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Economia 13 Maggio 2021

Concorsi, 12 nuovi bandi per 715 posti di lavoro presso enti pubblici dell’Emilia Romagna

Agenti di polizia locale, tecnici per la protezione civile, personale amministrativo. In tutto sono 715 i posti previsti dai 12 nuovi concorsi varati dalla Regione Emilia Romagna insieme ad agenzie regionali e Comuni, per proseguire e completare le assunzioni previste per il triennio 2019-2021. Le domande per partecipare alle selezioni vanno presentate in via telematica entro venerdì 11 giugno, alle ore 13, sul portale Lavorare in Regione.

Una stima sui potenziali iscritti fissa in oltre 20 mila unità il numero candidati, che si cimenteranno con le diverse selezioni. L’avvio delle assunzioni in Regione e negli altri enti, da Piacenza a Rimini, è previsto tra ottobre e dicembre 2021. Si tratta inoltre della prima generazione di «concorsi digitali»: per nove di questi, preselezioni e prove scritte si svolgeranno on line, a distanza. I candidati, in buona parte dei casi, dovranno quindi possedere Pec, Spid e firma digitale. (lo.mi.) 

Nella foto: la sede della Regione Emilia Romagna (foto Fabrizio Dell’Aquila)

Concorsi, 12 nuovi bandi per 715 posti di lavoro presso enti pubblici dell’Emilia Romagna
Cronaca 2 Maggio 2021

Ecco il progetto «Aemilia» per i viaggiatori che vogliono esplorare la «spina dorsale della regione»

Da 2.200 anni è uno dei tratti distintivi di un’intera regione. Non solo via di comunicazione, ma imprescindibile punto di riferimento per tutti i cittadini dell’Emilia Romagna, da Rimini fino a Piacenza, dalla costa adriatica fin quasi al confine con la Lombardia. Parliamo della via Emilia, l’antica strada romana che fu fatta costruire, nel 187 a.C., dal console Marco Emilio Lepido, dal quale prese il nome, per poi trasmetterlo parecchi secoli dopo alla regione che taglia praticamente in due.

Proprio la via Emilia è il perno del progetto «Aemilia», una via lunga 2.200 anni, ideato dai consoli del Touring Club dell’Emilia Romagna per aiutare i viaggiatori ad esplorare tutto quello che di bello ruota intorno alla «spina dorsale della regione», per dirla con le parole di Fabrizia Fiumi, console del Touring di Imola. La stessa Fiumi ha partecipato insieme ai colleghi alla redazione dei contenuti del progetto, che si articola in sei tappe: la prima da Rimini a Forlì, la seconda, comprendente anche la parte imolese, da Forlì ai resti della città romana di Claterna, mentre la terza è tutta incentrata sulla città di Bologna. (mi.ta.)

Approfondimenti su «sabato sera» del 29 aprile.

Nella foto: la seconda mappa da Forlì a Claterna 

Ecco il progetto «Aemilia» per i viaggiatori che vogliono esplorare la «spina dorsale della regione»
Cronaca 30 Aprile 2021

Coronavirus, continua la battaglia dei gestori delle piscine: «Decreto riaperture da rivedere»

Continua in Emilia Romagna la battaglia dei gestori delle piscine per arrivare ad un quadro delle riaperture che consenta la sopravvivenza economica degli impianti natatori della regione, in gran parte pubblici e gestiti da associazioni e società sportive.

Alla luce delle indicazioni contenute nel nuovo decreto sulle riaperture rimangono infatti dubbi sull’attività al coperto (consentita dal 15 maggio), per cui non ci sono indicazioni normative, e sui 10 metri quadrati di distanza fra gli utenti per le piscine all’aperto ipotizzati (mentre i protocolli attuali ne raccomandano 7). Norme che rendono impossibile la sostenibilità economica di impianti di prossimità, a costi bassi, che garantiscono salute e danno lavoro, in un ambiente ostile al Coronavirus per l’alto livello di misure di igienizzazione da sempre messe in campo. Per questo motivo Uisp Emilia-Romagna ha coordinato un tavolo di lavoro sull’impiantistica natatoria raccogliendo la voce di 65 impianti, tra cui Ortignola gestita da Deai srl Imola, Ozzano e Castel San Pietro (curiosamente però non Medicina) in rappresentanza del 60% degli impianti coperti in regione.

