Cronaca

Evade il fisco per 6,5 milioni di euro, ai domiciliari imprenditore imolese

Evade il fisco per 6,5 milioni di euro, ai domiciliari imprenditore imolese

Un imprenditore imolese 60enne del settore trasporti è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di evasione fiscale per oltre 6,5 milioni di euro.

Il Giudice del Tribunale di Bologna, dopo le indagini effettuate dalla guardia di finanza di Imola a seguito di una ordinaria verifica fiscale, ha disposto il sequestro preventivo dei beni di quattro società riconducibili all’imprenditore e ad altre sei persone, che hanno collaborato con l’arrestato in attività illecite. Il sequestro ha riguardato, oltre alle disponibilità finanziarie, tre immobili, due auto e diversi gioielli ed orologi di pregio rinvenuti nella casa dell’imprenditore nel corso della perquisizione.

Nel dettaglio, la società imolese offriva servizi di trasporto merci contando su oltre 400 autisti, assunti tuttavia da altre 4 società, soprattutto cooperative con sede a Milano e Lampedusa. Tali società, prive dei mezzi e delle infrastrutture necessarie per esercitare l’attività, erano amministrate da prestanome con precedenti e non versavano imposte, né contributi previdenziali ed assistenziali, causando così un danno diretto sia all’erario che ai lavoratori assunti. Acquistando da queste la manodopera, l’imprenditore poteva dedurre i costi del lavoro e spostare sui prestanome le responsabilità del datore di lavoro. Una di queste società, inoltre, aveva stabilito la propria sede all’estero, al fine di eludere la normativa italiana in materia di lavoro e stipulare con gli autisti contratti per loro più sfavorevoli. Il sistema ha comportato anche un’illecita concorrenza di mercato, in quanto la società verificata poteva offrire servizi di trasporto a prezzi di gran lunga inferiori rispetto ai suoi competitor. (r.cr.)

Foto d’archivio

2 Comments

  • Come mai sia voi, gli altri giornali, le televisioni, omettono nome e cognome dell’arrestato? Quando capita ai poveracci eccoli in prima con tanto di nomi, foto in manette e quant’altro di bieco possa vedersi. Ah, il vecchio Sabato Sera della sinistra imolese, quello di Bettini intendo. Oggi forse l’evasore da 6 milioni e passa spaventa il compagno direttore? Uno così ricco, si sà mai…
    Non disturbatevi a rispondere, conosco già quello che direte…la privacy, non c’è una condanna, non si sbatte il mostro in prima pagina e avanti col politicamente corretto. Poi se prendono il negro con la droga eccolo in copertina ammanettato con scritto che la polizia locale ha arrestato Abdullah Kabubu dopo vari appostamenti, pedinamenti, ecc. praticamente si vuol far credere di aver preso eroicamente Messina Denaro e non un povero disgraziato, seppur colpevole.
    Coraggio ditelo come si chiama quel delinquente che ha rubato i miei (e anche i vostri) soldi

    • Gentilissimo Mario, nella stragrande maggioranza dei casi (salvo poche eccezioni e non è questo il caso) sono le forze dell’ordine che non hanno disposizioni di fornire alla stampa nomi e cognomi magari per indagini ancora in corso. Per quanto ci riguarda – come ha notato lei stesso lettore attento di “sabato sera” – evitiamo di indicare la nazionalità delle persone coinvolte nei fatti di cronaca se non funzionale alla notizia stessa per evitare far finire in “copertina” un povero disgraziato, una prescrizione, tra l’altro, del codice deontologico dei giornalisti. Continui a seguirci

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