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Cronaca 22 Dicembre 2019

Tortellini in brodo di cappone e insalata russa, i consigli di Monica Campagnoli per la tavola di Natale

La famiglia riunita, una tavola imbandita, la giusta atmosfera per accentuare ancora di più il piacere di ritrovarsi insieme. Nessuna festa quanto il Natale sa esaltare il gusto della tradizione e della convivialità. Ed ecco allora l”importanza della cura nella scelta dei cibi da servire per il pranzo più atteso dell”anno, che impegna cuoche e cuochi a cimentarsi nelle più collaudate ricette di casa. Se però qualcuno ha dubbi su cosa mettere in tavola il 25 dicembre ecco qualche prezioso consiglio per una sicura riuscita, con l”aiuto di Monica Campagnoli, imolese, ricercatrice, giornalista e cuoca che, da qualche anno, è curatrice di un blog di cucina dal titolo «Tortellini&Co». Nel menù di Monica, è proprio la tradizione a farla da padrona, una tradizione che i suoi lettori sembrano proprio apprezzare, come dimostrano i risultati delle ricerche compiute. «Una delle ricette più ricercate – conferma infatti la stessa Campagnoli – è il brodo di carne. E sulla tavola di Natale un bel primo in brodo, dai classicissimi tortellini ai golosi passatelli, non può mancare».

Ad aprire il pranzo di festa, però, ci sta bene anche un bell”antipasto. Perché non dei tramezzini? «Non si fanno quasi mai, ma ci si può divertire a prepararli perché si possono fare in tanti modi, anche di solo prosciutto o di formaggio, adattandoli alle situazioni e agli ospiti», consiglia Monica. Poi, come anticipato, ecco i tortellini oppure i cappelletti, in questo caso serviti con un brodo di cappone. «L”alternativa vegetariana è rappresentata dai passatelli – aggiunge la blogger -, tra l”altro più semplici e veloci da preparare».

Dopo il primo, l”immancabile arrosto nella versione che ciascuno preferisce. E come contorno la Campagnoli opta per la sontuosa insalata russa che, rimarca, «mi piace molto, anche perché si può preparare con la maionese casalinga oppure con una buona maionese comprata. Tra i secondi aggiungerei poi un bel flan di formaggio, la torta che si faceva una volta nella zona tra Castel del Rio e Firenzuola. Io ci metto emmenthal, parmigiano e mascarpone. Il flan non è come il soufflé, non ti tradisce mai e si può accompagnare con piselli e carote. Se lo si fa in uno stampo con il foro al centro, si può riempire di polpettine. Poi sulla tavola di Natale ci stanno bene anche le cipolline glassate all”aceto balsamico».

Per i dessert, il certosino di Bologna è un classico delle feste. Monica suggerisce inoltre il Montebianco rivisitato, fatto con la polpa delle patate dolci cotte in forno, passate e mescolate con cacao e zucchero a piacere, poi ricoperto di panna montata. Ma Il Natale ideale della giornalista blogger passa anche dalla riscoperta di utensili poco usati, come la zuppiera, tradizionale piatto da portata che spesso resta a prendere polvere insieme ad altri pezzi del servizio buono. «Io quest”anno la porterò in tavola – conclude la Campagnoli – perché a forza di tenere gli oggetti nella credenza per paura di romperli si finisce per dimenticarli. Invece vanno trasmessi con i ricordi che ad essi sono legati». (mi.ta.)

Per ricette e consigli il blog di Monica Campagnoli è https://www.tortelliniandco.com/

Nelle foto Monica Campagnoli, i tortellini in brodo e il Montebianco rivisitato

Tortellini in brodo di cappone e insalata russa, i consigli di Monica Campagnoli per la tavola di Natale
Cronaca 1 Dicembre 2019

L'Istituto Alberghiero Scappi di Castel San Pietro a Minsk come ambasciatore della cucina italiana

Per il terzo anno consecutivo l’Istituto alberghiero Bartolomeo Scappi di Castel San Pietro Terme ha partecipato a Minsk, capitale della Bielorussia, alla «Settimana della cucina italiana nel mondo», promossa dal ministero degli Esteri, organizzata dall’ambasciata italiana e sponsorizzata da «Insieme per un futuro migliore», l’associazione di Imola impegnata da anni col progetto Chernobyl.

