Cronaca

Cronaca 16 Gennaio 2018

Continuano le aperture straordinarie dei pediatri per evitare file al pronto soccorso

Continuano le aperture straordinarie dei pediatri di famiglia di Imola per venire incontro alle esigenze dei piccoli pazienti e delle famiglie in questo periodo di massimo picco dei malanni stagionali.

In presenza di sintomi di influenza, febbre alta e mal di testa, raffreddore, tosse, mal di gola, dolori muscolari sarà possibile recarsi presso i pediatri che si sono resi disponibili liberamente e gratuitamente, per chiedere un consiglio o far visitare il bambino, anziché utilizzare il Pronto soccorso, che potrà così essere utilizzato solo per le situazioni più gravi e di emergenza.

In pratica è possibile recarsi presso questi pediatri a prescindere dal luogo di residenza, purché all”interno del territorio dell”Azienda usl di Imola, e dal medico di riferimento.

Queste le prossime disponibilità:
domenica 21 gennaio dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 presso la Pediatria di Gruppo Imola centro ospedale vecchio in viale Amendola 8
domenica 28 gennaio dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 presso la Pediatria di Gruppo di via Serraglio 18
domenica 4 febbraio dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 presso la Pediatria di Gruppo della Pedagna di via Turibio Baruzzi 5/f

Nella foto: il reparto di Pediatria di Imola (immagine d”archivio)

Continuano le aperture straordinarie dei pediatri per evitare file al pronto soccorso
Cronaca 16 Gennaio 2018

Il pensionamento di Roberta Giacometti, volto dell’Urp imolese

Per Roberta Giacometti l’ultimo giorno di lavoro è stato sabato 16 dicembre, quando colleghe ed ex colleghe l’hanno salutata con una piccola festa. Venerdì 22 dicembre l’Amministrazione le ha consegnato una pergamena ricordo, come avviene per i dipendenti che sono andati in pensione nel corso dell’anno. Dal 1 gennaio è ufficialmente in pensione, dopo 26 anni passati come responsabile dell’unità organizzativa Urp, un servizio che lei ha fatto nascere e che in questi anni ha contribuito a rinnovare.

Sguardo sorridente e voce squillante, come si confà a chi per lavoro è abituata ad avere a che fare con il pubblico, le abbiamo chiesto di raccontarci un po’ di lei e di come è cambiato nel corso degli anni l’Urp imolese. Giacometti, 62 anni compiuti l’11 gennaio (auguri!) è nata e cresciuta a Castel San Pietro, dove tuttora vive con il marito e il figlio di 20 anni, si è laureata al Dams di Bologna, poi ha insegnato alla scuola materna di Sant’Antonio di Medicina. Il 5 ottobre del 1981, dopo aver vinto un concorso pubblico, è stata assunta dal Comune di Imola come operatrice socio-culturale. “Per dieci anni ho lavorato nei quartieri, in particolare Cappuccini e Pedagna, dove mi sono occupata dell’organizzazione di tante attività”.

Poi nel 1991 è diventata la responsabile del nascente servizio dell’Informacittadino.

“Per l’Amministrazione comunale c’era l’esigenza molto forte di essere sempre più vicina ai cittadini e si decise di partire dal nulla, quando ancora non esisteva una legge. E’ stato necessario un lavoro di preparazione di un anno per creare una banca dati, tutti i moduli e materiali su argomenti che potevano essere utili ai cittadini. Nei primi quattro o cinque anni avevamo a disposizione come strumento indispensabile il telefono, il fax arrivò solo nel 1996 e poco dopo i primi computer. Inizialmente lavoravamo soprattutto con fotocopie di ciò che ci poteva servire”.

In effetti la particolarità di questo ufficio è quella di dover dare risposte relative ad ambiti molto diversi fra loro.

“I cittadini hanno incominciato a entrare all’Informacittadino da subito e a fare domande, come se l’ufficio ci fosse sempre stato o ce ne fosse veramente bisogno. L’obiettivo principale era informare le persone, facilitarle e orientarle. Sicuramente la posizione lungo via Mazzini, a piano terra e su una strada di passaggio, ha agevolato”.

Immagino non saranno mancate richieste particolari.

