anche messaggi di testo, il 3G-Umts ha reso possibile scambiare dati via mail ed effettuare videochiamate. Il 4G-Lte ha portato Internet sul telefono. L’evoluzione tecnologica segue e allo stesso tempo guida l’evoluzione sociologica. Il 5G risponderà a tre diverse esigenze, individuate dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni(Itu), organismo dell’Onu. Ap artire dal 2020 le comunicazioni mobili dovranno essere ad alta velocità, consentire alle macchine di interagire in modo autonomo e massivo, essere affidabili e a bassa latenza, cioè con tempi di risposta istantanei. Questo soprattutto per consentire lo sviluppo dell’Industria 4.0, dei robot, ma anche delle auto a guida autonoma e della telemedicina, tanto per fare qualche esempio. Il 4G non era in grado di gestire così tanti usi diversi in contemporanea».

E’ vero che il 5G comporta la realizzazione di una rete più capillare con un numero superiore di antenne, ma meno potenti rispetto a quelle del 4G?
«Questo è uno degli elementi su cui verte la discussione attuale e alimenta giuste perplessità sull’impatto che questa tecnologia avrà sulla salute e sull’ambiente. Dietro a queste scelte tecniche, però, c isono stati comitati scientifici molto eterogenei che hanno cercato di approcciare la novità tenendo ben presente anche i risvolti sanitari e sociali. Il percorso per arrivare al 5G, infatti, è partito cinque anni fa e ha comportato centinaia di incontri periodici tra operatori telefonici, costruttori e ricercator iper arrivare a linee guida standard e condivise. Uno dei punti principali a sostegno della compatibilità di questa tecnologia è il fatto che cambia la modalità di trasmissione del segnale».

Quali sono i limiti di legge chela rete 5G deve rispettare?
«Non si può aumentare in maniera indiscriminata la potenza delle antenne esistenti. La legge italiana sulle emissioni elettromagnetiche è la più restrittiva in Europa, se non nel mondo. Il livello stabilito in Italia per un campo elettromagnetico è di 6 volt per metro. L’Icnirp, Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti, ha stabilito che il limite massimo per la protezione degli esseri umani dalle radiazion ielettromagnetiche è di 61 volt per metro. In Austria, ad esempio, così come in molti altri Paesi europei e mondiali, il limite fissato dalla legge nazionale è di 60 volt per metro. L’Italia è dieci volte sotto i limiti di sicurezza stabiliti dall’Icnirp. Per quanto riguarda la potenza, invece, il limite Icnirp corrisponde a 10 watt al metro quadro. Il nostro limite corrisponde invece a 0,1 watt al metro quadro. E’ bene quindi che i cittadini siano consapevoli del fatto che la nostra legge ci tutela. L’Arpa poi verifica che i valori di riferimento delle emissioni siano rispettati. Il problema quindi non è capire quante antenne in più saranno installate, anche perché il limite di 6 volt per metro si riferisce alla sommatoria dei campi emessi dagli apparati di tutti gli operatori presenti in uno stesso punto. Al di là che si aggiungano nuovi sistemi o stazioni radio, il livello di campo deve restare entro questo limite. La potenza a cui trasmette la “lampadina” è una scelta dell’operatore, che è però vincolato a un limite rigoroso e monitorato. E’ doveroso che ci siano dibattiti sul migliore uso della tecnologia 5G e sugli eventuali rischi, che possono essere evidenziati con studi scientifici. Sono gli esperti di salute pubblica a dover fare questo tipo di valutazioni. Ad oggi, l’Istituto superiore di sanità non ha riscontrato rischip er la salute connessi alle antenne 5G. La potenziale nocività di un apparato va poi calibrata con il suo effettivo utilizzo in campo. Già a una breve distanza dall’antenna il valore delle emissioni dimezzae così via». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto: da sinistra Luca D”Antonio e Marco della Mora nella sede «Teko Telecom-Jma Wireless» di Castel San Pietro Terme