La rappresentanza dell’istituto castellano era composta dai professori Davide Belletti e Loris Leonardi, accompagnati da quattro allievi: due di sala e due di cucina. Le dimostrazioni dal vivo e la serata finale svoltasi nella residenza dell’ambasciatore italiano hanno ottenuto un grande gradimento. Novità di questa edizione sono stati i laboratori proposti all’interno delle scuole alberghiere di Minsk, a cui hanno partecipato insegnanti e studenti locali, apprendendo le basi della cucina emiliano-romagnola. L’auspicio è che il contatto tra le scuole alberghiere sfoci in una futura collaborazione, considerando che tutto ciò che è italiano piace in Bielorussia. (r.cr.)

L'Istituto Alberghiero Scappi di Castel San Pietro a Minsk come ambasciatore della cucina italiana
Cronaca 18 Novembre 2019

I consumatori di melagrana si son fatti più selettivi

Quest’anno la quantità di melagrane e la loro qualità sono buone. E buone sono anche le caratteristiche organolettiche. Se i frutti precoci raccolti a metà settembre erano piccoli, oggi le tardive hanno un’ottima pezzatura.

«E i frutti sono dolci – aggiunge Valerio Cavazza, che segue assieme al figlio Alessio un ettaro di terreno a Mezzolara di Budrio –. Siamo partiti allo sbaraglio nel 2017 – racconta –. Nessuno ci ha insegnato niente, abbiamo fatto tutto da soli e dopo aver messo a dimora 800 piante, lo scorso anno abbiamo raccolto circa 9 quintali di prodotto. Quest’anno contiamo di mettere nelle casse almeno 30 quintali di melagrane. La pezzatura è grossa, la più grande pesa un chilo e 40 grammi, e sono bellissime».
Oltre a produrre melagrane, si è pensato anche alla loro trasformazione. «Portiamo quelle spaccate al laboratorio – prosegue Cavazza – per ottenere succo concentrato e gelatina con l’aggiunta di dolcificante dell’uva. Mi piacerebbe un giorno preparare dolci con melagrane che possano assaporare anche i diabetici».
Ed è lo stesso produttore che ci ricorda la tradizione delle feste. «Le nostre celle refrigerate, poi, sono già pronte per accogliere i bei frutti rossi che arricchiranno le tavole del Natale».

Marika Servadei, dell’azienda Rio del Sol, invece ha iniziato la coltura del melograno nel 2012. «Abbiamo 3 ettari di questa pianta in località Petrignone, a Oriolo dei Fichi, tra Faenza e Forlì e mediamente raccogliamo circa 200 quintali di prodotto. Siamo contenti, la richiesta è in aumento, ma i consumatori sono diventati più selettivi, più attenti. All’inizio mangiavano tutto, mentre ora chiedono frutti con caratteristiche ben precise: il chicco bello rosso, quasi nero e la buccia sottile».
Secondo l’opinione di Marika Servadei il mercato cresce, ma non come prima. «E’ una coltura difficile, che vuole un clima mite e ha paura del freddo, adatta ad una zona pedecollinare». Ma il clima, lo sappiamo, sta cambiando. Chissà se ci sarà più posto nei terreni emiliano-romagnoli? (al. gi.)

I consumatori di melagrana si son fatti più selettivi
Cronaca 6 Novembre 2019

Baccanale 2019, il Garganello d'Oro consegnato alla chef stellata Rosanna Marziale

E” andato alla chef stellata Rosanna Marziale il “Garganello d’oro per la promozione della cultura del cibo” 2019, consegnato dalla sindaca dimissionaria di Imola Manuela Sangiorgi nell”ambito del Baccanale. «Orgoglio femminile nella cucina italiana, per la sua attività e per aver sviluppato e promosso anche attraverso i media, i temi della cultura del cibo e la conoscenza dei prodotti enogastronomici del nostro Paese» è la motivazione a sostegno della scelta compiuta dall”Amministrazione.

