Posts by tag: museo

Cronaca 11 Gennaio 2019

Si cerca un gestore per il museo dell'autodromo, il bando resta aperto fino a lunedì 14 gennaio

Cercasi gestore facoltoso, esperto e affidabile. Così si potrebbe sintetizzare il bando di gara indetto da ConAmi con lo scopo di concedere in affidamento la gestione del Museo multimediale dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari intitolato allo storico organizzatore imolese Francesco Checco Costa. Ormai siamo in dirittura di arrivo, visto che il 14 gennaio alle ore 12 scade il termine per le offerte.

In partenza il canone annuo è di 60 mila euro più Iva, ma essendo oggetto di rialzo, potrà essere incrementato dagli eventuali offerenti, i quali per partecipare dovranno dimostrare di possedere una consistenza economica e finanziaria non inferiore ad un fatturato globale annuo di 400 mila euro. Nonché provate capacità tecniche, ovvero di avere svolto negli ultimi tre anni attività di progettazione e organizzazione di mostre con contenuti culturali.

Ad oggi non è dato sapere esattamente se sono arrivate offerte, però, Stefano Mosconi, direttore di ConAmi, e da giugno scorso responsabile unico del Progetto Museo, afferma: «Ci stono stati diversi sopralluoghi (come indicato nel bando entro il 21 dicembre), quindi un certo interesse. Chi è venuto ha potuto verificare di persona la modernità della struttura, ma non è detto che il sopralluogo si trasformi automaticamente in offerta».

Nel caso malaugurato in cui non arrivassero buste entro la data prestabilita, è previsto un piano B? «No – continua Mosconi -, perché ad oggi non esiste un Consiglio di amministrazione in carica nel ConAmi, non a caso lo stesso bando di gara è stato deliberato dall’Assemblea dei soci». Il Consorzio Ami è il concessionario dell’autodromo per il Comune. «Io sono solo il direttore – ricorda Mosconi -, senza un Cda anche il vincitore del bando potrebbe doverlo decidere l’Assemblea».  

Dal punto di vista economico le cifre in ballo risultano piuttosto impegnative. «Sono frutto di stime scrupolose che hanno tenuto conto del luogo, del suo potenziale e dei contenuti che metteremo a disposizione di chi si proporrà per gestire il Museo – spiega Mosconi -. Tutti gli ambienti sono provvisti di installazioni digitali tecnologicamente avanzate». Anche dal punto di vista tecnico, il vincitore del bando di gara dovrà impegnarsi notevolmente, dovendosi occupare della completa gestione del Museo: dall’allestimento delle mostre, dagli aspetti promozionali a quelli di comunicazione e marketing, dall’organizzazione del personale alla gestione delle biglietterie, dai controlli per la sicurezza al merchandising, per finire alle visite guidate.

«Le normative, come è giusto che sia, prevedono che debba prevalere l’offerta tecnica su quella economica –precisa il direttore di ConAmi -. Nella misura di 80 punti contro i 20 del rialzo economico». Gli aspiranti gestori dovranno presentare due buste: la numero 1 che conterrà l’offerta tecnica e la numero 2 con l’offerta economica. «Prima sarà aperta proprio la numero 1, perché a noi sta a cuore soprattutto il progetto finalizzato a dare identità e continuità al museo Checco Costa» rimarca Mosconi. A parte l’allestimento di mostre occasionali e sporadici avvenimenti legati a presentazioni o cerimonie, però, il Museo non è mai veramente decollato da quella famosa pre-inaugurazione del maggio 2014. (a.d.p.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Si cerca un gestore per il museo dell'autodromo, il bando resta aperto fino a lunedì 14 gennaio
Cronaca 21 Novembre 2018

Sarà ricoperto dalla ciclabile il mosaico appena scoperto nell'antica Claterna. A marzo pronto il museo a Ozzano

Nel cielo di Claterna, oltre ai droni che scattano foto aeree, aleggia una domanda: «Quale futuro attende il sito archeologico?». Non sempre le visioni sono unanimi, anche tra chi ha in mano la progettualità e lo sviluppo del territorio a cavallo tra i comuni di Ozzano e Castel San Pietro, unitamente agli organi periferici del Ministero dei beni culturali. A partire dal passato, dal 2005 in poi, quando Claterna ha vissuto quello che Luca Lelli, sindaco di Ozzano, ha definito il suo «boom economico». Erano gli anni dell’associazione Civitas Claterna, le risorse erano nettamente maggiori, per il semplice fatto che di reperti da considerare ce n’erano meno.