Tecnologia 5G, parla la Teko Telecom di Castel San Pietro: «La legge italiana tra le più restrittive in materia»
Cronaca 14 Novembre 2019

Le scelte differenti di Dozza e Ozzano in merito alle richieste di installazione di antenne 5G

«Non c’è nessun allarme in corso». Così dichiarava lo scorso 25 ottobre il sindaco Virginio Merola al termine dell’ufficio di presidenza della Conferenza metropolitana dei sindaci. Tema all’ordine del giorno: il 5G. «Gli allarmi li certifica l’Istituto superiore di sanità, non il singolo sindaco – motivava -. L’Istituto superiore di sanità ha appena completato uno studio che definisce come “non necessarie modifiche sostanziali agli standard internazionali di prevenzione”. Non possiamo creare disorientamento nei cittadini andando in ordine sparso su questi temi». E ancora: «Dal punto di vista normativo siamo ancora alla legge Gasparri del 2003 che riconosce le radiofrequenze come servizio pubblico. I Comuni non possono quindi interdire su tutto il territorio comunale l’esercizio di questa funzione (come affermato da numerose sentenze del Tar e Consiglio di Stato), se i limiti di legge vengono rispettati. Ci sono diversi studi scientifici che affrontano il tema e tutti concludono che non sono necessarie modifiche dei limiti previsti attualmente».

Nonostante la linea dettata dalla Città metropolitana, il 28 ottobre il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, ha emesso una apposita ordinanza che, al pari di quanto attuato dal Comune di San Lazzaro, vieta la sperimentazione e/o installazione della tecnologia 5G sul territorio comunale, «in attesa – spiega il Comune in una nota stampa – di risultanze scientifiche certe in merito agli effetti biologici della nuova tecnologia e all’impatto sulla salute pubblica». L’ordinanza, al momento valida per 180 giorni, «verrà revocata non appena vi saranno i necessari pronunciamenti da parte delle autorità nazionali preposte alla tutela della salute e dell’ambiente. Tra sei mesi verrà comunque valutato lo stato dell’arte dal punto di vista scientifico».

L’ordinanza del sindaco  di Dozza si basa, in sostanza, sul principio di precauzione. Ozzano invece ha fatto una scelta diversa. Il tema del 5G è stato trattato in Consiglio comunale lo scorso 6 novembre, dove all’ordine del giorno c’era anche la mozione del gruppo consiliare Progresso Ozzano che ha proposto una moratoria sulla sperimentazione della tecnologia 5G su tutto il territorio comunale e il monitoraggio ambientale per la tutela della salute pubblica. «La mozione è stata respinta – ci aggiorna il sindaco ozzanese, Luca Lelli – con il voto contrario del gruppo di maggioranza, l’astensione della minoranza e l’unico voto a favore di Progresso Ozzano. Abbiamo votato contro non perché non ci interessi il tema, ma perché un’ordinanza, per essere efficace, deve essere contingibile, urgente e temporanea. Requisiti che non sarebbero rispettati in una ordinanza senza scadenza certa, che sospende la sperimentazione fino a quando non si pronuncerà il mondo scientifico».

Intanto cominciano ad arrivare le richieste da parte degli operatori telefonici. «Per adesso – spiega Lelli- abbiamo ricevuto una richiesta di riconfigurare con tecnologia 5G tre antenne esistenti, tutte poste su un traliccio in via Tolara di Sotto, ma in posizioni diverse. Abbiamo deciso di portare questa richiesta al Tavolo permanente metropolitano, che la esaminerà. Intanto ci sono già arrivati i pareri, entrambi favorevoli, di Arpae e Ausl. Per Arpae, il limite di 6volt/metro è rispettato a diverse distanze dall’antenna e in tutti i punti esaminati. L’Ausl, invece, chiede il rispetto del tempo massimo di permanenza nei pressi delle antenne da parte dei lavoratori che si occupano della manutenzione». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 14 novembre

Le scelte differenti di Dozza e Ozzano in merito alle richieste di installazione di antenne 5G
Cronaca 21 Ottobre 2019

Il progetto “Seneca' di Ima fra gli undici accordi di innovazione approvati dal Mise

C’è anche il progetto Seneca-Systems ENabling Efficient Cognitive Automation della Ima di Ozzano Emilia fra gli undici Accordi di innovazione di cui il Ministero dello sviluppo economico ha firmato i decreti autorizzativi il 15 ottobre scorso.

