Posts by tag: museo

Cronaca 26 Maggio 2021

Museo civico e pinacoteca nei capannoni della Clt di Medicina

Il museo civico e la pinacoteca di Medicina si trasferiranno nelle ex officine della Cooperativa lavoratori della terra (Clt) di via Licurgo Fava 591. 

Nell’ambito del più generale progetto di riorganizzazione partecipata dei servizi culturali Medicina è tua. Come la vorresti?, che porterà la biblioteca a occupare maggiori spazi all’interno del centralissimo palazzo della Comunità, l’Amministrazione ha individuato una sede più idonea per le proprie collezioni nei capannoni che la Clt ha segnalato come immobili dismessi e a disposizione del Comune per interventi di riqualificazione e progetti di riutilizzo con finalità pubbliche.

«Abbiamo dato indicazioni agli uffici di procedere a perfezionare l’acquisto dell’immobile – annuncia Matteo Montanari, primo cittadino –. Direi che l’operazione d’acquisto potrà essere conclusa in tutti i suoi passaggi tra settembre e fine anno». (lu.ba.)

Approfondimenti su «sabato sera» del 20 maggio.

Nella foto: i capannoni della Clt lungo via Licurgo Fava

Museo civico e pinacoteca nei capannoni della Clt di Medicina
Cultura e Spettacoli 1 Aprile 2021

Nuovo museo archeologico a Imola, il sogno esce dal cassetto per avverarsi

Dopo Pasqua il Museo di San Domenico di Imola chiuderà per un anno. Ovviamente il museo è già chiuso secondo quanto stabilito dalle misure di contenimento e contrasto della pandemia, ma a partire dal 5 aprile la motivazione della chiusura sarà un’altra: l’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo museo archeologico, un importante cantiere nel cuore della città che durerà un intero anno.

Quello del museo archeologico è un sogno nel cassetto per Imola fin da quando, trentasei anni fa, ha chiuso i battenti il precedente museo archeologico che aveva sede nei sotterranei del complesso di San Francesco, sotto l’attuale biblioteca comunale. «Era il 1985 quando veniva dismesso il museo archeologico imolese, io e il sindaco non eravamo ancora nati – scherza l’assessore alle Attività culturali, Giacomo Gambi -. Negli anni hanno continuato ad affiorare numerosi reperti archeologici grazie a scavi fortuiti e mirati; queste testimonianze, insieme a quelle conservate nei serbatoi invisibili di ricchezza che sono i depositi archeologici, meritano un luogo: un museo». (mi.mo.)

Approfondimenti e dettagli su «sabato sera» dell’1 aprile.

Nella foto: nel primo chiostro del museo, da sinistra Andrea Dal Fiume, Rodolfo Ortolani, Marco Panieri, Claudia Pedrini, Valentina Manzelli e Giacomo Gambi

Nuovo museo archeologico a Imola, il sogno esce dal cassetto per avverarsi
Cultura e Spettacoli 9 Dicembre 2020

A distanza di 35 anni Imola avrà di nuovo il museo archeologico

Se ne parla da anni, è nei progetti della città da ancora più tempo, ma un passo alla volta il museo archeologico imolese sta concretamente prendendo forma. È presto detto: il prossimo anno vedrà il via il cantiere del primo lotto di realizzazione del museo (il bando è già pubblicato), quello che prevede di restaurare il chiostro rinascimentale del 1480 e di rendere visibile e visitabile la domus romana del primo secolo dopo Cristo, grazie a un fondo europeo assegnato nel 2016. «Si è trattato e si tratterà ancora di un percorso lungo e complesso, tra iter amministrativo, reperimento di fondi, progettazione e realizzazione, per questo è necessario procedere per step – contestualizza Claudia Pedrini, direttrice dei Musei civici -; ma alla fine del percorso Imola avrà di nuovo il Museo archeologico che manca da oltre trentacinque anni, dopo la chiusura nel 1985 dell’allora museo ospitato nei sotterranei del complesso di San Francesco (sotto l’attuale biblioteca comunale) aperto nel 1965».

