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Economia 28 Marzo 2019

Congresso Legacoop, il nuovo presidente è Raffaele Mazzanti, il vice Carlo Alberto Gollini

L’assemblea congressuale della Lega  di Imola ha provveduto a nominare i componenti del Consiglio di presidenza e del Collegio dei revisori dei conti per il prossimo quadriennio, confermando un modello organizzativo che vede presenti all’interno degli organismi decisionali i rappresentanti delle imprese aderenti.

Oltre al presidente Raffaele Mazzanti (Aurora seconda) e al vicepresidente Carlo Alberto Gollini (Giovani rilegatori), il Consiglio di presidenza risulta composto anche da Gianmaria Balducci (Cefla), Stefano Bolognesi(Cooperativa Ceramica d’Imola), Remo Camurani (Cuti-Consai), Vincenzo Folli (3elleN), Andrea Mascherini (Coop Reno), Elena Mongardi (Zappettificio Muzzi), Paolo Mongardi (Sacmi), Luca Montroni (Cti), Domenico Olivieri (Assicoop bologna metropolitana), Giovanni Poli (Cims),Ivan Ronchi (Cooperativa lavoratori della terra), Ilaria Seragnoli (Artemisia) e Roberta Tattini (Seacoop).

Il Collegio dei revisori dei conti risulta invece composto da Dianella Capelletti (presidente) e dai revisori effettivi Claudio Avoni e Domenico Morozzi; revisori supplenti Stefano Cavini e Mauro Saloni. (r.cr.)

Congresso Legacoop, il nuovo presidente è Raffaele Mazzanti, il vice Carlo Alberto Gollini
Economia 26 Marzo 2019

Sacmi è partner del Mit, la più importante realtà universitaria del mondo nella ricerca applicata all'industria

Si chiama Massachusetts Institute of Technology, più semplicemente Mit ed è la principale realtà universitaria del mondo nel campo della ricerca applicata all”industria. Dal 1° marzo Sacmi ne è ufficialmente partner, essendo diventata membro dell”Industrial Liason Program del Mit. Tale collaborazione consentirà alla cooperativa imolese di relazionarsi con le avanguardie tecnologiche sviluppate da scienziati e ricercatori di fama internazionale, con l”obiettivo di «individuare nuove soluzioni di grande impatto per il business e l”opportunità – si legge in una nota dell”azienda – di sviluppare una vera e propria osmosi di competenze tra personale Sacmi e ricercatori del Mit».

L”accordo è stato firmato dal presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi e dall”executive director Mit corporate relations, Karl F. Koster proprio nell”anno in cui la grande coop imolese festeggia i suoi primi cento anni di storia. «È grazie all’innovazione continua se l’azienda è cresciuta sui mercati internazionali sino a guadagnarsi un ruolo da protagonista tra i player globali dell’impiantistica industriale – sottolinea il presidente Mongardi -. Incrementare ancora la nostra capacità di generare innovazione è l’obiettivo della collaborazione con il Mit, un accordo che il Consiglio di Amministrazione Sacmi ha voluto e perseguito con grande determinazione».

La collaborazione darà modo a Sacmi di accedere alle attività e ai servizi dell”istituto nel campo della ricerca applicata ai diversi settori industriali di interesse, consentendo inoltre al personale imolese di partecipare al regolare programma di conferenze e workshop di ricerca della struttura. Al Mit sarà poi organizzato, una volta all”anno, un incontro mirato alla pianificazione strategica delle attività e, a seguire, una delegazione del Mit guidata dal “program director” e dai membri delle facoltà interessate a sviluppare collaborazioni con Sacmi farà visita all’azienda.

Ma non è finita qui. Il gruppo imolese avrà anche l’opportunità di entrare in contatto con la “startup community” dell’Istituto, vale a dire con oltre 1.600 imprese emergenti e potrà coinvolgere personale dell”istituto americano (studenti e ricercatori) nello sviluppo non solo delle attività di ricerca all’estero, ma anche nella realizzazione di progetti mirati attraverso un periodo di soggiorno e lavoro in Sacmi.  E la formazione permanente del personale, che a Sacmi sta particolarmente a cuore dal momento che vi investe oltre 23mila ore l’anno, potrà completarsi accedendo ai diversi programmi di formazione continua proposti dal Mit. (r.cr.)