Il progetto si concentra sull’implementazione delle pratiche di industria 4.0 per la produzione di macchine per il confezionamento, con un investimento di quasi 7 milioni di euro, fra cui 3 milioni e 700 euro di contributo pubblico (e di questi 208.000 euro dalla Regione Emilia-Romagna).

«Solo negli ultimi due anni abbiamo messo in campo una trentina di accordi grazie alla particolare reattività del sistema regionale – commenta Palma Costi, assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna –. Misure e interventi che si concentrano prevalentemente su infrastrutturazione e azioni dirette per le aziende e si inseriscono nella logica dell’ispessimento delle filiere e della competizione basata su ricerca, innovazione e qualità. Significative le ricadute sul territorio generate in termini di impatto economico, di sostenibilità ambientale e sociale e in modo particolare di incremento delle opportunità di occupazione qualificata».

«Questi progetti sono la conferma della dinamicità e la competitività delle nostre imprese – aggiunge Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna –. Si accompagnano alle politiche industriali che abbiamo attivato in questi anni per rendere attrattivo il nostro territorio e per guidare uno sviluppo basato su nuove tecnologie, ricerca e competenze, per generare posti di lavoro di qualità. Siamo di fronte a realtà imprenditoriali importanti che decidono di potenziare la propria presenza nella nostra regione. Aziende che proprio in Emilia-Romagna trovano le condizioni per crescere, soprattutto in settori ad alto valore aggiunto, nei quali come Regione abbiamo investito puntando su formazione, ricerca e sviluppo, oltre a una rete regionale dei Tecnopoli basata sul forte collegamento fra i nostri atenei e il mondo produttivo». (r.cr.)

Il progetto “Seneca' di Ima fra gli undici accordi di innovazione approvati dal Mise
Cronaca 26 Settembre 2019

Porte aperte per dieci eccellenze di Imola, Castello e Ozzano che aderiscono ad «Emilia Romagna Open»

Un’occasione da cogliere al volo per visitare luoghi ai quali raramente si può accedere e un’opportunità per conoscere il «dietro le quinte» di realtà di eccellenza. Da oggi, giovedì 26 settembre a domenica 29 imprese grandi e piccole, laboratori di ricerca industriale ed eccellenze del sistema dell’innovazione regionale apriranno le loro strutture ai cittadini, per avvicinare il grande pubblico ai luoghi della produzione. E’ la prima edizione dell’iniziativa Emilia Romagna Open, promossa dalla Regione, in collaborazione con la società consortile Art-Er, e collegata alla Notte europea dei ricercatori, in programma il 27 settembre.

All’evento hanno aderito anche dieci strutture presenti sul nostro territorio. Per chi ha prenotato la visita online entro il 23 settembre, a Imola sono disponibili la Casa di accoglienza Anna Guglielmi (oggi 26 settembre, dopo l”apertura delle 8.30, anche alle 12.15, 14 e 15.45), cooperativa sociale che da oltre 30 anni ospita i familiari delle persone ricoverate al vicino Montecatone Rehabilitation Institute, così come pazienti in regime di day hospital. Sempre a Imola hanno aderito all’iniziativa le società di innovazione digitale Antreem (aperta in base alle prenotazioni oggi alle 11, 15 e 16.30; domani, 27 settembre, ore 15 e 16.30; sabato 28 settembre, ore 10 e 11.30), Imola informatica (oggi e domani ore 9.30 e 14) e Geosmart lab-Sister (domani alle ore 10 e 14.30), il laboratorio di pasticceria Plasir (28 settembre, ore 9, 10.30, 12 e 14.30).