Attualmente i Musei civici, nell’ex convento dei santi Nicolò e Domenico di origine duecentesca, comprendono le Collezioni d’arte della cit- tà, dal 2011 (ma la Pinacoteca era già aperta dal 1988), e il Museo di storia naturale già Scarabelli, dal 2013. Il nuovo Museo archeologico completerà di fatto l’offerta imolese, rendendo visibili i numerosi reperti rinvenuti in anni di scavi in città e nei dintorni, oggi custoditi nei depositi o temporaneamente «prestati» per mostre esterne. Si tratta, secondo Pedrini, di reperti «di qualità e importanza» provenienti da epoche diverse dalla preistoria al Medioevo.

Il cantiere, di cui è responsabile l’architetto Andrea Dal Fiume di Area Blu e al via il prossimo anno, segue il progetto realizzato dall’architetto Paolo Zermani con cui Imola ha avuto accesso a un finanziamento da 600 mila euro destinato a «progetti di qualificazione dei beni ambientali e culturali» dell’Asse 5 Por-Fesr 2014-2020, un finanziamento europeo assegnato tramite la Regione che, all’interno del medesimo pacchetto ha destinato fondi anche a Castel San Pietro Terme per la riqualificazione dell’Arena comunale. Al finanziamento comunitario Imola ha aggiunto un cofinanziamento all’opera di 940 mila euro (per un totale di 1 milione 540 mila euro). (mi.mo.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 3 dicembre.

Nella foto: lo stato attuale del primo chiostro di San Domenico

A distanza di 35 anni Imola avrà di nuovo il museo archeologico
Politica 10 Giugno 2020

A Imola nasce un museo dedicato al pesco. Progetto organizzativo già avviato

Un grande patrimonio genetico utile per gli studiosi e interessante dal punto vista culturale per chi vorrà visitarlo. Questo il biglietto di invito per il Museo del pesco presente a Imola, per ora solo nella collezione di alberi che ne caratterizzano il suo aspetto di museo vivente, ma già realizzato nel progetto organizzativo.
«L’annuncio – spiega Daniele Bassi, docente universitario di coltivazione arboree all’università di Milano e collaboratore del Crpv, il Centro di ricerca produzioni vegetali con sede a Cesena – doveva essere dato a marzo in occasione del convegno organizzato a Massa Lombarda dedicato alla coltura del pesco e alle sue risorse genetiche, ma il Coronavirus ha costretto gli organizzatori a rinviare l’incontro a settembre, anche se la data è ancora incerta».

Tutto è pronto e la volontà dell’Associazione amici del pesco, alla quale aderiscono al momento una decina di soci, è quella di aprire il Museo al pubblico appena possibile. «La sede dovrebbe essere quella operativa del Crpv a Selva, a pochissimi chilometri da Imola – prosegue Bassi – e non è casuale. Da anni, infatti, è stato avviato un progetto di continuità per ottenere nuove varietà di pesco e albicocco e la ricerca è andata oltre confine chiamando in aiuto, oltre che studiosi romani, anche greci e spagnoli». (a.gio.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 4 giugno.

A Imola nasce un museo dedicato al pesco. Progetto organizzativo già avviato
Cultura e Spettacoli 22 Settembre 2019

Si amplia ancora il Museo diocesano di Imola con l'inaugurazione della «Wunderkammer» restaurata

