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Cronaca 1 Febbraio 2023

Lavoro, cooperazione, innovazione e ambiente: le parole chiave per disegnare il futuro del nostro territorio

Guardare avanti, al futuro del nostro territorio. E per farlo sono quattro le parole chiave.

LAVORO. «Con anticipo abbiamo centrato e superato l’obiettivo prefissato» ha dichiarato qualche settimana fa l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla. Il riferimento era alle migliaia di persone già intervistate e profilate all’interno del Gol, il programma nazionale per la Garanzia di occupabilità dei lavoratori.

COOPERAZIONE. «È stata una esperienza straordinaria». Giovanni Monti sintetizza così l’ultimo periodo alla guida di Legacoop regionale che lascerà il 16 febbraio prossimo dopo due mandati. Al suo posto l’imolese Daniele Montroni, cooperatore, amministratore e manager pubblico che, terminata l’esperienza da deputato due legislature orsono, è stato suo stretto collaboratore.

INNOVAZIONE. Un finanziamento di 2,2 milioni di euro dal Pnrr per l’impianto di recupero e soprattutto rigenerazione della fibra di carbonio che sarà realizzato a Imola da Herambiente. Un progetto di economia circolare dal costo complessivo di 8 milioni di euro sviluppato insieme alla Curti Costruzioni meccaniche di Castel Bolognese e al Dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna.

AMBIENTE. Il dottorato della sede di Imola di Unibo cresce e diventa sempre più internazionale grazie a GreeNexUS, un progetto europeo che attrarrà in città ricercatori da tutto il mondo, in rete con molte altre università e aziende europee. Il via del progetto sul dottorato «Salute, sicurezza e sistemi del verde» si terrà il 6 febbraio a Imola, presso la Fondazione Crimola. (r.cr.)

Approfondimenti su «sabato sera» in edicola dal 2 febbraio.

Nella foto: da in alto a sinistra in senso orario l’assessore Colla; Montroni e Monti; Hera e la sede di Unibo Imola

Lavoro, cooperazione, innovazione e ambiente: le parole chiave per disegnare il futuro del nostro territorio
Cronaca 27 Ottobre 2022

Coopstartup Bellacoopia, in finale premiato anche il progetto della 4F del Liceo Alessandro da Imola

Si è tenuta al Fuori Orario di Taneto (Reggio Emilia) la finale di Coopstartup Bellacoopia, il concorso di Legacoop Emilia Romagna, cofinanziato dalla Regione e che fa da quest’anno fa parte del programma del Festival dello sviluppo sostenibile di ASviS Italia, riservato a 800 studenti di 28 istituti regionali. Obiettivo presentare progetti innovativi e sostenibili che guardano al futuro dell’ambiente e alle persone più fragili.

Tra i progetti premiati, quello presentato dalla 4F del Liceo Alessandro da Imola (già vincitrice un anno fa nel concorso Vitamina C promosso da Alleanza delle Cooperative) al quale è andato il riconoscimento per la migliore «Idea innovativa». Si tratta di PYE (Paint Your Enviroment) e prevede la produzione di vernice che assorbe CO2 applicabile sui mezzi di trasporto e sulla segnaletica stradale in grado di assorbire l’ossido di carbonio emesso dal traffico automobilistico.

«L’entusiasmo di questi ragazzi e di queste ragazze è davvero coinvolgente – ha commentato il presidente di Legacoop Emilia-Romagna Giovanni Monti che ha partecipato all’evento assieme alla direttrice dell’associazione Barbara Lepri e al presidente di Legacoop Emilia Ovest Edwin Ferrari –, sia nella ricerca di soluzioni alle tematiche legate alla sostenibilità, che riguardano la qualità del loro futuro, sia per la sensibilità che hanno mostrato verso i bisogni di chi è più fragile». (r.cr.)

Foto di gruppo dell’evento

Coopstartup Bellacoopia, in finale premiato anche il progetto della 4F del Liceo Alessandro da Imola
Economia 14 Ottobre 2022

Innovazione, scelte le dieci start up per l’incubatore di Crif e Fondazione Golinelli

Sono state annunciate oggi le dieci giovani imprese selezionate per la seconda edizione di I-Tech Innovation 2022, la call lanciata da Fondazione Golinelli e Crif per progetti innovativi. Si tratta di Aequip (strumenti di supporto alla diagnosi oncologica), Docunque (software gestionale per medici), UCme Bioscience (sviluppo di un nuovo anticorpo per la terapia delle patologie con componente neovascolare), Mopso (soluzioni contro il riciclaggio e la criminalità finanziaria), Notarify (servizi blockchain), Agrobit (app innovative per l’agricoltura digitale), Heaple (servizi digitali per pazienti affetti da malattie croniche e deficit cognitivi), Justep (versione tecnologica del bastone bianco per ciechi), AdapTronics (presa robotica adesiva di oggetti), Astreo (piattaforma per le applicazioni smart city e smart industry).