A Castel San Pietro è possibile, sempre per chi ha prenotato, visitare il data center a emissioni zero Exe.it (oggi ore 10 e 11; domani ore 10 e 11); l’azienda cosmetica Herborea (oggi, domani e sabato ore 10, 12, 16 e 17); Robopac, leader nel packaging specializzato in soluzioni di fine linea (oggi e domani ore 9.30 e 11). A Ozzano, saranno aperte l’azienda di progettazione e arredamento di design Paolo Castelli (26, 27, 28, 29 settembre ore 11, 14.30 e 16.30) e la Fondazione Iret (domani 27 settembre ore 19, 20 e 21), ente di ricerca scientifica in campo biomedico, dedicato allo studio delle malattie degenerative del sistema nervoso centrale, quali sclerosi multipla, demenza di Alzheimer, demenze vascolari, atassie, malattia di Parkinson e dolore cronico. (lo.mi.)

Per eventuali informazioni ci si può linkare al sito https://emiliaromagnaopen.it.

Nella foto lo stabilimento Robopac

it

Porte aperte per dieci eccellenze di Imola, Castello e Ozzano che aderiscono ad «Emilia Romagna Open»
Economia 9 Settembre 2019

Economia circolare e crescita rispettosa dell'ecosistema, se ne parla in un convegno a palazzo Sersanti

La Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, attraverso il suo centro interno Cseti (Centro per lo sviluppo economico del territorio imolese), in collaborazione con l’Alma Mater bolognese, ha organizzato un convegno, in programma a palazzo Sersanti (piazza Matteotti 8) martedì 10 settembre,alle ore 18.30, per rispondere alla domanda «E’ possibile sostenere una crescita economica che al contempo possa migliorare la qualità della vita nel rispetto dell’ecosistema?» e ad altri quesiti correlati con questo argomento. Durante l’iniziativa, dopo i saluti di Fabio Bacchilega, presidente della Fondazione, Fabio Fava- professore ordinario di Biotecnologie industriali ed ambientali presso la Scuola di ingegneria ed architettura dell’Università di Bologna e attualmente Delegato del rettore dell’Università di Bologna alla Ricerca industriale, cooperazione territoriale ed innovazione– terrà una relazione su tematiche relative alla sostenibilità e all’innovazione tenendo come riferimento il modello dell’economia circolare che non produce scarti o rifiuti non necessari, ma che cerca di riutilizzare costantemente le risorse, senza sfruttarne di nuove.

Seguirà una tavola rotonda, coordinata da Fabrizio Binacchi, direttore regionale della sede Rai Emilia Romagna, nella quale si confronteranno settori economici e punti di vista differenti. Tra i partecipanti al convegno si ricordano Carlo Andriolo, amministratore delegato Aliplast (Gruppo Herambiente); Germano Bianchi, responsabile infrastrutture e Croce del Nord, Istituto nazionale di astrofisica, Istituto di radioastronomia – stazione di Medicina; Carlo Dalmonte, presidente Caviro; Eugenio Guerrieri, direttore generale Curti costruzioni meccaniche; Luca Montroni, presidente Cooperativa trasporti Imola; Marco Versari, responsabile relazioni istituzionali Novamonte presidente Assobioplastiche. (r.cr.)

Nella foto l”impianto di Caviro per sperimentare l”utilizzo di poliidrossialcanoati ottenuti tramite la fermentazione di scarti agroalimentare per la produzione di plastica biologica e biodegradabile
Economia circolare e crescita rispettosa dell'ecosistema, se ne parla in un convegno a palazzo Sersanti
Economia 10 Luglio 2019

Aerospaziale e packaging eco, l'Università di Bologna punta sulla Curti (che ha inventato l'elicottero con il paracadute)