“Assolutamente – risponde sorridendo -. Già il primo giorno di apertura una signora ci chiese come fare per far rientrare la salma di suo padre dalla Russia. Un’altra volta, invece, ci chiesero dove si potevano acquistare le scarpette da ballo. Tutte domande che esulavano dai compiti della pubblica amministrazione, ma le persone avevano fiducia in noi. C’era anche chi si confidava, ci raccontava la propria situazione, magari di difficoltà economica. Noi non abbiamo mai mandato via nessuno, abbiamo sempre ascoltato tutti, anche se non erano temi di nostra competenza, cercando di dare comunque suggerimenti utili. Ovviamente, non è mai mancato neppure chi viene per lamentarsi di alcuni disservizi e dall’Urp le segnalazioni vengono inoltrate agli uffici di competenza”.

Come è cambiato negli anni l’Urp?

“Nel tempo ha assunto sempre più competenze. Da sportello informativo, di ascolto e orientamento, è diventato anche uno sportello di servizi, responsabile di molti procedimenti, quali protocollo, anagrafe canina, registro testamento biologico, autentica sistema Federa, raccolta firme (per referendum, proposte di legge e attività elettorale) e, infine, è competente anche per il rilascio della idoneità alloggio, dell’autorizzazione per banchetti e dei tesserini per caccia, pesca e funghi di pianura”.

Un’evoluzione che ha influito anche nel rapporto con i cittadini.

“Ovviamente. L’essere a piano terra, soprattutto nei primi anni, ha favorito la nascita del rapporto di fiducia. Ora chi entra lo fa soprattutto per necessità specifiche, molte informazioni si trovano velocemente anche su internet. Nella nuova sede in sala Miceti, tra l’altro, è diventato operativo l’accorpamento con i servizi demografici (una trentina di dipendenti in tutto, ndr), quindi l’Urp continua a occuparsi dei procedimenti assegnati, ma funge anche da front office degli sportelli Anagrafe, Elettorale e Stato civile”.

Quali sono le richieste che vi vengono fatte più spesso?

“Sicuramente molto richieste sono le informazioni su cambio di residenza, bandi per le case popolari e contributo per l’affitto, ma anche le segnalazioni per la manutenzione di strade e aree verdi. In caso ad esempio di neve, c’è poi chi ci chiama per segnalare la presenza di ghiaccio o rami caduti. Da quando è stata introdotta la nuova raccolta differenziata, sono aumentate anche le segnalazioni di rifiuti lasciati al di fuori degli appositi contenitori”.

Ora che è in pensione cosa farà?

“Con le festività mi sono sentita in vacanza e non mi sono ancora resa conto davvero del pensionamento. Sicuramente avrò più tempo per leggere e viaggiare, ma vorrei dedicare anche parte del mio tempo libero al volontariato all’interno di un’associazione castellana. Di sicuro ricorderò di cuore tutti questi anni di lavoro a Imola e sono grata a tutte le persone con cui ho lavorato, in particolare alle colleghe che hanno condiviso con me lo spirito di tale ufficio e la massima attenzione ai nostri utenti”.

Il pensionamento di Roberta Giacometti, volto dell’Urp imolese
Cronaca 16 Gennaio 2018

A Medicina l’allevamento del baco da seta, fra hobby e tradizione

Fra gli antichi mestieri proposti dall’omonima associazione di Medicina ve n’è uno che mantiene viva una tradizione italiana un tempo ricchissima ed oggi quasi del tutto scomparsa. Si tratta della bachicoltura, ossia l’allevamento del baco da seta per la produzione del pregiato tessuto. Ad occuparsene è Giorgio Sandri, settantenne in pensione che ha riscoperto una passione che da bambino aveva solo potuto assaporare prima della scomparsa della produzione per via della concorrenza con il mercato estero. “Quando ero bambino avevo potuto interessarmi alla coltura del baco da seta grazie all’allora agricoltore e vicino di casa Ettore Martelli – ricorda Sandri -. A quei tempi la bachicoltura era un’attività familiare complementare all’agricoltura ed anche ben redditizia”.