Sui progetti, che hanno passato il vaglio finale della selezione tra oltre 240 candidature pervenute dall’Italia e dall’estero, saranno investiti oltre 1,5 milioni di euro. I team saranno ora coinvolti in G-force, programma di accelerazione di G-Factor, l’incubatore-acceleratore di Fondazione Golinelli. Il percorso, della durata complessiva di 4 mesi, è strutturato per accompagnare i team verso la presentazione a potenziali investitori, facilitandone così l’entrata in successive fasi di crescita e sviluppo. (lo.mi.)

Nella foto: le imprese selezionate e i promotori di I-Tech Innovation 2022

Innovazione, scelte le dieci start up per l’incubatore di Crif e Fondazione Golinelli
Economia 12 Maggio 2022

Eco packaging, dal Mise 1,8 milioni per il progetto di Aetna Group (Castel San Pietro)

Aetna Group, che produce e commercializza macchine per il packaging di fine linea, con quartier generale all’ex Malaguti a Castel San Pietro, realizzerà una nuova generazione di macchinari e servizi digitali, basati su nuovi materiali riciclati/riciclabili e sostenibili, destinati a diversi ambiti applicativi come alimentare e farmaceutico.

A dare corpo al progetto di ricerca e sviluppo Future@Packaging, proposto dalla stessa azienda, sarà il ministero dello Sviluppo economico, che ieri ha approvato un accordo per l’innovazione che comporterà un investimento complessivo di 9,2 milioni di euro. Grazie a un contributo di 1,8 milioni concesso dal Mise, è stato annunciato un incremento di circa 100 nuovi posti di lavoro tra dipendenti, tecnici e consulenti negli stabilimenti di Castel Pietro e Valsamoggia (Bologna) e in quelli di Verucchio e San Leo (Rimini).

«Il packaging è un settore industriale in cui la filiera italiana riveste un ruolo chiave nella sfida della transizione verso un’economia circolare – ha dichiarato il ministro Giancarlo Giorgetti -. Il Mise sostiene gli investimenti in innovazione orientati a integrare l’utilizzo di macchinari 4.0 con le competenze presenti sul territorio, al fine di sviluppare e realizzare nuovi sistemi produttivi in un’ottica di maggiore sostenibilità ambientale». (lo.mi.)

Nella foto: il quartier generale di Aetna Group a Castel San Pietro 

Eco packaging, dal Mise 1,8 milioni per il progetto di Aetna Group (Castel San Pietro)
Economia 15 Novembre 2019

Un convegno organizzato da Sacmi per spiegare la rivoluzione 4.0 fra megatrend e «transumanesimo»

La vera rivoluzione 4.0 nel mondo dell’impresa è quella che rimette al centro l’uomo, le proprie competenze, valori, la capacità di progettare e guidare il cambiamento. Questa la tesi, dimostrata da numerose analisi e testimonianze, emersa dal ciclo di incontri «Re-thinking the future», organizzato nei mesi scorsi da Sacmi Imola per celebrare i suoi 100 anni di attività. Formare il proprio personale, attraverso dati, analisi e le migliori testimonianze d’impresa, è stato lo scopo principale dell’iniziativa, che nei precedenti incontri ha visto una partecipazione media di oltre 400 persone. L’evento conclusivo, dal titolo «Ri-conoscere il cambiamento», si terrà domani, sabato 16 novembre, all’Auditorium 1919 di via Selice 17/a (ore 9.30) e, questa volta, sarà aperto al pubblico.

Una scelta, motiva l’azienda, «per condividere con la cittadinanza il valore di un percorso di straordinaria attualità per l’intero sistema economico imolese e regionale», ma anche, sottolinea il presidente Paolo Mongardi, «un’occasione di incontro con il territorio, per confrontarsi su temi di grande attualità per tutti, non solo imprese ma anche vita quotidiana». Il tema del cambiamento digitale sarà declinato da relatori di spicco: Raffaele Secchi, direttore della Liuc Business School, parlerà dei «megatrend dell’innovazione tecnologica», ovvero quelle tendenze che coinvolgono il mondo economico ma, prima di tutto, la società e la demografia a livello internazionale. Andrea Pontremoli, già al vertice diI bm Italia e attuale amministratore delegato di Dallara, storico brand della motor valley emiliana protagonista dal 1972 nell’engineering e progettazione di veicoli sportivi ad alte prestazioni, interverrà sulla via italiana alle sfide del futuro.

