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Cronaca 13 Gennaio 2021

Il Ct Cassani consegna la Bianchi del Tour 2000 del «Pirata» comprata all’asta a Tonina Pantani

Lo scorso dicembre la vendita all’asta dei cimeli di Marco Pantani che facevano parte della collezione esposta nel centro direzionale Mercatone Uno a Imola. Il lotto più gettonato è stato il numero 35, la bici Bianchi del Tour de France 2000, venduta per 66 mila euro alla cordata guidata dalla Dc’s Friends del Ct della Nazionale azzurra di ciclismo, Davide Cassani.

Oggi, nel giorno del 51° compleanno del Pirata, come promesso la bici è stata regalata al Museo Pantani di Cesenatico e consegnata direttamente alla mamma Tonina.  «Ho messo insieme una cordata con diversi amici – spiegò il Ct a sabato sera – perché ho ritenuto che quei ricordi non potevano essere divisi dall’immagine di Marco. Un grosso aiuto l’ha dato l’ingegner Carlo Pesenti, amministratore delegato dell’Immobiliare Spa, amico del ciclismo. Il pezzo più pregiato era la bici con cui Marco ha corso il Tour del 2000, quello con la sfida sul Ventoux con Armstrong. Erano lotti appartenuti a Luciano Pezzi e Romano Cenni e cercare di ottenerli è stato anche un atto di rispetto e riconoscenza nei loro confronti, oltre all’affetto verso Marco». (r.cr.)

Nella foto (Isolapress): il Ct della Nazionale Cassani consegna della bici a Tonina Pantani

Il Ct Cassani consegna la Bianchi del Tour 2000 del «Pirata» comprata all’asta a Tonina Pantani
Cronaca 10 Gennaio 2021

A Ozzano il progetto «Bike to work» premia chi va al lavoro in bicicletta

Scattato a maggio 2020, subito dopo il primo lockdown, il progetto regionale chiamato «Bike to work» fu visto come il progetto della ripartenza. In pratica la Regione mise a disposizione dei  30 Comuni aderenti al piano integrato dell’aria 3,3 milioni di euro per incentivare l’utilizzo della bicicletta non solo nelle grandi aree metropolitane, ma anche nei Comuni con meno di 50 mila abitanti.

Il 70°% delle risorse messe a disposizione dei Comuni deve essere utilizzato per realizzare  interventi strutturali (piste ciclabili, corsie riservate alle bici, rastrelliere), il restante invece per dare ai cittadini incentivi per l’acquisto di bici e altri veicoli elettrici e per altri incentivi, fino ad un massimo di 50 euro al mese, destinati a quei lavoratori che scelgono di raggiungere il posto di lavoro in bicicletta. «Nello scorso mese di ottobre – racconta il sindaco Lelli – l’Amministrazione comunale ha pubblicato all’albo un avviso pubblico rivolto alle aziende del territorio alle quali si chiedeva di aderire al progetto e incentivare, così,  presso i propri lavoratori, per lo meno verso quelli che risiedono nelle vicinanze dell’azienda, l’utilizzo della bicicletta per percorrere il tragitto casa-lavoro. Alcune aziende, fra le quali naturalmente l”Amministrazione comunale, hanno risposto positivamente sottoscrivendo l”accordo con il Comune e dando così la possibilità, ai propri lavoratori, di partecipare al progetto e ricevere gli incentivi. Nel complesso hanno aderito più di 30 lavoratori e proprio in questi giorni, il servizio ambiente del Comune ha approvato la determina con la quale si e” dato corso alla liquidazione degli incentivi ai primi 13 lavoratori che hanno inviato la richiesta di liquidazione. Gli incentivi erogati vanno da un minimo di pochi euro, fino ad un massimo di poco piu” di 30 euro, cifre rapportate ai chilometri giornalmente percorsi in bicicletta per il tragitto casa-lavoro. Al progetto hanno partecipato anche alcuni dipendenti comunali». 

Nella foto: il comandante della polizia locale Stefano Zigiotti che ha aderito al progetto «Bike to work»

A Ozzano il progetto «Bike to work» premia chi va al lavoro in bicicletta
Cronaca 21 Dicembre 2020

Imola pedala di più con bike sharing e piste ciclabili

Imola adotta un nuovo servizio di Bike Sharing nell’ambito del progetto Bike to work. C’è molto inglese per una iniziativa partita dalla Regione Emilia-Romagna che ha messo a disposizione dei 30 comuni firmatari del Pair (Piano aria integrato regionale) per incentivare l’utilizzo della bicicletta nelle città.