Più di mezzo secolo dopo, oggi Sandri è a tutti gli effetti un bachicoltore, anche se la sua produzione non è finalizzata alla vendita bensì al mantenimento in vita di una tradizione un tempo importante in Italia, così come negli obiettivi dell’associazione Antichi Mestieri di Medicina di cui fa parte e grazie alla quale ha intrapreso la “carriera” di bachicoltore durante le rievocazioni storiche a cui prende parte con gli altri componenti del gruppo.

La seta è il filamento di cui è composto il bozzolo della crisalide della Bombyx Mori, specie di farfalla la cui larva, nota appunto come baco da seta, produce da apposite ghiandole poste sopra la bocca quando è pronta per la propria metamorfosi in farfalla. Esistono oltre cento razze diverse di bachi da seta, ma le più note ed utilizzate sono quattro e fanno bozzoli di colore diverso: bianco, giallo oro, verde chiaro e rosa pesca. Per il suo allevamento amatoriale Sandri alleva le uova di queste quattro razze, che porta da un ciclo naturale all’altro, ma si rifornisce anche dalla “Sede specializzata per la bachicoltura” di Padova, istituto che si occupa della ricerca, promozione e diffusione del baco da seta (e del gelso, quale alimento principale delle larve) dal 1871, anno della fondazione per decreto di re Vittorio Emanuele II.

Il ciclo di allevamento del baco da seta, dalle uova alla seta stessa, è decisamente affascinante e Sandri lo racconta con vera passione e con la pazienza di chi è abituato a spiegarlo ai tanti curiosi che di volta in volta si avvicinano al banco del suo antico mestiere durante le molte manifestazioni cui l’associazione partecipa ogni anno, in tutta Italia.

“Il ciclo naturale del baco da seta inizia con le uova deposte prima dell’inverno, che sopravvivono durante la stagione fredda in ibernazione e con i primi caldi della primavera successiva si schiudono, dando alla luce larve grandi appena due millimetri. Durante tutta la loro vita, le larve si nutrono giorno e notte di foglie di gelso, il loro unico alimento. Bisogna prestare molta attenzione e grande cura all’alimentazione delle larve, perchè le foglie non devono essere inquinate da pesticidi, che sono letali per le larve, nè bagnate, e a seconda della grandezza della larva vanno sminuzzate a misura idonea”, racconta. Il ciclo di vita della larva dura fra i quaranta e i quarantacinque giorni, durante i quali subisce quattro mute (fenomeno biologico per il rinnovamento dell’esoscheletro) in corrispondenza di altrettante fasi dormienti, che sono gli unici momenti durante i quali non mangia. Giunto alla quinta età, il baco adulto misura 8 centimetri ed è in grado di produrre la seta.

“Quando il baco è pronto ad avvolgersi nel suo bozzolo di seta si dice che va al bosco, cioè si arrampica in alto su un ramo, o in cattività su una fascina di rami secchi appositamente messa a disposizione dall’allevatore, quindi si appende ad una ragna, un tipo ragnatela di seta non filabile, e inizia la secrezione di una sostanza biologica liquida che a contatto con l’aria solidifica rapidamente. E’ la seta“.

Ogni larva produce circa un chilometro e mezzo o due di seta in un’unica fibra, meticolosamente filata dal baco disegnando una specie di “otto” con la testa, e dunque facile da dipanare una volta “cotto” il bozzolo. Per evitare che la farfalla, dopo 8-10 giorni nel bozzolo, lo rompa per fuoriuscire, infatti, i bozzoli vanno “stufati” (dicesi appunto stufatura) nell’acqua o nell’aria calda e solo successivamente il filo può essere dipanato.