La chef campana gestisce con la madre, la sorella e il fratello il ristorante di famiglia, «Le Colonne», aperto dal padre 60 anni fa vicino alla Reggia di Caserta e nel 2013 ha ottenuto una stella Michelin. Nel ricevere il Garganello d”Oro, Rosanna Marziale si è detta «onorata e felice» per il premio e ha raccontato di avere iniziato a lavorare in cucina fin da piccola, ereditando la passione dal padre. «Sono sempre stata curiosa e vivace, caratteristiche che mi sono rimaste anche oggi, insieme al senso della competizione. Con il mio lavoro cerco di far emergere il mio territorio ed i suoi prodotti. La mia è una cucina contadina, che usa tutti i prodotti del territorio, insegnando anche ai bambini a non sprecare niente, partendo dalle ricette della tradizione per rielaborarle in chiave attuale», ha poi aggiunto. 

Da parte sua, Manuela Sangiorgi ha ricordato che la consegna del Garganello è «uno dei momenti più importanti nella programmazione del Baccanale della città di Imola». «Dal 2003 – ha sottolineato – il riconoscimento è stato attribuito a nomi illustri dello scenario nazionale particolarmente distintisi, all’interno della propria eccellenza settoriale, per la valorizzazione e divulgazione dell’arte gastronomica». Per quanto riguarda la scelta di Rosanna Marziale come premiata del 2019, la sindaca in particolare ha messo in rilievo il fatto di avere «trasformato il suo sogno in una straordinaria carriera nel campo della ristorazione nazionale e internazionale», «la volontà di adoperarsi per comunicare ai più piccoli l’importanza di una corretta alimentazione attraverso il cartone animato “La Cuoca Girovaga”» e l”essere una delle «massime esponenti della generazione di chef donne che stanno rivoluzionando l’alta cucina». 

Nel suo discorso la sindaca, che ha rassegnato le dimissioni lo scorso 29 ottobre e che, salvo ripensamenti, cesserà dalla carica alla mezzanotte del 18 novembre prossimo, ha ricordato che a Rosanna Marziale è dedicata la Barbie Chef prodotta dalla Mattel. Inoltre, la chef casertana è ambasciatrice per il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. (r.cr.)

Nella foto: Rosanna Marziale (a sinistra) riceve il Garganello d”Oro dalla sindaca dimissionaria Manuela Sangiorgi

Baccanale 2019, il Garganello d'Oro consegnato alla chef stellata Rosanna Marziale
Cronaca 31 Ottobre 2019

La delegazione imolese dell'Accademia italiana della cucina ha premiato il Pastificio Bettini

«Il segreto della buona pasta fatta a mano? L’amore, tanto amore, e passione. La pasta la devi accarezzare come si accarezza una donna». Parola di Maria Camaggi, che nel 1990 ha aperto, insieme al marito Graziano Bettini, il laboratorio di pasta fresca Pastificio Bettini. A loro, giovedì della settimana scorsa, la delegazione di Imola dell’Accademia italiana della cucina ha consegnato il premio «Massimo Alberini». Istituito nel 2014 ed intitolato al cofondatore dell’Accademia nonché vicepresidente onorario della stessa, tale riconoscimento viene assegnato a quegli esercizi commerciali estranei all’Accademia che da lungo tempo, con qualità costante, offrono al pubblico alimenti di produzione propria, lavorati artigianalmente con ingredienti di qualità eccellente e tecniche rispettose della tradizione del territorio.