«Sono 147 le piscine di proprietà degli Enti Locali in Emilia-Romagna; di queste 81 sono le piscine pubbliche coperte. A causa del Covid-19, non possiamo svolgere la nostra attività e molte Amministrazioni Comunali proprietarie degli impianti sono restie a rinegoziare un piano economico-finanziario che dovrebbe essere assicurato dall’Ente, non rientrando la pandemia nel rischio d’impresa, come definito dalle normative vigenti – si legge nel documento sottoscritto da tutti i gestori -. Dietro alle nostre società di gestione, società sportive e associazioni ci sono persone che hanno fatto di questa difficile missione il loro lavoro, si sono indebitati, hanno investito per migliorare la qualità del servizio. Stiamo parlando di 1.500 lavoratori fissi più un migliaio di stagionali estivi, e di oltre 5 mila istruttori e allenatori che collaborano per assicurare la continuità del servizio e sono cittadini, al pari di tutte quelle persone che godono delle attività sportive fruibili nei nostri impianti. La gestione delle piscine pubbliche si basa storicamente su tariffe basse con un numero elevato di frequentatori, a fronte di costi fissi molto elevati ma soprattutto poco comprimibili e un’altrettanto elevata complessità gestionale, legata al mantenimento di scrupolosi protocolli sanitari. Questa situazione, impattando con i problemi e le chiusure derivanti dalla pandemia, ha portato l’intero comparto ad una crisi drammatica: sulla base dei dati raccolti possiamo stimare che la perdita per l’intero comparto delle piscine pubbliche coperte si aggiri nel 2020 su circa il 40% in meno del fatturato dell’anno precedente e che, negli ultimi 6 mesi di lockdown, da novembre 2020 ad aprile 2021, esploda al 90% in meno. Il disavanzo medio per ogni impianto in questi 14 mesi di pandemia è pari a centinaia di migliaia di euro. In questi 14 mesi ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo apportato significative modifiche per rendere i nostri impianti sicuri, abbiamo studiato i protocolli e interloquito con le istituzioni. Abbiamo usufruito degli esigui ristori (meno dell’1% per chi è stato fortunato) e abbiamo accumulato debito. Noi chiediamo che la riapertura degli impianti sia definita da protocolli di buon senso che garantiscano sicurezza e sostenibilità economica (è ingestibile economicamente aprire un impianto al 30% della sua capienza e con 10 metri quadrati di distanza fra ogni utente) e accompagnata da detrazioni fiscali, sgravi su utenze, blocco delle accise, imposte differite e da una norma che vincoli i Comuni a ridefinire con i gestori i piani economici finanziari con allungamento convenzione e ridefinizione dei costi. Se non si verificassero le condizioni che abbiamo elencato, non avremo alternative e saremo costretti a restituire gli impianti ed esigere la restituzione degli investimenti fatti. Così, invece di discutere di riaperture e di progressivo ritorno alla normalità, nel nostro caso si discuterà di chiusure definitive e di impianti natatori pubblici destinati a diventare cattedrali nel deserto, luoghi non più sede del benessere delle persone ma cimiteri dell’incuria e dell’abbandono». (r.cr.)

Nella foto: la piscina comunale di Castel San Pietro

Coronavirus, continua la battaglia dei gestori delle piscine: «Decreto riaperture da rivedere»
Cronaca 23 Aprile 2021

Coronavirus, dal 26 aprile l'Emilia Romagna torna gialla. Le novità su spostamenti, scuole, bar, ristoranti, sport e spettacoli

Da lunedì 26 aprile l’Emilia Romagna tornerà in zona gialla. A deciderlo il ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia. Decisivi l’indice Rt in discesa, il drastico calo dei contagi registrato negli ultimi giorni e l’accelerazione della campagna vaccinale.

Dopo due mesi in cui il nostro territorio ha oscillato tra arancione scuro, rosso e, infine, arancione, ora si torna al giallo e, con il decreto legge Riaperture del Governo Draghi, caleranno le restrizioni. «Bisogna responsabilizzare le persone e le riaperture non vanno viste come un liberi tutti – ha sottolineato il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, durante la consueta conferenza stampa sull’andamento dell’epidemia».

Come già accaduto altre volte in questi mesi il decreto legge ufficiale presenta delle differenze rispetto a quanto annunciato e anticipato, in particolare sulle visite ad amici e parenti e sulla possibilità di pranzare al chiuso nei ristoranti. Questa la sintesi del decreto pubblicato e quindi in vigore:

Spostamenti. Dal 26 aprile sono consentiti gli spostamenti tra le Regioni diverse nelle zone bianca e gialla. Per le persone munite della «certificazione verde» (pass), sono consentiti gli spostamenti anche tra le Regioni e le Province autonome in zona arancione o zona rossa.