Sacmi è partner del Mit, la più importante realtà universitaria del mondo nella ricerca applicata all'industria
Economia 25 Febbraio 2019

Il 2019 anno difficile per l'economia locale. Il parere dei presidenti delle tre maggiori cooperative imolesi

L’economia italiana è entrata in una fase di stallo e già si parla di recessione. A dirlo sono i dati Istat: nel quarto trimestre del 2018, il Pil ha segnato la seconda variazione congiunturale negativa consecutiva, determinata da una nuova flessione della domanda interna. Anche per la Commissione europea nel 2019 la prospettiva di crescita dell’Italia è quasi nulla, pari appena allo 0,2%. Il problema, però, non riguarda soltanto l’Italia, anche all’estero l’economia sta rallentando e questo pone un grosso problema alle imprese che vivono soprattutto di export. A dirlo, in questo caso, sono i tre presidenti delle principali cooperative imolesi Paolo Mongardi (Sacmi), Gianmaria Balducci (Cefla) e Stefano Bolognesi (Cooperativa Ceramica d’Imola), riuniti attorno allo stesso tavolo in occasione dell’iniziativa organizzata dal Lions Club Imola Host il 5 febbraio scorso al Molino Rosso. La serata aveva per tema “Il valore sociale, l’incidenza economica e le prospettive delle maggiori imprese cooperative del territorio”. I tre ospiti, introdotti dalle parole della presidente del club imolese, Wanessa Grandi, si sono rivolti a un pubblico in cui era rappresentata una larga fetta del mondo economico locale, cooperativo e non.

L’anno che è appena iniziato segna tre anniversari importanti per le imprese protagoniste dell’evento: i 145 anni di Coop. ceramica, i 100 di Sacmi e gli 85 di Cefla. Sono quindi tra le imprese imolesi più longeve e tra le più grandi, dato che sul territorio danno lavoro complessivamente a circa 3.700 persone, numero che sale a 6.400 se si considera l’ampiezza dei rispettivi gruppi nel mondo. Aziende i cui fatturati in totale superano abbondantemente i 2 miliardi di euro; aziende che investono anche sul territorio e che alimentano un indotto di piccole e medie imprese. L’andamento di questi tre big è in grado di influenzare l’intera economia imolese. Tutti e tre i presidenti sono concordi nel dire che il 2019 sarà un anno difficile.

«Nel 2018 – spiega il presidente di Sacmi, Paolo Mongardi – abbiamo chiuso un bilancio di gruppo di circa 1 miliardo e mezzo di euro, con 4.400 addetti. Negli ultimi 18 anni abbiamo triplicato il fatturato. Non è un vezzo, ma una necessità, perché oggi purtroppo se non si cresce con il mercato, si rischia di sparire perché si viene acquisiti da qualche altro gruppo. Oggi il nostro “core business” sono ancora le macchine per la ceramica (900 milioni di fatturato), seguono il beverage e le linee complete per l’imbottigliamento (350 milioni), le macchine per il packaging dei prodotti alimentari, in particolare cioccolato e bakery (120 milioni). Negli ultimi 5 anni abbiamo realizzato la mission di creare lavoro. Abbiamo assunto 250 persone, delle quali circa 150 diplomati (di cui 140 provenienti da istituto tecnico) e un centinaio di ingegneri. Il 2019 è iniziato con delle incertezze. Già a metà del 2018 si era visto un rallentamento di vari mercati. I mercati principali del settore ceramico, Italia e Spagna, dopo gli anni legati allo sviluppo dell’Industria 4.0, hanno cominciato a segnare il passo. E questo è normale, perché nel periodo del ministro Calenda ci sono stati molti stimoli per cambiare l’industria. Dopo 3 anni di crescita continua, adesso c’è una stasi. Riteniamo quindi che sarà un anno difficile, un po’ più complicato del precedente, ma che comunque ci consentirà di restare nei valori del 2018, che erano simili a quelli del 2017. Un anno in cui non parleremo di crescita. Il nostro anno del centenario forse corrisponderà a uno degli anni più critici della storia Sacmi».