E l’occasione della consegna è stata la «cena ecumenica» svoltasi all’agriturismo ristorante Frascineti, in cima alle colline dei Tre Monti, ad Imola. Ogni terzo giovedì del mese di ottobre, infatti, l’Accademia della cucina propone questa iniziativa, che vede tutte le 220 delegazioni italiane e le 80 situate all’estero ritrovarsi per una riunione conviviale dedicata allo stesso argomento. «La “cena ecumenica” rappresenta un’occasione per sviluppare attraverso la convivialità, i valori della cucina italiana, con la valorizzazione degli elementi identitari del cibo, non solo con la sua genuinità ed originalità, ma anche attraverso un menu rappresentativo delle caratteristiche delle cosiddette “tre T” che caratterizzano la cucina italiana: tradizione, territorio e tecniche originali», ha spiegato Antonio Gaddoni, il delegato di Imola dell’Accademia della cucina. E in quest’ultima occasione, il tema scelto era «la pasta fresca, ripiena e gli gnocchi nella cucina della tradizione regionale». Un tema ben posto al centro del menu della serata proposto dall’agriturismo Frascineti, in un trionfo di formati e sapori, dai tortelli di ricotta burro e salvia ai garganelli pancetta e scalogno, dalle tagliatelle al ragù di prosciutto agli strozzapreti al ragù, unitamente al coniglio al forno, altro cavallo di battaglia della cucina del ristorante dell’agriturismo, ai cui titolari, a fine serata, Antonio Gaddoni ha consegnato il gagliardetto dell’Accademia e la vetrofania.

L’occasione giusta, quindi, per consegnare anche il meritato riconoscimento ai fondatori del Pastificio Bettini. Già gestori di un negozio di alimentari, Maria Camaggi ed il marito Grazian oBettini hanno avviato l’attività di produzione di pasta fresca al dettaglio poco meno di trent’anni fa, prima in via  Selice, ed ora invia Cavour, riuscendo nel tempo a crescere e farsi conoscere eapprezzare anche da rinomati ristoranti del territorio, come il San Domenico, ed anche da una società di catering fornitrice dei Gran premi di Formula Uno nel mondo e degli Internazionali dit ennis di Roma. Tanto da ricevere encomi da chef del calibro di Valentino Marcattilii e Massimo Bottura, tanto per fare qualche nome. (r.cr.)

L”articolo è su «sabato sera» del 24 ottobre

La delegazione imolese dell'Accademia italiana  della cucina ha premiato il Pastificio Bettini
Cronaca 22 Settembre 2019

Cene stellate per lo chef del San Domenico Max Mascia al Gp di F1 di Singapore

C”è anche lo chef stellato Max Mascia del San Domenico al Gran Premio di F1 di Singapore che scatterà, alle ore 14.10 (orario italiano), con la Ferrari di Leclerc in pole position. Mascia rimarrà fino a domani, lunedì 23, e in questi giorni ha preparato cene per tanti personaggi famosi che, da ogni parte del mondo, sono arrivati in questo angolo di Oriente per vedere da vicino i bolidi a quattro ruote sfrecciare in uno dei circuiti più suggestivi al mondo dove la gara si svolge in notturna.

La brigata del San Domenico cucina nella Lounge principale del circuito assieme al 2 stelle gapponese Takagi Kazuo da Kyoto e al portoghese Tiago Bonito del Ristorante Largo do Paco, una stella Michelin. I tre chef stellati cucinano ogni giorno per 2500/3000 persone, tra sportivi, vip, giornalisti, grandi gourmet e appassionati di sport. «Proponiamo la nostra cucina per un pubblico internazionale – commenta Mascia, cercando di portare Imola, l’Emilia Romagna e l’talia in giro per il mondo.Siamo ambasciatori delle nostre tradizioni e del nostro territorio in una delle piazze più stimolanti e interessanti del mondo».