Alberto Forchielli, imprenditore e investitore di origini imolesi, ben noto al grande pubblico per le sue lucide analisi sulla globalizzazione della manifattura e dei mercati, spiegherà come imprese e territorio possono tenere il passo dell’evoluzione tecnologica. In chiusura, un’analisi del «transumanesimo», quel fenomeno che riposiziona radicalmente il ruolo dell’uomo nell’era della digitalizzazione dei processi e della manifattura, con la tavola rotonda condotta dalla giornalista Rai Barbara Carfagna. L’evento è aperto al pubblico fino a esaurimento posti, previa registrazione alla pagina https://sacmiweb.sacmi.com/it-IT/Convegno-Riconoscere-il-Cambiamento.aspx. (r.cr.)

La foto di Alberto Forchielli è tratta dalla pagina Facebook dello stesso imprenditore

Un convegno organizzato da Sacmi per spiegare la rivoluzione 4.0 fra megatrend e «transumanesimo»
Cronaca 14 Novembre 2019

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»

Tra l’Istituto Ramazzini e la Città metropolitana di Bologna il confronto sul 5G è aperto. Le nuove antenne possono avere effetti cancerogeni? Domanda «grossa», a cui il Ramazzini, che ha una delle sue sedi proprio a Ozzano, tenta di rispondere evidenziando studi svolti in precedenza su tecnologie dall’impatto inferiore. Ma andiamo per ordine. Un anno fa il Ramazzini aveva fornito i dati di ricerche svolte su topi esposti ai campi elettromagnetici emessi dai telefonini. Risultato: in due esperimenti distinti, svolti in Italia e negli Usa, si ammalavano dello stesso tipo di tumore. Si trattava di studi su una tecnologia a minore intensità rispetto al 5G: per gli studiosi, un monito che non tranquillizza sugli scenari futuri dove l’esposizione aumenterà.

A febbraio, i ricercatori dell’Istituto fondato da Cesare Maltoni avevano esposto i dati a Montecitorio, in commissione parlamentare, mostrando che i livelli di radiofrequenza 5G saranno perfino più alti rispetto a quelli studiati su 3G e 4G. A fine ottobre l’ufficio di presidenza della Città metropolitana di Bologna presieduto dal sindaco Virginio Merola ha dichiarato:«Non c’è nessun allarme 5G. Gli allarmi li certifica l’Istituto superiore di sanità, l’Iss, non i sindaci dei vari comuni. E l’Iss ha confermato, studi alla mano, che non è necessario modificare gli standard internazionali di prevenzione». Inoltre, si era dato vita a un Tavolo permanente sul 5G, con Ausl, Arpae, comitati cittadini, compagnie telefoniche e lo stesso Ramazzini. Merola aveva poi ammonito a non agire in «ordine sparso», dove ogni riferimento alla sindaca di San Lazzaro, Isabella Conti, rea di aver chiuso all’istallazione di antenne 5G, era chiaro come il sole.

Nel merito interviene Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area Ricerca dell’Istituto Ramazzini, che risponde al «sabato sera» da Lione, dove sarà impegnata in convegno fino a metà novembre.

Dottoressa Belpoggi, questo giornale si occupò un anno fa dei primi risultati sull’esposizione alle radiofrequenze. Da allora sono emerse nuove evidenze sulla pericolosità del 5G?
«Non esistono studi adeguati per stabilirne la pericolosità, ma neppure per escluderla. Sulla base delle conoscenze acquisite sul 3G in studi epidemiologici e sperimentali, che hanno osservato un aumento dei tumori delle cellule nervose nell’uomo e nelle cavie, sarebbe doveroso adottare un principio precauzionale, rallentando l’installazione del 5G in attesa di una definizione dei potenziali rischi».

Così però si blocca lo sviluppo…
«Servono solo più tempo e altre ricerche. Poiché nello studio sulle frequenze 3G sono stati evidenziati biomarker correlati ai tumori e rotture del Dna (genotossicità), con uno studio della durata di un anno si potrebbe avere un primo orientamento sugli effetti del 5G». (ti.fu.)