E” stato firmato in questi giorni un accordo quinquennale tra l’Università di Bologna e la società Curti Costruzioni Meccaniche, nata a Imola e con sede ora a Castel Bolognese, finalizzato a lavorare su progetti e attività di ricerca e consulenza, dottorati di ricerca e industriali, assegni di ricerca, tirocini e tesi di laurea. L”accordo non si riferisce solo all’ambito delle macchine automatiche, ma anche ad altre divisioni di interesse della Curti (packaging con materiali alternativi plastic-free, co-engineering, wire processing, aerospace ed energia), che prevedono il coinvolgimento di diversi dipartimenti dell”ateneo bolognese (Chimica, Ingegneria, Centri interdipartimentali sui Materiali e Aerospaziale, Scienze Statistiche e Matematica, Economia, Fisica).

Il rapporto tra Università di Bologna e Curti Industries è già in essere già da diversi anni e ha permesso di attivare diversi tirocini nell’ambito progettazione e produzione, economico e logistico, ma anche ad assegni di ricerca e progetti di ricerca altamente innovativa commissionata con docenti dell’Alma Mater. Il nuovo accordo dunque ha l”obiettivo di consolidare il rapporto, attraverso nuove forme di collaborazione mirate a realizzare progetti multidisciplinari, con particolare riguardo ai settori aerospace e materiali innovativi per il packaging nell’ambito trasversale dell”economia circolare. 

La storia della Curti è cominciata nel 1955, quando Libero Curti fondò a Imola la Ompi (Officina meccanica di precisione Imola), che realizzava parti e macchine in conto terzi, nei settori tessile ed agricolo. L”azienda crebbe poi rapidamente: nel 1968 nacque il nuovo stabilimento a Castel Bolognese e l’azienda assunse l’attuale denominazione. Oggi la Curti Industries opera attraverso sei divisioni strategiche di business, 12 società partecipate e controllate e il gruppo conta oltre 500 dipendenti. A Castel Bolognese l”azienda produce macchine automatiche e sotto-assiemi complessi per diverse applicazioni industriali. Inoltre, è specializzata nella progettazione e produzione di macchine automatiche (settore alimentare e farmaceutico) e nel settore aerospaziale, dove da oltre trent’anni realizza componenti e gruppi in leghe pregiate per velivoli civili e militari.

Sempre nell’aerospace ha appena completato il progetto di Zefhir, un elicottero biposto interamente progettato e realizzato in Curti. Zefhir è diventato famoso anche per l”invenzione di un paracadute collegato all”elicottero, una dotazione di sicurezza per ora unica nel suo genere. A raccontarlo ieri anche i tg nazionali, Studio Aperto su Italia1 l’ha
defino “una dotazione di sicurezza “per ora unica nel suo genere”.

Il gruppo è leader mondiale nella costruzione di linee automatiche per la lavorazione di cavi elettrici (settore automotive ed elettrodomestici) e, nel campo dell”economia circolare, fornisce soluzioni innovative per la produzione di energia e recupero di materiali, con gassificatori e piro-gassificatori. (r.cr.)

Nella foto la visita di una delegazione del Pd alla Curti: da sinistra il vicepresidente della Curti Nabore Benini, l”amministratore delegato Alessandro Curti, l”ex eurodeputata Isabella De Monte e il senatore Stefano Collina

Aerospaziale e packaging eco, l'Università di Bologna punta sulla Curti (che ha inventato l'elicottero con il paracadute)
Economia 3 Giugno 2019

Bio-on inventa il filtro naturale per le sigarette, che fa bene alla salute e all’ambiente

Un liquido naturale e biodegradabile al 100% che può sostituire la triacetina nei filtri delle sigarette. La notizia arriva da Bio-on. Un’invenzione dei ricercatori dell’azienda specializzata nel settore dei biopolimeri che promette benefici, sia per i fumatori che per l’ambiente, ed è già in produzione nello stabilimento di Gaiana di Castel San Pietro.