Impossibile non rivolgere un pensiero all”autodromo di Imola. «Essere parte di un gran premio per un imolese è un’emozione particolare – prosegue -. Il suono dei motori delle Formula 1 sono nel mio sangue e nei miei ricordi di bambino e di ragazzo. Rappresentare Imola durante un gran Premio è sicurante un’emozione particolare. Non c’è bisogno di dire che il tifo sarà per la Rossa e nel mio caso per la rivelazione del mondiale Leclerc. La speranza è quella di riavere in riva al Santerno un evento così importante e prestigioso. L’autodromo è una risorsa per tutta la nostra città e deve vivere il più possibile». (d.b.)

Nella foto: lo chef stellato Max Mascia del San Domenico al Gp di Singapore

Cene stellate per lo chef del San Domenico Max Mascia al Gp di F1 di Singapore
Economia 18 Settembre 2019

Gli imbutini brevettati dall'ozzanese Flavia Valentini conquistano la grande distribuzione

E alla fine gli imbutini sono spuntati sugli scaffali della grande distribuzione. Il formato di pasta inventato e brevettato dall’ozzanese Flavia Valentini ce l’ha fatta. L’avevamo «lasciato» in uno stand gastronomico alla Fiera della Centonara, poi si era timidamente affacciato in un forno di Ozzano, ma da qualche giorno eccolo apparire in confezioni da 250 grammi nel banco frigo del Conad di via Mazzini, sempre in quel di Ozzano. Oltre la tipologia fatta con il normale impasto all’uovo (da galline allevate a terra), c’è anche la versione con l’ortica.

La favola dell’imbutino è partita con Flavia Valentini, 60 anni, di mestiere coordinatrice infermieristica con la passione per la cucina, che un giorno trova uno strano tagliapasta in un mercatino degli oggetti usati. All’improvviso l’idea: una semplice piega ed ecco che viene fuori un imbutino. Nessun ripieno ma un goloso spazio vuoto, che si presta ad ospitare qualsiasi sugo. Due anni fa Flavia viene messa in contatto con Luca Tommasi, progettista e titolare di uno studio tecnico ad Argelato, «Cad Project», che disegna e costruisce macchine automatiche. La sua invenzione culinaria l’entusiasma.

Fatta la macchina occorre un laboratorio che produca il nuovo formato di pasta in quantità. E qui veniamo all’oggi. «Mi sono rivolta alla Cna di Bologna per mettermi in contatto con delle aziende produttrici di pasta– racconta Flavia –. A Minerbio ho trovato il laboratorio L’arte della pasta Srl che ha adottatola nostra macchina inserendola nella propria linea di produzione».

Il modello degli imbutini è depositato presso la Uami, l’agenzia con sede ad Alicante, in Spagna, competente a livello europeo per la registrazione di marchi, disegni e modelli. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 12 settembre

Nelle foto: Flavia Valentini e un piatto di imbutini

Gli imbutini brevettati dall'ozzanese Flavia Valentini conquistano la grande distribuzione
Cronaca 10 Settembre 2019

Noi emigranti, la storia del castellano Paolo Mazzini ora chef di successo nella città giapponese di Yokohama

L’emigrazione dall’Italia per cercare fortuna altrove è un tema di grande attualità, ieri come oggi. Le storie moderne, ovviamente, differiscono da quelle di inizio Novecento, ma ad accomunarle vi è la spinta verso un cambiamento in meglio, ovunque sia. L’essere umano, del resto, è da sempre un animale che migra in cerca di condizioni di vita migliori.

Partito nel 1996 da Castel San Pietro Terme alla volta di Perth, la capitale dell’Australia occidentale, per imparare l’inglese, l’allora venticinquenne Paolo Mazzini non ha mai fatto ritorno. Grazie alla formazione come cuoco conseguita all’istituto alberghiero di Riolo Terme e alle precedenti esperienze maturate in Italia, per lui trovare lavoro all’estero non è stato difficile perché, come è noto, la cucina italiana è molto apprezzata pressoché ovunque nel mondo. Oggi il castellano vive in Giappone, a Yokohama, dove si è trasferito dopo due anni dalla prima partenza. «In Giappone ci sono ottimi ristoranti italiani – racconta -. Io ho lavorato come chef in diverse cucine, fra cui all’International hotel di Yokohama per otto anni. Poi nel 2012 sono stato coinvolto nella nuova apertura del ristorante Leone Marciano (il leone di San Marco), sempre a Yokohama, e insieme al titolare giapponese mi sono occupato di tutto, dall’arredamento ai menù proposti, che spaziano nella cucina italiana, da nord a sud. Produciamo tutto noi, dalla pasta fresca rigorosamente al matterello al pane, dai grissini alla focaccia, dai dolci al gelato».