Si amplia ulteriormente il Museo diocesano di Imola. Dopo l’inaugurazione del Museo delle carrozze avvenuta lo scorso anno e dopo l’apertura della sala V e della sala VI dell’appartamento verde nel 2016, un’altra sala va ad aggiungersi agli spazi espositivi: oggi domenica 22 settembre alle 17.30 saranno infatti ufficialmente inaugurati i restauri della VII sala dell’appartamento verde (detta Wunderkammer) e dell’annesso terrazzo/giardino pensile. Adibita un tempo a cucina e, più recentemente, a magazzino, la stanza è stata oggetto di un approfondito lavoro di sistemazione. «Il suo stato di conservazione era pessimo – conferma Marco Violi, vicedirettore del museo – per cui è stato necessario un lavoro molto impegnativo. La stanza, adibita a servizio, era divisa in due ambienti, corridoio e cucina: ora è un unico ambiente. Ha una vista mozzafiato, con affaccio sul giardino interno, un grande balcone da cui si vede il giardino con le antiche serre e, guardando in alto, si può ammirare il cielo con inquadrati il campanile e metà frontone della cattedrale. In questa particolare occasione c’è stato un concorso di sponsor e di ditte che hanno lavorato mettendoci anche del loro a livello economico, e devo fare loro i miei ringraziamenti».

La stanza fa parte del nucleo dell’appartamento del cardinale Giacomo Giustiniani (vescovo di Imola dal 1826 al 1832). A differenza delle altre sei, tra cui le due restaurate nel 2016, ha dimensioni ridotte e non presenta decorazioni sul soffitto in arellato, poiché originariamente nata con funzione di servizio. Gli attuali restauri la doteranno di vetrine per l’esposizione fatte ad hoc, così come l’illuminazione. Con la sua apertura diventeranno così sedici i locali allestiti e aperti al pubblico al piano nobile del Palazzo vescovile occupati dal Museo diocesano. Proprio perché piccola, è stata nominata «Wunderkammer» ovvero «camera delle meraviglie»: così vengono indicati particolari ambienti, di dimensioni perlopiù raccolte, in cui i collezionisti a partire dal Cinquecento erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari.

L’inaugurazione della nuova sala si terrà oggi alle 17.30 nella Sala grande del Museo diocesano. Parteciperanno il vescovo Giovanni Mosciatti, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola Fabio Bacchilega, il presidente dell’Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia Romagna Fabio Balzani, lo storico dell’arte Lorenzo Lorenzini (Museo civico d’arte di Modena) e il vicedirettore del Museo diocesano di Imola Marco Violi. (ste.f.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 20 settembre

Nella foto monsignor Giovanni Signani e Marco Violi

Si amplia ancora il Museo diocesano di Imola con l'inaugurazione della «Wunderkammer» restaurata
Cultura e Spettacoli 9 Aprile 2019

Giuseppe Albanese al Museo diocesano in concerto per restaurare un dipinto

Il Gran Concerto di Primavera è l’evento inaugurale della prima stagione concertistica del Museo diocesano di Imola con la direzione artistica di Emilia Romagna Festival, ed avrà luogo mercoledì 10 aprile alle 21 nella Sala grande del museo stesso. Protagonista sarà il pianista Giuseppe Albanese, che per l’occasione presenterà in anteprima il suo terzo cd, Invito alla danza, realizzato per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon.

Il concerto proporrà così un excursus tra le più significative melodie composte appositamente da grandi compositori dell’Ottocento e del Novecento per balletti diventati capolavori del genere. Alcuni brani, originariamente per orchestra, sono stati trascritti per pianoforte solo con spettacolari elaborazioni particolarmente virtuosistiche. Si comincia con Carl Maria Von Weber e il suo Invito alla danza (trascrizione di Tausig), poi si passa a Léo Delibes con Valzer da Coppelia (trascrizione di Dohnányi), quindi a Tchaykovsky con la Suite da Lo schiaccianoci (trascrizione di Pletnev), a Stravinskij con Suite da L’uccello di fuoco (trascrizione di Agosti), e a Debussy con Prélude à l’après-midi d’un faune (trascrizione di Borwick), per concludere con Maurice Ravel e La Valse.

Giuseppe Albanese, pianista trentasettenne di fama mondiale, «è in grado di trasmettere con la sua musica un’energia vigorosa e travolgente che emerge con maggior forza nelle sue performance live in cui, d’altronde, non mancano anche una grandissima competenza tecnica e un certo virtuosismo esecutivo – si legge nel comunicato stampa -. Invitato per recital e concerti con orchestra da autorevoli ribalte internazionali, ha collaborato con direttori del calibro di Christian Arming, James Conlon, Fabio Mastrangelo, Jeffrey Tate e tanti altri. In Italia ha suonato per tutte le più importanti stagioni concertistiche (incluse quelle dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e della Rai di Torino) e in tutti i più importanti teatri».