«La nostra visione non è più ottimistica – conferma Gianmaria Balducci, presidente Cefla – . Nel 2013 partimmo con 350 milioni di fatturato. Nel 2018 abbiamo chiuso a un po’ più di 550 milioni di euro, anche se i numeri ufficiali usciranno più avanti. Dopo 6 anni di grande crescita e budget sfidanti, quest’anno abbiamo presentato un budget in leggera contrazione. Per certe unità di business siamo più legati all’economia interna, anche se alcune aree di business, come medicale e finishing, arrivano al 90 per cento di export. Questa dipendenza dall’Italia, che è uno dei fanalini di coda dell’Europa e ha una economia che di per sé non sta brillando, non può non condizionarci nelle ulteriori prospettive di crescita. Però in tutte le difficoltà ci sono anche grandi opportunità. Avere una azienda ben capitalizzata, con un indebitamento quasi nullo o per lo meno molto sotto controllo e con rating Crif di massima affidabilità finanziaria, anche nei momenti di tempesta ci dà credibilità sul mercato, può farci riconoscere rispetto ai competitor e darci degli strumenti che vanno al di là degli ottimi prodotti. Altra chiave in cui crediamo molto è la grande diversificazione sia di mercati, a livello geografico, sia di prodotti. Abbiamo ormai 5 business unit divise in macroaree. La più grande è il “medical”. Da qualche anno siamo leader mondiali nella pro-duzione di poltrone per dentisti, a cui abbiamo abbinato la radiologia. Stiamo spingendo nel settore della veterinaria e nell’arco di due anni dovremmo entrare anche nel mondo medicale. A questo si aggiungono gli impianti per la sterilizzazione. Per completare la nostra proposta commerciale, nel 2018 abbiamo acquisito una azienda che fa viti per impiantistica. Questa è l’area che è cresciuta di più ultimamente: siamo arrivati a 200 milioni di fatturato, con l’85 per cento di export. Un altro business in cui siamo leader mondiali è il settore della finitura del legno. Qui l’export supera il 90 per cento, copriamo circa un terzo del mercato mondiale delle macchine per la verniciatura legno. Il tema secondo me più importante del modello cooperativo è il legame con il territorio in cui siamo nati. Abbiamo sedi negli Stati Uniti, in Russia, in Cina, in Germania, però tutto quello che si riesce a fare a Imola ci conviene farlo a Imola. L’ingegneria di tutte le macchine, ad esempio, la facciamo qua. Su 2 mila dipendenti nel mondo, 1.300 lavorano a Imola. Non possiamo vedere alternative al legame con un territorio che ci ha dato tantissimo, che ha istituti di formazione eccellenti e persone straordinarie».

«Oggi noi nel mondo siamo un microbo – esordisce il presidente di Coop. Ceramica, Stefano Bolognesi -. Mi spiego meglio: nel mondo si producono e consumano circa 14 miliardi e mezzo di metri quadrati di piastrelle. In tutta Italia (e noi siamo l’unica cooperativa), se ne producono e se ne vendono 400 milioni. Noi ne facciamo 20 scarsi e quindi vuol dire che siamo il 5 per cento, del 3 per cento della produzione mondiale. Qualsiasi tipo di guerra per avere la leadership commerciale sui volumi e sui presidi nelle piattaforme produttive internazionali è persa. Ma non è neanche voluta. Ci dobbiamo orientare a essere al vertice di un mercato di nicchia, con un prodotto qualificato. Il consumo di ceramica aumenta nel mondo di circa 1 miliardo di metri quadrati all’anno. Il mercato internazionale è presidiato al 70 per cento da Cina e India, l’altro 30 per cento da Italia e Spagna. In Italia il nostro settore ha avuto circa 4.500 cassintegrati nel periodo di Natale. Noi siamo usciti dagli ammortizzatori sociali lo scorso agosto. Abbiamo fatto una ristrutturazione importante. All’inizio del mio percorso come presidente, il totale del gruppo arrivava vicino a 2.700 addetti. Avevamo un fatturato medio pro capite di un terzo rispetto a quello dei concorrenti di Sassuolo. La mia visione era cercare di aumentare il volume per salvaguardare l’occupazione. Nel 2006 e 2007 era andata anche abbastanza bene. Poi con la crisi del 2008 non si poteva più fare. Abbiamo cercato di tenere duro il più possibile, poi abbiamo deciso che le cose andavano fatte. Abbiamo fatto delle operazioni estremamente dolorose: abbiamo incentivato all’uscita centinaia di lavoratori, senza licenziare neanche una persona (oggi i dipendenti sono circa 1.200, Ndr). Nel 2018 abbiamo fatto una forte riduzione d’orario per evitare gli ultimi esuberi, riguardanti soprattutto il lavoro femminile su impianti ormai superati dalla tecnologia. Nel 2017 e 2018 abbiamo avuto i bilanci migliori degli ultimi 20 o 30 anni. Siamo riusciti a raggiungere un equilibrio finanziario buono. Dalla fine del primo trimestre del 2018 la situazione è degenerata per un “overbooking” pauroso di capacità produttiva: c’è troppa offerta sul mercato, c’è un calo della domanda, tanti Paesi a livello politico ed economico sono in difficoltà, c’è meno capacità di spesa e meno fiducia. Oggi presidiare in termini di concorrenza significa o avere capacità di innovare, di allungare il passo per staccare i concorrenti con servizi o tecnologie diverse, oppure significa essere competitivi sui prezzi. Le aziende devono puntare a guadagnare per fare investimenti e cercare di generare continuità, che è l’obiettivo di una società cooperativa. Qualche “mal di testa” per il 2019 c’è. Siamo il 5 per cento del 3 per cento mondiale, ma crescere di qualche punto percentuale non è impossibile. Bisogna guadagnarselo». (lo.mi.)

Il servizio completo è pubblicato su «sabato sera» del 14 febbraio

Nella foto al centro la presidente del Lions Wanessa Grandi. Con lei da sinistra Balducci (Cefla), Bolognesi (Coop. Ceramica) e Mongardi (Sacmi)

Il 2019 anno difficile per l'economia locale. Il parere dei presidenti delle tre maggiori cooperative imolesi
Economia 5 Febbraio 2019

Alla coop Clai 4 milioni di euro dal Bando di filiera: nel dettaglio i progetti finanziati

Come anticipato la scorsa settimana (leggi qui), la Clai è tra le 1.300 aziende che nel 2018 hanno vinto il Bando di filiera inserito nel Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della Regione Emilia Romagna. La cooperativa agroalimentare imolese si è aggiudicata 4 milioni di contributi europei per progetti orientati al miglioramento della qualità di produzione, alla sostenibilità ambientale e finalizzati a ottimizzare il sistema di tracciabilità del prodotto, investimenti il cui importo complessivo supera gli 11 milioni di euro.

La Regione ha distribuito in totale circa 135 milioni, utili a realizzare in tutta l’Emilia Romagna 55 progetti ad alto tasso di innovazione del valore complessivo di 360 milioni. Nel dettaglio, un progetto presentato da Clai riguarda la filiera della carne suina, per il quale la cooperativa ha ottenuto un finanziamento economico di oltre 3 milioni e 400 mila euro a fronte di un investimento da 9 milioni e mezzo di euro; un secondo progetto è relativo alla filiera della carne bovina del valore di 1 milione e 700 mila euro e per il quale sono stati stanziati 664 mila euro. Le risorse sono state impiegate per investimenti in tecnologie e macchinari e per un progetto di ricerca e sviluppo in collaborazione con l’Università di Bologna.

«Sono stati effettuati investimenti sull’intera linea di produzione – conferma Rudy Magnani, responsabile dello stabilimento Clai di Sasso Morelli -; innovazione sia nella tecnologia utilizzata sia nei processi di controllo che vengono fatti in linea. Siamo in grado di andare ad analizzare tutta la materia prima che processiamo. Questa è una garanzia per la sicurezza alimentare del prodotto. Queste macchine consentono anche di analizzare il contenuto esatto di grasso presente all’interno del prodotto e, di conseguenza, di correggerlo per ottenere una standardizzazione di valori nutrizionali in termini di grasso».

Migliorate anche le celle di stoccaggio. «Queste – prosegue Magnani – sono state completamente demolite, i vecchi impianti avevano oltre 30 anni. Sono state implementate celle nuove, più igieniche ed ecologiche: utilizziamo un fluido refrigerante con gas naturale e riduciamo i consumi energetici. Abbiamo centralizzato la produzione di freddo con nuove tecnologie per il risparmio energetico. Inoltre, sono stati acquistati impianti per stagionare meglio il prodotto e per aumentare la capacità produttiva. Infine, ci siamo dotati di etichettatrici indispensabili per i mercati esteri».

Un altro filone di innovazione riguarda i progetti di ricerca e sviluppo in collaborazione con l’Università di Bologna, in particolare con il dipartimento di Scienze e tecnologie alimentari. «Da anni – spiega il responsabile di stabilimento – si è instaurato un rapporto stretto con l’Università. Il progetto di ricerca e sviluppo vincitore del Bando è partito nel 2018 e riguarda la messa a punto di un salame in grado di rispondere alle esigenze dei consumatori, non solo in termini di origini dell’animale, ma anche sugli aspetti nutrizionali, salutistici e di qualità sensoriale del prodotto finito». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 gennaio

Alla coop Clai 4 milioni di euro dal Bando di filiera: nel dettaglio i progetti finanziati
Economia 29 Gennaio 2019

Alta qualità, benessere degli animali, trasparenza verso il consumatore: così Clai ha vinto il Bando di filiera della Regione

La Clai ha vinto nei giorni scorsi il Bando di filiera finanziato dell’Unione Europea e inserito nel Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Emilia-Romagna. La cooperativa imolese ha ottenuto l’importante risultato presentando due progetti di filiera bovina e suina che si prefiggono questi obiettivi: miglioramento della qualità della produzione, sostenibilità ambientale, perfezionamento del sistema di tracciabilità del prodotto per garantire la massima trasparenza al cliente.

Il Piano di Innovazione di filiera si inserisce in una realtà come la Clai che da più di 50 anni adotta i più alti standard al fine di assicurare il benessere degli animali e la migliore qualità nel sistema di trasformazione e lavorazione. In particolare, attraverso un’attività di ricerca prevista dal Piano stesso, l”azienda di Sasso Morelli studierà la possibilità di fornire al consumatore carni fresche e salumi ad alto valore aggiunto, accompagnati da un’etichettatura intelligente che dia  informazioni non solo legate all”origine dell’animale, ma anche agli aspetti nutrizionali, salutistici e di qualità sensoriale del prodotto finito. 

«All’interno di questo piano – spiega il direttore generale della Clai, Pietro D’Angeli – vogliamo mettere a punto nuove tecnologie di produzione e realizzazione di prodotti innovativi per il mercato. Studieremo gli effetti migliorativi degli interventi che attueremo sulla filiera delle carni fresche e sui prodotti stagionati per rispondere alle attuali esigenze dei consumatori. Confidiamo che possano contribuire allo sviluppo della Clai sia nei mercati esteri che in quello italiano ed attrarre altri giovani. In questo ambito gli obiettivi del gruppo sono chiari: istruire e formare studenti pronti per il mondo del lavoro. Da molti anni Clai sta attuando progetti di alternanza scuola-lavoro con Istituti Superiori di 2° grado e ha raggiunto accordi con l”Università di Bologna per tirocini curricolari e realizzato tirocini estivi con istituti tecnici». Oltre che con le scuole superiori, la cooperativa ha progetti attivi con vari enti di formazione, come lo Ial Emilia Romagna per la formazione di “Tecnici della produzione e promozione delle tipicità enogastronomiche e del territorio”, IreCoop Emilia Romagna e Fism Toscana.   

Per quanto riguarda invece il Bando di filiera della Regione, l”assessore all”Agricoltura Simona Caselli informa che «con il bando chiuso nel 2018 abbiamo messo a disposizione 135 milioni di euro per sostenere piani di investimento puntando in particolare su progetti ad alto tasso di innovazione: un elemento strategico e decisivo per tutte le aziende aggiudicatarie, come l’importante realtà di Clai, in grado di rafforzare la competitività dell’agroalimentare dell’Emilia-Romagna sui mercati nazionali e internazionali. Oltre all’innovazione e sempre in un’ottica espansiva dei nostri prodotti, il bando ha favorito l’aggregazione tra imprese agricole, di trasformazione e commercializzazione. I 55 progetti finanziati, che coinvolgono oltre 1.300 aziende agricole, attiveranno un volume complessivo di investimenti superiore ai 360 milioni di euro, facendo così anche da volano di crescita per altri settori economici». (r.eco.) 

Alta qualità, benessere degli animali, trasparenza verso il consumatore: così Clai ha vinto il Bando di filiera della Regione
Cronaca 28 Gennaio 2019

Dopo cinque anni di attesa saranno terminate da Unicoop le due palazzine ex Cesi di via Pertini a Medicina

I lavori si erano fermati nel 2014, quando la cooperativa edile Cesi è entrata in liquidazione coatta amministrativa. Da allora, le due palazzine in costruzione in via Pertini sono rimaste com’erano, ovvero una struttura grezza e, a pochi metri di distanza, uno scheletro di pilastri e solai. I due cantieri sono anche andati all’asta il 18 febbraio 2017, uno al costo base di 335 mila euro e l’altro di 450 mila euro, ma nessun acquirente si era fatto avanti.

Nel tempo, lo stato di abbandono aveva suscitato anche qualche malumore tra gli abitanti della zona, culminato con una interpellanza in Consiglio comunale per la messa in sicurezza dei cantieri e il ripetuto intervento per togliere l’acqua piovana che si accumulava nei sotterranei, come scritto da «sabato sera» nel giugno 2017. A quasi cinque anni di distanza, nei prossimi mesi riprenderanno i lavori per portare a termine quello che la Cesi non era riuscita a ultimare.

L’iniziativa è dell’Immobiliare Unicoop, che a fine ottobre ha acquistato i beni dalla bolognese C Holding, la società che lo scorso anno ha rilevato per 24 milioni di euro debiti e crediti dell’ex Cesi, compresi i lotti invenduti. Socio unico dell’Immobiliare Unicoop, lo dice il nome stesso, Unicoop, cooperativa di abitanti imolese. «Contiamo di iniziare i lavori in primavera e comunque entro giugno – ci aggiorna il presidente, Mauro Saloni -. Cominceremo dalla palazzina più completa, dove ricaveremo, come da progetto iniziale, 13 alloggi di varie metrature. Pensiamo di finirli nell’arco di un anno, quindi entro giugno 2020. Una volta che avremo venduto questi appartamenti, procederemo poi a completare anche la seconda struttura, con ulteriori 13 alloggi. Gli utili derivanti da questa operazione verranno impiegati per le manutenzioni straordinarie degli alloggi che Unicoop ha a Imola e Castel San Pietro. I primi interventi in ordine di tempo saranno effettuati in Pedagna ovest, dove si trovano quelli più datati, che a ormai quarant’anni dalla loro costruzione necessitano di cappotti esterni, interventi sui tetti e agli impianti di riscaldamento. Opere in più rispetto a quelle che ogni anno mettiamo a bilancio per un importo di circa 250 mila euro».

Nata nel 1971 per costruire e assegnare alloggi a canone contenuto ai propri soci, Unicoop è una cooperativa a proprietà indivisa: chi ne fa parte non diventa proprietario dell’alloggio in cui vive. Ad oggi Unicoop conta 2.847 soci, 614 dei quali anche assegnatari di un appartamento. Il patrimonio immobiliare è composto, appunto, da 614 alloggi all’interno di 33 immobili di proprietà, costruiti nel tempo dalla stessa cooperativa. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 24 gennaio

Nella foto il rendering delle due palazzine che saranno finite da Immobiliare Unicoop

Dopo cinque anni di attesa saranno terminate da Unicoop le due palazzine ex Cesi di via Pertini a Medicina
Cultura e Spettacoli 9 Gennaio 2019

Il 10 gennaio torna CooperAttivaMente con Marco Bianchi e il suo libro «La mia cucina delle emozioni»

Primo appuntamento del 2019 con la rassegna CooperAttivaMente. Alla Sala delle Stagioni della Casa della Cooperazione (via Emilia 25) giovedì 10 gennaio (inizio alle ore 17.30) il cuoco e volto televisivo Marco Bianchi presenterà il suo libro “La mia cucina delle emozioni” (ed. HarperCollins), un viaggio culinario fatto di piatti sani e in grado di stimolare, attraverso un’attenta e rigorosa scelta degli ingredienti, le emozioni umane e gli stati d’animo.

All’incontro, moderato dalla giornalista di sabato sera Lara Alpi, parteciperà il direttore dell’Oncologia di Imola, Antonio Maestri, a conferma dell’ormai diffusa consapevolezza dello stretto collegamento esistente tra alimentazione e salute.

CooperAttivaMente è un progetto ideato e promosso dal Consiglio di zona soci del Circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e Coop. Bacchilega in collaborazione con varie realtà associative del circondario imolese. La rassegna si propone di promuovere e sviluppare la cultura e la crescita civile, civica e cooperativa del territorio, ma anche corretti stili di vita e di consumo. Tali obiettivi sono di volta in volta declinati attraverso un ricco cartellone di eventi per tutti i gusti e tutte le esigenze, per grandi e bambini, che potranno partecipare a presentazioni di libri, laboratori ed altri appuntamenti.

Nella foto Marco Bianchi e Antonio Maestri in una precedente iniziativa

Il 10 gennaio torna CooperAttivaMente con Marco Bianchi e il suo libro «La mia cucina delle emozioni»
Economia 21 Dicembre 2018

Il settore ceramico in difficoltà, chiusure natalizie lunghe per le aziende del nostro territorio

Frena il settore ceramico e le aziende locali non fanno eccezione. Prova ne è la chiusura degli impianti per le festività natalizie, che quest’anno si allunga di una settimana rispetto agli anni precedenti. Dal 15 dicembre al 6 gennaio compresi resteranno chiusi sia gli stabilimenti di Cooperativa ceramica d’Imola in via Correcchio, a Borgo Tossignano e Faenza, sia la modenese Florim che produce anche a Mordano.

«Che vi sia una contrazione del mercato è risaputo – spiega Tiziana Roncassaglia Menghetti, segretaria generale della Filctem-Cgil di Imola -. Già a marzo abbiamo riscontrato una flessione, che nella seconda parte dell’anno è aumentata per tutto il settore a livello nazionale, rappresentato al 90 per cento dal distretto ceramico emiliano romagnolo. Nel 2017 le vendite erano ripartite e si sperava che anche in seguito il trend positivo sarebbe proseguito. Lo scorso anno, ad esempio, Florim ha chiuso il miglior bilancio della sua storia. Ma già a fine 2017 a livello nazionale è cominciata una flessione delle vendite. Dagli anni della grande crisi in poi tutte le aziende che sono rimaste sul mercato hanno fatto grandi investimenti tecnologici. Questo ha comportato un aumento dei volumi prodotti, che il mercato, però, non sta più riuscendo ad assorbire».

Va detto che la chiusura di tre settimane scelta dalle ceramiche del nostro circondario è in linea con quelle delle concorrenti del distretto modenese. «A Sassuolo – prosegue la sindacalista – ci sono aziende che fanno fermate anche molto più lunghe. Marazzi, ad esempio, tra i primi gruppi a livello europeo, chiude addirittura per sei settimane e questo dà una indicazione precisa dell’andamento del settore». Come riscontrato anche da Confindustria ceramica, quest’anno si è verificata «una flessione dell’ordine del 3 per cento sulle esportazioni e vendite»; ricominciano così le richieste di ammortizzatori sociali.