Il nuovo servizio, battezzato RideMovi ed inaugurato oggi da sindaco ed assessori, avrà una durata sperimentale di cinque mesi e mette a disposizione, sul territorio comunale di Imola, 150 biciclette dotate di dispositivi Gps che, grazie ad alla App RideMovi da scaricare sul telefonino, consentirà di trovare le bici, monitorare il viaggio e, inserendo il numero della carta di credito, di effettuare il pagamento delle singole corse o degli abbonamenti. Il servizio RideMovi avrà un costo di 1 euro ogni 20 minuti, con la possibilità di fare degli abbonamenti di 30 giorni a 9,99 euro o 90 giorni a 19,99 euro.

Per finanziare il progetto Bike to work Imola ha ricevuto finanziamenti pubblici per 70.675,60 euro, la metà destinati alla realizzazione di percorsi ciclabili e l’altra metà per incentivare l’utilizzo della bicicletta, anche in forme condivise. Le nuove corsie ciclabili, realizzate grazie ai fondi del decreto Semplificazioni, verranno realizzate ad integrazione della rete ciclabile già presente nel territorio comunale, nei seguenti tratti: vie Serraglio, Romagnoli e Togliatti, vie Graziadei, Patarini e Turati, viale Dante, vie I Maggio e Vittorio Veneto. (r.cr.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 24 dicembre.

Nella foto (Isolapress): sindaco e assessori di Imola in sella alle biciclette del nuovo servizio Ride Movi; la mappa dei punti dove poter trovare le bici 

Imola pedala di più con bike sharing e piste ciclabili
Cronaca 26 Settembre 2020

Da Borgo a Santiago a pedali, il racconto di Bruno e Roberto… senza freni

Immaginate di percorrere quasi 2.800 chilometri in sella a una bici, da Borgo Tossignano a Santiago di Compostela, tra strade asfaltate, sassose, sterrate, vecchi tracciati ferrati, in piano e su ripide salite. Immaginate un’impresa fatta non da ciclisti professionisti, ma da due signori che stanno per compiere 64 anni. Roberto Albertazzi e Bruno Fabbri detto Dudù, pensionati, amici d’infanzia di Borgo Tossignano e volontari dell’Auser, sono i protagonisti di un’avventura durata due mesi. Con loro hanno portato l’associazione di cui hanno fieramente indossato la maglia, il loro paese, la parrocchia e il parroco, don Marco Baroncini, che li ha benedetti alla partenza sul sagrato della chiesa il 29 giugno e ha suonato le campane il 21 agosto, alla notizia dell’arrivo al famoso santuario spagnolo.

La programmazione prevedeva 46 tappe intervallate da otto giorni di sosta per rifiatare e fare i turisti, lungo un itinerario attraverso l’Emilia Romagna, il Piemonte e la Liguria, la Costa Azzurra, la Provenza e la Camargue nel sud della Francia, poi risalendo i 240 chilometri del Canal du Midi fino a dopo Carcassonne e, infine, da Saint-Jean sul classico percorso dei pellegrini fino al santuario galiziano che custodisce, secondo la tradizione, le spoglie dell’apostolo San Giacomo. «Siamo arrivati il venerdì e, dopo aver preso la “compostela” (l’attestazione rilasciata dall’ufficio del pellegrino, ndr), alle 12 eravamo alla messa. Dopo due giorni siamo ripartiti per raggiungere Finisterre, sull’oceano Atlantico. Il rientro? In aereo, mentre le bici ci hanno raggiunto qualche giorno dopo».

Tutto è andato secondo i piani. L’entusiasmo di Roberto e Bruno è ancora tanto, pare non vedano l’ora di tornare in sella, anche se le bici sono in manutenzione, provate dal lungo tragitto. «Alla fine eravamo senza freni, dovevamo gridare alla gente di spostarsi per farci passare – ricordano -. Ma il bello della bici è che, una volta che il fisico si è adattato, ti senti sempre meglio. È come se nell’organismo si mettesse in moto qualcosa che aumenta il benessere». (mi.ta.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 24 settembre.

Nella foto: Fabbri e Albertazzi lungo il percorso

Da Borgo a Santiago a pedali, il racconto di Bruno e Roberto… senza freni
Cultura e Spettacoli 23 Agosto 2020

Pedalando da Borgo a Santiago, dopo 54 giorni missione compiuta per i volontari dell’Auser Roberto Albertazzi e Bruno Fabbri

Roberto Albertazzi e Bruno Fabbri (per tutti Dudù) erano partiti lo scorso 29 giugno da Borgo Tossignano per raggiungere Santiago di Compostela. Venerdì scorso, dopo 54 giorni e 2.579 chilometri di asfalto e strade sterrate, i due volontari dell’Auser hanno finalmente raggiunto la loro meta. 

Per saperne di più visitate la pagina Facebook dove è raccontata questa bellissima avventura. (da.be.)

Nella foto: Roberto Albertazzi e Bruno Fabbri a Santiago di Compostela

Pedalando da Borgo a Santiago, dopo 54 giorni missione compiuta per i volontari dell’Auser Roberto Albertazzi e Bruno Fabbri
Cronaca 8 Luglio 2020

Mobilità sostenibile, la campagna #andràtuttinbici diventa metropolitana

#andràtuttinbici, l’iniziativa promossa dalla Consulta della bicicletta di Bologna per sensibilizzare i cittadini del capoluogo sui vantaggi delle “due ruote” in epoca post emergenza sanitaria, si estende al resto del territorio metropolitano grazie alla collaborazione con Città metropolitana di Bologna, Unioni e Comuni.
In questi giorni verranno infatti affissi nell”area metropolitana circa 500 manifesti 70×100 (nella foto) e 200 locandine. Inoltre Città metropolitana, Unioni e Comuni diffonderanno la campagna anche sul web, sui social e sui periodici cartacei delle varie amministrazioni.

«Spostarsi in bici garantisce il distanziamento sociale, fa bene alla salute, rafforza le difese immunitarie, mantiene l’aria pulita – spiega la Città metropolitana -. Concede inoltre più tempo per sé stessi e permette il ricostruirsi di relazioni interrotte dalla quarantena. Sono questi i messaggi affidati ai vistosissimi manifesti gialli che stanno invadendo l’area metropolitana».
«Un’azione che rientra pienamente nelle politiche del Piano urbano della Mobilità sostenibile – commenta Marco Monesi, consigliere delegato alla Mobilità sostenibile – e che, affiancata all’accelerazione data in questi mesi per la realizzazione della rete ciclabile della Bicipolitana, rappresenta un evidente cambio di passo nelle scelte di mobilità per il nostro territorio». (r.cr.)

Mobilità sostenibile, la campagna #andràtuttinbici diventa metropolitana
Cronaca 28 Giugno 2020

Due volontari Auser in bici per 2.600 km da Borgo Tossignano a Santiago di Compostela

In bici a Santiago di Compostela con la maglia dell’Auser. Due volontari dell’associazione, Roberto Albertazzi e Bruno Fabbri (per tutti Dudù), partiranno all’alba di domani, lunedì 29 giugno, da Borgo Tossignano alla volta del famoso santuario galiziano e poi fino a Finisterre, sull’oceano Atlantico, che raggiungeranno dopo avere percorso circa 2.600 chilometri in sella.

Con loro, idealmente, ci sarà anche l’associazione per la quale prestano volontariato come autisti, che ha aderito attraverso il suo presidente Giovanni Mascolo e ai responsabili di Vallata regalando ai due soci una divisa sponsorizzata «Auser – Volontariato Imola». E domenica 28, il giorno prima della partenza, i due ciclisti riceveranno la benedizione del pellegrino da parte del parroco di Borgo Tossignano, don Marco Baroncini. «Attraverseremo, utilizzando strade secondarie, ciclabili, sentieri sterrati, l’Emilia Romagna, il Piemonte e la Liguria – raccontano i due protagonisti -. Poi entreremo e attraverseremo la Francia meridionale, splendide regioni come la Costa Azzurra, la Provenza, la Camargue, risaliremo i 240 chilometri della ciclabile del Canal du Midi fino a dopo Carcassonne, per arrivare a Saint-Jean Pied de Port, località francese dalla quale inizia il vero e proprio “Cammino di Santiago”, che da Roncisvalle (vi ricordate l’Orlando Furioso?) si svilupperà poi tutto in terra spagnola, sino al traguardo di Santiago di Compostela. Qui poi, ai primi di settembre, ci raggiungeranno le nostre mogli e una coppia di carissimi amici con i quali passeremo alcuni giorni in totale relax e allegria».

