Cronaca

Casa Guglielmi aiuta chi assiste i malati di Montecatone a prendersi cura anche di sé

Casa Guglielmi aiuta chi assiste i malati di Montecatone a prendersi cura anche di sé

Ne ha fatta di strada Casa Guglielmi dal 2006 in avanti. La struttura d’accoglienza, che nel primo decennio del millennio è stata ampliata e completamente ristrutturata grazie all’interessamento dell’allora sindaco di Imola, Massimo Marchignoli, ha in corso tanti progetti che mirano tutti allo stesso obiettivo: aiutare le persone che si prendono cura dei loro cari ricoverati a Montecatone a prendersi cura di se stesse. Sembra un gioco di parole, che però corrisponde a una missione sociale ben precisa della struttura.
«Non siamo un albergo», ripete come un mantra la presidente della cooperativa sociale Casa Guglielmi, Claudia Gasperini, per sintetizzare il concetto.

Certo, in questo periodo anche a Montecatone ci si è dovuti adeguare alle normative dettate dall’emergenza Coronavirus. «Ci siamo immediatamente attrezzati – conferma la presidente –, chi era dentro prima dell’inizio dell’emergenza è rimasto qui e non si può muovere. Noi, ovviamente, ci siamo, seguendo scrupolosamente tutte le indicazioni: la distanza, il lavaggio frequente delle mani, la pulizia intensificata degli ambienti con prodotti adeguati». Tra l”altro dal 21 marzo, da quando è stato accertato il primo caso positivo tra i pazienti l’accesso all’Istituto di Montecatone, sia negli spazi interni sia esterni, è sospeso anche per parenti e visitatori.

Ma quello che conta è proseguire, anche in questa situazione eccezionale, l’attività di sostegno alle famiglie che già portano un peso grande. «Viviamo l’isolamento cercando di non fare sentire sole le persone. La lunga lontananza da casa, perché i ricoveri in genere durano mesi, è ancora più difficile in queste condizioni – prosegue Claudia Gasperini -. I momenti di pianto e sconforto sono all’ordine del giorno, il nostro compito è far passare vicinanza e calore umano. In questo periodo non possiamo nemmeno abbracciarli, ma accogliere un pianto, ascoltare uno sfogo è un modo per aiutare le persone a sentirsi meno sole». (mi.ta.)

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