“Un tempo si faceva il mercato dei bozzoli, che venivano acquistati a once direttamente dalle filande che poi producevano i tessuti unendo più fili di seta insieme”. Un singolo filo, infatti, è pressochè invisibile ma molto resistente e ignifugo, oltre che leggero. Per questo durante le guerre mondiali i paracaduti erano fatti in seta. E sta proprio nel filo la differenza di pregio fra la seta orientale e quella italiana, migliore. In oriente, infatti, si lavoravano anche i bozzoli rotti, annodando i fili spezzati fra loro. In Italia, invece, i bachicoltori hanno sempre selezionato i bozzoli da seta da quelli per la produzione delle uova, che venivano lasciati al ciclo naturale (con la nascita di una farfalla tipo falena non in grado di volare, la fecondazione del maschio sulla femmina e la deposizione di circa cinquecento uova per esemplare, pronte a schiudersi l’anno successivo). Le crisalidi cotte venivano comunque recuperate ed utilizzate per la pesca, ma anche dall’industria farmaceutica per il loro potere antireumatico. “Un tempo le uova venivano conservate in piccoli sacchetti di tessuto che poi venivano legati all’interno degli abiti delle donne per mantenere il giusto calore per permettere di schiudersi”, racconta Sandri, confermato anche dagli aneddoti di Giorgio Zavaglia nel numero 15 di Pagine di vita e storia imolesi. Una pratica che oggi sembra così insolita, ma che un tempo era all’ordine del giorno per l’economia familiare.

Per Sandri l’allevamento dei bachi da seta nella stagione calda, da maggio a ottobre, è un impegno quotidiano. “Tenere le larve è come avere un animale domestico – commenta ridendo -. Mangiano tutti i giorni, bisogna fare attenzione a temperatura ed umidità anche quando sono uova e quando crescono fanno rumore, mangiando, come un forte ronzio. Per avere le varie fasi in mostra, faccio attenzione a non far schiudere le uova tutte insieme ma in maniera graduale. Solo così possiamo mostrare ai tanti curiosi, affascinati da una così lontana tradizione, le uova, le varie grandezze dei bachi, la produzione della seta da parte del baco adulto e le farfalle – elenca – oltre ai bozzoli cotti, la seta già filata ed un prototipo di filarino”. Materiale che Sandri conserva all’interno di una grande scatola di cartone che, figuratamente ma anche di fatto, contiene una tradizione che perdura da centinaia di anni, un tempo protetta dal segreto di stato cinese ed oggi, invece, relegata in cantina.

Nella foto: Giorgio Sandri durante una manifestazione degli Antichi mestieri

A Medicina l’allevamento del baco da seta, fra hobby e tradizione
Cronaca 16 Gennaio 2018

Arriverà l’anno prossimo il nuovo centro sociale Giovannini del quartiere Marconi

Il sogno di un nuovo stabile per il centro sociale Giovannini del quartiere Marconi di Imola diventa realtà: sono infatti stati presentati il progetto preliminare e il primo rendering e, dopo dieci mesi di lavori che vedranno il via quest’anno non appena espletate tutte le procedure burocratiche per la gara pubblica, la nuova sede dovrebbe essere pronta per l’estate 2019.

A lavorare all’idea di una sede più adeguata e funzionale sono da tempo le associazioni e le realtà che fanno parte del coordinamento “Marconi in rete”, progetto che mira a riqualificare il quartiere abbattendo le differenze generazionali, tanto che da un paio di anni presso il Giovannini stesso non c’è più solo il centro anziani ma anche un centro giovanile. Anche per questo, lo stabile di via Scarabelli necessita una sede nuova e più spaziosa.

Quello attuale, infatti, altro non è che un prefabbricato riconvertito utilizzato dopo il terremoto del Friuli nel 1976. Ora invece il progetto preliminare, approvato sul finire del 2017 e che dovrebbe diventare esecutivo nel giro di un mese, prevede un nuovo fabbricato in legno di 300 metri quadri coperti cui se ne aggiungono 150 di porticato esterno che affaccia sull’area verde compresa fra le vie Marconi, Cenni, Bucci e Scarabelli. Si tratta, di fatto, di un aumento non da poco rispetto ai circa 180 metri quadri previsti in un primo momento, merito del fatto che anche la cifra accatastata dall’Amministrazione è aumentata a 700 mila euro complessivi. Il vecchio fabbricato sarà demolito una volta pronta la nuova sede per non interrompere le attività del centro sociale.

Nella foto: il rendering del nuovo stabile del centro sociale Giovannini

Arriverà l’anno prossimo il nuovo centro sociale Giovannini del quartiere Marconi
Cronaca 15 Gennaio 2018

Ritrovata a Osteria Grande una Bmw rubata a Milano un anno fa

Una Bmw 335 di proprietà di un 45enne svizzero e risultata rubata circa un anno fa a Milano è stata ritrovata, sabato pomeriggio, dai Carabinieri di Castel San Pietro Terme, in via Mario Martelli ad Osteria Grande. L”auto, al momento del ritrovamento, era aperta con le chiavi inserite e presentava targhe italiane non originali risultate rubate e denunciate ai Carabinieri di Altedo la scorsa settimana.