Il ricavato del concerto del 10 aprile sarà utilizzato per il restauro, affidato a Michele Pagani, della Sacra famiglia con San Giovannino, un dipinto ad olio di grande fascino della seconda metà del XVI secolo, che appartiene alle raccolte del Museo diocesano. Rezio Buscaroli e Antonio Meluzzi propongono un’attribuzione di questo dipinto a Francesco Vecellio, ma la grande tela parrebbe invece derivare da un dipinto di analogo soggetto di Polidoro Lanzani, databile al 1530 circa (Parigi, Museo del Louvre), di cui esiste anche un’altra versione databile al 1550 circa (Chambery, Musée des Beaux-Arts). (r.c.)

Ingresso con offerta minima di 15 euro a favore del restauro del dipinto. Prenotazione consigliata: Erf 0542/25747 dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 13.

Nella foto Giuseppe Albanese

Giuseppe Albanese al Museo diocesano in concerto per restaurare un dipinto
Cultura e Spettacoli 29 Marzo 2019

Inaugura domani il Museo città romana di Claterna a Ozzano Emilia

Da mostra permanente a museo vero e proprio. A Ozzano è tutto pronto per questo passaggio all’ultimo piano del palazzo della Cultura di piazza Allende: si chiamerà «Museo della città romana di Claterna» e manterrà il concept della mostra aperta per la prima volta nel 2006 ospitante i reperti della Roma antica ritrovati in gran parte nel territorio ozzanese, e sarà inaugurato, domani, sabato 30 marzo. I lavori di sistemazione dei 300 metri quadri delle sale museali sono da poco terminati. Durati undici mesi, con una progettazione che si protrae da almeno un anno e mezzo, vedono un investimento da parte del Comune di 24mila euro, spesi principalmente per il riallestimento, nuove teche, rifacimento di tutte le didascalie con traduzione in inglese, e nuovi punti luce. I lavori di progettazione sono stati affidati allo studio Bi-piu-ci di Modena, la stessa agenzia che ha curato il museo del gelato Carpigiani di Anzola Emilia.

Balzano agli occhi di chi ha avuto accesso in anteprima al museo i nuovi colori dell’allestimento. Quando in passato la sala era adibita a mostra, a detta di molti le sale erano buie. «Abbiamo scelto nuovi colori per le pareti, vinaccia e grigio neutro, che danno un impatto più elegante e leggero», assicura l’assessore alla Cultura Marika Cavina.

«Per il museo è stata aggiunta anche una nuova risorsa – prosegue Lelli -, quella del “conservatore e responsabile dei servizi educativi e didattici del museo”». La scelta è caduta su Roberta Michelini, 52 anni, archeologa, collaboratrice del Comune e già in forza a quella che fu l’associazione Civitas Claterna. Affiancherà Aurora Salomoni, direttrice del museo e della concomitante biblioteca. L’incarico del conservatore durerà un anno. Ma è prevista la stabilizzazione della nuova figura tramite un bando pubblico nel 2020, per il quale è stata messa in preventivo una voce d’uscita di 20mila euro all’anno. Diverso discorso invece per i volontari. Anche loro faranno parte del personale museale. Già impiegati nei servizi bibliotecari, «saranno formati con un apposito corso – afferma l’assessore Cavina – per l’apertura/chiusura del museo e la prima accoglienza dei visitatori».

Se da una parte, dunque, gli oneri saranno maggiori – con 24 ore minime di apertura settimanale come condizione necessaria allo status di museo -, dall’altra sono indubbi i vantaggi. Primo, quello ozzanese sarà inserito nell’elenco dei musei nazionali. Secondo, si potrà attingere ai fondi destinati alla cultura provenienti dall’Unione europea, dal Ministero dei beni culturali e a cascata dalla Regione Emilia Romagna.

Per la realizzazione del nuovo museo, non sono mancati altri adempimenti di natura più tecnica. «Tra tutti, i più complessi sono la regolazione della luce e dell’umidità, che devono rientrare in determinati parametri per non danneggiare le opere – prosegue Cavina -. I reperti appartengono alla collettività. Perciò la Soprintendenza ha il ruolo di monitorarne la conservazione. Ci siamo attenuti alle loro indicazioni anche sui sistemi d’allarme. Partivamo avvantaggiati perché la mostra permanente rispettava già gran parte dei criteri richiesti. Dunque, una volta presentata la documentazione, sia al Ministero sia alla Soprintendenza coi quali abbiamo avuto scambi molto positivi, il percorso è stato tutto in discesa». (ti.fu.)

L’inaugurazione avverrà sabato 30 marzo alle 10 nella Sala Grandi del palazzo della Cultura, in piazza Allende 18, con interventi di autorità, taglio del nastro e visita alle 11, e rinfresco. Nel pomeriggio si potrà partecipare dalle 15.30 alle 17 ad un laboratorio didattico per bambini tra 6 e 8 anni, o dalle 15.45 alle 17 a una visita guidata al museo (per entrambi occorre inviare un’email a museo@comune.ozzano.bo.it entro giovedì 28 marzo). Gli orari per visitare il nuovo museo ozzanese saranno poi lunedì 14.30-18.30, martedì 9-13, mercoledì 14.30-18.30, giovedì 9-13, venerdì 14.30-18.30, sabato 8.30-12.30 (orario invernale) o dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12.30 (orario estivo). L’ingresso è gratuito, salvo per le visite guidate (di singoli o di gruppi) che costano 86 euro.

L”articolo completo è su «sabato sera» in edicola da giovedì 28 marzo

Inaugura domani il Museo città romana di Claterna a Ozzano Emilia
Cultura e Spettacoli 28 Marzo 2019

Degustazioni al museo, torna Voluptates con i vini dal mondo

Torna Voluptates, la degustazione di vini da tutto il mondo che si tiene al Museo San Domenico di Imola: da venerdì 29 a domenica 31 marzo ecco la XVI edizione della rassegna organizzata dall’associazione Voluptates di Imola, in collaborazione con il Comune di Imola, con i Musei civici e con l’Associazione Italiana Sommelier Romagna. Come di consueto i visitatori di Voluptates potranno scegliere tra circa duecento grandi vini italiani, francesi e di altre regioni vitivinicole europee: ci sarà così un enorme banco d’assaggio con celebri etichette internazionali e grandi nomi del Belpaese, «affiancati da tanti produttori forse meno noti – dicono gli organizzatori -, ma capaci di produzioni straordinarie, sovente tesi al massimo rispetto dell’ambiente e al recupero di vitigni tradizionali a rischio abbandono».

L’ingresso quest’anno è di 20 euro e comprende un bicchiere con tasca e un coupon che consente la degustazione fino a cinque vini e un assaggio di prodotti gastronomici. Sarà come sempre possibile aggiungere singole degustazioni supplementari a costi variabili tra 2 e 12 euro. Inoltre, sabato 30 marzo alle 19, la trecentesca Sala del Capitolo farà da cornice alla  degustazione di otto vini europei condotta da Alessandro Rossi, wine manager, degustatore, scrittore nonché relatore marketing e vino per l’Università Iulm di Milano. Domenica 31 alle 17, invece, Sara Boveri presenterà i vini prodotti da uve timorasso nell’azienda di famiglia Luigi Boveri. Da segnalare che alcuni vini, disponibili in quantità limitate, saranno proposti in ognuna delle tre giornate; ciò potrebbe comportare che nel corso della degustazione risultino esauriti, ma nuovamente disponibili nelle giornate successive.