In questo modo sarà possibile utilizzare un «filtrante naturale che blocca fino al 60% gli agenti dannosi per il corpo umano senza modificare il gusto della nicotina». Non solo. I filtri delle sigarette sono il prodotto inquinante maggiormente prodotto dall’uomo, sebbene non siano al momento messi al bando come la plastica: ogni anno vengono prodotte e vendute oltre 5,5 trilioni di sigarette tradizionali e 40 miliardi di sigarette di nuova generazione (not burn), ogni giorno ne vengono dispersi nell’ambiente più di 10 miliardi e impiegano anni a decomporsi. Uno dei motivi sono proprio i collanti attualmente utilizzati dall’industria del tabacco nei filtri: la triacetina, ad esempio, non è biodegradabile naturalmente e questo rallenta i progressi disgreganti degli acetati di cellulosa.

«Questa innovazione è destinata a rivoluzionare il settore – dichiara Marco Astorri, presidente e ceo di Bio-on –. Siamo molto orgogliosi del lavoro di squadra che è stato fatto negli ultimi 24 mesi dai nostri ricercatori in Italia, nella Business Unit Cns (Cosmetic, Nanomedicine & Smart Materials), e dagli scienziati dell’Università di Clarkson». La produzione del nuovo liquido polimerico sarà rapidamente ampliata negli stabilimenti dei licenziatari che hanno già raggiunto accordi con Bio-on. Per la prima fase, la società è già pronta a produrre 15.000 tonnellate/anno (2019-20) e, alla luce del forte interesse che sta riscontrando, prevede di triplicare i quantitativi dal 2021. «Questi innovativi filtri sfruttano le caratteristiche chimico-strutturali dei poli-idrossi-alcanoati sviluppati da Bio-on» spiega Mauro, Comes Franchini, Scientific Director Business Unit Cns.  

Bio-on è in contatto da tempo con le più grandi aziende produttrici mondiali di tabacco.  «Una soluzione efficace e sostenibile – aggiunge Astorri – che nasce da idee e tecnologie Made in Italy». Tutti i biomateriali sviluppati da Bio-on sono ottenuti da fonti vegetali rinnovabili senza alcuna competizione con le filiere alimentari; possono garantire le medesime proprietà termo-meccaniche delle plastiche tradizionali col vantaggio di essere completamente ecosostenibili e al 100% biodegradabili in modo naturale.

Nella foto lo stabilimento Bio-on a Gaiana

Bio-on inventa il filtro naturale per le sigarette, che fa bene alla salute e all’ambiente
Economia 21 Maggio 2019

La sperimentazione di C-Led (gruppo Cefla) per far crescere microalghe usando luce a led al posto del sole

Luci a led al posto del sole per far crescere al chiuso microalghe da destinare a usi industriali e alimentari. E’ l’ultimo progetto in ordine di tempo presentato da C-Led, azienda del gruppo Cefla, attiva nella progettazione e produzione di soluzioni di illuminazione a led personalizzate per negozi, aziende, case e città. In questo caso si tratta di uno studio svolto in collaborazione con Fotosintetica & Microbiologica, spin-off nato nel 2004 dall’Università di Firenze, una partnership per affrontare lo studio dell’effetto delle luci a led per favorire la crescita e lo sviluppo delle microalghe all’interno di fotobioreattori: sistemi chiusi e protetti ottimali per la crescita di microrganismi fotosintetici.

Le microalghe sono organismi caratterizzati da una grande diversità fisiologica e metabolica, in grado di sintetizzare molecole organiche complesse ad alto valore biologico. Inoltre, vengono utilizzate come fonte di proteine destinate all’alimentazione umana e animale, come biofertilizzanti, biostimolanti, mangimi per l’acquacoltura e nella depurazione di acque di scarico. Oggi la produzione massiva di microalghe, e di altri organismi fototrofi, che traggono cioè la propria energia metabolica dalla luce solare, è ottenuta quasi esclusivamente in grandi vasche aperte, esposte ai rischi legati alla stabilità della coltura e con limitata produttività per superficie coltivata.