Originalmente, infatti, la vettura era stata immatricolata in Svizzera, le targhe originali erano state rimosse e poi conservate a bordo, assieme a numerosi attrezzi professionali da scasso, quattro torce a pile, tre ricetrasmittenti e un dispositivo di rilevamento bug che solitamente viene utilizzato come rilevatore di frequenze. Tutto il materiale è stato sequestrato, l’auto affidata in custodia giudiziale a una ditta del luogo e ora i militari indagheranno per cercare di risalire agli autori del furto.

Ritrovata a Osteria Grande una Bmw rubata a Milano un anno fa
Cronaca 15 Gennaio 2018

Carrera, il direttivo uscente lascia spazio ai giovani

Col finire del 2017, il direttivo dell’associazione Club Carrera del presidente Andrea Vallisi ha terminato il proprio mandato triennale cominciato nel 2015 e lascia la gestione dell’associazione che promuove ed organizza la storica corsa autopodistica castellana. L’intenzione del direttivo, formato, oltre che dal presidente Vallisi, dal vicepresidente Andrea Tozzi e da Simone Maglio, Sandro Tomba, Sabrina Forni, Marco Schiaffino e Claudio Camporesi, è quella di lasciare spazio a nuove facce e nuove forze. Il primo incontro del Club Carrera per votare nuovo direttivo e presidente si è svolto a metà dicembre, ma non si è presentato nessuno disposto a prendere le redini dell’associazione. Il prossimo incontro, dal quale dovranno necessariamente uscire un presidente ed una squadra in grado di lavorare sulla Carrera a partire dal prossimo appuntamento di maggio con la gara dei piccoli, sarà convocato entro il mese di gennaio. Nel frattempo, abbiamo chiesto al presidente uscente Vallisi un bilancio sui tre anni di mandato e sul futuro della competizione castellana.

Vallisi, lei e il suo direttivo non intendete ricandidarvi?

“Vogliamo farci da parte e lasciare spazio ad altri, magari fra i giovani. Bisogna considerare che tutti noi facciamo parte della Carrera per via di altri ruoli che ricopriamo con alcuni team, e dividersi non è facile né piacevole. Siamo tutti stanchi, abbiamo lavorato tanto in questi tre anni, sempre con passione”.

Quali sono stati i punti di forza di questo direttivo?

“Abbiamo curato ogni aspetto necessario per promuovere la Carrera, dalle questioni tecniche a quelle burocratiche, dal rapporto con e fra i team alla comunicazione. Inoltre, abbiamo scommesso sull’importanza del nuovo sistema di cronometraggio. Dopo la prima esperienza fallita due anni fa, che ci ha obbligato ad affidarci ancora e sempre al vecchio sistema del 1989 (aggiornato nel 2002 con le fotocellule, ndr), ora abbiamo un contratto di fornitura in essere con l’azienda Tag Heuer. Si tratta di un sistema con centraline ed antenne affidabile ed automatico, che non richiede l’impiego di una persona davanti ad ogni fotocellula. L’idea è quella di cronometrare la Carrera come la Formula Uno, con i tempi totali ma anche i parziali e i distacchi. Inoltre, richiede molto meno tempo per il montaggio. Abbiamo installato e provato il nuovo sistema tra novembre e dicembre e, indipendentemente dal fatto che non ci ricandideremo, l’intero direttivo ha firmato, su richiesta unanime dei team, l’impegno di seguire la questione del nuovo cronometraggio anche il prossimo anno, per dare continuità ad un progetto delicato cui teniamo molto. Ad esempio servono tre nuovi tabelloni…”.

L”intervista completa è su “sabato sera” dell”11 gennaio.

Nella foto: Andrea Vallisi a destra, seduto, con il team Ovette che allena

Carrera, il direttivo uscente lascia spazio ai giovani
Cronaca 15 Gennaio 2018

Scavi archeologici in via Montericco dove deve sorgere la nuova ala dell’ospedale

Nessun cantiere fermo per problemi con le ditte impegnate nella costruzione della nuova ala dell’ospedale Santa Maria della Scaletta che dovrà accogliere la riabilitazione e il Cup. La terra accumulata in piccole collinette su via Montericco oramai da un paio d’anni è quella degli scavi archeologici propedeutici alla costruzione dell’edificio. Infatti – piega Alessandro Faiello, direttore del servizio Patrimonio e Tecnologie impiantistiche dell’Azienda Usl di Imola – “la normativa oggi prevede che si facciano le verifiche archeologiche man mano che procede la progettazione e solo alla fine si può dare il via alla gara d’appalto”.

Non solo. Qualora in cantiere siano previste attività di scavo di qualsiasi profondità e tipologia, la legge prevede anche la verifica preventiva del rischio di presenza di residuati bellici inesplosi. “Anche in questo caso – spiega ancora Faiello – siamo a buon punto: rimane da controllare solo una piccola porzione vicino all’ospedale. Finora non è stato trovato nulla e prevediamo di finire in primavera”.

Come detto, la verifica preventiva consente di accertare, prima di iniziare i lavori, la sussistenza di giacimenti archeologici ancora conservati nel sottosuolo e di evitarne la loro distruzione o il blocco del cantiere per lungo tempo. “Una volta cominciavi i lavori e poi, se trovavi qualcosa, interveniva la Soprintendenza e avevi i costi del fermo cantiere e le ditte andavano in difficoltà. Ora la legge 163 e la successiva modifica del 2016 richiedono come buona pratica che vengano fatte verifiche durante la progettazione preliminare, poi il progetto definitivo e completare gli scavi prima di partire con il progetto esecutivo, che stiamo completando. E’ una procedura sensata – conclude Faiello – anche perché nel caso in cui vi siano dei ritrovamenti importanti si può modificare il progetto senza costi aggiuntivi”.

Considerando che una delle scoperte archeologiche più rilevanti degli ultimi decenni a Imola venne fatta proprio con le fondamenta dell’ospedale, la possibilità che potesse esserci qualcosa di interessante sotto il giardino prospiciente via Montericco lasciava pochi dubbi. Infatti, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, durante la costruzione del nuovo nosocomio, lo scavo condotto dalla Soprintendenza archeologica portò alla luce una delle più importanti necropoli riferibili alle popolazione umbre che tra VI e V secolo avanti Cristo, tarda età del ferro, si insediarono nel territorio romagnolo; in tutto vennero ritrovate 77 tombe.

E dal terreno sul quale sarà costruita la nuova ala dell’ospedale ora è emerso un ulteriore capitolo di quella stessa storia: la tomba di un bambino e un’area di fornaci per la produzione di manufatti in terracotta, un insediamento produttivo con le tipiche buche ricolme di cocci e pozzi per l’acqua, stretto in un triangolo a ridosso dell’ospedale da una strada sterrata che tagliava in diagonale dalla base della collina verso l’odierna via Montericco. Anche in questo caso la datazione è tra IV e V secolo avanti Cristo. Se vogliamo, è la conferma che la vocazione per la ceramica del nostro territorio affonda le radici in un passato anche più lontano di quel che pensiamo di solito.

“L’incarico per l’analisi archeologica – precisa l’ingegner Andrea Neri del servizio Patrimonio e coordinatore dei lavori – è stato dato alla Pegaso Archeologia di Xabier Gonzalez Muro, con la supervisione di Valentina Manzelli, funzionario della Soprintendenza per i Beni culturali”. Chiaramente il costo rientra nel budget complessivo per i lavori. “Finora abbiamo speso circa 30 mila euro per gli archeologi e 10 mila di scavi; ne serviranno altri 5-10 mila per ultimare il tutto“.

