#Orizzonti – Quando il lavoro ti fa più povero
Il nostro territorio era noto per la sua ricchezza diffusa (niente Paperoni, molti benestanti). Questo significa tenuta sociale, meno diseguaglianze profonde, qualità della vita più alta per tutti. I dati della ricerca dell’Ires Cgil mostrano che oggi i redditi da lavoro dipendente nel circondario non crescono tanto da ammortizzare l’inflazione. Inoltre il 25% dei cittadini dei dieci Comuni, ovvero uno su quattro, guadagna meno di 15 mila euro.
Siamo così sicuri che la ricchezza continui ad essere diffusa? Tra il reddito medio di chi lavora e quello dei pensionati (un terzo dei nostri concittadini) ci sono meno di 2 mila euro di differenza. Pochi. La pensione dei nonni diventa così il salvadanaio da cui prendere i soldi anche per pagare la casa ai nipoti. Prima questi potevano pagarsela con un po’ di aiuto dei genitori, ma soprattutto con la loro busta paga riuscivano a sostenere mutui sopportabili di 10-20 anni. Oggi se i nonni devono spendere soldi per garantirsi cure che il sistema socio sanitario fatica a garantire (ne parliamo nell’ultimo numero di Sabato Sera) sono dolori.
La nostra economia è fatta di lavoratori nelle piccole aziende manifatturiere e nelle grandi cooperative meccaniche. Queste, per fortuna, continuano ad investire nell’innovazione e nella ricerca per mantenere sul territorio lavoro di qualità. Non basta però a tutelare il benessere di un territorio.
Anche gli amministratori pubblici (nazionali ma anche locali) sono chiamati a dare risposte nuove perché quella ricchezza diffusa che ci ha fatto vivere meglio che nel resto d’Italia non sia uno sbiadito ricordo.
Lara Alpi
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