Il sistema allo studio di C-Led e Fotosintetica & Microbiologica prevede che le microalghe siano esposte a una fonte luminosa omogenea, lungo la verticalità della struttura, in ambiente chiuso, contrariamente a quanto avverrebbe con una fonte luminosa posta all’esterno del fotobioreattore, che invece ne coprirebbe solo la superficie. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 16 maggio

Nella foto estrazione delle microalghe in laboratorio

La sperimentazione di C-Led (gruppo Cefla) per far crescere microalghe usando luce a led al posto del sole
Economia 17 Aprile 2019

Arriva “Imola City Hub', il progetto da 5,2 milioni di euro che potrebbe lanciare in orbita il primo satellite imolese

Imola potrebbe avere, in un futuro non troppo lontano, il proprio satellite in orbita a 500 chilometri da terra e in grado di monitorare il territorio, transitando sopra la città a cadenza quindicinale o settimanale. Il condizionale è d’obbligo, perché ancora non si conosce l’esito del bando europeo «Urban innovative actions» (Uia) che permetterebbe di finanziare il progetto, del costo di oltre 5 milioni e 200 mila euro, proposto dal Comune nel ruolo di capofila assieme a quattro aziende imolesi che metteranno in rete le loro competenze: Npc-Spacemind (na-nosatelliti per la raccolta dati), SisTer (analisi ed elaborazione dati), Imola Informatica (aggregazione e archiviazione dati), Antreem (interfacce utente per piattaforma web e smartphone).

Per ora si sa che il progetto «Imola city hub» è stato ammesso alla selezione assieme ad altri 174 progetti e che, di questi, ne verranno finanziati 25, con una probabilità di riuscita quindi che si aggira attorno al 14%. Ma l’Amministrazione comunale è ottimista e ha anticipato i dettagli in una conferenza stampa che si è svolta il 2 aprile alla presenza anche della sottosegretaria alle Politiche agricole alimentari e forestali, Alessandra Pesce. Il progetto in questione risponde al tema della «Transizione digitale», riguardante idee sulla digitalizzazione dei servizi delle città europee, finalizzate a sviluppare servizi pubblici digitali, riducendo il peso amministrativo e burocratico sui cittadini. Tradotto per Imola: un sistema che permette, ad esempio, di mettere in contatto gli imolesi con la Pubblica amministrazione, proporre referendum con voto online all’insegna della democrazia diretta, migliorare i servizi digitali esistenti, analizzare la situazione del dissesto idrogeologico, monitorare strade, parcheggi e flussi turistici (tramite l’uso delle celle telefoniche), ottenere dati sulla qualità dell’aria e per l’agricoltura, avviare percorsi di attrattività turistica.

In caso di vincita, il programma della Commissione europea finanzierà l’80% dei costi, mentre la parte restante, circa 1 milione e 200 mila euro, sarà ripartita tra i partner del progetto. Per quanto riguarda il Comune, ha precisato il vicesindaco e assessore allo Sviluppo economico Patrik Cavina, «metteremo a disposizione il personale e uno spazio fisico all’interno del centro storico (al momento non ancora individuato), per supportare l’alfabetizzazione informatica del cittadino e introdurlo ai servizi digitali offerti dal Comune».Un altro obiettivo è riuscire ad aumentare il numero degli imolesi iscritti alla rete regionale Lepida. «Oggi sono 5 mila, ma nei prossimi tre anni puntiamo a coinvolgere 20 mila cittadini» ha puntualizzato Cavina. Il satellite potrebbe essere utilizzato anche da altri Comuni, «ad esempio quelli gemellati con Imola – ha poi proseguito il vicesindaco -. Questa esperienza potrebbe essere portata a livello dei Comuni del ConAmi». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 aprile 

Nella foto la presentazione del progetto “Imola City Hub”

Arriva “Imola City Hub', il progetto da 5,2 milioni di euro che potrebbe lanciare in orbita il primo satellite imolese

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast