Cronaca

Coronavirus, un imolese a Miami: “Risse nei supermercati per la carta igienica e spiagge chiuse”

Coronavirus, un imolese a Miami: “Risse nei supermercati per la carta igienica e spiagge chiuse”

Il totale dei contagi da Covid-19 negli Stati Uniti è salito a oltre 1 milione e 250 mila, i decessi sono più di 75.000. Gli Usa detengono, ad oggi, il triste record dei morti per l’epidemia da Coronavirus nel mondo, seguiti dal Regno Unito (30.000), Italia (29.958) e Spagna (26.000).

Questo il racconto di Simon Teame Chierici, insegnante di origine imolese, che vive a Miami Beach:  

Siamo in clausura dal 16 marzo e le aspettative cambiano di giorno in giorno. La circolare “safer at home” emanata dalle città della contea di Miami ha reso obbligatoria la chiusura di tutte le attività non necessarie e ha istituito il “coprifuoco”: non si può assolutamente uscire da mezzanotte alle 5 di mattina, a meno che non si tratti di consegne a domicilio o di lavoratori che tornano a casa dai ristoranti ancora aperti per il “take out”. Comunque, non ci sarebbe nessuno in giro, visto che quasi tutti i turisti sono scappati.

I supermercati sono stati presi d’assalto il primo giorno e a parte i prodotti ovvi come disinfettanti, saponi, salviette umidificate, il prodotto che ha scatenato più risse è stata la carta igienica. Risse vere, con l’intervento degli addetti alla sicurezza. Per la carta igienica. Anche la mitica Cnn ha dedicato un servizio sulla stranezza della cosa e sul fatto che ancora dopo tre settimane ci sia scarsezza nei supermercati. Gli americani, nella loro beata ignoranza, non hanno ancora capito l’uso millenario del bidet. Il solerte giornalista, però, ha spiegato il mistero quantico con la logica della… logistica. In pratica, essendo un prodotto voluminoso e ingombrante ma non essendoci margini di guadagno elevato, si tende a tenerne lo stoccaggio al minimo indispensabile. Chi l’avrebbe mai detto.

Prima uscivo di casa verso le 6.30, adesso rimango seduto al mio tavolo e aspetto che si faccia l’ora per attivare il collegamento con i miei studenti. La mia routine non è cambiata di molto e non so ancora se mi piace quella nuova o preferisco il precedente vecchio tran tran. Di certo bisogna abituarsi e «prenderci le misure». L’impressione è che il telelavoro sia più pratico, ma allo stesso tempo dreni molte più energie, sia fisiche che mentali.  

Intorno a me e più in generale in America la situazione è allarmante. Il nuovo Convention Center di Miami appena inaugurato si pensa di trasformarlo in una struttura temporanea per accogliere la prossima ondata di ricoveri. In base alle recenti statistiche la Florida, e in particolare la zona di Miami, è previsto diventerà un focolaio del virus. Gli studi dicono che i numeri raddoppiano ogni tre giorni per cui sembra proprio il caso di prendere le necessarie precauzioni.

Nonostante il fatto che il primo caso di contagio in America sia stato registrato il 20 gennaio, mesi dopo, quasi per incanto, scopriamo di non essere preparati. Si è visto nel resto del mondo la capacità distruttiva del virus ma si è voluto far finta di niente.  

Il racconto completo è stato pubblicato sul “sabato sera” del 23 aprile.  

Nella foto la famosa spiaggia di Miami Beach chiusa per l’epidemia da Covid19

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