Oggi l’associazione ha cambiato pelle in una forma più snella, diventando il Centro studi Claterna Giorgio Bardella e Aureliano Dondi, ma nel contempo i ritrovamenti iniziano ad essere molti. Non sono più sporadici, messi in fila formano una vera e propria città. E si continua a scavare. Recentemente c’è da annoverare anche un passaggio di consegne avvenuto a giugno al vertice della Soprintendenza archeologica della Città metropo-itana di Bologna (che racchiude anche Modena, Reggio Emilia e Ferrara). Cristina Ambrosini ha preso il posto di Luigi Malnati, andato in pensione.

Ambrosini, bergamasca, dal 2012 lavora in Romagna come project manager nel progetto Città della cultura, poi come dirigente del Servizio politiche culturali, giovanili e sportive del Comune di Forlì. A Ozzano, da quando è stata nominata, è venuta già due volte. In molti ci vedono un segno di discontinuità positiva col passato. Questo perché, come detto, tra le questioni care da tempo agli amministratori e ai cittadini dei due comuni c’è il futuro dell’area di Claterna.

«Non è giunto il momento di mettere a disposizione della collettività il patrimonio archeologico che sta spuntando?» è stata la domanda della stampa. Ozzano si è attivata per trasformare la mostra sulla civiltà di Claterna, allestita da anni all’ultimo piano della biblioteca di piazza Allende, in un museo permanente vero e proprio. A marzo sarà pronto, con un lieve ritardo rispetto alla data di dicembre annunciata in estate.

«Sarà un cambio di paradigma – afferma sicuro il sindaco di Ozzano, Luca Lelli –. Il museo dovrà attenersi ad orari di apertura prestabiliti, ad un adeguamento delle sale e allo sviluppo della parte divulgativa». Tutte operazioni che ad oggi sono costate al Comune 26 mila euro. «Ma siamo certi che non finirà tutto con questo museo – aggiunge Lelli -. La sede naturale per un vero e proprio museo sulla città di Claterna è la “Casa gialla” della Soprintendenza a pochi passi dagli scavi (un vecchio colonico acquistato anni fa dalla Soprintendenza, ndr). Nella nostra fantasia abbiamo già immaginato l’allestimento di percorsi interattivi in 3D per i futuri visitatori» aggiunge Lelli.

Percorsi in grado di ricostruire con immagini e multimedialità il passato della città romana e dare l’illusione di un viaggio nel tempo a grandi e bambini. Esperienze attraverso tablet o applicazioni possibili oggi in molti musei del mondo. «Sembra futuristico, ma la tecnologia per farlo esiste ed è a disposizione» conclude Lelli. Non convince tutti, ad esempio, la scelta di ricoprire il mosaico appena emerso durante i lavori della ciclabile, con la pista stessa. Il ritrovamento, infatti, non ha fermato i lavori della ciclopedonale tra Ozzano e Osteria Grande, sul lato sud della via Emilia, «il tratto ozzanese sarà inaugurato entro dicembre» afferma Lelli. L’opera è costata al comune di Ozzano 290 mila euro, nella cifra sono incluse alcune spese accessorie, come il disboscamento attorno alla famosa «Casa gialla» e l’abbattimento di un fatiscente edificio di servizio.