L”intervista completa e altri approfondimenti sono su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto Fiorella Belpoggi, direttrice area ricerca dell”Istituto Ramazzini

Tecnologia 5G, l'Istituto Ramazzini raccomanda precauzione: «Prima di usarla, studiamone gli effetti»
Cronaca 14 Novembre 2019

Tecnologia 5G, parla la Teko Telecom di Castel San Pietro: «La legge italiana tra le più restrittive in materia»

Tra le realtà che già da anni stanno lavorando allo sviluppo della tecnologia 5G c’è anche Teko Telecom, da non confondere con Telecom-Tim ma azienda del gruppo americano Jma Wireless, con sedi in via Meucci (ricerca e sviluppo), via Emilia ponente (stabilimento produttivo) e via Emilia levante (polo formativo, museo e foresteria). Teko Telecom sviluppa e realizza, ad esempio, gli apparati utilizzati dagli operatori telefonici per riprodurre il segnale delle reti radio-cellulari nelle zone meno coperte o in cui è necessaria una capacità maggiore, come metropolitane, stadi, grandi edifici.

Negli ultimi tre anni lo sviluppo del settore ha portato l’azienda a potenziare il proprio organico, prevedendo ben 260 unità in più, e a progettare una nuova sede che nel 2020 sorgerà sull’area dell’ex Piana cosmetici. Lo scorso luglio ha lanciato il prototipo del suo primo prodotto 5G, sviluppato nelle sedi di Castel San Pietro e Dallas e destinato al mercato italiano, europeo e statunitense: un prodotto studiato per consentire connessioni wireless ultraveloci, di qualità, pervasive e affidabili in ambienti chiusi e, in particolare, nelle imprese 4.0, dove tutte le informazioni sui processi produttivi correranno sempre più in rete. Abbiamo chiesto a Luca D’Antonio, direttore area Strategy and Innovation di Teko Telecom, e al collega Marco Della Mora, responsabile dell’ufficio legale, di spiegarci che cosa comporterà la rivoluzione del 5G dal punto d ivista operativo.

Partiamo dalle basi: che cos’è il 5G?
«Il 5G è uno standard definito dall’organismo mondiale 3GPP. Significa “quinta generazione” e si riferisce all’evoluzione del sistema di telecomunicazione mobile, nato nei primi anni ’90 con il Gsm».

A quali esigenze darà risposta?
«Il 5G risponderà a tre diverse esigenze, individuate dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni(Itu), organismo dell’Onu. Ap artire dal 2020 le comunicazioni mobili dovranno essere ad alta velocità, consentire alle macchine di interagire in modo autonomo e massivo, essere affidabili e a bassa latenza, cioè con tempi di risposta istantanei. Questo soprattutto per consentire lo sviluppo dell’Industria 4.0, dei robot, ma anche delle auto a guida autonoma e della telemedicina, tanto per fare qualche esempio. Il 4G non era in grado di gestire così tanti usi diversi in contemporanea».

Quali sono i limiti di legge che la rete 5G deve rispettare?
«Non si può aumentare in maniera indiscriminata la potenza delle antenne esistenti. La legge italiana sulle emissioni elettromagnetiche è la più restrittiva in Europa, se non nel mondo. Il livello stabilito in Italia per un campo elettromagnetico è di 6 volt per metro. L’Icnirp, Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti, ha stabilito che il limite massimo per la protezione degli esseri umani dalle radiazion ielettromagnetiche è di 61 volt per metro. In Austria, ad esempio, così come in molti altri Paesi europei e mondiali, il limite fissato dalla legge nazionale è di 60 volt per metro. L’Italia è dieci volte sotto i limiti di sicurezza stabiliti dall’Icnirp. Per quanto riguarda la potenza, invece, il limite Icnirp corrisponde a 10 watt al metro quadro. Il nostro limite corrisponde invece a 0,1 watt al metro quadro. E’ bene quindi che i cittadini siano consapevoli del fatto che la nostra legge ci tutela. L’Arpa poi verifica che i valori di riferimento delle emissioni siano rispettati». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto: da sinistra Luca D”Antonio e Marco della Mora nella sede «Teko Telecom-Jma Wireless» di Castel San Pietro Terme

Tecnologia 5G, parla la Teko Telecom di Castel San Pietro: «La legge italiana tra le più restrittive in materia»
Cronaca 14 Novembre 2019

Le scelte differenti di Dozza e Ozzano in merito alle richieste di installazione di antenne 5G