Alcuni piatti del menu? Strozzapreti romagnoli alla salsiccia e tagliatelle alla bolognese, bagnacauda e trippa alla romana, secondi di terra e di mare ma anche formaggi. Fra i dolci tiramisù e cassata siciliana. Non manca il caffè espresso, servito per 500 yen, circa 4 euro. Un menù completo costa una sessantina di euro bevande escluse (i vini della carta sono ovviamente italiani). «Il mio sogno nel cassetto è quello di aprire una piccola trattoria come quelle bolognesi di una volta – racconta – dove l’oste si sedeva con gli ospiti per chiacchierare fino a tarda notte. Qui in Giappone la burocrazia è molto più semplice di quella italiana e magari in futuro potrebbe capitare la giusta occasione». Per il momento Mazzini non pensa all’Italia, se non talvolta per le vacanze. «Magari un giorno, quando sarò vecchio – conclude -, potrei anche decidere di tornare». (mi.mo.)

Noi emigranti, la storia del castellano Paolo Mazzini ora chef di successo nella città giapponese di Yokohama
Economia 19 Marzo 2019

I fiori in cucina, usanza contadina che si sta riscoprendo, gusto oltre l’estetica

Nelle nostre cucine sono sempre più presenti i fiori edibili o commestibili, che fanno anche bene alla nostra salute perché ricchi di proteine, vitamine e oli essenziali, insomma, arricchiscono il piatto e non solo dal punto di vista estetico. «Ogni fiore, un odore, un sapore» racconta Katia Fava, titolare del ristorante Fava di Casola Valsenio, uno dei pochi che propone fiori nei menù. «Adesso il mercato la sta riscoprendo ma questa è una usanza contadina – ci ricorda Fava -. Nelle cucine povere si riempiva il piatto dei fiori di cardo, di carciofo e di zucchina. Nelle pietanze della cucina ricca il fiore abbelliva». I fiori, dunque, come ingredienti chiave di una cucina che punta al contatto più stretto con la natura come fonte di benessere e che risponde anche alla crescente domanda vegetariana e vegana.   

Proprio a Casola Valsenio, nel maggio dello scorso anno, si è svolta la 18ª edizione di “Erbe in fiore”, la manifestazione dedicata alla cultura verde e nei ristoranti molti menù proponevano piatti a base di fiori ed erbe eduli primaverili. E quest’anno si replica ma con un appuntamento ulteriore il 4 maggio, grazie all’iniziativa “Io pascolo ovunque”, un progetto nato nel 2018 dalla collaborazione tra il Giardino officinale e l’alberghiero Artusi di Riolo Terme. «Chi vorrà – anticipa Sabrina Ancarani, docente della scuola che prepara i futuri attori di cucine e sale di ristoranti – potrà passeggiare nel Giardino di Casola, scegliere una pianta, raccoglierla e portarla in cucina per scoprirne la provenienza, virtù e ricette». 

Uno tra i più importanti enti italiani di ricerca sull’agroalimentare, il Crea di Sanremo, sta conducendo un progetto per studiare specie floricole da destinare all’utilizzo sui fornelli. L’immissione in commercio di un nuovo fiore edibile, infatti, non è così semplice e passa attraverso diversi step. Entro il 2020 il Crea conta di poter aver concluso l’iter di riconoscimento per altri quaranta fiori edibili quindi l’offerta diventerà maggiormente varia e diversificata.  