Il sindaco Lelli ammette di aver ipotizzato, insieme al «collega» Fausto Tinti di Castel San Pietro, una qualche modalità per rendere fruibile o almeno visibile il mosaico: «Avevamo proposto di coprire con un vetro il tratto di pista oppure di deviarlo». Ma la Soprintendenza e gli archeologi hanno risposto picche. «Atti vandalici e intemperie potrebbero danneggiare il mosaico», motiva Saura Sermenghi presidente del «Centro studi Claterna». (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto il mosaico appena riemerso nel sito dell”antica città romana di Claterna

Sarà ricoperto dalla ciclabile il mosaico appena scoperto nell'antica Claterna. A marzo pronto il museo a Ozzano
Cultura e Spettacoli 9 Novembre 2018

All'interno del Baccanale, il Banco d'assaggio porta cento vini in degustazione

Saranno cento i vini protagonisti del XXV Banco d’assaggio dei vini e dei prodotti agroalimentari dell’Imolese, in programma venerdì 9 (ore 18-22), sabato 10 (ore 17-22) e domenica 11 novembre (ore 17-21) al Museo di San Domenico. L’appuntamento propone la degustazione a scelta tra cento etichette in rappresentanza dell’eccellenza dei vini del territorio ed è organizzato dall’amministrazione comunale in collaborazione con Associazione italiana sommeliers Romagna – Delegazione di Imola, associazione Voluptates, Strada dei vini e sapori dei Colli d’Imola, Comitato Doc Colli d’Imola, con la partecipazione dell’Istituto Alberghiero «B. Scappi» di Castel San Pietro. Il visitatore riceverà all’ingresso una sacca e un calice e una scheda con sette coupon al costo di 10 euro. Si potranno pertanto selezionare sette vini da degustare tra i cento presenti in rassegna consultando il carnet di degustazione ove sono elencati tutti i vini, raggruppati per singola cantina.

Nei tre giorni del Banco d’assaggio, all’interno della prestigiosa Sala del capitolo dell’ex convento domenicano sono previste degustazioni guidate di vini presenti in rassegna. In particolare, venerdì 9 novembre alle ore 20.30 ci sarà la presentazione della realtà produttiva e degustazione dei vini della cantina Trapan della città di Pola (Croazia), ospite dell’anno del Banco d’assaggio, sabato 10 novembre alle 19 si darà vita a una degustazione guidata di vini Doc Colli d’Imola tra quelli presenti in rassegna, e domenica 11 novembre alle 18 Marzia Bellino, già concorrente MasterChef Italia, preparerà un dulce de leche mentre alle 18.30 sarà presentato il libro Albana. Una storia di Romagna (Feltrinelli 2018) con gli autori Giovanni Solaroli e Vitaliano Marchi e con degustazione di diverse Romagna Albana prodotte sul territorio della zonazione Doc Colli d’Imola e il dulce de leche in abbinamento a Romagna Albana Passito. La partecipazione alle degustazioni guidate è libera per coloro che partecipano al Banco d’assaggio e si aggiunge alle sette degustazioni previste. Oltre al vino, alcune aziende produttrici locali presenteranno i loro prodotti agroalimentari, proposti anche in forma di degustazione, a pagamento.

Nella foto (di Isolapress) un gruppo di amici al Banco d”assaggio del 2017

All'interno del Baccanale, il Banco d'assaggio porta cento vini in degustazione
Cultura e Spettacoli 14 Agosto 2018

Ferragosto al museo: il 15 agosto a Imola aperti Museo di San Domenico, Rocca e palazzo Tozzoni

Ferragosto al museo. Una bella occasione per gli amanti dell”arte: domani, mercoledì 15 agosto, saranno aperti i Musei civici di Imola, e l”ingresso sarà al costo di solo 1 euro per ognuno. Chi vuole potrà così visitare la Rocca sforzesca con le sue collezioni d”armi e di ceramica, o palazzo Tozzoni, casa-museo che si trova in via Garibaldi e offre una testimonianza palpabile della vita che si svolgeva grazie ad un percorso che scopre i luoghi destinati alla rappresentanza come il salone e gli appartamenti del piano nobile e quelli più privati come la biblioteca e i salotti al piano terra, fino agli spazi domestici come le cucine, le cantine e i cortili con i pozzi e la vasca. Ma anche il Museo di San Domenico, dove si trovano le Collezioni d”arte della città, e quindi collezioni di quadreria, ceramiche, arredi sacri, monete, ma anche sculture contemporanee o, al contrario, antiche campane, e dove è sito anche il Museo Scarabelli di scienze naturali, etnografia e geologia. Nella giornata di Ferragosto i tre luoghi culturali saranno aperti dalle ore 17 alle 21. La Rocca sarà poi aperta, in modo straordinario, anche giovedì 16, venerdì 17, sabato 18 e sabato 25 agosto dalle 10 alle 13, con ingresso a 4 euro (ridotto 3). (r.c.)