«Non c’è nessun allarme in corso». Così dichiarava lo scorso 25 ottobre il sindaco Virginio Merola al termine dell’ufficio di presidenza della Conferenza metropolitana dei sindaci. Tema all’ordine del giorno: il 5G. «Gli allarmi li certifica l’Istituto superiore di sanità, non il singolo sindaco – motivava -. L’Istituto superiore di sanità ha appena completato uno studio che definisce come “non necessarie modifiche sostanziali agli standard internazionali di prevenzione”. Non possiamo creare disorientamento nei cittadini andando in ordine sparso su questi temi». E ancora: «Dal punto di vista normativo siamo ancora alla legge Gasparri del 2003 che riconosce le radiofrequenze come servizio pubblico. I Comuni non possono quindi interdire su tutto il territorio comunale l’esercizio di questa funzione (come affermato da numerose sentenze del Tar e Consiglio di Stato), se i limiti di legge vengono rispettati. Ci sono diversi studi scientifici che affrontano il tema e tutti concludono che non sono necessarie modifiche dei limiti previsti attualmente».

Nonostante la linea dettata dalla Città metropolitana, il 28 ottobre il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, ha emesso una apposita ordinanza che, al pari di quanto attuato dal Comune di San Lazzaro, vieta la sperimentazione e/o installazione della tecnologia 5G sul territorio comunale, «in attesa – spiega il Comune in una nota stampa – di risultanze scientifiche certe in merito agli effetti biologici della nuova tecnologia e all’impatto sulla salute pubblica». L’ordinanza, al momento valida per 180 giorni, «verrà revocata non appena vi saranno i necessari pronunciamenti da parte delle autorità nazionali preposte alla tutela della salute e dell’ambiente. Tra sei mesi verrà comunque valutato lo stato dell’arte dal punto di vista scientifico».

L’ordinanza del sindaco  di Dozza si basa, in sostanza, sul principio di precauzione. Ozzano invece ha fatto una scelta diversa. Il tema del 5G è stato trattato in Consiglio comunale lo scorso 6 novembre, dove all’ordine del giorno c’era anche la mozione del gruppo consiliare Progresso Ozzano che ha proposto una moratoria sulla sperimentazione della tecnologia 5G su tutto il territorio comunale e il monitoraggio ambientale per la tutela della salute pubblica. «La mozione è stata respinta – ci aggiorna il sindaco ozzanese, Luca Lelli – con il voto contrario del gruppo di maggioranza, l’astensione della minoranza e l’unico voto a favore di Progresso Ozzano. Abbiamo votato contro non perché non ci interessi il tema, ma perché un’ordinanza, per essere efficace, deve essere contingibile, urgente e temporanea. Requisiti che non sarebbero rispettati in una ordinanza senza scadenza certa, che sospende la sperimentazione fino a quando non si pronuncerà il mondo scientifico».

Intanto cominciano ad arrivare le richieste da parte degli operatori telefonici. «Per adesso – spiega Lelli- abbiamo ricevuto una richiesta di riconfigurare con tecnologia 5G tre antenne esistenti, tutte poste su un traliccio in via Tolara di Sotto, ma in posizioni diverse. Abbiamo deciso di portare questa richiesta al Tavolo permanente metropolitano, che la esaminerà. Intanto ci sono già arrivati i pareri, entrambi favorevoli, di Arpae e Ausl. Per Arpae, il limite di 6volt/metro è rispettato a diverse distanze dall’antenna e in tutti i punti esaminati. L’Ausl, invece, chiede il rispetto del tempo massimo di permanenza nei pressi delle antenne da parte dei lavoratori che si occupano della manutenzione». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 14 novembre

Le scelte differenti di Dozza e Ozzano in merito alle richieste di installazione di antenne 5G
Cronaca 21 Ottobre 2019

Il progetto “Seneca' di Ima fra gli undici accordi di innovazione approvati dal Mise

C’è anche il progetto Seneca-Systems ENabling Efficient Cognitive Automation della Ima di Ozzano Emilia fra gli undici Accordi di innovazione di cui il Ministero dello sviluppo economico ha firmato i decreti autorizzativi il 15 ottobre scorso.

Il progetto si concentra sull’implementazione delle pratiche di industria 4.0 per la produzione di macchine per il confezionamento, con un investimento di quasi 7 milioni di euro, fra cui 3 milioni e 700 euro di contributo pubblico (e di questi 208.000 euro dalla Regione Emilia-Romagna).

«Solo negli ultimi due anni abbiamo messo in campo una trentina di accordi grazie alla particolare reattività del sistema regionale – commenta Palma Costi, assessore alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna –. Misure e interventi che si concentrano prevalentemente su infrastrutturazione e azioni dirette per le aziende e si inseriscono nella logica dell’ispessimento delle filiere e della competizione basata su ricerca, innovazione e qualità. Significative le ricadute sul territorio generate in termini di impatto economico, di sostenibilità ambientale e sociale e in modo particolare di incremento delle opportunità di occupazione qualificata».

«Questi progetti sono la conferma della dinamicità e la competitività delle nostre imprese – aggiunge Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna –. Si accompagnano alle politiche industriali che abbiamo attivato in questi anni per rendere attrattivo il nostro territorio e per guidare uno sviluppo basato su nuove tecnologie, ricerca e competenze, per generare posti di lavoro di qualità. Siamo di fronte a realtà imprenditoriali importanti che decidono di potenziare la propria presenza nella nostra regione. Aziende che proprio in Emilia-Romagna trovano le condizioni per crescere, soprattutto in settori ad alto valore aggiunto, nei quali come Regione abbiamo investito puntando su formazione, ricerca e sviluppo, oltre a una rete regionale dei Tecnopoli basata sul forte collegamento fra i nostri atenei e il mondo produttivo». (r.cr.)

Il progetto “Seneca' di Ima fra gli undici accordi di innovazione approvati dal Mise
Cronaca 26 Settembre 2019

Porte aperte per dieci eccellenze di Imola, Castello e Ozzano che aderiscono ad «Emilia Romagna Open»

Un’occasione da cogliere al volo per visitare luoghi ai quali raramente si può accedere e un’opportunità per conoscere il «dietro le quinte» di realtà di eccellenza. Da oggi, giovedì 26 settembre a domenica 29 imprese grandi e piccole, laboratori di ricerca industriale ed eccellenze del sistema dell’innovazione regionale apriranno le loro strutture ai cittadini, per avvicinare il grande pubblico ai luoghi della produzione. E’ la prima edizione dell’iniziativa Emilia Romagna Open, promossa dalla Regione, in collaborazione con la società consortile Art-Er, e collegata alla Notte europea dei ricercatori, in programma il 27 settembre.

All’evento hanno aderito anche dieci strutture presenti sul nostro territorio. Per chi ha prenotato la visita online entro il 23 settembre, a Imola sono disponibili la Casa di accoglienza Anna Guglielmi (oggi 26 settembre, dopo l”apertura delle 8.30, anche alle 12.15, 14 e 15.45), cooperativa sociale che da oltre 30 anni ospita i familiari delle persone ricoverate al vicino Montecatone Rehabilitation Institute, così come pazienti in regime di day hospital. Sempre a Imola hanno aderito all’iniziativa le società di innovazione digitale Antreem (aperta in base alle prenotazioni oggi alle 11, 15 e 16.30; domani, 27 settembre, ore 15 e 16.30; sabato 28 settembre, ore 10 e 11.30), Imola informatica (oggi e domani ore 9.30 e 14) e Geosmart lab-Sister (domani alle ore 10 e 14.30), il laboratorio di pasticceria Plasir (28 settembre, ore 9, 10.30, 12 e 14.30).

A Castel San Pietro è possibile, sempre per chi ha prenotato, visitare il data center a emissioni zero Exe.it (oggi ore 10 e 11; domani ore 10 e 11); l’azienda cosmetica Herborea (oggi, domani e sabato ore 10, 12, 16 e 17); Robopac, leader nel packaging specializzato in soluzioni di fine linea (oggi e domani ore 9.30 e 11). A Ozzano, saranno aperte l’azienda di progettazione e arredamento di design Paolo Castelli (26, 27, 28, 29 settembre ore 11, 14.30 e 16.30) e la Fondazione Iret (domani 27 settembre ore 19, 20 e 21), ente di ricerca scientifica in campo biomedico, dedicato allo studio delle malattie degenerative del sistema nervoso centrale, quali sclerosi multipla, demenza di Alzheimer, demenze vascolari, atassie, malattia di Parkinson e dolore cronico. (lo.mi.)

Per eventuali informazioni ci si può linkare al sito https://emiliaromagnaopen.it.

Nella foto lo stabilimento Robopac

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Porte aperte per dieci eccellenze di Imola, Castello e Ozzano che aderiscono ad «Emilia Romagna Open»

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