Proprio l’ultimo sopralluogo con la Soprintendenza ha portato alla decisione di scendere di un altro metro rispetto ai quattro già sondati finora. “Non è coinvolta l’intera area delle fondamenta ma solo dove sono emersi ritrovamenti durante le verifiche preliminari, diciamo meno della metà”, informa Neri, che non nasconde la propria curiosità al riguardo (tra l’altro, è di Ozzano e portare fuori il cane per lui ogni tanto significa camminare lungo l’area archeologica di Claterna, la grande e antica città che sta emergendo lungo la via Emilia). Il materiale sin qui ritrovato è stato tutto raccolto e ora tocca agli archeologi deciderne esattamente l’importanza e la caratterizzazione. L’analisi è in corso e nei prossimi mesi se ne saprà di più.

Nel frattempo, comunque, i tecnici dell’Ausl proseguiranno con la progettazione esecutiva. A disposizione ci sono 7 milioni, di cui 3 e mezzo già finanziati dalla Regione, che ha già approvato anche il progetto definitivo. “Si tratta di 4.500 metri quadri formati da un piano interrato più due piani fuori terra – spiega ancora Neri -. Una piastra ad “elle” che si collegherà al pianterreno al corridoio centrale e sarà l’accesso per l’utenza, mentre al secondo piano verrà collegato al corridoio di accesso alle sale operatorie per il personale e in caso di emergenza. Il tetto sarà in piano e prevediamo il rivestimento esterno delle pareti con lastre di ceramica. Dal punto di vista energetico l’edificio sarà di classe A, sia per gli infissi che per la coibentazione, con le pareti ventilate”.

L’obiettivo di questa nuova ala è prima di tutto spostare in via Montericco tutti i servizi riabilitativi dell’Ausl che attualmente sono al Silvio Alvisi. Quindi vi saranno tre grandi palestre e poliambulatori. Poi vi verrà traslocato il Cup ospedaliero, oggi angusto, e il Punto accettazione unico. Le palestre serviranno sia per l’uso ospedaliero che territoriale; in questo modo le palestre al terzo piano potranno essere riutilizzate per migliorare il comfort del reparto. “Nel 2019 speriamo di poter partire con la gara per realizzarlo. Come si sa, il progetto prevede il “Silvio Alvisi” in permuta alla ditta aggiudicataria ma solo al collaudo – sottolinea Faiello -, quindi non dovremo liberare gli spazi o fare traslochi intermedi prima della fine. Il progetto è già inserito anche nel Psc-Poc”. Questo significa che anche l’Asp non dovrà trovare una nuova “casa” finché la nuova piastra non sarà completata. A questo punto la nota dolente sembrano proprio i tempi di realizzazione dei lavori. “Diciamo che se tutto andrà come preventivato nel giro di quattro anni avremo pronto l’edificio“.

Scavi archeologici in via Montericco dove deve sorgere la nuova ala dell’ospedale
Cronaca 14 Gennaio 2018

Il giovane pianista Navelli in concerto gratis per gli under 20 e gli studenti

Il pianista Francesco Maria Navelli, quattordicenne di Caserta, si esibirà domani lunedì 15 gennaio, alle ore 20.45 nella sala Mariele Ventre di palazzo Monsignani, per la stagione di concerti curata dall’Accademia pianistica.

Francesco Maria inizia gli studi di pianoforte a 6 anni e diventa allievo dell’Accademia pianistica di Imola nel 2016, sotto la guida del maestro Leonid Margarius. Tra i premi vinti, si ricordano il 1° premio al concorso cnternazionale “Leopoldo Mugnone” città di Caserta, il 1° premio al concorso pianistico “Napolinova”, il 1° premio al  concorso “Bach” di Sestri Levante, il 1° premio assoluto sia nella sua categoria che in quella fino a 17 anni al Concorso internazionale di esecuzione musicale “Città do Airola”, il 1° premio assoluto e premio miglior esecutore al IV concorso europeo di esecuzione musicale “Jacopo Napoli” di Cava de’ Tirreni.

Per il pubblico imolese Navelli eseguirà musiche di Bach, Scarlatti, Mozart e Chopin. L’ingresso al concerto è tramite tessera associativa, che dà diritto alla partecipazione a tutti i concerti della stagione e che sarà possibile sottoscrivere anche la sera stessa prima del concerto. L’entrata è libera per gli under 20, per gli allievi e i docenti della Scuola Vassura Baroncini e per gli studenti di ogni ordine e grado.