Nella foto il Museo Scarabelli

Ferragosto al museo: il 15 agosto a Imola aperti Museo di San Domenico, Rocca e palazzo Tozzoni
Economia 5 Luglio 2018

Teko Telecom, nuova sede e un «museo» in via Emilia a Castello

Nel terreno su cui sorgerà il nuovo stabilimento di Teko Telecom, azienda di telecomunicazioni della multinazionale americana Jma Wireless, c’è già il cartello dei lavori in corso. L’area lungo la via Emilia Levante, in precedenza di proprietà Piana, è di circa 40 mila metri quadri. «Qui – spiega Marco Della Mora, responsabile dell’ufficio legale di Teko Telecom – realizzeremo il nuovo stabilimento produttivo, che dovrà coprire le nostre esigenze di sviluppo e sostituire, ingrandendolo, quello che ora è in due stabili separati: nella sede di proprietà in via Meucci, di circa 3 mila metri quadri, oggi abbiamo la ricerca e sviluppo, mentre in un secondo capannone in affitto in via Emilia Ponente 380, di circa 5 mila metri quadri, abbiamo la parte produttiva. Nella sede lavorano 70 addetti, mentre nel secondo stabile abbiamo circa 110 unità. Non è comunque escluso che, dopo la realizzazione della nuova struttura, sia per noi necessario mantenere anche i siti attuali come ulteriore cassa di espansione».

Gli interventi più importanti riguardano il circuito di Indianapolis, gli stadi di Torino, Milano e Roma, l’aeroporto di Vienna, gli stadi Tottenham a Londra e King Fahd a Riad in Arabia Saudita. La sfida dei prossimi anni sarà il 5G, le tecnologie di quinta generazione che permetteranno prestazioni e velocità ancora più elevate rispetto alle odierne. «Il 5G diventerà di uso comune nel 2020 – dettaglia Della Mora – ma siamo già al lavoro per preparare per tempo le infrastrutture e rendere compatibili gli standard attuali con i requisiti richiesti ovvero un’alta capacità di trasmissione dati, capillarità della diffusione della rete, qualità del servizio molto elevata. Da qui la necessità degli operatori di rivedere e aggiornare le reti, per renderle capaci di sopportare il carico. Il nostro compito è rendere fruibili le tecnologie per gli operatori telefonici, che sono i nostri clienti. La complessità aumenta con l’aumentare delle richieste e una maggior complessità comporta la necessità di investire di più nella ricerca per aumentare competenze e capacità. Ricerca e tecnologia sono per noi elementi imprescindibili per migliorare e rimanere sul mercato».

Anche per questo, l’azienda prevede di creare 260 posti di lavoro entro la fine del 2020. In virtù dei suoi piani di investimento e sviluppo industriale, del valore complessivo di circa 22 milioni e mezzo di euro, Teko Telecom è una delle 14 imprese a cui la Regione ha concesso fondi, nell’ambito di uno specifico bando finalizzato a promuovere ricerca, sviluppo e innovazione in Emilia Romagna. Per Teko Telecom il contributo pubblico è di quasi 2 milioni e 300 mila euro. «La realizzazione del nuovo stabilimento – precisa Della Mora – non rientra tra gli interventi finanziati dalla Regione, ma è funzionale al progetto di ricerca e sviluppo presentato; il piano industriale complessivo, che include l’acquisizione del terreno, la costruzione del nuovo stabile e l’acquisto di impianti e macchinari costituisce un investimento rilevante per il gruppo Jma Wireless».