Ritorna poi la collaborazione con il Ristorante San Domenico di Imola: Valentino e Natale Marcattilii e Massimiliano Mascia, nella serata di venerdì 29 marzo e domenica 31 a pranzo, proporranno per Voluptates una selezione di tre dei piatti che hanno fatto e fanno la storia del San Domenico, su prenotazione (55 euro, compreso carnet di degustazione vini).

Grazie all’opera di circa settanta tra sommelier di Ais Romagna e volontari, e alla collaborazione di enti, produttori e privati, il ricavato di Voluptates verrà destinato ad iniziative di utilità sociale e benefiche, attive nell’imolese, sul territorio nazionale e all’estero (nelle precedenti edizioni sono stati sostenuti, ad esempio, il Comune di Amatrice, l’Ausl di Imola – Oncologia, il Comitato Sao Bernardo).

Voluptates si tiene venerdì 29 e sabato 30 marzo dalle 17 alle 22, domenica 31 marzo dalle 12 alle 19 (chiusura anticipata della biglietteria in caso di affluenza superiore alla capienza). Info www.voluptates.it

Nella foto, di Isolapress, un”immagine dell’edizione 2018 di Voluptates

Degustazioni al museo, torna Voluptates con i vini dal mondo
Cronaca 26 Febbraio 2019

A marzo in programma una nuova campagna di scavi nell'alveo del Santerno a caccia di fossili e sabbie gialle

Il 2019 è appena iniziato ma già Imola comincia a prepararsi al 2020, anno in cui si celebrerà il bicentenario della nascita di Giuseppe Scarabelli. Quest’uomo eclettico, che in vita è stato geologo, paleontologo e archeologo, ha lasciato alla sua città una preziosa raccolta scientifica, ora conservata nel Museo a lui intitolato all’interno del complesso di San Domenico, in via Sacchi 4. La ricorrenza sarà un’occasione preziosa per riscoprire il suo lavoro alla luce anche di nuove scoperte scientifiche.

Il Comune di Imola, infatti, a novembre ha stanziato 2000 euro per la redazione di una nuova carta geologica delle colline imolesi. L’incarico è stato affidato a Stefano Marabini, che dovrà concentrarsi in particolare sulla formazione delle sabbie gialle. «Scarabelli è stato il primo a esaminarle e studiarle – spiega il geologo -, tanto che oggi si parla di questo tipo di formazione come “sabbie gialle di Imola” anche se è presente e rintracciabile dalla zona del Reno (Bologna) fino a Rimini. L’ipotesi su cui stiamo lavorando – aggiunge – è che le sabbie gialle non siano tutte uguali ma ci siano delle differenze d’età tra i vari strati. Il problema è che, a livello geologico, le differenze di milioni di anni sono visibili abbastanza facilmente, invece differenze di 100 o 200 mila anni sono molto più difficili da cogliere. Stiamo andando in cerca di indizi».

Per tentare di ricostruire questo puzzle sarà fondamentale l’aiuto dei fossili, perché là dove i sedimenti appaiono simili, i resti di animali e piante possono invece raccontare una storia diversa e marcare differenze temporali. «Scarabelli trovò diversi fossili, ora visibili all’interno del Museo imolese, tra l’autodromo e il rio Bergullo ed è probabile che, se la nostra teoria è corretta, vi siano vari livelli anche tra quelle sabbie e i fossili appartengono a periodi diversi – motiva Marabini -. Cominceremo quindi cercando di capire da dove provengono i vari ritrovamenti di Scarabelli, perché le sue carte non sono sempre precisissime, dopodiché faremo una revisione dei siti per capire se i fossili appartengono allo stesso livello, e se hanno, quindi, tutti la stessa età».

L’obiettivo finale è elaborare una cartografia aggiornata e più precisa rispetto al grande lavoro fatto dallo scienziato imolese due secoli or sono. Per portare a termine tutto questo sarà necessario effettuare anche nuovi scavi o meglio delle perforazioni del terreno. Un lavoro oggi più complicato di un paio di secoli fa. Scarabelli, infatti, rinvenne molti resti fossili perché allora era più facile accedere alle sabbie gialle, inoltre la zona intorno alla città era molto coltivata e la lavorazione del terreno faceva spesso riaffiorare dei reperti. «Alcuni affioramenti di sabbie gialle studiate da Scarabelli oggi non sono più visibili – continua Marabini -. Molti affioramenti erano lungo pendii che una volta erano coltivati mentre ora sono stati ricoperti dalla vegetazione. Altri si trovavano lungo l’alveo del fiume Santerno, ma dopo la seconda guerra mondiale vennero ricostruiti i ponti e le briglie e sono stati coperti dall’acqua – dettaglia Marabini -. Per questo in marzo andremo nell’alveo del Santerno, nella zona vicina all’autodromo, dove affioravano le sabbie gialle e faremo una perforazione per esaminare il contenuto fossi-lifero». (re.co.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 21 febbraio   

Nella foto un corridoio del Museo Scarabelli
A marzo in programma una nuova campagna di scavi nell'alveo del Santerno a caccia di fossili e sabbie gialle
Cronaca 26 Febbraio 2019

Quando a Imola c'erano il mare e i mammut senza pelo: le curiosità dei resti fossili del Museo Scarabelli

Imola e gli elefanti. Un connubio che ora sembra incredibile ma che un milione di anni fa, nel Pleistocene, era realtà. Tanto per cominciare le colline erano molto diverse da oggi, la zona dove sorge la città si trovava vicino alla costa del mare e le specie animali che siamo abituati a vedere e conosciamo adesso non esistevano. O meglio, c’erano dei loro lontani parenti: cervi, cinghiali e cavalli, ma erano tutti molto più grandi, così come era possibile veder passeggiare degli elefanti, mammiferi che ora noi colleghiamo più alla savana africana che alla temperata Europa.

Il Comune di Imola nel novembre scorso ha stanziato 1.502 euro proprio per «la revisione dei resti degli elefanti fossili di Imola» conservati nel Museo Scarabelli nel complesso di San Domenico e «per la formulazione di proposte per l’allestimento della nuova sezione del Quaternario», cioè la sala del Museo dedicata a questo periodo geologico in cui sono visibili anche alcuni resti degli elefanti. Il compito è stato affidato al marchigiano Marco Peter Ferretti, professore all’università di Camerino, che da anni si occupa degli elefanti che vivevano nelle nostre zone.

In soccorso alla nostra immaginazione che fatica a pensare ad un elefante «imolese», i paleontologi forniscono indizi più dettagliati. «Il clima e la vegetazione del Pleistocene non erano molto diversi da quelli attuali, però la fauna era assai differente» spiega Ferretti. «Innanzitutto è necessario precisare che parliamo di elefanti per semplicità, ma si tratta di Mammuthus meridionalis, una specie simile al mammut lanoso, quello tipico del nostro immaginario, ma priva di pelo. Erano animali di enormi dimensioni, alti quattro metri, che potevano pesare anche dieci tonnellate».

Se dopo un milione di anni siamo riusciti a ritrovarne i resti è perché le carcasse di questi enormi proboscidati venivano trasportate al mare dai fiumi e lì si depositavano, tra le famose sabbie gialle, non lontano dalla riva, come nell’Imola del Pleistocene, per l’appunto. La maggior parte dei ritrovamenti di mammiferi fossili avvenne a sud della città all’incirca dove ora si trova l’autodromo, perché lì affiorano le sabbie gialle. Non è facile oggi risalire alle località esatte perché i luoghi sono notevolmente cambiati nel corso degli anni e molti nomi sono caduti in disuso. In quella zona comunque, in una località che allora si chiamava Rio Pradella, sono stati ritrovati due molari di Mammuthus meridionalis in mostra ora nella sezione Quaternario del Museo Scarabelli. (re.co.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Nella foto uno degli armadi del Museo Scarabelli con i fossili delle sabbie gialle

Quando a Imola c'erano il mare e i mammut senza pelo: le curiosità dei resti fossili del Museo Scarabelli

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