«Per quanto riguarda le nostre aziende – dettaglia Menghetti – in Coop. Ceramica  abbiamo a disposizione soltanto 13 settimane di solidarietà fino a settembre 2020. Dopodiché, avremo esaurito tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione. Il percorso dell’azienda fino ad ora ha visto susseguirsi accordi sull’incentivazione di uscite volontarie di personale. Nel 2009 l’azienda contava 1.945 dipendenti contro i 1.180 attuali, con una perdita di 765 posti di lavoro. Sono state utilizzate negli  anni tutte le forme di ammortizzatori sociali, dal contratto di solidarietà fino alla cassa in deroga, per arrivare all’estate di quest’anno, momento in cui l’azienda dichiarava ancora 100 esuberi. In virtù dell’accordo siglato lo scorso luglio, siamo arrivati  alla  riduzione  d’orario per 342 lavoratori su 813 addetti ai reparti produttivi, a fronte di un numero complessivo di circa 1.180 dipendenti. Per gli  operai alla cernita e alla smalteria si tratta di una riduzione d’orario del 30 per cento, mentre per i lavoratori dei servizi generali (pulizia e mensa) la riduzione arriva al 50 per cento. L’azienda  versa un’integrazione al reddito e una copertura dei contributi per la pensione, con un versamento straordinario al fondo di  settore. Il  lavoratore, comunque, si accorge della differenza in busta paga, con una perdita di potere d’acquisto non indifferente. Al momento, stiamo monitorando la situazione,  con  un  occhio  di  riguardo per i lavoratori dei servizi generali che, oltre ad essere i più penalizzati dal punto vista economico, sono anche i più deboli, non avendo molte possibilità di trovare nuove  collocazioni  lavorative  in  altre realtà produttive».

Nello stabilimento dell’ex Cerim a Mordano, già Maker e dal 1° gennaio 2017 Florim, la situazione è diversa. «Qui lavorano 354 addetti e ci  sono ancora a  disposizione  tutti  gli  ammortizzatori  sociali. Il  2017, con l’incorporazione nel  gruppo  modenese, è stato l’anno della svolta. La  famiglia Lucchese, grande  azionista del  gruppo, ha deciso di scommettere sullo  stabilimento di via Selice,  investendo oltre 80 milioni (su 103 milioni complessivi destinati agli investimenti) per realizzare un nuovo stabilimento 4.0 da 56 mila metri quadri, con nuove tecnologie prevalentemente Sacmi, dedicato alla produzione di grandi lastre. Il  prossimo anno sonoprevisti i lavori di ristrutturazione degli uffici lungo via Selice. Dalla primavera del 2017 a oggi, a Mordano sono state assunte 66 persone, con età media di 36 anni, il 10 per cento delle quali donne». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 20 dicembre

Nella foto bancali in attesa di spedizione allo stabilimento di Coop Ceramica di via Correcchio

Il settore ceramico in difficoltà, chiusure natalizie lunghe per le aziende del nostro territorio
Economia 11 Dicembre 2018

Il 12 dicembre a Castel San Pietro inaugura Cm-Fima, controllata Sacmi che fa macchine per incartare cioccolatini

Il gruppo imolese Sacmi ha scelto la zona industriale di Castel San Pietro per la sede della propria controllata Cm-Fima, azienda che a fine agosto si è trasferita in via Ca’ Bianca, a due passi dal casello dell’autostrada, lasciando Ozzano Emilia. Una nuova sede, opportunamente ristrutturata, che in prospettiva diventerà il perno delle strategie Sacmi per lo sviluppo del business dell’incarto del cioccolato e altri prodotti dell’industria dolciaria.

Qui infatti si producono i macchinari utilizzati per avvolgere cioccolatini, caramelle e gelatine dalle forme e misure più disparate, ma anche barrette e tavolette di cioccolato. La strategia Sacmi, infatti, prevede un ampio piano di investimenti in tecnologie e strutture; lo spostamento della sede a Castel San Pietro rappresenta un passaggio chiave in questo ambito e prende le mosse «dall’ampio know how che questo territorio esprime nell’ambito del packa-ging primario e delle tecnologie per l’incarto» motiva Giovanni Campolungo, amministratore delegato della nuova divisione Sacmi Packaging & Chocolate, di cui Cm-Fima fa parte.

Sacmi ha ampliato e riqualificato l’immobile, dalla superficie di oltre 8 mila metri quadrati, tra officina, area amministrativa e servizi; ad oggi ospita tutte le attività del brand Cm-Fima ed è stato dimensionato per consentire una ulteriore diversificazione e crescita del gruppo Sacmi in questo settore. «L’investimento realizzato a Castel San Pietro – prosegue Campolungo – non deve essere inquadrato come un punto d’arrivo, bensì come il primo passo di una strategia che vedrà ancora più importanti investimenti in tecnologie e competenze. Si tratta allo stesso tempo di un forte segnale di appartenenza al gruppo Sacmi, che è oggi azionista unico di rife-rimento per il business Packaging & Chocolate».

Ritenuta strategica dal punto di vista logistico, l’ubicazione a Castel San Pietro consolida anche «un virtuoso rapporto con l’amministrazione locale – aggiunge il presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi – che si è dimostrata particolarmente sensibile all’opportunità che questa nuova sede Sacmi può rappresentare per l’economia del territorio».