Albertazzi e Fabbri coroneranno così un sogno che coltivavano da molto tempo. Inizialmente la partenza era prevista il 4 maggio (con ritorno il 7 luglio), ma l’emergenza Covid-19 li ha costretti a rimandare di quasi due mesi. Ora, con la riapertura della frontiera con la Francia avvenuta il 15 giugno e quella con la Spagna prevista per il primo luglio, è finalmente arrivato il momento di dare il via all’impresa. (mi.ta.)

Nella foto: i due volontari Auser

Due volontari Auser in bici per 2.600 km da Borgo Tossignano a Santiago di Compostela
Cronaca 18 Giugno 2020

Per i cittadini del circondario e Ozzano comprare una bicicletta costa meno con il bonus

Bici tradizionali ed elettriche ma anche segway, hoverboard, monopattini e monowheel. A partire dalla fase 2 post emergenza da Coronavirus è possibile «convertirsi» alla mobilità sostenibile grazie agli incentivi a sostegno dell’acquisto di mezzi di trasporto alternativi alle auto. Si tratta del cosiddetto «bonus bici», un contributo pari al 60% fino a un massimo di 500 euro per l’acquisto di un mezzo di trasporto, fra quelli sopra elencati, nuovo o usato.

Al bonus statale, contenuto nel decreto Rilancio, possono accedere (una sola volta) tutti i cittadini maggiorenni residenti nei capoluoghi di regione, nei capoluoghi di provincia, nei comuni con popolazione superiore a 50 mila abitanti e nei comuni delle Città metropolitane, indipendentemente dal numero di abitanti; per quanto ci riguarda da vicino, significa che possono richiederlo tutti i cittadini che risiedono nei dieci comuni del circondario imolese. Inoltre, la Regione Emilia Romagna ha esteso questa possibilità anche agli enti locali firmatari del Pair (Piano aria integrato regio- nale), tra cui Ozzano Emilia. Rientrano nel bonus gli ac- quisti effettuati tra il 4 maggio e il 31 dicembre 2020, con una differenza sostanziale.

Finché non sarà on line l’applicazione web del ministero dell’Ambiente (entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del decreto contenente il bonus mobilità) sarà possibile richiedere il rimborso della spesa previa presentazione della fattura. Successivamente, sarà possibile ottenere un buono da spendere entro trenta giorni dall’emissione presso i negozianti aderenti (che saranno elencati nel sito del ministero dei Trasporti e che dovranno poi richiedere il rimborso di quanto non incassato). Per accedere all’applicazione è necessario disporre delle credenziali Spid (Sistema pubblico di identità digitale), procedura che è bene attivare con anticipo. (mi.mo.)

Per saperne di più non perdetevi l”articolo completo su «sabato sera» del 18 giugno.

Per i cittadini del circondario e Ozzano comprare una bicicletta costa meno con il bonus
Sport 2 Maggio 2018

Aperture autodromo, cancelli aperti due giorni in attesa della Superbike

All’autodromo Enzo e Dino Ferrari proseguono le date di apertura al pubblico. Nel periodo che prendiamo in considerazione questa settimana, avvicinandosi al week-end della Superbike, si potrà usufruire dell’impianto domani e lunedì 7 maggio, entrambi i giorni dalle ore 18.45 alle 20.30. E’ ovviamente consentito l’accesso alla pista a piedi e con mezzi meccanici non a motore.

r.s.

Nella foto: appassionati all”autodromo il 1° maggio

Aperture autodromo, cancelli aperti due giorni in attesa della Superbike
Economia 17 Aprile 2018

Cresce l'export italiano di bici, ma Maurizio Bombi di Cicli Cinzia ha dubbi sul futuro

Le biciclette italiane ripartono dall’artigianato. E’ quanto emerge dal rapporto Artibici 2018 realizzato da Confartigianato e presentato lo scorso mese a Milano all’interno di un evento dedicato alle due ruote a pedale chiamato, non a caso, The bicycle renaissance, il rinascimento della bicicletta.