Ma le ricerche vorrebbero regalarci molto di più. Alcuni fiori potrebbero avere anche un’attività anti-diabetica ed essere utilizzati in campo sanitario, oltre che nutrizionale. (al.gi.) 

Altri particolari nell’articolo su “sabato sera” del 7 marzo.

Nella foto: alcuni piatti a base di fiori proposti dal ristorante «Fava»

I fiori in cucina, usanza contadina che si sta riscoprendo, gusto oltre l’estetica
Cultura e Spettacoli 19 Ottobre 2018

Maria Pia Timo a Medicina tra storie di donne di ieri e di oggi e ricette in cucina

Storie di donne e di cucina, storie di luoghi e di ricordi. Storie che diventano universali e attraversano il tempo e le generazioni. Maria Pia Timo porta in scena alla Sala del Suffragio di Medicina sabato 20 ottobre alle 21.15 Doppio brodo. Manuale di una donna imperfetta con cui si apre la rassegna di prosa curata da Eclissidilana. L”attrice faentina, a cui sabato sera è molto legato poiché ha lavorato a lungo nella cooperativa Bacchilega che edita il settimanale, insieme al coautore Roberto Pozzi ha creato uno spettacolo in cui si ride molto e ci si commuove molto, guidati dai sapori di una cucina che è anche cuore delle donne. E, in scena, c”è spazio anche per un tagliere, un matterello e tanta farina…

«È uno spettacolo che amo molto, sono contenta di proporlo spesso in giro, perché sta andando molto bene», afferma l”attrice faentina.

Racconti storie di vita romagnola, interpretando la tipica arzdora, ma in realtà si tratta di ricordi condivisi anche oltre regione.

«Parto da una matrice regionale per assolutizzarla. I racconti delle mamme o delle nonne che porto in scena sono storie raccontatemi da donne romagnole ma comuni a mamme o nonne di altre parti d”Italia: possono cambiare i particolari, invece della piadina avere lo gnocco fritto tanto per dire o invece di raccogliere erbe spontanee in montagna cercare le vongole al mare, ma il sentimento è uguale».

Lo spettacolo parte proprio da vita vissuta, dai racconti di alcune signore che hai conosciuto e intervistato per la tua trasmissione tv La Vespa Teresa e il libro omonimo.

«Sì, c”era tantissimo materiale che non avevamo usato e che si sarebbe disperso e mi piangeva il cuore, perché erano storie coinvolgenti, emozionanti, commoventi, di guerra e difficoltà, di fatica e di unione,per cui io e Roberto Pozzi abbiamo pensato di costruirvi attorno uno spettacolo teatrale che si muovesse in cucina e tra le ricette e che unisse anche dei pezzi contemporanei che parlano dell’oggi, mostrando le differenze tra cosa vuol dire occuparsi della casa e della famiglia oggi o allora con quelle storie. Lo spettacolo diventa così  anche divertente e buffo, fa molto ridere oltre che emozionare».

Si emozionano sia le persone che hanno l”età delle signore di cui parli che le loro nipoti.

«Sì, chi ha vissuto quelle cose in una realtà che poi è solo l”altro ieri ci si riconosce molto. Ma anche i nipoti che risentono i racconti delle nonne o scoprono un modo di vivere diversissimo, lontano eppure che è ancora qui, si sente perché ha impregnato la loro storia. I nipoti sono interessati, mi hanno fermato spesso commossi. Poi, come dicevo, lo spettacolo è divertente ma i racconti danno una matrice malinconica e in alcuni punti in cui si parla della guerra e dei suoi drammi drammatica ho sentito soffiare dei nasi in sala…». (s.f.)

Sabato 20 ottobre, ore 21.15, sala del Suffragio, via Libertà 60. Biglietto 8 euro, ridotto 6. Info e prenotazioni: 333/9434148.

L”articolo completo è sul «sabato sera» in edicola da giovedì 18 ottobre

Nella foto Maria Pia Timo

Maria Pia Timo a Medicina tra storie di donne di ieri e di oggi e ricette in cucina

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