#MOTORI&DINTORNI – Alex, Ayrton, Piccirilli: tra destino e voglia di sfidare il limite
Il neutro, nel motorsport, non è mai sincero. Nel giorno in cui Imola consuma l’ennesimo tributo a Senna e Ratzenberger, Alex Zanardi, accompagnato dal silenzio dei suoi ultimi sei anni di sofferenze atroci, ci ha lasciato nell’oblio più assoluto (diciamocelo). Ayrton e Alex hanno avuto un comune denominatore, la sciatteria della Williams nei loro confronti. Se quella per il brasiliano si rivelò letale per una saldatura, per Zanardi si trattò di un atteggiamento davvero vergognoso.
Arrivato come top player e re delle gare Cart nel 1998, quando la serie americana sembrava poter competere con la F1, l’ingresso in scuderia per Alex fu un calvario e, anche se nessuno poi ha mai avuto le palle di dirlo, il circus della Formula 1 assistette con una certa freddezza a un anno di gare davvero anomale, che sembrò creato ad arte per affossare e ridicolizzare le qualità tecniche e sportive del campionato a stelle e strisce, con Alex anima sacrificale e sacrificata. Poi Zanardi tornò nella massima serie automobilistica d’oltreoceano e nel 2001 a Lausitzring rischiò la vita per la prima volta, in quel terribile incidente dalle conseguenze fisiche che tutti conosciamo.
Qualcuno però, come gli stessi tifosi di Senna, l’oblio lo rifiuta. Ad esempio Giacinta Piccirilli, sorella di Tommaso Piccirilli, che posta praticamente tutti i giorni qualcosa sul fratello morto il 4 maggio 1975 a seguito di un incidente a Imola e una settimana di agonia. Ricordandoci anche i lampi di tuono di Ray Amm, Harry Hinton Jr., Klaus Reisch, Pat Evans, Sauro Pazzaglia, Guido Paci e Lorenzo Ghiselli: piloti volati via qui e che forse hanno voluto bene a Imola più dello stesso Senna, ognuno con la sua storia e un futuro rubato. In quanto a Zanardi, tutto è stato scritto e tutto è stato immaginato, ma vorremmo immaginare anche che abbia perdonato col suo sorriso Marco Ciacci, l’autista del camion, poi assolto, contro il quale il pilota di Castel Maggiore si scontrò con la sua handbike in una tortuosa strada toscana. Si può sempre fare di meglio perché nulla accada o affinché tutto si risolva, ma il destino e la voglia di sfidare il limite non si possono normare per legge.
(Nelle cuffie: Nuvole Bianche, Ludovico Einaudi, 2004)
Massimiliano Regazzi
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