Dal rapporto emerge che, con oltre un milione e settecentomila bici complete vendute, nel 2017 è l’Italia il primo Paese Ue per esportazioni davanti a Portogallo e Paesi Bassi. Un quadro positivo che però si fonda su realtà di piccole e medie dimensioni, con ben 2.062 imprese delle complessive 3.098 del settore bici.

Ben diversa è la condizione delle aziende italiane produttrici di biciclette, che nel tempo hanno chiuso i battenti o spostato la produzione all’estero per far fronte a costi inferiori e garantirsi la sopravvivenza all’interno del mercato: è il caso degli storici marchi Atala e Bianchi.

Una scelta ormai attuale che, spostandoci nella sfera locale del settore bici, l’azienda Cicli Cinzia di Osteria Grande non vuole invece nemmeno considerare, come spiega in maniera chiara Maurizio Bombi, proprietario, insieme al cugino Sergio Maccaferri, dell’azienda di famiglia di via Lombardia, che nel 2017 ha festeggiato i cinquant’anni di attività. “Siamo dell’idea che Cicli Cinzia produrrà finché potrà produrre qui, dove siamo nati – taglia corto convinto -. Il mercato dimostra che oggi un’azienda come la nostra non può sopravvivere se non abbassa il prezzo dei propri prodotti, inevitabilmente abbassando il costo della manodopera andando a produrre all’estero, oppure se non trova un’altra soluzione”.

Eppure oggi la bicicletta è un mezzo di trasporto di moda, sia come alleato della salute sia come mobilità alternativa…

“Vero, la bici è un prodotto che va. Al di là dei dati di vendita, lo dimostra ad esempio la grande attenzione nella realizzazione di nuove piste ciclabili. Ma i negozi vendono in larga parte brand americani, comunque made in China, a discapito dei marchi italiani, come noi ma anche come Torpado o Bottecchia, ormai ridotti ad una nicchia. Anche i grandi investimenti di un numero sempre più grande di città nei servizi di bike sharing dimostrano che è il tempo della bici. Servizi che, però, da un lato fanno concorrenza ai produttori e ai venditori e dall’altro sono anch’essi in mano ai colossi cinesi”.

Sempre per motivi di costi?

“Certamente. La manodopera cinese ha un costo decisamente più basso di quello di molti Paesi ed influisce sul prezzo del prodotto finito in una maniera che rasenta la concorrenza sleale (recentemente la Commissione europea ha aperto un’indagine sulla presunta concorrenza sleale delle e-bike cinesi proposte nel mercato europeo a prezzi più bassi di quelli di produzione, Ndr). Noi oggi cerchiamo di fare i cinesi in Italia, tenendo bassi i costi e marginalizzando il guadagno, ed al contempo cerchiamo una strada per far vivere la nostra azienda anziché farla semplicemente sopravvivere”.

Quali sono oggi i numeri di Cicli Cinzia?

“Siamo passati dalle oltre mille bici al giorno prodotte fino al 2005 alle 600 del 2016. L’anno scorso è terminato il nostro contratto con Decathlon, che ha optato per produrre altrove la bici a marchio B-Twin che per dieci anni abbiamo realizzato noi. Oggi quella bici è fatta in Portogallo, dove i costi di produzione sono di molto inferiori anche se si tratta sempre di un Paese europeo. E’ la globalizzazione che porta le aziende ad andare a produrre dove gli costa meno. Oggi Cicli Cinzia produce 230 biciclette finite al giorno e conta appena una trentina di dipendenti, mentre negli anni d’oro sono stati oltre cento. E purtroppo il futuro davanti a noi appare ancora più difficile; dal prossimo anno dovremo scendere ancora di personale. Un peccato, perché non ci manca la capacità ma soffriamo per i costi”.

L”intervista completa a Maurizio Bombi, che delinea il futuro ed anche qulche idea per la salvezza dell”azienda Cicli Cinzia, è su “sabato sera” del 12 aprile.

mi.mo.

Nelle foto: bici Cicli Cinzia e i titolari dell”azienda Maurizio Bombi e Sergio Maccaferri

Cresce l'export italiano di bici, ma Maurizio Bombi di Cicli Cinzia ha dubbi sul futuro

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