#MOTORI&DINTORNI – «Scioz» Suzzi, da pilota a skipper e quel mare che ce l’ha portato via
La tragedia dei sub italiani alle Maldive, una Kawasaki che sembra essere migliorata in una Superbike a sola trazione Ducati e un Civ che arriva dove ormai ci sono esclusivamente i quattro tempi. Tre argomenti diversi tra loro, imparagonabili, soprattutto per la gravità del primo, che oggi portano chi scrive a Filippo Suzzi. E chi sarebbe? O meglio, purtroppo: chi era Filippo Suzzi?
Sicuramente uno dei piloti più forti tra le nostre mura e, a memoria, anche l’imolese doc che è andato più forte nella 200 Miglia (7° assoluto nel 1983, 1° tra le quattro tempi). In più, nello stesso anno vinse il Campionato Italiano Velocità TT1 (una sorta di anteprima della Superbike) in sella a una Kawasaki. Senza dimenticare che l’anno precedente, nella medesima classe, si aggiudicò il titolo junior. Ma Suzzi è stato ricordato non tanto per i risultati sportivi, quanto purtroppo per la sua tragica morte in un contesto molto diverso dalle corse. Era il 23 novembre del 1997 quando, al largo di Tabarka in Tunisia, al confine con l’Algeria, il pilota naufragò assieme ad altre quattro persone. Aveva deciso di intraprendere l’attività di skipper, perché il mare era l’altra sua grande passione. Le cronache parlano di un viaggio verso le Canarie, ma ancora una volta la natura volle con sé i suoi amici migliori.
Non staremo a raccontare nel dettaglio cosa successe, ma è giusto soffermarci sul forte eco che la morte di Filippo ebbe tra la popolazione locale tunisina, dove Suzzi si fece davvero amare e davvero tutti si impegnarono nella speranza di rivedere l’equipaggio vivo.
Rimane, e non è poco, l’energia e la determinazione del pilota anche nelle altre cose della vita, un rombo fantastico a Imola sublimato da un polso destro come pochi. Una classe, la TT1, fatta di ottimi piloti, telaisti e preparatori veri che forse nel Civ di oggi, tra filosofie regolamentari e l’utopia di un’uguaglianza tecnica che non si raggiungerà mai, non sfigurerebbe per niente.
Ciao «Scioz», buon vento e tanto gas, ovunque tu sia, come dicono quelli bravi.
(nelle cuffie, Radio Ga Ga, Queen, 1984)
Massimiliano Regazzi
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