Pass (certificazione verde). Attesta la sussistenza di una di queste condizioni: avvenuta vaccinazione (validità 6 mesi), avvenuta guarigione dal Covid (validità 6 mesi) oppure effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido negativo (validità 48 ore).

Visite a parenti e amici. Dal 26 aprile al 15 giugno in zona gialla è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata una volta al giorno, dalle 5 alle 22, a quattro persone oltre a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. Le persone che si spostano potranno portare con sé i figli minori di 18 anni e le persone con disabilità o non autosufficienti conviventi. Lo stesso spostamento, con uguali limiti di orari e numero di persone, è consentito in zona arancione ma solo all’interno dello stesso comune. Non sono consentiti spostamenti verso altre abitazioni private abitate nella zona rossa.

Scuola e università. Dal 26 aprile e fino alla fine dell’anno scolastico è assicurata la presenza in classe anche nelle scuole superiori. La presenza è garantita in zona rossa dal 50% al 75%. In zona gialla e arancione dal 70% al 100% (QUI LA SITUAZIONE A IMOLA). Per quanto riguarda le università, nelle zone gialle e arancioni dal 26 aprile al 31 luglio le attività si svolgono prioritariamente in presenza.

Ristoranti e bar. Dal 26 aprile in zona gialla sono consentite le attività dei servizi di ristorazione con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, a pranzo e a cena fino alle 22. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati. Inoltre, dal 1° giugno, nella zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione, sono consentite anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle 5 fino alle 18.

Spettacoli. Dal 26 aprile in zona gialla gli spettacoli aperti al pubblico in teatri, sale da concerto, sale cinematografiche, live club e in altri locali o spazi anche all’aperto sono svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale. La capienza consentita non può essere superiore al 50% di quella massima autorizzata e il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 1.000 per gli spettacoli all’aperto e a 500 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala.

Manifestazioni sportive. Dal 1° giugno in zona gialla sono aperte al pubblico le manifestazioni e gli eventi sportivi di livello agonistico riconosciuti di preminente interesse nazionale con provvedimento del Coni e del Comitato paralimpico. La capienza consentita è pari al 25% di quella massima autorizzata e comunque non superiore a 1.000 spettatori per gli impianti all’aperto e 500 al chiuso.

Fiere, convegni e congressi. Dal 15 giugno in zona gialla è consentito lo svolgimento in presenza delle fiere. Dal 1° luglio, dei convegni e dei congressi.

Piscine, palestre e sport  di squadra. Dal 26 aprile in zona gialla è consentito lo svolgimento all’aperto di qualsiasi attività sportiva, anche di contatto. Dal 15 maggio riaprono le piscine all’aperto. Dal 1° giugno riaprono le palestre.

Centri termali e parchi tematici. Dal 1° luglio in zona gialla sono consentite le attività nei centri termali e possono riaprire i parchi tematici e di divertimento. (gi.gi.)

Foto d”archivio (Isolapress)

Coronavirus, dal 26 aprile l'Emilia Romagna torna gialla. Le novità su spostamenti, scuole, bar, ristoranti, sport e spettacoli
Economia 10 Aprile 2021

Emilia Romagna in zona arancione, il commento del segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana Amilcare Renzi

Da lunedì 12 aprile l’Emilia Romagna tornerà in zona arancione. Zona rossa o zona arancione, però, le chiusure per le attività della ristorazione restano. «Certo dal punto di vista emozionale il passaggio in zona arancione è importante, è il segnale che le cose vanno meglio e che proseguendo così, mantenendo vive tutte le attenzioni e le misure di sicurezza previste e con l’avanzare della campagna di vaccinazione, si può sperare di aver imboccato la strada verso la ripartenza. Bene la riapertura delle attività di servizio alla persona (parrucchieri, barbieri, estetiste, ecc.). Ma se guardiamo ai nostri operatori della ristorazione nulla cambia», afferma Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana.

Anche per questo Confartigianato ha raccolto il grido di allarme di questi operatori e, di concerto con le altre Associazioni di categoria, ha redatto a livello nazionale un documento contenente le «Proposte per la riapertura delle attività di ristorazione» che è stato inviato al ministro della Salute, Roberto Speranza, al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti e al ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli. «Sono mesi che i nostri operatori sono in sofferenza. Tra imprenditori e semplici cittadini serpeggia la stanchezza per una situazione che sembra non avere fine – continua Renzi -. Fin dall’inizio della pandemia abbiamo sempre rispettato tutti i protocolli di sicurezza. Sono stati fatti investimenti per garantire i distanziamenti e la salute dei clienti. Nonostante ciò sono mesi che queste attività sono chiuse. Non si può vivere di solo asporto o di consegne a domicilio. In questi mesi abbiamo raccolto il loro grido d’allarme, trasmettendolo a qualsiasi livello. Il documento rappresenta un punto di partenza per giungere quanto prima alla riapertura delle attività. I nostri operatori sono in grado di garantire i massimi livelli di sicurezza per i loro clienti. Le autorità preposte facciano i controlli e si sanzioni chi esce dalla legalità e mette a rischio il prossimo, ma si proceda quanto prima verso un piano di riaperture, perché la salute è importante ma lo è anche la tenuta sociale. Due cose legate fra loro più di quanto appaia». (r.e.)

Nella foto: Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana

Emilia Romagna in zona arancione, il commento del segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana Amilcare Renzi
Cronaca 9 Aprile 2021

Coronavirus, dal 12 aprile l’Emilia Romagna tornerà arancione. Le novità rispetto alla zona rossa

Da lunedì 12 aprile, l’Emilia Romagna tornerà in zona arancione. A deciderlo il Ministro della Salute, Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia. Decisivi l’indice Rt in discesa, il drastico calo dei contagi registrato negli ultimi giorni e l’accelerazione della campagna vaccinale.

A differenza della zona rossa, quindi:

Negozi e centri commerciali. Tutti i negozi potranno restare aperti, senza limitazioni alle categorie di prodotti acquistabili, compresi barbieri, parrucchieri ed estetisti. Supermercati ancora con le serrande abbassate nei festivi e prefestivi.

Scuola. Tornano in classe anche gli alunni di seconda e terza media e quelli delle superiori, ma questi ultimi in presenza solo al 50% (questa l”indicazione dell”Ufficio scolastico regionale per la settimana tra il 12 e il 18 aprile).

Spostamenti. Ora è possibile muoversi liberamente all’interno del proprio Comune di residenza, mentre per uscire dai confini è necessaria l’autocertificazione. Sempre concesso spostarsi verso casa di amici e parenti (fino a 2 persone con eventuali minori under 14 o disabili massimo una volta al giorno tra le ore 5 e le ore 22) ma solo dentro il comune. Torna però la deroga che consente di muoversi dai comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti per una distanza non superiore a 30 km, quindi eventualmente anche in un’altra regione o provincia, ma senza la possibilità di raggiungere i capoluoghi di provincia.

Sport. L’attività motoria e quella sportiva di base restano consentite in centri e circoli sportivi esclusivamente all”aperto, compresi parchi pubblici. Concesso raggiungere strutture sportive (come i campi da tennis) non presenti nel proprio comune.

Infine, sempre chiusi bar e ristoranti (permesso asporto e consegna a domicilio), cinema, teatri, piscine e palestre. Non concesso organizzare eventi come sagre e fiere. Nessuna novità sulle seconde case, sempre raggiungibili anche fuori regione indipendente dal colore. (da.be.)

IL TESTO DELL’ORDINANZA

Foto Isolapress

Coronavirus, dal 12 aprile l’Emilia Romagna tornerà arancione. Le novità rispetto alla zona rossa
Economia 9 Aprile 2021

Export Emilia-Romagna, persi circa 5,5 miliardi di euro. L’analisi del Centro studi regionale di Confartigianato

Il Centro studi di Confartigianato Emilia-Romagna ha prodotto un’analisi su come la pandemia abbia influito sulle esportazioni delle piccole e medie imprese emiliano-romagnole. Se il dato 2019 chiudeva con un fatturato di 65 miliardi di euro, nel 2020 il calo è stato di quasi 5,5 miliardi. per un totale annuo pari a 59,6 miliardi. Un -8,4% suddiviso in proporzione sui mercati Ue ed extra Ue.

Nel dettaglio, mobili e prodotti alimentari sono gli unici settori che in qualche modo hanno tenuto sul fronte export Emilia-Romagna. Con segno meno tutti gli altri: manifattura, tessili, articoli in pelle e abbigliamento. «Gran parte del made in Italy paga un pesante dazio sul fronte della crisi dovuta ad una pandemia che si sta trascinando da oltre un anno – sottolinea Davide Servadei, presidente Confartigianato Emilia-Romagna -. Se escludiamo il settore dei mobili e dei prodotti alimentari tutto il resto viaggia con il segno meno. Siamo preoccupati perché abbiamo dei territori con perdite ben superiori al 10% per arrivare al -18,2% del ferrarese. A maggior ragione se teniamo conto che sono questi i settori, in particolare food, moda, legno e mobili, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria, nei quali l’occupazione nelle micro e piccole imprese supera il 60%».

I settori che mostrano più sofferenza, con perdite oltre il 10%, sono quelli dei prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature), computer e prodotti di elettronica e ottica, articoli in pelle, articoli di abbigliamento, prodotti della metallurgia. A parziale compensazione vi è però il dato positivo delle esportazioni verso la Cina. Se consideriamo che verso quel paese viaggia il 3,6% del totale export manifatturiero made in Emilia-Romagna (3,2% tenendo conto solo delle Mpi), nel 2020 vi è stato un +5,1% rispetto al 2019. Che arriva al +10,3% se si considera il totale export dei settori a maggioranza Mpi made in Emilia-Romagna. «E’ chiaro da questi numeri che, pur in presenza di alcuni segnali positivi, non sarà facile recuperare le posizioni e i fatturati persi in questo periodo. Servono interventi strutturali urgenti per rilanciare i settori di punta del made in Italy nel mondo e per riposizionare le nostre imprese sui mercati internazionali in una logica di filiera» conclude il presidente Servadei. (r.e.)

Nella foto: il presidente di Confartigianato Emilia-Romagna, Davide Servadei

Export Emilia-Romagna, persi circa 5,5 miliardi di euro. L’analisi del Centro studi regionale di Confartigianato
Economia 8 Marzo 2021

Imprese e pandemia, nel 2020 i posti di lavoro persi riguardano al 90% le donne

La pandemia ha fortemente penalizzato il lavoro femminile. I numeri mostrano come la tendenza positiva, registrata negli ultimi 26 anni, si sia arrestata di colpo con l’arrivo del Coronavirus. Secondo la rilevazione Istat di fine anno i posti di lavoro persi nel 2020 in Italia riguardano per oltre il 90% le donne. L’analisi del Centro studi di Confartigianato Emilia-Romagna non fa che confermare queste tendenze. I dati al III trimestre 2020 indicano 25 mila donne occupate in meno in regione, metà delle quali lavoratrici indipendenti: 13 mila in meno nel periodo luglio-settembre 2020 rispetto allo stesso periodo 2019, pari ad un calo del -8,2%. Sono 13 mila in meno anche le lavoratrici dipendenti, pari ad un calo del -1,7%.

«La pandemia, oltre ad aver provocato la chiusura di attività che erano in buona salute, ha generato un calo significativo di fatturato in quelle rimaste aperte – afferma Emanuela Bacchilega, presidente del Gruppo donne impresa di Confartigianato Emilia-Romagna -. Confrontando il numero di imprese artigiane registrate nel 2020 rispetto a quelle del 2019 si rileva una maggiore difficoltà, per calo più accentuato, da parte di imprese artigiane gestite da giovani, imprese gestite da donne di nazionalità italiana e di imprese attive nel settore manifatturiero e dei servizi alle persone. Questa differenza è dovuta, in gran parte, ai problemi legati alla gestione dei figli e dei familiari. Le imprenditrici, e il loro fatturato, hanno pagato questo impegno supplementare e la mancanza di servizi adeguati». (da.be.)

Nella foto: Emanuela Bacchilega, presidente del Gruppo donne impresa di Confartigianato Emilia-Romagna

Imprese e pandemia, nel 2020 i posti di lavoro persi riguardano al 90% le donne
Economia 8 Marzo 2021

Confcooperative Emilia Romagna, l’imolese Luca Dal Pozzo nuovo vicepresidente con delega all’intersettorialità

E’ Luca Dal Pozzo è il nuovo vicepresidente di Confcooperative Emilia Romagna con delega all’intersettorialità. La nomina è stata approvata all’unanimità nel corso dell’ultimo consiglio regionale dell’Organizzazione regionale, svoltosi nei giorni scorsi in modalità online. Dal Pozzo (che prende il posto di Daniele Ravaglia, presidente di Confcooperative Bologna) affiancherà gli altri vicepresidenti regionali Luca Bracci (delega al riordino territoriale) e Anna Piacentini (formazione e innovazione).

Cinquantotto anni, imolese, presidente e amministratore delegato del neonato Gruppo cooperativo sociale Solco Civitas di Imola e Bologna, Dal Pozzo è presidente regionale di Federsolidarietà, la federazione delle cooperative sociali di Confcooperative. «L’intersettorialità rappresenta una delle principali sfide che il movimento cooperativo dovrà affrontare nei prossimi anni, servono progetti concreti e condivisi da avviare nei territori per favorire il dialogo tra cooperative di diversi settori produttivi e dei servizi – dichiara Luca Dal Pozzo –. I cambiamenti sociali ed economici in corso da anni, fortemente accelerati dalla pandemia, ci impongono di ripensare la modalità di fornire risposte alle cooperative, ai soci, alle comunità, in fin dei conti alle persone. Non c’è più un bisogno legato ad un singolo settore, ormai le attività delle nostre cooperative sono sempre più intrecciate tra loro e interessano ambiti diversi. Welfare, servizi, industria, artigianato, abitazione, agroalimentare, cultura, turismo; sono numerosi i settori dove le cooperative intervengono e dove è possibile avviare importanti sinergie. Mi impegnerò a favorire questi percorsi insieme alle Confcooperative territoriali e alle cooperative associate. Il lavoro intersettoriale oltre a livello regionale in cui con le Federazioni collaborano su progettualità di sistema si compie anche sul territorio. Su questo fronte il tema delle alleanze è molto importante. Penso alle altre cooperative e quindi all’Alleanza delle Cooperative, ma anche a quei soggetti economici che condividono con la cooperazione un quadro valoriale e di azione, come gli enti del terzo settore e le imprese coesive». (da.be.)

Nella foto: Luca Dal Pozzo

Confcooperative Emilia Romagna, l’imolese Luca Dal Pozzo nuovo vicepresidente con delega all’intersettorialità
Economia 25 Febbraio 2021

L’Enoteca regionale coordina maxi-progetto di filiera «green» per il comparto vitivinicolo dell’Emilia Romagna

«Legàmi di vite» è il nuovo contratto di sviluppo «green» nel comparto vitivinicolo dell’Emilia Romagna, che prevede interventi per oltre 115 milioni di euro, di cui 81 milioni sul versante ambientale. Il progetto, che vede il coordinamento di Enoteca regionale, è stato presentato al ministero dello Sviluppo economico.

Vi hanno aderito le più importanti realtà regionali cooperative, rappresentative di 12 mila imprese agricole socie, per un totale di 470 mila tonnellate di uva lavorata (il 61% della produzione dell’Emilia Romagna, dato 2019) e di 3.400.000 ettolitri di vino imbottigliato all’anno. Numeri importanti anche sotto il punto di vista occupazionale, con ben 1.232.000 giornate/lavoro agricolo e con circa 2.800 unità impiegate nelle cantine. Le aziende aderenti al progetto sono: Caviro Extra, Caviro, Agrintesa, Cantina Forlì Predappio, Cantina di Carpi e Sorbara, Terre Cevico, Le Romagnole, Medici Ermete, Cantine Riunite & Civ, Enomondo.

Obiettivo del contratto è lo sviluppo di una filiera sostenibile e circolare, anche con la messa a punto di un protocollo ambientale. Tra gli interventi che saranno realizzati in Emilia Romagna, oltre all’ampliamento della capacità produttiva, si prevede la trasformazione di prodotti agricoli del settore vitivinicolo e loro sottoprodotti (circa 67 mila tonnellate/anno derivanti dai processi di vinificazione) in acido tartarico naturale e biocarburanti avanzati, efficientamento energetico nei processi produttivi, riduzioni dei gas effetto serra, riduzione dell’impatto ambientale dei processi, realizzazione e potenziamento di sistemi di depurazione delle acque reflue in uscita dagli stabilimenti (attualmente 560 mila metri cubi/anno di reflui da attività agroalimentare ceduti in depurazione) e miglioramento dei sistemi di confezionamento e di stoccaggio. (lo.mi.)

Nella foto: il modello di economia circolare del progetto «Legàmi di vite»

L’Enoteca regionale coordina maxi-progetto di filiera «green» per il comparto vitivinicolo dell’Emilia Romagna

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