Il giovane pianista Navelli in concerto gratis per gli under 20 e gli studenti
Cronaca 14 Gennaio 2018

Hera verso la condivisione dei centri di raccolta, per permettere il conferimento dei rifiuti indipendentemente dal comune di residenza

Hera e le Amministrazioni comunali del territorio stanno lavorando per rendere finalmente possibile per tutti i cittadini il conferimento dei rifiuti in qualsiasi stazione ecologica del circondario, anche non del proprio comune di residenza.

Dal punto di vista tecnico l”operazione di condivisione dei centri di raccolta (ex stazioni ecologiche attrezzate), a costo zero per le casse pubbliche e della multiutility, sarà effettivamente possibile non appena tutti i comuni del circondario avranno approvato la relativa delibera. Un”azione che Imola e Castel San Pietro hanno già confermato.

Una volta approvata da tutte le Amministrazioni comprese nel bacino imolese, Hera  fa sapere che “metterà in rete tutte le stazioni ecologiche, come già succede nei quattro comuni della Vallata del Santerno“. Ogni cittadino del circondario potrà quindi utilizzare una qualsiasi delle stazioni ecologiche attive nei 10 comuni, indipendentemente dal proprio comune di residenza, rendendo più semplice e comodo il loro utilizzo.

I tempi di attesa per la realizzazione della proposta dipendono dai tempi delle approvazioni delle varie Amministrazioni.

Hera verso la condivisione dei centri di raccolta, per permettere il conferimento dei rifiuti indipendentemente dal comune di residenza
Cronaca 13 Gennaio 2018

Trentamila euro alle Pro loco di sette comuni che si sono messe in rete

Poco meno di 30 mila euro, 29.952 per la precisione. A tanto ammonta il finanziamento che di recente la Regione Emilia Romagna ha concesso al raggruppamento di alcune Pro loco del nostro territorio, ossia Castel San Pietro, Medicina, Ozzano Emilia, Dozza, Castel del Rio, Castel Guelfo e Imola. Si tratta di fondi messi a disposizione dalla Giunta regionale e rivolti alla valorizzazione e animazione turistica e delle risorse naturali, ambientali, artistiche, storiche e culturali dell’Emilia Romagna. Complessivamente, sono stati distribuiti 350 mila euro a 18 associazioni di Pro loco.

La cifra intercettata dal nostro territorio è tra le più alte tra quelle distribuite dalla Regione alle associazioni. “La proposta presentata è intitolata Una rete di Pro loco tra tipicità ed eccellenze per un turismo storico-culturale, slow e l’escursionismo fra borghi appenninici e gastronomia – ha commentato la consigliera regionale Pd Francesca Marchetti -. Il bando vuole sostenere queste importanti realtà del nostro tessuto sociale e ricreativo perchè le Pro loco garantiscono attività culturali, folcloristiche e gastronomiche che sono delle vere e proprie perle che impreziosiscono i nostri paesi e le attività, realizzate da volontari e appassionati, sono anche momenti di grande condivisione e messa in rete di competenze, capacità e creatività”.

In effetti, le attività sostenute riguardano la promozione di servizi e prodotti tipici turistici, del patrimonio storico locale ed eventi di valorizzazione del territorio. Anche per quanto ci riguarda da vicino, i fondi serviranno a questo scopo, come anticipa Raimonda Raggi, presidente della Pro loco di Castel San Pietro (comune capofila nella presentazione di questo progetto) e vicepresidente in quella di Ozzano. “L’idea è quella di creare una rete per l’accoglienza e la promozione nei territori minori – dice Raggi -. Innanzitutto, vogliamo creare una mappa, plastificata e tascabile, nella quale siano indicati i sentieri da percorrere a piedi o in bicicletta che uniscono i territori rappresentati da queste Pro loco, penso ad esempio a percorsi legati ai fiumi o attraversando le colline. Vogliamo che sia leggibile anche dal punto di vista informatico, con QrCode che consentano di collegarsi ai siti internet per ulteriori approfondimenti”.

Nella foto: Castel San Pietro durante lo scorso “Giungo castellano” organizzato dalla Pro Loco cittadina in collaborazione con il Comune

Trentamila euro alle Pro loco di sette comuni che si sono messe in rete

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