Cronaca

Una fisiatra di Montecatone racconta la pandemia: «Fragilità clinica e psicologica dei pazienti»

Una fisiatra di Montecatone racconta la pandemia: «Fragilità clinica e psicologica dei pazienti»

Un periodo intenso, in cui il personale si è confrontato «non solo con la fragilità clinica ma anche psicologica dei pazienti legata all”isolamento e alla solitudine». Così Silvia Volini, medico fisiatra dell’Unità spinale del Montecatone Rehabilitation Institute di Imola racconta l’epidemia di coronavirus.

«Non eravamo e non ci sentivamo pronti a gestire un cambiamento di tale portata – aggiunge –, fatto di tante preoccupazioni: quella concreta di poter essere a nostra volta contagiati o essere veicolo di contagio per altri, per chi ci era attorno, sia all”interno sia all”esterno dell”ambiente lavorativo. Per questo la riorganizzazione ha dovuto tenere conto di diversi aspetti, di gesti che con l’andar del tempo sono apparsi quasi come maniacali, come il rito della vestizione e della svestizione, atti misurati e controllati per ridurre al minimo il rischio di contaminazione nelle fasi più delicate della giornata, all”ingresso e soprattutto all”uscita dalla cosiddetta zona sporca».
Ci sono stati, però, anche dei risvolti “positivi”: «Abbiamo imparato a lavorare in modo diverso – commenta –, adattandoci gli uni agli altri, talvolta abbandonando ciascuno il proprio ruolo, se necessario. Così facendo è stata possibile la creazione del reparto di Riabilitazione Covid19 e la gestione dell”elevato livello di stress psicologico e fisico che tale attività, per il tipo e la natura delle attenzioni da mantenere, richiede».

Passata la fase più acuta della pandemia, «ci siamo concentrati sui fabbisogni riabilitativi – spiega –: potendo seguire mielolesi affetti da Covid19 abbiamo raccolto i dati relativi all”andamento dell”infezione e, grazie a Carlotte Kiekens (direttore dell’Unità spinale, ndr) coordinato uno studio osservazionale prospettico multicentrico per monitorare l”andamento della malattia in questo specifico cluster. Abbiamo infine collaborato alla stesura di un protocollo riabilitativo che ci consentisse di accogliere in reparto Pazienti provenienti da altre realtà e con patologie diverse dalla lesione midollare». (r.cr.)

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