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Nella foto la nuova sede di Cm-Fima in via Ca” Bianca a Castel San Pietro Terme

Il 12 dicembre a Castel San Pietro inaugura Cm-Fima, controllata Sacmi che fa macchine per incartare cioccolatini
Cronaca 7 Dicembre 2018

Successo per l'iniziativa con l'astronauta Roberto Vittori a Imola per i 50 anni della cooperativa Cars

Roberto Vittori. Ovvero, il personaggio che non ti aspetti. E’ vero, essere un ex astronauta non depone a favore della normalità. Ma da una persona che ha vissuto per settimane l’esperienza di una forzata convivenza con altri colleghi negli spazi angusti di una stazione spaziale e in assenza di gravità, ci si aspetta, caratterialmente parlando, flemma e parsimonia: flemma nei gesti e parsimonia di parole. E invece il Vittori visto e ascoltato all’iniziativa offerta alla città dalla cooperativa di assistenza e ricreazione sociale Cars-Agenzia viaggi Santerno per i 50 anni di attività, assieme alla cooperativa Sacmi, si è rivelato un autentico show-man, capace di catturare anche l’intesse dei numerosi studenti (presenti classi del liceo tecnologico dell’Alberghetti, del liceo scientifico e della scuola Don Bosco), prima ascoltatori attenti e poi prodighi di domande.

Ma andiamo con ordine. A fare gli onori di casa nel bell’auditorium 1919 è stato il presidente della Sacmi, Paolo Mongardi, dopo aver accompagnato l’ospite in visita nei reparti produttivi, assieme a Raffaele Benni, presidente della Cars. Un sodalizio di vecchia data e non casuale quello che lega le due cooperative storiche di Imola: la Cars, che celebra appunto i 50 anni, e la Sacmi, che l’anno prossimo, di anni, ne celebrerà 100. «In due facciamo 150 anni di storia imolese. Due storie che hanno avviato una proficua collaborazione. Qui in azienda c’è infatti un ufficio con dipendenti della Cars impegnati ogni giorno a far viaggiare nel mondo i nostri tecnici», ha spiegato il presidente Mongardi. «La collaborazione che da tempo abbiamo con Sacmi ci ha spronato e ci ha permesso di acquisire una cultura di livello internazionale e un livello qualitativo altissimo del servizio fornito», ha aggiunto Benni.

Ma torniamo a Vittori: classe 1964, sposato, due figli, laurea conseguita presso l’Accademia di Pozzuoli, pilota dell’Aeronautica militare (con all’attivo circa 2 mila ore di volo su diversi modelli di aeroplani), generale di brigata aerea, poi astronauta dell’Agenzia spaziale europea (ha compiuto tre missioni nello spazio, nel 2002, 2005 e nel 2011: due a bordo della capsula Sojuz russa e una con lo Shuttle statunitense).Attualmente ricopre il ruolo di space attaché presso l’ambasciata italiana negli Stati Uniti ed è inoltre il responsabile dell’ufficio dell’Agenzia spaziale italiana a Washington.

«Non è stato facile strapparlo agli Stati Uniti. Ci abbiamo lavorato un anno. E se siamo riusciti nell’intento, è grazie al generale di brigata aerea Alberto Biavati, nostro concittadino, artefice del collegamento», ha raccontato Benni, riconoscente. «Non sappiamo con sicurezza cosa ci riserva il futuro, ma lo possia-mo immaginare. E magari ci riserverà l’Agenzia Santerno che proporrà viaggi nel cosmo», ha detto la sindaca Manuela Sangiorgi, coniugando il tema dell’iniziativa ed il valore del core business della Cars. Magari quando, in futuro, il biglietto sarà più a buon mercato.

«Per andare nello spazio – ha raccontato Vittori – c’erano due vettori: la Sojuz russa e lo Shuttle statunitense. Ma lo Shuttle non vola più dal 2011 e oggi chiunque voglia andare nello spazio deve usare la Sojuz. Ai tempi miei un passaggio costava 10 milioni di dollari, oggi ne costa 75». E, soprattutto, quando sarà disponibile un vettore diverso dall’attuale (e scomoda) Sojuz. Ma «il problema – ha però spiegato Vittori – non è tecnico ma culturale: occorre superare la convinzione che lo spazio sia distante. Noi pensiamo che lo spazio sia un qualcosa di in-finitamente lontano. In realtà lo spazio è vicinissimo a noi. Lo spazio dista da noi soltanto 100 chilometri», grossomodo la distanza tra Bologna e Firenze. La differenza sta che «se si vuole andare nello spazio bisogna vincere la forza di gravità e la resistenza dell’aria». (fu.an.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Nella foto l”astronauta Roberto Vittori

Successo per l'iniziativa con l'astronauta Roberto Vittori a Imola per i 50 anni della cooperativa Cars

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