Se per l’avvio del cantiere del nuovo stabilimento si dovrà attendere il 2019, in una porzione dell’area, invece, sono già cominciati i lavori. «Il nuovo sito ha anche un’area più piccola, di circa 3 mila metri quadri, dove stiamo ristrutturando due caseggiati preesistenti – aggiunge -. Lì vorremmo realizzare un punto d’incontro con i clienti, dedicato alla tecnologia e alla tradizione del territorio. Teko Telecom ha un forte legame con le radici tecnologiche del bolognese, luogo d’origine di Guglielmo Marconi, una delle pietre miliari delle telecomunicazioni, e dell’Università di Bologna. L’idea è dare rilievo al modo in cui la tecnologia più evoluta parta da un legame con il passato, con una ricaduta importante sulla comunità per l’indotto e il numero di addetti che verrà coinvolto».

Un luogo molto simile a un museo, quindi. «Ci piacerebbe fosse aperto al pubblico – conclude – ma d’altro canto non è questa la nostra attività principale. E’ più probabile che tali spazi saranno aperti su richiesta per visite guidate ad hoc e con modalità di accesso ancora da definire. Stiamo ancora valutando questo aspetto. I lavori dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno».(lo.mi.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 28 giugno.

Nella foto (Isolapress): l”area in via Emilia Levante dove «Teko Telecom» realizzerà il nuovo punto d”incontro con i clienti e la nuova sede

Teko Telecom, nuova sede e un «museo» in via Emilia a Castello
Cronaca 3 Maggio 2018

Il museo della Guerra di Castel del Rio acquista un cannone Skoda 100 del 1917

Un nuovo, prezioso pezzo si aggiunge alla collezione del museo della Guerra di Castel del Rio. Si tratta di un cannone Skoda 100, risalente al 1917, che è già stato posizionato proprio davanti a palazzo Alidosi. «Non è un cannone particolarmente raro, ma è un pezzo abbastanza ricercato dai musei e noi siamo felici di essere riusciti ad aggiudicarcelo» spiega il vicepresidente del museo, Valerio Calderoni.

La sua storia copre ben due conflitti mondiali e cambi di fronte. «Durante la seconda guerra mondiale, ad esempio, molti Skoda 100 furono utilizzati dall’esercito tedesco poi passarono in mano italiana – racconta Calderoni -. In realtà, durante il conflitto non furono molto utilizzati dal nostro esercito a causa della mancanza di munizioni. Dopo la liberazione il cannone è rimasto in uso e rimodernato anche per farlo rientrare nei parametri imposti dalla Nato. È stato dismesso nel 1975 ma a Roma ce n’è ancora uno in uso, sul Gianicolo, che spara un colpo a salve ogni mezzogiorno».

Il pezzo esposto a Palazzo Alidosi era destinato alla demolizione, ma con un investimento di alcune migliaia di euro, coperto in parte dal museo e in parte da un benefattore che preferisce restare anonimo, è stato salvato, completamente sabbiato e riverniciato preservando le marcature d’epoca e dell’esercito italiano. Il cannone si va ad aggiungere ai più di duemila reperti del museo della Guerra che però è sempre pronto a ricevere nuove donazioni. «Capita abbastanza spesso che ci vengano donate armi, decorazioni di guerra, ricordi. Noi cerchiamo di preservare tutto e di dargli un contesto, magari facendoci dare la foto del caduto o informazioni sulla sua vita» aggiunge Calderoni.

Il sito del museo della Guerra è stato completamente rinnovato (qui il link) ed è stata inserita una pagina per effettuare donazioni, anche da parte di privati e aziende. Per il momento comunque l’associazione si dice soddisfatta dei risultati ottenuti, il 2017 è stato l’anno con più visitatori, circa 3.490 a fronte di un’apertura di 102 giorni.

re.co.

L”articolo completo su «sabato sera» del 3 maggio.

Nella foto: il cannone Skoda 100 davanti a Palazzo Alidosi

Il museo della Guerra di Castel del Rio acquista un cannone Skoda 100 del 1917

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast