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Cultura e Spettacoli 3 Agosto 2019

Torna a Ozzano «Agosto con noi», due settimane di musica e solidarietà per l'Istituto Ramazzini

È uno degli appuntamenti spettacolari e benefici più atteso dell’estate e, dal 3 al 16 agosto, torna con la sua trentatreesima edizione «Agosto con noi», la festa organizzata dai soci e dalle socie dell’Istituto Ramazzini che si tiene a Ozzano, nel piazzale antistante il palazzetto dello sport in viale Due giugno. Tantissimi eventi e stand gastronomici con le specialità emiliane sono il centro di una formula che ha lo scopo di sostenere le attività di ricerca e prevenzione dell’Istituto Ramazzini, impegnato da oltre trent’anni nella ricerca per la lotta al cancro e alle malattie ambientali. Come ogni anno sono numerosissimi gli artisti che hanno accolto l’invito della direttrice artistica Umberta Conti per esibirsi sul palco della kermesse, molti affezionati amici della manifestazione: non mancheranno Andrea Mingardi, Paolo Mengoli, Ivan Cattaneo, Marco Ferradini, Iskra Menarini, Wilma Goich, Cristiano Cremonini, Fio Zanotti, Franco Fasano, Roberta Giallo, I Corvi, Franz Campi, Marco Dondarini e Davide Dalfiume, Nearco.  E accanto a loro siesibiranno alcuni dei fuoriclasse delle musiche delle nostre terre, come Mirko Casadei, Massimo Budriesi, Davide Salvi, Stefano Linari, Roberto Scaglioni e molti altri.

Al taglio del nastro di «Agosto con noi», nella serata del 3 agosto, interverranno dal palco il direttore generale dell’Istituto Ramazzini, Pier Paolo Busi, e il sindaco di Ozzano Luca Lelli.

Per la serata finale, invece, interverranno il presidente dell’Istituto Ramazzini, Simone Gamberini, e l’assessora ai servizi sociali del Comune di Ozzano, Elena Valerio. L’impegno del Ramazzini sul versante della tutela ambientale sarà evidente anche durante i giorni della kermesse:il servizio gastronomia, attivo ogni sera dalle 18.30, sarà come sempre «plastic free», cioè nessuna stoviglia sarà in plastica. Inoltre, i volontari della sezione di Ozzano saranno presenti con uno stand con le piante antismog, utili per abbattere la presenza di inquinanti dalle abitazioni.«La comunità di soci e socie che ogni anno, da decenni, si mobilita per dare vita a questo grande evento di raccolta fondi è per noi motivo di orgoglio – ha dichiarato Simone Gamberini, presidente dell’Istituto Ramazzini, che è una cooperativa sociale onlus con quasi trentamila soci -. L’impatto degli studi condotti nel Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” di Bentivoglio è di portata mondiale ed è importante sottolineare che questo enorme beneficio parte dalla generosità di una comunità solidale e operosa».Tutte le serate sono a ingresso gratuito e gli spettacoli iniziano alle 20.30. Informazioni e programma completo sul sito www.ramazzini.org. (r.c.)

Nella foto Andrea Mingardi sul palco lo scorso anno

Torna a Ozzano «Agosto con noi», due settimane di musica e solidarietà per l'Istituto Ramazzini
Economia 10 Luglio 2019

Aerospaziale e packaging eco, l'Università di Bologna punta sulla Curti (che ha inventato l'elicottero con il paracadute)

E” stato firmato in questi giorni un accordo quinquennale tra l’Università di Bologna e la società Curti Costruzioni Meccaniche, nata a Imola e con sede ora a Castel Bolognese, finalizzato a lavorare su progetti e attività di ricerca e consulenza, dottorati di ricerca e industriali, assegni di ricerca, tirocini e tesi di laurea. L”accordo non si riferisce solo all’ambito delle macchine automatiche, ma anche ad altre divisioni di interesse della Curti (packaging con materiali alternativi plastic-free, co-engineering, wire processing, aerospace ed energia), che prevedono il coinvolgimento di diversi dipartimenti dell”ateneo bolognese (Chimica, Ingegneria, Centri interdipartimentali sui Materiali e Aerospaziale, Scienze Statistiche e Matematica, Economia, Fisica).

Il rapporto tra Università di Bologna e Curti Industries è già in essere già da diversi anni e ha permesso di attivare diversi tirocini nell’ambito progettazione e produzione, economico e logistico, ma anche ad assegni di ricerca e progetti di ricerca altamente innovativa commissionata con docenti dell’Alma Mater. Il nuovo accordo dunque ha l”obiettivo di consolidare il rapporto, attraverso nuove forme di collaborazione mirate a realizzare progetti multidisciplinari, con particolare riguardo ai settori aerospace e materiali innovativi per il packaging nell’ambito trasversale dell”economia circolare. 

La storia della Curti è cominciata nel 1955, quando Libero Curti fondò a Imola la Ompi (Officina meccanica di precisione Imola), che realizzava parti e macchine in conto terzi, nei settori tessile ed agricolo. L”azienda crebbe poi rapidamente: nel 1968 nacque il nuovo stabilimento a Castel Bolognese e l’azienda assunse l’attuale denominazione. Oggi la Curti Industries opera attraverso sei divisioni strategiche di business, 12 società partecipate e controllate e il gruppo conta oltre 500 dipendenti. A Castel Bolognese l”azienda produce macchine automatiche e sotto-assiemi complessi per diverse applicazioni industriali. Inoltre, è specializzata nella progettazione e produzione di macchine automatiche (settore alimentare e farmaceutico) e nel settore aerospaziale, dove da oltre trent’anni realizza componenti e gruppi in leghe pregiate per velivoli civili e militari.

Sempre nell’aerospace ha appena completato il progetto di Zefhir, un elicottero biposto interamente progettato e realizzato in Curti. Zefhir è diventato famoso anche per l”invenzione di un paracadute collegato all”elicottero, una dotazione di sicurezza per ora unica nel suo genere. A raccontarlo ieri anche i tg nazionali, Studio Aperto su Italia1 l’ha
defino “una dotazione di sicurezza “per ora unica nel suo genere”.

Il gruppo è leader mondiale nella costruzione di linee automatiche per la lavorazione di cavi elettrici (settore automotive ed elettrodomestici) e, nel campo dell”economia circolare, fornisce soluzioni innovative per la produzione di energia e recupero di materiali, con gassificatori e piro-gassificatori. (r.cr.)

Nella foto la visita di una delegazione del Pd alla Curti: da sinistra il vicepresidente della Curti Nabore Benini, l”amministratore delegato Alessandro Curti, l”ex eurodeputata Isabella De Monte e il senatore Stefano Collina

Aerospaziale e packaging eco, l'Università di Bologna punta sulla Curti (che ha inventato l'elicottero con il paracadute)
Economia 21 Maggio 2019

La sperimentazione di C-Led (gruppo Cefla) per far crescere microalghe usando luce a led al posto del sole

Luci a led al posto del sole per far crescere al chiuso microalghe da destinare a usi industriali e alimentari. E’ l’ultimo progetto in ordine di tempo presentato da C-Led, azienda del gruppo Cefla, attiva nella progettazione e produzione di soluzioni di illuminazione a led personalizzate per negozi, aziende, case e città. In questo caso si tratta di uno studio svolto in collaborazione con Fotosintetica & Microbiologica, spin-off nato nel 2004 dall’Università di Firenze, una partnership per affrontare lo studio dell’effetto delle luci a led per favorire la crescita e lo sviluppo delle microalghe all’interno di fotobioreattori: sistemi chiusi e protetti ottimali per la crescita di microrganismi fotosintetici.

Le microalghe sono organismi caratterizzati da una grande diversità fisiologica e metabolica, in grado di sintetizzare molecole organiche complesse ad alto valore biologico. Inoltre, vengono utilizzate come fonte di proteine destinate all’alimentazione umana e animale, come biofertilizzanti, biostimolanti, mangimi per l’acquacoltura e nella depurazione di acque di scarico. Oggi la produzione massiva di microalghe, e di altri organismi fototrofi, che traggono cioè la propria energia metabolica dalla luce solare, è ottenuta quasi esclusivamente in grandi vasche aperte, esposte ai rischi legati alla stabilità della coltura e con limitata produttività per superficie coltivata.

Il sistema allo studio di C-Led e Fotosintetica & Microbiologica prevede che le microalghe siano esposte a una fonte luminosa omogenea, lungo la verticalità della struttura, in ambiente chiuso, contrariamente a quanto avverrebbe con una fonte luminosa posta all’esterno del fotobioreattore, che invece ne coprirebbe solo la superficie. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 16 maggio

Nella foto estrazione delle microalghe in laboratorio

La sperimentazione di C-Led (gruppo Cefla) per far crescere microalghe usando luce a led al posto del sole
Cronaca 6 Maggio 2019

Il 7 maggio a Villa Torano la conferenza “La Fisica e la città: il modello Venezia per la gestione dei flussi turistici'

L’associazione “Spazio Tempo” organizza l’incontro sul tema “La Fisica e la città: il modello Venezia per la gestione dei flussi turistici”, che avrà luogo martedì 7 maggio, alle ore 20.45, presso villa Torano, in via Poggiolo 4. L’incontro sarà condotto dal professor Armando Bazzani, laureato in Fisica, già ricercatore al Cern di Ginevra, dottore di ricerca in Fisica presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna, ora professore associato di Fisica Matematica e coordinatore del Laboratorio di Fisica dei sistemi complessi del Dipartimento di Fisica e Astronomia.

L’attività di ricerca riguarda la teoria dei sistemi dinamici e stocastici con applicazioni alla Fisica degli acceleratori, lo studio di modelli matematici per le applicazioni ai sistemi biologici, cognitivi e sociali e l’analisi in tempo reale di grandi quantità di dati georeferenziati con applicazione alla dinamica del traffico e mobilità pedonale. Infatti la Fisica ha recentemente riconosciuto l’intrinseca natura complessa di molti fenomeni naturali connessi alla vita, che non si possono spiegare con un approccio riduzionista.

Questo fatto ha aperto nuovi campi di ricerca nell’ambito della fisica moderna, che ha iniziato a studiare i fenomeni osservati nei sistemi biologici, economici e sociali. Presso il dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna è stato fondato il Laboratorio di fisica dei sistemi complessi, proponendo l’idea di una Fisica della città. Dallo studio di modelli per il traffico e la mobilità pedonale si è arrivati alla formulazione di un modello per lo studio dei flussi turistici a Venezia, basato sulla possibilità di creare una Smart City attraverso le nuove tecnologie di telecomunicazione.

Tale modello verrà realizzato nella nuova Smart Control Room della città e potrebbe diventare strumento di studio per uno sviluppo sostenibile dei flussi turistici nelle città d’arte italiane. Questa prospettiva se da una parte porterà vantaggi, anche economici, per la collettività, dall’altra contribuisce al dibattito sul pericolo di creare un Grande fratello nella futura società. (r.cr.)

Il 7 maggio a Villa Torano la conferenza “La Fisica e la città: il modello Venezia per la gestione dei flussi turistici'
Cultura e Spettacoli 29 Marzo 2019

Da oggi tre giorni di grande musica con l'innovazione di Cassero Jazz

Fine settimana tutto jazz a Castel San Pietro con la trentaduesima edizione del festival Cassero Jazz che si terrà il 29, 30 e 31 marzo al teatro Cassero. Interamente ospitata nel nutrito e qualificato cartellone del festival regionale «Crossroads – Jazz e altro in Emilia Romagna», la rassegna castellana è promossa  anche quest’anno dall’assessorato alla Cultura, dalla Uisp e dal Combo Jazz Club, e vive grazie al sostegno economico della Uisp castellana. Questa edizione, come dicevamo, si svilupperà in tre serate con la presentazione di tre proposte decisamente interessanti, legate alla migliore scena nazionale e internazionale, che confermano la linea artistica coerentemente portata avanti negli anni da Cassero Jazz. Una linea che ha portato la «piccola» ma significativa manifestazione castellana a guadagnarsi un suo prestigio grazie ad una direzione artistica che ha puntato sulla progettualità, la qualità, la ricerca anche radicale, le contaminazioni senza mai rincorrere il personaggio del momento, il facile consenso.

Ad aprire la manifestazione venerdì 29 sarà un quartetto formato da Riccardo Tesi, Patrick Vaillant, Andrea Piccioni e Gianluigi Trovesi. Si tratta di una sorta di reunion del progetto Etnia Immaginaria che proprio a Cassero Jazz venticinque anni or sono ebbe il suo debutto. Allora era un trio e oggi sarà un quartetto e sarà stimolante vedere l’evoluzione e la contemporaneità di quello che ancora oggi possiamo considerare uno dei più interessanti progetti di etno-jazz realizzati nel nostro Paese. Si tratta di un viaggio in una musica strumentale senza frontiere, innovativa e spregiudicata ma con radici ben salde, che vedrà il celebrato sassofonista e clarinettista Gianluigi Trovesi,  quest’anno gratificato dalla rivista Musica Jazz con il «Top Jazz alla Carriera» , dialogare con Riccardo Tesi, maestro indiscusso a livello internazionale dell’organetto diatonico, con Patrik Vaillant, virtuoso e coinvolgente mandolinista francese, e con il percussionista Andrea Piccioni, grande maestro dei tamburi a cornice.

Sabato 30 le coordinate musicali saranno decisamente diverse con il concerto forse più atteso, quello che avrà come protagonista il trio del chitarrista statunitense Julian Lage. Modello e maestro riconosciuto per schiere di giovani chitarristi jazz sparsi per il mondo nonostante abbia poco più di trent’anni, Lage ha esordito giovanissimo tanto che a dieci anni era il protagonista del documentario Jules at Eight diretto da Mark Becker, e a dodici era già stato invitato ad esibirsi alla cerimonia per i  Grammy Awards. Allievo alla Berklee College of Music di Boston, ha avuto come insegnante il vibrafonista Gary Burton che lo schiera nella propria formazione, e con il quale ha inciso due cd: Generation nel 2004 e Next Generation nel 2005. Da allora la sua carriera non si è più fermata annoverando collaborazioni di prestigio come quelle con personaggi quali Jim Hall, Herbie Hancock, Fred Hersch, Christian McBride, Eric Harland e Larry Grenadier, Bela Fleck e Antonio Sanchez, Charles Lloyd, John Zorn, ed esibendosi nei cartelloni dei maggiori festival e jazz club del mondo. A Castel San Pietro Lage si esibirà in trio con Jorge Roeder al contrabbasso e Eric Doob alla  batteria,  e presenterà il nuovo cd Love Hurts.

Infine domenica 31 la rassegna chiuderà  con il Quartetto «Dark Dry Tears» guidato dal noto bassista italiano Danilo Gallo. Musicista eclettico, aperto, curioso, più volte ascoltato a Cassero Jazz in diversi contesti, Gallo presenterà un suo progetto in piedi già da qualche anno, in cui esprime il suono della sua anima più nascosta: quella che lui ama definire «malinco-punk-retrorock-grunge-melodica» filtrata naturalmente attraverso la musica, usando il linguaggio universale del jazz, riletto e personalizzato. Per questa «avventura  sonora» ha messo insieme un ottimo quartetto che vedrà il magistrale batterista Jim Black, uno dei protagonisti riconosciuti del downtown newyorkese, anche lui già passato in più occasioni dal palco del Cassero, e i sassofonisti  italiani Massimiliano Milesi, già al fianco di Giovanni Falzone e Tino Tracanna, e Francesco Bigoni, coprotagonista nell’esperienza con Gallo del collettivo El Gallo Rojo. Un combo piuttosto singolare con una  front line praticamente doppiata nelle voci che presenterà il suo secondo lavoro discografico che uscirà a breve per l’etichetta Parco della Musica Record di Roma. Massimiliano Milesi ha sostituito Francesco Bearzatti, che inizialmente doveva partecipare al progetto e che ha dovuto rinunciare per ragioni di salute.

Al teatro Cassero in via Matteotti 2 alle ore 21.15. Biglietti: per il 29 e il 31 marzo, 15 euro intero, 13 ridotto; per il 30 marzo, 20 euro intero, 16 ridotto; abbonamento a tre serate 42 euro. Info: 335/6916225, 051/940133 oppure www.crossroads-it.org o www.combojazzclub.com. Biglietteria serale dalle ore 20: tel. 338/2273423.

Nella foto i Dark Dry Tears

Da oggi tre giorni di grande musica con l'innovazione di Cassero Jazz
Economia 26 Marzo 2019

Sacmi è partner del Mit, la più importante realtà universitaria del mondo nella ricerca applicata all'industria

Si chiama Massachusetts Institute of Technology, più semplicemente Mit ed è la principale realtà universitaria del mondo nel campo della ricerca applicata all”industria. Dal 1° marzo Sacmi ne è ufficialmente partner, essendo diventata membro dell”Industrial Liason Program del Mit. Tale collaborazione consentirà alla cooperativa imolese di relazionarsi con le avanguardie tecnologiche sviluppate da scienziati e ricercatori di fama internazionale, con l”obiettivo di «individuare nuove soluzioni di grande impatto per il business e l”opportunità – si legge in una nota dell”azienda – di sviluppare una vera e propria osmosi di competenze tra personale Sacmi e ricercatori del Mit».

L”accordo è stato firmato dal presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi e dall”executive director Mit corporate relations, Karl F. Koster proprio nell”anno in cui la grande coop imolese festeggia i suoi primi cento anni di storia. «È grazie all’innovazione continua se l’azienda è cresciuta sui mercati internazionali sino a guadagnarsi un ruolo da protagonista tra i player globali dell’impiantistica industriale – sottolinea il presidente Mongardi -. Incrementare ancora la nostra capacità di generare innovazione è l’obiettivo della collaborazione con il Mit, un accordo che il Consiglio di Amministrazione Sacmi ha voluto e perseguito con grande determinazione».

La collaborazione darà modo a Sacmi di accedere alle attività e ai servizi dell”istituto nel campo della ricerca applicata ai diversi settori industriali di interesse, consentendo inoltre al personale imolese di partecipare al regolare programma di conferenze e workshop di ricerca della struttura. Al Mit sarà poi organizzato, una volta all”anno, un incontro mirato alla pianificazione strategica delle attività e, a seguire, una delegazione del Mit guidata dal “program director” e dai membri delle facoltà interessate a sviluppare collaborazioni con Sacmi farà visita all’azienda.

Ma non è finita qui. Il gruppo imolese avrà anche l’opportunità di entrare in contatto con la “startup community” dell’Istituto, vale a dire con oltre 1.600 imprese emergenti e potrà coinvolgere personale dell”istituto americano (studenti e ricercatori) nello sviluppo non solo delle attività di ricerca all’estero, ma anche nella realizzazione di progetti mirati attraverso un periodo di soggiorno e lavoro in Sacmi.  E la formazione permanente del personale, che a Sacmi sta particolarmente a cuore dal momento che vi investe oltre 23mila ore l’anno, potrà completarsi accedendo ai diversi programmi di formazione continua proposti dal Mit. (r.cr.)

Sacmi è partner del Mit, la più importante realtà universitaria del mondo nella ricerca applicata all'industria
Cronaca 26 Febbraio 2019

A marzo in programma una nuova campagna di scavi nell'alveo del Santerno a caccia di fossili e sabbie gialle

Il 2019 è appena iniziato ma già Imola comincia a prepararsi al 2020, anno in cui si celebrerà il bicentenario della nascita di Giuseppe Scarabelli. Quest’uomo eclettico, che in vita è stato geologo, paleontologo e archeologo, ha lasciato alla sua città una preziosa raccolta scientifica, ora conservata nel Museo a lui intitolato all’interno del complesso di San Domenico, in via Sacchi 4. La ricorrenza sarà un’occasione preziosa per riscoprire il suo lavoro alla luce anche di nuove scoperte scientifiche.

Il Comune di Imola, infatti, a novembre ha stanziato 2000 euro per la redazione di una nuova carta geologica delle colline imolesi. L’incarico è stato affidato a Stefano Marabini, che dovrà concentrarsi in particolare sulla formazione delle sabbie gialle. «Scarabelli è stato il primo a esaminarle e studiarle – spiega il geologo -, tanto che oggi si parla di questo tipo di formazione come “sabbie gialle di Imola” anche se è presente e rintracciabile dalla zona del Reno (Bologna) fino a Rimini. L’ipotesi su cui stiamo lavorando – aggiunge – è che le sabbie gialle non siano tutte uguali ma ci siano delle differenze d’età tra i vari strati. Il problema è che, a livello geologico, le differenze di milioni di anni sono visibili abbastanza facilmente, invece differenze di 100 o 200 mila anni sono molto più difficili da cogliere. Stiamo andando in cerca di indizi».

Per tentare di ricostruire questo puzzle sarà fondamentale l’aiuto dei fossili, perché là dove i sedimenti appaiono simili, i resti di animali e piante possono invece raccontare una storia diversa e marcare differenze temporali. «Scarabelli trovò diversi fossili, ora visibili all’interno del Museo imolese, tra l’autodromo e il rio Bergullo ed è probabile che, se la nostra teoria è corretta, vi siano vari livelli anche tra quelle sabbie e i fossili appartengono a periodi diversi – motiva Marabini -. Cominceremo quindi cercando di capire da dove provengono i vari ritrovamenti di Scarabelli, perché le sue carte non sono sempre precisissime, dopodiché faremo una revisione dei siti per capire se i fossili appartengono allo stesso livello, e se hanno, quindi, tutti la stessa età».

L’obiettivo finale è elaborare una cartografia aggiornata e più precisa rispetto al grande lavoro fatto dallo scienziato imolese due secoli or sono. Per portare a termine tutto questo sarà necessario effettuare anche nuovi scavi o meglio delle perforazioni del terreno. Un lavoro oggi più complicato di un paio di secoli fa. Scarabelli, infatti, rinvenne molti resti fossili perché allora era più facile accedere alle sabbie gialle, inoltre la zona intorno alla città era molto coltivata e la lavorazione del terreno faceva spesso riaffiorare dei reperti. «Alcuni affioramenti di sabbie gialle studiate da Scarabelli oggi non sono più visibili – continua Marabini -. Molti affioramenti erano lungo pendii che una volta erano coltivati mentre ora sono stati ricoperti dalla vegetazione. Altri si trovavano lungo l’alveo del fiume Santerno, ma dopo la seconda guerra mondiale vennero ricostruiti i ponti e le briglie e sono stati coperti dall’acqua – dettaglia Marabini -. Per questo in marzo andremo nell’alveo del Santerno, nella zona vicina all’autodromo, dove affioravano le sabbie gialle e faremo una perforazione per esaminare il contenuto fossi-lifero». (re.co.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 21 febbraio   

Nella foto un corridoio del Museo Scarabelli
A marzo in programma una nuova campagna di scavi nell'alveo del Santerno a caccia di fossili e sabbie gialle
Cronaca 26 Febbraio 2019

Quando a Imola c'erano il mare e i mammut senza pelo: le curiosità dei resti fossili del Museo Scarabelli

Imola e gli elefanti. Un connubio che ora sembra incredibile ma che un milione di anni fa, nel Pleistocene, era realtà. Tanto per cominciare le colline erano molto diverse da oggi, la zona dove sorge la città si trovava vicino alla costa del mare e le specie animali che siamo abituati a vedere e conosciamo adesso non esistevano. O meglio, c’erano dei loro lontani parenti: cervi, cinghiali e cavalli, ma erano tutti molto più grandi, così come era possibile veder passeggiare degli elefanti, mammiferi che ora noi colleghiamo più alla savana africana che alla temperata Europa.

Il Comune di Imola nel novembre scorso ha stanziato 1.502 euro proprio per «la revisione dei resti degli elefanti fossili di Imola» conservati nel Museo Scarabelli nel complesso di San Domenico e «per la formulazione di proposte per l’allestimento della nuova sezione del Quaternario», cioè la sala del Museo dedicata a questo periodo geologico in cui sono visibili anche alcuni resti degli elefanti. Il compito è stato affidato al marchigiano Marco Peter Ferretti, professore all’università di Camerino, che da anni si occupa degli elefanti che vivevano nelle nostre zone.

In soccorso alla nostra immaginazione che fatica a pensare ad un elefante «imolese», i paleontologi forniscono indizi più dettagliati. «Il clima e la vegetazione del Pleistocene non erano molto diversi da quelli attuali, però la fauna era assai differente» spiega Ferretti. «Innanzitutto è necessario precisare che parliamo di elefanti per semplicità, ma si tratta di Mammuthus meridionalis, una specie simile al mammut lanoso, quello tipico del nostro immaginario, ma priva di pelo. Erano animali di enormi dimensioni, alti quattro metri, che potevano pesare anche dieci tonnellate».

Se dopo un milione di anni siamo riusciti a ritrovarne i resti è perché le carcasse di questi enormi proboscidati venivano trasportate al mare dai fiumi e lì si depositavano, tra le famose sabbie gialle, non lontano dalla riva, come nell’Imola del Pleistocene, per l’appunto. La maggior parte dei ritrovamenti di mammiferi fossili avvenne a sud della città all’incirca dove ora si trova l’autodromo, perché lì affiorano le sabbie gialle. Non è facile oggi risalire alle località esatte perché i luoghi sono notevolmente cambiati nel corso degli anni e molti nomi sono caduti in disuso. In quella zona comunque, in una località che allora si chiamava Rio Pradella, sono stati ritrovati due molari di Mammuthus meridionalis in mostra ora nella sezione Quaternario del Museo Scarabelli. (re.co.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Nella foto uno degli armadi del Museo Scarabelli con i fossili delle sabbie gialle

Quando a Imola c'erano il mare e i mammut senza pelo: le curiosità dei resti fossili del Museo Scarabelli
Economia 28 Gennaio 2019

Piano nazionale Industria 4.0, la Sacmi protagonista del consorzio per l'innovazione Bi-Rex

Sacmi fa parte di Bi-Rex (Big data innovation & Research excellence), il consorzio che raggruppa in un partenariato pubblico-privato 57 attori tra università, centri di ricerca e imprese, primo “competence centre” del piano nazionale Industria 4.0. Cinque le università coinvolte, con capofila Bologna, che ha guidato la presentazione della proposta e la costituzione del centro. Quindi i 2 centri di ricerca nazionali Cnr e Infn, oltre a Istituto ortopedico Rizzoli, Aster, Bologna business school, Cineca, Fondazione Golinelli, che ospiterà il centro nella sua fase di avvio. Sono invece 45 le imprese partecipanti, tra cui i massimi protagonisti della manifattura e dei servizi regionali, con la cooperativa imolese chiamata ad esprimere la presidenza del consorzio.

«Bi-Rex sarà di servizio alle imprese di tutta Italia, garantendo loro formazione, consulenza e orientamento nell’adozione di tecnologie abilitanti sviluppate negli oltre 30 progetti collaborativi di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale focalizzati principalmente su connettività, automazione, manifattura avanzata e big data», sottolinea l’ingegner Domenico Bambi di Sacmi, nella sua veste di presidente del consorzio.

Radicate in Emilia Romagna, le attività di Bi-Rex si estendono infatti all’intero Paese, a partire da connessioni che si svilupperanno con tutti gli altri 7 competence centre nazionali, oltre a quelli europei. Duplice la funzione del consorzio: agire come struttura di servizio alle imprese, garantendo formazione, consulenza e orientamento nell’adozione di nuove tecnologie abilitanti; secondo, condividere e mettere a sistema le “best practices” sviluppate dai protagonisti, tra cui Sacmi (che ha chiuso il 2018 con ulteriori investimenti in risorse, competenze e strutture, su tutte, Sacmi innovation lab 4.0).Prossimi step, dopo la costituzione ufficiale di Bi-Rex, la finalizza-zione della richiesta di finanziamento al ministero dello Sviluppo economico (9,2 milioni di euro, che si aggiungono agli oltre 15 milioni di investimenti da parte dei partner privati).

La Regione Emilia Romagna metterà a disposizione del consorzio ulteriori spazi presso il tecnopolo di Bologna, frutto della riqualificazione dell’ex area manifattura tabacchi, consentendo a Bi-Rex di entrare in sinergia con il data centre del centro meteo europeo e i centri di supercalcolo e big data di Cineca e Infn. Il competence centre Bi-Rex realizzerà un articolato programma di attività finalizzato alla realizzazione, da parte delle imprese fruitrici, di nuovi prodotti e processi (o al miglioramento di quelli esistenti) tramite lo sviluppo e l’adozione di tecnologie avanza-te in ambito Industria 4.0.

«In questo modello – spiega ancora Bambi – anche le piccole-medie imprese hanno la possibilità di essere protagoniste, attingendo a tecnologia, ricerca, competenze messe a disposizione dalle università, dai centri di ricerca e dai grandi player, valorizzando le loro caratteristiche di flessibilità e artigianalità attraverso modelli produttivi più vicini alle richieste dei nuovi mercati».

Piano nazionale Industria 4.0, la Sacmi protagonista del consorzio per l'innovazione Bi-Rex
Economia 10 Dicembre 2018

Crescono in Emilia Romagna le offerte di lavoro, oltre 10.500 sono state quelle online nel mese di ottobre

Le figure professionali più richieste in Emilia Romagna sono gli assistenti alle vendite, seguiti da addetti alla logistica e alla gestione delle merci. E’ quanto emerge dall’Osservatorio professioni di InfoJobs, la prima piattaforma in Italia per la ricerca di lavoro online con oltre 4 milioni di utenti registrati.

Il primo dato da sottolineare è che nella nostra regione le offerte di lavoro crescono e nel solo mese di ottobre sono state oltre 10.500 solo quelle sul web. E le due tipologie di professioni sopra menzionate sono ai primi due posti per quanto riguarda le richieste delle aziende, in vantaggio su agenti commerciali, saldatori esperti per il settore manifatturiero di qualità e personale d’ufficio. 

Proseguendo nel tracciare l’identikit dei lavoratori più ricercati, si scoprono le attitudine e conoscenze più gradite da chi offre impiego capacità relazionali (con clienti e colleghi) e conoscenza dell’inglese (e possibilmente del cinese) per gli assistenti alle vendite, capacità di gestione e di relazione, oltre al solito inglese, per gli agenti commerciali, mentre chi andrà ad occuparsi di logistica deve saper condurre un carrello elevatore e saper lavorare in team. Scontato, per chi vuole trovare occupazione in un ufficio, sapere usare il computer, conoscere la contabilità e, nemmeno a dirlo, parlare in inglese. Non è invece un problema la mancanza di esperienza: la media di esperienza richiesta è da zero a due anni. 

Ogni città capoluogo di provincia, infine, ha le sue peculiarità quanto a ricerca di personale. A Bologna, in particolare, gli addetti alla logistica sono le figure più richieste, mentre a Ravenna, Modena e Forlì-Cesena prevalgono gli assistenti alle vendite.

Crescono in Emilia Romagna le offerte di lavoro, oltre 10.500 sono state quelle online nel mese di ottobre

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